SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 4 APRILE
Nuova puntata sabato 4 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola
Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro
collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore
di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di
seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a
Carlo Verdelli.
Il “Diavolo in tasca” di Carlo Verdelli, scrittore, giornalista già direttore di
diverse importanti testate giornalistiche, è un libro-inchiesta a tratti
scioccante, sicuramente “disturbante” perché attraverso storie vere, dimostra
che lo smartphone è diventato una forma di dipendenza strutturale e un nuovo
strumento di potere sociale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Verdelli,
propone l’unica strada, forse ancora percorribile, della formazione delle
insegnanti di scuola primaria o addirittura di scuola dell’infanzia, per
arginare un fenomeno che sta provocando diverse disfunzioni presso intere
generazioni sempre più giovani: isolamento sociale, mancanza di “allenamento
mentale” indotto dalla comodità delle chatbot, conformismo, emulazione, sino ad
arrivare ad una abdicazione delle figure genitoriali e/o educative e dei punti
di riferimento affettivo. “Considerando l’abbassamento dell’età in cui le
giovani generazioni entrano in contatto con i vari device – ci spiega Verdelli –
il ruolo delle insegnanti è fondamentale per riuscire a recuperare un rapporto
paritetico e non sottomesso e/o dipendente con il cellulare”. Sono numerosi gli
esempi scioccanti di suicidio, tentati suicidi o comunque di comportamenti
a-sociali e/o autodistruttivi, contenuti nel libro: purtroppo sono tutte storie
vere ma sono descritte al solo scopo di attirare l’attenzione, più che sulla
necessità di aumentare le barriere repressive, i divieti e l’ampliamento dei
vari strumenti giuridici o amministrativi, su una diffusione quantomeno della
consapevolezza degli effetti perversi di uno strumento che è diventato ormai il
prolungamento anatomico delle nostre mani. A poco servono, sebbene siano
comunque importanti, anche solo sul piano simbolico ha proseguito Verdelli le
classi action portate avanti negli USA che puntano, tra le altre cose, alla
condanna delle grandi piattaforme sulla base di un impianto accusatorio
piuttosto semplice da dimostrare: le varie forme di dipendenza sono state create
ad arte al solo scopo di aumentare i profitti. Si sono moltiplicati nel corso
degli anni, infatti, i casi di dirigenti di queste piattaforme che nauseati da
un cinismo imprenditoriale preda di una logica del profitto che non guarda in
faccia a nessuno, auto-licenziatisi e subito dopo trasformatisi, nei più severi
accusatori degli dei loro ex-datori di lavoro. “Viviamo in una prigione
volontaria digitale – afferma Verdelli, facendo un parallelismo tra
cellulare-telefonino e cellulare-pulmino per tradurre i carcerati da un istituto
penitenziario all’altro – dove la dipendenza è normalizzata e il problema non
riguarda solo i giovani ma l’intera società”. In questo caso ci si riferisce in
particolare a delle insegnanti conosciute dall’autore che di fronte a dei gruppi
di bambin# che maneggiavano dei telefonini hanno affermato sconsolate “ma che
cosa possiamo fare noi!”. La scuola certamente non può sostituirsi all’intera
società né tantomeno alla funzione educante delle figure parentali Ma certamente
molti docenti potrebbe iniziare a dire no all’invasione del digitale nelle
scuole spesso fino a sé stessa o, come accaduto per i fondi del PNRR, accettata
senza poterne discutere la validità pedagogica né tantomeno avviare
conseguentemente delle riflessioni in merito: ci riferiamo in particolare alle
proposte “prendere o… prendere” imposte in tutte le scuole italiane dai/lle
presidi-sceriffo, per predisporre ad esempio le cosiddette “aule immersive”; ma
di esempi “esotici” se ne possono elencare a decine e tutti immancabilmente in
direzione ostinata e contraria alla relazione umana, all’incontro tra i corpi,
agli sguardi tra insegnante e allievo/a insomma alle relazioni “calde” alla base
di ogni processo educativo.
La puntata di sabato 4 aprile 2026 di Scuola Resistente in onda il sabato
pomeriggio alle 18 Ascolta o scarica