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La costruzione della pace: dalla maieutica reciproca di Danilo Dolci ai ‘Peace Circles’
Il tema della Giornata Internazionale della Pace di oggi è “Investire nella pace per tutti: ovunque, ogni giorno”. Dalle Nazioni Unite viene proposto sollecitando a metterlo in pratica in tanti modi, in particolare organizzando incontri di dialogo intergenerazionale e comunicando le esperienze sui social media, per l’occasione apponendo ai post l’hashtag #InvestInPeace. Nella pagina dedicata allo ‘spirito’ del 21 settembre di quest’anno è precisato che a mettere in pratica tale impegno quotidiano e a mostrare il valore delle attività svolte in occasione della Giornata Internazionale della Pace sono le adesioni alla campagna Fai sentire la tua voce e, in particolare, le iniziative in cui viene organizzato un Cerchio di Pace. Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha incitato ad appellarsi ai leader mondiali, chiedendo loro di “investire in un futuro di pace per tutti” e, parallelamente, esortato a intervenire ed agire concretamente, ciascuno nei propri ambiti, ispirandosi al “coraggio di coloro che si battono per la pace nei quartieri, nelle scuole e nelle comunità”. L’EREDITÀ DI DANILO DOLCI IN UN LIBRO BIOGRAFICO E UN FILM DOCUMENTALE Nella presentazione all’incontro con Giuseppe Barone e Amico Dolci svolto a Casale Monferrato settimana scorsa, il 17 settembre, nell’ambito del programma Un libro o due al mese per parlare di pace incluso nella rassegna EireneFest, un’organizzatrice dell’iniziativa ha evidenziato l’attualità del metodo, soprattutto pedagogico e didattico ma non solo, anche dell’interazione sociale, della maieutica reciproca. «Si tratta di un’esperienza di dialogo in cerchio, dove non c’è un maestro che sale in cattedra ma sono le persone stesse a confrontarsi e a far nascere le idee dal basso – ha osservato Monica Simioni – Una testimonianza forte su come l’ascolto, il pensiero critico e la partecipazione attiva siano le vere chiavi per lo sviluppo della consapevolezza e per l’emancipazione umana». Un’esperienza che il giorno seguente ha coinvolto Amico Dolci e Giuseppe Barone insieme agli studenti del Liceo delle Scienze Umane di Casale Monferrato, che in un cerchio hanno dialogato sulla differenza tra ‘comunicare‘ e ‘trasmettere‘ informazioni, testimonianze o idee, e il pomeriggio di sabato al Liceo A. Gramsci di Ivrea e la mattina successiva al CISV di Albiano nei laboratori coordinati da Ettore Macchieraldo nell’ambito della rassegna LA PACIFICA INVASIONE: TANTI MODI PER VOLERE LA PACE – Dal 17 al 20 settembre in Piemonte sulla ‘via maestra’ di Danilo Dolci. Nel dialogo in cui i partecipanti all’incontro di giovedì a Casale Monferrato hanno condiviso con Amico Dolci e Giuseppe Barone alcune memorie, opinioni e proposte suggestionate dalla visione del docufilm, l’attenzione si è focalizzata anche sulla risposta di una bambina che, interpellata a esprimersi sull’insegnamento di Danilo Dolci, ha spiegato perché lei lo reputi di un ‘maestro esemplare‘: «Ha combattuto contro la mafia, che però non è riuscito a sconfiggere. Ma ci ha provato». Maddalena Brunasti
September 21, 2026
Pressenza
“L’ascesa alla felicità” di Dolci riedita a Palermo
“Come puoi essere felice se intorno a te i tuoi fratelli vengono consumati e travolti dalla fame e dalla miseria?”. Un’affermazione attualissima che ci pone di fronte all’anelito verso una felicità condivisa che nel mondo d’oggi appare quanto mai lontana, considerato lo scenario di guerre e genocidi che producono centinaia di migliaia di morti fra civili inermi e bambini. Attualissima ma non attuale perché questa domanda la rivolgeva un giovanissimo insegnante di una scuola serale di Sesto San Giovanni a Milano ad una platea di studenti e operai fra cui giovani come lui, ma anche uomini meno giovani segnati dalla guerra e dalla lotta per la Resistenza al regime nazifascista: siamo nel 1948 e l’insegnante di 24 anni risponde al nome di Danilo Dolci, l’intellettuale del secolo scorso che meglio di tanti ha saputo coniugare il pensiero con l’agire concreto diventando uno dei più importanti e riconosciuti esponenti del movimento per la Pace e per la non violenza. Se ne parla a Palermo e l’occasione ci è offerta dal libraio ed editore Nicola Macaione che da poco ha riportato alle stampe a distanza di quasi ottanta anni L’ascesa alla Felicità, un’antologia per argomenti che la stamperia Cesare Tamburini di Milano aveva prodotto in sole duecento copie di carta ciclostilata nel 1948, scritta e commentata da Dolci “per mettere a disposizione dei giovani operai, affamati di sapere, quanto non era giusto tenessi solo per me”. Alla presentazione del libro, svoltasi in due giornate venerdì 10 e sabato 11 aprile rispettivamente allo Spazio Cultura della Libreria Macaione e alla scuola “Giovanni Falcone” allo ZEN, i curatori dell’opera Giorgio Carlo Schultze, Giuseppe Barone, Daniela e Amico Dolci, questi ultimi figli del sociologo triestino, ne hanno raccontato la genesi ai tempi della sua prima pubblicazione ed il recente fortuito ritrovamento dell’unica copia ancora esistente presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, salvata anch’essa tra le tante altre opere dagli “angeli del fango” dopo la famosa alluvione del 1966. L’incontro diventa l’occasione per conoscere Dolci prima dell’esperienza di Nomadelfia con don Zeno Saltini nel 1950 e prima che l’anno successivo venga in Sicilia per stabilirsi a Trappeto fra contadini e pescatori per portare avanti le sue battaglie nonviolente in favore degli ultimi, dei ‘banditi’ come lui li definiva, attraverso i digiuni, lo sciopero alla rovescia, la lotta per l’acqua, per un lavoro dignitoso, anch’esso tema attualissimo: proprio venerdì è giunta la notizia della tragica morte sul lavoro dei due operai caduti dalla gru in via Marturano a Palermo i cui nomi è giusto ricordare affinché non siano solo dei numeri in una statistica sugli incidenti (o sarebbe meglio definirli omicidi) sul lavoro: Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine. Tornando all’antologia, il giovane Dolci racchiude in essa citazioni e scritti di pensatori antichi e moderni apparentemente distanti fra loro, i suoi “amici più cari”, come li definisce, a cui dice di essersi rivolto perché ci aiutino a fermarci e riflettere, a dialogare con loro compiendo un vero e proprio atto rivoluzionario soprattutto in una società quasi esclusivamente concentrata sulla compulsiva consultazione degli smartphone, come ci ricorda Giorgio Schultze nel suo intervento evocando efficacemente l’immagine di ‘vibrazioni che entrano in risonanza’. Si tratta delle prime pagine in cui si manifesta la ‘maieutica reciproca’ di Dolci, l’idea di una cultura diversa che abbia ricadute concrete, di libri come strumenti di lavoro e non da essere semplicemente consegnati ad uno scaffale: Giuseppe Barone, collaboratore di Dolci dal 1985, raccontando come egli mettesse in cerchio gli studenti per far loro delle domande e da lì avviare una discussione, ci dice che ‘senza un’idea maieutica dei rapporti sociali non può esistere una democrazia” e questo è il senso profondo dell’opera svolta dal sociologo triestino. Dolci fu in costante contatto con tanti intellettuali dell’epoca, da Bertrand Russell a Bruno Zevi, da Elio Vittorini a Carlo Levi, da Lucio Lombardo Radice ad Aldo Capitini, i quali sostennero le sue battaglie e ne presero le difese, anche nei tribunali come fu per Piero Calamandrei che da avvocato lo difese nel processo seguito allo sciopero alla rovescia del 1956 in cui, insieme ad operai e braccianti, lo stesso Dolci si dette da fare per riparare una trazzera comunale subendo l’arresto e la reclusione presso il carcere dell’Ucciardone. Fra i tanti intellettuali citati, giusto ricordare anche Franco Alasia, scrittore ed esponente della nonviolenza che faceva parte del gruppo di studenti del 1948 alla scuola di Sesto San Giovanni. Durante l’incontro c’è spazio anche per racconti familiari quando Amico Dolci narra della visita nella loro casa della matematica Emma Castelnuovo e della loro paura di figli adolescenti di essere interrogati dall’autrice dei libri di testo sui quali studiavano, salvo poi finire a giocare con lei. E ricordare anche il grosso callo da scrittura che il padre aveva sviluppato fra le dita scrivendo senza mai usare una macchina da scrivere migliaia e migliaia di pagine, di biglietti, di relazioni, di rapporti ‘per riprodurre quella sensazione di gioia di incontrarsi’. E Daniela Dolci, l’altra figlia, sottolinea l’importanza di veicolare questo libro nelle scuole perché questo è un libro scritto per i giovani in quanto offre spunti di riflessioni significativi per la crescita culturale, non essendo necessariamente un libro da leggere dall’inizio alla fine considerato che ogni singola pagina offre il pretesto per avviare discussioni e ragionamenti. La riedizione di questo libro è stata concepita anche per contribuire al rilancio del Borgo “Danilo Dolci” e di tutte le attività collegate fra cui il Centro di Sviluppo Creativo; è, inoltre, prevista la costituzione a breve della Fondazione “Danilo Dolci” ed altre attività quali il progetto “Casa per la Pace” come luogo aggregativo per i giovani nonché la III edizione del Festival “Palpitare di nessi” dal 25 al 28 giugno prossimi. In ultimo, un cenno ai documentari che il regista Alberto Castiglione, presente all’incontro, ha realizzato nel 2004 (“Danilo Dolci, memoria e utopia”) e nel 2007 (“Verso un mondo nuovo”), fino al più recente “Inchiesta su Danilo Dolci” del 2024, disponibili sul canale YouTube. A chiusura dell’incontro, molto partecipato da semplici cittadini insieme a docenti, rappresentanti della società civile, a Padre Francesco della Parrocchia di San Luigi, al Presidente dell’VIII Circoscrizione Marcello Longo, all’Assessore comunale Fabrizio Ferrandelli e molti altri, Nicola Macaione, che ha efficacemente condotto il dibattito, ci ha consegnato l’ultimo pensiero di Danilo Dolci riportato nella quarta di copertina del libro: “L’umanità intelligente e autocritica, in quanto ha incondizionata la propria libertà, ha propria norma l’Utopia, ideale perfezione”. Enzo Abbinanti
April 12, 2026
Pressenza