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L’ennesimo hotel di lusso o un bene pe tutti e tutte? La vicenda dell’ex Ospedale Marino di Cagliari
La bellezza di una spiaggia va ben oltre il suo valore estetico, la sua capacità di riempire una cartolina e i sogni di evasione di qualche turista. Sta tutta nel suo valore sociale: il suo essere bene comune, fruibile a tutti e tutte e non solo a chi può pagare per accedervi. In questa nostra isola, così come in Albania e nel resto del mondo, il capitale turistico si sta mangiando tutto: le nostre case a Cagliari, le nostre piazze e le nostre coste, tutto questo in cambio di lavori stressanti e mal pagati che però le varie amministrazioni comunali, di colori diversi ma accomunate da una generale carenza di dignità e della capacità di inventare un futuro, salutano come grandi prospettive di sviluppo. A Cagliari noi una spiaggia che era di tutti e tutte l’avevamo. Molti e molte di noi che non hanno la possibilità di spendere per andare in vacanza si consolavano all’idea di poter staccare comunque dal lavoro e poter “fare un po’ di mare” al costo di un biglietto del CTM. Ora, chi ancora resiste a Cagliari, e non è stato espulso/a dalla turistificazione del centro cittadino, andando al Poetto si trova di fronte a una inusitata espansione delle concessioni balneari che lascia pochissimo spazio alla spiaggia libera. A questo ora si aggiunge la privatizzazione di fatto di un altro pezzo di spiaggia, quello antistante l’ex Ospedale Marino, che la giunta che si è fatta eleggere “perché sennò arrivano i fascisti” non si vergogna a chiamare “Colonia Dux”. Uno dei pochi punti, oltretutto, nei quali si può sostare nei giorni di forte maestrale senza rischiare di trovarsi la schiena serigrafata. CHI GUADAGNA DALLA TRASFORMAZIONE DELLA SPIAGGIA DEI CAGLIARITANI? Da oltre un secolo il Poetto subisce una pressione continua. La sua storia è la storia di una lunga aggressione ai danni di un ecosistema costiero che ha pagato il prezzo dello sviluppo edilizio, delle speculazioni immobiliari, della militarizzazione di ampie porzioni di litorale e, più recentemente, della turistificazione. Ogni fase è stata presentata come inevitabile, necessaria, moderna. Ogni volta si è promesso sviluppo, occupazione e benessere. Ogni volta il risultato è stato un arretramento dell’interesse collettivo e un avanzamento della rendita privata. La prima ferita fu la sottrazione sistematica della sabbia. Per decenni il Poetto è stato utilizzato come una cava a cielo aperto per alimentare l’espansione edilizia di Cagliari. Si è distrutto un patrimonio naturale irripetibile per produrre profitti immediati. Poi sono arrivati gli stabilimenti, le infrastrutture, le servitù militari, la distruzione della pineta e l’occupazione progressiva degli spazi pubblici. Infine, all’inizio degli anni Duemila, è arrivato il ripascimento. Uno degli interventi più devastanti mai realizzati su una spiaggia italiana. Con il pretesto di salvare il Poetto (in realtà l’idea era quella di una riminizzazione della spiaggia) si è cancellata una parte della sua identità ambientale. La spiaggia bianca e sottile che aveva caratterizzato il litorale per generazioni è stata sostituita da una massa di sabbia grigia e grossolana. Un disastro ambientale pagato con denaro pubblico che ha prodotto benefici assai inferiori a quelli promessi e che ancora oggi rappresenta il simbolo di una gestione del territorio guidata più dagli interessi politici ed economici che dalla conoscenza scientifica. IL FALSO MITO DEL TURISMO COME SVILUPPO Oggi il Poetto è minacciato da una nuova forma di aggressione, forse meno evidente ma altrettanto pericolosa: la trasformazione della costa in una piattaforma economica destinata prevalentemente al consumo turistico. Da anni viene ripetuto che il turismo rappresenta il motore dello sviluppo.  È una narrazione potente, continuamente rilanciata da amministratori, operatori economici e mezzi di informazione. Tuttavia un numero crescente di studi dimostra il contrario.  Le ricerche sviluppate dal Nodo SET e da numerosi centri di ricerca italiani ed europei mostrano come la dipendenza dal turismo produca spesso effetti negativi sulle città: • Aumento dei prezzi delle abitazioni • Espulsione dei residenti dai quartieri centrali • Crescita del lavoro precario e sottopagato • Concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi operatori • Aumento delle disuguaglianze sociali Le città trasformate in destinazioni turistiche finiscono spesso per diventare luoghi sempre meno vivibili per chi le abita. Gli spazi pubblici vengono piegati alle esigenze del visitatore e del consumo. Il Poetto rischia di seguire esattamente questa traiettoria. L’espansione continua delle concessioni balneari rappresenta uno degli aspetti più evidenti di questo processo. Ogni anno nuovi tratti di arenile vengono occupati da strutture