Divieto di protestare. Un saggio imperdibile di Annalisa Camilli
Come sono cambiati i movimenti di protesta? Cosa produce la criminalizzazione
del dissenso? L’approccio penale preventivo trasforma coloro che esercitano
diritti garantiti dalla Costituzione (diritto di sciopero, libertà di pensiero e
parola…) in persone da sanzionare, criminalizzare, intimidire e manganellare.
Il saggio di Annalisa Camilli “Divieto di protestare” contiene un’analisi
articolata e documentata della deriva autoritaria in corso non solo in Italia,
ma in vari paesi importanti dell’Occidente. Germania, Gran Bretagna, Italia e
USA presentano fenomeni analoghi di repressione securitaria, con differenze
normative che non cambiano la sostanza.
Le destre avanzano dal 2001 a oggi con preoccupante erosione delle libertà
civili. La sicurezza dei diritti viene sostituita dal diritto alla sicurezza. I
problemi sociali vengono presentati come una questione di sicurezza scatenando
paure e razzismo crescenti.
Negli ultimi anni in Italia i decreti sicurezza hanno limitato in vari modi la
possibilità di manifestare, ma un anno fa il panico morale per il genocidio dei
palestinesi ha portato gente per strada in quantità inaudita. Il senso di
umanità, non la politica, ha spinto le persone in piazza sull’onda della Global
Sumud Flotilla. Il grido di Palestina libera non era solo per i bambini
martoriati a Gaza, ma proprio per rivendicare un senso comune di umanità che si
vede calpestata anche dal governo Meloni e dai vari governi complici di
Netanyahu.
Questo movimento portò il 10 ottobre 2025 alla costituzione del Board of Peace
di Trump, un maldestro tentativo di mettere il silenziatore alla pistola fumante
del genocidio, che ha rallentato l’annientamento dei palestinesi, ma purtroppo
non lo ha fermato.
In Italia abbiamo assistito alla criminalizzazione del dissenso con i manganelli
in funzione di prevenzione della rivolta.
Il saggio di Annalisa Camilli, giornalista di punta di “Internazionale”, ne
ripercorre le tappe normative e securitarie: le forze dell’ordine hanno avuto
spesso il compito di agire con modalità intimidatorie nei confronti di persone
pacifiche e inermi.
Anche il digiuno nonviolento di tre donne di Ultima Generazione è stato visto
come una minaccia da perseguitare con fermi di polizia inutili e pretestuosi.
C’ero anche io in un’occasione nel settembre 2025. Ci portarono in caserma per
quattro ore, in una cella di sicurezza, come se fossimo persone pericolose,
mentre sapevano benissimo che siamo nonviolenti, quindi sarebbe bastato
identificarci quando ci sedemmo davanti al Senato circondati da decine di
agenti.
Bisogna leggere questo saggio per prendere atto in modo incontrovertibile della
deriva anticostituzionale che ha già preso l’Italia.
Annalisa Camilli mi perdonerà se aggiungo una riflessione personale: oltre lo
scivolamento nella democratura da lei evidenziato, io penso che ci siano frange
eversive dell’ordine costituzionale nelle forze dell’ordine, persone che pensano
che manganellare manifestanti inoffensivi sia un loro compito, mentre le persone
violente agiscono indisturbate. E questo atteggiamento vile di violenza gratuita
sui più deboli viene tollerato finché non emerge in modo evidente ed eclatante.
Il diritto di sciopero, poi, è tutelato dalla Costituzione e dovrebbe essere
protetto, non calpestato impunemente.
Ray Man