Nuova SLAPP di ENI a ReCommon sulla questione delle licenze della multinazionale fossile in acque palestinesi
ReCommon denuncia la volontà di ENI di intentare l’ennesima causa strumentale
nei confronti dell’associazione, per provare a mettere a tacere i suoi
esponenti. Una vera e propria SLAPP che introduce un nuovo contenzioso legale a
pochi giorni dalla chiusura, con un accordo di mediazione, della causa che
sempre ENI aveva mosso nei confronti del campaigner di ReCommon Antonio
Tricarico.
Lo scorso marzo, i legali di ENI hanno notificato a ReCommon la richiesta di
avvio di una mediazione obbligatoria in sede civile per presunta diffamazione
aggravata dall’uso del mezzo televisivo e dei social media, derivante dalle
dichiarazioni rese da Eva Pastorelli nella qualità di rappresentante di ReCommon
durante la trasmissione Report andata in onda su Rai 3 in data 14 dicembre 2025
e riprese nell’articolo comparso sul sito dell’associazione in data 18 dicembre
2025 e nella successiva replica del 5 febbraio 2026. Secondo ENI, il valore
della controversia che si intende avviare è di 800.000 euro e le dichiarazioni
“diffamatorie” di ReCommon andrebbero rimosse in quanto avrebbero alimentato
sentimenti di odio e ostilità verso ENI e i suoi dipendenti, mettendo
addirittura in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e
all’estero e delle loro famiglie.
La mediazione obbligatoria fa seguito a una analoga diffida con richiesta di
rettifica recapitata a inizio gennaio e a cui ReCommon ha risposto punto su
punto sul suo sito web.
Durante la trasmissione Report, Eva Pastorelli aveva dichiarato che «ENI ha
all’attivo due partnership con società o istituzioni israeliane: la prima con il
ministero dell’energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze
di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie
energetiche nazionali. La seconda partnership ENI l’ha stabilita con una
società israeliana di nome Delek Group che si trova nella lista nera delle
Nazioni Unite perché opera nei Territori Palestinesi occupati e opera
illegalmente in questi».
ReCommon ha ribadito che le affermazioni sulla assegnazione delle licenze
esplorative del Blocco G erano suffragate da una comunicazione apparsa sul sito
del ministero dell’Energia israeliano e su organi di stampa (Times of Israel e
Reuters), l’associazione aveva anzi riportato anche su un articolo comparso sul
suo sito web l’intenzione espressa da ENI in risposta alla sollecitazione di
Report di “di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro”. Negli
ultimi giorni dello scorso marzo, un articolo apparso sul quotidiano finanziario
israeliano Globes riportava la notizia che ENI era uscita dal consorzio
costituito per le attività di esplorazione del tratto di Mar Mediterraneo
all’interno della zona economica esclusiva palestinese. Sollecitata da vari
organi di stampa, la multinazionale italiana ha avvalorato la notizia,
dichiarando quanto segue: «ENI conferma il suo ritiro dal consorzio
aggiudicatario del ‘Blocco G’ deciso nel quadro della razionalizzazione e
diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prende atto della
decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di
aggiudicazione»
In merito alla relazione di ENI con Delek Group, ReCommon ha già ribadito che la
locuzione “lista nera” è stata usata più volte in ambiti giornalistici, e che in
ogni caso la lista stilata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
diritti umani comprende la stessa Delek Group ed evidenzia come le attività
della società israeliana abbiano “sollevato particolari preoccupazioni in
materia di diritti umani”.
«ENI sembra intenzionata a mantenere il suo primato in Europa per numero di liti
temerarie, rivolgendoci pesanti e infondate accuse con l’obiettivo di silenziare
l’attività di informazione condotta dall’associazione su questioni di
indiscutibile pubblico interesse. Il tutto per aver riportato dati
inconfutabili, tra cui le dichiarazioni della stessa ENI! Non ci faremo zittire,
continueremo a portare avanti le istanze e le voci delle comunità impattate
dalle attività estrattive di ENI, in Palestina e ovunque ce ne sarà bisogno» ha
dichiarato Eva Pastorelli di ReCommon.
A questo punto, archiviata la fase della mediazione, ReCommon è pronta ad
affrontare un’eventuale nuova citazione in giudizio da parte di ENI.
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