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Gideon Levy - Israele, a 78 anni, crede ancora di poter vivere solo di spada
Vivere con la Spada fu una frase di Moshè Dayan, il fautore della guerra del 1967 che portò all’occupazione della Cisgiordania. Il titolo Vivere con la Spada fu dato anche alla pubblicazione dei diari di Moshè Sharett (Ed. Zambon, 2014) da parte di Livia Rokach, figlia del ministro degli interni israeliano nel 1955, che li aveva in custodia. In questi diari, di cui si cercò di impedire la pubblicazione, Sharett, primo ministro di Israele dal 1953 al 1955, confessa le falsità che furono propinate all’opinione pubblica israeliana ed occidentale per far accettare le azioni di terrorismo e aggressività di Israele nei confronti degli Stati confinanti. Livia Rokach fu trovata morta a Roma all’età di 50 anni.(NdR) Nel Giorno dell'Indipendenza del Paese, la nostalgia degli israeliani liberali per uno Stato migliore, quale quello precedente, è una confortante illusione. La Nakba e l'Occupazione erano tali fin dall'inizio. Gideon Levy - 23 aprile 2026 https://www.middleeasteye.net/opinion/israel-78-believes-it-can-live-by-sword-alone-reckoning-due Israele celebra questa settimana il suo 78° Giorno dell'Indipendenza. Questo non sarà uno dei giorni migliori della sua indipendenza, in un Paese che non è più giovane.  Nella mia infanzia, questo giorno era, per noi nuovi israeliani, un giorno di orgoglio e gioia. Da figlio della prima generazione dello Stato, a pochi anni dalla fine dell'Olocausto e dalla fondazione dello Stato stesso, ricordo mio padre che tirava fuori dall'armadio la bandiera nazionale piegata e la issava sul balcone del nostro appartamento. Tutti i balconi circostanti sventolavano bandiere, tranne quello della famiglia Lebel: erano ultraortodossi e non issavano la bandiera dello Stato Sionista. Provavo un senso di orgoglio sia per mio padre che per la bandiera. All'epoca, non sapevamo nulla della Nakba. Nessuno ce ne parlava, né del Regime militare sotto il quale vivevano i cittadini arabi di Israele. Non ci siamo mai chiesti chi avesse vissuto nelle case in rovina lungo la strada, o che fine avessero fatto. Guardavamo i resti dei villaggi e dei quartieri palestinesi come se fossero parte del paesaggio. La sera uscivamo per festeggiare nelle strade della città. La vigilia del Giorno dell'Indipendenza era l'unica notte dell'anno in cui i nostri genitori ci permettevano di stare fuori fino a tardi senza restrizioni. Il Giorno dell'Indipendenza era una festa. Decenni dopo, tutto appare diverso. La parola Nakba è gradualmente entrata nella coscienza collettiva, anche se solo tra una piccola minoranza di israeliani, e insieme al senso di colpa storico provato da un numero ancora minore di noi. Nel frattempo, gli eventi degli ultimi anni hanno portato alcuni di noi a vergognarsi del nostro Stato. Mi ci sono voluti altri anni per capire che questi eventi, sia quelli recenti che quelli lontani, non possono essere separati.  All'inizio di questo Stato c'è stata la Nakba: il nostro giorno di festa è stato il giorno della catastrofe storica di un altro popolo, un popolo che era qui prima di noi. Tutto ciò che è venuto dopo è indissolubilmente legato a ciò che è accaduto prima. Ciò che è iniziato nel 1948 non è finito, nemmeno nel 2026. UNA NAKBA SENZA FINE  Dalla Nakba ad oggi, i principi fondamentali su cui si basa il Sionismo non sono cambiati, né è cambiata la politica dei successivi governi dello Stato Ebraico. La Nakba non è mai finita; si è semplicemente trasformata. E’ deprimente pensare che i valori che hanno portato alla Nakba 78 anni fa continuino a guidare lo Stato di Israele nel 2026: gli stessi principi, gli stessi obiettivi, gli stessi metodi. Ora potenza regionale e alleato strettissimo della superpotenza più potente del mondo, nulla è cambiato nella visione d'insieme di Israele da quando era uno Stato neonato. Crede ancora di poter vivere di spada (cioè soggiogando), e solo di spada, e di non avere altra alternativa se non una vita sostenuta dalla spada(1).  Considera ancora la forza militare come l'unica garanzia della sua esistenza e sicurezza. Continua a perseguire una politica di assoluta Supremazia ebraica tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano.  