#nowar I «segreti» della 207esima brigata intelligence svelati al Burci #usarmy
#longare
Funzioni e scopi nello scacchiere geostrategico della unità statunitense
dislocata a #Vicenza sono stati al centro di un dibattito pubblico in zona
Piarda: protagonista della serata è stato il saggista Antonio Mazzeo
https://www.vicenzatoday.it/attualita/intelligence-militare-presenza-occulta-vicentino-27-maggio-2026.html
Tag - vicenza
Incontro pubblico a #Vicenza sul tema della #militarizzazione del territorio e
ruolo delle basi USA #longare #usarmy
L’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare ha organizzato per martedì
26 maggio, alle 20 e 30
L’appuntamento si focalizzerà in particolare sulle Caserme USA Miotto (ex Pluto)
e Tormeno-Fontega, approfondendo il ruolo strategico svolto dalla 207th Military
Intelligence Brigade.
https://www.vipiu.it/leggi/vicenza-citta-militarizzata-incontro-basi-usa/
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, Miotto, basi Usa in
un mondo di #guerra #usarmy
By Antonio Mazzeo
Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente
complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un
ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in
questa città.
https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, #Miotto, basi Usa in
un mondo di #guerra #war #military
By Antonio Mazzeo
2026, Quaderni Vicentini
Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente
complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un
ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in
questa città.
https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
Sondaggio: “Giovani e Guerre”. Un’indagine per conoscere il punto di vista dei vicentini
Pubblichiamo un interessante Report sulla restituzione dei risultati del
questionario “Giovani e Guerre”, realizzato nell’ambito del progetto scolastico
“L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza
con il supporto dell’Associazione Oikos e presentato il 20 marzo presso l’ITIS
“Rossi” di Vicenza.
L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il punto di vista
dei giovani vicentini di fronte ai conflitti armati, alla pace e al ruolo della
scuola nell’educazione critica alle dinamiche della guerra. Il progetto nasce
con un obiettivo preciso, in linea con quello dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università, cioè contrastare la crescente
narrazione che tende a presentare la guerra come inevitabile, o addirittura come
soluzione legittima dei conflitti internazionali, e rafforzare invece nei
giovani strumenti di riflessione, responsabilità personale e cittadinanza
attiva. Nella dispensa del progetto si sottolinea infatti che la scuola deve
restare uno spazio di libertà, pensiero critico e costruzione di un futuro di
pace.
Al questionario hanno risposto 1561 studenti e studentesse di 15 scuole
superiori di Vicenza e provincia, offrendo un quadro ampio e significativo del
sentire delle nuove generazioni su guerra, pace, servizio militare, informazione
e ruolo delle istituzioni scolastiche.
L’indagine è stata elaborata dal professor Giuseppe Pellegrini dell’Università
di Trento, dalla professoressa Silvia Cataldi dell’Università La Sapienza di
Roma e dalla dottoressa Irene Moresco. La rilevazione si è svolta tra il 18
novembre e il 24 dicembre 2025.
Dal report emerge un forte stato di attenzione e preoccupazione: quasi il 70%
degli intervistati si dichiara abbastanza o molto preoccupato per un possibile
coinvolgimento dell’Italia in una guerra, mentre sulla possibilità di un
conflitto globale prevalgono sentimenti di inquietudine e allarme.
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il netto rifiuto
dell’approccio militare come risposta ai conflitti. I dati mostrano infatti che,
in caso di chiamata obbligatoria alle armi, soltanto il 35,1% dei rispondenti
dichiara che si arruolerebbe, mentre la quota più alta, il 37,5%, afferma che
sceglierebbe di fuggire all’estero.
ANCHE RISPETTO AL SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO, LE PERCENTUALI RESTANO
CONTENUTE, MENTRE MOLTI RAGAZZI DICHIARANO DI NON RICONOSCERSI NÉ NELLA SCELTA
MILITARE NÉ IN QUELLA DEL SERVIZIO CIVILE. UN ORIENTAMENTO CHE CONFERMA UNA
DIFFUSA DISTANZA CULTURALE DEI GIOVANI DALLA GUERRA COME STRUMENTO DI SOLUZIONE
DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI.
Per gentile concessione del Gruppo Scuole Disarmate Vicenza, che ringraziamo,
mettiamo a disposizione il Report in PDF per una lettura ed uno studio
approfondito sul sentimento dei/delle giovani rispetto alla guerra e
all’arruolamento.
REPORT_PELLEGRINI_EVENTO_20260320Download
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Asilo impossibile: il TAR Veneto condanna la strutturale inaccessibilità al diritto di asilo nelle Questure di Vicenza e Venezia
I tempi di formalizzazione delle domande di protezione internazionale presso le
Questure di Venezia e Vicenza hanno superato in modo significativo e reiterato
il termine di legge, ragion per cui si configura una disfunzione organizzativa
non occasionale, bensì strutturale. E sono le scelte organizzative interne
all’Amministrazione ad aver determinato tale qualificata inefficienza.
È questo che afferma il TAR Veneto, Venezia, in due importanti sentenze del 18
marzo 2026, n. 616 e n. 617, con le quali il Collegio giudicante rompe il muro
dietro cui le Questure e il Ministero dell’Interno si trincerano da anni per non
risolvere l’inefficiente e dannosa gestione delle procedure relative alle
domande di protezione internazionale.
Il TAR, con due pronunce senza precedenti, ribalta il rapporto di forza tra le
Questure, il Ministero e le persone straniere richiedenti asilo, condannando le
amministrazioni al ripristino di una funzione amministrativa così delicata come
quella relativa all’accesso e allo svolgimento della procedura di riconoscimento
della protezione internazionale, ma anche stigmatizzando l’inerzia
dell’Amministrazione centrale e l’insufficienza di riscontro probatorio delle
Amministrazioni periferiche.
I ricorsi collettivi contro le Questure di Venezia e Vicenza, accusate di
ritardi sistematici nell’accesso alla procedura di protezione internazionale,
presentati il 7 marzo 2025 da ASGI, Emergency, Lungo la Rotta Balcanica e CADUS
contro la Questura di Venezia e da ASGI e CADUS contro la Questura di Vicenza,
con il sostegno di Casa di Amadou, Oxfam Italia e Spazi Circolari, sono stati
accolti.
Le sentenze, dopo aver affermato la piena legittimazione delle Associazioni
ricorrenti (per la prima volta la class action pubblica è stata presentata solo
da associazioni e non anche da singole persone straniere), sulla base delle
condizioni rappresentate negli atti di causa e in sede di discussione, hanno
accertato che: i termini di legge sono sistematicamente violati e lo sforzo
organizzativo ragionevolmente esigibile dall’Amministrazione è inidoneo e
insufficiente anche avendo riguardo alle risorse di cui la stessa p.a. dispone.
E da tale disorganizzazione strutturale derivano danni e conseguenze
inaccettabili per le persone richiedenti asilo, messe sotto scacco da un sistema
che non funziona e, rispetto al quale, anche a valle di un’articolata ordinanza
istruttoria adottata dal TAR, le risposte fornite dalle Questure sono state
insufficienti, prive di prove documentali, e comunque sconfessate dalle prove
fornite dalle ricorrenti.
Il TAR non manca di condannare senza mezzi termini il Ministero dell’Interno
che, invece, non ha fornito in giudizio alcun riscontro alle ordinanze
istruttorie, volte in particolare ad ottenere dati comparativi delle condizioni
in cui versano le altre Questure sul territorio italiano nella gestione dei
medesimi procedimenti.
“Si tratta di una disfunzione che, incidendo su diritti fondamentali della
persona, sarebbe stata tollerabile se l’Amministrazione avesse provato, in modo
circostanziato e documentale, che il mancato rispetto del termine dipende da
fattori non fronteggiabili mediante misure organizzative ragionevolmente
esigibili”.
Tale prova, come evidenziato dalle avvocate e dagli avvocati del collegio
difensivo, è assolutamente mancata. Tuttavia, il TAR ha anche chiarito che a
fare da contro altare alla mancata o insufficiente prova fornita dalle
amministrazioni, sono occorsi i numerosi riscontri resi dalle Associazioni, che,
forti del sostegno reciproco, hanno documentato, con chiarezza e meticolosità,
l’insostenibile condizione in cui versano i richiedenti asilo, costretti ad
attendere tempi lunghissimi per accedere a quello che è un diritto fondamentale
e a subire le dannose conseguenze di tale inefficienza.
Ma al TAR Veneto non è bastato accertare l’inefficienza strutturale delle
Questure di Venezia e Vicenza. Quello che affermano queste due pronunce (al di
là delle differenze legate alle condizioni proprie di ciascuna amministrazione)
è che sono proprie le scelte fatte (e soprattutto non fatte) dalla p.a. a
dimostrare che: “l’assetto organizzativo prescelto non è calibrato per
assicurare, con continuità, il rispetto degli stringenti termini di legge”.
E non ci si può nascondere dietro mere affermazioni di carenza di risorse ed in
particolare di carenza di personale per giustificare una condizione che
pregiudica quotidianamente i diritti delle persone straniere richiedenti asilo,
perché, si afferma: “Diversamente opinando, l’effettività del termine previsto
all’art. 26, comma 2-bis, del d.lgs. n. 25/2008, finirebbe per essere
subordinata a scelte organizzative discrezionali dell’Amministrazione, con
conseguente svuotamento della portata precettiva della norma e compromissione
della tutela dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione
internazionale”.
NIENTE SCUSE (perché senza prove non può che parlarsi di scuse rispetto a quanto
riferito dalle Questure): i miglioramenti, gli efficientamenti, le soluzioni
sono possibili (dell’impossibilità dovrebbe essere fornita prova concreta
afferma il TAR) e lo dimostrano le stesse Questure che, dopo la diffida
presentata prima dei ricorsi, hanno comunque dato luogo a miglioramenti,
giudicati comunque insufficienti, non strutturali e tardivi.
Completa il quadro definito dal TAR, il riferimento, segnalato dalle ricorrenti,
ad un’importante circolare del Ministero dell’Interno prot. n. 77903 del 12
settembre 2024 dalla quale “emerge come la stessa Amministrazione centrale abbia
espressamente riconosciuto, su scala nazionale, la presenza di ritardi e
criticità nella gestione delle procedure relative alla protezione
internazionale, evidenziando la necessità di adottare modelli organizzativi più
efficienti, mediante una più razionale distribuzione delle risorse, una
semplificazione delle procedure e un miglioramento dell’accessibilità dei
servizi”.
La condanna è netta e declinata in un’ottica di: riduzione progressiva dei
tempi; smaltimento dell’arretrato, e ripristino di “una gestione efficiente del
procedimento di presentazione delle domande, facilitando l’accesso degli
interessati agli uffici della Questura e garantendo la tempestiva raccolta delle
manifestazioni di volontà di richiedere la protezione internazionale”, nel
termine assegnato di novanta giorni dalla pubblicazione della sentenza. Con
l’avvertenza del TAR che: “Eventuali interventi più specifici potranno essere
adottati soltanto nel successivo giudizio di ottemperanza (art. 5 del d.lgs. n.
198/2009), qualora l’Amministrazione non dia spontanea attuazione al dictum
contenuto nell’eventuale sentenza di accoglimento”.
Queste pronunce aprono un varco, anche e soprattutto in termini di
replicabilità, nell’oblio che negli anni ha generato la mala gestio dei
procedimenti di asilo in tutto il territorio italiano, cui, purtroppo, sembrava
quasi essersi abituati, al punto che le richieste di efficientamento parevano
esorbitanti pretese senza possibilità di riscontro.
Alla negazione dei diritti non ci si può abituare: Nei tempi bui si canterà? Sì,
ancora si canterà.
Sentenza n. 616 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Vicenza)
Sentenza n. 617 del 18 marzo 2026 (relativa alla Questura di Venezia)
MILANO, ROMA, VICENZA E TORINO: PIAZZE MOBILITATE IN ITALIA TRA ANTIFASCISMO, ANTISIONISMO E IL NO A GUERRA E REFERENDUM
Movimento. Oggi, sabato 14 marzo, almeno 4 le piazze di lotta convocate in
Italia e seguite da Radio Onda d’Urto: Milano, Roma, Vicenza, Torino.
MILANO – A Milano, dove inizia la tre giorni per ricordare Davide Dax Cesare,
compagno ucciso da 3 fascisti in via Brioschi a Milano il 16 marzo 2003, 23 anni
fa. Da oggi, sabato a lunedi, tre giorni di iniziative a Milano di lotta,
riappropriazione, socialità e confronto contro il fascismo, il sionismo e la
guerra imperialista “con la stessa rabbia e immutato amore”. La mobilitazione è
iniziata già nella mattinata di sabato 14 marzo, con compagne-i a liberare il
Palasharp, palazzo dello sport in disuso dal 2011 in zona Lampugnano. Lo
stabile, già tolto dall’oblio a inizio febbraio, in occasione delle Utopiadi
contro le Olimpiadi invernali, ospiterà sabato sera la serata musicale a
sostegno della campagna e poi anche le iniziative di domenica per Dax.
Sabato pomeriggio, attorno alle ore 15.45, è partito dall’Arco della Pace di
Milano – e sotto una pioggia battente – il corteo per Dax. Molte centinaia le
persone fin dalla partenza del corteo aperto dallo striscione “Dax ucciso perché
militante antifascista. I compagni e le compagne del movimento”. La
corrispondenza d’apertura con Siham, inviata di Radio Onda d’Urto a Milano.
Ascolta o scarica
ROMA – Da Milano a Roma, con il corteo “Per un No sociale, contro il Governo
Meloni e le sue politiche di guerra come alla riforma sulla giustizia, al suo
silenzio sul genocidio in Palestina ed alle misure repressive contro chi
manifesta dissenso nel nostro Paese. Abbassiamo le armi, alziamo i salari!”
Queste le parole d’ordine della manifestazione indetta da realtà come Potere al
Popolo; Unione Sindacale di Base; Contropiano; Movimento per il diritto
all’abitare di Roma; Calp; Cambiare Rotta; Collettivi Autorganizzati
Universitari; Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli; Osa; No Ponte Calabria;
Rete dei Comunisti, con l’adesione di altre decine di realtà (qui l’elenco)
arrivate nella Capitale.
La corrispondenza delle ore 15.30 con il nostro collaboratore da Roma, Stefano
Bertoldi, con le interviste dallo spezzone di Potere al Popolo. Ascolta o
scarica
La seconda corrispondenza sempre con Stefano Bertoldi e l’intervista a Giacomo,
Rete dei Comunisti, da Roma. Ascolta o scarica
Altre interviste da Roma con i Collettivi Autorganizzati Universitari ed
Ecoresistenze. Ascolta o scarica
“In 20mila diciamo No alla Guerra, al Governo Meloni e al Referendum
Costituzionale”, scrive sui propri canali Potere al Popolo da Roma:
https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/03/NOI-DICIAMO-NO-No-alla-GuerraNo-al-Governo-MeloniNO-al-Referendum-Costituzionalenoidiciamono.mp4
VICENZA – Vicenza; “contro l’uso delle nostre città come ingranaggio della
guerra globale” corteo nella città berica (ore 15, via Prati) per una
“manifestazione determinata a trasmettere – si legge su Globalproject.info – un
messaggio chiaro ovvero che Vicenza non vuole essere complice: Blocchiamo gli
ingranaggi della guerra globale”. Il tutto in una città, Vicenza, che vede la
presenza di almeno tre servitù militari Usa: la Caserma Ederle (sede del comando
Setaf) Camp Del Din (173esima brigata aviotrasportata) e caserma Miotto
(intelligence militare Usa). Qui la presentazione dei contenuti politici
dell’iniziativa con Angelo, di Vicenza per la Palestina.
TORINO – Infine Torino. Sabato 14 marzo corteo pure in Piemonte, con la
manifestazione regionale indetta da Torino per Gaza con numerose adesioni per
ribadire la solidarietà popolare con la Palestina, oltre che contro “Board of
Peace e ddl (cosiddetto) antisemitismo”, in realtà una clava contro chi contesta
Israele e le politiche sioniste. Del corteo Radio Onda d’Urto ha parlato, nei
giorni scorsi, con Sara di Torino per Gaza, affrontando i temi che hanno portato
a lanciare la mobilitazione regionale piemontese: clicca qui per ascoltare.
PALESTINA: REPRESSIONE CONTRO CHI SI ESPONE NEI LICEI DI BOLOGNA E VICENZA. LA RISPOSTA DELLE COMUNITA’ STUDENTESCHE
A San Lazzaro di Savena (Bologna), lunedì 22 dicembre, presidio di insegnanti,
studenti e genitori fuori dal liceo Enrico Mattei, finito al centro delle (non
volute) attenzioni del ministro Valditara dopo che un genitore ha denunciato la
decisione di un insegnante di far partecipare una classe a un webinar sui
diritti umani e il diritto internazionale tenuto dalla relatrice speciale per i
Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese.
Il sit-in ha rivendicato la libertà di insegnamento e di pensiero critico a
scuola. La raccolta firme “contro la censura e per una scuola libera” ha
raggiunto oltre mille firme a sostegno della docente che con i suoi studenti ha
partecipato a un webinar con la relatrice Onu.
Dal presidio di Bologna sentiamo Sandro, insegnante del Mattei di Bologna.
Ascolta o scarica
Da Bologna a Vicenza: al liceo Fogazzaro annullati tre laboratori con
testimonianze di attivisti, volontari e giovani palestinesi, previsti
all’interno di un’assemblea d’istituto regolarmente organizzata per martedì 23
dicembre. La cancellazione è avvenuta a seguito del richiamo a presunte
“direttive ministeriali”, motivate con la necessità di garantire un non meglio
specificato “contraddittorio”. Secondo quanto denunciato dagli studenti, la
decisione è arrivata dopo dichiarazioni pubbliche di Giulia Gennaro, dirigente
provinciale di Fratelli d’Italia, che ha definito gli incontri “di parte” e
“inaccettabili”. L’amministrazione scolastica ha quindi richiamato le direttive
emanate dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara il 7 novembre e il 12
dicembre, utilizzandole per giustificare l’annullamento delle testimonianze
sulla Palestina. L’episodio, sottolineano gli studenti, non rappresenta un caso
isolato ma si inserisce in un contesto nazionale sempre più segnato da
interventi repressivi nelle scuole. Un precedente recente è quello della Toscana
e Emilia-Romagna, dove il ministro Valditara ha inviato ispettori ministeriali
dopo l’organizzazione di incontri online con Francesca Albanese, relatrice
speciale ONU sui territori palestinesi occupati.
“Quello che stiamo vivendo è il modello di una scuola che rinuncia al proprio
ruolo educativo, che censura il confronto e che di fatto legittima il silenzio
di fronte a un genocidio”, dichiarano gli studenti assieme alla Rete Studenti
Medi del Veneto. “La pretesa neutralità invocata dalle istituzioni scolastiche
si traduce in una negazione del diritto all’informazione e al pensiero critico:
ascoltare testimonianze dirette non è propaganda, ma formazione”. In risposta
alla cancellazione dei laboratori, gli studenti del Liceo Fogazzaro, insieme
alla Rete degli Studenti Medi di Vicenza e a Intifada Studentesca Vicenza, hanno
deciso di organizzare una contro-assemblea, come forma di protesta e di
autodeterminazione studentesca. La contro-assemblea si terrà martedì 23 dicembre
alle ore 8.00 e sarà uno spazio autogestito di informazione, confronto e
condivisione sulla Palestina. Un’iniziativa che nasce dalla convinzione che la
scuola non possa e non debba essere neutrale di fronte a crimini di massa, e che
il silenzio imposto equivalga a una presa di posizione politica. “Le assemblee
d’istituto sono spazi degli studenti e per gli studenti. Se vengono svuotate di
contenuto e sottoposte a controllo politico, allora è nostro dovere ricostruirle
dal basso” dichiarano gli studenti del Fogazzaro di Vicenza.
Su Radio Onda d’Urto Micol Papi, Rete Studenti Medi di Vicenza. Ascolta o
scarica
PALESTINA – Intanto in Palestina, in Cisgiordania Occupata, prosegue l’azione
dei coloni israeliani, accompagnata non solo dall’esercito di occupazione ma
anche dalle leggi dello Stato sionista. Il governo Netanyahu ha approvato altri
19 insediamenti coloniali in West Bank, in particolare nelle aree settentrionali
che erano state evacuate nel 2005. Nel frattempo proseguono i raid delle forze
di occupazione, nell’area a nord-est di Ramallah e di al-Bireh, a nord-est di
Gerusalemme, dove nelle ultime ore gli israeliani hanno demolito altre case
palestinesi nel villaggio di Anata.
Nella Striscia di Gaza, invece, continua a crescere l numero delle vittime
palestinesi dei raid israeliani, in costante violazione del teorico cessate il
fuoco in vigore dall’11 ottobre 2025. Da allora i bombardamenti israeliani hanno
ucciso 405 palestinesi, portando il totale delle vittime degli ultimi due anni
di genocidio a 70.937 uomini, donne e bambini ammazzati. Alle decine di migliaia
di uccisioni si aggiungono la distruzione e le condizioni di vita infernali
provocate da oltre due anni di bombardamenti incessanti e chiusura dei valichi
agli aiuti umanitari, dal cibo alle medicine, dal materiale sanitario alle case
prefabbricate per sostituire quelle distrutte dai missili israeliani. Con
l’arrivo dell’inverno e della tempesta Byron, poi, i due milioni di sfollati di
Gaza – in particolare i neonati – muoiono anche di freddo, costretti ad
alloggiare in tende fatiscenti e allagate.
In tutto questo Tel Aviv ha introdotto nuove norme per la registrazione delle
ong internazionali per rendere ancora più difficile fornire assistenza medica
all’interno della Striscia, dove gli ospedali locali sono stati bombardati per
due anni dall’Idf. La denuncia arriva da Medici Senza Frontiere – tra le
organizzazioni mediche operative nella Striscia – secondo cui le nuove
disposizioni potrebbero comportare la revoca della registrazione delle ong a
partire dal 1 gennaio. Infatti, la mancata registrazione impedirebbe alle
organizzazioni internazionali (cioè non israeliane) di fornire servizi
essenziali alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania Occupata.
Sull’ennesima stretta agli aiuti su Radio Onda d’Urto Meri Calvelli, direttrice
del Centro Vik – Vittorio Arrigoni – di Gaza (distrutto dagli occupanti
israeliani) e di ACS ong – Associazione di Cooperazione e Solidarietà.
VICENZA: SGOMBERO DEL “BOSCODROMO”, PRESIDIO PERMANENTE CONTRO L’ABBATTIMENTO DEI BOSCHI PER FARE SPAZIO AL TAV
Immagine di GlobalProject
Vicenza. Sgombero in corso del “Boscodromo”, da mesi presidio di resistenza
popolare contro la realizzazione della tratta Tav Verona-Padova nel quartiere
Ferrovieri e per fermare la distruzione dei boschi Ca’ Alte e Lanerossi.
Il “Boscodromo” si trova nell’ex sede dello centro sociale Bocciodromo di
Vicenza, già bocciofila e sede del dopolavoro di quartiere, che dopo 14 anni di
lotte si è spostato a settembre 2025 in una nuova sede, in viale Trento 141.
Da questo lunedì mattina la polizia ha iniziato ad abbattere con le ruspe il
presidio No Tav e sgomberare attivisti e attiviste, in presidio permanente da
venerdì scorso per difendere il territorio, i boschi ed il quartiere dall’arrivo
di cantieri e cemento. Decine di persone hanno resistito passivamente – seduti
davanti all’edificio – alla devastazione della zona, portati via dalla polizia.
Il collegamento con Elena Guerra, dell’Assemblea dei boschi che resistono.
Ascolta o scarica.
VICENZA: DOPO 14 ANNI IL CSO BOCCIODROMO SI SPOSTA IN VIALE TRENTO 141. IN VIA ROSSI, 198 NASCE UN PRESIDIO NO TAV.
Dopo 14 anni di presenza nel cuore di Vicenza, il Centro Sociale Bocciodromo si
sposta in una nuova sede, in viale Trento 141. La scelta di occupare questo
spazio arriva in un momento simbolico: durante la settimana in cui le flotte
dell’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza, portando avanti anche una
riflessione sulle dinamiche di guerra, diserzione e servitù militari.
Il Bocciodromo non abbandona tuttavia le proprie radici: l’ex sede di via Rossi
198 non è solo un vecchio edificio, ma il simbolo di una lunga lotta. Quella
stessa via Rossi 198 rimarrà infatti un Presidio No Tav, un luogo di resistenza
al progetto TAV che minaccia di alterare il quartiere dei Ferrovieri e la città;
con il nuovo nome di “Boscodromo”.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eleonora, compagna del CSO Bocciodromo di
Vicenza. Ascolta o scarica.
Di seguito il comunicato:
L’esperienza di questi 14 anni tra le mura di via Rossi 198 ci ha insegnato che
Vicenza non può rimanere senza un centro sociale: non solo per le iniziative
solidali, la musica live e lo sport. Le migliaia di persone che hanno vissuto
con noi quest’esperienza ci hanno dimostrato che la presenza di uno spazio dove
ci si possa organizzare in modo autonomo, senza prendere ordini da nessuno,
finanziandosi con i propri sforzi e confrontandosi in più persone possibili è
linfa vitale in una società sempre più individualista. Uno spazio come questo è
un bene comune che va tutelato e difeso con determinazione, resistendo a
qualsiasi tipo di attacco, che venga dai partiti di governo o dai fascisti di
strada. Un luogo dove costruire una società altra fatta di legami antirazzisti,
antifascisti e antissessiti. Difendere uno spazio sociale è fare politica, è
resistere ai tentativi di cancellare ogni dissenso, è opporsi concretamente al
dominio del profitto e alla distruzione dei territori.
Da oggi il Centro Sociale Bocciodromo si sposta in viale Trento 141. Abbiamo
scelto di occupare questo spazio nella settimana in cui compagne di tutto
l’Euromediterraneo hanno fatto rotta verso Gaza. Abbiamo occupato parlando di
guerra, servitù militari e diserzione nella città che ha vissuto il movimento
contro la base militare statunitense Dal Molin e che ora qualcuno vorrebbe
vedere amichevole con i soldati statunitensi.
Il centro sociale occupato Bocciodromo ha delle nuove mura, ma non abbiamo
intenzione di abbandonare quelle vecchie.
Quello di via Rossi 198 rimane l’ultimo Presidio di resistenza all’ingresso
devastante del progetto TAV che entra all’interno della città e del quartiere ai
Ferrovieri. Se il Centro Sociale Bocciodromo e le sue lotte si spostano in viale
Trento 141, in Via Rossi 198 nasce qualcosa di nuovo: un Presidio No Tav, difeso
da una comunità che ha deciso di opporsi all’ennesima grande opera inutile ed
inquinante. Via Rossi 198 diventa Boscodromo.