Una pacificazione terrificante. L’Italia del 2026 tra emergenza permanente e criminalizzazione del dissenso
La primavera del 2026 si apre in Italia con un bilancio repressivo senza
precedenti, segnando il passaggio definitivo verso un modello di gestione della
società basato sulla neutralizzazione preventiva del conflitto. Le cifre
provenienti dalle questure di tutto il paese delineano un profilo dello scontro
sociale in cui il diritto di manifestazione viene scambiato per una minaccia
all’ordine pubblico e criminalizzato[versione ridotta per Pressenza]_
Il Decreto Antisemitismo. Un attacco di panico morale
Sotto il cielo di marzo è apparso un dispositivo legislativo che somiglia a un
vetro deformante applicato alla verità storica. Il disegno di legge
sull’antisemitismo, approvato al Senato con una fretta che tradisce l’intento
censorio d’urgenza, costituisce l’acme di un’operazione di recinzione ideologica
dello spazio pubblico. Tale norma nasce con il paradosso di voler condannare
chiunque levi la voce contro un genocidio, lasciando invece cadere ogni ombra di
biasimo su chi il genocidio lo compie materialmente. L’integrazione della
definizione operativa dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance)
nell’ordinamento nazionale realizza ciò che Stuart Hall definisce la
«mobilitazione della legge» (Hall,
Policing the Crisis). Il potere legislativo sottrae il termine antisemitismo
alla sua dimensione di odio etnico per forzarlo nel recinto della fedeltà
diplomatica assoluta. Questa torsione semantica criminalizza l’opposizione alle
politiche coloniali, genocidarie e di Apartheid di Israele a Gaza e in
Cisgiordania, etichettando la critica politica quale manifestazione di
intolleranza razziale, dimentichi, peraltro, che anche i Palestinesi
appartengono ai popoli semiti. […] La votazione del 5 marzo ha sancito il
collasso delle mediazioni liberali all’interno della sinistra istituzionale.
Senatori del Partito democratico come Delrio e Verini hanno scelto di votare
insieme alla maggioranza di destra, avallando una norma che include gli
indicatori IHRA relativi alla critica a Israele tra le prove del reato di odio.
Questa scelta ratifica il passaggio verso il consenso autoritario descritto da
Hall, dove l’opposizione parlamentare si rende complice della costruzione dello
Stato di eccezione. La legge genera un perimetro di incertezza giuridica che di
fatto crea un’anamorfosi dello stato di diritto, in cui le regole informali di
un gruppo di interesse oscurano le norme costituzionali (cfr. S. Palidda,
Polizia postmoderna).
La Geopolitica del sangue e il riflesso interno
L’allineamento dell’Italia alla strategia bellica globale funge da cornice
ideologica per la stretta autoritaria domestica. L’aggressione militare condotta
dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, che arriva dopo il rapimento del
presidente del Venezuela Maduro e dopo il genocidio di Gaza, stabilisce il tono
brutale della politica interna. Questa Guerra senza limiti agisce quale
giustificazione assoluta per l’eccezionalità delle misure di controllo. Si
assiste a una riedizione aggiornata dell’aggressione all’Iraq del 2003, dove la
retorica della difesa preventiva serviva a mascherare un massacro continuo di
civili. Se 23 anni fa il pretesto risiedeva nelle inesistenti armi di
distruzione di massa, oggi il bersaglio muta continuamente, dal cambio di
regime, al fantomatico programma nucleare di Teheran, resta un paese sovrano,
l’Iran, colpito in violazione di ogni norma internazionale.
Mentre i droni, i missili, e l’aria saturata di petrolio dopo i bombardamenti
alle raffinerie, dell’operazione Epic Fury tracciano geometrie astratte nei
cieli di Teheran, la carne martoriata delle 165 bambine di Minab viene espunta
dalla coscienza collettiva. La guerra del 2026 viene consumata come un
videogioco attraverso i teleschermi, dove missili intelligenti solcano cieli
digitali occultando la polvere dei corpi sepolti sotto il cemento della scuola
elementare femminile. Questa astrazione bellica facilita la produzione di un
pensiero unico che espelle ogni sapere alternativo e ogni sussulto di empatia.
[…] Tale postura esterna richiede una corrispondente operazione di pacificazione
interna. La gestione delle piazze italiane è diventata un’estensione del fronte
di guerra esterno, dove i manifestanti sono percepiti quali elementi sovversivi
da neutralizzare preventivamente.
Una parabola repressiva sequenziale a colpi di DDL Sicurezza
Il perimetro delle libertà civili in Italia ha subìto una ridefinizione radicale
attraverso una successione coordinata di decreti che hanno costruito uno stato
di eccezione permanente. Questa metamorfosi del diritto inizia con il Decreto
Rave, il quale ha introdotto l’articolo 633-bis del codice penale per punire
l’assembramento spontaneo con pene fino a sei anni. Tale norma ha inaugurato la
stagione della criminalizzazione preventiva, trasformando la socialità autonoma
in un pericolo per l’incolumità pubblica.
La traiettoria repressiva è proseguita con il Decreto Cutro, volto a inasprire
il controllo sulle migrazioni attraverso l’eliminazione della protezione
speciale e il potenziamento della detenzione amministrativa, e con il Decreto
Caivano, orientato a colpire la devianza minorile attraverso l’estensione del
Daspo urbano ai quattordicenni e l’incremento sproporzionato delle pene per i
reati di lieve entità.
Il perimetro del controllo si è espanso e ha raggiunto il suo culmine con il DL
Sicurezza (ex ddl 1660), una vera e propria dichiarazione di guerra interna che
ha introdotto fattispecie di reato specifiche per colpire ogni forma di dissenso
materiale: Criminalizzazione della Resistenza Passiva (art. 415-bis c.p.);
Stretta sui Blocchi stradali; Il Reato Anti-Ghandi; Detenzione delle madri
detenute; Focus sul Fermo Preventivo (DL 23/2026).
