Nessun accordo a Islamabad
Nessun accordo…
Mentre continuano i massacri israeliani in Palestina e in Libano, nessun accordo
è sortito a Islamabad, in Pakistan, tra le delegazioni statunitense e iraniana.
Una trattativa serrata, durata 21 ore, in parte indiretta tramite il premier
pakistano e in parte diretta, con le delegazioni nella stessa sala. La
delegazione Usa era guidata dal vice presidente Vance e quella iraniana dal
presidente del parlamento Qalibaf.
In una conferenza stampa, Vance ha addossato alla parte iraniana la
responsabilità del fallimento “perché non ha accettato le condizioni
statunitensi. Non è una buona notizia per gli iraniani”, ha affermato.
L’agenzia iraniana Tansim ha riferito che il fallimento è dipeso dalle richieste
eccessive di Washington, che voleva ottenere con il negoziato ciò che non aveva
ottenuto con le armi. “Volevano l’apertura di Hormuz da subito senza accordi e
non volevano impegnarsi per la fine delle aggressioni”.
Lo Stretto di Hormuz ha visto ieri un traffico importante: sono passate 11 navi,
ma tutte dopo l’autorizzazione di Teheran e ispezioni da parte della marina
iraniana. Il Pentagono continua a sostenere che due navi militari Usa hanno
attraversato lo stretto ieri, ma le piattaforme di tracciamento della
navigazione hanno smentito le dichiarazioni propagandistiche, “rilasciate per
sorreggere le dichiarazioni tuonanti e strampalate di Trump”.
Nessuna delle due parti ha un piano alternativo su come proseguire il confronto.
Washington sostiene che il dossier è nelle mani di Trump che annuncerà i passi
futuri: ripresa delle ostilità prima della scadenza delle due settimane di
tregua oppure aprire ad un secondo round di trattative.
Leone d’Africa
Domani, il papa inizierà dall’Algeria il suo viaggio africano. Leone XIV si
appresta a compiere il suo viaggio più lungo, quello in Africa del 13-23 aprile:
quattro Paesi (oltre all’Algeria, Camerun, Angola, Guinea equatoriale), undici
giorni, una decina di città. Affronterà tematiche diverse care alla chiesa:
famiglia, ambiente, tragedia delle migrazioni, l’impegno contro le guerre e
relazioni tra le fedi.
Alla vigilia del viaggio è ancora viva la polemica contro i messianici
statunitensi dell’amministrazione guidata da Trump: “A una diplomazia che
promuove il dialogo si va sostituendo una diplomazia della forza”, aveva
affermato il papa.
Presidente curdo in Iraq, ma non è confederalismo democratico
Eletto il nuovo presidente iracheno. Ieri, il parlamento iracheno ha eletto
Nizar Amidi, politico curdo e candidato dell’Unione Patriottica del Kurdistan,
come nuovo presidente del Paese, succedendo all’ex presidente Abdul Latif
Rashid.
Nella Costituzione, scritta dal governo coloniale statunitense dopo l’invasione
del 2003, le cariche istituzionali sono spartite secondo uno schema
etnico-confessionale: il presidente curdo, il premier sciita e il presidente del
parlamento sunnita.
ANBAMED