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Zohran Mamdani è pronto a chiedere l’arresto di Netanyahu se andrà a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha dichiarato che sta valutando la possibilità di chiedere l’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora si rechi nella città a settembre per partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Credo che il Primo Ministro Netanyahu debba essere processato all’Aia”, ha affermato il sindaco durante la trasmissione The Interview del New York Times, riferendosi al mandato di arresto emesso dei suoi confronti e di quelli dell’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant dalla Corte Penale Internazionale per presunti crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza. “È un criminale di guerra e dopo quello che il suo governo ha fatto negli ultimi anni questa è un’opinione condivisa da molti.” Mamdani ha sempre criticato duramente la politica di Israele. Durante la campagna elettorale aveva promesso, se fosse diventato sindaco, di ordinare l’arresto di Netanyahu nel caso avesse visitato la città. Ora ha chiesto il parere dell’ufficio legale della città e avviato delle consultazioni per capire se il sindaco ha l’autorità di ordinare alla polizia locale l’arresto di un capo di stato straniero. “Faremo tutto ciò che la legge ci consente di fare a New York, ma non scriveremo nuove leggi per raggiungere questo obiettivo”, ha precisato. La reazione di Netanyahu non si è fatta attendere: come al solito ha accusato il sindaco di essere un sostenitore di Hamas e un nemico di Israele. Anna Polo
July 18, 2026
Pressenza
Il 4 luglio di Trump e quello di Mamdani
Nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti i discorsi del presidente Donald Trump e del sindaco di New York Zohran Mamdani offrono il quadro di un Paese in cui convivono visioni opposte del passato, del presente e del futuro. Il 3 luglio Trump ha pronunciato il suo discorso dal Monte Rushmore, dove sono scolpiti i volti di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, lanciandosi in una retorica celebrazione della grandezza dell’America, che ha poi ripreso nella cerimonia ufficiale del 4 luglio a Washington: “A 250 anni, l’America è la Repubblica più antica del mondo. Siamo il popolo più libero del mondo. Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura del mondo. Siamo il Paese più forte e potente del mondo. E per grazia di Dio, gli Stati Uniti d’America sono la nazione di maggior successo, più realizzata e più eccezionale mai esistita nella storia dell’umanità. La nascita e la sopravvivenza della nazione americana sotto la protezione di Dio è semplicemente la cosa migliore e più incredibile che sia mai accaduta su questo pianeta per mano dell’uomo. Nessun altro Paese ha fatto più bene a questo mondo degli Stati Uniti d’America. Dobbiamo ricordare che ciò che abbiamo creato in questo paese non è la normalità. Non è la norma. È l’eccezione. È raro. È inestimabile. Ed è veramente miracoloso. Il trionfo dell’indipendenza americana è stato il risultato delle persone più straordinarie della storia, della cultura più straordinaria della storia e delle idee più straordinarie della storia, che insieme hanno creato la repubblica più straordinaria di sempre.” Tale grandezza è però minacciata da “radicali ed estremisti interni” e qui Trump riesuma la minaccia comunista con uno stile che ricorda i deliri maccartisti degli anni Cinquanta: “Il comunismo è il nemico dei popoli liberi ovunque, in tutto il mondo, non funziona mai, è il nemico della Costituzione, soprattutto è il nemico del 4 luglio 1776 – è il nemico per eccellenza”, per poi impegnarsi in un solenne giuramento: “Dichiariamo e giuriamo che l’America non sarà mai un Paese comunista.“ Bisogna fare uno sforzo per superare la prima reazione di sghignazzo davanti a tanta tronfia retorica, che ignora la realtà (la “grandezza” dell’America è basata sulla schiavitù e sul genocidio dei nativi e nel nuovo mondo multipolare non è più il Paese più forte e potente) per chiedersi il motivo di toni così esagerati perfino per un soggetto al limite dello squilibrio mentale e del ridicolo come Trump. Il suo interesse non è tanto quello di rivolgere un monito ai “nemici esterni” da combattere con bombardamenti e guerre commerciali, ma appunto a quelli interni, identificati con i pericolosi comunisti che minacciano l’identità americana, ma soprattutto rischiano di vincere le elezioni di metà mandato. Insomma, gli odiati democratici, ma soprattutto la corrente dei socialisti democratici di cui fa parte Mamdani e che ultimamente hanno vinto una primaria dopo l’altra in vista delle elezioni di novembre. Nessuno di loro si può definire comunista: il Partito Democratico è nella sua essenza una copia di quello Repubblicano (basti pensare alla politica estera imperialista portata avanti da tutti i presidenti senza distinzioni), ma non sono comunisti neanche i socialisti democratici. Nel linguaggio rozzo di Trump, però, è più facile agitare lo spettro della minaccia rossa, sperando che questa retorica anni Cinquanta funzioni ancora. E qui veniamo al punto centrale, ben rappresentato dal discorso di Mamdani in occasione del 4 luglio: non si tratta solo di una differenza tra politici, o tra un miliardario ottantenne e un giovane sindaco musulmano, ma di visioni del Paese opposte. Da una parte l’arroganza del bullo che pensa di poter risolvere tutto con ogni tipo di violenza, il potere del denaro e la legge del più forte, dall’altra la rivendicazione di un’America multi-etnica, costruita dagli immigrati e dai lavoratori, che ha ancora molto da fare per realizzare gli ideali proclamati nella Dichiarazione d’Indipendenza. Anche il luogo dove Mamdani ha tenuto il discorso ha una grande valenza simbolica: la sede del Municipio di New York, seduto alla scrivania appartenuta a George Washington e circondato da un gruppo di immigrati che avevano appena ottenuto la cittadinanza statunitense. Tutto il discorso e alcuni passi in particolare mostrano l’enorme differenza di tono e contenuto rispetto al tracotante messaggio di Trump. “Per i potenti l’America è un’arena di supremazia, dove solo a pochi eletti è concessa la libertà, dove non tutti sono creati uguali. L’America, se lo chiedete a loro, diventa meno americana quanto più persone accoglie. L’America, vi diranno, appartiene solo a chi ha l’accento giusto o la giusta tonalità di pelle. Il resto di noi, insistono, dovrebbe essere grato per il semplice fatto di poterla visitare. Quanto sono meschini, deboli e privi di originalità! In ogni momento del nostro passato, coloro che hanno governato attraverso l’esclusione e l’isolamento hanno cercato di conquistare il potere e arricchirsi mettendoci gli uni contro gli altri. La divisione è il trucco più antico della politica e anche il più meschino. Ma più e più volte — anche 250 anni fa — quelle forze di divisione sono state sconfitte dalle forze del progresso. Come scrisse Thomas Paine: «Questo nuovo mondo è stato il rifugio per gli amanti della libertà civile e religiosa perseguitati…». Eppure oggi, troppi dei nostri leader non credono in una visione di questa nazione come rifugio per i perseguitati — ma piuttosto come una nazione che perseguita chi vi cerca rifugio”. Riferendosi a New York, Mamdani si chiede: “Mentre celebriamo i nostri 250 anni, cosa vediamo? Vediamo una città piena di contraddizioni all’interno di una nazione piena di contraddizioni. Vediamo il Paese più ricco della storia del mondo — un Paese in cui i bambini vanno a dormire affamati mentre il primo “trillionario” del mondo brama ancora di più. Vediamo monopoli che dominano ogni settore e oligarchi che comprano le elezioni. Vediamo agenti mascherati che terrorizzano le nostre strade e mangiano il cibo cucinato dai nostri vicini privi di documenti prima di portarli via di nascosto in furgoni senza contrassegni”. Le contraddizioni evidenti a New York si estendono a tutto il Paese e lo sguardo di Mamdani si allarga: “Vediamo una nazione la cui immensa ricchezza è stata costruita da chi ha le mani callose e sporche di terra — coloro che faticano nelle fabbriche e scolpiscono la pietra — e vediamo una nazione che ha permesso che gran parte di quella ricchezza finisse invece nelle mani delicate di un ristretto numero di privilegiati. Vediamo l’America nelle assicurazioni sanitarie che sfruttano i malati, ma anche nell’infermiera che fa il doppio turno e poi si ferma sulla strada di casa per controllare un vicino malato. Vediamo l’America nei proprietari immobiliari per i quali la negligenza è un modello di business. La vediamo anche nel padre che rimbocca le coperte ai figli sotto un soffitto macchiato dalle infiltrazioni, che si sveglia prima dell’alba per andare al lavoro e crede ancora che il suo Paese possa fare di meglio per la sua famiglia. Vediamo l’America quando spendiamo i soldi delle nostre tasse in bombe e salvataggi finanziari, quando vendiamo le nostre elezioni al miglior offerente. Eppure la vediamo altrettanto chiaramente in ogni americano che crede ancora che questo Paese appartenga a noi, il popolo. Vediamo l’America ogni volta che i vicini si stringono l’uno all’altro — senza chiedersi da quanto tempo vivono qui, o quali documenti abbiano — mentre l’ICE invade i nostri quartieri. Vediamo l’America ogni volta che giovani e anziani restano in piedi sotto la pioggia battente o nel caldo torrido per esprimere il loro voto. Vediamo l’America ogni volta che i lavoratori chiedono di più — non solo per sé stessi, ma per i propri concittadini. C’è chi risponde a chi chiede di più all’America con un semplice ritornello: «Amala o vattene!». Ma il patriottismo non ha mai significato fingere che la nostra nazione sia priva di difetti. Il patriottismo è ogni atto di giusto dissenso, è ogni marcia sotto il sole cocente, è ogni protesta organizzata con un decennio di anticipo sui tempi, perché amare il nostro Paese significa lottare per la sua versione migliore. È proprio perché amiamo questa nazione che non la lasceremo.” Anna Polo
July 5, 2026
Pressenza
Tre candidati socialisti sostenuti da Mamdani vincono alle primarie di New York
Alle primarie democratiche di New York per un seggio alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni di metà mandato previste a novembre tre candidati di sinistra sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani hanno sconfitto candidati moderati più noti di loro e appoggiati dall’establishment del partito. Brad Lander ha vinto nel 10° distretto, Claire Valdez nel 7° e Darializa Avila Chevalier nel 13°. Tutti hanno condotto una campagna elettorale molto simile a quella che a novembre ha portato alla vittoria di Mamdani – porta a porta, uso dinamico, moderno e ironico dei social media, piccole donazioni, proposte concrete e coraggiose legate al costo della vita in città – e hanno aggiunto temi più ampi e radicali come lo smantellamento dell’ICE e le critiche al governo israeliano. Lander e Valdez hanno parlato apertamente di genocidio e apartheid riferendosi alla strage di civili a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. “La vittoria di questa sera appartiene a tutti voi”, ha detto Lander ai suoi sostenitori durante la festa della vittoria, introdotto sul palco da Mamdani. “È ora che il Partito Democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street, dall’intelligenza artificiale e dall’Aipac (American Israel Public Affairs Committee, la potentissima lobby pro Israele. N.d.R.). La gente lo capisce.” Alla festa della vittoria nel 13° distretto Mamdani ha espresso il suo apprezzamento per la campagna di Darializa Avila Chevalier, “che chiedeva una politica estera di investimenti nei bambini, non nelle bombe. Stiamo assistendo al declino dell’influenza israeliana nella politica, nelle strade e nelle urne” ha aggiunto. “Quando combattiamo, vinciamo” ha sintetizzato Claire Valdez. Queste vittorie rivelano l’influenza crescente dell’ala del Partito Democratico che si definisce socialista democratica e ha come riferimento il senatore Bernie Sanders e dimostrano che chi non ha paura di parlare chiaro su temi “caldi” come gli immigrati e Israele viene poi premiato dagli elettori. Una lezione che i politici italiani dovrebbero tenere a mente. Anna Polo
June 24, 2026
Pressenza
“Mi sento offeso”: il sindaco di New York Zohran Mamdani critica aspramente la partecipazione di Smotrich alla parata per Israele
A New York, il Ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha sfilato domenica alla parata annuale dell’Israel Day insieme ad altri ministri e funzionari di governo israeliani di estrema destra. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, la governatrice Kathy Hochul e il procuratore generale dello Stato di New York Letitia James erano tra i numerosi esponenti di spicco del Partito Democratico che hanno sfilato nella stessa parata di Smotrich, sanzionato da diversi Paesi per aver incitato alla violenza dei coloni contro i palestinesi. Il principale organizzatore della parata ha dichiarato al New York Times di non sapere che Smotrich e altri funzionari israeliani di estrema destra avessero in programma di partecipare. “Si può percepire nella partecipazione del ministro israeliano di estrema destra Smotrich, così come di numerosi altri ministri, una visione di annientamento, una complicità nel genocidio e, francamente, una convinzione che non attribuisce molto valore nemmeno alla sacralità dei bambini a Gaza. Sono offeso dalla loro partecipazione e so che lo sono anche molti newyorkesi” ha dichiarato il sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha boicottato l’evento.   Democracy Now!
June 3, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani: a New York 200.000 nuove case a prezzi accessibili e 9 milioni di dollari di multe arretrate ad Amazon
Zohran Mamdani continua a mantenere le promesse che hanno portato alla sua elezione come primo sindaco socialista di New York: dopo la tassa sulle seconde case dei super ricchi ha annunciato un ambizioso piano per risolvere l’annosa crisi abitativa della città: “Stiamo costruendo 200.000 nuove case accessibili per i newyorkesi” ha dichiarato durante una conferenza stampa. “Stiamo utilizzando ogni strumento a nostra disposizione per risolvere la crisi abitativa. Block by Block è il piano abitativo più audace che la nostra città abbia visto in questo secolo. È ciò che i newyorkesi chiedono da decenni. Stiamo perseguendo i proprietari di immobili disonesti. Stiamo creando decine di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti. Stiamo aprendo nuove strade verso la proprietà della casa. Stiamo investendo 5,6 miliardi di dollari in edilizia residenziale pubblica — il più grande investimento di capitale della città nella storia recente.” https://x.com/NYCMayor Ha quindi intimato ad Amazon, proprietà di Jeff Bezos, uno degli uomini più ricchi del mondo, di pagare al Comune di New York 9 milioni di dollari di multe arretrate, causate dai suoi furgoni da consegna che tenevano il motore acceso oltre il limite consentito dalla legge (tre minuti, non di più) mentre sostavano nelle strade dei quartieri della città. “Amazon vale 2.000 miliardi di dollari, ma non si è degnata di pagare i nove milioni di dollari di multe non saldate che ha accumulato, mentre i suoi camion inquinavano illegalmente la nostra aria e costringevano i newyorkesi a respirare i loro scarichi.  Abbiamo raccolto ogni dollaro che devono ai cittadini di questa città — e continueremo a farlo. A New York, le corporation sono tenute allo stesso standard di chiunque altro.  Nessuna azienda — non importa quanto grande o potente — è al di sopra della legge” ha dichiarato Mamdani nel suo profilo X.     Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza
Zohran Mamdani non parteciperà all’Israel Day Parade a New York
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato che non parteciperà all’Israel Day Parade, la parata annuale che si svolge lungo la Fifth Avenue. Secondo gli organizzatori si tratta del più grande raduno al mondo a sostegno di Israele. Quest’anno il titolo dell’evento previsto per domenica 31 maggio è “Fieri americani, fieri sionisti.” Non era mai accaduto negli ultimi 62 anni che il sindaco di New York prendesse le distanze da questa celebrazione. Zohran Mamdani ha spiegato la sua scelta dichiarando che come cittadino e come essere umano non parteciperà alla parata perché offende la sua coscienza.           Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
New York, Zohran Mamdani annuncia una tassa sulle seconde case dei super ricchi e negozi di alimentari municipali
Il sindaco socialista di New York Zohran Mamdani ha annunciato una tassa sui super ricchi che possiedono case di lusso, i cosiddetti pied-à-terre oltre i 5 milioni di dollari, ma non le utilizzano come residenza principale. “Questa tassa è specificamente disegnata per i più ricchi dei più ricchi, quelli che si arricchiscono a New York City, ma in realtà non vivono qui. Questo è un sistema fondamentalmente ingiusto, che fa male ai lavoratori di New York. Questa tassa frutterà alla città almeno 500 milioni di dollari e aiuterà a finanziare cose come l’assistenza gratuita per i bambini, strade più pulite e quartieri più sicuri. Come sindaco, credo che tutti abbiano un ruolo da giocare nel contribuire alla nostra città. E alcuni, un po’ di più di altri. Buon Tax Day New York!”, ha detto Mamdani in un video postato su X. La tassa sui super ricchi faceva parte delle promesse elettorali che lo hanno portato alla vittoria nel novembre scorso, così come un altro provvedimento annunciato in questi giorni: la realizzazione in ognuno dei 5 distretti della città di negozi di alimentari di proprietà municipale a prezzi accessibili per affrontare il problema del crescente costo della vita. Il primo aprirà l’anno prossimo. “Stiamo costruendo una città in cui le persone possano permettersi di soddisfare le necessità di base e inseguire i loro sogni. New York appartiene a tutti coloro che ci vivono, non solo a un’élite privilegiata. E se ci riusciremo qui, di certo si potrà fare altrove” ha affermato Mamdani nel suo profilo X. Le sue dichiarazioni non si limitano alla politica locale, ma la collegano a temi più ampi di politica estera: “Stiamo spendendo almeno 500 milioni di dollari al giorno per bombardare l’Iran. Quanti insegnanti potremmo assumere, quanti alloggi di edilizia popolare potremmo costruire, quanti ponti e quante strade potremmo riparare, se spendessimo quel tipo di denaro per migliorare la vita delle persone che lavorano?” ha chiesto il giovane sindaco di New York. Anna Polo
April 18, 2026
Pressenza