Sì a un osservatorio per la trasparenza, senza eludere le domande di cittadinanza e lavoratori
Con il proprio comunicato divulgato il 12 giugno scorso, The Weapon Watch,
l’osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei che ha sede nella
città, si è espresso in merito alle “parole pronunciate dal vicesindaco
Alessandro Terrile alla conferenza stampa dell’11 giugno, che ha annunciato
l’istituzione di un osservatorio sui traffici di armi nel porto di Genova“.
Dichiarando di “felicitarsi che sia stato finalmente compiuto un primo passo
verso una maggiore trasparenza”, The Weapon Watch precisa: “Questa iniziativa
meritoria della giunta guidata dalla sindaca Silvia Salis ha avuto una lunga
gestazione. È stata inizialmente sollecitata da una mozione presentata in
Consiglio comunale (prima firma Francesca Ghio, co-firmata dagli altri
capigruppo di maggioranza) il 26 ottobre 2025, a cui da parte degli stessi
firmatari ha fatto seguito il 6 febbraio 2026 il deposito di una proposta di
deliberazione riguardante, come cita il titolo che riproduciamo integralmente,
l’ISTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO CONSILIARE PERMANENTE PER LA TRASPARENZA, LA
SOSTENIBILITÀ ETICA E LA SICUREZZA DEI LAVORATORI DEL PORTO DI GENOVA.
APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO DI FUNZIONAMENTO E CONFERIMENTO DEL MANDATO
PROGETTUALE GENOVA PORTO DI PACE. A questo punto dell’iter crediamo che manchi
la delibera finale fissata per il prossimo 30 giugno“.
“Quello qualificante sarà, però, il passo successivo – rileva The Weapon Watch –
Ovvero come si metteranno in pratica gli strumenti per garantire la trasparenza
intorno alle merci che passano in porto, e di come se ne darà informazione
tempestiva ai cittadini e ai lavoratori genovesi, per soddisfare la loro domanda
di non rendersi complici con traffici che, sebbene già vietati da leggi e
trattati, continuano ad alimentare conflitti armati sempre più violenti e
sanguinosi. Sottolineiamo che il diritto di obiezione che sta alla base della
domanda di trasparenza riflette la coscienza della città che ha voluto la nuova
amministrazione. Senza dati trasparenti e veritieri non è possibile alimentare
alcun dibattito pubblico reale, partecipato e capace di incidere”.
“Al momento ci sembra che l’iniziativa del Consiglio comunale genovese sia tanto
benemerita quanto insufficiente – dichiara The Weapon Watch – Ed è insufficiente
perché non raccoglie l’esigenza dei lavoratori del porto di NON lavorare per
alimentare le guerre, di non essere complici del sangue versato dalle
popolazioni civili che delle guerre sono le vittime maggiori. È assai probabile
che se armi e munizioni destinate ai paesi in guerra venissero escluse dal porto
di Genova, il movimento portuale complessivo non ne risentirebbe: è questa
possibilità che deve essere esplorata, attraverso la pubblicità dei dati di
traffico, di quantità e tipologia di merci, di origine e destinazione.
“Ricordiamo che the Weapon Watch ha avanzato una proposta di osservatorio
indipendente sin dallo scorso settembre – conclude il gruppo genovese – Che al
proposito il 19 ottobre ha rivolto un appello ai sindaci delle città portuali e
che il 4 dicembre 2025 nella Sala Grande del Circolo CAP ha presentato
pubblicamente il proprio Progetto di osservatorio sui traffici di armamenti nel
porto di Genova.
Redazione Genova