Balkan Talk: Confine Albania. Architetture coloniali che mutano forma
L’idea di un incontro pubblico sul “Confine Albania” è nata durante un Viaggio
di Dinamo Press, a cura di Francesca Romana Fiano (urban archeologist e heritage
specialist), Patrizia Montesanti (videomaker e giornalista), Marta D’Avanzo
(fotografa e giornalista) e Daniela Galiè (scrittrice e giornalista).
Siamo andate a Tirana per conoscere le attività del gruppo Social Justice ONG,
incontrati al Forte Prenestino in occasione di Take Back the City, coordinamento
internazionale contro la gentrificazione, e per conoscere la realtà urbana
denunciata dalla rivista indipendente Citizens, megafono delle lotte per la
giustizia abitativa e sociale in Albania. Da Tirana abbiamo raggiunto il nuovo
centro italiano di detenzione per migranti a Gjader, e lì il nostro viaggio si è
intrecciato a quello di Francesco Ferri (giurista e giornalista) e Rosalba Dumas
(attivista italo-albanese).
Il Talk di Dinamo Press, a distanza di un anno dal viaggio, vuole ripercorrere
il filo rosso sulla bacheca di una indagine in corso, e riannodarlo in una trama
collettiva fatta di inchieste, ricerche e rivendicazioni sul tema dell’incontro
che era anche il motivo del viaggio. Un motivo apparentemente semplice:
“superare il confine con l’Albania”.
Ci eravamo infatti appena rese conto che a separarci non c’era solo un mare,
tutto sommato facile da attraversare. Attraversato già nei ricordi da bambine
dalla Vlora, tra le tante imbarcazioni arrivate in Italia sotto i riflettori
degli anni 90, attraversato oggi al rovescio dall’esercito italiano con a bordo
i migranti trasferiti a Gjader, attraversato dai più familiari traghetti del
turismo estivo che ha recentemente cementificato una porzione di costa
Mediterranea rimasta intatta fino a così poco fa.
C’era un confine più strutturato, più interno, un confine immaginario e di
immaginario, il “confine Albanaia”, con un territorio e un popolo al confine
dell’Europa, al confine del progresso, al confine della storia. E confinata
anche nella memoria collettiva o meglio nella “non memoria” del colonialismo
italiano. Una storia tanto rimossa da non farci percepire territori e popoli
così vicini, e fino a farli diventare addirittura così lontani.
Di fatto questo presunto confine non ha impedito che i semi di una relazione si
piantassero sulle due sponde dello stesso mare. Abbiamo iniziato a cogliere in
superficie, nel presente, le radici dei processi storici che queste relazioni
hanno intessuto.
Due gli epifenomeni che hanno attirato la nostra attenzione: venire a conoscenza
del violento processo di trasformazione urbana che avveniva nella capitale,
Tirana, a firma di rinomati studi di architettura italiani – e i conflitti
sociali che ne sono scaturiti – e l’illegittima iniziativa di trasferimento di
migranti dall’Italia alla, non ancora politicamente ed economicamente parte
dell’unione europea, Albania.
È così che in filigrana due fenomeni apparentemente distinti hanno mostrato
l’architettura comune di una certa forma di colonialismo che pur mutando forma
ancora tenta di dominare la relazione che intercorre tra territori e popoli.
Dominio espresso nella logica secondo la quale l’accettazione europea – da cui
dovrebbe dipendere “la svolta” dell’Albania – passa per il contagio dei suoi
mali: politiche migratorie illegittime, distruzione del patrimonio ambientale a
favore di palazzinari mafiosi, rigenerazioni fasulle che spianano la strada alla
gentrificazione e alla turistificazione più becera.
Dominio affidato all’Italia, dominio da sovvertire. Il viaggio e gli
attraversamenti che ha previsto ci ha permesso di raccogliere molti indizi a
riguardo. Nella forma urbana, nelle sue architetture, e in quelle dei nuovi
centri di detenzione per migranti. Questi indizi sono diventati racconti di chi
dalle trasformazioni in corso viene espulso e sradicato o chi lotta affinché
queste non diventino prigioni. Questi indizi si sono trasformati in domande e
connessioni e cioè in quadro indiziario che intendiamo esplorare con gli ospiti
invitati.
OSPITI DEL TALK:
#Discussant 1 Confine Albania di Francesca Romana Fiano:
Pillola 1: Il tempo non è una linea: immagini dall’archivio fotografico del
Getty Museum
Interviene Luca Peretti, Storico – Università di Cambridge: semi e frutti del
colonialismo italiano in Albania nell’ultimo secolo.
#Discussant 2 Migrazioni di Francesco Ferri:
Pillola 2: In viaggio verso Gjader: intervista a Fioralba Duma
interviene Fioralba Duma, Attivista Italo-albanese (Italiani Senza Cittadinanza
e Mesdhe): Il ruolo del “Confine Albania” nel ridefinire le tecniche di governo
della mobilità e le politiche migratorie europee: nuove strategie di resistenza.
#Discussant 3 Diritto all’abitare di Patrizia Montesanti e Marta D’Avanzo:
Pillola 3: Tirana, lavori in corso: intervista a Social Justice ONG
Interviene Fation Kryeziu, Architetto e Attivista per il diritto alla città: Le
politiche urbane a scala nazionale scuotono le fondamenta del diritto
all’abitare in Albania e stimolano nuove forme di organizzazione politica, lotta
e comunicazione (il caso di Citizens).
#Dibattito “Architetture e Narrazioni di un colonialismo che muta forma”,
introduce Rossella Marchini, Architetta-Urbanista, Dinamopress
Sono invitati alla discussione Fabio Alberti e Caterina Ballardini (UnPontePer –
Tracce coloniali), Matteo Stefanori (Casa della Memoria), Daniela Galiè (Dinamo
Press), Emilia Giorgi (Rete Territoriale San Lorenzo), Silvia Susanna
(Architetto e Artista, Forte Prenestino/Take Back the City).
PHOTO – VIDEO MAPPING:
Il confine con l’Albania non lo abbiamo mai incontrato davvero, eppure lo
abbiamo attraversato più volte, in luoghi, architetture e incontri.
Attraversando i quartieri di Tirana, le trasformazioni urbane in corso rendono
visibile un processo di gentrificazione sistemica: espulsione,
finanziarizzazione, turistificazione, ridefinizione dello spazio urbano secondo
logiche di mercato.
Attraversando il territorio la stessa logica estrattiva, fatta di produzione di
spazi di eccezione, esternalizzazione delle responsabilità e separazione tra
corpi desiderabili e indesiderabili, riemerge nel CPR di Gjader, dove il confine
europeo si sposta oltre, rivelando la continuità tra politiche urbane,
turistiche e migratorie.
Le architetture incontrate in queste transizioni urbane e territoriali ci hanno
mostrato ferite, assenze e nuove presenze artificiali, sono diventate
dispositivo di indagine per comprendere i processi materiali e immateriali del
colonialismo contemporaneo. La fotografia di queste architetture, il dispositivo
di restituzione narrativo e politico di un colonialismo che muta forma, capace
di costruire un racconto condiviso tra memoria coloniale e trasformazioni
contemporanee.
L’ iniziativa fa parte del programma di avvicinamento al 25 aprile, organizzato
dalla Rete degli spazi sociali e delle associazioni di San Lorenzo
Foto di copertina Marta D’Avanzo
SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS
Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps
Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per
sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le
redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno
L'articolo Balkan Talk: Confine Albania. Architetture coloniali che mutano forma
proviene da DINAMOpress.