Sudan: “Le parti in guerra intensificano la brutale offensiva contro la popolazione civile”
A tre anni dall’inizio del conflitto in Sudan tra le Forze armate sudanesi (Fas)
e le Forze di supporto rapido (Fsr) insieme ai rispettivi alleati la guerra
continua ad aggravarsi e a causare conseguenze devastanti per la popolazione
civile, ricorda Amnesty International oggi, alla vigilia dell’anniversario dello
scoppio delle ostilità: ogni spostamento delle linee del fronte ha lasciato
dietro di sé morte e distruzione, con attacchi diretti e indiscriminati contro
la popolazione civile, saccheggi e distruzione di infrastrutture civili,
violenza sessuale diffusa, ostacoli alla consegna degli aiuti umanitari
e attacchi di rappresaglia.
“Più volte, le parti in conflitto hanno preso di mira deliberatamente e
indiscriminatamente la popolazione civile, in particolare durante e dopo la
conquista di città e centri abitati in tutto il paese. Continuano inoltre a
impedire che gli aiuti umanitari raggiungano chi ne ha disperato bisogno – ha
dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International – Le
risposte minime, deboli e prive di incisività da parte dell’Unione africana, del
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e di altri attori internazionali e
regionali hanno finito per incoraggiare i responsabili a proseguire questi
attacchi. È urgente che la comunità internazionale dia priorità alla protezione
della popolazione civile in Sudan”.
Amnesty International chiede inoltre alla comunità internazionale, compresi
Unione africana, Unione europea e Nazioni Unite, di dare priorità all’assunzione
di responsabilità per i crimini di diritto internazionale in corso e per le
altre gravi violazioni dei diritti umani commesse in Sudan. Il Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite deve estendere il deferimento della situazione del
Darfur alla Corte penale internazionale, includendo anche le indagini e i
procedimenti relativi ai crimini commessi nel resto del paese.
La comunità internazionale deve inoltre garantire maggiori finanziamenti ed
esercitare pressioni sulle parti in conflitto affinché assicurino un accesso
umanitario senza ostacoli, così da permettere la fornitura di servizi sanitari
salvavita alla popolazione civile, comprese le persone sopravvissute alla
violenza sessuale.
“Il conflitto in Sudan non è dimenticato: è deliberatamente ignorato e
trascurato. Dietro questa indifferenza ci sono innumerevoli persone che
affrontano sofferenze indicibili mentre il mondo distoglie lo sguardo. Questo
deve finire”, ha aggiunto Agnès Callamard.
Una guerra contro la popolazione civile
Dall’inizio del conflitto armato, Amnesty International ha documentato attacchi
sistematici contro la popolazione civile sia da parte delle Fsr sia
delle Fas. Le violazioni includono uccisioni deliberate e illegali, stupri,
stupri di gruppo, schiavitù sessuale e altre forme di violenza sessuale,
torture, sparizioni forzate e saccheggi diffusi. Tutti questi atti costituiscono
crimini di guerra e, in alcuni casi, possono configurarsi anche come crimini
contro l’umanità.
Durante e dopo un attacco su larga scala al campo di Zamzam nell’aprile 2025 —
il più grande campo di sfollati interni nel Darfur settentrionale — le Fsr e le
forze alleate hanno deliberatamente ucciso civili, saccheggiato e distrutto beni
civili e preso ostaggi. I combattenti delle Fsr hanno inoltre incendiato
abitazioni e attività commerciali, danneggiato infrastrutture civili essenziali
e costretto oltre 400.000 persone a fuggire.
Amnesty International ha anche documentato gravi atrocità commesse dalle Fsr a
El Fasher dopo la presa della città nell’ottobre scorso, al termine di un
assedio durato 18 mesi.
Le Fas hanno effettuato attacchi aerei contro aree civili, tra cui un mercato
affollato nella città di Kabkabiya, nel Darfur settentrionale, uccidendo decine
di civili. Le Fas e le forze alleate hanno inoltre compiuto attacchi di
rappresaglia contro civili e difensori dei diritti umani accusati di collaborare
con le Fsr.
Membri della rete sudanese di base Emergency Response Rooms, attivisti e
attiviste, giornalisti e giornaliste, personale sanitario e umanitario,
difensori e difensore dei diritti umani, civili contrari alla guerra e persone
percepite come vicine a una delle parti sono stati oggetto di attacchi,
molestie, detenzione arbitraria e uccisioni. I combattimenti in corso nella
regione del Kordofan tra Fas e Fsr stanno inoltre causando un grave impatto
sulla popolazione civile. El Obeid, nel Kordofan settentrionale, è attualmente
sotto assedio delle Fsr.
“La possibilità di evitare che quanto accaduto a El Fasher si ripeta a El Obeid
e in altre parti del Kordofan si sta rapidamente riducendo. Senza una pressione
diplomatica rapida e coordinata su entrambe le parti, il ripetersi di atrocità
di massa è inevitabile. Dall’inizio del conflitto, la popolazione civile non ha
mai avuto tregua: è intrappolata in un ciclo continuo di morte, sfollamento e
fame”, ha dichiarato Agnès Callamard.
Il conflitto rischia inoltre di estendersi ad altre aree, tra cui lo Stato del
Nilo Bianco.
Embargo sulle armi
Amnesty International ha già documentato il trasferimento in Sudan e nelle aree
limitrofe di armi di recente produzione, in palese violazione dell’embargo sulle
armi in vigore per il Darfur e applicabile a tutte le parti in conflitto.
L’organizzazione ha fornito prove di un ampio sostegno militare da parte degli
Emirati Arabi Uniti alle Fsr, in violazione del diritto internazionale. Amnesty
International ha inoltre rivelato l’uso sul campo di sistemi d’arma di
fabbricazione francese, insieme ad armi provenienti da Cina, Russia e Turchia.
Amnesty International rinnova il proprio appello agli Emirati Arabi Uniti
affinché interrompano immediatamente il trasferimento di armi alle Fsr. Fino a
quando ciò non avverrà, anche tutti i trasferimenti internazionali di armi verso
gli Emirati Arabi Uniti devono essere sospesi.
L’organizzazione esorta inoltre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a
estendere l’attuale embargo sulle armi dal Darfur al resto del Sudan.
“Senza fermare il flusso e la fornitura di armi verso il Sudan, la popolazione
civile continuerà a subire bombardamenti quotidiani. È tempo che il Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite estenda l’embargo sulle armi a tutto il Sudan e
chiami a rispondere tutti i paesi e gli attori che lo hanno violato”, ha
concluso Agnès Callamard.
Amnesty International Italia, insieme a diverse organizzazioni della società
civile e alla comunità sudanese, promuove un presidio a Roma, mercoledì 15
aprile alle ore 17 a Largo di Torre Argentina (Via San Nicola de’ Cesarini), per
chiedere l’immediata cessazione delle ostilità e mantenere alta l’attenzione sui
diritti umani.
Qui per maggiori dettagli: Keep Eyes on Sudan
Amnesty International