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Comunicare i dati delle esportazioni di armi dai porti italiani. Il parere della Regione Emilia-Romagna
Da tempo su Pressenza stiamo dando notizia (a differenza di altri media) delle esportazioni di armi dai porti italiani, sia per i sequestri che in alcuni casi sono stati effettuati dalla Finanza, sia per la specifica richiesta di accesso ai dati avanzati da una giornalista di inchiesta alla Agenzie delle Dogane di Ravenna. Per un’inquadramento dei problemi rinviamo al recentissimo articolo di Gianni Alioti di Weapon Watch https://www.pressenza.com/it/2026/09/sorpresa-secondo-lavvocatura-dello-stato-siamo-in-una-guerra-mondiale-a-pezzi/ Nei giorni scorsi la Regione e il Sindaco di Ravenna hanno preso una importante posizione sulla questione, richiedendo di avere una risposta e un accesso ai dati dell’export armiero nel merito non solo locale ma di livello nazionale, cioè per tutti i porti. Si tratta di una proposta di grande rilievo nel chiedere accesso ai dati e trasparenza. Ecco i comunicato stampa integrale della Regione e del Comune. Porto di Ravenna. Armi, de Pascale e Barattoni scrivono al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “Garantire uniformità di comportamento e fornire i dati sui transiti di tutti gli scali italiani” Il presidente della Regione Emilia-Romagna e il sindaco di Ravenna in merito alla richiesta di accesso agli atti sul transito di armamenti dallo scalo ravennate Bologna – “Siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che la pronuncia della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi, tutelando invece le informazioni relative a provenienze e destinazioni, avesse tenuto ampiamente conto della necessità di garantire questo equilibrio”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, in una lettera inviata al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, intervengono sulla vicenda giudiziaria relativa a un’istanza di accesso agli atti presentata all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna, riguardante la trasparenza dei traffici di materiale bellico e componenti di armamenti attraverso il porto della città. All’istanza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Ravenna si è opposta e il Tar di Bologna ha censurato, seppur parzialmente, tale decisione, ora sottoposta al giudizio del Consiglio di Stato. Parallelamente, un’altra articolazione territoriale dell’Agenzia, quella di Livorno, a fronte di un’analoga richiesta ha fornito una risposta di diverso tenore, comunicando i quantitativi annui di transito. “Posto che conosciamo la professionalità e la competenza delle donne e degli uomini dell’Agenzia delle Dogane e il loro preziosissimo contributo a tutela del traffico portuale, e che riteniamo sbagliato che in questo momento si trovino, loro malgrado, al centro di una polemica nazionale di cui non hanno alcuna responsabilità diretta- sottolineano de Pascale e Barattoni- siamo consapevoli della complessità della materia e della difficoltà di conciliare le esigenze di trasparenza della Pubblica amministrazione con quelle di sicurezza pubblica. In tal senso, ci era apparso che il pronunciamento della giustizia amministrativa, che chiede di rendere pubblici i quantitativi proteggendo invece provenienze e destinazioni, avesse tenuto in ampio conto tale equilibrio”. Da qui la richiesta di garantire uniformità di comportamento dell’Agenzia su base nazionale, “anche al fine di evitare il moltiplicarsi delle richieste e la diffusione di dati parziali che, in assenza di elementi di confronto, rischiano di distorcere la percezione del singolo scalo rispetto alle sue vocazioni distintive. Chiediamo pertanto alla sede centrale di fornire direttamente i dati quantitativi complessivi dei transiti di armamenti in ogni singolo scalo italiano, in coerenza con quanto già diffuso per il porto di Livorno- concludono de Pascale e Barattoni-. Riteniamo che tali dati possano contribuire ad accrescere la conoscenza di cittadine e cittadini per un dibattito pubblico improntato alla serietà e alla correttezza, senza pregiudizio per la sicurezza nazionale”. Redazione Italia
September 3, 2026
Pressenza
Per lo Stato l’Italia è già in guerra, a cominciare dal porto di Ravenna
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scrive l’avvocato Giovanni Palatiello nella sua memoria a difesa della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla […] L'articolo Per lo Stato l’Italia è già in guerra, a cominciare dal porto di Ravenna su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
Notizie allarmanti dall’Avvocatura Generale dello Stato: l’Italia è coinvolta nella guerra mondiale
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scritto nella memoria a difesa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L’obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con Paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani. Per l’Avvocatura Generale dello Stato, “la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna”, che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese. Il dato allarmante di questo pronunciamento dell’Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con Paesi belligeranti o, ancora peggio, colpevoli di genocidio. In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l’Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto. Un secchio d’acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.   Unione Sindacale di Base
August 28, 2026
Pressenza
Il porto di Ravenna è diventato zona militare?
Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme. Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto. Ma dalle parole riportate […] L'articolo Il porto di Ravenna è diventato zona militare? su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
RAVENNA: LE DOGANE NEGANO I DATI SUL TRAFFICO D’ARMI AL PORTO E SI APPELLANO AL CONSIGLIO DI STATO
I parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ed Marco Croatti annunciano “un’interrogazione urgente. Chiediamo conto al governo della scelta inaccettabile dell’Agenzia delle Dogane di impugnare la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri l’accesso ai dati sui materiali d’armamento transitati da Ravenna e destinati a Israele. Nell’atto di appello l’Avvocatura dello Stato si spinge a definire la pubblicazione una minaccia alla sicurezza nazionale, arrivando a delegittimare l’inchiesta giornalistica con argomenti offensivi. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d’armi e calpestare il diritto dei cittadini a essere informati”, dicono Ascari e Croatti. Giovedì mattina, ore 11.30, presidio davanti alle Dogane con il Coordinamento popolare contro le armi nel porto di Ravenna. Linda Maggiori, giornalista freelance e del Coordinamento ravennate Ascolta o scarica  COMUNICATO Ravenna Porto d’Armi.Le Dogane continuano a negare i dati e si appellano al Consiglio di Stato Dopo la sentenza del Tar Emilia-Romagna (1 luglio 2026) che obbliga l’ufficio delle Dogane a rendere noti i dati sui traffici di armi dal porto di Ravenna, queste si sono rifiutate, e hanno fatto appello al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva dell’efficacia del provvedimento. La pervicacia delle Dogane nel negare i dati, se non fosse chiaro a tutti, dimostra che dal porto di Ravenna continuano a passare armi verso Israele e alleati. “Il dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di armamenti partiti dal Porto di Ravenna nel 2025 è un dato importante, se non altro in quanto consente di comprendere quale sia la eventuale rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione. (…) L’esecuzione della sentenza è idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali dello Stato” spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello. Insomma sembra che il porto di Ravenna da commerciale sia diventato un porto militare con segreti inconfessabili. E lo sarà sempre di più con la corsa al riarmo dell’ Europa e della Nato. Non a caso l’ambasciatore statunitense ha fatto una lunga e approfondita visita alla città, in compagnia del sindaco, appena una settimana fa, lodando l’incrollabile alleanza. Tra rigassificatore e armi, Ravenna è uno snodo cruciale per l’imperialismo. A breve, sarà una tappa del corridoio Imec, altro corridoio commerciale (e militare) che collega Europa, Israele, e India, fortemente voluto dagli Usa. Nell’appello al Consiglio di Stato, le Dogane fanno anche un duro e insensato attacco al giornalismo indipendente. Riferendosi alla giornalista Linda Maggiori, le Dogane sottolineano che “le reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento, nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un forte impatto mediatico”. E infine: “gli interessi pubblici sottesi alla vicenda prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”. In parole povere, secondo le Dogane e l’avvocatura dello Stato l’interesse pubblico coincide con il facilitare e proteggere il traffico di armi, mentre gettare luce su questi traffici con articoli di stampa è un lucroso interesse privato da limitare. “Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che non solo si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi da porti civili) ma è esso stesso un servizio pubblico. Le Dogane hanno diritto a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere, delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti” commenta Linda Maggiori. “Abbiamo chiesto anche i dati del 2026, se non sono passate armi, perché non rendere noti i dati? Per quanto riguarda il lucro, poi, è quasi comico oltre che offensivo. Qui si parla di giornalisti precari, attivisti e avvocati pro bono. Pensiamo piuttosto a chi lucra sulla vendita delle armi”. Come Coordinamento contro le Armi crediamo che questa accusa non offenda solo il lavoro della giornalista, ma anche le centinaia di persone che a Ravenna hanno manifestato e le decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione alla Regione per chiedere lo stop alle armi ad Israele dal porto di Ravenna e l’istituzione di un Osservatorio per la trasparenza sul traffico di armi in generale. Secondo l’avvocato Andrea Maestri “tecnicamente l’appello non ha fondamento perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso. Affermare che nessuna informazione, nemmeno quantitativa, su export e transiti di armi, può essere data sarebbe davvero troppo. Mi pare che vogliano dirci che col nostro ricorso e con la vittoria di primo grado abbiamo toccato i fili dell’alta tensione. Ma il diritto è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia e della trasparenza, in un ambito in cui i cittadini hanno diritto di sapere se il nostro Paese ha continuato a fornire o a far transitare armi verso Israele, rendendosi complice del crimine dei crimini internazionali, il genocidio, oggetto di indagine da parte della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale. Senza trasparenza, con un potere blindato e inaccessibile l’opinione pubblica viene privata del diritto all’informazione, presupposto per l’esercizio concreto ed effettivo del diritto di partecipazione democratica” conclude l’avvocato. Come Coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna faremo un presidio di protesta, sotto le Dogane, giovedì 30 luglio ore 11.30, via Darsena San Vitale n.48. Per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra. Che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di Ravenna non deve essere porto d’armi nè base militare, dove a lucrare sono i mercanti di armi, protetti dalla opacità. Chiediamo infine al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle Dogane, come primo cittadino. Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Gaza. Il TAR conferma il diritto di sapere se i nostri porti hanno alimentato la macchina bellica di Israele
Il Tribunale amministrativo di Bologna ha dichiarato illegittimo il rifiuto delle Dogane di rendere pubblici i dati sulla quantità di materiale bellico transitato dal porto di Ravenna. Una sentenza che rafforza il diritto dei cittadini alla trasparenza mentre cresce il dibattito sul ruolo dell’Italia nei rifornimenti militari destinati a Israele […] L'articolo Gaza. Il TAR conferma il diritto di sapere se i nostri porti hanno alimentato la macchina bellica di Israele su Contropiano.
July 6, 2026
Contropiano
«Male» Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
di Valentina Fabbri (*) Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica”. Con un video. E domenica 14 giugno a Rimini appuntamento sui diritti della natura. In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di
Energia: la strategia di Israele e Usa
di Francesco Masi (*). Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Origini, cause ed obiettivi della strategia neocoloniale ed imperialista che vede USA e Israele imporre il tentativo di centralizzazione mondiale delle materie prime energetiche Siamo seduti su una enorme montagna di debiti. Gli economisti stimano che a livello mondiale siamo al massimo storico; si
Ravenna: la pelle di chi lavora e il gioco delle 3 carte
di Vito Totire (*) Inail e Inps devono ammettere gli errori e risarcire i lavoratori appartenenti alla coorte Carbon black-Degussa-Orion Abbiamo appena ricevuto una lettera dalla segreteria del presidente della Repubblica sulla questione di alcuni lavoratori esposti ad amianto: è qui sotto. A differenza del sindaco di Ravenna e della Ausl-romagna (su vari argomenti interpellati) il presidente della Repubblica risponde.
Ravenna: fuochi e droni per i pubblici polmoni
di Vito Totire (*) RAVENNA : DE GUSTIBUS ma anche DE PORTIBUS EST DISPUTANDUM Fuochi artificiali e droni a Ravenna il 23 maggio? CRANS MONTANA HA DIMOSTRATO CHE IL COSIDDETTO “USO SICURO” DEI FUOCHI ARTIFICIALI E’ UNA COLOSSALE TRUFFA COMMERCIALE, FORIERA DI STRAGI. Già per l’amianto la teoria del cosiddetto “uso sicuro” ha fatto centinaia di migliaia di vittime NON