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Patrimonio privato e debito pubblico
La patrimoniale in Italia è un passatempo. Per qualche giorno il dibattito politico si è incentrato su una eventuale imposta patrimoniale, poi tutto è finito nel dimenticatoio. È come il sudoku o le parole crociate, che si utilizzano nel periodo delle vacanze per poi rimetterli nel cassetto insieme alla matita. Eppure, guardando gli ultimi dati resi noti dalla Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI) sul patrimonio finanziario dei cittadini italiani, ci sarebbe molto da riflettere, discutere e decidere sulle imposte patrimoniali. I dati sono forniti dalla Banca d’Italia e mostrano negli ultimi anni un forte aumento della ricchezza liquida (quindi senza considerare le proprietà immobiliari) delle famiglie italiane. Nel 2020 si trattava di 4.800 miliardi di euro, che nel 2025 sono diventati 6.488 miliardi, con un incremento in cinque anni di 1.688 miliardi (+35,17%).  È interessante mettere a confronto questi dati con l’aumento del debito pubblico italiano. Nel 2020 era di 2.573 miliardi di euro e nel 2025 è salito a 3.096 miliardi, con un aumento di 523 miliardi (+20,33%).  Pertanto, mentre lo Stato (cioè la cassa comune) continuava a indebitarsi, le casse private si riempivano ad un ritmo ben superiore. Un osservatore ingenuo potrebbe concludere che sarebbe stato ragionevole utilizzare un terzo dell’incremento della ricchezza privata per evitare l’aumento del debito comune. Ai cittadini italiani, considerati complessivamente, sarebbe comunque rimasto un aumento del patrimonio pari a 1.165 miliardi di euro. Ma quando si tratta delle proprie tasche non esistono ingenui. Resta però il fatto che mentre i conti pubblici peggiorano i cittadini si arricchiscono. Non tutti, ovviamente, ma soltanto quelli che hanno avuto la possibilità di incrementare il proprio patrimonio. Spesso si sente proporre dai politici di diversi partiti la possibilità o la necessità di tassare i cosiddetti “extra profitti” di banche e società energetiche. E perché non si dovrebbero tassare gli “extra aumenti” patrimoniali?  In questa ipotesi si potrebbero considerare 523 miliardi di euro in cinque anni, cioè di 105 miliardi l’anno. È appena il caso di ricordare che l’ultima legge di bilancio ammontava a circa 22 miliardi di euro. Quindi, un’eventuale imposta sull’incremento dei patrimoni parametrata sull’invarianza del debito pubblico, equivarrebbe a oltre cinque leggi finanziarie.  Le entrate dell’imposta patrimoniale potrebbero essere utilizzate per evitare l’aumento del debito pubblico oppure per migliorare in modo significativo i servizi per i cittadini: scuola, sanità, ambiente, asili nido, trasporti pubblici, ecc. Nel panorama politico attuale sembra una proposta impossibile, ma sarebbe almeno il caso di smetterla con l’atteggiamento ipocrita di chi contro ogni imposta patrimoniale evoca l’esproprio, il comunismo o lo stato totalitario.  A costoro occorre ricordare che nella Costituzione della Repubblica italiana si stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Un’imposta patrimoniale sull’aumento delle ricchezze dovrebbe essere osteggiata soltanto da un’esigua minoranza. In teoria la stragrande maggioranza dei contribuenti dovrebbe essere pienamente favorevole. Per questa ragione tornano alla mente le parole di Alberto Moravia: “Curiosamente, gli elettori non si sentono responsabili per i fallimenti del governo che hanno votato”. Rocco Artifoni
July 18, 2026
Pressenza
36 anni di Okkupazione al Corto Circuito
Martedì scorso il Corto Circuito ha spento 36 candeline in un’atmosfera festosa, militante e piena di quella solidarietà concreta che solo i luoghi liberati sanno esprimere. Una festa partecipata, con vecchi e nuovi compagni, ha riempito gli spazi del centro sociale di risate, discussioni e quella gioia collettiva che nasce dal ritrovarsi insieme per difendere e far vivere un pezzo di città strappato all’abbandono e alla speculazione.   Al centro della serata c’è stata la bellissima mappa psicogeografica dello spazio, presentata da Andrea Leroy per Leroy S.P.Q.R. DAM: un’opera corale e militante che racconta la storia di questi 36 anni. Intorno al disegno del centro si dispiegano decine di immagini che ne raccontano l’anima: il vecchio edificio scolastico occupato, la ricostruzione dopo l’incendio delle cucine, l’area cani intitolata idealmente a Umberto D. e al suo cagnolino, il campo di calcio testimone di cento tornei popolari e immortalato con lo sguardo combattivo di Letizia Battaglia. Ogni angolo dell’opera è un pezzo di memoria viva, un inno alla capacità delle persone di riappropriarsi degli spazi e trasformarli in luoghi di resistenza, cultura e socialità dal basso.     La cena sociale, realizzata a più mani, ha reso ancora più concreta l’idea di un altro modo di stare insieme: sano, abbondante e condiviso. Grazie a chi c’era e ha voluto condividere insieme a noi questo momento di festa. E chi non è riuscito a venire si è perso qualcosa The post 36 anni di Okkupazione al Corto Circuito first appeared on CSOA CORTO CIRCUITO.
June 22, 2026
CSOA CORTO CIRCUITO
Senza confini Martedi 23 giugno al Corto Circuito
In un’epoca di guerre senza fine, un giovane condottiero vive il proprio mestiere con onore e passione. Ma l’arrivo di una nuova tecnologia di morte cambierà per sempre il volto dei conflitti e il destino degli uomini. Il Mestiere delle Armi Regia di Ermanno Olmi 2001 Durata: 100min. Dalle ore 20:15 Cena sociale Inizio proiezione ore 21:00 Nel cuore dell’inverno 1526, durante le guerre d’Italia, Giovanni de’ Medici – giovane e leggendario capitano dell’esercito pontificio – guida le sue truppe contro le temibili bande di lanzichenecchi imperiali di Carlo V. Tra manovre, tradimenti di principi italiani e una campagna logorante, il film segue gli ultimi giorni di un uomo che ha fatto della guerra il proprio mestiere, amato dalle donne, rispettato dai soldati, conteso dai potenti. Ferito da un colpo di falconetto – una delle prime armi da fuoco moderne – Giovanni affronta una lenta e dolorosa agonia, segnando la fine di un’epoca. Olmi non celebra eroismi retorici, ma si sofferma sui temi profondi del film: l’onore personale nel “mestiere delle armi”, il contrasto tra guerra “umana” fatta di corpo a corpo e l’impersonalità della tecnologia bellica, la fragilità del potere e i tradimenti della politica. Il film riflette sulla guerra come professione che esalta e distrugge l’uomo, sul passaggio da un combattimento fatto di coraggio e abilità a una violenza meccanica e distaccata. A venticinque anni dalla sua uscita, questi temi risultano drammaticamente attuali. Le armi sempre più sofisticate e remote (droni, missili, ciberguerra) hanno ulteriormente depersonalizzato il conflitto, riducendo il nemico a un bersaglio sullo schermo. Le alleanze fragili, i tradimenti di convenienza e l’uso della guerra come strumento politico ed economico continuano a segnare il nostro presente. Il film di Olmi ci invita a riflettere su quanto il “progresso” tecnologico abbia reso la guerra più letale e meno umana, senza però cancellare le antiche questioni di onore, responsabilità individuale e vanità del potere. Un’opera poetica e antimilitarista che, nel suo rigore formale, parla ancora al nostro tempo inquieto. The post Senza confini Martedi 23 giugno al Corto Circuito first appeared on CSOA CORTO CIRCUITO.
June 22, 2026
CSOA CORTO CIRCUITO
Tre anni insieme a Senza Confini. Cinema al Corto Circuito
Compagn* Tre anni fa, tra una birra e una chiacchiera, ci siamo detti: perché non facciamo anche noi una rassegna di cinema qui al Corto? Non per fare gli intellettuali, ma perché un CSOA che si rispetti non è solo un posto dove si mangia, si beve e si fa assemblea. Un Centro Sociale Occupato Autogestito è il cuore pulsante di un quartiere. È l’unico spazio dove chi vive a Lamaro può respirare senza avere il fiato della speculazione, della repressione e dell’abbandono. In un quartiere difficile come il nostro, una programmazione cinematografica settimanale non è un lusso. È resistenza. È mutualismo concreto. È dire che la cultura non è roba per pochi, ma è un’arma popolare. Perché mentre le televisioni private e pubbliche ci propinano solo reality di merda, fiction di regime e propaganda di guerra, noi qui proiettiamo film che loro non si sognerebbero mai di mandare in onda: storie di lotta, di resistenza e di persone che non si arrendono. Film che fanno pensare, che fanno incazzare, che fanno sognare. E proprio tre anni fa abbiamo iniziato con “La Strategia della Lumaca”, un film che parla di resistenza popolare, di astuzia dal basso e di come un intero palazzo si organizza per non farsi sfrattare. Un inizio perfetto per quello che volevamo essere: un cinema senza confini, militante e radicato nel territorio.Questo è mutualismo dal basso: non solo cibo e beni di prima necessità, ma anche nutrimento per la testa e per il cuore. Perché chi non conosce la propria storia, chi non vede altre possibilità, chi non impara a guardare il mondo con occhi critici, è più facile da governare, da dividere, da piegare.Tre anni. Tre anni di Senza Confini. Tre anni di proiezioni, di discussioni accese, di gente che torna ogni settimana, di ragazzini che scoprono registi che le scuole non gli hanno mai nominato. Tre anni di ostinazione bellissima Il Collettivo Politico del CSOA Corto Circuito vuole dire grazie. Grazie a tutt* voi che venite, che portate amici, che discutete, che ci sostenete anche quando fuori fa freddo o piove. E grazie soprattutto a Lorenzo “Lollo” per questa locandina che ci accompagna dall’inizio: un’opera d’arte militante che racconta chi siamo meglio di mille manifesti. Senza confini. Senza padroni. Senza paura. Viva il CSOA Corto Circuito. Viva la cultura popolare. Viva la resistenza! The post Tre anni insieme a Senza Confini. Cinema al Corto Circuito first appeared on CSOA CORTO CIRCUITO.
June 22, 2026
CSOA CORTO CIRCUITO
Roma. ​La grande vergogna. Dall’autogestione culturale ai casinò online
Iil “regalo” di Gualtieri a chi non ne ha bisogno. Un tempo c’erano la musica popolare, la storia orale, il teatro d’avanguardia e l’attivismo politico che portò alla storica battaglia referendaria sull’acqua pubblica. Oggi, tra le mura storiche dell’ex convento di Sant’Ambrogio, nel cuore dell’ex Ghetto di Roma, si proietta […] L'articolo Roma. La grande vergogna. Dall’autogestione culturale ai casinò online su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
Roma, all’IIS “Confalonieri-De Chirico” arrivano i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Mercoledì 8 aprile all’IIS “Confalonieri – De Chirico” di Roma si è svolto un incontro con un rappresentante del nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per le classi 4ALA, 4BLA, 5ALA e 5BLA. Le due ore di partecipazione sono state riconosciute come attività di orientamento.  L’iniziativa in oggetto è espressione di quel fenomeno molto complesso che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da anni: nelle scuole italiane di ogni ordine e grado si sta incentivando il protagonismo delle professioni in divisa e la proposta ai nostri studenti e alle nostre studentesse di intraprendere la carriera militare. Attraverso questo sito web l’Osservatorio si impegna a documentare il numero spropositato di iniziative didattiche e di orientamento tenute, nelle nostre scuole, da ufficiali delle Forze Armate (italiane e straniere), della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria e della Polizia Locale. Le nuove generazioni sono il target privilegiato di un’operazione capillare di trasmissione della cultura della difesa e del legalitarismo, e ravvisiamo il rischio di un ricambio generazionale votato al formalismo autoritario, alla cultura della difesa totale, alla cancellazione del dissenso.  Come adulti e docenti vorremmo che la scuola pubblica fosse un luogo in cui si formano coscienze e intelligenze che sappiano scegliere criticamente, in cui l’incontro e il dialogo con l’altro tracci un orizzonte comune, senza vincitori e vinti, senza disparità di potere. Non c’è nulla di naturale nella presenza dei militari nelle scuole, per questo abbiamo scritto un Vademecum con modelli di mozioni da presentare nel Collegio docenti, opzioni di minoranza, diffide per genitori e studenti, diffide ai dirigenti. Strumenti formali e pratici per contrastare la crescente presenza militare nelle scuole e allo stesso tempo proporre un’idea altra di scuola e di società. Se vuoi comunicare con noi osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Living Rome. Space, Identity, and the Politics of Belonging
a cura di Isabella Clough Marinaro & Will Haynes Lever Press, 2026 The book looks beyond the romanticized image of Rome, towards a kaleidoscopic view of the city shaped by inequalities, socio-political challenges, and acts of resistance and solidarity. In the wake of urban developments related to migration, housing shortages, COVID-19, crime, and other social changes, this volume offers a grounded approach, mapping the contemporary realities of Italy’s capital from a variety of methodological standpoints. Contributors argue that the unseen fringes, both geographically peripheral and those embedded within the very heart of Rome, are crucial for understanding its social dynamics. These ‘hidden’ geographies foster vibrant communities, challenge ideas of home and belonging, and act as key sites of creativity, resistance and everyday life. Bringing together urban sociologists, anthropologists, geographers, demographers, criminologists, decolonizing and feminist scholars, this study contributes to a growing body of research on the city and its social movements, aiming to inform policy and contribute to a more just and sustainable Rome. Using a variety of methods, from quantitative cartography and policy analysis to (auto)ethnography and creative methodologies, this volume speaks well beyond Rome, to conversations about cities worldwide (scheda editoriale). 
Mirabilia. Itinerari nell’immaginario di Roma e dintorni
a cura di Fabrizio Toppetti e Vincenzo Moschetti Quodlibet, 2026 Mirabilia è il primo tentativo di offrire un panorama sintetico della città di Roma attraverso le rappresentazioni cartografiche, iconografiche, letterarie, offerte dalle origini ai nostri giorni, da artisti, scrittori e viaggiatori. Il volume, che è innanzitutto una guida tra i tempi e gli spazi della città eterna, si presenta come un documento in grado di tenere insieme un patrimonio sconfinato e prezioso di mappe, immagini e descrizioni, che nell’insieme formano un immaginario variegato. Orchestrato sul nesso testo-immagini, si serve di un denso apparato di materiali eterogenei di varia provenienza, selezionati accuratamente e tenuti insieme da una sequenza narrativa fondata su associazioni, assonanze e contrasti. La struttura è articolata in cinque periodi (dalle origini della città ai giorni nostri) che trovano nel 1670, anno al quale convenzionalmente si ascrive l’origine del termine Grand Tour, il loro perno narrativo. Il volume è corredato da letture analitiche – ancorate ai dati così come alla cronaca d’oggi – e da saggi teorici, che alimentano una riflessione multidisciplinare. Nel suo insieme propone una visione critica che a partire dal passato attraverso rimandi e riflessi interpreta Roma e i suoi futuri possibili nell’ottica di un turismo attento e sostenibile (scheda editoriale). 
Roma Tre e il quartiere Ostiense. L'università come riqualificatore territoriale
di Barbara Brollo Carocci, 2026 Il volume si occupa di pianificazione urbana e valorizzazione territoriale, considerando possibilità di sviluppo umano e comunitario, speculazione e crescita di disuguaglianze socio-spaziali. Il tema viene affrontato tramite l’analisi della riconversione di aree industriali abbandonate verso funzioni culturali, in particolare universitarie: il caso dell’installazione di Roma Tre nel quadrante Ostiense-Marconi, pur specifico, illumina tendenze più generali. Osservando il passaggio da produzione materiale a economia della conoscenza, il libro mostra come i cambiamenti economici abbiano risvolti territoriali, influenzando la geografia sociale urbana. La rigenerazione può essere un’occasione per il territorio, in termini di accesso a cultura e spazi di incontro, ma è necessario considerare speculazione immobiliare e gentrificazione, che possono seguire – se non proprio plasmare – questi processi. L’estrattivismo di operatori privati e la capacità pubblica di governare e monitorare i piani sono elementi centrali. Attraverso l’analisi di piani, documenti e dinamiche socio- economiche – dalla crescita di fine Novecento alla crisi finanziaria, fino alle vicende più recenti – il testo descrive le trasformazioni del regime urbano romano e dell’abitabilità della città (scheda editoriale). 
Spazio cantiere. Un laboratorio sperimentale a Tor Bella Monaca
di Carlo Cellamare e Francesco Montillo Bordeaux edizioni, 2025 Spazio Cantiere è il racconto corale di un laboratorio di quartiere nato nel cuore dell’R5 di via dell’Archeologia di Tor Bella Monaca a Roma, epicentro delle difficoltà ma anche delle energie più vitali della città. Un luogo di incontro tra abitanti, associazioni, istituzioni e università, dove si sperimentano nuove forme di rigenerazione urbana e sociale. Attraverso i contributi di studiosi, attivisti e operatori, il volume documenta percorsi di co-programmazione, pratiche di animazione territoriale e processi di sviluppo locale integrale, mettendo in luce come, proprio nelle periferie considerate “difficili”, possano germogliare esperienze di innovazione sociale e culturale (scheda editoriale).