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La seconda tappa del confronto: con i referenti di associazioni, comitati e partiti
A seguito del precedente, il Coordinamento Nazionale No Riarmo organizza l’incontro online a cui intervengono Michele Lucivero dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Rosa Siciliano, direttrice editoriale di Mosaico di pace, la rivista mensile promossa da Pax Christi Italia, Paolo Ferrero, direttore del periodico mensile “Su la testa. Argomenti per la rifondazione comunista” e Marta Collot, co-portavoce nazionale di Potere al Popolo. L’iniziativa li coinvolge, anche insieme ai rappresentanti di altre associazioni e altri comitati e partiti, per ragionare insieme sulle rispettive posizioni e proposte in merito a: * come costruire un movimento di massa unitario e plurale per l’Italia fuori della guerra e contro il riarmo; * come contribuire a dare al movimento contro la guerra e il riarmo una rappresentanza politica in Parlamento. Per intervenire: https://us02web.zoom.us/meeting/register/N–8wYzoRpW5gulhMzwb4w. Dopo l’iscrizione, si riceverà una e-mail di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione. Se non si riceve il link di iscrizione, segnalare il disguido a articolo11@art11.it. All’iniziativa svolta il 26 agosto scorso Andrea Catone ha spiegato le finalità del Coordinamento Nazionale NO Riarmo costituito l’anno scorso sull’onda della petizione contro il decreto di sostegno militare all’Ucraina: “L’incontro di oggi si iscrive nella nostra azione per dare vita a un movimento di massa contro la guerra, esaminare la possibilità di dargli rappresentanza politica in Parlamento e, a tal fine, costruire il massimo di unità possibile, nel massimo di chiarezza e determinazione. Riteniamo che Fuori l’Italia dalla guerra sia l’obiettivo realisticamente unificante su cui può convergere un reale movimento di massa, quanto mai necessario in questa situazione, non limitato a generose e coraggiose avanguardie”. “Fuori l’Italia dalla guerra è l’obiettivo immediato e la discriminante essenziale”, ha affermato Andrea Catone: > Nella situazione attuale, che vede ogni giorno, ogni ora l’escalation bellica > contro la Russia, alimentata sempre più massicciamente dalla UE e dal Regno > Unito che, pur fuori UE, è oggi il leader della strategia militare contro la > Russia, non sono ammissibili ambiguità o mezze misure: o si rivendica e si > agisce di conseguenza per l’immediata uscita dell’Italia dalla guerra, o si è > per la prosecuzione della guerra, a fianco dei guerrafondai, i quali in gran > parte si dichiarano fautori di “una pace giusta e duratura”, ottenibile a loro > dire con l’intensificazione della guerra alla Russia per indurla a trattative. > Questa strada ha portato in oltre 4 anni di guerra solo all’intensificazione e > alla escalation. > > Giorno dopo giorno la “guerra mondiale a pezzi” si amplia e si intensifica. I > pezzi di questa guerra si ricongiungono. Il governo Zelensky, che a fine > febbraio invocava l’aggressione militare di USA e Israele contro l’Iran, > fornisce supporto e tecnologie militari ai paesi arabi del Golfo alleati di > USA e Israele. > > Il carattere fondamentale di questa guerra mondiale è costituito, al di là > delle peculiarità delle diverse situazioni locali, dallo scontro tra > imperialismo occidentale – USA, NATO, UE, G7, Israele – volto a mantenere un > ordine mondiale basato sullo scambio ineguale, il neocolonialismo, lo > sfruttamento e il dominio economico-finanziario e politico-militare sul Sud > globale, con la pretesa di essere l’unica forma di libertà e democrazia al > mondo, da un lato, e, dall’altro, i Paesi che chiedono un diverso ordine > mondiale, economico-sociale e politico, basato su coesistenza pacifica, > rapporti paritari reciprocamente vantaggiosi, riconoscimento della pluralità > di storie, culture, sistemi politici ed economici delle diverse civiltà. È ciò > che viene sintetizzato spesso nella formula dello scontro tra mondo unipolare > e mondo multipolare. > > La guerra è oggi la questione principale e prioritaria che abbiamo di