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Cuba risponde alle continue minacce degli Stati Uniti
Donald Trump continua a minacciare Cuba: ha affermato che dopo l’Iran potremmo iniziare con l’isola caraibica, come si trattasse di una routine attaccare altri paesi. Alla domanda sul motivo per cui aveva smesso di minacciare i paesi che decidevano di inviare carburante sull’isola, ha risposto: “Cuba è un’altra storia”. Alle recenti minacce ha risposto il ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, che su X ha scritto: “Le ultime dichiarazioni contraddittorie del governo degli Stati Uniti al riguardo mirano a creare confusione per continuare a impedire l’ingresso di carburanti in territorio cubano”. Nel  mezzo dell’offensiva militare contro l’Iran, il presidente statunitense ha ipotizzato la possibilità di aprire un altro fronte di conflitto contro l’isola. “Potremmo passare per Cuba dopo aver finito questo”, ha detto lunedì dalla Casa Bianca dimostrando come per lui l’uso della forza sia una cosa naturale, come pare lo sia anche per i paesi occidentali che non si scandalizzano affatto delle sue dichiarazioni bellicose. Pare proprio che permettere agli Stati Uniti di usare la forza per i loro capricci o per i loro interessi sia per gli occidentali un fatto assodato che non provoca alcuna reazione. Cuba potrebbe essere attaccata e nessuno alza un dito per difendere la sua sovranità, nonostante tutti si riempiono la bocca con questa parola quando si avvicinano le elezioni. Di fronte alle costanti minacce statunitensi il ministro degli Esteri cubano ha ribadito che il suo paese “ha il pieno diritto di commerciare carburante” con qualsiasi altra nazione, “senza ostacoli, condizioni o domande contrari alla libertà di commercio internazionale”. “Ogni paese ha il diritto di esportare carburante a Cuba e di sviluppare relazioni commerciali, senza l’interferenza di una potenza straniera”, ha aggiunto il capo della diplomazia cubana, dopo aver ripudiato l’assedio energetico imposto dagli Stati Uniti, che internazionalizza il blocco ed evidenzia il suo carattere extraterritoriale. Rodríguez ha sottolineato che questo “assedio energetico”, al di là di una questione bilaterale, “intimidisce, fa pressione ed è una forma di estorsione nei confronti di  coloro che commerciano sovranamente con Cuba”. A suo parere, le recenti dichiarazioni di Trump sono “contraddittorie” e mirano a “creare confusione per continuare a impedire l’ingresso di carburanti in territorio cubano”. (RT) Andrea Puccio
April 15, 2026
Pressenza
Sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele
Giorgia Meloni lo ha annunciato mentre si trovava a Verona, in visita alla 58a edizione di Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati. L’ANSA riferisce che la sospensione degli accordi in vigore dal 13 aprile 2016 e ‘automaticamente’ rinnovati ogni cinque anni sarebbe stata decisa dalla premier insieme ai vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini e al ministro della difesa, Guido Crosetto, e che la lettera che informa il governo israeliano sarebbe stata inviata al ministro della difesa israeliana, Israel Katz. ”Non abbiamo un accordo di sicurezza con l’Italia. Abbiamo un memorandum d’intesa di molti anni fa che non ha mai avuto un contenuto concreto”, ha asserito il portavoce del ministero degli esteri israeliano intervistato dai reporter dell’ANSA precisando che la sua sospensione ”non danneggerà la sicurezza di Israele”. Al ‘punto stampa’ nella fiera veronese Giorgia Meloni è stata interpellata su molte questioni. In particolare ha risposto alle domande sulle difficoltà affrontate dal settore vitivinicolo italiano per effetto del blocco dello Stretto di Hormuz e dell’aumento dei costi di fertilizzanti e combustibili. E, replicando alle sollecitazioni, ha dichiarato di ritenere inaccettabili le dichiarazioni su Leone XIV di Trump, che a sua volta a Il Corriere della Sera ha proclamato: “Io inaccettabile sul Papa? Meloni lo è, non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità. Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato. Pensavo che Giorgia Meloni avesse coraggio, mi sbagliavo” – ANSA / Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera sulle parole di Giorgia Meloni dopo l’attacco del presidente americano al Papa. «Voi non me lo avete chiesto – afferma Giorgia Meloni al minuto 7,15 della registrazione della conferenza stampa estemporanea a Vinitaly 2026 – Ma in considerazione della situazione attuale il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele». Maddalena Brunasti
April 14, 2026
Pressenza
“Trump si rassegni”: papa Leone XIV non fa polemiche
A differenza della quasi totalità dei quotidiani italiani, L’Osservatore Romano relega a pagina 5 – e non in apertura – le intemperanze farneticanti e le posture da bullo di Donald Trump contro il Papa. Una scelta editoriale che è già, in sé, un giudizio: ridimensionare il rumore per restituire dignità alla parola. Così si conferma, con stile evangelico, quanto il Pontefice aveva chiarito: non intende “entrare in un dibattito” con chi riduce tutto a scontro, ma continuare piuttosto ad annunciare il Vangelo della pace. La verità non ha bisogno di urlare. Il presidente degli Stati Uniti si rassegni: non troverà nel Papa un avversario politico da provocare né un pretesto per trasformare anche il Vaticano in terreno di conquista retorica o geopolitica. La logica dell’intimidazione, che minaccia popoli e terre, qui si infrange contro una libertà più grande: quella del Vangelo. D’altra parte è vero che, cercare una strategia coerente dietro parole così scomposte sarebbe illusorio, quasi pretendere da un sasso una lezione su Martin Heidegger. Non tutto ciò che fa rumore è pensiero; non tutto ciò che colpisce è verità. In un tempo che premia la forza ostentata, egli ricorda la forza più difficile: quella di chi si alza per dire che esiste una via migliore. Grazie a Papa Leone che sente il dovere di alzarsi e di dire che c’è una via migliore. Quella che va esattamente nella direzione opposta delle politiche trumpiane. La pace non è debolezza, ma la più alta forma di responsabilità verso l’umanità. Tonio Dell’Olio, 14 aprile 2026 Mosaico di pace
April 14, 2026
Pressenza
Donald Trump e Marco Rubio stanno ingannando il mondo riguardo a Cuba
Il Presidente degli Stati Uniti e il suo Segretario di Stato stanno ingannando il mondo sulla verità riguardo a Cuba, diffondendo false idee secondo cui il sistema rivoluzionario cubano sarebbe un fallimento, mentre nascondono la realtà dei fatti. Ora vogliono far credere a tutti che il socialismo sia responsabile della crisi economica che affligge il popolo cubano, quando la verità è ben diversa da quanto affermano le loro campagne mediatiche. Perché non menzionano che il 23 dicembre 1958, quando la Rivoluzione non aveva ancora trionfato, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, il direttore della CIA dichiarò: “Dobbiamo impedire la vittoria di Castro” e il Segretario di Stato, Christian A. Herter, sottolineò: “Sembra che l’opinione contraria al sostegno del regime di Castro sia unanime”? In risposta a questi criteri, il presidente Dwight Eisenhower dichiarò: “Nutro speranza per una terza forza che possa crescere in forza e influenza, se organizzata attorno a un uomo capace, dotato di finanziamenti e armamenti”.  Fidel Castro non era ancora salito al potere, né aveva nazionalizzato le proprietà degli americani, tanto meno aveva proclamato un sistema socialista a Cuba, e già il governo degli Stati Uniti cercava di ostacolare il trionfo rivoluzionario e di mettere a capo di Cuba un uomo che avrebbe risposto senza esitazione agli ordini di Washington. Ora Marco Rubio, con assoluta sfrontatezza, cerca di far credere al mondo che la politica criminale degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non abbia alcuna responsabilità per le sofferenze del popolo, come se potesse magicamente far sparire le leggi in vigore dal 1960 che costituiscono la guerra economica, commerciale e finanziaria, il cui obiettivo è strangolare l’economia cubana, come spiegato nel Progetto Cuba, approvato dal Gruppo Allargato del Consiglio di Sicurezza nel novembre 1961: “L’azione politica sarà supportata da una guerra economica che indurrà il regime comunista a fallire nel suo tentativo di soddisfare i bisogni del paese, le operazioni psicologiche aumenteranno il risentimento della popolazione contro il regime e le operazioni militari forniranno al movimento popolare un’arma per il sabotaggio e la resistenza armata a sostegno degli obiettivi politici.” Quindi, chi è responsabile della crisi economica cubana? Rivediamo quanto affermato dal direttore della CIA Allen Dulles quando presentò la valutazione dell’intelligence contro l’URSS alla Commissione Intelligence del Senato, criteri che ora sembrano essere stati ripresi da Donald Trump e Marco Rubio nella loro politica anti-cubana: “Grazie al suo sistema di propaganda diversificato, gli Stati Uniti devono imporre la propria visione, il proprio stile di vita e i propri interessi specifici al resto del mondo.” «L’obiettivo ultimo della strategia su scala planetaria è sconfiggere, nel regno delle idee, le alternative al nostro dominio, attraverso l’abbagliamento e la persuasione, la manipolazione dell’inconscio, l’usurpazione dell’immaginario collettivo e la ricolonizzazione di utopie redentrici e libertarie, al fine di ottenere un risultato paradossale e inquietante: che le vittime giungano a comprendere e condividere la logica dei loro carnefici.» Donald Trump ha inasprito la politica nei confronti di Cuba sin dal suo primo mandato, imponendo 244 sanzioni all’isola, principalmente volte a frenare il turismo e l’afflusso di valuta cubana. Ha abrogato la direttiva presidenziale approvata da Barack Obama e ne ha imposta una propria per paralizzare ulteriormente l’economia cubana. Ha inoltre reinserito Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo e imposto altre sanzioni, tra cui pressioni sui governi che impiegano medici cubani per ostacolare il flusso di valuta estera. Cuba sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni a causa dell’intensificarsi della guerra economica, alla quale Trump ha aggiunto il blocco energetico previsto per il 2026, sanzionando i paesi fornitori di petrolio a Cuba. Questa misura viola il diritto degli altri paesi a commerciare liberamente con Cuba e accresce le sofferenze del popolo cubano, portandolo ad attribuire la colpa dei propri problemi al sistema socialista. Come aveva previsto Allen Dulles, ciò non fa che intensificare la potente macchina propagandistica utilizzata per plagiare le menti di coloro che sono soggetti all’influenza nefasta degli Stati Uniti. Questa escalation della guerra economica mira a provocare una ribellione popolare, obiettivo che non stanno riuscendo a raggiungere; da qui il pericolo che, di fronte a questo fallimento, tentino un colpo di stato militare. Trump ha perso popolarità negli Stati Uniti a causa del suo coinvolgimento nella guerra contro l’Iran e potrebbe sognare di recuperare terreno attaccando militarmente Cuba per imporre un governo fantoccio. Trump fu indotto in errore dai suoi consiglieri, che lo portarono a credere che gli studenti e il popolo iraniano avrebbero appoggiato l’aggressione per rovesciare il governo, visti i giorni di protesta provenienti da quel settore prima dell’inizio del conflitto armato. Ma questo si rivelò un errore colossale, tra l’altro perché uccisero l’Ayatollah, la guida spirituale degli iraniani, e coloro che erano scesi in piazza a protestare, che non rappresentavano la maggioranza della popolazione unita contro gli invasori. Vogliono estrapolare la stessa realtà a Cuba, dove alcuni, sfiniti dalla mancanza di elettricità dovuta alle misure di guerra energetica imposte da Trump e non dal governo cubano, hanno organizzato proteste a base di pentole sbattute, dirette da Miami attraverso i social network, dove vengono istruiti a vestirsi di nero senza scritte e a coprirsi il volto per non essere identificati. Marco Rubio e la mafia terroristica di Miami che finanzia la sua campagna politica affermano: “Forse ora a Cuba si presenta un’opportunità di cambiamento.” I milioni di cubani che soffrono la fame ogni giorno, senza elettricità né trasporti, saranno in grado di perdonare il governo? “A Cuba, le carenze non sono dovute alle sanzioni; sono dovute al sistema.” “Le proteste a Cuba non sono organizzate dall’esterno; sono il risultato della fame e della disperazione.” “Quello che esiste a Cuba non è un embargo contro il popolo; è il controllo assoluto del governo sull’economia.” “Il problema di Cuba non è la mancanza di risorse; è la mancanza di libertà.” “Il loro sistema non funziona; è completamente disfunzionale. Semplicemente non è un vero sistema e non si può cambiarlo senza cambiare il governo.” Se queste affermazioni fossero vere, perché gli Stati Uniti continuano a imporre senza sosta sanzioni a Cuba e alle nazioni che cercano di investire e commerciare con l’isola? Perché ora viene imposto l’embargo energetico? Quali sono le ragioni per cui non è consentito agli americani investire nell’economia cubana, viaggiare per turismo o partecipare a scambi accademici e culturali? Con assoluta sfrontatezza, Marco Rubio afferma che Washington non ha adottato ulteriori misure punitive contro il governo dell’Avana; tuttavia, Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato il 30 marzo 2026 che non vi è stato alcun cambiamento formale nella politica di sanzioni nei confronti di Cuba e che a una petroliera russa soggetta a restrizioni statunitensi è stato consentito di consegnare sull’isola solo 100.000 tonnellate di petrolio greggio per motivi umanitari. Il mondo sa cosa significhi la guerra economica contro Cuba, e la prova di ciò è il voto favorevole al documento che viene presentato annualmente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le leggi del blocco esistono e sono disponibili online a tutti, ma sembra che Marco Rubio non le abbia lette o stia facendo finta di niente, perché dal Trading with the Enemy Act, entrato in vigore il 19 ottobre 1960 per volere di Eisenhower e prorogato annualmente dal presidente in carica, all’inserimento di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, esse spiegano i motivi per cui il governo cubano non può progredire economicamente come vorrebbe.  José Martí aveva ragione quando affermava: “La verità è una e semplice”. Di Arthur Gonzalez Fonte: https://heraldocubano.wordpress.com/2026/04/01/donald-trump-y-marco-rubio-enganan-al-mundo-sobre-cuba/ Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
April 9, 2026
Pressenza
Amnesty International: azione globale per fermare le minacce di Trump all’Iran
A seguito delle parole del presidente degli Usa, che ha minacciato “un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita”, la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard ha dichiarato: “Il mero atto di fare queste apocalittiche minacce, come l’avviso della fine di ‘una intera civiltà’, mostra lo sconcertante livello di crudeltà e di disprezzo per la vita umana da parte di Donald Trump. A rendere il tutto ancora più terrificante è la sua esplicita minaccia di attacchi diretti contro le infrastrutture civili per ottenere ‘la completa demolizione’ delle centrali elettriche e dei ponti dell’Iran”. “Il diritto internazionale umanitario vieta rigorosamente gli attacchi diretti contro i civili e gli obiettivi civili. Le minacce del presidente statunitense di sterminio e di irreparabili distruzioni cozzano palesemente contro le regole fondamentali del diritto internazionale umanitario, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per oltre 90 milioni di persone. Possono costituire una minaccia di commettere un genocidio, un crimine definito dall’omonima Convenzione e dallo Statuto della Corte penale internazionale come commissione di uno o più atti specifici “con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. “La posta in gioco non potrebbe essere più elevata. La comunità internazionale, ossia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli organismi regionali e tutti gli stati, devono intervenire urgentemente per evitare un’imminente catastrofe e affermare inequivocabilmente che incitare, ordinare o commettere crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio comporta responsabilità penali individuali ai sensi del diritto internazionale”. “Le minacce del presidente Trump e l’aumento degli attacchi statunitensi e israeliani che hanno distrutto infrastrutture civili stanno terrorizzando milioni di persone in Iran e i loro disperati familiari all’estero. La vita di decine di milioni di persone è in bilico. Chiediamo un’azione immediata per porre fine ad attacchi illegali che farebbero piombare un intero paese nell’oscurità e priverebbero milioni di persone dei loro diritti umani fondamentali alla vita, all’acqua, al cibo, alle cure mediche e a un adeguato standard di vita”. “Negli ultimi giorni le forze statunitensi e israeliane hanno attaccato infrastrutture civili come centrali elettriche, ponti, università, fabbriche per la produzione di acciaio e impianti petroliferi; hanno ucciso e ferito civili, condannato la popolazione iraniana ad anni, se non decenni, di acute difficoltà economiche, inflitto gravi danni alla salute e all’ambiente e causato danni di lungo periodo alle vite e ai mezzi di sussistenza”. “Ai sensi del diritto internazionale, attaccare intenzionalmente infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra. Anche nei limitati casi in cui un’infrastruttura civile sia qualificabile come obiettivo militare, non può essere attaccata se ciò possa causare danni sproporzionati alle vite civili, pregiudicando l’accesso ad acqua potabile, cure mediche, forniture di energia elettrica agli ospedali, distribuzione di cibo e mezzi di sostentamento basilari. Attacchi del genere sono sproporzionati, dunque illegali secondo il diritto internazionale e possono costituire crimini di guerra”. Amnesty International
April 7, 2026
Pressenza