Tag - movimento no kings

Per un profondo rinnovamento delle pratiche politiche
Il dibattito stimolato dall’articolo di Lea Melandri Una maggioranza rumorosa finora inascoltata ha fatto emergere una serie di interrogativi che Emilia De Rienzo ha chiaramente riportato nel suo intervento chiedendosi: cosa significa davvero “costruire insieme”? come costruire una soggettività autonoma, capace non solo di reagire ma di produrre un altro immaginario politico, senza però irrigidirsi in forme già date? Esistono già esperienze diffuse: è già un movimento, questa pluralità dispersa? O lo è solo in potenza? Due anni fa a Roma fu organizzata la prima grande conferenza contadina “Cambiare il Campo” in dialogo con i movimenti sociali ed ecologisti. In quell’occasione numerosi attivisti e attiviste di collettivi, associazioni, organizzazioni, sindacati, esperienze autogestite iniziarono a chiedersi quale percorso intraprendere per superare la frammentazione sociale e politica del mondo agroecologico ed ecologista, ne uscì una proposta organizzativa a partire dall’idea di convergenza che non diede, però, i frutti sperati. Nelle parole di Emilia De Rienzo ritrovo le stesse domande che ci eravamo poste proprio in occasione della Conferenza contadina e nei mesi successivi. Il termine convergenza, pensato e promosso dagli operai della GKN, è stato una vera novità per la politica di questo paese, ma al di là del rinnovamento linguistico non si è riusciti a dare gambe, fino in fondo, a questa idea. Le pratiche politiche delle “aree antagoniste” sono ancora troppo ancorate ai vizi e alle tossicità del passato: leaderismi, gerarchie, informalità e poca trasparenza nella definizione dei luoghi e delle modalità di discussione e decisione. Il sostegno a una lotta, la programmazione di una data di mobilitazione collettiva di piazza, la costruzione di una campagna politica o sindacale comune fanno già parte della storia della sinistra di questo paese; queste pratiche però non ci hanno sicuramente salvato dalla crisi politica che a vario titolo e con tempi diversi ha investito tutti i movimenti sociali e politici negli ultimi vent’anni. Le piazze, però, dell’autunno contro il genocidio in Palestina, la vittoria del No al referendum costituzionale e la manifestazione No Kings rappresentano una novità e parlano della voglia di politica da parte di un movimento intergenerazionale che non si riconosce in nessuna formazione politica esistente. Si tratta, infatti, di una massa silenziosa di persone che vorrebbero attivarsi politicamente ma che non trovano uno spazio idoneo per farlo. E allora cosa fare? Come provare a raccogliere questa spinta per far emergere una maggioranza inascoltata? C’è bisogno di un profondo rinnovamento delle pratiche politiche, di una nuova generazione di attiviste e attivisti in grado di pensare fuori dagli stanchi rituali, dalle storiche inimicizie e da quel senso di inefficacia di chi vive da perdente ogni occasione di mobilitazione, molto caro alla sinistra storica di questo paese. Sono necessarie nuove modalità per stare insieme, per rifondare la politica come un’attività democratica, condivisa e inclusiva che metta davvero in discussione le relazioni di potere che attraversano anche gli stessi movimenti e le strutture politiche attuali. Come fare tutto ciò? È proprio questa, a mio parere, la domanda centrale. La possibile risposta che mi sono data in questi anni è stata proprio quella di imparare a convergere che significa, secondo me, avere la capacità di mettersi intorno a un tavolo e di costruire un processo collettivo ampio, plurale, partecipato e organizzato in grado di muoversi in autonomia, dettare le proprie priorità e i propri contenuti nella totale trasparenza dei tempi, dei luoghi e dei responsabili delle iniziative proposte. La partecipazione di nuove persone a questo tipo di processo politico non è un dettaglio, ma è forse la base. Pertanto, diventa necessario utilizzare nuove modalità e strumenti per dialogare e fissare obiettivi comuni nella orizzontalità dei processi decisionali: la facilitazione sta rappresentando un campo di sperimentazione per alcune esperienze sociali e collettive con l’obiettivo di incoraggiare la partecipazione e superare leaderismi, settarismi, informalità, equilibri politici “preistorici” e cattive abitudini. A ciò si aggiungono i ritmi di vita e di lavoro sempre più stressanti e incalzanti che non consentono sicuramente di vivere l’attivismo come una scelta totale: non c’è bisogno di martiri per la militanza ma di più partecipazione nel rispetto dei tempi di tutte le persone coinvolte. E se ci fosse bisogno, in realtà, di più organizzazione e trasparenza? Di creare spazi politici sperimentali e orizzontali, luoghi in cui riflessione e cambiamento rappresentano la nostra bussola, in cui sia fondamentale il coinvolgimento dei più giovani e dei meno esperti di politica per costituire una nuova generazione militante in grado di prendere parola sulla crisi sistemica in atto e di immaginare prospettive future di giustizia, di democrazia, di redistribuzione delle risorse, di rispetto e tutela degli ecosistemi, dei territori e dei beni comuni. Chi s’immagina un futuro diverso da ciò che viviamo attualmente può e deve diventare protagonista di questo percorso politico e attivarsi in prima persona. Serve un nuovo sistema di relazioni organizzato e ramificato, in grado di agire su più livelli e che coinvolga singoli e realtà locali senza però appesantirne la vita. Un sistema che si misuri in termini di efficacia lasciando al passato alcuni stanchi rituali, che sappia navigare nella complessità grazie alla sua eterogeneità di competenze ed esperienze. Comune-info
April 11, 2026
Pressenza
Riflessioni e prospettive dopo il NO Kings Day negli Stati Uniti
A distanza di una settimana dalla terza grande protesta del movimento NO Kings, gli attivisti sono all’opera come api operaie. Gli appuntamenti sono numerosi in tutto il Paese: all’evento al Bixby Park di Long Beach si commemorano le migliaia di morti a Gaza e le vittime dell’ICE. Qualcuno dalla bella grafia ha scritto tanti nomi e alcuni punti interrogativi su biglietti bianchi che poi ha conficcato in terra. Silva, eretta dietro un piccolo banchetto ricoperto da una kefiah, chiede un minuto di silenzio per le vittime del genocidio in corso e per i lavoratori immigrati vessati e deportati. L’iniziativa progettata da tempo vuole mettere in luce il legame che intercorre tra i due fenomeni, entrambi risultato del capitalismo imperialista che per mantenersi al potere schiaccia e uccide chiunque non rientri nei suoi schemi. Per gli ideatori dell’evento il messaggio da inviare al pubblico è chiaro: “Non si combatte il sistema che ci opprime guardandolo solo dal lato che ci appare più vicino”. È infatti un errore comune attivarsi solo quando ci si sente direttamente coinvolti, quando l’ingiustizia ci tocca personalmente e il pericolo è vicino. La commemorazione al Bixby Park è sobria e attrae qualche passante; qualcuno ne scriverà sul quotidiano locale. Non è neanche paragonabile al furore mosso dal NO Kings Day III. Eppure, sebbene sia stato un successo di partecipazione, il sabato di festa rivoluzionario è passato e poco o nulla è cambiato: le deportazioni di migranti continuano, le tasse diminuiscono per i ricchi e le aggressioni imperialiste sembrano inarrestabili. Secondo Ash-Lee Woodard Henderson, che modera l’incontro “NO Kings Mass Call: What’s Next”, nel quale ci s’interroga sul perché valga la pena di andare avanti, per prima cosa occorre una struttura che permetta a realtà diverse di partecipare e ottenere così, tutte insieme, il numero a nove zeri necessario per scuotere il potere.  Si punta dunque a una struttura aperta in cui, sotto la bandiera del NO Kings si possa riconoscere ogni anima libertaria e antifascista; ognuno è il benvenuto e non c’è bisogno di specificare altro. Di fronte a questo polpettone intinto in mille salse però si sono levate molte voci dissonanti e anche a me sono sorti dei dubbi. Una delle prime cose che balzano all’occhio è la mancanza di rivendicazione per una Palestina libera. Negli ultimi anni questo è stato il comune denominatore sotto cui declinare ogni forma di oppressione perpetrata dal sistema capitalista; oggi, nel gigantesco movimento di massa NO Kings sembra sostituito dal rifiuto categorico della figura del Presidente-Re che, schernito in ogni modo, è per paradosso onnipresente. All’appello però non mancano solo la Palestina, ma un po’ tutti i Paesi sotto attacco dell’imperialismo a stelle e strisce, da Cuba al Venezuela. E qui si tratta di capirsi. Sotto la grande tenda del movimento No Kings sabato 28 marzo si sono ritrovate anche le associazioni a sostegno della Palestina libera, quelle che chiedono la fine dell’embargo a Cuba e rispetto legale e militare per il Venezuela, ma ciò è successo solo nelle grandi città; nei centri più piccoli sono rimaste assenti. E soprattutto la loro rivendicazione, nei video e media ufficiali, è passata decisamente in secondo piano. L’altro dubbio riguarda il pericolo di ricadere nello status quo. Una possibilità per nulla campata per aria, visto che il Partito Democratico, pur non comparendo tra gli organizzatori, ha fornito sostegno mediatico e logistico all’evento, cosa che non è sfuggita all’attenzione di molti, i quali vedono in ciò nient’altro che un cavalcare l’onda per vederla disperdersi. E soprattutto aleggia la domanda: se cadesse il governo autoritario di Trump, chi lo sostituirebbe? Avremmo bannato l’arrogante re auto-investitosi per ritornare a un sistema che esiste da ben prima di Trump e che a ben vedere è quello che ne ha permesso la nascita. Dove sono visibili i segni di un cambiamento di sistema? Sotto la grande tenda ci stiamo tutti oggi perché uniti contro un tiranno e per salvare la democrazia, ma cosa succederà domani, quando le richieste dei tanti cominceranno a divergere? Se i tiranti che tengono su la grande tenda del capitalismo imperialista non verranno cambiati, ripiomberemo in un’ipocrita democrazia di facciata. La mia domanda dunque è: per quale democrazia lotta il movimento NO Kings? Mettere in secondo piano i grandi temi di politica estera per concentrarsi sui problemi che affliggono in casa il popolo americano potrebbe essere pericoloso e portare a una vittoria di Pirro, o forse nemmeno a quella. Gli attivisti come quelli del Bixby Park, che s’impegnano giorno dopo giorno, pur non avendo grandi numeri sembrano possedere una vista più lunga e aver capito che tra le responsabilità del cittadino statunitense c’è il farsi carico d’un cambiamento a 180 gradi del sistema imperialista, che come impoverisce l’americano medio, ugualmente strangola il palestinese, il venezuelano, il libanese, il filippino, l’iraniano e qualunque cosa inceppi la sua ingordigia. Con tale animo svolgono quello che ritengono il proprio dovere morale di verità, che il pubblico li acclami o li ignori. Hanno accettato di svolgere un lavoro lungo che richiede pazienza, cura e amore e dove non bisogna mai né abbattersi né esaltarsi.             Marina Serina
April 9, 2026
Pressenza
No Kings – USA : assemblea generale online
Dalle 8 pm EDT / 5 pm PST di oggi, in Italia nella notte tra martedì 31 marzo e mercoledì 1° aprile, leader e attivisti del movimento No Kings statunitense confronteranno le rispettive esperienze e coordineranno le prossime iniziative. > On March 28, millions of us made it clear: we don’t do kings in America. Our > nonviolent movement is only growing. At our March 31 Mass Call, you’ll hear > from leaders and fellow local activists to celebrate this historic > mobilization and dig into what comes next. Join us (Il 28 marzo scorso in > milioni abbiamo messo in chiaro un punto fondamentale: in America non > tolleriamo i re. Il nostro movimento nonviolento è in continua crescita. Alla > nostra assemblea generale del 31 marzo, ascolterete i leader e altri attivisti > locali per celebrare questa storica mobilitazione e approfondire i prossimi > passi. Unitevi a noi). Le manifestazioni svolte il 28 marzo scorso negli USA e in tutto il mondo evidenziate nella mappa online sul sito nokings.org Al collegamento, attivato da ACLU / American Civil Liberties Union sulla piattaforma mobilize.us, si accede mediante la registrazione al modulo : https://www.mobilize.us/nokings/event/922682/ Nella stessa giornata, martedì 31 marzo, dalle 19 alle 20 EDT Interfaith Alliance organizza un incontro interreligioso nazionale per “riflettere su quanto sta accadendo e trasformare questo momento in un movimento attraverso azioni concrete e continue” e “mobilitare i leader religiosi a livello nazionale per proteggere la democrazia attraverso l’azione nonviolenta”. E, per chi non ha potuto partecipare di persona alle iniziative del 28 marzo, No Kings USA mette a disposizione la registrazione della manifestazione al Campidoglio del Minnesota a cui, insieme agli attivisti nazionali e locali e al senatore Bernie Sanders, alla vicegovernatrice del Minnesota Peggy Flanagan e al procuratore generale del Minnesota Keith Ellison, sono intervenuti Joan Baez, Jane Fonda, Maggie Rogers, Bruce Springsteen e molti altri sostenitori del movimento. Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza