Milano, nuova diffida per la chiusura del CPR di via Corelli
A seguito di una nuova ispezione svolta questa mattina al Centro di Permanenza
per il Rimpatrio di via Corelli, Cecilia Strada, europarlamentare, Onorio
Rosati, Luca Paladini e Paolo Romano, consiglieri regionali, e Rahel Sereke,
consigliera del Municipio 3, hanno inviato una diffida al Sindaco di Milano per
chiedere la sua immediata chiusura.
La situazione del CPR milanese si inserisce in una vicenda che, negli anni, ha
già prodotto inchieste giudiziarie, condanne, denunce pubbliche e rilievi
istituzionali, senza che a ciò sia seguita una risposta politica adeguata e
risolutiva. Da luglio 2025 è disponibile un importante strumento in più: la
sentenza n. 96 della Corte Costituzionale sottolinea chiaramente come manchi una
legge che disciplini le modalità di trattenimento delle persone all’interno dei
CPR, che operano quindi letteralmente fuori dalla legge.
Dalla sua riapertura, al CPR di Milano – come del resto in tutti gli altri
centri detentivi italiani – vengono irrimediabilmente violati i diritti
fondamentali delle persone trattenute, tra cui il diritto alla salute, alla
difesa, all’informazione, alla comunicazione e a condizioni di vita dignitose.
Criticità strutturali e violenze reiterate, episodi ricorrenti di tensione,
proteste, atti di autolesionismo e tentativi di suicidio sono di casa dentro le
gabbie del CPR.
«Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli
argini che lo costringono». dichiara Cecilia Strada, citando una frase di
Bertolt Brecht condivisa con lei da una persona trattenuta in CPR. «La violenza
degli argini siamo noi – aggiunge – sono le nostre istituzioni che stanno
calpestando i diritti e la vita delle persone che vengono rinchiuse nei centri
per il rimpatrio, e che non rispettano nemmeno le leggi su cui sono fondate».
Le evidenze emerse nel tempo – dalle risultanze del Comitato europeo per la
prevenzione della tortura, alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la
gestione del centro, fino ai ripetuti allarmi lanciati da associazioni,
avvocati, garanti e società civile – delineano un quadro incompatibile con i
principi fondamentali che dovrebbero orientare l’azione delle istituzioni
democratiche, la tutela dei diritti umani e i principi fondamentali della
Costituzione.
«La situazione all’interno dei CPR è sempre più insostenibile. Non si può più
rimanere a guardare: chiediamo che ognuno, per il ruolo che ricopre, faccia la
propria parte per chiudere questi centri di detenzione illegali. Chiediamo che
il sindaco Sala eserciti tutte le sue prerogative perché ciò possa avvenire»,
afferma Onorio Rosati. Sulla stessa linea Luca Paladini: «Rappresentare le
istituzioni vuol dire anche farsi ispettori di quali linee non sono
travalicabili. Le linee devono garantire il basilare rispetto dei diritti umani,
cosa che i CPR calpestano nel loro semplice esistere. Nostro è il dovere di
denunciarlo con tutta la forza che abbiamo».
Per questo, firmatari e firmatarie della diffida chiedono la chiusura del CPR di
via Corelli. L’iniziativa si inserisce nel solco dell’azione popolare promossa
dalla società civile, associazioni, cooperative, cittadine e cittadini milanesi
che, in passato, hanno già chiesto all’amministrazione comunale di attivarsi nei
confronti del Ministero dell’Interno per ottenere la chiusura del centro, oltre
al riconoscimento del danno arrecato all’immagine e all’identità della città.
Comunicati stampa e appelli/CPR, Hotspot, CPA
IL COMUNE DI MILANO DEVE PRETENDERE LA CHIUSURA DEL CPR E IL RISARCIMENTO DEL
DANNO ALL’IDENTITÀ
Un'azione popolare promossa da associazioni e cittadinə si rivolge al Sindaco
Sala
15 Maggio 2024
«Il sistema dei CPR è un sistema disumano che nega i diritti umani e che tratta
come animali esseri umani spesso rei, unicamente, di essere nati dal lato
sbagliato del mondo: oltre il 50% delle persone ivi detenute non hanno commesso
nessun reato se non l’assenza di un documento. Va messo fine a questa vergogna,
lo chiede l’Italia e lo chiede prima di tutto Milano», dichiara Paolo Romano.
Lo Statuto del Comune di Milano richiama con chiarezza i valori
dell’uguaglianza, della dignità della persona e della tutela dei diritti
fondamentali. In questo quadro, l’esistenza del CPR di via Corelli appare in
aperto contrasto con i principi che Milano afferma di voler difendere. «Lo
Statuto del Comune riprende fedelmente l’art. 3 della Costituzione: è più che
mai necessario dare attuazione concreta anche alla sua seconda parte, che impone
di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Il CPR, culmine di un sistema discriminatorio, è uno di quegli ostacoli»,
sottolinea infine Rahel Sereke.
Con la diffida firmata oggi, i rappresentanti istituzionali ribadiscono la
necessità di assumere una posizione chiara: non può esserci alcuna
normalizzazione di un luogo che, per le sue condizioni e per la sua funzione,
continua a produrre sofferenza, opacità e violazioni.
Il percorso è solo all’inizio: tutte e tutti avranno modo di sostenere
l’iniziativa attraverso una raccolta firme pubblica che sarà consegnata al
Comune di Milano. Da oggi, il Sindaco avrà 90 giorni di tempo per decidere se
farsi personalmente promotore della richiesta presso il Ministero dell’Interno.
Firma la petizione online su Change.org