#Vicenza città militarizzata. Il ruolo della Caserma #Chinotto in un mondo di
#guerra
Antonio Mazzeo - 2026
Quello che preoccupa è la rete tessuta dalle istituzioni militari (Arma dei
#Carabinieri, #USArmy, #NATO, UE, ecc.) che operano alla “Chinotto” con
innumerevoli soggetti internazionali e le relazioni costruite con la società
civile
vicentina.https://www.academia.edu/170396052/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_della_Caserma_Chinotto_in_un_mondo_di_guerra?auto=download&email_work_card=download-paper
Tag - vicenza
Sport e ideologia militarista: il lato nascosto dell’addestramento infantile
Virtù indica il bene in senso morale e spirituale, ma è significativo che questa parola derivi etimologicamente dal latino vir, “maschio”. Nelle comunità tradizionali la virtù che davvero contava doveva essere essenzialmente la forza fisica del maschio, il suo carattere indomito e virile, che evidentemente veniva percepito come la migliore garanzia di poter avere la meglio sul nemico. Anche la parola eroe ha a che fare con la medesima famiglia semantica (attraverso il greco héros, “prode, forte in guerra, combattente”) Davide Borrelli.
La segnalazione che commento, giunta all’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università con un video pubblicato su Facebook, riguarda un
campo di allenamento sportivo, paramilitare – legendary strenght revealed –
organizzato a Rettorgole, frazione di Caldogno, in provincia di Vicenza. Siamo
nel Nord, lavoratore e produttivo, terreno di coltura della vecchia Lega, del
suo pervicace separatismo, a cui la legge n.86/2024, a firma del ministro
Roberto Calderoli, ha dato corpo, mentre si diffonde – in forma pressoché
clandestina – l’ennesimo testo di preintesa Stato-Regioni.
Ricordo spesso questo aspetto perché la mentalità autonomista si coltiva anche
con quella ristrettezza di pensiero a cui abitua la competizione sportiva, unita
a stretto vincolo con il culturismo, con il vigore fisico indispensabile al
guerriero. Addestramento che è anche consuetudine alla obbedienza al comando, la
performance come risposta efficace a quel che – nella rigida scala gerarchica –
viene chiesto al sottoposto, senza che l’ordine si possa giudicare e mettere in
dubbio.
La postura tipica del coach (come è obbligo oggi chiamare la tizia o il tizio
che in palestra ti fanno sudare), non solo del superiore graduato, è la messa in
mostra, come modello, del proprio fisico e l’urlo come interlocuzione. Nel video
un gruppo di bambini, forse appena preadolescenti, è schierato in riga davanti a
un addestratore che urla l’ordine, un monito di buona retorica militare,
“Compagnia?”, a cui i ragazzini rispondono – chiaro e forte come nei film sui
marines – “Commando!!” (due emme!), controrisposta “Grandiosi“, e avvio
dell’attività a colpi di fischietto.
Tutto questo agitarsi di corpi fra ostacoli, salti, corse, è accompagnato da una
musica epica, ad alta energia, come si è detto più su. La fonte è un sito
dedicato, “Cinematic Sourse“, brutte copie, algoritmico-intelligenti, di
Vangelis, nel canone delle colonne sonore, fin da Momenti di Gloria del 1981, o
delle tracce che accompagnano le gesta di Arnold Schwarzenegger in Comando
(1985), guarda il caso.
Musica e lotta audace sono ormai cultura popolare. Lo mostrano due serie di
cartoni animati molto viste da grandi e piccini, i Simpson e quella coreana Saya
Boys. Gruppi musicali in stile militare per i quali la musica è solo
un’occasione di scontro con altre formazioni. Boy-Baby Band, nel primo caso
protagonista Bart, nel secondo Jinu, demone che eccitando il suo pubblico ne
cattura l’energia. Insomma, si tratta sempre di conflitti all’ultima nota, per i
Leoni (Saya), anche di incantesimi e rituali di morte.
Ma vengo a chi governa tutto questo dispiegamento di energia combattente, in
mimetica, rivolta a giovani futuri eroi. A Roma ha la sua sede l’ENDAS (Ente
Nazionale Democratico di Azione Sociale e Sportiva), scudo con un’onda gialla
che porta la testa di un’aquila, guarda il caso
(https://www.endas.it/area-istituzionale/la-nostra-storia/). Associazione
sportiva riconosciuta dal CONI, nasce nel 1949 a scopi sociali e democratici
(sic) visto che, finito il fascismo delle adunate domenicali e delle
esercitazioni ginniche, occorre occupare il campo. Ma prima, nel 1946, venne
fondato il suo antesignano, il M.A.S (Movimento di Azione Sociale) che, leggiamo
sul sito dell’ENDAS, intendeva l’attività sportivo-sociale o social-sportiva
come via della redenzione (sic) dopo l’oscurantismo del Ventennio.
Oggi, bambini, adolescenti, adulti, più che redenti dalle colpe dei padri, e
forse da quelle dei partigiani, devono crescere nella convinzione che è meglio
rispondere affermativamente al comando, preparare fisico e mente per la difesa
totale del suolo patrio. Allo scopo servono buone dosi di competizione, di
crediti meritevoli in qualunque modo conseguiti, di resilienza, di reattività al
rischio, competenze a cui educa la scuola di Valditara.
Ma serve anche lo sport, attività di vario tipo che ormai, fosse anche nel
campetto parrocchiale, svolgono tutte le creature piccole e giovani.
Intrattenimento e divertimento – ci dicono- attivo e passivo (il tifoso)
diventato industria dei corpi, corpi a cui la televisione, i media, le aziende
che producono divise e oggetti sportivi, chiedono di andare sempre oltre il
limite fisico, grazie a dosi di sostanze chimiche (i controlli anti-doping
spesso non conseguono risultati) e di allenamenti intensivi. E succede che un
tennista super titolato svenga per il caldo o che giovani calciatori muoiano sul
campo per infarto. Come scrive il sociologo in esergo, la virtù richiede
sacrificio, i soldati in guerra se lo sentono ripetere fin dall’assedio di
Troia.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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Vicenza e la Festa della Repubblica: tra militarizzazione e mobilitazioni dal basso
Il 2 giugno 2026 si è celebrato l’ottantesimo anniversario della Repubblica
italiana. La data ha prodotto due narrazioni incompatibili: quella ufficiale,
scandita da parate militari e uniformi, e quella dei movimenti antimilitaristi,
che in quella stessa data hanno scelto di occupare piazze, basi e presidi in
tutta Italia.
In piazza dei Signori a Vicenza, la celebrazione per l’anniversario della
Repubblica ha incluso una sfilata di bambini e bambine delle scuole primarie.
Moretto piumato in testa, i piccoli hanno corso in piazza affiancati dal corpo
d’arma, riprendendo la tradizionale «corsa dei bersaglieri». Secondo «Il
Giornale di Vicenza», si tratta di una scelta alla quale il prefetto «tiene in
modo speciale». La cerimonia ha compreso anche l’alzabandiera e l’esecuzione
dell’Inno d’Italia da parte della banda di Gambellara insieme al coro del liceo
musicale Pigafetta (clicca qui per la notizia).
Le celebrazioni erano promosse, come ogni anno, dalla Prefettura e dal Comune di
Vicenza. Il sindaco Giacomo Possamai e il prefetto Filippo Romano sono stati
indicati dalla stampa e dalle reazioni politiche come i responsabili diretti
della scelta di coinvolgere i bambini in questo ruolo. La presenza dei
«bersaglierini» alle celebrazioni vicentine non è una novità di quest’anno: si
tratta di un’iniziativa, promossa dai primi anni duemila, dall’Associazione
Nazionale Bersaglieri e presentata come veicolo di «trasmissione generazionale
dei valori repubblicani».
Il 2 giugno commemora la nascita della Repubblica italiana, nata dal ripudio del
fascismo e dalla scelta popolare. La Costituzione che quella data inaugura
contiene un principio esplicito: l’Italia «ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali» (art. 11). La pagina web del Ministero della difesa
ci ricorda: «Sin dalla sua prima edizione nel 1948, la Rassegna del 2 giugno ha
accompagnato e interpretato quei valori di libertà, democrazia e convivenza
pacifica, così faticosamente conquistati. Un segnale di fiducia nel futuro e
nella volontà di rinascita che tornava a permeare tutta la Nazione».
La parata fu voluta dall’allora Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi come
atto formale di lealtà delle Forze Armate al nuovo Stato repubblicano. Il
significato della parata del 1948 era ben diverso da quello che molti oggi
vogliono dare a questa giornata. Un esercito a protezione di una pace
conquistata con fatica e sofferenza e non l’esercito come dimostrazione di forza
e prontezza alla guerra.
La scelta di Vicenza non è passata inosservata. Rifondazione Comunista Vicenza
ha parlato di «profonda amarezza» per la decisione del sindaco e del prefetto di
trasformare la Festa della Repubblica in una celebrazione «dal carattere
marcatamente militaresco». Nella nota del partito si legge che «l’utilizzo dei
bambini per mimare simboli, gesti e ritualità militari è una scelta
assolutamente inappropriata, tanto più nel contesto internazionale attuale,
segnato da guerre, distruzioni e sofferenze che colpiscono milioni di persone».
Sindaco e prefetto sono stati accusati di «miopia culturale e istituzionale»
(clicca qui per il comunicato).
La critica converge con quella dell’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università: oggi la Repubblica «merita di essere celebrata
attraverso i valori della pace, della democrazia e della partecipazione, ma non
attraverso la militarizzazione dello spazio pubblico e, ancor meno, attraverso
il coinvolgimento dei bambini in rappresentazioni che richiamano il mondo della
guerra».
Nel dibattito pubblico attorno al 2 giugno, Antonio Polito ha pubblicato su 7 –
Corriere della Sera del 12 giugno 2026 un articolo dal titolo Leggiamo bene la
Costituzione: scopriremo che la polemica contro i militari non è prevista da
nessuno degli articoli, in cui ricordava che assistere inerti di fronte alla
forza prepotente «non era esattamente l’idea dei costituenti, donne e uomini
appena ribellati al nazifascismo». Il richiamo è storicamente fondato: i
costituenti non erano pacifisti passivi. Occorre però fare attenzione a come
questo argomento viene utilizzato nel discorso pubblico contemporaneo. Il
richiamo alla combattività dei costituenti rischia di diventare una
legittimazione retorica dell’escalation militare, della spesa in armamenti,
della normalizzazione del simbolo bellico nello spazio civico — e nelle scuole.
I costituenti ripudiarono la guerra come strumento di potere statale: quella
distinzione è il cuore dell’art. 11, e non va offuscata da analogie troppo
rapide tra resistenza partigiana e riarmo.
Mentre a Roma i carri armati sfilavano sui Fori Imperiali e a Vicenza i bambini
correvano in divisa da bersagliere, il Coordinamento SUBIF promuoveva una
giornata di azione antimilitarista diffusa in tutta Italia. Le iniziative hanno
toccato realtà molto diverse tra loro: un presidio davanti all’ISAB Nord tra
Augusta e Priolo, il No Muos a Niscemi, un presidio a Trapani, una
manifestazione a Pontedera, un’iniziativa in sardo — «A Foras is bases, Po is
gherras allenas» — a Cagliari, e a Vicenza stessa, in via Ferrarin 71 (la base
militare USA, Caserma Ederle / Dal Molin), un presidio intitolato «Dal Del Din a
Gaza: disarmiamo la guerra». A Rovezzano, presso la caserma Predieri, la «Festa
della Repubblica delle forze disarmate». La geografia di queste iniziative non è
casuale: basi militari, industrie belliche, installazioni NATO.
La coesistenza di queste due narrazioni il 2 giugno 2026 rivela una contesa in
atto attorno al significato simbolico della Repubblica: chi la abita, con quali
corpi, con quali valori, con quali immagini. Da un lato la Repubblica celebrata
attraverso i suoi apparati armati, proiettata verso il riarmo atlantico;
dall’altro la Repubblica richiamata nei suoi principi fondativi: pace e ripudio
della guerra.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università segue
questa contesa con attenzione, perché la scuola — e i bambini che la abitano —
ne sono spesso il terreno. Quando i simboli militari entrano nelle aule e nelle
piazze scolastiche, non si tratta di folklore o tradizione: si tratta di scelte
educative e politiche, che meritano dibattito pubblico e non silenzio
istituzionale.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “INQUINAMENTO DA PFAS. UNA FERITA APERTA PER AMBIENTE E SALUTE”
Maria Chiara Rodeghiero di Medicina Democratica Vicenza e Celestino Panizza di
ISDE Lombardia sono i due ospiti della puntata odierna di Curami.
Il titolo della puntata è “Inquinamento da PFAS: una ferita aperta per ambiente
e salute”.
Conduce Antonino Cimino.
“Curami. Prima di tutto la salute” è una trasmissione in onda il sabato mattina
dalle 12.00 alle 12.30, di Donatella Albini, medica del centro studi e
informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di
Brescia, e di Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica –
Movimento di lotta per la salute – di Brescia.
La trasmissione viene replicata il mercoledì alle ore 12.30.
La puntata di sabato 20 giugno. Ascolta o scarica
#usarmy #Vicenza città militarizzata. Il ruolo delle basi Usa in un mondo di
#guerra La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un
ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in
questa città. Inoltre il futuro si prospetta ancora più drammatico soprattutto
alla luce degli scenari di guerra che riguardano innanzitutto l’Europa
orientale, a seguito del conflitto russo-ucraino.
https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
#nowar I «segreti» della 207esima brigata intelligence svelati al Burci #usarmy
#longare
Funzioni e scopi nello scacchiere geostrategico della unità statunitense
dislocata a #Vicenza sono stati al centro di un dibattito pubblico in zona
Piarda: protagonista della serata è stato il saggista Antonio Mazzeo
https://www.vicenzatoday.it/attualita/intelligence-militare-presenza-occulta-vicentino-27-maggio-2026.html
Incontro pubblico a #Vicenza sul tema della #militarizzazione del territorio e
ruolo delle basi USA #longare #usarmy
L’Osservatorio Vicenza Città Unesco da smilitarizzare ha organizzato per martedì
26 maggio, alle 20 e 30
L’appuntamento si focalizzerà in particolare sulle Caserme USA Miotto (ex Pluto)
e Tormeno-Fontega, approfondendo il ruolo strategico svolto dalla 207th Military
Intelligence Brigade.
https://www.vipiu.it/leggi/vicenza-citta-militarizzata-incontro-basi-usa/
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, Miotto, basi Usa in
un mondo di #guerra #usarmy
By Antonio Mazzeo
Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente
complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un
ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in
questa città.
https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
#Vicenza città militarizzata. Il ruolo di #Ederle, Del Din, #Miotto, basi Usa in
un mondo di #guerra #war #military
By Antonio Mazzeo
2026, Quaderni Vicentini
Il tema della presenza delle basi militari statunitensi a Vicenza è estremamente
complesso. La documentazione raccolta evidenzia un’ulteriore accelerazione, un
ulteriore potenziamento e rafforzamento del dispositivo militare esistente in
questa città.
https://www.academia.edu/165717653/Vicenza_citt%C3%A0_militarizzata_Il_ruolo_di_Ederle_Del_Din_Miotto_basi_Usa_in_un_mondo_di_guerra
Sondaggio: “Giovani e Guerre”. Un’indagine per conoscere il punto di vista dei vicentini
Pubblichiamo un interessante Report sulla restituzione dei risultati del
questionario “Giovani e Guerre”, realizzato nell’ambito del progetto scolastico
“L’Obbedienza non è più una virtù”, promosso dal Gruppo Scuole Disarmate Vicenza
con il supporto dell’Associazione Oikos e presentato il 20 marzo presso l’ITIS
“Rossi” di Vicenza.
L’iniziativa ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il punto di vista
dei giovani vicentini di fronte ai conflitti armati, alla pace e al ruolo della
scuola nell’educazione critica alle dinamiche della guerra. Il progetto nasce
con un obiettivo preciso, in linea con quello dell’Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università, cioè contrastare la crescente
narrazione che tende a presentare la guerra come inevitabile, o addirittura come
soluzione legittima dei conflitti internazionali, e rafforzare invece nei
giovani strumenti di riflessione, responsabilità personale e cittadinanza
attiva. Nella dispensa del progetto si sottolinea infatti che la scuola deve
restare uno spazio di libertà, pensiero critico e costruzione di un futuro di
pace.
Al questionario hanno risposto 1561 studenti e studentesse di 15 scuole
superiori di Vicenza e provincia, offrendo un quadro ampio e significativo del
sentire delle nuove generazioni su guerra, pace, servizio militare, informazione
e ruolo delle istituzioni scolastiche.
L’indagine è stata elaborata dal professor Giuseppe Pellegrini dell’Università
di Trento, dalla professoressa Silvia Cataldi dell’Università La Sapienza di
Roma e dalla dottoressa Irene Moresco. La rilevazione si è svolta tra il 18
novembre e il 24 dicembre 2025.
Dal report emerge un forte stato di attenzione e preoccupazione: quasi il 70%
degli intervistati si dichiara abbastanza o molto preoccupato per un possibile
coinvolgimento dell’Italia in una guerra, mentre sulla possibilità di un
conflitto globale prevalgono sentimenti di inquietudine e allarme.
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’indagine riguarda il netto rifiuto
dell’approccio militare come risposta ai conflitti. I dati mostrano infatti che,
in caso di chiamata obbligatoria alle armi, soltanto il 35,1% dei rispondenti
dichiara che si arruolerebbe, mentre la quota più alta, il 37,5%, afferma che
sceglierebbe di fuggire all’estero.
ANCHE RISPETTO AL SERVIZIO MILITARE VOLONTARIO, LE PERCENTUALI RESTANO
CONTENUTE, MENTRE MOLTI RAGAZZI DICHIARANO DI NON RICONOSCERSI NÉ NELLA SCELTA
MILITARE NÉ IN QUELLA DEL SERVIZIO CIVILE. UN ORIENTAMENTO CHE CONFERMA UNA
DIFFUSA DISTANZA CULTURALE DEI GIOVANI DALLA GUERRA COME STRUMENTO DI SOLUZIONE
DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI.
Per gentile concessione del Gruppo Scuole Disarmate Vicenza, che ringraziamo,
mettiamo a disposizione il Report in PDF per una lettura ed uno studio
approfondito sul sentimento dei/delle giovani rispetto alla guerra e
all’arruolamento.
REPORT_PELLEGRINI_EVENTO_20260320Download
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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