private, recinzioni, ombrelloni e servizi a pagamento. La spiaggia libera si restringe. Lo spazio comune arretra. Eppure le concessioni demaniali marittime rappresentano uno degli esempi più clamorosi di privatizzazione di un bene pubblico a costi irrisori. La domanda da porsi è semplice: perché un bene pubblico deve essere sottratto all’uso collettivo per garantire profitti a pochi? LA VICENDA DELL’EX OSPEDALE MARINO Non si tratta di essere contrari al turismo in quanto tale. Si tratta di rifiutare un modello economico che subordina ogni altra funzione del territorio alla massimizzazione dei flussi turistici. La vicenda dell’ex Ospedale Marino si inserisce perfettamente in questo quadro. Un bene pubblico viene lasciato degradare per anni. Le ipotesi di utilizzo pubblico vengono accantonate. Alla fine l’unica soluzione proposta diventa la trasformazione in struttura ricettiva di lusso, a vantaggio di un imprenditore Zuncheddu non nuovo a operazioni disinvolte di questo tipo. Ma perché un edificio pubblico affacciato sul mare dovrebbe necessariamente diventare un hotel? Perché non un centro culturale, un museo del mare, un polo dedicato alla ricerca ambientale o all’educazione? Perché il valore di un bene viene misurato esclusivamente in termini di rendita immobiliare? LE NOSTRE PROPOSTE: RIVOGLIAMO LA NOSTRA SPIAGGIA Difendere il Poetto significa molto più di difendere una spiaggia. Significa affermare che il mare, la costa e l’ambiente non sono merci. Noi rivogliamo indietro la nostra spiaggia. Pretendiamo: 1. Il rispetto della normativa Bolkestein (del 2006) con concessioni messe a gara. 2. Almeno l’80% di spiagge libere come previsto dal decreto 608/2006 (cioè per 100 metri di arenile, 80 devono rimanere pubblici). 3. Che un bene comune come l’Ex Ospedale Marino rimanga in mani completamente pubbliche. Con una popolazione che diventa sempre più anziana e bisognosa di cure, è spaventosa l’odissea che le famiglie devono affrontare per trovare una residenza per persone anziane nella quale le persone care possano trascorrere una vecchiaia dignitosa e ricca di stimoli, senza dover spendere migliaia di euro al mese. Vogliamo una RSA pubblica fronte mare, per far stare bene chi ha prodotto il nostro benessere di oggi. Gli spazi permetterebbero anche la creazione di campi estivi comunali per i bambini, creando un’esperienza d’incontro tra generazioni. Così la spiaggia sarebbe di nuovo di tutti e tutte e quindi bella.  Bella di comunità e di umanità. 19 agosto 2026 PaP Cagliari  Potere Al Popolo
August 24, 2026
Pressenza
Cagliari: attentato alla Moschea Al-Hoda di via del Collegio. Presidio di solidarietà alle ore 18:00
Pubblichiamo il comunicato di Potere al Popolo! Cagliari sull’atto intimidatorio a una delle due moschee presenti in città. ATTENTATO SQUADRISTA ALLA MOSCHEA DI CAGLIARI: STASERA TUTTƏ IN PIAZZA! STASERA, 11 GIUGNO, ORE 18:00 – PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ SOTTO LA MOSCHEA AL-HODA (Via del Collegio, Cagliari). Potere al Popolo – Sardegna e la Casa del Popolo Rosa Luxemburg esprimono la propria incondizionata solidarietà alla comunità musulmana di Cagliari, vittima di quello che, allo stato attuale, sembra essere un grave gesto intimidatorio. Durante la scorsa notte (tra il 10 e l’11 giugno), infatti, il portone della moschea di via del Collegio è stato dato alle fiamme. Un episodio infame e preoccupante, figlio di un clima d’odio che va diffondendosi, e non da oggi, in tutto il cosiddetto Occidente, con gli ultimi e più clamorosi esempi nell’Irlanda del Nord. Sappiamo chi sono i mandanti e gli agitatori che mirano a dare agibilità politica a narrazioni apertamente razziste e immaginari intrisi di xenofobia, e sono pertanto responsabili degli atti di violenza che ne conseguono: sono i rappresentanti delle destre populiste, gli imprenditori dell’odio che marciano sotto il vessillo della “remigrazione” con la sicurezza, d’altro canto, di poter contare sull’inerzia e la complicità delle cosiddette forze progressiste, le quali non hanno il coraggio, né la credibilità, né la reale volontà di opporsi – e lo hanno dimostrato a ogni livello della loro azione legislativa e amministrativa. Da parte nostra, vogliamo che sia chiara una cosa: continueremo a opporci con ogni mezzo necessario a ogni rigurgito razzista, fascista, segregazionista, sia contrastando quanti ambiscono a raccogliere consenso mediante l’istigazione all’odio, sia organizzando il dissenso contro istituzioni e organizzazioni sedicenti democratiche che, in momenti come questo, pensano di potersi chiamare fuori. Solidarietà alle sorelle e ai fratelli della Moschea Al-Hoda! Se toccano unƏ, toccano tuttƏ! CI VEDIAMO IN PIAZZA ALLE 18:00 Potere al Popolo! Casa del Popolo Rosa Luxemburg Redazione Cagliari
June 11, 2026
Pressenza
Scuola o spazio di controllo? Riprendiamoci il diritto di imparare e insegnare liberamente
Tavolo di lavoro sulla scuola pubblica. Il tavolo si apre a partire da una constatazione condivisa: la scuola pubblica italiana attraversa una fase di trasformazione profonda, in cui si intrecciano riforme istituzionali, pratiche disciplinari, pressioni politiche e ridefinizione dei contenuti educativi. Non si tratta di interventi isolati, ma di un insieme coerente di dispositivi che incidono sul ruolo della scuola, sulla libertà di insegnamento e sull’esperienza quotidiana di di docenti e studentə Si propone dunque di avviare una discussione che non separi artificialmente questi fenomeni, ma li consideri come parte di un unico quadro: quello di un progressivo rafforzamento delle logiche di controllo, disciplinamento e indirizzo ideologico all’interno delle istituzioni scolastiche. In questo senso, il primo nodo da affrontare riguarda il mutamento del paradigma disciplinare. Le recenti modifiche al peso del voto in condotta, l’introduzione di strumenti sanzionatori più incisivi e il rafforzamento della dimensione punitiva della valutazione sollevano interrogativi sulla natura stessa della scuola: • è ancora uno spazio educativo orientato alla crescita critica, oppure • si sta configurando come un ambiente regolato da logiche sempre più affini al controllo disciplinare? Il tavolo intende interrogarsi su come queste misure incidano sulla relazione educativa e sulla possibilità per gli studentə di esercitare autonomia e partecipazione. Parallelamente, emerge la questione della crescente “giuridificazione” della scuola. L’introduzione di sanzioni penali ed economiche più severe nei confronti di studentə e delle famiglie, così come il ricorso sempre più frequente a strumenti normativi per regolare i conflitti interni, rischia di spostare l’asse dalla mediazione educativa alla gestione securitaria. Ci si chiede se questo produca un miglioramento reale del clima scolastico o, al contrario, un suo irrigidimento. Un ulteriore punto di discussione riguarda l’espansione del controllo esterno sulla didattica. Le proposte normative che rafforzano il ruolo delle famiglie nel determinare contenuti e attività – in particolare su temi considerati “sensibili” – pongono una tensione evidente con il principio costituzionale della libertà di insegnamento. Il tavolo si propone di discutere fino a che punto sia legittimo il coinvolgimento delle famiglie e dove invece esso rischi di tradursi in una forma di censura preventiva. In questo quadro si inserisce anche la questione, sempre più dibattuta, del cosiddetto “contraddittorio obbligatorio” su temi controversi. L’idea che ogni argomento debba essere necessariamente presentato attraverso posizioni contrapposte viene qui problematizzata: • si tratta davvero di una garanzia di pluralismo, oppure può trasformarsi in un vincolo che limita la libertà didattica e impone una falsa equivalenza tra posizioni non equivalenti sul piano scientifico o etico? Il tavolo intende approfondire le implicazioni di questa impostazione, soprattutto nei casi in cui essa venga utilizzata per limitare la trattazione critica di questioni politiche e sociali. A questo proposito, si ritiene necessario affrontare apertamente la crescente difficoltà nel trattare liberamente temi di attualità internazionale, inclusi conflitti in corso e crisi umanitarie. In particolare, si segnala come in diversi contesti scolastici emergano pressioni – esplicite o implicite – che scoraggiano o limitano la discussione su questioni come il genocidio in corso a Gaza o l’aggressione a stati sovrani quali il Venezuela e l’Iran. Il tavolo si propone di interrogarsi su quali siano oggi i confini della libertà di insegnamento su temi “caldi” e su quali strumenti siano necessari per garantirla effettivamente. Un capitolo centrale della discussione riguarda inoltre il processo di crescente integrazione tra scuola, apparati militari e industria della difesa, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali. Le attività di orientamento, i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO), le collaborazioni con soggetti esterni e la presenza diretta delle forze armate nelle scuole pongono interrogativi rilevanti: quale modello di cittadinanza e di lavoro viene promosso? In che misura queste pratiche influenzano l’autonomia educativa delle istituzioni scolastiche? E quali effetti producono sulla formazione critica degli studenti? Il tavolo intende discutere anche il rischio che tali dinamiche contribuiscano a una trasformazione della scuola in senso sempre più funzionale alle esigenze produttive e strategiche dello Stato, a scapito della sua funzione di responsabilizzazione. Vogliamo una scuola libera, critica e partecipativa. Partecipa al dibattito e costruiamo insieme una scuola diversa. Ti aspettiamo SABATO 11 APRILE ORE 17:00 Casa del Popolo Rosa Luxemburg Via Argentiera 14, Cagliari Redazione Cagliari
April 7, 2026
Pressenza