Continua a presentarsi come vittima, una potenza regionale che parla di minacce esistenziali. È ancora convinta che la giustizia assoluta sia dalla sua parte. Immagina ancora che tutti gli arabi nascano per uccidere e che l'unica cosa che preoccupa il mondo arabo sia come gettare gli ebrei in mare. Le stesse convinzioni, gli stessi principi di allora, nel 1948.   E sotto la superficie, le credenze religiose continuano a fermentare; anzi, si sono rafforzate notevolmente in questi 78 anni: Dio ha dato la terra agli ebrei, solo a loro, e questa promessa biblica è il titolo di proprietà della terra, la prova divina di una sovranità esclusiva, persino agli occhi degli ebrei che si definiscono non credenti.  Sebbene i principi siano rimasti gli stessi, Israele è cambiato nel corso degli anni della sua indipendenza. Ben pochi di questi cambiamenti sono stati in meglio.   La nostalgia di molti israeliani che ora rimpiangono il buon vecchio Israele, prima dell'ascesa al potere del Likud, è in gran parte illusoria: un atto di autoinganno. Non è stato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a inventare l'Occupazione, né è stato il suo partito a introdurre la Supremazia ebraica. Tutto è iniziato in quel buon vecchio Israele, il socialismo del Partito Laburista Israeliano e l'"Occupazione illuminata". Dopo il 1948, dopo il 1967, il 7 ottobre 2023 ha segnato la svolta più fatale nella storia di Israele.   Nei due anni e mezzo trascorsi da allora, Israele ha eliminato gran parte della classe dirigente palestinese regionale, ha invaso e bombardato quasi tutti i Paesi confinanti e ha scatenato la sua forza militare senza alcun senso delle proporzioni, commettendo Crimini di Guerra su vasta scala. In questo 78° Giorno dell'Indipendenza, solo pochi in Israele lo riconoscono.    Qui, a quanto pare, non ci sarà mai una commissione per la verità e la riconciliazione. Non c'è un vero confronto, nemmeno sulla trasformazione di Israele in uno Stato reietto. "Perché il mondo ci odia?" viene liquidata come una domanda illegittima nel dibattito pubblico. Il mondo è antisemita, punto e basta. Questo è il sentimento prevalente in questa Giornata dell'Indipendenza. MAI UNA DEMOCRAZIA  La democrazia israeliana non è mai stata una vera democrazia, e questo 78° Giorno dell'Indipendenza è un'ottima occasione per dirlo chiaramente. L'unico periodo in cui i palestinesi non sono stati soggetti al Dominio Militare Israeliano è stato per alcuni mesi tra il 1966 e il 1967. Fino ad allora, si applicava la legge militare ai cittadini arabi di Israele; dal 1967, si applica ai Territori Occupati. Uno Stato con un Regime Militare Permanente non è una democrazia. Punto e basta.  Lo stesso vale per l'Apartheid: non è stato instaurato in tempi recenti. Risale agli albori dello Stato, con una forte spinta al suo consolidamento dopo l'Occupazione del 1967.  Nel corso della sua storia, prima dell'Occupazione del 1967 e certamente dopo, Israele non ha mai accettato il presupposto che i palestinesi abbiano diritto a pari diritti tra il fiume Giordano e il mare. Ancora più fondamentalmente, Israele non ha mai considerato i palestinesi come esseri umani uguali agli ebrei israeliani. Questa era, e rimane, la radice del problema, e quasi nessuno se ne occupa. L'unico cambiamento sostanziale in questo quadro negli ultimi anni è il seguente: al posto del senso di pochi contro molti, Davide (Israele) contro Golia (gli arabi), è emersa una nuova megalomania israeliana. Ha raggiunto il suo apice dopo il 7 ottobre 2023. Ora Israele evidentemente crede che tutto sia permesso. Ormai non riconosce più limiti, né nell'uso indiscriminato della sua potenza militare, né nella mancanza di rispetto per la sovranità della maggior parte degli altri Stati della Regione. In questo Giorno dell'Indipendenza, una pesante nube incombe sul cielo sempre più cupo di Israele. La società è polarizzata quasi interamente attorno a un unico tema: Netanyahu, sì o no. Quasi tutto il resto viene a malapena menzionato. Sulla maggior parte delle altre questioni, sembra esserci un ampio consenso di fondo. Non c'è opposizione ebraica alla guerra, a qualsiasi guerra, né all'Occupazione, né all'Apartheid. Gaza interessa solo a pochi; lo stesso vale per la Cisgiordania, anch'essa trasformata al punto da essere irriconoscibile sotto la copertura delle recenti guerre. Lì, Israele è riuscito, per mezzo di coloni violenti e di un esercito che opera in complicità con loro, a estinguere le ultime prospettive di un vitale Stato Palestinese. Anche questo interessa solo a pochi in Israele. CIELI CHE SI OSCURANO  Nonostante l'assenza di un dibattito serio o di un'analisi approfondita, si percepisce un'atmosfera cupa. Persino i più accaniti propagandisti della destra fascista stanno iniziando a comprendere la portata della minaccia che incombe sull'Israele di oggi, dopo aver aperto troppi fronti di guerra e non essere riuscita a raggiungere i propri obiettivi in nessuno di essi.  Gaza e il Libano non sono storie di successo, ma guerre inutili e criminali, che non hanno portato alcun vantaggio a Israele, solo costi elevati che potrebbe faticare a sostenere nel tempo. Gli Stati Uniti stanno gradualmente sfuggendo alla presa di Israele; Donald Trump potrebbe ancora rivoltarsi contro di essa e, in ogni caso, il Presidente che lo sostituirà tra meno di tre anni, Democratico o Repubblicano che sia, perseguirà una politica diversa nei confronti di questo importante alleato. I giorni in cui Israele teneva comodamente l’America in tasca sono finiti, forse per sempre. Anche l'Europa attende un segnale dagli Stati Uniti che le permetta di modificare la propria politica nei confronti di Israele. Anche lì, la pazienza nei confronti di un Israele percepito come occupante, aggressivo e megalomane sta per esaurirsi.  Israele non se l'è cavata bene negli ultimi anni. Più guerre ha intrapreso, più territori ha occupato e più persone ha costretto ad abbandonare le proprie case - attualmente ci sono circa sei milioni di sfollati in Medio Oriente a causa delle azioni di Israele, alcuni dei quali non hanno un posto dove tornare- più rapidamente la sua reputazione internazionale si è deteriorata. Uno Stato che ha sistematicamente sfidato ogni istituzione della comunità internazionale, ogni risoluzione, ogni legge internazionale e le opinioni dei suoi più stretti alleati, sta imboccando la rotta verso l'isolamento come fu il Sudafrica dell'Apartheid. Una traiettoria che farà fatica a invertire. Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del quotidiano. Levy è entrato a far parte di Haaretz nel 1982 e ne è stato vicedirettore per quattro anni. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med nel 2008; il premio Libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei Giornalisti Israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione per i Diritti Umani in Israele nel 1996. Il suo libro, La Punizione di Gaza, è pubblicato da Verso; il suo libro più recente è Uccidere Gaza: Cronaca di Una Catastrofe. Traduzione: La Zona Grigia  
Palantir: uso di Intelligenza artificiale a Gaza solleva questioni di crimini di guerra.
Nella foto: uno dei tre veicoli di  World Central Kitchen, di cui furono uccisi  sette operatori  "Come l'intelligence statunitense e un'azienda americana alimentano la macchina di morte israeliana a Gaza"  12 aprile 2024 https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/palantir-allegedly-enables-israels-ai-targeting-amid-israels-war-in-gaza-raising-concerns-over-war-crimes/ Una delle sezioni più recenti e importanti dell'Unità 8200 di Israele (Unità per lo spionaggio, e guerra cibernetica ) è il Centro di Scienza dei Dati e Intelligenza Artificiale, che, secondo un portavoce, è stata autrice dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale che "hanno trasformato l'intero concetto di bersagli nelle Forze di Difesa Israeliane". Nel 2021, l'esercito israeliano ha descritto la sua guerra di 11 giorni a Gaza come la prima "guerra dell'IA" al mondo. L'invasione israeliana di Gaza in corso offre un esempio più recente e devastante. Si è assistito a una continuazione di tale operazione, con il bombardamento di tre veicoli umanitari ben segnalati e pienamente autorizzati appartenenti alla World Central Kitchen, uccidendo i sette occupanti e impedendo così che il cibo raggiungesse coloro che morivano di fame. Il bersaglio è stato preciso: i missili hanno colpito in pieno i loghi dell'organizzazione umanitaria ben visibili sul tetto degli autoveicoli. Israele, tuttavia, ha affermato che si è trattato semplicemente di un errore, analogamente all'uccisione "per errore" di quasi 200 altri operatori umanitari in pochi mesi, un numero superiore a quello di tutti gli operatori umanitari uccisi in tutte le guerre del resto del mondo negli ultimi 30 anni messi insieme, secondo l'Aid Worker Security Database.  