Difendere Cuba è una battaglia di tutti!
La manifestazione di oggi a Roma, dal Colosseo alla Piramide, ha riportato al
centro il tema della politica estera e dei diritti dei popoli. Oltre diecimila
persone hanno preso parte a un corteo che ha posto al centro una questione
geopolitica precisa: l’impatto delle recenti decisioni dell’amministrazione
statunitense, guidata da Donald Trump, nei confronti della Repubblica di Cuba.
Non si è trattata di una protesta simbolica, ma di una risposta a una strategia
di pressione economica che ha assunto dimensioni inedite e preoccupanti. La
manifestazione di oggi non è stata una semplice sfilata di bandiere o un atto di
solidarietà rituale, ma una netta presa di posizione politica contro quello che
si configura come il più violento e cinico attacco sferrato dagli Stati Uniti
contro l’isola negli ultimi decenni.
Al centro del mirino c’è Donald Trump e la sua strategia della cosiddetta
“spallata finale”, un piano che mira a ottenere con il ricatto energetico e il
sabotaggio sistematico ciò che oltre sessant’anni di embargo non sono riusciti a
produrre, ovvero il collasso sociale della Rivoluzione cubana.
L’aspetto più brutale dell’attuale fase dell’imperialismo statunitense è senza
dubbio l’attacco frontale alle forniture energetiche. L’amministrazione Trump ha
intensificato la caccia alle petroliere con una ferocia senza precedenti,
sanzionando non solo le compagnie cubane, ma anche le società di navigazione,
gli armatori e le agenzie assicurative di Paesi terzi che osano trasportare
greggio verso i porti dell’Avana.
L’obiettivo è chiaro nella sua criminalità: impedire il rifornimento di petrolio
per paralizzare l’intera isola. Senza carburante, il sistema elettrico nazionale
subisce blackout che colpiscono la produzione industriale, il trasporto pubblico
e, nei casi più drammatici, la conservazione degli alimenti e il funzionamento
degli ospedali. È l’applicazione letterale di una strategia da assedio medievale
trasposta nel cuore della modernità, un tentativo di esasperare la popolazione
civile portandola allo stremo per provocare una sommossa interna.
Si tratta dell’attuazione più bieca del memorandum Mallory del 1960, che già
allora teorizzava di provocare fame e disperazione per rovesciare il governo, ma
oggi Trump lo fa con i mezzi tecnologici e finanziari di una superpotenza che ha
smarrito ogni senso del diritto internazionale. Per comprendere l’entità della
sfida, bisogna analizzare i dati scientifici di questo genocidio economico.
Il bloqueo non è un semplice limite al commercio, ma un muro invisibile che
strangola ogni singola transazione finanziaria del Paese. Le stime più recenti
indicano che il danno economico accumulato da Cuba supera i 170 miliardi di
dollari, una cifra che se rapportata al valore dell’oro supererebbe i 1.400
miliardi. Solo nell’ultimo anno, l’inasprimento delle sanzioni voluto da Trump
ha causato perdite medie di 13/14 milioni di dollari al giorno.
Sono risorse che vengono sottratte direttamente al benessere dei cittadini, alla
manutenzione delle scuole e a quella sanità d’eccellenza che Cuba, nonostante
l’assedio, continua a offrire gratuitamente non solo ai propri abitanti, ma al
mondo intero. È un paradosso vergognoso che mentre l’Avana invia medici a
combattere epidemie in ogni angolo del globo, Washington risponda cercando di
lasciare quegli stessi medici senza luce elettrica e senza reagenti chimici per
i vaccini.
Un altro pilastro fondamentale di questa spallata trumpiana è il mantenimento
strumentale di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. Si tratta di
una classificazione kafkiana e priva di fondamento, che serve esclusivamente a
terrorizzare il sistema bancario mondiale. Qualsiasi istituto di credito che
operi con l’isola rischia multe miliardarie dagli Stati Uniti, rendendo quasi
impossibile l’acquisto di pezzi di ricambio vitali per le centrali
termoelettriche o di macchinari agricoli per la sovranità alimentare.
La piazza di Roma oggi ha gridato con forza che questa non è una battaglia per
la democrazia, ma puro bullismo geopolitico. Trump sta usando la vita di undici
milioni di persone come un trofeo elettorale per compiacere le frange più
reazionarie della Florida, giocando con il destino di un popolo intero per i
propri interessi di potere. Il corteo che oggi è sfilato dinanzi alla Piramide
Cestia non era composto solo da militanti storici, ma da una nuova generazione
di giovani, lavoratori e studenti che vedono in Cuba un’alternativa possibile
alla logica del profitto assoluto.
Difendere Cuba significa difendere l’idea stessa che un altro modello sociale
sia necessario e realizzabile, rivendicando che la salute e l’istruzione debbano
essere diritti universali e non merci per chi può permettersele. Se Cuba cadesse
sotto i colpi del ricatto energetico di Trump, non cadrebbe solo un governo, ma
l’idea che un piccolo paese possa autodeterminarci liberamente. La spallata
finale è un monito autoritario rivolto a tutto il Sud del mondo. E’ il messaggio
che chiunque tenti una strada diversa verrà punito con il buio e la fame.
Le diverse decine di organizzazioni che hanno partecipato a questa mobilitazione
esigono che il governo italiano e l’Unione Europea escano finalmente dalla
sudditanza psicologica e politica verso la Casa Bianca. Non è più sufficiente
votare una risoluzione pro-forma all’ONU contro l’embargo, se poi non si mettono
in atto meccanismi legali per proteggere le nostre imprese e i nostri scambi
dalla prepotenza extraterritoriale delle leggi americane.
È necessario pretendere anche l’immediata rimozione di Cuba dalla lista degli
Stati terroristi, la fine del sabotaggio dei rifornimenti petroliferi e la
cancellazione totale di un blocco che rappresenta un residuo anacronistico della
Guerra Fredda trasformato in strumento di tortura collettiva. Oggi Roma ha
dimostrato che la solidarietà è un muscolo che non smette di battere e che oltre
diecimila voci possono rompere il silenzio complice dei grandi media. Donald
Trump può anche tentare di fermare le navi, ma non potrà mai spegnere la dignità
di chi resiste.
Foto di ANAIC, Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba
Giovanni Barbera