REPRESSIONE AUTISTICI/INVENTATI: LA CRITICA DI ALESSANDRO VOLPI NEI CONFRONTI DI BANCA ETICATra le conseguenze dell’azione repressiva del Dipartimento di Stato Usa c’è la
sospensione, da parte di Banca Etica, del conto corrente di “AI ODV”, sul quale
vengono raccolte le donazioni in favore del gruppo, unica fonte di
autofinanziamento del progetto. Sulle pagine de Il manifesto, stamattina, il
presidente di Banca Etica ha chiarito la posizione di contrarietà dell’istituto
rispetto alla decisione del governo statunitense, denunciando però il ricatto
nei confronti della banca, che rischia di finire sotto sanzioni, con conseguenze
sui conti di tutti e 130mila i suoi correntisti.
Su questo aspetto finanziario sentiamo il commento di Alessandro Volpi, docente
di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di
Pisa e collaboratore di Altreconomia Ascolta o scarica
DI SEGUITO IL POST DI ALESSANDRO VOLPI
Un post che scrivo davvero mal volentieri e con amarezza, ma penso necessario.
L’afa dell’agosto 2026 non è stata soltanto meteorologica, ma ha portato con sé
una tempesta geopolitica che ha scosso le fondamenta della sovranità digitale e
finanziaria italiana, segnando forse il punto di non ritorno per l’esperimento
della finanza alternativa nel nostro Paese.
Al centro di questo scontro si trova il destino di Autistici/Inventati, lo
storico collettivo di hacktivismo che per venticinque anni ha garantito spazi di
libertà espressiva e anonimato digitale, e che oggi si ritrova paradossalmente
schiacciato tra le ambizioni tecnocratiche del nuovo Rhine Group di Mario Draghi
e il pugno di ferro della politica estera statunitense.
La vicenda è precipitata il 26 agosto 2026, quando il Segretario di Stato
americano Marco Rubio ha firmato un provvedimento senza precedenti, inserendo il
collettivo A/I nella lista degli Specially Designated Global Terrorists,
accusandolo di fornire l’infrastruttura tecnologica per il coordinamento di
movimenti eversivi transnazionali.
Questa mossa ha innescato una reazione a catena immediata e devastante
attraverso il meccanismo del de-risking finanziario, costringendo Banca Etica a
compiere un atto che contraddice la sua stessa ragion d’essere: la chiusura
unilaterale dei conti correnti del collettivo.
In altre parole, il calcolo del rischio che la banca si assumeva per il
mantenimento in vita dei conti dei A/I dopo il provvedimento di Rubio diventava
l’elemento dominante rispetto all’azione etica della banca stessa.
La vicenda, peraltro, è complicata da un elemento altrettanto recente.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza molto rilevante
che pone un argine fondamentale proprio all’influenza extraterritoriale delle
sanzioni statunitensi sul suolo europeo, prendendo le mosse dal caso di un
cittadino sloveno il cui conto corrente era stato chiuso unilateralmente dal
proprio istituto bancario. L’uomo era stato inserito nelle “liste nere” del
Dipartimento del Tesoro USA (OFAC), un provvedimento che aveva spinto la banca,
per timore di ritorsioni americane e per una politica di estremo de-risking, a
interrompere ogni rapporto finanziario.
Con questa pronuncia, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il “diritto
al conto di base” e i princìpi di sovranità sanciti dal cosiddetto Regolamento
di Blocco dell’UE (Blocking Statute) prevalgono sulle decisioni politiche di
Paesi terzi.
La Corte ha chiarito che una banca operante nell’Unione non può procedere alla
risoluzione automatica di un contratto basandosi esclusivamente su provvedimenti
amministrativi stranieri, qualora questi non siano stati recepiti formalmente
dall’ordinamento europeo o dalle Nazioni Unite.
Secondo la sentenza, l’integrità del sistema bancario dell’UE non può essere
sacrificata sull’altare della politica estera di Washington: gli istituti di
credito hanno l’obbligo di fornire motivazioni concrete, oggettive e conformi al
diritto comunitario prima di procedere a una chiusura, garantendo che nessun
cittadino europeo venga privato dell’accesso ai servizi finanziari essenziali a
causa di una “morte civile” decretata oltreoceano. Questa decisione rappresenta
un precedente fondamentale anche per casi come quello del collettivo
Autistici/Inventati, ribadendo che la finanza europea deve rispondere alle leggi
di Bruxelles e non ai decreti di Segretari di Stato stranieri, salvaguardando
così l’autonomia economica dei residenti dell’Unione di fronte alle crescenti
pressioni della geopolitica statunitense.
In realtà, Banca Etica, nonostante questa pronuncia, ha ritenuto, appunto, che
l’eccesso di rischio finanziario di una decisione contraria alle decisioni
dell’amministrazione Usa, non consentisse il mantenimento in vita dei conti di
A/I.
La finanza, in sostanza, prevale su qualsiasi altro aspetto: difficile da
spiegare a chi sceglie Banca etica proprio per la sua sostanziale diversità.
Non importa quanto una banca si proclami “etica” o attenta ai diritti sociali:
nel momento in cui il sistema dei pagamenti internazionale è mediato dal dollaro
e regolato dalle liste di proscrizione del Dipartimento di Stato, l’autonomia
decisionale di un istituto come Banca Etica svanisce, trasformandola in un
semplice terminale esecutivo di decisioni prese oltreoceano.
Il rischio è che questa vicenda non sia un caso isolato, ma il modello di una
nuova architettura finanziaria dove la “compliance” alle direttive Usa diventa
il filtro definitivo che decide chi ha il diritto di esistere economicamente e
chi deve essere cancellato.
Se una banca nata per sostenere il dissenso e l’innovazione sociale non può più
proteggere un cliente come Autistici/Inventati di fronte a un’accusa politica
mossa da una potenza straniera, allora il concetto stesso di finanza etica
rischia di svuotarsi di significato, riducendosi a una gestione cosmetica del
risparmio che si ferma esattamente dove iniziano gli interessi della sicurezza
nazionale americana.
In questo scenario, il think tank di Draghi funge da ponte verso una
normalizzazione dove l’efficienza del mercato e la stabilità del sistema
bancario prevalgono sistematicamente sulle libertà civili, lasciando intendere
che nell’Europa del 2026 non ci sia più spazio per zone d’ombra digitali o per
banche capaci di resistere alle pressioni della geopolitica.
La fine del rapporto tra Banca Etica e il collettivo A/I non è dunque solo una
disputa contrattuale, ma il funerale della sovranità bancaria italiana,
celebrato sotto l’egida di Marco Rubio e con il silenzio assenso delle nuove
élite finanziarie europee che vedono nella tracciabilità totale e
nell’allineamento atlantico l’unico futuro possibile, a costo di sacrificare
l’ultimo baluardo del dissenso tecnologico e l’anima stessa del credito
cooperativo.