fronte. > Non una questione tra le tante, ma la questione delle questioni. > > La guerra sovradetermina tutte le altre questioni, dalla politica economica, > che si indirizza sempre più verso il riarmo a detrimento della spesa sociale, > alla militarizzazione delle menti, delle scuole e della società. > > Oggi si richiede una fondamentale scelta di campo. > > Insieme con le manifestazioni di indignazione, protesta e condanna del > genocidio, occorre operare politicamente per ottenere risultati concreti, > trasformando la protesta in rivendicazione politica determinata, puntuale, > chiara e non ambigua. Come cittadini poniamo al parlamento e al governo del > nostro Paese una richiesta precisa che si esprime nello slogan: Fuori l’Italia > dalla guerra!. Interruzione immediata di ogni sostegno economico, militare, > politico, diplomatico all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Interruzione > di ogni rapporto politico-diplomatico, militare, economico-finanziario con lo > stato genocida e terrorista di Israele. Nessun sostegno all’aggressione di USA > e Israele contro l’Iran, rifiuto di aderire alle sanzioni illegali imposte > dagli USA. Nessun sostegno alle aggressioni USA, economiche e militari ai > Paesi dell’America Latina per rimettere sotto il loro tallone di ferro i > movimenti di emancipazione, dal Venezuela a Cuba, assediata da un embargo > pluridecennale. > > Il Coordinamento nazionale NORIARMO lavora, nel massimo di cooperazione e > dialogo costruttivo con gli altri coordinamenti, comitati, associazioni, per > dar vita a un movimento unitario e plurale che abbia come obiettivo > discriminante e unificante, senza ambiguità o mezze misure, quello del Fuori > l’Italia dalla guerra!. > > Su questo siamo impegnati a lavorare proponendo e costruendo > comitati/coordinamenti unitari nei territori. Il radicamento territoriale è > fondamentale per lo sviluppo di un movimento di massa reale. I comitati > territoriali possono dar vita ad iniziative locali – manifestazioni, presidi, > ecc. – che possono convergere in giornate nazionali di mobilitazione contro la > guerra. > > Proprio perché ci poniamo sul terreno della lotta politica concreta contro la > guerra, non possiamo ignorare il terreno della rappresentanza politica nel > parlamento nazionale poiché, anche se è in atto da anni l’attacco alla > centralità del Parlamento stabilita dalla Costituzione antifascista del > 1948, è lì che si decidono ancora le cose. > > Per questo, non possiamo non porci la questione delle prossime elezioni > politiche. > > In merito alla questione fondamentale della guerra, constatiamo che vi è qui > un falso bipolarismo. In sede italiana e nelle votazioni del parlamento > europeo il Partito democratico ha approvato tutte le mozioni di sostegno > militare, economico, politico, ideologico all’Ucraina contro la Russia. Sulla > questione fondamentale della guerra contro la Russia le posizioni di PD e FdI > convergono. Si può notare anzi che nei grandi media vicini al PD prevale una > posizione più oltranzista di quella della leader di FdI, che nell’ultimo > incontro dei “Volenterosi”, ha rifiutato formalmente l’invio di militari e di > missili in Ucraina. > > Occorre fare della questione della guerra il tema principale della campagna > elettorale, quello su cui si devono misurare effettivamente le forze in campo. > > Come operiamo per la costruzione di un movimento di massa reale e unitario, > senza ambiguità, per l’Italia fuori della guerra, così auspichiamo la > costruzione di un ampio schieramento di forze – unitario e plurale – che possa > dare al nostro Paese una rappresentanza politica al movimento contro la > guerra. > > Le direttrici di fondo del suo programma da cui discendono fondamentali scelte > di politica economica, sociale, culturale si possono individuare nei due > pilastri della Costituzione antifascista di democrazia economico-sociale del > 1948, col suo fondamentale articolo 11, e della fuoriuscita dell’Italia dalla > guerra e dal sistema di guerra. > > Ci auguriamo che questi incontri con rappresentanti di associazioni, partiti, > comitati, movimenti che si schierano contro la guerra possano favorire la > costruzione di una coalizione di forze politiche, sociali, sindacali, > culturali sulla base di questi due fondamentali pilastri. Oggi i poteri > finanziari e militari dell’imperialismo stanno spingendo il mondo verso la > catastrofe. Oggi abbiamo l’imperativo morale oltre che politico di fermarli, > dotandoci degli strumenti più adeguati allo scopo. Diretta in streaming sul canale https://www.youtube.com/@ComitatoArticolo11 Redazione Italia
September 6, 2026
Pressenza
Ebola e il neocolonialismo sanitario degli Usa
Washington ha ottenuto da Nairobi la disponibilità a ospitare una struttura di quarantena destinata a cittadini Usa che provengono dalla Repubblica Democratica del Congo e che potenzialmente sarebbero esposti al virus di Ebola. Una scelta che ha provocato proteste popolari, ricorsi alla magistratura e accuse di neocolonialismo sanitario. Il diritto alla salute, infatti, è un bene universale, non una merce da negoziare secondo il peso economico o geopolitico. Se la tutela della salute è un diritto umano, non può trasformarsi in una sorta di esportazione del pericolo verso chi dispone di minori strumenti per far sentire la propria voce. Per questo le proteste dei cittadini kenyani non riguardano soltanto la paura del contagio. Esprimono il rifiuto di una logica antica e mai del tutto scomparsa: quella per cui i Paesi ricchi decidono e quelli poveri subiscono. Una logica che ricorda, in forme nuove, rapporti di dominio che il mondo dovrebbe avere archiviato da tempo. La lotta contro Ebola richiede piuttosto cooperazione internazionale, condivisione delle responsabilità e solidarietà. Non può basarsi sull’idea che alcuni popoli siano chiamati a sopportare rischi che altri non intendono assumere. La dignità umana non conosce confini e la vita di un kenyano vale quanto quella di un americano. Tonio Dell’Olio Redazione Italia
June 9, 2026
Pressenza
Cappellani militari, il lato vergognoso della Chiesa
(… prosegue dall’articolo Il concetto di “guerra giusta” nella Chiesa Cattolica)   Sicuramente uno degli aspetti strutturali che la Chiesa deve rivedere con lucidità è la presenza dei cappellani militari, figura di un sacerdote cattolico che fornisce “assistenza spirituale al personale delle Forze Armate italiane e alle loro famiglie”. Così viene definito. In realtà si tratta di una piccola casta di clero privilegiata completamente a carico dello Stato, avente pari trattamento dei membri dell’apparato militare. Presenti al fianco dei militari già prima dell’unità d’Italia, il ruolo dei cappellani militari è stato via via sempre più formalizzato e strutturato. Il 6 marzo del 1925 nasce l’Ordinariato militare per l’Italia, al quale è stato assegnato il compito dell’assistenza spirituale nelle forze armate. I cappellani godevano di status ufficiale e di grado militare (tenente o capitano), integrandosi pienamente nella catena gerarchica dell’esercito. La figura del cappellano militare ha rappresentato, durante la Seconda Guerra Mondiale, un elemento complesso e controverso della vita dei soldati al fronte. Sebbene svolgessero un ruolo pragmatico attraverso funzioni religiose tradizionali volte a rispondere ai bisogni immediati dei soldati (conforto nelle lettere, celebrazione di matrimoni in trincea, sepolture improvvisate, celebrazione della messa, l’amministrazione dei sacramenti e l’accompagnamento dei morenti), erano chiamati anche ad incarnare un punto di riferimento morale, politico e ideologico in un contesto segnato dalla violenza e dall’orrore bellico. Secondo Franzinelli (1991), questa istituzionalizzazione della religione castrense rispondeva a una duplice esigenza: offrire conforto spirituale ai soldati e legittimare, attraverso il linguaggio religioso, la violenza della guerra. La funzione pastorale si intrecciava inevitabilmente con la propaganda di regime. Attraverso prediche, catechesi e pubblicazioni, i cappellani contribuivano a rafforzare l’immagine della guerra come “crociata” per la patria e la civiltà cristiana. In ciò, la Chiesa cattolica collaborò a legittimare la mobilitazione di massa e i cappellani militari diventarono, in gran parte, strumenti di legittimazione della violenza. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, una parte dei cappellani aderì alla Repubblica Sociale Italiana, continuando a svolgere assistenza alle truppe tedesche e repubblichine; altri, invece, di stampo antifascista scelsero fortunatamente la via della Resistenza. In virtù di una legge del 1961, non rivista neanche dopo la riforma del Concordato del 1984 da parte di Craxi, oggi i cappellani militari sono equiparati a ufficiali delle Forze Armate. Oggi assimilato a una diocesi, l’Ordinariato è guidato da un arcivescovo ordinario militare (ruolo ricoperto dall’aprile scorso dall’arcivescovo Gian Franco Saba), designato dal Papa e nominato con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio e dei ministri della Difesa e dell’Interno. L’Ordinario militare è coadiuvato da un vicario generale militare e da tre ispettori. Anche i cappellani militari vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica ma su proposta del ministro della Difesa, previa designazione dell’Ordinario Militare. L’istituzione ecclesiastica di cappellano militare e il conferimento della missione canonica sono, invece, di competenza propria dell’Ordinario Militare. Essendo anche lui arruolato il cappellano militare, nell’assumere servizio, presta giuramento con la formula e secondo le modalità previste per gli ufficiali delle Forze armate dello Stato. Di regola indossa solo l’abito ecclesiastico previsto, salvo situazioni speciali dove è necessario indossare la divisa militare. La gerarchia prevede anche per loro i gradi militari: l’ordinario militare è equivalente al grado di generale di corpo d’armata; il vicario generale militare al grado di generale di divisione; l’Ispettore al grado di generale di brigata. Poi ci sono il 3º cappellano capo, equivalente al grado di colonnello; il 2º cappellano capo equivalente al grado di tenente colonnello; il 1º cappellano capo equivalente al grado di maggiore; il cappellano capo, equivalente al grado di capitano; il cappellano addetto, equivalente al grado di tenente e, infine, il cappellano di complemento equivalente al grado di sottotenente. Dal 1998 è stato istituito anche il Seminario Maggiore dell’Ordinariato Militare per l’Italia, denominato “Scuola Allievi Cappellani Militari”: qui i giovani possono prepararsi per essere sacerdoti al servizio pieno dell’Ordinariato. Ai cappellani militari spetta, oltre ai gradi, anche un trattamento economico, che corrisponde integralmente a quello degli ufficiali della Forza armata presso la quale prestano servizio, secondo il grado di assimilazione. Lo stesso vale per gli altri: all’Ordinario militare, ad esempio, compete il trattamento economico previsto per il grado di generale di corpo d’armata. Stipendi che sono a carico delle casse dello Stato italiano e quindi della fiscalità generale. Oggi sono circa 177 i cappellani attivi all’Ordinariato militare che, sommati a quelli che li hanno preceduti e sono già in quiescenza, costano agli italiani 17 milioni di euro l’anno. Nel 2015 fra effettivi e “di complemento”, realtà abolita da anni per gli ufficiali, solo di stipendi i cappellani sono costati oltre 10 milioni di euro, un terzo in più di appena due anni prima (i dati sono presi dai bilanci dei Ministeri della Difesa e dell’Economia). Sapere che siamo noi italiani a pagare 10 milioni l’anno per soddisfare esigenze terrene di uomini posti al confine tra Chiesa ed Esercito, fa pensare molto. Un “Don Tenente” o un “Don Capitano di Corvetta”, ad esempio, guadagnano circa 4/5mila euro al mese. Sono 10mila, invece, quelli destinati al “Don Generale di Corpo d’Armata”. Secondo L’Espresso l’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare, il cosiddetto vescovo castrense, in virtù dell’equiparazione a generale di corpo d’armata può contare su 9.545 euro lordi al mese, che con la tredicesima diventano 124mila l’anno. Niente male per chi aveva scelto di percorrere da viandante dell’anima la via di Cristo. Il cappellano militare siede in prima classe ed ha persino l’auto con autista che lo trasporta. Con lucidità, don Tonino Bello, in un’intervista del 28 giugno 1992 a Panorama sui costi economici relativi all’integrazione organica dei sacerdoti nelle strutture militari, si dichiarava sensibile soprattutto ai costi relativi alla credibilità evangelica ecclesiale. Per lui era necessario mantenere un servizio “pastorale” distinto dal ruolo militare. “Accade già nelle carceri” osservava: “non si vede per quale motivo non potrebbe accadere anche nelle forze armate. Cappellani sì, militari no”. Pax Christi ha affrontato il problema a partire dal Convegno sui cappellani militari del novembre 1997 e, nel novembre 2013, nella rivista “Mosaico di pace” è stato pubblicato il dossier “Sacerdoti, padri e generali”. Il 7 novembre 2015, un seminario presso la Casa per la pace ha affrontato la questione proponendo al Convegno della Chiesa italiana, svoltosi a Firenze pochi giorni dopo, il superamento della figura del “prete soldato” o, meglio, del “prete ufficiale”. Nel 2019 sarà Papa Francesco a riportare il dibattito sulla figura dei cappellani militari, esortandoli ad un scelta di campo irreversibile per la pace e il disarmo, ma ciò non è bastato perchè nulla ne ha conseguito a livello istituzionale. A novembre 2025 i Radicali Italiani hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per chiedere di verificare la legittimità e l’economicità della spesa pubblica destinata ai cappellani militari. “Ogni anno lo Stato spende oltre dieci milioni di euro per finanziare un servizio religioso interno alle Forze Armate, con preti in uniforme e elevati stipendi a carico dei contribuenti” – ha dichiarato il segretario dei Radicali Filippo Blengino. Sottolineando le recenti modifiche ai limiti di età “in modo da consentire un ampliamento dell’organico e una permanenza più lunga nel servizio religioso militare”, per Blengino c’è il rischio “di aumentare ulteriormente la spesa pubblica e di rafforzare un privilegio confessionale incompatibile con la laicità della Repubblica”. “La fede è una scelta personale; la laicità è un dovere dello Stato. Chiediamo che la Corte dei Conti del Lazio accerti se questo uso di fondi pubblici sia conforme alla Costituzione e all’interesse generale dei cittadini”, conclude la nota del segretario del Radicali. A dicembre 2025 – su un altro fronte – è stata la Cei ad aprire una riflessione sul ruolo dei cappellani militari. L’argomento è stato affrontato dalla Conferenza Episcopale Italiana nella nota pastorale “Educare alla pace disarmata e disarmante”, approvata dall’assemblea generale che si è svolta ad Assisi. Dopo aver criticato la corsa al riarmo, parlato di obiezione di coscienza e servizio civile obbligatorio, i vescovi hanno anche dedicato un paragrafo della nota proprio alla “testimonianza ecclesiale di pace entro le Forze armate”. La Cei ha aperto una riflessione chiedendo che i cappellani siano meno legati all’esercito per parlare di più di pace: “Ci chiediamo però anche se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare“. In questo modo, si legge nella nota pastorale, le nuove figure “consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici”. Come scriveva padre Alex Zanotelli nell’editoriale di marzo 2018 di Mosaico di Pace:  “Chi ha voluto questa Intesa? Forse la Conferenza Episcopale Italiana? O forse l’Ordinario militare, il vescovo responsabile dei cappellani militari? Chiunque abbia deciso, una cosa mi sembra chiara: questa decisione è in contrasto con il magistero di papa Francesco contro la guerra e in favore della nonviolenza attiva. Ma stride soprattutto con il Vangelo, perché l’Intesa integra i cappellani nelle Forze Armate d’Italia sempre più impegnate a fare guerra “ovunque i nostri interessi vitali siano minacciati”, come recita il Libro Bianco della Difesa della Ministra Pinotti. È questo che è avvenuto nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Libia. E per fare questo, il bisogno di armarsi fino ai denti, arrivando a spendere lo scorso anno in Difesa 25 miliardi di euro, pari a 70 milioni di euro al giorno. Tutto questo contrasta con quanto ci ha insegnato Gesù. Per cui diventa una profonda contraddizione avere sacerdoti inseriti in tali strutture.” L’annuncio evangelico è conciliabile con l’appartenenza ad una struttura come quella militare, ancora più nella situazione attuale, in cui non esiste più un esercito di leva ma solo di professionisti?.  E ancora: Come conciliare Vangelo e stellette, coscienza e obbedienza a ordini militari e di guerra? Si può benedire una guerra? Si possono benedire le armi oggi come nel Medioevo, come ai tempi delle crociate e della Dottrina della Scoperta? Ma soprattutto, oggi si posso benedire le armi e le azioni militari? Perché una Diocesi Militare? E il comandamento non uccidere? L’amore per il nemico e il “porgere l’altra guancia”? Queste evidentemente, vanno bene fin quando fan parte del “folklore” popolare, della cultura di massa e della retorica, in parte, istituzionale all’interno della Chiesa; ma quando si tratta scendere nella realpolitik, questi temi non si affrontano. I cappellani militari sono uno dei retaggi obsoleti e vergognosi della Chiesa moderna. Ciò fa ritornare alla mente la famosa Lettera ai cappellani militari del 1965 di Don Lorenzo Milani, che nel 1968 finì sotto processo per aver scritto quella lettera aperta pubblicata su Rinascita: “Le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto. Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo e della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona”. Da anni il movimento cattolico internazionale pacifista Pax Christi si batte per la smilitarizzazione dei cappellani militari, sottolineando l’insensatezza della nomina di Papa Giovanni XXIII a patrono dell’esercito italiano. L’enfasi sulla “militarità” come condizione necessaria per svolgere il ministero sacerdotale nelle Forze armate (S. Marcianò, Radio Vaticana, 29 aprile 2016) risulta inadeguata rispetto all’universale impegno per la pace, motivato dal Vangelo, unica fonte della testimonianza cristiana e dell’azione ecclesiale (per i credenti). In questo senso si evidenzia l’anacronismo ecclesiologico tra la struttura di “Chiesa castrense” e i nuovi compiti affidati a credenti per organizzare “il disarmo integrale”, come insegna proprio Giovanni XXIII nella sua Pacem in terris. Il Concilio Vaticano II  invitava i sacerdoti presenti tra i soldati a operare in ambito diocesano territoriale (Christus dominus 43). Sarà bene rileggere i testi del Concilio, la Pacem in terris, l’Evangelii gaudium così come l’Appello alla Chiesa italiana sottoscritto da Pax Christi International, dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e da altre istituzioni e organizzazioni per promuovere la centralità della nonviolenza evangelica con il fine di smilitarizzare o abolire questo ordine obsoleto per riconvertirlo in azione di pace e fratellanza.   Fonti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/06/cappellani-militari-cei-riforma-gradi-stipendi-notizie/8218391/ > Cappellani sì, militari no https://www.lecodelsud.it/vorrei-sposare-un-cappellano-militare-non-posso-e-mio-fratello > CAPPELLANI MILITARI: TAGLI PER 4,5 MILIONI DI EURO > Papa Francesco riapre il dibattito sui cappellani militari con un discorso > potente, che li esorta a una scelta di campo irreversibile per la pace e il > disarmo https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-05/ucraina-missione-cappellani-militari.html > I Cappellani Militari e l’Ordinariato per l’Italia: Storia, Fede e Servizio > nella coscienza dei Soldati https://www.paxchristi.it/?p=11896 > I cappellani militari nella Seconda Guerra Mondiale: tra assistenza > spirituale, propaganda e resistenza   BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * Chiesa, P. (2011). Dio e patria. I cappellani militari lombardi nella Seconda Guerra Mondiale. Milano: Unicopli. * Coulter, D. G. (1998). Church of Scotland Army Chaplains in the Second World War. Tesi di dottorato, University of Edinburgh. * Franzinelli, M. (1991). Il riarmo dello spirito. I cappellani militari nella seconda guerra mondiale. Brescia: Morcelliana. * Franzinelli, M. (1993). I cappellani militari italiani nella Resistenza all’estero. Roma: Commissione per lo studio della Resistenza dei militari italiani all’estero. * Franzinelli, M. (1995). La religione castrense tra ammortizzazione e legittimazione della violenza bellica. In: Italia contemporanea, n. 200, pp. 567-590. * Robinson, A. (2008). Chaplains at War: The Role of Clergymen During World War II. London: I.B. Tauris. * ResearchGate (2006). Totalitarianism: German Military Chaplains in World War II and the Dilemmas of Legitimacy. Disponibile su: researchgate.net. * Ordinariato Militare per l’Italia (1925-1945). Documenti e relazioni. * 1940-1945. I Cappellani militari della Seconda guerra mondiale. Cronografia degli incarichi – Mobilitati – Caduti – Dispersi – Decorati. Statistica completa. A cura di Don F. Marchisio. Scarica PDF   Lorenzo Poli
April 28, 2026
Pressenza
Nuova campagna di boicottaggio bds italia contro le banche complici dei crimini di Israele
BDS Italia annuncia il lancio della campagna nazionale Banche Complici, inizialmente rivolta a UniCredit, Intesa San Paolo, BNL-BNP Paribas – tra le istituzioni finanziarie italiane più coinvolte, causa operazioni non etiche, in operazioni di supporto nella colonizzazione illegale e nell’apartheid in Palestina, nello sfollamento e genocidio di Israele ora estesi alla Cisgiordania. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi, tre periodici cattolici italiani che dal 2000 hanno promosso la Campagna di pressione sulle “banche armate”. Anche la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in un recente documento, invita al disinvestimento da aziende produttrici di armi. UniCredit, Intesa Sanpaolo e BNL- BNP Paribas sono coinvolte in una o più delle seguenti pratiche che supportano Israele: * Il finanziamento o l’estensione di linee di credito/prestiti a società operanti nella produzione e nella fornitura di armi a Israele e utilizzate anche nel genocidio dei palestinesi. * La sottoscrizione e/o distribuzione di Titoli di Stato Israeliani (“War Bonds”) e di titoli azionari/obbligazionari di società presenti nella lista BDS che colludono con il genocidio di Israele (tra le quali ENI e Leonardo). * L’allocazione – attraverso acquisti individuali o fondi d’investimento gestiti – di capitale proprio o dei clienti – in obbligazioni/azioni di società in settori industriali complici del genocidio di Israele, dell’occupazione e delle sue crescenti violazioni del diritto internazionale. Prima di attivarci, abbiamo chiesto alle tre banche se, in base alle loro direttive, avessero escluso operazioni riguardanti il settore degli armamenti con lo Stato di Israele. La risposta è stata evasiva o assente.  I due obiettivi principali della Campagna BDS Italia Banche Complici sono: 1. Informare l’opinione pubblica e le persone di coscienza del ruolo e della complicità di queste banche italiane nel genocidio in corso, nell’occupazione, negli insediamenti coloniali e nell’incessante violazione dei diritti umani da parte di Israele in Palestina (Gaza e Cisgiordania). 2. Sollecitare azioni da parte degli attuali clienti privati e istituzionali delle banche affinché i loro risparmi e investimenti presso di esse non siano più associati a pratiche non etiche. Fino a quando tali istituti non dimostreranno di aver interrotto in modo permanente le loro complicità, chiediamo ai clienti di queste banche di trasferire tutti o in parte i propri risparmi e investimenti a istituti meno complici. BDS Italia – gruppo di lavoro Embargo Militare/Banche complici: bdsitalia.embargomilitare@gmail.com – referente Loretta Mussi +39 3338312194 Segreteria Campagna di pressione “Banche armate”:  campagnabanchearmate@gmail.com – Rosa Siciliano +39 3391380637  Per ulteriori informazioni sulla Campagna BDS Italia (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) Banche Complici: bdsitalia.org Per ulteriori informazioni sulla Campagna di pressione alle “Banche armate”: banchearmate.org BDS ITALIA sito: bdsitalia.org email: bdsitalia@gmail.com social: instagram | facebook BDSItalia
April 4, 2026
Pressenza