Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL)
di Paola Loche
Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando
tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso
patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da
tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio
(avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare
ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno
discutere cittadini e associazioni.
Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo,
imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come,
quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia
diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente
disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina
burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul
campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso
distanti dagli standard scientifici richiesti.
Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli
abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe
sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci
fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie
tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la
segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano
l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è
spesso un’impresa titanica.
Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono
i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote
per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova
vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno
a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare
irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo.
C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi
della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi
a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi in piena
primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero
durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa
vegetativa, sono doppiamente dannose:
* Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi
protetti dalle normative europee.
* Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone
l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno
di tutte le sue energie
Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica
dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e
senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la
manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa
si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio
è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un
ricordo fotografico.
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7 aprile 2026
Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com