Perù: Keiko Fujimori inizia il suo mandato con un messaggio privo di mea culpa
Finalmente, lo scorso 28 luglio, Keiko Fujimori Higushi ha assunto la carica di
presidente costituzionale della Repubblica del Perù, dopo tre precedenti
tentativi: nel 2011 (contro Ollanta Humala), nel 2016 (contro Pedro Pablo
Kuczynski) e nel 2021 (contro Pedro Castillo). Oggi ha pronunciato il suo primo
discorso alla nazione e ha insediato il Consiglio dei ministri.
ANALISI DELLA SITUAZIONE SENZA MEA CULPA
Nel primo discorso alla nazione in qualità di presidente eletta, Keiko Fujimori
ha ribadito le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti, sottolineando di
trovare uno «Stato in stato di abbandono, privo di una visione per il Paese,
carente di gestione strategica e indebolito dalla corruzione».
Fujimori Higushi ha tracciato una diagnosi dello stato in cui si trova il Paese,
sottolineando che esso è caduto «nelle mani di interessi poco trasparenti, a
scapito dei cittadini; appalti pubblici in perdita, estorsioni che soffocano gli
imprenditori e i piccoli commercianti» e ha promesso «un nuovo modo di
governare».
Per il raggiungimento dei suoi obiettivi, ha proposto di avviare il proprio
mandato con sette punti chiave:
1. Emergenza e sicurezza dei cittadini (utilizzando tutti gli strumenti dello
Stato).
2. Migliorare la qualità della vita (riorganizzare i programmi sociali).
3. Potenziare le infrastrutture produttive.
4. Semplificare il funzionamento dello Stato (trasformare il sistema degli
appalti pubblici).
5. Sostenibilità fiscale (aumentare il salario minimo vitale a 1.300 soles,
ridurre gli ostacoli agli investimenti stranieri e riattivare Prompyme).
6. Rafforzare lo Stato di diritto (nel rispetto dell’indipendenza dei poteri).
7. Rafforzare la politica estera.
Tuttavia, il discorso, durato circa un’ora, è stato privo di un mea culpa
riguardo all’operato del suo gruppo parlamentare Fuerza Popular e dei suoi
alleati negli ultimi anni, i quali avrebbero contribuito a determinare in parte
la situazione descritta dalla stessa presidente.
Al di là della diagnosi e delle proposte, sono rimasti anche seri dubbi su ciò
che non è stato detto o è rimasto in sospeso. Rimane quindi da chiarire la
portata di affermazioni quali «fare uso di tutti gli strumenti dello Stato per
ristabilire l’autorità» e il «rafforzamento e l’ampliamento delle unità di
flagrante delitto», per le quali saranno richieste deleghe (nel caso della
sicurezza).
Un altro aspetto da approfondire è quale sarà la «riorganizzazione dei programmi
sociali», dato che nel corso di una riforma, nell’aprile del 2025, il governo
precedente ha chiuso il programma sociale Qali Warma, che forniva pasti a oltre
4,2 milioni di scolari di oltre 64.000 istituti scolastici pubblici.
Nel discorso alla nazione, la presidente eletta ha inoltre annunciato di voler
«raddoppiare la rata bimestrale del programma Pensione 65» da 350 a 700 soles,
destinato a oltre 820.000 beneficiari a livello nazionale; e di aumentare il
salario minimo vitale, che passerà da 1.130 a 1.300 soles e includerà un bonus
compensativo per le micro e piccole imprese (mypes).
SENATORI E DEPUTATI DELL’OPPOSIZIONE ABBANDONANO L’AULA
In un evento senza precedenti, prima del suo primo discorso alla nazione, i
membri dell’opposizione del Senato e della Camera dei deputati hanno abbandonato
l’aula e si sono recati in Plaza San Martín, dove si sono uniti alla popolazione
che manifestava in concomitanza con il passaggio ufficiale di consegne. Senatori
e deputati hanno concluso il loro percorso davanti al Palazzo di Giustizia,
lanciando un messaggio di speranza ai cittadini, che attendono azioni concrete
dal nuovo governo.
«NON CREDIAMO A NULLA DI CIÒ CHE DICE»
Víctor Cutipa Ccama, senatore di Juntos por el Perú (JP), ha dichiarato a
Pressenza che si sono ritirati dall’emiciclo in segno di protesta: «È un atto di
espressione attraverso il quale sottolineiamo che non crediamo a nulla di ciò
che dice questo regime che affonda le sue radici negli anni ’90, con
repressione, morte, violazione dei diritti umani; e crediamo – e ne siamo certi
– che ciò che accadrà nei prossimi giorni o a partire da oggi non sia altro che
una copia, una ripetizione degli anni ’90.
I popoli del Perù si aspettavano da queste elezioni la vittoria dell’opposizione
al Senato, affinché in tal modo potessimo almeno fare un bilancio e avere un
equilibrio nel Paese. Purtroppo ciò non è avvenuto: si sono già impadroniti del
Senato e della Presidenza del Congresso della Repubblica. Ma dalla Camera dei
Senatori e dei Deputati opporremo la resistenza necessaria per impedire che
questo regime avanzi impunemente.
Inizieremo dalle leggi che favoriscono la criminalità: dobbiamo abrogarle. Ma
abbiamo un debito in sospeso nei confronti dei popoli del Perù, ovvero istituire
un’Assemblea Costituente per redigere una nuova costituzione. Inoltre, dobbiamo
ottenere la legge sul referendum. In passato, in prima votazione, il Congresso
votava sulle questioni di riforma costituzionale e nella seconda votazione si
doveva consultare tramite referendum i popoli del Paese. Hanno eliminato questa
procedura, l’hanno cancellata, l’hanno abrogata perché hanno abusato della
maggioranza parlamentare di cui disponevano. Oggi la ripristineremo”.
«ABROGHEREMO LE LEGGI CHE FAVORISCONO LA CRIMINALITÀ ED ELIMINEREMO I PRIVILEGI»
Anche la deputata Caterin Palomino Casavilca, di Juntos por el Perú (JP) per
Huancavelica, ha dichiarato a Pressenza che: «Come accordo di gruppo e in
risposta al popolo, presenteremo l’abrogazione di tutte le leggi che favoriscono
la criminalità, ma è anche una richiesta del popolo quella di eliminare i
privilegi che si verificano in Congresso, come l’abolizione dei bonus. Il popolo
sta morendo di fame, non c’è istruzione, non c’è assistenza sanitaria, ma ci
sono i bonus per i lavoratori e per i membri del Congresso. Queste sono
disuguaglianze. Inoltre, lavoreremo per la liberazione del nostro presidente
Pedro Castillo Terrones, che è la bandiera che stiamo sventolando. È ciò che
chiede il popolo».
ROBERTO SÁNCHEZ (JP) INSIEME AI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA VIOLENZA DI STATO
Anche il presidente del partito Juntos por el Perú (JP) ed ex candidato alla
presidenza, Roberto Sánchez, ha partecipato alla mobilitazione indetta dai
familiari delle vittime della violenza di Stato, dalle organizzazioni sociali,
studentesche e dai partiti politici. In questa occasione sono state richieste
giustizia e riparazione in vista di una riconciliazione nazionale.
STUDENTI UNIVERSITARI: «AUMENTATE IL BILANCIO DESTINATO ALLE UNIVERSITÀ»
«Ci sono molte richieste che si possono avanzare, ma una di queste è che venga
aumentato il bilancio assegnato alle università pubbliche, perché sta diminuendo
sempre di più; e oltre a ciò, che venga valutato attentamente come funziona e
come viene gestito il bilancio all’interno delle stesse università, perché c’è
molta corruzione che incide negativamente e c’è un uso improprio, che in realtà
non si riflette in modo adeguato nella soddisfazione dei nostri bisogni
primari», hanno sottolineato.
Redacción Perú