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CURAMI: 7 APRILE, GIORNATA INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE. SABATO 11 MANIFESTAZIONE A MILANO
Sabato 11 aprile, alle ore 15, Milano sarà attraversata da una mobilitazione regionale per difendere il diritto alla salute e rilanciare la sanità pubblica. Davanti a Palazzo Regione Lombardia, in via Galvani 27, si terrà la manifestazione “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute”, promossa da un ampio cartello di realtà sociali, associative, sindacali e politiche. In piazza ci saranno infermieri, medici, lavoratrici, lavoratori e cittadini per dire no alla privatizzazione della sanità, al ricatto delle liste d’attesa e al progressivo indebolimento della medicina territoriale. La manifestazione si tiene in occasione della Giornata mondiale per il diritto alla cura che si celebra ogni anno il 7 aprile. La mobilitazione parte da un dato sempre più evidente: in Lombardia curarsi sta diventando più difficile e il diritto alla salute non è più garantito in modo uguale per tutte e tutti. Le liste d’attesa troppo lunghe spingono sempre più persone a pagare di tasca propria visite ed esami oppure, peggio, a rinunciare alle cure. Un modello che tradisce l’idea stessa di servizio sanitario pubblico e universale e che scarica sulle persone il peso di scelte politiche che negli anni hanno favorito il privato e indebolito il pubblico. Per questo la manifestazione dell’11 aprile chiede a Regione Lombardia un cambio netto di rotta. Le richieste sono chiare: un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, più risorse e più sostegno per il personale sanitario, l’attivazione reale di un vero Centro unico di prenotazione, maggiore trasparenza nella gestione del sistema sanitario e lo stop a nomine politiche e superintramoenia. Rivendicazioni concrete, che indicano la necessità di restituire centralità alla sanità pubblica e di garantire davvero l’accesso alle cure. Con noi Marco Caldiroli presidente di Medicina Democratica Ascolta o scarica  Promuovono la manifestazione: La Lombardia SiCura, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana/AVS, Patto Civico, Italia Viva, Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, Avanti Partito Socialista Italiano, Europa Verde, Osservatorio Salute, CGIL Funzione Pubblica, SPI CGIL, CGIL Lombardia, ARCI Lombardia, Medicina Democratica, ACLI Lombardia, ACLI Milano e Federconsumatori. Hanno inoltre aderito: Coordinamento Lombardo Sportelli Salute Movimento Consumatori, Forum per il diritto alla salute, Milano in Salute, Cooperativa Sandro Pertini Vanzago, Centro per la salute Giulio A. Maccacaro Castellanza, Costituzione Beni Comuni, ATTAC Italia, Comitato Cittadini per il diritto alla salute art. 32, Coordinamento Lombardo Dico32, SIAL Cobas, Comitato di difesa dell’Ospedale di Merate, Comitato Assistenza Domiciliare Pubblica Lecco, Centro Culturale Emilio Caldara Milano, Associazione Smarketing, Progetto ART32, Unione Regionale per la Salute Mentale URASAM, Associazione Marco Cavallo, Forum Salute Mentale, Movimento Milano Civica, USB Lombardia, ISDE Lombardia, Alleanza Civica del Nord, Movimento Socialista Liberale, DIEM Milano, Comitato contro ogni Autonomia Differenziata Lombardia, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Milano, Auser Lombardia, Federconsumatori e Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9.  
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto
7 APRILE 1979: QUARANTASETTE ANNI FA L’ATTACCO ALL’AUTONOMIA OPERAIA
7 aprile 1979 – 7 aprile 2026: quarantasette fa, l’ondata repressiva contro l’Autonomia Operaia. Il teorema del pm Pietro Calogero della Procura della Repubblica di Padova, morto il 6 aprile 2026 alla vigilia dell’anniversario, partiva dall’assunto che l’Autonomia fosse il volto “presentabile” di una più presunta organizzazione occulta, rappresentante – addirittura – la “direzione delle direzioni” del lottarmatismo rivoluzionario, partendo – ca va sans dire – dalle Brigate Rosse. A sostegno di quest’ipotesi che già nell’immediatezza dei fatti fu giudicata surreale da chiunque avesse un minimo di conoscenza dei movimenti italiani del periodo, il magistrato padovano  nei suoi ordini di cattura accusava gli arrestati  di reati come la “formazione e partecipazione di banda armata” e “l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato“, sostenendo che dalle pubblicazioni di Autonomia Operaia e da altri documenti, oltre che da sedicenti testimonianze, erano affiorati “sufficienti indizi di colpevolezza“. Risultato: centinaia di mandati di cattura spiccati, gogna mediatica e il collegamento, offerto in pasto all’opinione pubblica del post-affaire Moro, tra l’Autonomia Operaia (e l’ex formazione di Potere Operaio) e le esperienze delle organizzazioni combattenti. L’impianto accusatorio, che riguardava complessivamente un centinaio di persone, cadrà comunque miseramente negli anni successivi. Uno dei compagni contro cui furono spiccati i mandati di cattura, Pietro “Pedro” Greco, non vedrà però la fine del processo. Il 9 marzo 1985 fu giustiziato davanti al portone di casa, a Padova,  da Nunzio Maurizio Romano, agente del Sisde (i Servizi Segreti), Giuseppe Guidi, viceispettore della Digos, Maurizio Bensa e Mario Passanisi, agenti della Digos. I quattro diranno poi di avere “confuso” l’ombrello di Pedro per un’arma. Gli assassini di Pedro rimasero impuniti, mentre il pm Calogero, legato al Pci, proseguirà indisturbato la sua carriera giudiziaria. Di seguito, la trasmissione speciale di Radio Onda d’Urto realizzata nel 2019 a 40 anni dal 7 aprile 1979. Ascolta o scarica
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto