Andreea Simionel / Una voce di confine
Bastardo. È l’odioso epiteto che fino a non molti anni fa si sentiva diffuso nel
linguaggio aggressivo di molte persone, non solo italiane, per definire un “poco
di buono”. Bastardo: il frutto di una mescolanza, di una ibridazione; in
definitiva di un incontro. Di lui, di lei, non ci si poteva fidare perché non ne
era chiara l’origine. Bastardo come offesa quando invece avrebbe dovuto essere
un complimento. Tutto quello che nasce da forme di incontro e di ibridazione
produce nei fatti qualcosa di nuovo e di più forte. Ma per essere felicemente
bastardi bisogna forse prima diventare veramente bastardi, nel senso negativo
del termine, o almeno così si può credere.
È quello che capita a Aryna Tibuleac adolescente ragazza rumena che poco più che
bambina si trasferisce a Torino con i genitori e la sorellina più piccola per
condurre una vita migliore. Il percorso che si trova di fronte è quello di tutti
i ragazzi e le ragazze che dall’estero vengono a vivere in Italia, per di più in
una città in cui urbanisticamente sono molto più evidenti che altrove i
conflitti di classe e di ceto sociale. Pur scegliendo tecniche di sottrazione
alle dinamiche sociali e affettive, Aryna è viva: si innamora, fa amicizia (in
modo selezionato), si guarda intorno vorace e a volte irritata. Ha spesso con sé
il cane Ghost con cui quasi si identifica perché lui odia essere toccato e odia
la gente e in particolare odia i bambini. Aryna si vergogna della casa vecchia
in un brutto quartiere dove vive con la famiglia. In classe si firma Arianna,
quasi a modificare la sua identità. È strafottente, polemica, arrogante,
impetuosa e impulsiva.
L’autrice di La ragazza d’aria è Andreea Simionel, quasi l’alter ego di Aryna
quando parla di lei nell’incipit di un libro potente come pochi, tra quelli che
oggi si trovano negli scaffali delle librerie: dice che si tratta di un oggetto
affilato, “Se mi tocchi taglio”. Un romanzo di formazione che si sviluppa nei
pochi anni di passaggio dall’adolescenza all’età di giovane donna adulta. C’è
molta educazione scolastica, da cui il lettore imparerà diverse cose per via
degli estremi con cui si dovrà misurare. Ci sono gli affetti. C’è una certa dose
di razzismo e sessismo.
Aryna porta scompiglio per la sua diversità. Ci sono le mille insicurezze che,
nei giovani sfociano spesso nell’autolesionismo. L’adolescente Aryna non vuole
sentire ragioni. È molto brava a mentire. Litiga spesso con la madre. Fa dei
brutti sgarbi alla sorella Diana. Per ottenere quello che vuole sembra disposta
a tutto. È una bastarda? Non lo è per ragioni genetiche: lei nata in Romania da
genitori rumeni, ma la sua vita è già bastarda. Parla italiano – lo parla bene e
lo scrive meglio. Potrebbe considerarsi “integrata”, della Romania ha ricordi
dolci e gentili, ma col tempo ne perde i contorni.
Simionel ci consegna una narrazione assai potente fatta di corpi di donna e
materia. A un certo momento la fanciulla protagonista è stremata. Cade in terra.
Ossessionata dal voler primeggiare, essere perfetta, non esporsi a nessuna
critica da parte degli altri smette di mangiare e crolla nella nevrosi
dell’anoressia. I muscoli, la pelle, le ossa, gli organi interni di Aryna ci
parlano. Quello che supponevamo un romanzo di formazione capiamo essere un
percorso terapeutico, le tre parti del libro, infatti, si dividono in “Triage”,
“Pronto Soccorso” e “Normalità”.
Aryna non solo fa cadere le sue difese, ma soprattutto riesce a vedere le
fragilità degli altri o meglio, delle “altre”. In particolare della sua nuova
amica Anna e del doloroso legame che la stringe a lei. Perché questo è anche
molto un romanzo femminile nel senso pieno e compiuto del termine. È un romanzo
assai originale che esce dalla categoria delle storie di immigrazione ormai non
più poche, per fortuna, per diventare a pieno titolo letteratura italiana non
convenzionale, perché Simionel non viene dalle scuole di scrittura. Simionel a
trent’anni può vantare di essere e di essere stata una grande lettrice. Ha già
pubblicato un altro libro su un tema simile, più rivolto alle sue origini. Si è
nutrita di libri in maniera felicemente disordinata e ci ha consegnato una
letteratura felicemente bastarda e ricchissima. Tutta da scoprire. Si è sentita
un’impostora ma non lo è, è solo una bastarda. E c’è da ringraziarla per questo.
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