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Michalis Psilos: “Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza, un atto di verità e giustizia”
All’opinione pubblica greca la notizia che è cominciata la raccolta di firme alla petizione per la candidatura dei bambini di Gaza all’assegnazione del Premio Nobel per pace è stata riferita sulle pagine dello storico e prestigioso quotidiano ellenico specializzato in economia e finanza, Naftemporiki, dal direttore dell’edizione online, Michalis Psilos, nel suo articolo qui integralmente riportato. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA  IL RICONOSCIMENTO DEL SACRIFICIO DEI BAMBINI DI GAZA DA PARTE DEL COMITATO PER IL PREMIO NOBEL SAREBBE UN ATTO DI VERITÀ E GIUSTIZIA. Si stanno raccogliendo firme per assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest’anno ai bambini di Gaza. L’iniziativa, che è partita dall’Italia, a molti pare “strana”.  La cosa interessante è che a condurla sono attori e organi di stampa vicini alla Chiesa cattolica. Secondo le volontà di Alfred Nobel, questo premio dovrebbe essere assegnato “alla persona che avrà dato il maggior contributo alla fraternizzazione tra le nazioni, all’abolizione o alla riduzione delle forze militari e alla conduzione e promozione dei processi di pace”. Il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole cattoliche in Terra Santa, afferma che «riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza con il Premio Nobel per la Pace significa dare un valore rinnovato alla parola pace». «Significa sancire nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non cresceranno mai e il diritto a un futuro di pace per coloro che sono sopravvissuti all’orrore e all’odio», sottolinea il frate francescano. La sua proposta è già sostenuta da professori universitari, politici e personalità del mondo dell’arte e della cultura. Indubbiamente, le vittime innocenti della guerra a Gaza non sono solo i bambini palestinesi. Ci sono anche i bambini israeliani uccisi nell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Così come i bambini ucraini e russi, ma anche iraniani. Le tragedie vissute, soprattutto dai bambini nei numerosi conflitti che imperversano in molte parti del mondo, indifesi di fronte all’odio e alla violenza degli adulti, non conoscono confini. LA TRAGEDIA NEI NUMERI Ma oggi a Gaza c’è qualcosa di più: i numeri. Circa 21˙000 bambini sono stati uccisi dall’inizio della guerra. E dalla firma del cosiddetto accordo di pace nell’ottobre 2025 a Gaza sono stati uccisi 300 bambini e adolescenti – un bambino al giorno – mentre le operazioni israeliane continuano. Non dimentichiamo, ovviamente, che decine di migliaia di bambini sono rimasti feriti, mutilati, sfollati o orfani. Riflettete un attimo su quest’immagine: alcuni di questi bambini sopravvissuti alla tragedia mentre ricevono il Premio Nobel… ATTO DI GIUSTIZIA Il riconoscimento del sacrificio dei bambini di Gaza da parte del Comitato per il Nobel sarebbe un atto di verità e giustizia. «Basta. Basta a voi che uccidete. Basta a voi che mentite. Basta a voi che non fate nulla. Basta, se siete ancora umani adesso basta», afferma Eugenio Mazzarella, professore di filosofia all’Università Federico II di Napoli, uno degli ideatori dell’iniziativa “Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza”. Intanto, però, la guerra continua. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha addirittura respinto il piano di pace in 15 punti del presidente Trump. “Non lasceremo Gaza. Il piano di pace è morto – ha dichiarato Netanyahu – Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno finché Hamas non sarà sostanzialmente disarmato”. STRATEGIA DI GUERRA Netanyahu non ha rinunciato alla guerra, che considera la strategia di Israele per i prossimi anni. Anche il fronte della Cisgiordania occupata rimane aperto, dove, oltre all’occupazione dei campi profughi, alle operazioni di sgombero e alle demolizioni effettuate dall’esercito, sono in aumento anche le incursioni dei coloni. Nel frattempo, i bambini continuano a morire. Coloro che sopravvivono a malnutrizione, malattie, acqua contaminata e cure inesistenti “stanno ancora aspettando la fine della violenza che il presidente Trump ha promesso loro”. Come dice Eschilo nell’Orestea: «Che gli dèi abbiano pietà… di coloro che conquisteranno, se rispetteranno i templi e le istituzioni dei vinti». Μιχάλης Ψύλος  Η ΝΑΥΤΕΜΠΟΡΙΚΗ 11 agosto 2026   Maddalena Brunasti
August 17, 2026
Pressenza
«Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace»
Nel testo qui riportato, recentemente pubblicato sul quotidiano che è anche promotore dell’iniziativa, l’autrice riferisce dello sviluppo dell’idea e delle adesioni alla petizione.  CENTINAIA DI ADESIONI ALLA CANDIDATURA PROPOSTA DAL PROFESSOR MAZZARELLA TRAMITE AVVENIRE. ANCHE LA LEADER DEL PD, SCHLEIN, SI SCHIERA: NO AL SILENZIO SULLA SITUAZIONE DRAMMATICA DEI MINORI. PADRE IBRAHIM FALTAS: RICONOSCERE IL LORO SACRIFICIO È UN ATTO DI VERITÀ E DI GIUSTIZIA. Trecento bambini e adolescenti uccisi in 300 giorni. Uno al giorno dall’ottobre 2025, in un tempo che avrebbe dovuto essere di sospensione dei combattimenti. E invece a Gaza i bambini continuano a morire. Quelli che sopravvivono tra malnutrizione, malattia, acqua sporca e cure inesistenti «stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa». È in nome di questa promessa che Avvenire ha rilanciato la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace. Una iniziativa potente per urlare: «Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo». La proposta ha avuto circolazione soprattutto sui social e ha suscitato molto interesse, tanto da essere sottoscritta da centinaia di persone (parte delle adesioni sono pubblicate qui di seguito, si può aderire scrivendo a petizione.gaza@avvenire.it), da Massimo Cacciari a Francesca Izzo, da Luigi Manconi a Stefano Zamagni. Anche Elly Schlein, segretaria del Pd, ha aderito nella giornata di domenica all’invito lanciato sul nostro giornale. «Non dobbiamo far cadere il silenzio su Gaza e sulla situazione drammatica dei minori» ha sottolineato la leader democratica, ricordando che «non sono mai arrivati tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi e la fame viene usata come arma di guerra». Una voce autorevole di sostegno arriva poi da Gerusalemme: «I bambini di Gaza sono i testimoni silenziosi del bisogno di pace, un diritto essenziale negato a chi ha dovuto sopportare mancanze, dolori, perdite devastanti – scrive ad Avvenire il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa – Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia i diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio». Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Sono i bambini ucraini e quelli russi, sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Perché quello che è vero a Gaza – la sofferenza innocente, il diritto di ogni bambino di essere amato e protetto e di non diventare bersaglio inerme dell’odio e della violenza degli adulti -, vale ovunque nel mondo e in qualunque epoca storica. Ma c’è un di più, oggi: ci sono i numeri. Ci sono i 300 bambini e adolescenti palestinesi morti in 300 giorni di tregua, uno al giorno, a cui si possono aggiungere i 21mila