Gli spartani della Brigata Azov a Tor Vergata: esempio di retorica militaristica
Il Governo in questi giorni ha fatto i suoi giri di valzer (per la verità
piuttosto vorticosi!) sulla mozione della maggioranza che chiedeva di ridurre le
spese militari, in uno spiraglio di consapevolezza della situazione economica
del Paese, dell’inflazione galoppante, della sanità e della scuola alla canna
del gas. Mozione respinta, resta il famigerato patto di stabilità del 2023,
guarda caso negoziato da un esponente di sinistra, Paolo Gentiloni.
Una premessa che serve anche a capire l’impegno pervicace del Governo Meloni sul
riarmo, i ripetuti richiami del Ministro Guido Crosetto sulla difesa totale, e
la costante presenza dei militari in tutti gli ordini di scuola. Le segnalazioni
all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
arrivano a decine ogni settimana, insieme a notizie su eventi, incontri e
manifestazioni che tentano di allertare famiglie, studenti, studentesse e
insegnanti sul pericolo rappresentato da un esecutivo guerrafondaio, alleato del
peggior stato mediorientale, e dalla strisciante elaborazione di consenso verso
l’inevitabilità della guerra.
Il gruppo giovanile CambiareRotta, il 19 aprile scorso, pubblica un articolo,
corredato da un dossier, su un master di Studi Strategici Militari organizzato
dal Centro Studi per la Difesa dell’Università Tor Vergata di Roma. (clicca
qui). Lo stesso giorno il sito Fanpage pubblica le chat che, studenti,
studentesse, insegnanti e militari si scambiano mentre si gioca alla guerra con
una simulazione in stile videogioco (clicca qui).
I contenuti sono impressionanti, i commenti razzisti (obiettivo gli zingari),
perlopiù inneggianti al fascismo. Ma la nota più allarmante riguarda la
presenza, fra i militari italiani, dei mercenari della famigerata brigata Azov,
le rune celtiche (naziste) sfoggiate sulle spalline. Ne abbiamo ripetutamente
sentito parlare di questi soldati di ventura, impegnati nel conflitto
russo-ucraino e operativi anche come supporto (di chi? di chi paga di più, come
è sempre accaduto nel rapporto fra mercenario e committente) nelle innumerevoli
guerre locali in Africa.
Il 19 aprile la segnalazione viene ripresa e commentata dal sito
NewMediaEuropeanPress (clicca qui). Valerio Nicolosi – della redazione di
Fanpage e conduttore della rassegna-stampa quotidiana Scanner, torna a
commentare il wargame giocato all’università, sul sito di MicroMega (clicca
qui). Il giornalista riprende la storia della 12° Brigata Azov, fondata nel
2014. A questi battaglioni sono affidate le operazioni speciali, quelle più
dure, difficili, in cui la guerra è totale, senza alcun rispetto delle regole
internazionali, della protezione dovuta alla popolazione civile nei territori
dove agisce.
La gloria per alcune battaglie vinte ha fatto sì che venisse inclusa nella
struttura regolare delle forze armate ucraine. Ovviamente, piace alla destra,
quella da sempre filostatunitense, appassionata della NATO, dei respingimenti,
del carcere a vita e altre nequizie, nella persona di Giuliano Ferrara (di cui
andrebbe raccontata la biografia politica: dalla presenza nelle fila giovanili
della sinistra alla destra più convinta). Si deve a questo ineffabile
personaggio il paragone fra i mercenari Azov e gli Spartani. Il modello glorioso
è la battaglia delle Termopili (480 a.C), Leonida contro Serse, il persiano (un
caso: la vecchia Persia, oggi Iran?). Del resto, sono i fondatori della brigata
a giocare alle guerre greche, visto che – si legge nel web – Azov ricorda il
nome di Tanais, città fondata dai greci, in quello che oggi è territorio russo.
Mi domando cosa ne pensa l’ingegnere Levialdi Ghiron Nathan, rettore
dell’università Tor Vergata (malignità: con questi nome e cognome forse nel 1938
non se la sarebbe cavata molto bene). Ma, del resto, non stupisce il servilismo
universitario verso i militari. Michele Lancione, professore al Politecnico di
Torino, ha più volte raccontato i rapporti fra il polo universitario sabaudo e
la società Leonardo SpA, il partenariato con l’industria delle armi e con la
Nato per il settore della ricerca (clicca qui).
Per approfondire la natura sociale della Leonardo, sul sito dell’Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si può leggere un
contributo molto puntuale (clicca qui).
Concludendo, credo che sia importantissimo unire forze, risorse, intelligenze
contro la militarizzazione, contro la guerra come unica modalità di risoluzione
dei conflitti. L’osservatorio di CambiareЯotta è un’utile sodale del nostro, in
fondo, con le lenti dei rispettivi binocoli, osserviamo gli stessi fenomeni, li
portiamo all’attenzione pubblica, ne facciamo oggetto di convegni e di seminari,
delle lotte, delle campagne di mobilitazione. A queste ultime due – parola e
locuzione – lavoriamo a dare nuovo significato, diverso spessore semantico,
dunque politico.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università,
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