Il garante della privacy sanziona Eni accogliendo le ragioni di Greenpeace Italia, Recommon e 12 cittadini italiani
Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato Eni S.p.A. con una
multa di 96.000 euro per aver diffuso illecitamente sul proprio sito web i dati
personali di 12 cittadine e cittadini italiani. Il provvedimento, il n. 207,
arriva a seguito della segnalazione presentata da Greenpeace Italia e ReCommon.
LINK: https://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10238270
La vicenda risale al maggio 2023, quando i 12 cittadini e cittadine, insieme a
Greenpeace Italia e ReCommon, avevano intentato la causa climatica “Giusta
Causa” contro Eni. In risposta, la società aveva pubblicato sul proprio sito
l’intero atto di citazione senza oscurare dati personali come luogo e data di
nascita, codice fiscale e indirizzo di residenza delle 12 persone coinvolte
nella causa.
A seguito della segnalazione, il Garante ha avviato un’istruttoria e ha
accertato che Eni ha violato gli articoli 5 e 6 del Regolamento UE 2016/679,
trattando e diffondendo dati personali in assenza di un’idonea base giuridica.
L’Autorità ha inoltre chiarito che il richiamo all’interesse legittimo della
società a difendersi dalla campagna mediatica non poteva giustificare la
pubblicazione integrale di quei dati, né risultava supportato da un adeguato
bilanciamento con i diritti e le libertà delle persone coinvolte.
«Anche in questo caso, Eni ha agito con l’unico obiettivo di difendere la
propria immagine e i propri interessi, senza alcun rispetto per la privacy di 12
persone che hanno avuto il coraggio di chiamarla a rispondere delle sue
responsabilità climatiche. Pubblicando integralmente i loro dati personali sul
sito aziendale, Eni ha tentato di intimidire chi ha deciso di portarla davanti a
un giudice per i danni inferti al clima del pianeta e alle tante persone che
subiscono gli impatti di eventi estremi come alluvioni, ondate di calore e
siccità. Ma il Garante ha stabilito un principio chiaro: nemmeno le grandi
aziende come Eni possono calpestare i diritti delle persone e violare la loro
privacy impunemente. Continueremo a batterci per la giustizia climatica e per il
rispetto dei diritti di cittadine e cittadini», dichiarano Greenpeace Italia e
ReCommon.
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