La lotta delle donne per la giustizia sociale e climaticaCon la pubblicazione nel 1974 del libro Le Féminisme ou la Mort, Françoise
d’Eaubonne diede vita all’Ecofemminismo, una vibrante corrente di pensiero che
evidenzia come la distruzione ambientale scaturisca dal congiunto della
repressione patriarcale sulle donne e sulla natura.
Da allora, l’Ecofemminismo si è arricchito di numerosi contributi, molti dei
quali provenienti dal Sud Globale, che hanno messo in discussione le
epistemologie dominanti, inclini a soffocare punti di vista e modalità di
conoscenza alternativi. La lente ecofemminista è stata adottata anche nella
cooperazione internazionale per orientare i processi di sostenibilità
ambientale.
UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, nel suo
rapporto “Gender Snapshot 2025” sottolinea che gli effetti del cambiamento
climatico non sono neutri dal punto di vista del genere, poiché sono le donne e
le ragazze a subirne il peso maggiore, né uniformi in quanto le varie forme di
disuguaglianza spesso si intersecano e si rafforzano a vicenda.
Il rapporto presenta inoltre alcuni dati chiave dell’impatto dei cambiamenti
climatici sulla disuguaglianza di genere: 1) esacerbarsi della povertà: oltre
351 milioni di donne potrebbero ancora vivere in condizioni di estrema povertà
entro il 2030; il cambiamento climatico potrebbe spingere in povertà altre 158
milioni di donne entro il 2050; 2) scarsità d’acqua: nell’80% delle famiglie, le
donne sono le principali responsabili della raccolta dell’acqua, un compito che
la siccità rende ancora più gravoso; 3) violenza di genere: i femminicidi
aumentano del 28% durante le crisi climatiche; 4) effetti sulla salute: durante
le ondate di calore la probabilità di parti prematuri aumenta di circa il 26%.
Il rapporto evidenzia inoltre la gestione verticistica dell’azione per il clima
che esclude le donne dalla pianificazione delle risposte ai cambiamenti
climatici, nonostante il loro ruolo cruciale nel settore delle energie
rinnovabili e dell’agricoltura.
Sebbene la correlazione fra cambiamento climatico e disparità di genere sia
innegabile, le attiviste del Sud Globale ci mettono in guardia sulle
implicazioni di certe analisi sociologiche che relegano le donne a mere
“vittime” di un sistema dominante e che forniscono indirettamente una
giustificazione al perpetrarsi di politiche verticistiche ed escludenti. Questo
articolo presenta buone pratiche che contrastano questa prospettiva, mostrando
come le donne, attraverso la gestione solidale delle risorse naturali, possano
ergersi a agenti di cambiamento in favore della giustizia sociale ed ecologica,
ridefinendo i propri ruoli e sfidando le norme culturali e sociali che
normalizzano la loro discriminazione ed esclusione.
I risultati presentati derivano dall’iniziativa di cooperazione triangolare tra
Argentina, Messico e Italia: “Educazione idrica per uno sviluppo locale
sostenibile”, finanziata dall’Unione europea. L’azione mira a rispondere alle
sfide poste dal cambiamento climatico e dalla scarsità d’acqua alle comunità
rurali delle regioni semi-aride della Mixteca (Oaxaca, Messico) e delle Valli
Calchaquí (Tucumán, Argentina), introducendo soluzioni tecnologicamente e
culturalmente adeguate, basate sulla valorizzazione delle risorse naturali e del
capitale socioculturale locale. Le attività si concentrano sull’educazione
ambientale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di
implementare strategie di gestione idrica efficaci e integrate che promuovano
l’empowerment delle donne nelle comunità indigene in contesti rurali.
Risultati significativi in questa direzione sono emersi dal ciclo di seminari
“Gestione comunitaria dell’acqua in una prospettiva di genere”, rivolto a gruppi
di donne delle comunità rurali della Mixteca e delle Valli Calchaquí, realizzato
dalla Fondazione AVSI sia in forma presenziale che attraverso scambi virtuali
fra gruppi di donne delle due regioni. Tra i risultati più significativi, spicca
il fatto che l’adozione da parte di gruppi di donne di soluzioni
tecnologicamente appropriate e accessibili, non solo migliori la gestione delle
risorse naturali, ma contribuisca anche a rafforzare il loro ruolo all’interno
della comunità.
Un esempio paradigmatico è rappresentato da un gruppo di donne della Mixteca che
hanno costruito dieci cisterne in ferrocemento per la raccolta dell’acqua
piovana. L’acqua viene gestita in modo solidale, il che permette loro di
coltivare ortaggi per il consumo familiare e per la vendita. Una donna illustra
l’impatto della gestione solidale dell’acqua: “L’acqua ha cambiato la nostra
vita. In passato, per andare a prendere l’acqua, facevamo un viaggio di un’ora a
piedi. C’erano code al ruscello e non c’era abbastanza acqua per tutti.
Grazie all’acqua, abbiamo creato una cucina comunitaria e un orto organico. I
prodotti vengono usati per dare da mangiare ai bambini della scuola materna, il
resto viene venduto al mercato e usato per comprare nuove sementi”. Un’altra
donna sottolinea il valore della cogestione: “La cucina comunitaria è gestita in
forma cooperativa. All’inizio ci sono stati dei conflitti, ma la gestione
comunitaria ci ha aiutato a risolverli. Insieme abbiamo imparato a difendere i
nostri diritti e a prendere decisioni che hanno migliorato la vita della
comunità”.
Le attività di educazione ambientale hanno favorito lo scambio fra le donne
Mixteche e gruppi di donne di Amaicha del Valle (Valli Calchaquí). Le donne
Amaicha che hanno partecipato a un gruppo di discussione, affermano di aver
appreso dalle donne Mixteche l’importanza della gestione solidale dell’acqua,
che ha permesso loro di accrescere la propria influenza e di contribuire al
proprio benessere e a quello della comunità. Hanno inoltre interpretato
l’esperienza delle donne Mixteche come una sfida ai pregiudizi culturali che
escludono le donne da alcune attività considerate esclusivamente di pertinenza
maschile.
Una donna ha affermato: “Le donne hanno dimostrato agli uomini di poter svolgere
il loro stesso lavoro e di possedere le capacità per farlo in tutti gli ambiti,
persino nella costruzione di serbatoi per la raccolta dell’acqua”. Un’altra
donna ha evidenziato che, attraverso la lotta per il diritto all’acqua, le donne
sfidano i modelli culturali sessisti presenti nelle loro famiglie e comunità,
che fanno ricadere su donne e ragazze la responsabilità dell’approvvigionamento
idrico, senza che gli uomini si preoccupino di come le donne se lo procurino. Le
donne Mixteche e Amaicha hanno inoltre sottolineato la necessità di un’ampia
opera di sensibilizzazione rivolta alle donne, spesso portatrici di valori
maschilisti e patriarcali, al fine di abbattere i pregiudizi culturali, i ruoli
e gli stereotipi che perpetuano la disuguaglianza di genere.
Uno dei contributi più significativi all’iniziativa da parte delle donne
Mixteche e Amaicha è stato l’apporto della prospettiva culturale dei popoli
indigeni. Le donne hanno sottolineato che, quando si affrontano le problematiche
legate all’acqua, è essenziale tenere in considerazione il ruolo centrale che
questo “fluido vitale” riveste nella cosmogonia e nella realtà magica dei popoli
nativi, per la cui protezione e utilizzo i loro antenati impiegavano antiche
pratiche e tecniche. La peculiarità della visione indigena dell’acqua risiede
nel considerarla un’entità vivente che, fluendo, feconda la “Madre Terra”,
dispensando la vita e animando l’universo. Su questa visione le popolazioni
indigene fondano la reciprocità e la complementarità che lega gli esseri viventi
alla natura, rivendicando l’accesso all’acqua come diritto universale e
comunitario.
Le buone pratiche sono confluite in un modello di educazione ambientale in cui
le donne sono agenti di cambiamento imprescindibili per la sostenibilità
ambientale e il progresso dei territori. Tuttavia, le attiviste ecofemministe ci
ammoniscono dal chiedere all’ angelo del focolare di salvare il pianeta, una
richiesta che aumenterebbe le pressioni sulla donna senza accrescerne i diritti.
Come ci ricorda Alicia Puleo in “Ecofeminismo: para otro mundo posible”, e come
ci hanno insegnato le donne Mixteche e Amaicha, per avanzare verso una società
inclusiva è necessario adottare un approccio plurale che abbracci le diverse
visioni sul rapporto tra esseri viventi e natura. In questa prospettiva le donne
devono essere riconosciute come agenti culturali imprescindibili per la
costruzione di una nuova epistemologia che armonizzi razionalità ed empatia e
che ponga le basi per un nuovo rapporto tra esseri viventi e natura, fondato su
un’etica relazionale della reciprocità e del rispetto.
Unimondo