Trieste sempre più snodo del riarmo globale
Il Comitato No Imec denuncia: “Il porto non diventi un anello della terza guerra
mondiale”
Un nuovo trasporto di materiale militare attraverso il porto di Trieste
riaccende il dibattito sul ruolo strategico dello scalo giuliano nelle nuove
direttrici del riarmo internazionale. A denunciarlo è il Comitato No Imec, che
rende noto l’imbarco, avvenuto l’11 luglio scorso dal Molo VII, di un elicottero
M-73 prodotto dalla Leonardo e destinato alla Marina della Malesia.
Il velivolo è stato caricato sulla nave CMA CGM Adonis, impiegata nel servizio
“Phoenician Express”, che collega il Mediterraneo con il Sud-est asiatico,
facendo scalo anche nel porto malese di Port Klang.
La denuncia arriva pochi giorni dopo la visita a Trieste dell’ambasciatore
statunitense Tilman Fertitta, giunto nel capoluogo giuliano a bordo del suo
yacht. Nel comunicato il Comitato richiama una dichiarazione attribuita al
diplomatico: “È raro che quando si parla di iniziative riguardanti la difesa in
Italia non venga menzionato il Friuli Venezia Giulia”.
Per il Comitato, queste parole confermano il crescente peso strategico della
regione, che comprende la base statunitense di Aviano e il porto di Trieste,
ritenuto ormai un nodo sempre più importante nella logistica militare
internazionale.
“La spedizione dell’elicottero – si legge nel documento – si inserisce nella
denuncia delle mire speculative e guerrafondaie degli Stati Uniti, dell’Unione
europea, della NATO e del regime sionista di Israele sul porto di Trieste e
sull’intero Alto Adriatico.”
Nel mirino vi sono soprattutto due grandi progetti geopolitici.
Il primo è l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), il corridoio che
dovrebbe collegare India, Medio Oriente ed Europa e che, secondo il Comitato,
vedrebbe nel collegamento tra il porto israeliano di Haifa e quello di Trieste
uno dei suoi principali assi mediterranei.
Il secondo è la Three Seas Initiative (Trimarium), l’iniziativa che riunisce i
Paesi affacciati sul Mar Baltico, sul Mar Nero e sull’Adriatico. “Entrambi i
progetti – afferma il Comitato – sono funzionali alla logistica di una prossima
guerra mondiale annunciata da numerosi capi di Stato”.
La destinazione dell’elicottero, la Malesia, viene letta nel quadro delle
tensioni crescenti nell’Indo-Pacifico. “Gli Stati Uniti puntano
all’accerchiamento della Cina e si stanno servendo dei rapporti con diversi
Paesi dell’area”, afferma il comunicato.
A sostegno di questa lettura viene ricordata anche una dichiarazione rilasciata
nel febbraio 2024 dall’allora presidente della Camera di Commercio di Trieste,
che auspicava che il porto “diventasse una base NATO, essendo posto in una
regione cruciale per il contenimento cinese, sia sul piano economico-commerciale
sia nell’eventualità di un conflitto mondiale”.
Il Comitato richiama inoltre il quadro giuridico internazionale che riguarda
Trieste. “Se l’Allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi tutela il regime di
porto franco, l’Allegato VI e la Risoluzione 16 del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite stabiliscono la smilitarizzazione e la neutralità del Territorio
Libero di Trieste. Perché ciò che vale per gli affari e il commercio non
dovrebbe valere anche per la pace?”
Gli attivisti ricordano di avere inviato, nel mese di giugno, una lettera aperta
al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale,
Antonio Consalvo, senza ricevere risposta.
“Per ciò che ci riguarda andremo avanti a mobilitarci perché il porto di Trieste
non sia un anello della terza guerra mondiale, ma un avamposto di pace, in
conformità al diritto internazionale, nel rispetto delle tragiche lezioni della
storia e in difesa dell’umanità e dei popoli del pianeta.”
Il nuovo episodio riporta così al centro dell’attenzione il tema dell’utilizzo
civile o militare delle grandi infrastrutture portuali italiane, mentre il
Mediterraneo e l’Adriatico assumono un ruolo sempre più rilevante negli
equilibri strategici internazionali.
Laura Tussi