che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e delle azioni militari israeliani successive al 7 ottobre 2023. E le decine di migliaia di bambini feriti, mutilati, sfollati, resi orfani. Anche sui mattoni del loro dolore dovrà nascere la consapevolezza che la guerra non risolve nulla, la pace tutto. LA PRIMA AD AVANZARE LA CANDIDATURA DEI BAMBINI DI GAZA AL NOBEL PER LA PACE FU, ESATTAMENTE UN ANNO FA, L’ASSOCIAZIONE L’ISOLA CHE NON C’È DI LATIANO, BRINDISI, CHE LA PRESENTÒ IN SENATO. Da allora la proposta ha raccolto decine di adesioni, tra le quali si annoverano numerosi sindaci pugliesi. Ora la stessa iniziativa viene rilanciata da un nutrito gruppo di intellettuali di tutta Italia. E, si badi bene, non si tratta solo di una provocazione o di un fatto simbolico. O, almeno, non del tutto. Perché se è vero che un professore universitario – qual è Mazzarella – può a norma di regolamento avanzare una candidatura al Comitato norvegese (articolo 5), è altrettanto vero che il Nobel, in virtù del suo essere corredato da un cospicuo assegno, può essere attribuito solo a persone in carne e ossa o a organizzazioni che ne facciano buon uso, non a un intero popolo. Si tratta però di un ostacolo superabile: nel 2025 Cristina Machado fu insignita del Premio Nobel per il suo impegno politico e civile a favore dei diritti del popolo venezuelano. Dunque, perché no? «Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e di giustizia – scrive ancora padre Faltas – Riconoscerlo nel tempo con il premio Nobel sarà il segno indelebile di chi crede fermamente nella pace». Ecco alcune delle persone che hanno aderito all’appello: Egidio Addis, Clotilde Esperance Adikpeto, Giorgio Amedeo, Osvaldo Aime, Simone Aime, Isabella Aime, Mario Aliberti, Annalisa Allunto, Elisa Amerio, Grazia Amendola, Laurent Amour Amouzou, Patrizia Amoroso, Pierandrea Amato, Anna Maria Anedda, Manuela Anselmo, Robert Antal Berbecaru, Andreea Antal Berbecaru, Ornella Arca, Angela Arietti, Rossana Arietti, Marco Asunis, Dario Aversa. Flavia Bachetta, Cristian Balarini, Cecilia Balocchi, Luigina Balboni, Barbara Bolasco, Paolo Bonandin, Sofia Bonandin, Valentina Bonandin, Alice Bono, Ugo Bologna, Federico Bardone, Rodica Bargan, Paola Barzanti, Giulio Bassanese, Paola Bassignana, Luciano Bassignana, Erica Bassignana, Giulia Bassignana, Raffaele Bauccio, Antonino Begani, Elena Bedei, Marinella Bellando, Loredana Bellone, Raffaella Bellucci Sessa, Sonia Benedetto Diamante, Anna Maria Beneduce, Francesco Benzo, Chiara Bergerone, Giulia Bernardi, Carla Bertone, Helen Louise Bertoletto, Sara Bertolatti, Daniela Bezzi, Daniela Bina, Liliana Bianco, Alberto Biuso, Rosanna Bivi, Renata Bogino, Giovanni Carlo Bonotto, Barbara Borini, Mirco Borsoi, Marco Antonio Borsi, Giovanni Borsetti, Piera Borsani, Marisa Brasso, Elena Brunetti, Emanuela Bussolati. Massimo Cacciari, Giovanna Cacciato, Ennio Cabiddu, Pier Paolo Calcagno, Maria Calvelli, Elisa Camandona, Leonardo Campanelli, Anna Capecchi, Grazia Capparelli Scalea, Ilaria Carleo, Eliana Carli, Giovanni Carluccio, Antonio Carluccio, Letizia Carlucci, Agostino Carrino, Andrea Castagneri, Rossella Castello, Margherita Cataldi, Maria Cristina Cavallo, Luigi Cavo, Giorgia Cavo, Bruna Cedeghini, Ersilia Cecchetto, Maria Marta Cena, Domenico Cena, Elisa Cesan, Claudia Cerutti, Alessandra Chesta, Antonio Giovanni Chessa, Paola Chiama, Silvia Chieregato, Paola Chiesa, Aldo Cigliano, Claudio Ciancio, Emanuele Ciancio, Benedetta Ciancio, Cristiana Cocco, Claudia Colangelo, Valerio Colombaroli, Flora Cometto, Alessandra Consolaro, Maria Luisa Coppo, Ornella Corda, Consuelo Cordara, Marisa Cordero, Maura Corvetti, Giuseppe Costarella, Cristina Crapanzano, Donatella Cresta, Eugenio Creso, Enrica Cubeddu, Silvia Cuffini, Alberto Cucatto, Simone Cucatto, Anna Curti, Michele Dalmasso, Angelica D’Alessandro, Angiolo Dall’Aste Brandolini, Alfonso D’Amaro, Laura Davì, Giuseppe Decandia, Maria Piera De Cicco, Piero De Gennaro, Laura De Angelis, Monica De Lorenzis, Roberta De Macchi, Sebrina De Miceli, Daniela Debernardis, Roberto Delizia, Guglielmo Del Gaudio, Alessandro Della Corte, Daniela Dezzani, Mariuccia Papa Diamante, Carmela Mandato Diamante, Rossella Di Giovanni, Roberta Anna Di Martino, Davide Di Naro, Enrico Di Rosa, Laura Di Simone, Stefania Di Terlizzi, Gabriella Dogliani, Maria Angela Donna, Luigi Dompè, Andrea Dosio, Anna Doria, Augusto Dotto, Gabriele Dotto, Aurora Dotto, Maria Luigia Dragoni, Anatolie Dulea, Emma Dovano. Piera Egidi Bouchard, Roberto Esposito. Martina Fabbretti, Davide Calogero Falci, Silvia Fania, Franca Faranda, Marlena Fantinuoli, Grazia Favata, Franco Felizia, Domenico Reinaldo Fernandez Del Real, Natalia Ferrazza, Pasquale Ferrara, Silvana Ferrero, Franco Ferrari, Silvia Ferrari, Silvana Festichino Sinchetto, Vittoria Fiorelli, Pierluigi Filloramo, Genny Fissore, Miranda Fico, Ebba Folonari, Anna Forlati, Marina Formica, Ambasciatore Luca Fornari, Claudio Frassinelli, Francesca Frediani, Maria Frieri, Maria Vittoria Frigero, Diego Fulcheri, Filippo Furioso, Carlo Galli, Lorena Maria Gallo, Silvia Maria Gallo, Giorgio Gamba, Gialma Gasparotto, Luigina Gatti, Walter Gerbaudo, Sonia Gesnelli, Rosanna Ghista, Fabrizia Giacobbe, Tullia Giacobbe, Valerio Giacobbe, Giuseppe Giacobbe, Mara Giacoletto, Gloria Gibellini, Giuseppe Gianfrante, Enzo Giannone, Antonio Ginetti, Stella Giordana, Buono Giorno, Tommaso Giorno, Lorenza Giorgi, Massimo Giovara, Mauro Gobbo, Alessandra Golle, Cristoforo Gorno, Anna Rosa Gosio, Anna Laura Grandis, Fabio Granata, Elvira Gravina, Silvia Grasso, Gianclaudio Greco, Lia Grignani, Maria Antonietta Guadagnino, Gianna Maria Guelpa, Valentina Guerriero, Rocco Guerriero, Anna Elisabetta Iannelli, Aniello Iaccarino, Salvatore Dario Impellizzeri, Daniela Isoardi, Stefano Isola, Francesca Izzo. Salvatore Labruna, Laura Lai, Andrea Lebra, Elisabetta Lenta, Giuseppe Lesca, Enrica Lisciani Petrini, Elisabetta Lisa, Danilo Lillia, Anna Li Veli, Stefania Lombardo, Carmela Lombardo, Laura Lombardi, Maria Rosa Loreto, Agnese Lorenzini, Aldo Lotta, Andrea Lotta, Corrado Lotta, Rosaria Lotta, Camilla Lucamarini, Thomas Lussi, Stefano Macaluso, Simona Mana, Franco Manina, Luigi Manconi, Sandro Mancini, Mariasole Mainenti, Rina Mallus, Antonio Marchina, Marianna Marcovei, Francesca Marinaro, Colette Mariani, Mari Mariani, Eva Mariani, Giuseppe Marino, Federico Mariotti, Maria Rosa Giovanna Masoero, Maria Regina Mascia, Manuela Massa, Franca Massa, Viola Mazzoleni, Annika Mazzucco, Lorenzo Mazzotti, Silvia Mazzuca, Gerardo Mele, Rosa Alba Meloni, Nicola Melis, Angela Meroni, Mariarita Mercurio, Graziella Miccoli, Maria Migliorati, Cristina Minolfi, Maurizio Momo, Sebastiano Molineri, Antonello Murgia, Nicoletta Murdaca, Tiziana Mulas, Anna Musini. Patrizia Nardo, Luisella Nardo, Elisabetta Negro, Giancarlo Nonis, Anna Maria Oberto, Grazia Oliva, Lauretta Ottolenghi, Giulia Orecchia, Maria Eleonora Ortoleva, Fiorella Orlandi. Gesuina Pala, Cristiano Palmieri, Lara Palmieri, Vincenzo Infantino Palmi, Emanuele Pieve, Maria Gaetana Paolino, Maria Maddalena Paolino, Ferdinando Pappalardo, Marialetizia Parise, Lidia Parma, Salvatore Passari, Marcosebastiano Patanè, Francesca Pavese, Roberto Penna, Rosa Anna Pellerino, Rebecca Pelle, Ezio Perno, Luciana