Esempi Concreti di Applicazione
L’assedio economico: nelle piazze di Bologna, Genova e Cagliari, le autorità
hanno attivato gli strumenti del Pacchetto Sicurezza per comminare sanzioni
pecuniarie che sfiorano i
12.000 euro per singolo individuo. Tale strategia punta direttamente ai soggetti
precari, cercando di soffocare la protesta attraverso l’indebitamento forzato
degli attivisti (specialmente quelli legati ai movimenti pro-pal e alla Global
Sumud Flotilla).
L’esperimento Askatasuna: lo sgombero con mezzi sproporzionati del Centro
sociale Askatasuna a Torino è stato definito un esperimento di Stato dove il
potere esecutivo ha scavalcato la mediazione politica per imporre una logica di
occupazione militare del territorio, trasformando un luogo di mutualismo in un
simbolo di pericolo pubblico sotto i nuovi dettami del DDL.
Lo Scudo Penale: l’introduzione di tutele legali rafforzate per le forze
dell’ordine (spesso definite scudo penale) agisce come una barriera che libera
l’agente dal peso delle conseguenze legali in caso di scontri, come visto nel
drammatico caso Mansouri a Milano, dove la retorica dell’attacco preventivo è
stata usata per giustificare l’uso della forza letale.
Questa struttura legislativa trasforma il dissenso da diritto costituzionale a
ostacolo tecnico alla funzionalità del sistema, dove la pacificazione interna
diventa l’obiettivo supremo a scapito delle garanzie individuali.
Il caso Mansouri e la Fabbrica dell’Immunità sovrana
L’omicidio di Abderrahim Mansouri a Milano costituisce la manifestazione estrema
della deriva securitaria contemporanea. L’agente Carmelo Cinturrino ha
giustificato lo sparo descrivendolo come un attacco preventivo, espressione che
ricalca fedelmente la retorica bellica internazionale del governo Meloni. Le
indagini hanno rivelato che la scena del crimine è stata alterata per simulare
una legittima difesa attraverso il rinvenimento di una pistola giocattolo,
piazzata accanto al corpo della vittima per inquinare le prove. Questo evento
conferma le tesi sulla Warrior Mentality analizzate da Alex Vitale, in cui gli
agenti vedono i civili come un nemico costante anziché come una comunità da
proteggere. Mark Neocleous spiega che l’immunità concessa ai funzionari statali
funge da «paravento per la violenza sovrana», permettendo agli agenti di agire
al di fuori del controllo legale. Egli chiarisce l’origine squisitamente
politica di questo concetto: «Ciò che era originariamente in gioco nell’immunità
era una decisione politica sul privilegio, nel senso di una legge che si
applicava solo a certe classi di persone o individui» (Neocleous, The Politics
of Immunity, pp. 11-12).
La destra politica ha risposto al caso invocando lo scudo penale contenuto nel
decreto sicurezza e celebrando l’aggressività poliziesca quale virtù civile.
Tale immunità crea una zona di eccezione dove la legge cessa di applicarsi ai
tutori dell’ordine, mentre si accanisce con ferocia sugli esclusi. L’uccisione
di un uomo disarmato viene trasformata in un atto necessario per la salvaguardia
della civiltà occidentale contro la minaccia asimmetrica rappresentata dai corpi
non conformi. Risulta evidente come la soggettività degli agenti venga modellata
da una psicologia del sospetto che trasforma ogni interazione in un potenziale
scontro bellico. Questa percezione distorta produce soggettività docili
attraverso la paura, riducendo la cittadinanza a un esercizio di obbedienza
silenziosa.
La repressione del Sumud e la Global Sumud Flottilla
L’applicazione materiale di questo dispositivo si è accanita con particolare
ferocia contro la Global Sumud Flotilla, l’iniziativa marittima partita dai
porti di Barcellona e Catania per sfidare il blocco navale di Gaza. Il governo
italiano ha reagito a questa missione di solidarietà attraverso un utilizzo
combinato di fermi amministrativi e denunce penali basate sul nuovo impianto
normativo. Ogni gesto ispirato al concetto di di Sumud, la fermezza resiliente
della popolazione palestinese, viene tradotto dal sapere di polizia in una
minaccia alla sicurezza nazionale. Salvatore Palidda evidenzia come la polizia
postmoderna detenga ormai il «monopolio nella gestione delle regole del
disordine» una facoltà che permette di stabilire arbitrariamente i limiti tra la
libertà di agire e lo scandalo politico (Palidda, Polizia postmoderna, p. 1).
La repressione della Flotilla e dei blocchi portuali di solidarietà costituisce
un esempio di chirurgia sociale volto a estirpare il supporto materiale al
popolo aggredito, proteggendo invece la fluidità dei traffici bellici. A
Catania, oltre 40.000 persone si sono ritrovate per accompagnare la partenza
delle imbarcazioni, subendo cariche e identificazioni di massa che preludevano
alla successiva intercettazione illegale in acque internazionali. Tale condotta
istituzionale dimostra la trasformazione del diritto in uno strumento di guerra
interna contro chiunque rifiuti la neutralità complice… La pacificazione non è
la pace; essa è la guerra continuata contro la possibilità stessa di un futuro
imprevisto.
LAVINIA MARCHETTI È BIOLOGA, APPASSIONATA DI POESIA, LETTERATURA E BELLEZZA
NELL’ARTE. LAVORA IN UNA GALLERIA D’ARTE MILANO
DAL DOSSIER ITALIA A CURA DELLA REDAZIONE.AHIDAONLINE.COM
Redazione Italia