Tali orrendi "errori" sono difficili da comprendere, considerando l'enorme quantità di hardware e software avanzati per l'intelligenza artificiale applicata al puntamento forniti all'esercito e ai servizi segreti israeliani, alcuni dei quali provenienti in particolare da un'azienda americana: Palantir Technologies. "Siamo al fianco di Israele", dichiarò l'azienda con sede a Denver in alcuni post su X e LinkedIn. "Il consiglio di amministrazione di Palantir si riunirà a Tel Aviv la prossima settimana per il suo primo incontro del nuovo anno. Il nostro lavoro nella regione non è mai stato così vitale. E continuerà". Essendo una delle aziende di data mining più avanzate al mondo, con legami con la CIA, il "lavoro" di Palantir consiste nel fornire all'esercito e ai servizi segreti israeliani capacità di puntamento avanzate e potenti: proprio le capacità che hanno permesso a Israele di posizionare tre missili lanciati da droni contro tre veicoli di soccorso chiaramente identificabili. Subito dopo l'incontro di inizio anno, Karp si è recato presso un quartier generale militare dove ha firmato un accordo aggiornato con il Ministero della Difesa israeliano. "Entrambe le parti hanno concordato di comune accordo di sfruttare la tecnologia avanzata di Palantir a supporto di missioni legate alla guerra", ha dichiarato il vicepresidente esecutivo Josh Harris. Il progetto prevedeva la vendita al ministero di una piattaforma di intelligenza artificiale che utilizza enormi quantità di rapporti di intelligence classificati per prendere decisioni cruciali su quali obiettivi attaccare. Con un eufemismo, diversi anni fa Karp ammise: "Il nostro prodotto viene occasionalmente utilizzato per uccidere persone", una questione della cui moralità anche lui stesso a volte si interroga "Mi sono chiesto: 'Se fossi più giovane, quando andavo all'università, protesterei contro me stesso?'" Recentemente, diversi dipendenti di Karp hanno deciso di dimettersi piuttosto che essere coinvolti in un'azienda che supporta il genocidio in corso a Gaza. E a Soho Square, a Londra, decine di manifestanti pro-Palestina e operatori sanitari si sono riuniti davanti alla sede britannica di Palantir per accusare l'azienda di essere "complice" di crimini di guerra. Le macchine di intelligenza artificiale di Palantir hanno bisogno di dati come carburante: dati sotto forma di rapporti di intelligence sui palestinesi nei territori occupati. E per decenni una fonte chiave e altamente segreta di questi dati per Israele è stata la National Security Agency (NSA) statunitense, secondo i documenti resi pubblici dall'informatore dell'NSA Edward Snowden.(1)  Snowden  disse che "uno dei più grandi abusi" a cui ha assistito mentre lavorava per l'agenzia era il modo in cui l'NSA forniva segretamente a Israele comunicazioni telefoniche ed e-mail non censurate e non modificate tra palestinesi americani residenti negli Stati Uniti e i loro parenti nei territori occupati. Snowden temeva che, a seguito della condivisione di queste conversazioni private con Israele, i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania avrebbero corso un grave rischio di essere presi di mira e arrestati o peggio.  Secondo l'accordo Top Secret/Special Intelligence tra la NSA e Israele, "la NSA invia regolarmente all'ISNU [Unità Nazionale SIGINT israeliana] dati grezzi, sia minimizzati che non minimizzati nell'ambito della collaborazione SIGINT tra le due organizzazioni". Aggiunge inoltre: "I dati SIGINT grezzi includono, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, trascrizioni non valutate e non minimizzate, sintesi, fax, telex, registrazioni vocali e metadati e contenuti di Digital Network Intelligence". Ora, con la guerra in corso di Israele a Gaza, informazioni cruciali provenienti dalla NSA continuano a essere utilizzate dall'Unità 8200, secondo diverse fonti, per colpire decine di migliaia di palestinesi, spesso con bombe da 2.000 libbre fornite dagli Stati Uniti e altre armi. E sono proprio software di data mining estremamente potenti, come quello di Palantir, ad aiutare le Forze di Difesa Israeliane (IDF) nella selezione degli obiettivi. Sebbene l'azienda non divulghi dettagli operativi, alcune indicazioni sulla potenza e la velocità della sua IA possono essere comprese esaminando le sue attività per conto di un altro cliente in guerra: l'Ucraina. Palantir è "responsabile della maggior parte delle attività di targeting in Ucraina", secondo Karp. "Dal momento in cui gli algoritmi si mettono al lavoro per individuare i loro obiettivi [cioè le persone] fino a quando questi vengono neutralizzati [cioè uccisi] – un termine tecnico del settore – non trascorrono più di due o tre minuti", ha osservato Bruno Macaes, ex alto funzionario portoghese che ha visitato la sede londinese di Palantir lo scorso anno. "Nel vecchio mondo, il processo poteva richiedere sei ore". L'azienda sta attualmente sviluppando un sistema di targeting basato sull'IA ancora più potente chiamato TITAN (acronimo di "Tactical Intelligence Targeting Access Node"). Secondo Palantir, TITAN è una "stazione di terra di nuova generazione per l'intelligence, la sorveglianza e la ricognizione, abilitata dall'intelligenza artificiale e dall'apprendimento automatico per elaborare i dati ricevuti da livelli spaziali, ad alta quota, aerei e terrestri". Sebbene progettato per l'uso da parte dell'esercito statunitense, è possibile che l'azienda possa testare i prototipi contro i palestinesi a Gaza. "Quanto può essere preciso e accurato un sistema se non è già stato addestrato e testato sulle persone?", ha affermato Catherine Connolly della coalizione Stop Killer Robot, che comprende Human Rights Watch e Amnesty International. L'analisi più approfondita del legame tra l'intelligenza artificiale e l'enorme numero di uomini, donne e bambini palestinesi innocenti massacrati a Gaza da Israele proviene da un'indagine recentemente pubblicata da +972 Magazine e Local Call. Sebbene Palantir non venga menzionata esplicitamente, i sistemi di intelligenza artificiale discussi dai giornalisti sembrano rientrare nella stessa categoria. Secondo la lunga inchiesta, l'Unità 8200 sta attualmente utilizzando un sistema chiamato "Lavender" per prendere di mira migliaia di presunti combattenti di Hamas. Il report di +972 Magazine descrive in dettaglio come l'esercito israeliano utilizzi potenti algoritmi per analizzare enormi quantità di dati di sorveglianza (telefonici, SMS e digitali) al fine di stilare lunghe liste di obiettivi da eliminare. A questo bottino si aggiungerebbero i dati provenienti dalle intercettazioni della NSA delle comunicazioni tra palestinesi residenti negli Stati Uniti e le loro famiglie a Gaza, un processo che, secondo diverse fonti, è continuato anche dopo che Snowden ha lasciato la NSA.  Gli stessi hanno accusato Israele di utilizzare le informazioni raccolte contro palestinesi innocenti per "persecuzioni politiche". In testimonianze e interviste rilasciate ai media, hanno specificato che venivano raccolti dati sull'orientamento sessuale dei palestinesi, sulle loro infedeltà, sui problemi economici, sulle condizioni mediche familiari e su altre questioni private che potevano essere "utilizzate per estorcere/ricattare la persona e trasformarla in un collaboratore" o per creare divisioni nella loro società. Diversi anni fa, il generale di brigata Yossi Sariel, attuale direttore dell'Unità 8200, ha pubblicato un libro in cui descriveva un sistema di intelligenza artificiale, apparentemente fittizio e di vasta portata. Ma i giornalisti di +972 e Local Call hanno scoperto che la potentissima macchina per la generazione di obiettivi di cui aveva scritto allora come opera di fantasia esiste davvero. Tali azioni hanno probabilmente contribuito alla  decisione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione che chiede che Israele sia ritenuto responsabile di possibili crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi a Gaza. Per anni, gli Stati Uniti hanno imposto rigide normative sull'esportazione di sistemi d'arma verso paesi stranieri a causa della mancanza di responsabilità una volta che questi siano in possesso degli utilizzatori e del potenziale rischio di gravi crimini di guerra. Persino l'amministratore delegato di Palantir, Alex Karp, ha affermato che "la potenza dei sistemi di guerra algoritmica avanzata è ormai tale da equivalere ad avere armi nucleari tattiche contro un avversario dotato solo di armi convenzionali". Le uccisioni indiscriminate di Israele a Gaza offrono l'esempio perfetto del perché sia giunto il momento di introdurre normative molto più severe anche sull'esportazione di sistemi di intelligenza artificiale, come quelli sviluppati da Palantir. Sistemi che, come ha suggerito Karp, sono l'equivalente digitale di un'arma di distruzione di massa. Dopotutto, non è solo la bomba a uccidere, ma anche la lista che mette te e la tua famiglia sotto la sua minaccia.  (1) Snowden, ex ‌collaboratore della NSA(National Security Agency), ‍ decise di rivelare documenti top-secret nel⁤ 2013, che mostravano⁣ l’ampiezza della‍ sorveglianza globale messa in atto dalle⁤ agenzie statunitensi.  Assange ⁢fondò WikiLeaks, per l’accesso a informazioni di rilevanza politica, militare‌ e⁢ diplomatica, ‍pratica che ha portato alla luce scandalose verità su conflitti armati,⁤ abusi di potere ⁤e‌ corruzione. Trad. a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese
Come la logica antiebraica del sionismo ha portato Israele a bombardare una sinagoga iraniana
Nella foto: Scena della distruzione della sinagoga Rafi-Nia a Teheran a seguito di un bombardamento israeliano, il 7 aprile 2026. (Foto condivisa da MB Ghalibaf sui social media) Israele ha bombardato la sinagoga Rafi-Nia di Teheran nel bel mezzo della festività ebraica di Pesach. L'attacco ha rivelato, in modo chiarissimo, la disponibilità del sionismo a considerare la vita ebraica sacrificabile al servizio del suo progetto ideologico. Jared Sacks(*), 15 aprile 2026 https://mondoweiss.net/2026/04/understanding-the-anti-jewish-logic-that-led-israel-to-bomb-an-iranian-synagogue/ Lo Stato di Israele e la sua macchina propagandistica (la "Hasbara", termine ebraico che significa "spiegazione") sostengono da tempo che gli ebrei di tutto il mondo siano minacciati in modo esistenziale da terroristi e antisemiti provenienti dal mondo musulmano e dai loro alleati di "estrema sinistra". Questa narrazione afferma che Hamas, Hezbollah e l'Iran odiano gli ebrei semplicemente perché sono ebrei; che mirano alla distruzione di tutti gli ebrei; e che la loro opposizione al regime israeliano è motivata da questo odio antiebraico. L'Hasbara sostiene inoltre che Israele sia l'unico garante della sicurezza degli ebrei e che, senza di esso, siamo condannati a una ripetizione dell'Olocausto nazista. Quindi, è in nome della sicurezza ebraica che i sionisti hanno colonizzato la Palestina, attuato una pulizia etnica e distrutto la sua popolazione, instaurato un regime di apartheid di gestione dei bantustan, sempre più ridotti, in Cisgiordania. In nome della sicurezza ebraica, Israele ha annesso territori palestinesi e, nell'ambito del suo progetto della Grande Israele, ha cercato di espandersi ulteriormente in Siria e Libano. In nome della sicurezza ebraica, Israele ha incarcerato oltre diecimila prigionieri politici palestinesi, ha trasformato Gaza in un campo di concentramento, e ha recentemente adottato una legge che applica la pena di morte solo ai palestinesi, mentre assassini e stupratori ebrei vengono difesi, persino celebrati, dai suoi parlamentari anziché puniti. Infine, in nome della sicurezza ebraica, i sionisti hanno trasformato la stragrande maggioranza delle istituzioni religiose e culturali ebraiche in ambasciate di fatto e strumenti di propaganda dello Stato israeliano. Poiché rappresenta una minaccia evidente al progetto coloniale sionista, la lunga e straordinaria storia dell'antisionismo ebraico è stata soppressa, con i suoi sostenitori emarginati o ostracizzati. Le diverse culture ebraiche – dal Qırmızı Qəsəbə (Villaggio Rosso) dell'Azerbaigian, ai mellah e agli hara del Nord Africa, fino agli shtetl dell'Europa orientale – sono state soppiantate da una cultura coloniale israeliana sempre più omogeneizzata e impoverita, modellata sull'"alta cultura" tedesca. Ricche lingue creolizzate come il ladino, il krymchak, il kayliñña, il giudeo-arabo, lo yevanico, il gruzinico e lo yiddish sono ora in pericolo o estinte, erose in parte dall'imposizione dell'ebraico con accento tedesco nella Palestina del 1948. Sotto questa costrizione al conformismo, anche pratiche culturali tradizionali come il badchan (giullare di nozze) dello shtetl, la creazione di amuleti sefarditi, il teatro yiddish e il lutto mekonenta sono state erose o cancellate. L'etno-nazionalismo non prende di mira solo i suoi nemici esterni. Nel tentativo di creare un'etnia inesistente, il sionismo cerca anche di dissolvere i suoi presunti nemici interni. In questo caso, si impegna a eliminare la diversità ebraica in tutte le sue forme, soprattutto quella che sfida direttamente il progetto sionista. Ecco perché gli ebrei antisionisti (come me) vengono liquidati come "autolesionisti" e la loro identità ebraica viene costantemente invalidata. L'obiettivo è imporre la conformità attraverso l'intimidazione e la paura, oppure escluderci dalle istituzioni, dagli eventi e dalle comunità ebraiche che i sionisti vogliono "purificare" ideologicamente. Questo è anche il motivo per cui molti sionisti considerano i Lemba del Limpopo – che vedono l'Africa come la loro patria – insufficientemente ebrei. Ed è per questo che Israele e gli Stati Uniti non esitano a bombardare indiscriminatamente l'Iran, anche quando ciò rischia di ferire o uccidere gli ebrei Kalimi che vivono lì da millenni. La comunità Kalimi in Iran – che oggi conta circa 15.000 persone – è composta da ebrei iraniani che si sono rifiutati di aderire al progetto sionista di colonizzazione della Palestina. Nonostante i continui sforzi di Israele per incoraggiare la loro emigrazione (il loro numero un tempo superava le 100.000 unità), questa comunità superstite ha insistito sul fatto che l'Iran – e non Israele – sia la loro patria. Questo rappresenta una contraddizione profondamente scomoda per il sionismo. Da un lato, sostiene che gli ebrei iraniani siano oppressi da quello che definisce "il regime più antisemita del pianeta". D'altro canto, si trova di fronte a una comunità che ha rinnegato il sionismo e che, rifiutandosi di lasciare l'Iran, mina direttamente le narrazioni sull'antisemitismo iraniano. Non sorprende, quindi, apprendere che Israele ha bombardato la sinagoga Rafi-Nia a Teheran il 7 aprile, nel pieno della festività ebraica di Pesach. Secondo quanto riportato, e confermato da Israele, l'intero edificio è stato ridotto in macerie, e filmati successivi mostrano i leader della comunità ebraica intenti a recuperare rotoli di preghiera dalle macerie, invocando al contempo l'unità contro Israele. I leader ebrei iraniani, tra cui l'ex parlamentare Siamak Moreh-Sedegh e l'attuale parlamentare e leader dell'Associazione ebraica di Teheran, Homayoun Sameyah Najafabadi, hanno pubblicamente condannato il sionismo e invocato la resistenza contro Israele e gli Stati Uniti. Questo non significa affermare che Israele abbia deliberatamente preso di mira la sinagoga; l'opposizione interna del sionismo alla diversità probabilmente non è così marcata. Significa, tuttavia, riconoscere una logica più ampia del sionismo. L'uso della Direttiva Annibale, anche il 7 ottobre 2023, e il prolungato e fanatico rifiuto di concordare un cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri, indicano un modello in cui la vita dei prigionieri ebrei è subordinata agli obiettivi politici. I rapporti indicano che l'esercito israeliano ha ucciso un numero imprecisato di propri soldati e civili il 7 ottobre e che molti dei prigionieri sono stati uccisi nei mesi successivi da raid aerei israeliani, soffocamento a causa dei bombardamenti e fuoco di cecchini. In altre parole, Israele ha ripetutamente dimostrato la volontà di trattare la vita ebraica come sacrificabile (e a volte politicamente utile) al servizio del suo progetto ideologico. Come minimo, questa logica rende gli ebrei Kalimi un danno collaterale accettabile nella ricerca del dominio regionale da parte di Israele. Di fatto, l'esercito israeliano ha definito il bombardamento della sinagoga proprio in questo modo: "danno collaterale". Essendo considerati il "tipo sbagliato" di ebrei, la loro distruzione viene trattata come qualcosa di cui non si preoccupa quasi per nulla. Se l'antisemitismo viene inteso come discriminazione razziale sistemica e odio verso gli ebrei per il solo fatto di essere ebrei, con conseguente svalutazione della vita ebraica, come dovremmo interpretare il bombardamento della sinagoga Rafi-Nia da parte di Israele? Se riconosciamo la lunga e importante storia della diversità politica, etnica e culturale ebraica, se accettiamo che l'ebraicità sia intrinsecamente eterogenea, allora qualsiasi attacco a tale diversità deve essere inteso come antiebraico. Inserito nel più ampio progetto sionista che mira a cancellare tale diversità in nome dell'etnonazionalismo, il bombardamento di Rafi-Nia inizia ad assumere le sembianze di una forma di odio interno verso gli ebrei, che contrappone l'élite sionista ebraica agli altri ebrei. In particolare, all'ebreo tradizionale, non occidentalizzato, della diaspora. Che Israele avesse o meno l'intenzione di bombardare la sinagoga, Israele opera comunque secondo una logica politica che gerarchizza le vite degli ebrei, rendendo tali esiti prevedibili, persino tollerabili. Il sionismo non cerca necessariamente di danneggiare esplicitamente gli ebrei. Piuttosto, crea una gerarchia tra gli ebrei in cui coloro che si rifiutano di conformarsi devono essere assimilati o considerati sacrificabili. Il bombardamento di Rafi-Nia non è forse, in qualche modo perverso, un'espressione generale dell'antisemitismo sionista nei confronti degli altri ebrei? Dobbiamo opporci al sionismo innanzitutto per ciò che fa ai palestinesi. Ma questo è un altro motivo per opporci: perché è in gioco il futuro stesso dell'umanità, incluso l'ebraismo stesso. (*)Jared Sacks lavora attualmente presso il Dipartimento di Studi sul Medio Oriente, l'Asia meridionale e l'Africa della Columbia University. Ecco come riportano i media israeliani: Sconvolti dalla guerra dopo la distruzione della sinagoga, gli ebrei iraniani restano fedeli al regime.  https://www.timesofisrael.com/reeling-from-war-after-synagogue-wrecked-irans-jews-staying-loyal-to-regime/?utm_source=The+Daily+Edition&utm_campaign=daily-edition-2026-04-17&utm_medium=email La comunità ebraica di Teheran ha annunciato che venerdì si terrà un evento in onore degli iraniani uccisi, mentre le case di alcuni membri della piccola comunità subiscono danni a causa delle settimane di attacchi statunitensi e israeliani. Rotoli della Torah illesi. Un manifesto   mostra il ritratto della Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, durante una commemorazione in suo onore e in onore di altre vittime degli attacchi statunitensi e israeliani, presso la sinagoga Yousefabad di Teheran, in Iran, il 16 aprile 2026. (Foto AP/Vahid Salemi) Secondo quanto riportato, la sinagoga Rafi Niya è stata gravemente danneggiata da un attacco israeliano contro un obiettivo vicino all'inizio del mese, sebbene la TV israeliana Kan abbia riferito che i rotoli della Torah, a differenza di altri libri sacri presenti nell'edificio, siano rimasti illesi. Israele ha dichiarato che l'attacco era diretto contro un alto comandante iraniano e che l'esercito si è rammaricato per i "danni collaterali" involontari alla sinagoga. Kan ha riportato che, durante tutta la guerra, la comunità ebraica iraniana ha cercato di mantenere il più possibile la propria routine, in assenza di eventi pubblici, citando fonti in contatto con gli ebrei iraniani. Matrimoni e altri eventi sono stati rinviati o annullati del tutto, secondo le fonti. La comunità ebraica iraniana è stimata tra le 8.000 e le 15.000 persone, la maggior parte delle quali risiede a Teheran, Isfahan e Shiraz. Prima della Rivoluzione islamica del 1979, nel paese vivevano circa 100.000 ebrei. L'Iran ha ancora la seconda popolazione ebraica più numerosa del Medio Oriente, dopo Israele. Secondo alcune fonti, in Iran rimangono circa 25 sinagoghe, oltre a diversi ristoranti kosher, una casa di riposo, un cimitero e una biblioteca ebraica. Gli ebrei sono soggetti a diverse limitazioni legali, tra cui il divieto di ricoprire posizioni di rilievo nel governo. Nel parlamento iraniano, il Majlis, è riservato un solo seggio a un rappresentante ebreo. Gli analisti hanno osservato che gli ebrei iraniani vengono spesso usati come portavoce dal regime, il che rende difficile valutare i reali sentimenti della comunità. Traduz. a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese