#nowar Antonio Mazzeo alla Scuola del Lunedì: #Vicenza nella nuova geografia
delle guerre #usarmy
Antonio Mazzeo ricostruisce il ruolo delle installazioni militari vicentine
nella strategia statunitense tra Europa e Africa, denuncia la scarsità di
informazioni pubbliche e invita la città a recuperare la memoria delle
mobilitazioni contro la militarizzazione.
https://www.vipiu.it/leggi/basi-militari-vicenza-antonio-mazzeo/
Tag - vicenza
#Scuola del Lunedì a #Vicenza: il 5 ottobre prima lezione su guerre e basi
militari #pace #guerra
L’appuntamento si terrà dalle 15 alle 17 nella sede della Biblioteca La
Locomotiva, in via Rismondo 2 a Vicenza. Il tema scelto per l’apertura è «Guerre
globali e processi di riarmo – Basi militari Usa in Italia e a Vicenza».
A guidare la prima lezione sarà Antonio Mazzeo, docente, giornalista e saggista,
collegato dalla Sicilia.
https://www.vipiu.it/leggi/prima-lezione-scuola-del-lunedi-vicenza/
LOTTE OPERAIE: STATO DI AGITAZIONE A VALDAGNO (VI). LA GXO VUOLE IL TRASFERIMENTO DI 83 LAVORATRICI DAL VENETO AL PIEMONTE
Si intensifica la mobilitazione dei dipendenti della GXO contro la proposta
dell’azienda di trasferire 83 persone, in maggioranza donne, dal sito di Maglio
di Sopra, frazione di Valdagno, provincia di Vicenza, al sito di Trecate, in
provincia di Novara.
Era arrivata il primo settembre la comunicazione della GXO, che si occupa della
logistica per il marchio dell’alta moda “Valentino”, che annunciava il
trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese veneto a quello piemontese. Si
tratta quindi di sradicare 83 nuclei familiari dal proprio territorio, oppure,
di lasciarli senza un reddito.
All’annuncio della GXO lavoratrici e sindacati avevano risposto già il 3 e il 4
settembre con un presidio e una manifestazione. Era seguito un incontro senza
esiti favorevoli per i dipendenti il 9 settembre.
Giovedì 17 settembre l’azienda incontrerà nuovamente le parti. Seguirà
un’assemblea pubblica organizzata da ADL Cobas.
Abbiamo fatto il punto sulla vertenza con Ylenia Carotta RSA ADL Cobas per il
cantiere GXO. Ascolta o scarica
Alleghiamo il comunicato stampa ricevuto in redazione dal Collettivo Karburo di
Valdagno, che sostiene la protesta di lavoratori e lavoratrici.
VALDAGNO CALLING – MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI DELLA GXO.
Negli ultimi due giorni (3 e 4 settembre 2026) a Valdagno (VI) si è accesa la
protesta dei lavoratori del comparto della logistica di “Valentino”, a seguito
della comunicazione del 1 settembre di GXO (azienda multinazionale operante con
appalto alla logistica all’interno dello stabilimento), che annunciava il piano
di trasferimento del reparto presso la sede di Trecate, in provincia di Novara.
Questa decisione aziendale risponde a motivi di razionalizzazione: il magazzino
di Valdagno viene giudicato obsoleto e troppo lontano da aeroporti e arterie di
distribuzione, nonostante il fatto che lo svincolo “Valle Agno” della
“Superstrada Pedemontana Veneta” sia stato inaugurato a fine dicembre 2023. Il
periodo di spostamento dovrebbe situarsi tra febbraio e marzo 2027 e si
accompagna alla proposta di trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese
veneto a quello piemontese.
E’ l’ennesimo attacco subito dai lavoratori della logistica di “Valentino”, i
quali, prima del subentro di GXO nel 2021, si erano impegnati in vari cicli di
mobilitazione, non ultimo quello svoltosi già a partire dal 2019 contro le
condizioni di lavoro e i ritardi nella retribuzione dovuti alla
esternalizzazioni, soprattutto presso cooperative come “Atlantide”. La
stabilizzazione della condizione lavorativa, a cui GXO sembrava dovesse
corrispondere, è durata però solo cinque anni.
La composizione sociale dei lavoratori rende, per altro, particolarmente
inaccettabile la proposta di trasferimento: la maggioranza è composta da donne,
molte con mutui da pagare e figli da crescere. L’asettica proposta di
trasferimento, quindi, equivale di fatto alla proposta di sradicamento di 83
nuclei famigliari dal territorio, oppure, nel caso di un probabile rifiuto in
massa al trasferimento, corrisponderebbe all’ulteriore impoverimento del tessuto
sociale dei comuni della Valle; un territorio che ormai non solo sente sempre
più lontana la stagione della grande manifattura della “Marzotto”, ma che ancor
più finisce per rimpiangere anche il cosiddetto “Miracolo del Nord-est”: un
sogno ormai sbiadito in un’area martoriata dall’invecchiamento demografico e da
un insaziabile consumo di suolo causato dalla speculazione edilizia e
industriale.
Su questo sfondo si sono mobilitati i lavoratori, ora come nelle stagioni
precedenti organizzati per lo più sotto la sigla di ADL-Cobas, mettendo
immediatamente in campo un presidio presso i cancelli della fabbrica giovedì 3 e
un corteo per il centro città con presidio sotto il comune di Valdagno venerdì
4. Lavoratori e sindacati ora attendono un nuovo incontro con l’azienda il 9
settembre, ma hanno già ribadito la volontà di non cedere sul fronte della
mobilitazione per salvare la logistica a Valdagno. Le sigle confederali,
operanti soprattutto negli altri reparti dello stabilimento “Valentino”, si sono
per il momento espresse attraverso un comunicato, con il quale hanno manifestato
preoccupazione per il futuro dell’intero stabilimento e hanno avanzato -come
oggetto di discussione con l’azienda- proposte di reinserimento tramite
up-skilling (formazione professionale). Si è da subito mostrata disponibile
all’aiuto anche l’amministrazione comunale.
Oltre ai corpi intermedi e alle istituzioni, ci teniamo però a segnalare la
solidarietà spontanea che ha accompagnato i lavoratori durante il picchetto di
giovedì e il corteo di venerdì nel mezzo del mercato in piazza a Valdagno. In un
territorio che sembrava per più versi anestetizzato a qualsiasi moto di
solidarietà, a causa di decenni di propaganda leghista o -ultimamente- fascista,
l’appoggio solidale sembra riemergere. Ai lavoratori, la cui composizione etnica
è splendidamente mista, è infatti subito arrivato il plauso e la vicinanza degli
esercenti del mercato e della cittadinanza: una vicinanza che è forse
un’inconsapevole risposta pavloviana al richiamo della lunga storia operaia
della valle dell’Agno, dove ogni persona ha lavorato o ha avuto parenti che
hanno lavorato in “Marzotto”.
La nostra volontà, come Collettivo, è quella di contribuire alla mobilitazione e
al rafforzamento dello sforzo contrattuale dei lavoratori. Vorremmo, con loro,
ribadire che “il lavoro e il reddito delle persone non possono essere un lusso”,
nella speranza che la cooperazione fuori e dentro gli stabilimenti e la messa in
comune delle intelligenze possa essere un’opportunità per strappare il
territorio dalla morsa del cemento, del profitto cieco, del livore razzista e
dell’abbandono.
Collettivo Karburo, Valdagno 05/09/2026.
Vicenza: chi è coinvolto con il genocidio non è benvenuto
Sabato 5 settembre, nonostante il sole cocente, più di 500 persone si sono
ritrovate in Piazza Matteotti nel centro di Vicenza per affermare che chi è
coinvolto nel genocidio non è benvenuto né a Vicenza né altrove. In questi
giorni infatti è in svolgimento la Fiera dell’Oro che accoglie tra i tanti
espositori, anche aziende israeliane.
Una manifestazione ricca di interventi, quella di sabato pomeriggio, cori e un
azione che ha riempito di manifesti la scritta VicenzaOro per denunciare il
ruolo delle aziende diamantifere nel genocidio in Palestina. Per quanto la
tendenza del comune sia quella di fare orecchie da mercante e nascondersi in
finti legalismi il potere ce l’hanno per cambiare lo statuto di
IEG(organizzatore delle fiere) e come sempre manca la volontà politica, perché
il profitto sulla pelle delle persone è più importante del far rispettare il
diritto internazionale e avere un’etica. Imbarazzante e grave la risposta
ricevuta dal delegato alle aziende partecipate Marchetti:
“Come già condiviso in precedenti occasioni e come dettagliato nel parere
dell’Avvocatura comunale già in Vostro possesso, l’Amministrazione non ha titolo
per intervenire in via autoritativa sulle scelte contrattuali della fiera e
sulle dinamiche autonome dei singoli operatori privati”.
Nella realtà, il comune è proprietario di maggioranza della Vicenza Holding Spa,
che a sua volta è socia di maggioranza insieme a Rimini Congressi Srl dell’ING
(organizzatore delle fiere) e questo le permette di intervenire concretamente
sullo statuto e sul codice etico della stessa così da impedire partecipazioni di
stati genocidari.
Non lasceremo in pace la kermesse della Fiera dell’Oro fintanto che la presenze
di Israele e di espositori a esso collegati non saranno vietate in questa fiera
e in tutte le altre fatte da Italian Exhibition Group in tutto il mondo.
Sappiamo di non poter contare sulle istituzioni, che continueremo a stanare, ma
noi non smettiamo di pretendere giustizia e pace per il popolo palestinese e
scendere in piazza!
Hanno organizzato il corteo:
Vicenza per la Palestina
Valleagno per la Palestina
Palestina libera Montecchio
Bassano per la Palestina
Alto vicentino per la Palestina
Hanno aderito numerose realtà della città e del Veneto:
BDS Vicenza
CS Vicenza
Comunità Palestinese del Nordest
CS Juna
Caracol Olol Jackson
CAU Padova
Donne per la Palestina
Intifada studentesca
Potere al Popolo Padova
USB
Redazione Italia
Lelio Basso e la Carta di Algeri: dalla parte dei popoli oppressi
di Gianni Sartori Dalla nascita della LIDLIP al Tribunale permanente dei Popoli,
una storia di internazionalismo e solidarietà con le lotte di liberazione contro
colonialismo, apartheid e sfruttamento. Risale al …
VICENZA:IL BOCCIODROMO DIVENTA JUNA. AZIONARIATO POPOLARE PER L’ACQUISTO DEL NUOVO SPAZIO
Terminata l’occupazione dell’ex Baronio in viale Trento a Vicenza inizia ora una
nuova fase. Tramite azionariato popolare è stato infatti acquistato un capannone
dove ospitare concerti, una palestra popolare, laboratori, assemblee e attività
culturali. Cambia anche la denominazione, con il nome ispirato alla partigiana
vicentina, Luisa Urbani.
Come annunciato dagli attivisti, il capannone è stato acquistato tramite
azionariato popolare. Un acquisto collettivo che, come spiega il Bocciodromo in
una nota, «non rappresenta una rottura, ma uno strumento diverso per rafforzare
autonomia, radicamento e capacità di organizzazione».
«Abbiamo acquistato collettivamente con un azionariato popolare e ribelle un
capannone nella zona del “Mercato Nuovo” – si legge -. La scelta di un acquisto
collettivo nasce dalla volontà di dare da un lato stabilità e continuità al
percorso costruito in questi 15 anni di lotte e relazioni nel territorio e
dall’altro rafforzare la capacità di incidere maggiormente in città». L’acquisto
e la ristrutturazione del capannone saranno sostenuti da una grande campagna di
azionariato “popolare e ribelle”. «Sarà una sfida collettiva che coinvolgerà
tutta la città. Non chiediamo semplicemente un contributo economico: proponiamo
di costruire insieme un bene comune, indipendente dalle logiche della rendita e
del profitto, capace di durare nel tempo e di restare patrimonio collettivo di
chi lo attraverserà ogni giorno».
Il nome è ispirato dal nome di battaglia di una partigiana vicentina, Luisa
Urbani, che a seguito della sua incarcerazione e successiva fuga si unì prima
alla Brigata “Sette Comuni” e poi alla brigata Mameli della divisione “Garemi”,
dove ebbe il ruolo di vice commissario e capo servizio stampa della brigata e
guidò una squadra che la notte del 25 aprile 1945 liberò Caltrano.
L’intervista con Eleonora dello spazio sociale Juna di Vicenza Ascolta o
scarica
“Diffondiamo l’Alpinità”: la provincia di Vicenza destina 20.000 euro alla militarizzazione dei bambini del territorio
Nel mese di giugno la provincia di Vicenza, nelle persone del presidente Andrea
Nardin e del consigliere con delega al bilancio Marco Zocca, ha consegnato ai
presidenti delle cinque sezioni vicentine dell‘Associazione Nazionale Alpini
(ANA) un contributo di 20.000 euro istituendo il bando Diffondiamo l’Alpinità.
Con quell’importo si dovranno sostenere le attività educative e sociali
organizzate dalle sezioni ANA e rivolte ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e
alle ragazze, del territorio: campi scuola, notti in tenda, caccia al tesoro
sull’Ortigara, escursioni nei luoghi della Grande Guerra, attività di protezione
civile, addestramenti con nozioni pratiche per affrontare le emergenze.
Dalla pagina istituzionale che ne dà notizia leggiamo che anche il presidente
Andrea Nardin e il consigliere Marco Zocca sono alpini. Non è certo una
stranezza, considerata la diffusione del culto delle penne nere in quel
territorio, ma questo dettaglio apre domande sulla evidente e discutibile
circolarità, in questo caso, della distribuzione delle risorse pubbliche, dato
che l’emittente dei fondi ha stretta relazione con i riceventi.
Il supposto conflitto di interessi svanisce però, grazie all’esplicito
riferimento fatto, in sede ufficiale, al protocollo di Intesa tra il Ministero
dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e l’Associazione Nazionale
Alpini, rinnovato nel mese di dicembre 2025 e che apre alla presenza dei
militari nelle scuole accreditandogli un valore di esempio di senso civico,
cultura della solidarietà, tutela ambientale. In un nostro passato articolo ci
siamo soffermati su come lo stesso protocollo preveda il rilascio di attestati
di frequenza per tutte le attività extracurricolari svolte con l’ANA, attestati
utili in sede di esame di maturità o da allegare al curriculum a fine percorso
scolastico perché riconosciuti da altre associazioni che operano nell’ambito
della formazione giovanile e della tutela del territorio.
Andrea Nardin è anche sindaco di Montegalda, un comune di circa 3400 abitanti
che da qualche anno vanta un frequentato centro di Ginnastica Dinamica Militare
probabilmente nato sotto il suo doppio mandato di sindaco (qui il tag per gli
altri nostri articoli sulla ginnastica dinamica militare)
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vede
nel bando Diffondiamo l’Alpinità un esempio delle numerose iniziative portate
sul territorio, negli ultimi anni, dal sistema della “difesa” per avvicinare
tutta la popolazione, in modo particolare quella adolescente e giovane, e
“acculturarla” e, perché no, anche arruolarla.
Ci opponiamo all’impiego delle risorse pubbliche per la diffusione dei corollari
della propaganda di guerra nella mentalità comune. Il purismo identitario
nazionalista, la narrazione parziale e nostalgica della Storia, il sacrificio
della propria vita per il bene della patria, l’interiorizzazione e la
subordinazione a una gerarchia di comando rigidamente strutturata, sono principi
nei quali noi non ci riconosciamo. E riteniamo pericolose e criminali le
politiche che lavorano per il loro ritorno.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo della Caserma #Chinotto in un mondo di
#guerra
Antonio Mazzeo - 2026
Quello che preoccupa è la rete tessuta dalle istituzioni militari (Arma dei
#Carabinieri, #USArmy, #NATO, UE, ecc.) che operano alla “Chinotto” con
innumerevoli soggetti internazionali e le relazioni costruite con la società
civile
vicentina.https://www.academia.edu/170396052/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_della_Caserma_Chinotto_in_un_mondo_di_guerra?auto=download&email_work_card=download-paper
Sport e ideologia militarista: il lato nascosto dell’addestramento infantile
Virtù indica il bene in senso morale e spirituale, ma è significativo che questa parola derivi etimologicamente dal latino vir, “maschio”. Nelle comunità tradizionali la virtù che davvero contava doveva essere essenzialmente la forza fisica del maschio, il suo carattere indomito e virile, che evidentemente veniva percepito come la migliore garanzia di poter avere la meglio sul nemico. Anche la parola eroe ha a che fare con la medesima famiglia semantica (attraverso il greco héros, “prode, forte in guerra, combattente”) Davide Borrelli.
La segnalazione che commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università con un video pubblicato su Facebook, riguarda un
campo di allenamento sportivo, paramilitare – legendary strenght revealed –
organizzato a Rettorgole, frazione di Caldogno, in provincia di Vicenza. Siamo
nel Nord, lavoratore e produttivo, terreno di coltura della vecchia Lega, del
suo pervicace separatismo, a cui la legge n.86/2024, a firma del ministro
Roberto Calderoli, ha dato corpo, mentre si diffonde – in forma pressoché
clandestina – l’ennesimo testo di preintesa Stato-Regioni.
Ricordo spesso questo aspetto perché la mentalità autonomista si coltiva anche
con quella ristrettezza di pensiero a cui abitua la competizione sportiva, unita
a stretto vincolo con il culturismo, con il vigore fisico indispensabile al
guerriero. Addestramento che è anche consuetudine alla obbedienza al comando, la
performance come risposta efficace a quel che – nella rigida scala gerarchica –
viene chiesto al sottoposto, senza che l’ordine si possa giudicare e mettere in
dubbio.
La postura tipica del coach (come è obbligo oggi chiamare la tizia o il tizio
che in palestra ti fanno sudare), non solo del superiore graduato, è la messa in
mostra, come modello, del proprio fisico e l’urlo come interlocuzione. Nel video
un gruppo di bambini, forse appena preadolescenti, è schierato in riga davanti a
un addestratore che urla l’ordine, un monito di buona retorica militare,
“Compagnia?”, a cui i ragazzini rispondono – chiaro e forte come nei film sui
marines – “Commando!!” (due emme!), controrisposta “Grandiosi“, e avvio
dell’attività a colpi di fischietto.
Tutto questo agitarsi di corpi fra ostacoli, salti, corse, è accompagnato da una
musica epica, ad alta energia, come si è detto più su. La fonte è un sito
dedicato, “Cinematic Sourse“, brutte copie, algoritmico-intelligenti, di
Vangelis, nel canone delle colonne sonore, fin da Momenti di Gloria del 1981, o
delle tracce che accompagnano le gesta di Arnold Schwarzenegger in Comando
(1985), guarda il caso.
Musica e lotta audace sono ormai cultura popolare. Lo mostrano due serie di
cartoni animati molto viste da grandi e piccini, i Simpson e quella coreana Saya
Boys. Gruppi musicali in stile militare per i quali la musica è solo
un’occasione di scontro con altre formazioni. Boy-Baby Band, nel primo caso
protagonista Bart, nel secondo Jinu, demone che eccitando il suo pubblico ne
cattura l’energia. Insomma, si tratta sempre di conflitti all’ultima nota, per i
Leoni (Saya), anche di incantesimi e rituali di morte.
Ma vengo a chi governa tutto questo dispiegamento di energia combattente, in
mimetica, rivolta a giovani futuri eroi. A Roma ha la sua sede l’ENDAS (Ente
Nazionale Democratico di Azione Sociale e Sportiva), scudo con un’onda gialla
che porta la testa di un’aquila, guarda il caso
(https://www.endas.it/area-istituzionale/la-nostra-storia/). Associazione
sportiva riconosciuta dal CONI, nasce nel 1949 a scopi sociali e democratici
(sic) visto che, finito il fascismo delle adunate domenicali e delle
esercitazioni ginniche, occorre occupare il campo. Ma prima, nel 1946, venne
fondato il suo antesignano, il M.A.S (Movimento di Azione Sociale) che, leggiamo
sul sito dell’ENDAS, intendeva l’attività sportivo-sociale o social-sportiva
come via della redenzione (sic) dopo l’oscurantismo del Ventennio.
Oggi, bambini, adolescenti, adulti, più che redenti dalle colpe dei padri, e
forse da quelle dei partigiani, devono crescere nella convinzione che è meglio
rispondere affermativamente al comando, preparare fisico e mente per la difesa
totale del suolo patrio. Allo scopo servono buone dosi di competizione, di
crediti meritevoli in qualunque modo conseguiti, di resilienza, di reattività al
rischio, competenze a cui educa la scuola di Valditara.
Ma serve anche lo sport, attività di vario tipo che ormai, fosse anche nel
campetto parrocchiale, svolgono tutte le creature piccole e giovani.
Intrattenimento e divertimento – ci dicono- attivo e passivo (il tifoso)
diventato industria dei corpi, corpi a cui la televisione, i media, le aziende
che producono divise e oggetti sportivi, chiedono di andare sempre oltre il
limite fisico, grazie a dosi di sostanze chimiche (i controlli anti-doping
spesso non conseguono risultati) e di allenamenti intensivi. E succede che un
tennista super titolato svenga per il caldo o che giovani calciatori muoiano sul
campo per infarto. Come scrive il sociologo in esergo, la virtù richiede
sacrificio, i soldati in guerra se lo sentono ripetere fin dall’assedio di
Troia.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente
Vicenza e la Festa della Repubblica: tra militarizzazione e mobilitazioni dal basso
Il 2 giugno 2026 si è celebrato l’ottantesimo anniversario della Repubblica
italiana. La data ha prodotto due narrazioni incompatibili: quella ufficiale,
scandita da parate militari e uniformi, e quella dei movimenti antimilitaristi,
che in quella stessa data hanno scelto di occupare piazze, basi e presidi in
tutta Italia.
In piazza dei Signori a Vicenza, la celebrazione per l’anniversario della
Repubblica ha incluso una sfilata di bambini e bambine delle scuole primarie.
Moretto piumato in testa, i piccoli hanno corso in piazza affiancati dal corpo
d’arma, riprendendo la tradizionale «corsa dei bersaglieri». Secondo «Il
Giornale di Vicenza», si tratta di una scelta alla quale il prefetto «tiene in
modo speciale». La cerimonia ha compreso anche l’alzabandiera e l’esecuzione
dell’Inno d’Italia da parte della banda di Gambellara insieme al coro del liceo
musicale Pigafetta (clicca qui per la notizia).
Le celebrazioni erano promosse, come ogni anno, dalla Prefettura e dal Comune di
Vicenza. Il sindaco Giacomo Possamai e il prefetto Filippo Romano sono stati
indicati dalla stampa e dalle reazioni politiche come i responsabili diretti
della scelta di coinvolgere i bambini in questo ruolo. La presenza dei
«bersaglierini» alle celebrazioni vicentine non è una novità di quest’anno: si
tratta di un’iniziativa, promossa dai primi anni duemila, dall’Associazione
Nazionale Bersaglieri e presentata come veicolo di «trasmissione generazionale
dei valori repubblicani».
Il 2 giugno commemora la nascita della Repubblica italiana, nata dal ripudio del
fascismo e dalla scelta popolare. La Costituzione che quella data inaugura
contiene un principio esplicito: l’Italia «ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali» (art. 11). La pagina web del Ministero della difesa
ci ricorda: «Sin dalla sua prima edizione nel 1948, la Rassegna del 2 giugno ha
accompagnato e interpretato quei valori di libertà, democrazia e convivenza
pacifica, così faticosamente conquistati. Un segnale di fiducia nel futuro e
nella volontà di rinascita che tornava a permeare tutta la Nazione».
La parata fu voluta dall’allora Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi come
atto formale di lealtà delle Forze Armate al nuovo Stato repubblicano. Il
significato della parata del 1948 era ben diverso da quello che molti oggi
vogliono dare a questa giornata. Un esercito a protezione di una pace
conquistata con fatica e sofferenza e non l’esercito come dimostrazione di forza
e prontezza alla guerra.
La scelta di Vicenza non è passata inosservata. Rifondazione Comunista Vicenza
ha parlato di «profonda amarezza» per la decisione del sindaco e del prefetto di
trasformare la Festa della Repubblica in una celebrazione «dal carattere
marcatamente militaresco». Nella nota del partito si legge che «l’utilizzo dei
bambini per mimare simboli, gesti e ritualità militari è una scelta
assolutamente inappropriata, tanto più nel contesto internazionale attuale,
segnato da guerre, distruzioni e sofferenze che colpiscono milioni di persone».
Sindaco e prefetto sono stati accusati di «miopia culturale e istituzionale»
(clicca qui per il comunicato).
La critica converge con quella dell’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università: oggi la Repubblica «merita di essere celebrata
attraverso i valori della pace, della democrazia e della partecipazione, ma non
attraverso la militarizzazione dello spazio pubblico e, ancor meno, attraverso
il coinvolgimento dei bambini in rappresentazioni che richiamano il mondo della
guerra».
Nel dibattito pubblico attorno al 2 giugno, Antonio Polito ha pubblicato su 7 –
Corriere della Sera del 12 giugno 2026 un articolo dal titolo Leggiamo bene la
Costituzione: scopriremo che la polemica contro i militari non è prevista da
nessuno degli articoli, in cui ricordava che assistere inerti di fronte alla
forza prepotente «non era esattamente l’idea dei costituenti, donne e uomini
appena ribellati al nazifascismo». Il richiamo è storicamente fondato: i
costituenti non erano pacifisti passivi. Occorre però fare attenzione a come
questo argomento viene utilizzato nel discorso pubblico contemporaneo. Il
richiamo alla combattività dei costituenti rischia di diventare una
legittimazione retorica dell’escalation militare, della spesa in armamenti,
della normalizzazione del simbolo bellico nello spazio civico — e nelle scuole.
I costituenti ripudiarono la guerra come strumento di potere statale: quella
distinzione è il cuore dell’art. 11, e non va offuscata da analogie troppo
rapide tra resistenza partigiana e riarmo.
Mentre a Roma i carri armati sfilavano sui Fori Imperiali e a Vicenza i bambini
correvano in divisa da bersagliere, il Coordinamento SUBIF promuoveva una
giornata di azione antimilitarista diffusa in tutta Italia. Le iniziative hanno
toccato realtà molto diverse tra loro: un presidio davanti all’ISAB Nord tra
Augusta e Priolo, il No Muos a Niscemi, un presidio a Trapani, una
manifestazione a Pontedera, un’iniziativa in sardo — «A Foras is bases, Po is
gherras allenas» — a Cagliari, e a Vicenza stessa, in via Ferrarin 71 (la base
militare USA, Caserma Ederle / Dal Molin), un presidio intitolato «Dal Del Din a
Gaza: disarmiamo la guerra». A Rovezzano, presso la caserma Predieri, la «Festa
della Repubblica delle forze disarmate». La geografia di queste iniziative non è
casuale: basi militari, industrie belliche, installazioni NATO.
La coesistenza di queste due narrazioni il 2 giugno 2026 rivela una contesa in
atto attorno al significato simbolico della Repubblica: chi la abita, con quali
corpi, con quali valori, con quali immagini. Da un lato la Repubblica celebrata
attraverso i suoi apparati armati, proiettata verso il riarmo atlantico;
dall’altro la Repubblica richiamata nei suoi principi fondativi: pace e ripudio
della guerra.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università segue
questa contesa con attenzione, perché la scuola — e i bambini che la abitano —
ne sono spesso il terreno. Quando i simboli militari entrano nelle aule e nelle
piazze scolastiche, non si tratta di folklore o tradizione: si tratta di scelte
educative e politiche, che meritano dibattito pubblico e non silenzio
istituzionale.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente