Tag - Garante della Privacy

Test INVALSI nel curriculum dello studente: un’intervista
Gli studenti delle classi quinte sono alle prese con i test standardizzati INVALSI obbligatori, stagione 2026. Quest’anno però i risultati di quei test entreranno nel loro curriculum digitale. Abbiamo avuto modo di esprimere la nostra valutazione su questa scelta in una breve intervista a Radio 3 Fahrenheit del 17 Febbraio scorso, che riportiamo di seguito.   -------------------------------------------------------------------------------- Gli studenti delle classi quinte sono alle prese con i test standardizzati INVALSI obbligatori, stagione 2026. Quest’anno però i risultati di quei test entreranno nel loro curriculum digitale. Abbiamo avuto modo di esprimere la nostra valutazione su questa scelta in una breve intervista a Radio 3 Fahrenheit del 17 Febbraio scorso, che riportiamo di seguito. RADIO3: Dal 2026 i risultati dei test INVALSI diventano parte del curriculum dello studente. Un’innovazione molto discussa. Come mai una scelta di questo tipo oggi? ROARS (R.L.): Il Ministro del Merito Valditara sarà ricordato come il più renziano tra i ministri del Governo Meloni. La scelta non è sua, infatti, ma risale alla Buona Scuola di Renzi, che aveva già previsto di inserire in una sezione del curriculum dello studente i risultati INVALSI  che certificano le competenze in Matematica, Italiano e Inglese. Dopo Renzi, tutto era stato rimandato, fino al 2024. Valditara sarà ricordato anche per questo. Si attendeva il Parere del garante della Privacy, perché si entra in un terreno delicato, quello dei dati degli studenti e un trattamento dei dati differente. Gli studenti vengono  valutati direttamente dall’INVALSI. In realtà, ci hanno raccontato per anni la storia del termometro, ma  l’INVALSI misura e certifica le competenze del singolo studente dal 2018. Io come genitore, oltre che come insegnante, ho ricevuto dalla scuola di mio figlio, che ha svolto i test obbligatoriamente in terza media, le sue certificazioni INVALSI. RADIO3: Ma si era sempre detto che i risultati non sarebbero stati resi largamente disponibili perché riguardavano semplicemente una scuola o una classe, ma non sarebbero stati spacchettati sul singolo individuo. Quello che vorrei capire è se il poter ora disporre dei risultati INVALSI in qualche modo scavalca e invalida l’esito dell’esame di stato. ROARS (R.L.): C’è da dire che i risultati verranno inseriti in una sezione a parte che non sarà resa disponibile alla commissione, quindi non inciderà sul voto della maturità. Il Garante della privacy ha dato l’OK all’inserimento in una sezione separata del curriculum  nel dicembre scorso, con un parere che è un po’un’arrampicata sugli specchi. Quello che dice il Garante è, di fatto, che la responsabilità è dello studente. E’ lo studente che si assume la responsabilità di compiere una scelta “informata” sui rischi per la privacy legati all’inserimento dei dati INVALSI nel suo curriculum personale digitale. [ qui il parere: https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9102421 ] Però c’è un problema. Nonostante il Garante parli di trasparenza, di liceità, di correttezza, i dati INVALSI sono assolute scatole nere. Se come genitore voglio capire l’origine di una valutazione che riguarda mio figlio, devo poter avere sempre il diritto di farlo:  ad esempio con una qualsiasi prova di matematica, posso discuterne chiedendo un colloquio all’insegnante. Le valutazioni tra esseri umani sono sempre revisionabili. Con l’INVALSI non è così. Non ho modo di capire come si origina il punteggio INVALSI, anche se valuta mio figlio. Non so su quali testi, su quali problemi è stato valutato, qual è il grado di certezza di quel punteggio. Potrebbe anche essere errato. Non so neanche quali informazioni personali e familiari gli sono state richieste per costruire il profilo dello studente. Addirittura qualche anno fa – lo riportava un articolo INVALSI – [ https://www.invalsi.it/download2/wp/wp50_Sacco.pdf ] venivano rilevati in terza media i tempi di risposta degli studenti ai singoli quesiti, correlandoli all’impegno profuso nel test. Vorrei capire se questo succede ancora oggi, e poi dove sono archiviati questi dati, se possiamo decidere di cancellarli. Insomma un’infinità di domande a cui il cittadino non ha alcuna risposta.  Attendevamo un intervento del Garante (che avevamo interpellato con ben due reclami). Invece, alcuni giornalisti del Fatto Quotidiano, con cui siamo in contatto,  hanno verificato lo stato dei due procedimenti e a quanto pare sono stati entrambi archiviati senza nessuna comunicazione ai diretti interessati. [ Il primo nel 2024 qui: https://www.flcgil.it/scuola/test-invalsi-e-indicatori-di-fragilita-la-flc-cgil-denuncia-violazione-della-privacy-e-ingerenza-nella-valutazione-degli-apprendiment.flc ] [ Il secondo nel 2025 qui: https://www.flcgil.it/comunicati-stampa/flc/scuola-prove-invalsi-2024-2025-flc-cgil-presentato-reclamo-al-garante-della-privacy.flc ] Nel frattempo però il Garante ha dato il via libera all’inserimento dei risultati INVALSI nel curriculum dello studente. La domanda è perché, a quale scopo? RADIO3: Temete che si possa creare una dinamica per cui i datori di lavoro chiederanno di avere questo dato e “smetteranno di fidarsi” degli studenti? ROARS (R.L.): Quello che temiamo nell’immediato non è questo,  attualmente sono gli studenti che sceglieranno se inserire quei dati rendendoli visibili oppure no. Non sappiamo bene a chi, assumendosene la responsabilità e i rischi. Quello che è importante ricordare però è che l’idea di inserire questi risultati standardizzati nel curriculum dello studente è un’idea vecchia. Risale almeno al 2008, ed è  di provenienza economica. Il riferimento chiave qui è il documento di tre economisti: [Checchi, Ichino e Vittadini, vedi qui: https://www.roars.it/cuocere-a-bassa-temperatura-la-scuola-dalla-costituzione-alla-tecnocrazia-invalsi/] che avevano fin da subito immaginato esattamente di valutare il singolo studente, di premiare o di punire le scuole… Poi queste proposte sono state un po’ mitigate dalla retorica della dispersione scolastica e dell’uguaglianza. Però sono rimaste sempre le stesse. Uno di quei tre economisti, ad esempio, Daniele Checchi,  in un libro che vale la pena leggere, nel 2020 [Liberare la scuola, https://www.mulino.it/isbn/9788815284419#] non si spiegava come mai le scuole “di insuccesso” , presumiamo quelle che hanno bassi punteggi nei test, non venissero chiuse, o il dirigente non venisse rimosso. Sono le sue parole, scritte solo pochi anni fa. L’aria non è cambiata molto, è cambiata la retorica. Valditara ha deciso di fare questo passo avanti. Per questo lo ricorderemo come il più renziano dei ministri.   Qui per ascoltare l’audio dell’intervista.   https://www.roars.it/wp-content/uploads/2026/03/Latempa-Fahrenheit-17-febbraio-2026.mp3
March 12, 2026
ROARS
Risultati INVALSI nel curriculum dello studente
Il famoso termometro #INVALSI è arrivato nel curriculum dello studente. Ce lo ricorda Il Sole24Ore oggi. I risultati numerici INVALSI entreranno nel documento digitale personale degli studenti,  obbligati per legge a svolgere i test per poter svolgere gli esami. Per adesso entrano dopo la “Maturità”. Ma cosa significano quei risultati? E chi lo sa. Se si chiede accesso alle prove, questo viene negato. I risultati INVALSI godono di uno strano stato di eccezione. A quanto pare anche presso l’Autorità per la protezione dei dati personali.  Restano ancora senza risposta i due reclami che associazioni e cittadini hanno inviato al Garante proprio sull’eccezionalità dei dati INVALSI. Ma, di questo, parleremo dettagliatamente più avanti. Nessuna sorpresa: i test INVALSI “in pagella” sono un vecchio sogno bipartisan. Non sorprende quindi che i test arrivino là dove si era pensato di farli arrivare. Continua a sorprendere invece il fatto che quando si parla di valutazione raramente (mai?) si parli di valutazione standardizzata. Lo si fa ogni tanto, en passant, dopo ampia premessa sull’utilità (??) dei dati, per pagare un piccolo pegno alla propria coscienza. Ma in fondo sappiamo che per costruire il senso comune serve anche questo.
February 16, 2026
ROARS
Tutto..ma non i test INVALSI
La famiglia dello studente ha il diritto di accedere, comprendere ed entrare nel merito della documentazione scolastica. Lo sanciscono le norme e lo Statuto degli Studenti e delle Studentesse. Lo ribadisce il TAR del Veneto. Purtroppo questo diritto non vale dinanzi all’INVALSI.  -------------------------------------------------------------------------------- La famiglia dello studente ha il diritto di accedere, comprendere ed entrare nel merito della documentazione scolastica. Lo sanciscono le norme sulla trasparenza amministrativa, quelle del nostro ordinamento scolastico, lo Statuto degli Studenti e delle Studentesse. Lo ribadisce il TAR del Veneto nella sentenza 2074/2025, di cui dà notizia il Sole24ore. Dinanzi alla richiesta di accesso ai compiti scritti, ai criteri di valutazione e ad ogni documento riguardante lo studente da parte dei genitori, il Tribunale Amministrativo ritiene che il rifiuto da parte dell’Istituzione scolastica sia illegittimo e . I documenti richiesti sono utili per comprendere, ed eventualmente contestare, le scelte della scuola e degli insegnanti. Purtroppo questi diritti non sono esercitabili dinanzi all’INVALSI. Nonostante: -i test INVALSI siano individuali e certifichino le competenze dei singoli studenti (Dl.g 62/17) -i risultati entrino nel loro curriculum digitale (L.164/25) alle famiglie che fanno richiesta di poter accedere ai dati delle prove svolte per comprendere la logica della correzione e del punteggio acquisito, viene negato l’accesso. Il Garante della Privacy, a cui si è fatto ricorso, tace da oltre 8 mesi; forse è occupato in altro. A quanto pare solo le valutazioni umane dei docenti sono soggette a controllo, per chi può permetterselo. Chi tutela il diritto collettivo degli studenti di poter accedere e comprendere dati che sono obbligati a cedere e che li riguardano? L’INVALSI vive in uno stato di eccezione?
December 29, 2025
ROARS
La FLC CGIL contro INVALSI: viola il diritto al controllo del punteggio dei test
Pubblichiamo il testo del comunicato della FLC CGIL sul recente reclamo inviato al Garante per la Protezione dei Dati Personali.  Il reclamo contesta all’INVALSI la mancanza di trasparenza e la negazione del diritto al controllo dell’esito della prova svolta. Oggi, qualsiasi studente abbia svolto una prova INVALSI su piattaforma digitale non ha modo di accedere ai contenuti del test, per poterne verificare  l’esito e la logica di correzione.  E’ ciò che hanno constatato i genitori di due studenti tredicenni, i quali hanno chiesto conto all’INVALSI del punteggio acquisito dai propri figli nei test del 2024, che rappresenta la loro certificazione individuale di competenze.  Impossibile fornire spiegazioni, dice sostanzialmente l’INVALSI, perché si tratta di una procedura “parzialmente automatizzata”, e quindi deve essere accettata senza alcuna possibilità di controllo. Negare alle famiglie ricorrenti l’accesso ai dati dei propri figli lede il diritto di ciascuno studente ad una valutazione chiara e contestabile. Lesione tanto più grave visto che alcuni studenti sono classificati come “fragili” dall’INVALSI, quando il punteggio acquisito risulta al di sotto di una soglia di adeguatezza stabilita a monte. Attendiamo ora l’intervento dell’Autorità per la protezione dei dati personali. Entro tre mesi conosceremo lo stato del provvedimento. -------------------------------------------------------------------------------- Roma, 20 marzo 2025 – Il 3 marzo scorso è stato depositato un reclamo al Garante della Privacy portato avanti dal sindacato FLC CGIL nazionale assieme a Cattive Ragazze Ets, Alas, Roars perché intervenga sulle modalità operative delle prove INVALSI. FLC CGIL denuncia da sempre la trasformazione delle prove in strumento valutazione individuale e di profilazione delle condizioni sociali degli studenti e in uno strumento di misurazione della prestazione dei docenti e dei dirigenti scolastici. Il reclamo presentato a titolo individuale da due genitori afferenti l’associazione Cattive Ragazze ETS denuncia all’autorità Garante della Privacy l’assoluta mancanza di trasparenza da parte di INVALSI e la negazione del diritto al controllo e quindi alla revisione dell’esito dei test, con la motivazione che le prove non hanno “finalità didattiche” e che l’attribuzione del punteggio individuale avviene sulla base di un processo “parzialmente automatizzato”. Inoltre nel delicatissimo contesto di protezione dei dati personali degli studenti, INVALSI raccoglie dati di contesto (familiari, culturali, sociali) mediante questionari digitalizzati proposti contestualmente allo svolgimento dei test. Questo vale per studenti minorenni, anche nel caso di negazione del consenso da parte dei genitori. Soprattutto quello che emerge è l’impossibilità di conoscere contenuti, metodologia e responsabilità della codifica delle domande, di controllare ed eventualmente contestare il punteggio standardizzato acquisito, da cui origina la certificazione personale delle competenze. Ciò è tanto più rilevante per quegli allievi considerati dall’INVALSI come “fragili”, perché il livello acquisito è al di sotto della soglia di adeguatezza statistica. In questo contesto risulta violato il diritto di ciascuno studente e ciascun genitore a ricevere una valutazione trasparente e tempestiva, come stabilito dallo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, oltre che dal GDPR. Auspichiamo un intervento regolatore da parte del Garante che produca effetti in favore di tutti gli studenti della scuola pubblica italiana, ripristinando i diritti violati a partire dalla modifica delle procedure e dalla piena accessibilità del controllo delle prove INVALSI. Ci si attende un cambio di passo anche da tutte le istituzioni, a partire dal Ministero dell’Istruzione, che devono mettere in campo interventi e risorse per il contrasto alla cosiddetta povertà educativa che va affrontata e superata nei processi di apprendimento e non attraverso una massiva rilevazione standardizzata.  
March 21, 2025
ROARS