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Perù: Roberto Sánchez annuncia il Fronte Patriottico
Il candidato presidenziale di Juntos por el Perú (JP), Roberto Sánchez, ha annunciato la costituzione di un Fronte Patriottico per ripristinare la democrazia, sottolineando che nelle regioni non viene riconosciuta la candidata fujimorista e che sosterrà il popolo che si sta monilitando. Alla conferenza stampa tenutasi domenica 5 luglio a Lima erano presenti anche le candidate alla prima e alla seconda vicepresidenza della Repubblica, Analí Márquez e Brígida Curo, il senatore eletto Jaime Quito e altri. GOVERNARE CON IL POPOLO «Siamo convinti che nei prossimi giorni dimostreremo come si costruisce un’egemonia democratica, un fronte parlamentare, un progetto nazionale di rifondazione della patria, perché ripristineremo il diritto al referendum per i nostri popoli, a governare secondo la volontà e la decisione dei nostri popoli, perché il nostro orizzonte sarà la rifondazione della patria», ha affermato Roberto Sánchez rivolgendosi alla stampa. NON C’È NULLA DI CUI DISCUTERE Riguardo alla domanda «Cosa si aspetta da un governo fujimorista nei primi 100 giorni?», Sánchez ha sottolineato: «C’è un netto rifiuto nelle regioni, nelle province e nei distretti della nostra patria, questa è la risposta. Ma, consapevoli che stiamo facendo politica per il bene comune, per i 35 milioni di peruviani, lanciamo al fujimorismo la sfida di istituire una Commissione per la Verità e la Riconciliazione per indagare e identificare quali autorità politiche abbiano permesso l’uso sproporzionato della forza, affinché l’esercito e la polizia, invocando ragioni di Stato, abbiano assassinato più di 50 dei nostri fratelli. Finché non ci sarà la volontà politica di sedersi a un tavolo per risolvere davvero la questione, identificare i responsabili, punirli e risarcire i familiari delle vittime… non c’è nulla di cui discutere!”. Allo stesso modo, ha fatto riferimento all’abrogazione delle leggi a favore della criminalità: «Come muore la nostra gente per mano della criminalità? È il risultato delle vostre leggi a favore della criminalità che hanno perdonato i processi a tutta questa mafia politica. Se non c’è la sana volontà di abrogare queste leggi che stanno uccidendo più di sette fratelli ogni giorno… non c’è nulla di cui discutere», ha affermato. DENUNCE PENALI CONTRO IL DIFENSORE CIVICO E I DIRIGENTI Inoltre, ha contestato: «Lei, signora Keiko Fujimori, ha confessato di aver complottato, di esservi riuniti e di aver deciso di non riconoscere e di destituire a tutti i costi il presidente Pedro Castillo, un governo democratico. Oggi, con l’aiuto dei suoi amici, di questi poteri usurpati da una giustizia elettorale di parte, da quella giustizia che lei ha preso in mano, le diciamo: “Volete riformare quel sistema giudiziario?”. Non abbiamo fiducia in lei». Ha inoltre riferito di una denuncia penale contro il suo rappresentante legale «per gravi turbative» dopo che questi aveva richiesto le garanzie per la mobilitazione passata, che non era stata autorizzata. All’epoca gli era stato fatto notare: «Se si mobilita, lo fa sotto la propria responsabilità ed è contro la legge». «Cosa significa “contro la legge”? Se la libera circolazione è un diritto costituzionale, se la mobilitazione, essendo stata pacifica, è costituzionale e viene rispettata… L’hanno appena denunciato penalmente per gravi disordini ed è già stato convocato. E chi lo sta citando? Chi ora ha i poteri per l’indagine preliminare, la stessa Polizia Nazionale», ha rivelato, denunciando che «proprio come hanno perseguito altri nostri dirigenti e leader sociali, ci stiamo organizzando; perché li difenderemo con tutta la forza della legge, con tutta la mobilitazione dei nostri popoli». NON RICONOSCONO KEIKO Ha inoltre sottolineato che «abbiamo un’immensa responsabilità nei confronti di quel Perù che ha tinto di verde il territorio nazionale. Anche se ci sono compatrioti che hanno votato in modo diverso e questo va rispettato. Ma, in una sana democrazia, senza cambiamenti capricciosi delle norme, senza irregolarità e con maggiore trasparenza… il verdetto di quel sistema elettorale sarebbe ben diverso. Che quella legalità che noi contestiamo continui a seguire il suo corso. Perché è Keiko Fujimori quella che non viene riconosciuta nelle regioni, quella che non viene accettata, e lei avrà un mandato governativo caratterizzato da profonda illegittimità, preoccupazione, nervosismo e stress», ha concluso Sánchez. Redacción Perú
July 6, 2026
Pressenza
Perù: Keiko Fujimori risulta vincitrice al 100% dello spoglio elettorale
Con il 100% dei verbali scrutinati, il risultato presentato dall’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) colloca al primo posto Keiko Fujimori Higushi (con il 50,135%) come presidente designata della Repubblica del Perù. Roberto Sánchez (con il 49,865%) cercherà di coordinarsi con diverse organizzazioni sociali di base per organizzare un «grande fronte di difesa democratica». L’ONPE ha confermato la vittoria di Fujimori Higushi al ballottaggio, dopo 23 giorni di scrutinio, che si è concluso con un risultato molto serrato, con poco più di 49 mila voti di differenza tra i due candidati. La vittoria di Fujimori è stata determinata principalmente dal voto degli espatriati, mentre Sánchez ha ottenuto la maggioranza dei voti in oltre 17 dipartimenti del Paese. Quest’ultimo ha dichiarato di nutrire il sospetto di una probabile frode a causa di presunte irregolarità emerse nel corso del processo. Nonostante la gravità di tali irregolarità, non si parla di future indagini al riguardo. PRIME MISURE IN UN PAESE POLARIZZATO La Commissione Elettorale Nazionale (JNE) aveva comunicato alcuni giorni prima che la proclamazione ufficiale del nuovo presidente del Perù avrebbe avuto luogo tra il 3 e il 7 luglio prossimi, ma la vittoria di Fujimori è già stata annunciata da tutti i media a livello nazionale. Nei primi giorni, il governo di destra conservatrice di Keiko Fujimori dovrà rispondere alle principali richieste di un Paese polarizzato (oltre la metà dei voti a livello nazionale è andata a Roberto Sánchez), che esige l’annullamento delle riforme della Costituzione politica del Perù attuate negli ultimi anni. Tra queste figurano: il ripristino dell’indipendenza dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario); l’abolizione delle leggi che favoriscono la criminalità (che hanno gettato nel lutto centinaia di famiglie peruviane); maggiori investimenti nell’istruzione e nella sanità; il tutto nel quadro del rispetto dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e, soprattutto, della lotta alla corruzione. La popolazione si sta organizzando su diversi fronti per esercitare una democrazia reale che vada oltre il voto e vegli sul buon governo. In tal senso, Roberto Sánchez ha annunciato di voler «organizzare un grande fronte di resistenza democratica, che metta fine al patto mafioso e alle leggi a favore della criminalità, che ripristini la separazione dei poteri e le istituzioni democratiche, che decentralizzi la giustizia, istituendo una commissione per la verità per punire gli omicidi avvenuti nei nostri popoli del sud». Alla chiusura di questa edizione, i governi di Bolivia, Argentina, Costa Rica e Colombia, tutti di orientamento a destra, hanno salutato la vittoria di Keiko Fujimori e si sono mostrati disposti a rafforzare le relazioni internazionali. Redacción Perú
June 30, 2026
Pressenza
Juntos por el Perú: «La modifica dell’ultimo minuto alla normativa dimostra la frode elettorale»
Marco Zevallos, membro del team legale di Juntos por el Perú (JP), ha affermato che le prove della frode nel secondo turno elettorale sono rappresentate dalle modifiche alla normativa apportate pochi giorni prima delle elezioni, che hanno impedito la digitalizzazione dei verbali provenienti dall’estero. «Noi di Juntos por el Perú (JP) riteniamo che si sia verificata una grave compromissione del processo elettorale. Ciò deriva dalla risoluzione dell’ONPE che, su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, il 29 maggio ha abbassato gli standard di sicurezza giuridica per il ballottaggio», ha avvertito, ricordando che è stata eliminata l’obbligatorietà della digitalizzazione dei verbali da inviare in Perù non appena concluso il processo elettorale. «Ci chiedono di presentare prove a sostegno delle denunce di frode avanzate da Juntos por el Perú (JP) e le nostre prove sono proprio le modifiche alla normativa elettorale apportate pochi giorni prima delle elezioni, che hanno impedito la digitalizzazione dei verbali provenienti dall’estero», ha affermato. «Juntos por el Perú non nega ai peruviani all’estero il diritto di voto; quel diritto viene loro negato dal patto mafioso in seno al Congresso», ha dichiarato Zevallos dopo aver sottolineato che il ministro degli Esteri della Repubblica Carlos Pareja ha violato la legge ordinando di non digitalizzare i verbali provenienti dall’estero. Le sue dichiarazioni sono state rese durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il candidato presidenziale Roberto Sánchez, oltre al capo della campagna elettorale Walter Flores, il senatore eletto Jaime Quito, gli avvocati Roy Mendoza e Julio Palomino, l’ex procuratore José Domingo Pérez e la candidata alla prima vicepresidenza Anali Márquez. «SE IL JNE NON AGISCE, JP NON RICONOSCERÀ IL GOVERNO DI KEIKO FUJIMORI» Da parte sua, Roberto Sánchez ha assicurato che se il Giurì Nazionale Elettorale (JNE) non agirà in conformità con la legge e con trasparenza, Juntos por el Perú (JP) non riconoscerà il governo di Keiko Fujimori. «Non vogliono prendere in considerazione il riconteggio dei voti: cosa nascondono? Se non risolveranno la questione nel rispetto della certezza del diritto, quella frode sarà consumata e, in tali condizioni, noi non riconosceremo il governo della signora Fujimori». Dopo aver precisato che tutte le sue azioni sono in linea con gli oltre nove milioni di cittadini che hanno votato per Juntos por el Perú, Sánchez ha affermato che la lotta sarà democratica e di resistenza patriottica e popolare. «Sabato terremo una giornata nazionale di lotta democratica, nel rispetto della legge e dei nostri diritti costituzionali. Chiediamo al movimento sociale e alle forze democratiche di recuperare la democrazia per il Perù, affinché non si verifichino cinque anni di cattura della democrazia parlamentare, come sta accadendo con la signora Fujimori», ha avvertito dopo aver denunciato una persecuzione politica e giudiziaria contro diversi leader sociali che difendono i propri diritti. Redacción Perú
June 25, 2026
Pressenza
Perù: ballottaggio con il rischio di frode
A seguito del ballottaggio del 7 giugno tra Roberto Sánchez e Keiko Fujimori la candidata di estrema destra sembra prevalere per poco più di 600 voti sfruttando lo scrutinio del voto dei peruviani all’estero, ma soprattutto adoperandosi per far annullare 7.000 voti nella zona rurale di Puno, dove Sánchez ha raccolto una maggioranza schiacciante. di David Lifodi Foto: https://www.nodal.am/ Saranno
Perù: secondo turno con risultato di parità
La giornata del ballottaggio presidenziale che si è tenuta in Perù domenica 7 giugno, Giorno della Bandiera per il Paese, ha portato a un pareggio tecnico tra i candidati Roberto Sánchez (Juntos por el Perú), che ha ottenuto il 50,3%, e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), con il 49,7% secondo lo spoglio rapido al 100% (compresi i voti dall’estero); secondo l’istituto di sondaggi IPSOS e l’associazione civile Transparencia. SÁNCHEZ: “DEMOCRAZIA PER IL PERÙ DI TUTTE LE ETNIE” Non appena sono stati resi noti i risultati, Roberto Sánchez, dalla Plaza San Martín, si è rivolto alla popolazione con un messaggio di integrazione e di ripristino della democrazia: “Compagni, popolo profondo, oggi in questa notte benedetta, il Perù di tutte le etnie sta anteponendo la volontà primaria della democrazia per tutto un popolo. In questo giorno della dignità del popolo, sorelle e fratelli, abbiamo scelto di porre fine al patto mafioso. Abbasso la corruzione! Stasera rendiamo grazie a nome del movimento popolare, per aver concluso in unità con i popoli aymara, amazzonici, i centri abitati, i piccoli agricoltori, i trasportatori, i commercianti, i più poveri della nostra patria, che hanno deciso di recuperare il governo per il popolo”. FUJIMORI: “QUALUNQUE SIA IL RISULTATO, LO RICONOSCEREMO” Pochi minuti dopo, la candidata Keiko Fujimori è intervenuta sottolineando il pareggio tecnico, il lavoro dei rappresentanti nella sorveglianza dei voti nella fase di conteggio finale e il ruolo degli osservatori internazionali. «Qualunque sia il risultato, lo riconosceremo, esortiamo il nostro avversario a fare lo stesso. E questo avverrà quando sarà stato conteggiato il 100% dei verbali», ha sottolineato. Con la sua lista presidenziale, Fujimori Higushi si è rivolta alla popolazione con il seguente messaggio: «Ci troviamo in un pareggio tecnico. Finora non c’è un vincitore, ci vorranno giorni lunghi per conoscerlo. E invio un messaggio ai rappresentanti, il cui lavoro è doppiamente importante. Raddoppiate i vostri sforzi. È il momento di difendere la volontà popolare. Faccio appello alla comunità internazionale affinché rimanga fino all’ultimo momento per verificare i risultati. E al popolo peruviano: non perdete la speranza, abbiamo bisogno di calma e speranza”. Va sottolineato che la candidata di Fuerza Popular presentava un leggero vantaggio nell’annuncio del flash elettorale effettuato alle 17:00, in cui otteneva il 50,7%, contro il 49,3% di Sánchez Palomino. Nel conteggio rapido delle 20:00 i risultati si sono invertiti. VOTO DIFFERENZIATO PER ZONE Secondo quanto riportato dal conteggio rapido, il voto è stato differenziato a seconda dei dipartimenti e delle regioni. Così, a Lima, Fujimori ha ottenuto un vantaggio del 66,1% dei voti, mentre nell’entroterra (dipartimenti) Sánchez ha ottenuto il 56,1% dei voti. Per quanto riguarda le regioni, sulla costa (prevalentemente urbana) Fujimori ha ottenuto il 63% dei voti, mentre nella sierra (prevalentemente rurale) Sánchez ha raggiunto il 68,7% e nella selva si è imposto quest’ultimo con il 56,2% delle preferenze. In entrambi i casi, la popolazione è scesa nelle strade di Lima Metropolitana per manifestare il proprio sostegno ai candidati, mentre le autorità invitavano ad attendere i risultati finali con molta cautela. Questi saranno resi noti a metà luglio. Redacción Perú
June 8, 2026
Pressenza
Secondo turno delle elezioni presidenziali: nessun voto in bianco
Tutto è pronto per il secondo turno elettorale di domenica 7 giugno. Oltre 27 milioni di peruviani si recheranno alle urne per scegliere tra i candidati Keiko Fujimori (Fuerza Popular) e Roberto Sánchez (Juntos por el Perú), in lizza per la presidenza della Repubblica. L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) e la Commissione Elettorale Nazionale (JNE) hanno comunicato che il materiale elettorale è stato consegnato al 100% nei seggi elettorali. Il ballottaggio presidenziale avrà inizio alle 7.00 del mattino su tutto il territorio nazionale. Il processo sarà sorvegliato da 45.000 effettivi delle Forze Armate e da 28.000 ispettori del JNE. Inoltre, si aggiungono al monitoraggio 23 missioni elettorali che raggruppano più di 587 osservatori internazionali, tra cui l’Unione Europea (UE), l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), il Centro Carter, il Comitato Ecuadoriano per i Diritti Umani e Sindacali (CEDHUS), il Parlamento del Mercosur (PARLASUR), Transparencia Electoral, tra gli altri. Queste saranno distribuite nei diversi dipartimenti del Paese e monitoreranno l’intero processo. Alla chiusura di questa edizione, l’attesa tra i cittadini cresceva. Il presidente José María Balcázar e la Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) hanno invitato i cittadini a rispettare i risultati del ballottaggio. Tuttavia, è ancora vivo il ricordo delle precedenti elezioni del 2021, in cui vinse Pedro Castillo e Keiko Fujimori presentò numerose contestazioni sul voto. RISULTATI SOLO A METÀ LUGLIO Per quanto riguarda i risultati, questi saranno trasmessi alle 17:00, alla chiusura dei seggi elettorali, con il cosiddetto Flash Elettorale che andrà in onda in televisione. Inoltre, l’Associazione Civile Trasparenza ha indicato che verrà effettuato un conteggio rapido integrale con copertura nazionale, i cui risultati saranno annunciati alle 20:00 di questa domenica 7 giugno. D’altra parte, il JNE ha informato che i risultati ufficiali del secondo turno presidenziale saranno resi noti solo a metà luglio, a causa del riconteggio dei voti previsto dalla legge e che comprende udienze presso le 60 commissioni elettorali speciali (JEE). Si spera che in queste elezioni venga rispettato il voto popolare. Dopo le continue crisi politiche e sociali che il Paese ha attraversato, le elezioni per il prossimo mandato richiedono un esercizio democratico che vada oltre il semplice voto: si tratta di un voto consapevole, senza schede bianche e con una partecipazione attiva dei cittadini, che ripristini la democrazia e lo Stato di diritto. Redacción Perú
June 7, 2026
Pressenza
Presidenziali Colombia: per Cepeda strada in salita
A sorpresa, dopo il primo turno del 31 maggio, il candidato di ultradestra Abelardo De La Espriella ha circa settecentomila voti di vantaggio su Iván Cepeda, esponente delle sinistre. Sul voto pesano le pesanti ingerenze Usa e numerose anomalie denunciate dal Pacto Histórico ai seggi. Il ballottaggio si terrà il 21 giugno di David Lifodi Foto: https://www.nodal.am/ Sono poco più
Perù: alleanze per la democrazia
A soli tre giorni dal ballottaggio presidenziale, diversi attori politici del Paese continuano a costruire alleanze con il candidato Roberto Sánchez Palomino (Juntos por el Perú), unendosi all’impegno per il ripristino della democrazia e del buon governo. Oggi, in una conferenza stampa tenutasi nel centro di Lima, è stata annunciata l’alleanza dei “Leader politici per la governabilità e il recupero della democrazia” che si sono uniti alla candidatura di Roberto Sánchez “per rendere trasparente il governo e porre fine alla corruzione nel nostro amato Paese, un Paese che ha bisogno di verità, abbracci e non di proiettili”, hanno affermato i politici. Ai partiti politici che hanno già aderito al nuovo Piano di Governo, come Ahora Nación (Alfonso López Chau), Partido Cívico Obras (Ricardo Belmont), Primero La Gente (Marisol Perez Tello) e Alianza electoral Venceremos (Ronald Atencio), si sono aggiunti oggi il Partido Morado (Mesías Guevara), Cooperación Popular (Yonhy Lescano) e George Forsyth (candidato di Somos Perú, ma il cui partito ha successivamente precisato che il suo sostegno è a “titolo personale”). “Da questo momento inizia una nuova fase, non alla ricerca delle antinomie che ci dividono, ma delle cose che ci uniscono”, ha sottolineato Ricardo Belmont, mentre a sua volta George Forsyth ha detto al candidato Roberto Sánchez che “insieme a milioni di peruviani, faremo un atto di fede, voteremo per te perché vogliamo la democrazia, non vogliamo vivere in una dittatura. Non deluderci, datti da fare per il Paese, abroga le leggi a favore del crimine, ripristina il diritto al referendum”. “Non vi deluderò, perché cammino con la mia famiglia e con uomini onesti per far risorgere il Perù”, ha infine risposto il candidato Sánchez Palomino. All’interno dell’alleanza virtuale, è stato progettato «un canale televisivo nazionale che capisca cos’è il Perù, perché ora gli abbiamo voltato le spalle; e faremo “le mañaneras” affinché la gente sia informata, per la trasparenza degli atti di governo», ha aggiunto Belmont. FIRMA DELLE 6 CONDIZIONI DEMOCRATICHE Il candidato Roberto Sánchez ha incontrato anche Delia Espinoza, decana dell’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), l’Accordo Storico Cittadino (AHC) e le organizzazioni sindacali per sottoscrivere le 6 Condizioni Democratiche, sottolineando che “Sì, siamo assolutamente d’accordo. Loro (l’Accordo Storico Cittadino) insistono non solo sugli standard istituzionali ma anche su quelli di sviluppo, incorporando la prospettiva dei cittadini e del territorio. E questo ci sembra fondamentale”. Inoltre, in mattinata il Congresso della Repubblica ha sospeso la seduta plenaria di giovedì, impedendo la discussione della richiesta del candidato Sánchez Palomino di abrogare le “leggi pro-crimine” contestate da diversi settori della magistratura perché danneggiano la lotta contro la criminalità organizzata.   Redacción Perú
June 5, 2026
Pressenza
Perú: Roberto Sánchez chiede al Congresso di inserire l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità
Un passo decisivo. L’abrogazione delle leggi a favore della criminalità, una delle principali richieste della popolazione a livello nazionale, è stata formalmente richiesta oggi, mercoledì 3 giugno, dal deputato e candidato presidenziale di Juntos por el Perú, Roberto Sánchez. Il progetto di legge sarà discusso in seduta plenaria dal Congresso della Repubblica questo giovedì 4 giugno, pochi giorni prima del secondo turno delle elezioni presidenziali. Il documento n. 76-2026-GP-JPVPBM-CR indirizzato al Segretario Generale del Congresso è firmato dai deputati Roberto Sánchez Palomino e Victor Cutipa Ccama, i quali hanno richiesto la convocazione della Giunta dei Portavoce “affinché siano inseriti e considerati prioritari, nell’ordine del giorno della prossima seduta plenaria del Congresso, prevista per giovedì 4 giugno, tutti i progetti di legge che propongono di abrogare le leggi a favore della criminalità, tra cui i progetti di legge 08644/2024-CR, 09053/2024-CR, 11953/2024 -PJ, 12137/2025-CR, 12158/2025-CP, 13330/2025-CR, 13389/2025-CR, 13524/2025-CR, 14714/2025-CR”. La nota sottolinea l’urgenza della questione poiché “sono numerose le norme considerate ‘pro-crimine’ dal Ministero Pubblico e da altri enti ed è molto importante che il Congresso della Repubblica ne discuta l’abrogazione, nella misura in cui continuano i casi di estorsioni, omicidi su commissione e altri reati commessi nella maggior parte dei casi contro imprenditori e trasportatori”. Le “leggi pro-crimine” hanno indebolito il sistema giudiziario del Paese, che oggi è afflitto dall’insicurezza dei cittadini a causa della diffusione della criminalità organizzata. Queste leggi riguardano i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, l’amnistia per i membri delle Forze Armate; limitano le competenze del  Pubblico Ministero, ostacolano la lotta alla criminalità organizzata e impediscono lo svolgimento delle indagini penali. I progetti di legge per l’abrogazione delle leggi pro-crimine fanno parte delle sei condizioni democratiche promosse dall’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), dall’Accordo Storico Cittadino (AHC), dalla Coalizione Cittadina per la Vita e da altre coalizioni. Queste sono state fatte proprie da quattro candidati e oggi la loro inclusione nel dibattito prima del ballottaggio è decisiva, poiché offre soluzioni concrete alla violenza che sta dissanguando il Paese. Redacción Perú
June 4, 2026
Pressenza
Perù: dibattito presidenziale a una settimana dal ballottaggio
Nella corsa elettorale, ieri, domenica 31 maggio, si è tenuto il dibattito presidenziale tra i due candidati che sono passati al ballottaggio per la presidenza della Repubblica del Perù, Keiko Fujimori (partito Fuerza Popular) e Roberto Sánchez (partito Juntos por el Perú). I candidati hanno esposto le loro principali strategie di governo su temi chiave per la popolazione: sicurezza dei cittadini, rafforzamento dello Stato democratico e diritti umani; istruzione e sanità, economia, occupazione e riduzione della povertà. Perché dovrei diventare presidente del Perù? In un primo momento, la candidata Keiko Fujimori ha fatto un resoconto degli effetti della crisi socioeconomica del Paese (con insicurezza dei cittadini, salari insufficienti, paura dell’estorsione, sanità carente, ecc.) e ha sottolineato che il Paese non deve ripetere la “ricetta che ha già fallito nel 2021”. Ordine o caos sono le due opzioni che il Paese ha. Il nostro Paese ha bisogno di essere messo in ordine, non di essere distrutto come propone la formula Castillo–Sanchez-Antauro; noi abbiamo una grande differenza: siamo riusciti a costituire una squadra con esperienza e capacità per risolvere questi problemi”, ha indicato inizialmente. Da parte sua, Roberto Sanchez ha sottolineato le sue umili origini e i valori ancestrali della famiglia, affermando: «Non deluderò il mio popolo, sono un uomo di fede. Sono stato ministro, ho lavorato tutta la vita. Capisco la sfiducia della popolazione nei confronti dei politici, e hanno tutte le ragioni per averla, ma non possiamo perdere la speranza. Conosco le necessità del Perù perché mi sono formato per questo. Costruiamo insieme un futuro migliore. Insieme lavoreremo per salvare la nostra democrazia dalle grinfie di coloro che da più di 10 anni hanno preso in ostaggio il Paese, sovvertito il sistema giudiziario, e questi sono Fuerza Popular e la signora Keiko Fujimori. Compatrioti, insieme recupereremo la democrazia per tutti i peruviani”. Team e strategie Entrambi i candidati hanno messo in evidenza il team tecnico che li affiancherà in un probabile governo, composto da figure con una notevole esperienza in diversi settori strategici. Tra le figure principali spiccano Luis Carranza e Pedro Francke (economia), Carlos Neuhaus e Gustavo Guerra García (infrastrutture), Sinecio Lopez e Vladimiro Huarocc (riforma dello Stato), tra gli altri; questi si sono confrontati in un primo dibattito la scorsa settimana. Tra scambi e accuse sullo stato attuale del Paese, i due candidati hanno esposto proposte in materia di sicurezza: “Piano di pacificazione nazionale, uso delle Forze Armate alle frontiere” (Fuerza Popular); mentre Juntos por el Perú ha sottolineato “ripulire e professionalizzare la Polizia Nazionale, eliminare le leggi a favore del crimine”. Per il rafforzamento dello Stato democratico e dei diritti umani, sono stati sottolineati il “referendum e la decentralizzazione” (Juntos por el Perú) e “opere infrastrutturali come le strade” (Fuerza Popular). In materia di istruzione e sanità, “la telemedicina, fondi per le malattie ad alto costo, programmi di sostegno scolastico (colazioni)” (Fuerza Popular) e “budget per borse di studio, uno psicologo per scuola” (Juntos por el Perú); mentre in materia di economia, “maggiori fondi per il Programma Juntos, industrializzazione del Paese” (Juntos por el Perú) e “tassazione zero per le micro e piccole imprese e accesso a crediti agevolati” (Fuerza Popular). Al termine, Keiko Fujimori ha riconosciuto gli errori commessi nella sua carriera politica e ha chiesto l’opportunità di governare; mentre Roberto Sánchez ha invitato a un consenso per sconfiggere il fujimorismo e trasformare il Paese con giustizia ed equità. Redacción Perú
June 1, 2026
Pressenza