“Non arrecare danno significativo. Non indebolire garanzie ambientali nel bilancio europeo”
Tredici organizzazioni della società civile italiana hanno inviato una lettera
al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Esteri, al Ministro per gli
Affari Europei Tommaso Foti e al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza
Energetica.
MIRA Network, WWF Italia, Fondazione Ecosistemi, Greenpeace Italia, Legambiente,
The Good Lobby Italia, ènostra, Kyoto Club, Laudato Sì Movement, CONCORD Italia,
InformaGiovani / IGNet, Transport & Environment Italia e Coordinamento FREE si
sono rivolti a Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Tommaso Foti e Gilberto Pichetto
Fratin chiedendo di sostenere il mantenimento del principio “non arrecare danno
significativo (DNSH)” all’ambiente come clausola orizzontale del bilancio
europeo 2028-2034, o Quadro Finanziario Pluriennale (QFP).
Il comunicato divulgato oggi, 30 luglio, dalle 13 associazioni spiega:
> L’appello arriva dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Meloni,
> che durante le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo di
> giugno scorso ha criticato il principio DNSH nell’ambito del negoziato sul QFP
> 2028-2034, adducendo come principali argomentazioni il rischio di esclusione
> automatica di intere categorie di investimenti e un possibile freno alla
> competitività industriale italiana ed europea, in particolare nel confronto
> con Stati Uniti e Cina.
>
> Il principio DNSH è stato introdotto nel 2020 con il Regolamento europeo sulla
> tassonomia delle attività sostenibili, e reso vincolante nel 2021 per
> l’accesso ai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (PNRR).
> Nell’attuale ciclo di programmazione 2021-2027 viene applicato al PNRR, al
> Fondo sociale per il clima, ai fondi della politica di coesione, a InvestEU e
> ai fondi per la cooperazione con i Paesi terzi (NDICI ed EFSD+), con linee
> guida distinte tra loro. La Commissione europea l’ha proposto come principio
> orizzontale del prossimo bilancio: si applicherebbe cioè a tutti i fondi
> europei del QFP 2028-2034. È proprio questa estensione a essere nel mirino
> delle critiche del governo italiano.
>
> Il 15 luglio 2026 la Commissione ha pubblicato un concept paper che anticipa
> l’approccio che verrà adottato nelle linee guida di applicazione del principio
> per il prossimo QFP 2028-2034: un unico set di criteri per l’intero bilancio,
> applicato non a tutte le attività finanziabili ma soltanto a un elenco
> esaustivo e predefinito di attività ritenute potenzialmente dannose. Le linee
> guida definitive sono attese entro il 1° gennaio 2027.
>
> È doveroso sottolineare che il DNSH, insieme al target orizzontale del 35% di
> spesa complessiva per il clima e l’ambiente, resta l’unica salvaguardia
> ambientale trasversale a tutti i fondi del bilancio europeo: la sua eventuale
> rimozione priverebbe il prossimo QFP dell’unico strumento capace di impedire
> che risorse pubbliche comuni finanzino attività dannose per l’ambiente.
>
> Inoltre, indebolire il principio non è la strada per rafforzare la
> competitività italiana ed europea. Il DNSH rappresenta un criterio minimo che
> garantisce che i fondi pubblici comuni finanzino investimenti coerenti con gli
> obiettivi climatici dell’Unione. Decarbonizzazione e competitività, ricordano
> le organizzazioni citando anche il rapporto Draghi, non sono in
> contrapposizione: finanziare con risorse comuni infrastrutture ad alta
> intensità di carbonio espone imprese e territori italiani al rischio di costi
> di adeguamento e di infrastrutture obsolete, proprio mentre i principali
> concorrenti globali accelerano sulla transizione dei propri sistemi
> produttivi.
>
> A tal proposito, segnaliamo però anche un punto di attenzione sulla proposta
> della Commissione: la limitazione del test DNSH a un elenco predefinito di
> attività non è di per sé una garanzia. Il nuovo impianto si regge interamente
> sulla qualità di quell’elenco: se un’attività potenzialmente dannosa non vi
> compare, sarà considerata automaticamente conforme, senza alcuna verifica.
>
> Per queste ragioni, chiediamo al Governo di:
>
> * assumere in sede di Consiglio una posizione a favore del mantenimento del
> DNSH come clausola orizzontale del QFP 2028-2034;
> * non avanzare richieste di ulteriori esenzioni rispetto alla lista di
> attività definita dalla Commissione, né di estensione della clausola di
> “interesse pubblico prevalente”;
> * trasmettere alla Commissione, prima della chiusura della consultazione, un
> contributo tecnico elaborato con Regioni e autorità di gestione.
“Insieme ad altre 12 organizzazioni della società civile italiana, chiediamo al
Governo di mettersi dalla parte di chi vuole rafforzare il principio DNSH, non
indebolirlo – precisa Francesca Canali, policy and project manager di MIRA
Network – Questo principio non blocca la spesa, ma anzi la indirizza: al massimo
esclude gli investimenti che non sono realmente sostenibili e che tra vent’anni
dovremmo riconvertire a nostre spese. Indebolirlo non porta un euro in più
all’Italia, peggiora solo il modo in cui spendiamo i fondi europei”.
Il testo integrale della lettera è disponibile online:
https://www.informa-giovani.net/wp-content/uploads/2026/07/dnsh.pdf
Redazione Italia