Petrolo, Adria Petani, Marcello Pettiti, Enrico Peyretti, Lanfranco Peyretti, Stefano Piazzese, Daniela Picotto, Federico Piovano, Maria Pisano, Raffaele Pisano, Clara Pistorino, Maria Teresa Piumatti, Marinella Poggi, Francesca Pola, Lucia Pologruto, Maria Teresa Ponzio, Maria Donatella Ponti, Carlo Franco Porrati, Marina Prandi, Anna Procacci, Gaetano Proto, Petra Probst, Chiara Maria Aynur Puccio, Anna Maria Quintieri, Adriana Rabezzana, Anna Maria Rabezzana, Anna Maria Rabufo, Patrizia Rickler, Graziella Rondano, Grazia Roncaglia, Liliana Rodriguez, Silvana Rolando, Elisa Romano, Liliana Rosso, Francesco Rossi, Tiziana Rotundo, Giuseppe Ruzza. Giuseppe Sacco, Maria Teresa Sacco, Marco Sabatini, Mariagrazia Sala, Raffaella Salerno, Luigi Saladini, Matteo Saladini, Antonella Salvalaggio, Fabrizio Salmoni, Valeria Sammartino-Milano, Anna Simbula, Enrico Sanna, Tommy Sanna, Sara Santoro, Francesca Santoro, Erika Scarfone, Emilio Scalzo, Vanessa Scalzo, Laura Schina, Maria Pia Sciascia, Angelo Secci, Michele Angelo Sereno, Ornella Serra, Claudio Serra, Spartaco Serra, Alice Serra, Luigi Maria Sicca, Daniele Simeoni, Franco Simone, Eugenio Simonelli, Anna Irene Sordellini, Laura Sozzi, Maria Spinoglio, Erica Squeo, Vincenzo Squadrone, Laura Squadrone, Adriana Stancati, Rosa Stara, Giuseppe Stocco, Daniela Sterpone, Barbara Strambaci, Alessia Strambaci, Angela Suppo, Isabella Susa, Angelo Tacconi, Anna Tamburini Torre, Marcello Tamburini, Generoso Tarallo, Giulia Tarallo, Anna Totaro, Giuseppe Trematore, Matteo Trematore, Massimo Trombi, Teresa Torrero, Mario Titli. Giuseppe Vacca, Marisa Vadori, Laura Valcauda, Ida Vagli, Sara Vargiu, Georgia Vargiu, Giancarlo Varcelli, Aldo Vayr, Piera Maria Vicari, Maria Luisa Vicentini, Anna Viacava, Chiara Maria Vigliano, Elena Vigna, Cristina Villa, Maria Adriana Vindigni, Stefano Zamagni, Agnese Zago, Omar Zaher, Carmelo Zarbo, Irene Zaccheo, Luisa Zampini, Francesca Zelli, Michela Ziccardi, Giorgio Zurrida. Antonella Mariani – Da diversi anni ad Avvenire, ha lavorato agli Esteri, coordinato un inserto sulla famiglia, le attività sul digitale e ora è al desk centrale. Scrive di donne e di diritti umani, con altre colleghe ha coordinato le campagne Noi afghane e Donne per la pace e cura la rubrica Protagoniste, che le ha permesso di conoscere donne che in tutto il mondo fanno la differenza, ed è coautrice di DONNE PER LA PACE. VOCI CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA.   Redazione Italia
August 11, 2026
Pressenza
Da Torino la proposta di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Bassam Aramin e Rami Elhanan
Augusto Montaruli, presidente della sezione ANPI Nicola Grosa di Torino, racconta come è nata l’idea di costituire un comitato per proporre di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Bassam Aramin, palestinese, e Rami Elhanan, israeliano, protagonisti dei libri Apeirogon e “Mio padre, tuo padre. Due uomini contro l’odio israelo-palestinese” e padri di due bambine vittime della violenza militare e terroristica. Camminavo in San Salvario quando vedo Alberto Giolitti, presidente dell’Associazione Baretti, fuori dal teatro che gestisce; senza nemmeno un accenno di saluto e con piglio da duro del cinema, scegliete voi il genere, mi dice: “Devi leggere Apeirogon!” Obbedisco e mi reco in una delle librerie del quartiere, tutte bellissime e tutte gestire da donne e acquisto il libro. Inizio subito a leggerlo. La lettura è lenta ed emotivamente faticosa e dolorosa. Arrivo alla conclusione con la conferma che il mondo è complesso, che non puoi dividerlo tra buoni e cattivi, tra vittime e carnefici a seconda del luogo in cui si vive. La storia di Bassam Aramin, palestinese, e di Rami Elhanan, israeliano, – due padri che pur avendo perso una figlia per mano avversa e in modo violento perseguono da decenni la strada del dialogo – lo dimostra in modo tragico e commovente.“Devi leggere Apeirogon” diventa uno slogan da diffondere, ma non basta. Penso – e su questo trovo subito l’appoggio del comitato di sezione – che occorra un’iniziativa forte, concreta e simbolica allo stesso tempo: proporre come sezione ANPI Nicola Grosa di San Salvario il Premio Nobel per la Pace per i nostri due padri. Chiediamo il supporto e l’adesione delle realtà religiose della nostra città, partendo dal fatto che il nostro quartiere, molti non lo sanno, è definito la Piccola Gerusalemme. Riceviamo, grazie a Valentino Castellani che lo presiede, il sostegno e l’adesione del Comitato Interfedi della città di Torino, oltre che del Tavolo della Speranza su iniziativa di Giampiero Leo e della Comunità Valdese. Forti di queste adesioni significative scriviamo ai capigruppo di Camera e Senato di tutte le forze politiche presenti in Parlamento chiedendo non solo di sostenere, ma di essere protagonisti di questa proposta, avanzando, loro che sono titolati a farlo, la candidatura dei nostri due padri al Nobel per la Pace. A loro diciamo che è l’occasione per avere una proposta trasversale, che va oltre le divisioni politiche. Qui l’incontro è mancato, il silenzio molto rumoroso viene rotto solo da una risposta simbolicamente affermativa dei capigruppo PD di Camera e Senato. Almeno loro hanno risposto. Nel frattempo, arriva la telefonata di Sax Nicosia, direttore artistico del Baretti : “Apriamo la stagione del Baretti con “Salam/Shalom – Due padri”.” È il racconto dei due padri interpretato da Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana. “Nel teatro, come nella vita, la famiglia esiste quando le differenze convivono e si sostengono. Il palcoscenico, con la sua luce imperfetta, è il nostro laboratorio di equilibrio, il luogo dove provare a ricomporre un’armonia possibile… “ Così Sax Nicosia presenta lo spettacolo. Quell’armonia possibile è la nostra motivazione a sostegno della candidatura al Nobel per la Pace. Quell’armonia possibile, cioè un mondo migliore e giusto, che esiste, ma talvolta non lo vediamo e, soprattutto, non lo sosteniamo. A quel punto non sapevamo se e come continuare, ma proprio mentre ci confrontavamo con i nostri dubbi e le nostre indecisioni è arrivato l’incontro che ha dato una svolta a tutta questa vicenda: la presentazione alla Libreria Claudiana del libro “Mio padre, tuo padre. Due uomini contro l’odio israelo-palestinese” (2025, DeAgostini) di Carola Benedetto e Luciana Ciliento. Bellissimo e con un format narrativo che tocca il cuore e ti regala complicità e voglia di continuare, un libro che ripercorre la storia di Rami e Bassam attraverso il dialogo tra le due figlie uccise. Quella voglia di continuare ci porta a regalare copie del libro ai ragazzi e alle ragazze dell’associazione di Animazione Interculturale ASAI (del nostro quartiere), invitandoli a confrontarsi con le autrici. Ed è proprio l’accoglienza che quei ragazzi hanno fatto al libro e alle autrici a convincerci a continuare con loro, con Carola e Luciana. Ed è con loro che stiamo organizzando la visita a Torino dei “nostri padri”, che vedrà numerosi eventi pubblici il prossimo ottobre, tra i quali Torino Spiritualità. Lo stiamo facendo con la collaborazione di molti; per citarne alcuni, Paolo Verri, Giampiero Leo, la Comunità Valdese, chiedendo contributi economici a fondazioni ed enti e attivando un crowdfunding con la Casa del Quartiere di San Salvario che ci aiuterà a salutare Rami e Bassam con una cena halal e kosher aperta e popolare. E quello sarà l’incontro più bello. Ora è nato il Comitato per il sostegno al Nobel per la Pace, – presieduto da Paolo Verri – per convogliare il supporto alla candidatura di Bassam e Rami, cui stanno aderendo moltissime associazioni, cittadini comuni e personalità, tutti uniti dal desiderio di costruirlo davvero questo mondo giusto e possibile, seguendo il segno che i due padri hanno tracciato per noi. Per sostenerci economicamente vai al link https://dona.casadelquartiere.it/nobel_per_la_pace/~mia-donazione Per aderire al Comitato scrivi a info@anpinicolagrosa.it     Redazione Torino
July 19, 2026
Pressenza
Una pioggia di premi per gli oppositori alla giunta del Myanmar
Nel 2022 le organizzazioni umanitarie internazionali nominarono il Movimento di Disobbedienza Civile birmano, abbreviato in CDM, per il Nobel per la pace: “Per il coraggio e la determinazione dimostrata nel portare avanti i loro ideali di democrazia” di contro a una giunta militare crudele, aggiungo. L’accademia svedese del Nobel per la pace oggi dopo quattro anni ha dimostrato ampiamente di non stare dalla parte della pace ma della politica, e come le sue assegnazioni suscitino a volte perplessità.  Ma al di là del Nobel per la pace, premi importanti sono stati assegnati a individui e gruppi che lottano per la democrazia sia all’interno che all’esterno del martoriato Myanmar. Forse il più importante in assoluto è stato assegnato lo scorso 3 dicembre a Stoccolma da quello che in gergo viene chiamato il “Nobel Alternativo” ma in realtà si intitola “Premio per la giusta sostenibilità”. L’edizione 2025 ha assegnato cinque premi di cui uno al collettivo giornalistico d’inchiesta “Justice for Myanmar” che vive in esilio e il comunicato di ringraziamento lo ha letto in loro vece Greta Thumberg. Il collettivo ha dedicato il premio al popolo del Myanmar per la loro resistenza, per il loro coraggio. Le inchieste di questo collettivo, attraverso i dati forensi e il controllo dei dati bancari, hanno portato grandi partner internazionali a ritirarsi da progetti economici in partnership con la giunta, assestando danni considerevoli alle tasche dei militari e impedendo così l’utilizzo del denaro per l’acquisto di ulteriori armi. Quest’ultimo è il vero, dichiarato obiettivo delle inchieste: smantellare uno a uno i contratti e togliere l’ossigeno alla giunta per l’acquisto di nuove armi impiegate contro la popolazione.  Il “Right livelihood award” (Il premio per una Giusta Sostenibilità) è nato nel 1980, istituito da un filantropo con doppia cittadinanza svedese e tedesca, ex membro del parlamento europeo Jacob von Uexkull; premia i coraggiosi e le coraggiose change makers che “offrono soluzioni pratiche ed esemplari al mondo per i problemi e le sfide sociali e ambientali più urgenti”. Il premio venne istituito dopo che l’accademia svedese del Nobel si rifiutò di aggiungere nuovi premi sulla giustizia sociale e la conservazione ambientale premiando in particolare i visionari dal sud globale. Fra i suoi passati vincitori troviamo SOS Mediterranee (2023), Greta Thunberg nel 2019 ma anche organizzazioni come Syria Civil Defence (2016), Emergency  (2015), il più famoso whistleblower di tutti i tempi Edward Snowden nel 2014, e Vandana Shiva nel 1993, tra i tanti altri.  Nel 2018, la UN Correspondents Association nella categoria “eccellenze nel raccontare l’ambiente” ha premiato la giornalista birmana Thin Lei Win per il suo lavoro sulla sicurezza alimentare e l’agricoltura. Lei Win ha partecipato anche all’edizione del 2018 del festival Internazionale del giornalismo di Perugia.  Lei Win ha denunciato a più riprese come la condizione di malnutrizione e carestia presente nel suo paese sia la conseguenza di una scelta intenzionale della giunta militare. Malgrado  il Myanmar sia sempre stato un paese esportatore di riso, da decenni vede fame e malnutrizione diffusa, particolarmente nelle zone delle minoranze etniche come il Rakhine-diventato tristemente famoso nel 2017 per la crisi dei Rohingya- e il Chin. La giornalista birmana, dopo il colpo di stato del primo febbraio 2021, ha ospitato nel suo sito online The Kite Tales i racconti dei colleghi giornalisti che vivono alla macchia. I loro sono racconti anonimi sulla vita sotto il regime costellata di brutalità e sofferenza.  “Una delle cose che la giunta dei militari vogliono da noi e dal mondo è che ci dimentichiamo del Myanmar invece queste storie ci dicono che tra tanta sofferenza la resistenza va avanti e che la gente cerca di sopravvivere nonostante i continui attacchi dei militari”. Il 23 maggio scorso, in Thailandia presso l’Università di Chiang Mai, è stato assegnato il premio per la diciassettesima edizione del Citizen of  Burma, un’organizzazione americana, all’attivista veterano  Min Ko Naing da quattro decenni impegnato sul fronte Pro- democrazia, imprigionato nel 1989 liberato successivamente nel 2004. Dopo il colpo di stato del 2021 è scappato e vive in esilio. Non ha potuto ritirare personalmente il premio che consiste in diecimila dollari americani. L’anno scorso il premio era stato assegnato a Aung San Suu Kyi e a ritirarlo fu il figlio Kim Aris. È notizia del 25 giugno: la rete dal basso per la democrazia in Myanmar, che dopo il colpo di Stato del 1 febbraio 2021 ha dato vita alla cosiddetta “rivoluzione di primavera”, è tra i vincitori del premio americano per la democrazia, organizzato annualmente dal National Endowment for Democracy (NED). “Il loro sforzo nel difendere il diritto di riunirsi liberamente, continua ad ispirare molte persone nel mondo che lottano per le libertà fondamentali” motiva l’organizzatore del premio. Il premio annuale viene assegnato a “Individui e gruppi che hanno dimostrato un coraggio eccezionale nel sostenere la democrazia e i diritti umani”. Gli altri gruppi a ricevere il premio provengono dalla Russia, da Cuba, dalla Siria e dall’Etiopia. La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo settembre in Virginia al George Washington’s Mount Vernon. Alla cerimonia, ad assegnare i premi, sono importanti figure politiche del partito democratico, come ad esempio Nancy Pelosi. In passato il premio è andato due volte ai movimenti pro democrazia birmani e anche personalmente alla leader Aung San Suu Kyi. L’assegnazione dei premi per i diritti umani, a onor del vero, ha un’agenda geopolitica che li guida, e spesso riflettono le più ampie dinamiche globali in atto. Generalmente sono strumenti per legittimare politiche estere, amplificare e dare visibilità a delle specifiche narrative. Nel nostro caso, i premi servono a sostenere figure e movimenti che si oppongono alla giunta militare in Myanmar in conflitto ideologico con i poteri occidentali, ma soprattutto un regime che rischia di entrare definitivamente nell’orbita della Cina.   Donna Reporter
July 1, 2026
Pressenza
Furundulla 314 – Dopo di me il diluvio…
…o quantomeno un acquazzone, una pioggerella, un’acquerugiola… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Piove Dopo referendum   Lo schiaffo   Settimana di passione   L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa la furundulla precedente 313-dopo-di-me-il-diluvio/