Centro Archeologico Monumentale: lo stato dell’arte raccontato in Commissione Giubileo
Centro Archeologico Monumentale: non sono le perle che fanno il collier ma il
filo.
di Paolo Gelsomini
Riflessioni a margine della Commissione Speciale Giubileo presieduta da Dario
Nanni tenutasi lo scorso 2 aprile con interventi di Walter Tocci, Delegato del
Sindaco al Piano di Riqualificazione dell’area dei Fori Imperiali e del Progetto
CArMe (Centro Archeologico Monumentale) e del Sovrintendente capitolino Claudio
Parisi Presicce.
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E’ in fase di attuazione il Programma Operativo che ha individuato le opere
realizzabili entro il triennio 2025-27. Questo primo intervento complessivo, che
prelude al successivo Piano Strategico finalizzato a proiettare nelle prossime
consiliature gli sviluppi successivi, ha utilizzato i fondi del PNRR,
correggendone però la logica frammentata di interventi puntuali legati ad opere
non inserite in un contesto di trasformazione urbana complessiva dell’area
archeologico-monumentale centrale.
Per ribadire questa finalità è stata significativa la citazione di Parisi
Presicce della frase di Flaubert: “ Non sono le perle che fanno il collier ma il
filo”. Quale sia questo filo si può capire dagli obiettivi, enunciati dallo
stesso Sovrintendente, che sono stati alla base del lavoro di riqualificazione
dell’area centrale portata avanti dal progetto CArMe di Walter Tocci.
Innanzitutto tutti gli interventi sono stati concepiti per creare le condizioni
per una visione più completa dei monumenti e delle loro relazioni con il
contesto spaziale e temporale dei luoghi.
La percezione del singolo monumento non si può cogliere solo a livello
planimetrico, ma con la restituzione della terza dimensione ottenuta con dei
rialzi di colonne, capitelli e trabeazioni – per quanto possibile – come è stato
fatto alla Basilica Ulpia e al Tempio della Pace.
Ma occorre restituire anche una dimensione spaziale alle opere, inserendole in
un paesaggio storico, con attraversamenti trasversali che superino la lettura
direzionale dell’asse dello stradone che per quasi cento anni ha spaccato la
valle dei Fori, separandoli artificiosamente ed interrompendo quella narrazione
continua che era alla base dell’urbanistica romana.
Così l’intervento di via dei Fori è stato diviso in vari sub interventi:
* la sistemazione dell’area pedonale tra piazza Venezia e Largo Corrado Ricci,
con la sistemazione dei marciapiedi che non avranno più la funzione di
separazione con la carreggiata centrale utilizzata per gli autobus, almeno
fino al completamento della stazione Venezia della metro C che renderà
inutile il trasporto pubblico su gomma;
* la pavimentazione in sanpietrini con inserti in travertino disegnati sopra le
tracce dei perimetri degli antichi Fori imperiali;
* la creazione di terrazze di affaccio sopra i Fori imperiali, i cui lavori
partiranno dopo il completamento delle prime due fasi che permetteranno lo
svolgimento della parata del 2 giugno;
* il ripristino del collegamento trasversale sulla via Bonella per unire l’area
dei Fori alle chiese dei SS. Luca e Martina e di San Giuseppe dei Falegnami
al carcere Mamertino, con l’intenzione di ricondurre quell’area all’innesto
con l’anello della nuova Passeggiata archeologica;
* la creazione di un altro collegamento trasversale da Campo Carleo passando
sopra l’area di S.Urbano;
* un collegamento funzionale tra Largo Corrado Ricci e la parte pedonale
dell’ultimo tratto di via Cavour.
Tutta la visione dell’area dei Fori è inserita nel contesto perimetrato
dall’anello della nuova Passeggiata archeologica tracciata dai lati del
quadrilatero formato dalle già completate via di San Gregorio sotto il colle
Celio, via San Teodoro che apre verso il Campidoglio e il Velabro, dalla via dei
Cerchi già cantierizzata, con nuovo ingresso al Palatino e con la prevista
realizzazione del Museo della Città e di un Laboratorio del CArMe, e
naturalmente dalla via dei Fori Imperiali con le sue trasformazioni sopra
accennate.
Naturalmente non vanno sottaciute le opere già realizzate, come l’apertura del
Belvedere Cederna, la riqualificazione della Casina Vignola Boccapaduli a Porta
Capena con destinazione d’uso di infopoint e punto di cerniera con l’Appia
Antica, la Casina Salvi al Parco del Celio, con il recupero dell’originale
funzione di cafe du parc che il primo ottocento gli aveva assegnato, ma anche
come luogo di studio per i giovani, il museo della Forma Urbis e dell’annesso
giardino vitruviano, l’infopoint al Clivo di Acilio, tra un ingresso della
stazione Colosseo della metro C e il Belvedere Cederna.
All’interno del Parco del Celio è in fase di realizzazione un intervento di
consolidamento strutturale, risanamento e restauro conservativo finanziato dal
PNRR per un importo di 10 milioni, ma alle spalle dell’Antiquarium è comparsa
una grande struttura in travi e pilastri in acciaio che contiene un notevole
volume vista Palatino, ben visibile da via San Gregorio, di cui ancora non ci
risulta chiara la funzione e la destinazione d’uso.
Inoltre al Parco del Celio ancora non appare chiara la relazione con il
soprastante Tempio del Divo Claudio e del collegamento con l’ottocentesca via
Claudia della vasta area verde che lambisce il Tempio, e che è ancora divisa da
una recinzione dall’area dell’Antiquarium, e dei futuri terrazzamenti con vista
Colosseo, Palatino ed arco di Costantino.
In forte ritardo la sede tranviaria dell’Archeotram, linea importante che
collegherà il percorso archeologico-monumentale che dal Museo Archeologico
Nazionale vicino alle Terme di Diocleziano porterà a Piramide transitando
attraverso i palazzi imperiali di Esquilino, la Porta Appia, il Celio (con un
tratto di binari inerbati da via Claudia alla Forma Urbis), il Palatino, Il
Circo Massimo (con interconnessioni trasportistiche verso l’Appia Antica), e
appunto a Piramide, con possibilità di proseguimento verso piazza dei Partigiani
con interconnessione con la Stazione Ostiense.
Infine, un’idea già formulata nel progetto CArMe e ripetuta da Walter Tocci
nella Commissione: quella di riqualificare in ciascuno dei Municipi un’area
archeologica connessa simbolicamente con i Fori, come una sorta di gemellaggio,
ma anche con un collegamento fisico mediante linee su ferro e percorsi
ciclopedonali.
Le aree saranno definite in accordo con le istituzioni municipali sulla base di
due criteri: punti di innesto di più ampie riqualificazioni di reti ecologiche e
di itinerari culturali; luoghi espressivi di centralità sociali e culturali,
come fossero dei “Fori” dei rispettivi Municipi.
Ultima, ma non ultima per importanza, la questione delle alberature. Non ci
addentriamo qui in questa complessa e delicata questione, ma registriamo che del
verde si è parlato in Commissione solo riguardo alla nuova vegetazione a bassa
manutenzione situata sul lato Palatino della via San Gregorio con scelta
accurata delle specie da parte dell’Università, e della progettazione della
riqualificazione vegetazionale del Parco del Celio da parte del Dipartimento
Ambiente. In proposito ricordiamo che il verde fa parte del contesto e del
paesaggio archeologico e come tale andrebbe trattato.
Paolo Gelsomini
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materiali
7 aprile 2026
Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com