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Mense scolastiche, il bando innovativo del Comune di Roma
Manca ancora qualche settimana per il ritorno in classe, ma già si è al lavoro per il nuovo anno scolastico. Purtroppo però molte scuole anche il prossimo anno non riusciranno a garantire uno dei servizi più importanti, quello della mensa scolastica. Come sottolineato da Openpolis, solo in un edificio scolastico statale su tre, in media, c’è una mensa e anche in questo caso le disparità territoriali sono enormi. Infatti, se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ha una mensa, in Sicilia non si raggiunge neanche il 15%. In Italia la presenza della mensa è dichiarata solo per il 36,5% degli edifici scolastici statali e quasi tutte le regioni con valori inferiori alla media nazionale sono del mezzogiorno: https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/#in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali. Come è noto, sono molteplici i vantaggi per le famiglie di un territorio derivanti dall’avere o non avere la mensa scolastica. L’idea di una mensa scolastica universale, accessibile a tutti gli alunni, indipendentemente dal reddito familiare o, almeno con contribuzione contenuta e graduata in base alla fascia di reddito di appartenenza, viene sostenuta anche da molte organizzazioni internazionali e da una crescente letteratura scientifica per i benefici sanitari, educativi e sociali che apporta. Come sottolinea l’ultima Indagine di Cittadinanzattiva, pubblicata lo scorso mese di giugno: “I pasti nella mensa seguono precisi standard nutrizionali, i bambini mangiano meglio e si contribuisce alla prevenzione dell’obesità; si garantisce a tutti i bambini almeno un pasto nutrizionalmente adeguato al giorno, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia; un’alimentazione più regolare e di qualità favorisce una maggiore capacità di concentrazione, apprendimento e un miglior rendimento scolastico; facilita l’inclusione tra tutti i bambini, favorisce l’accesso o la ripresa del lavoro femminile facilitando la conciliazione tra lavoro e cura dei figli e riducendo l’onere organizzativo ed economico a carico delle famiglie”: https://www.cittadinanzattiva.it/notizie/17870-mense-scolastiche-pubblicata-la-nuova-indagine-di-cittadinanzattiva.html.  Intanto, in tema di ristorazione scolastica non mancano importanti  innovazioni, come quella di Roma Capitale che ha pubblicato il nuovo bando quadriennale per la ristorazione scolastica, ove compaiono – come sottolineato dall’Associazione Terra! (https://www.associazioneterra.it/) –  diverse richieste avanzate dal Tavolo Mense Scolastiche del Consiglio del Cibo di Roma: dai criteri anti-caporalato nella filiera agricola ai menù senza cibi ultraprocessati, fino al progetto “Cucine aperte“. L’Associazione Terra! domanda: “Che cosa c’entrano le mense scolastiche con la transizione ecologica, con il caporalato,, con il futuro delle filiere agroalimentari?” Molto più di quanto sembri. “E il bando presentato da Roma Capitale per il servizio di ristorazione scolastica lo dimostra, sottolinea Terra! Si tratta del bando più grande d’Europa nel settore: 766 milioni di euro, quasi 24 milioni di pasti l’anno, 816 strutture coinvolte, tra scuole e servizi educativi. Numeri che rendono chiaro quanto un bando del genere non possa essere derubricato a questione minore, da addetti ai lavori, interessante solo nel recinto dell’assessorato alla scuola. Tutt’altro: è un’iniziativa destinata ad avere un impatto concreto e profondo sull’impianto complessivo delle food policy a Roma. Ed è anche la cartina di tornasole di ciò che in questi anni si è provato a costruire sul tema. Un lavoro che come Terra! seguiamo in prima linea, anche e soprattutto all’interno del Consiglio del Cibo di Roma. Un lavoro importante, che comincia a dare i suoi frutti. Non a caso, il bando ha recepito alcune richieste emerse proprio in seno al Tavolo Mense Scolastiche del Consiglio del Cibo. Un risultato importante che fa il paio anche con l’avvio del percorso per il Piano del Cibo della Capitale, uno strumento di governance più ampio che guarda al sistema alimentare della città nel suo complesso (mercati, produzione, disuguaglianze, ristorazione collettiva)”. Scorrendo i criteri con cui il bando assegna i punteggi, il dato più significativo riguarda il lavoro agricolo. Il testo, infatti, introduce punteggi premiali per le imprese che si riforniscono da aziende iscritte alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che rappresenta il bollino pubblico anti-caporalato, e da terreni confiscati alle mafie. Per un appalto che serve 150mila pasti al giorno, significa usare la leva della domanda pubblica per spingere fuori dal mercato chi sfrutta manodopera agricola, e per dare sbocco commerciale ai prodotti della legalità. Sul fronte della salute e dell’educazione alimentare, invece, il bando esclude i cibi ultraprocessati e conferma un menù interamente vegetale una volta al mese. Una previsione accompagnata da percorsi di formazione destinati ai cuochi, per aiutarli a rendere più gradevoli per bambini e bambine i piatti a base di verdure, cereali e legumi, nella consapevolezza che un menù green “sulla carta” ma che i più piccoli non mangiano non serve a niente. Infine, il bando prevede criteri anti-spreco (con ulteriore formazione dedicata a cuochi, personale e famiglie), un impegno a organizzare menu a chilometro zero e ricette con prodotti da agricoltura sociale, e l’inaugurazione del progetto “Cucine aperte”, per far diventare le mense scolastiche spazi di comunità anche fuori dall’orario di refezione. L’Associazione Terra! sottolinea anche quelle proposte che il Campidoglio ha fatto sue solo in parte e quelle completamente ignorate, come nel caso della frutta fuori calibro, oggetto di una recente campagna di sensibilizzazione di Terra!, “Oltre la buccia”. Il bando prevede quattro giornate l’anno dedicate ai prodotti “brutti ma buoni“, cioè perfettamente commestibili e gustosi ma scartati dalla grande distribuzione per motivi estetici. Un passo nella direzione giusta, ma lontano dalla sistematicità che avremmo voluto vedere. Nessun riscontro, invece, sulla carne da pascolo, allevata con modelli a basso impatto. Qui per approfondire il nuovo bando del Comune di Roma per la ristorazione scolastica: https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS1620141.  Giovanni Caprio
August 15, 2026
Pressenza
La ristorazione scolastica e l’insoddisfazione per la qualità del cibo
Il valore dei servizi di ristorazione scolastica e l’insoddisfazione per la qualità del cibo servito Da qualche giorni gli studenti hanno raggiunto le sospirate vacanze (al netto di chi è alle prese con gli esami di maturità), ma chi deve lavorare per il nuovo anno scolastico resta in piena attività. Due recenti contributi possono essere utili a quanti si dovranno confrontare con il servizio della mensa scolastica che si intende offrire ai nostri ragazzi quando a settembre ritorneranno sui banchi di scuola. I servizi di ristorazione scolastica hanno un valore stimato di oltre 5,7 miliardi di euro nel quadriennio 2019-2022, rappresentano, quindi, un settore del mercato dei contratti pubblici di servizi di rilevante interesse economico. Per questo, l’ ANAC ha deciso di effettuare un’indagine conoscitiva sulle mense scolastiche, con particolare riferimento alle scuole primarie, al fine di individuare i prezzi di riferimento. Riguardo alle caratteristiche delle stazioni appaltanti campionate, emerge una domanda che vale 1,4 miliardi di euro, espressa prevalentemente da stazioni appaltanti comunali, anche nel caso di contratti di importo rilevante, senza ricorrere alle centrali di committenza. La fetta di domanda pubblica analizzata vede l’Emilia-Romagna esprimere la domanda economicamente più rilevante (circa 400 milioni di euro), seguita dalla Lombardia (138,1 milioni di euro), la cui domanda è la maggiore in termini numerici, e dal Lazio (96,1 milioni di euro). Tra le principali caratteristiche degli aggiudicatari dei contratti esaminati emerge che 19 operatori economici ne detengono il 95% del valore, corrispondente a oltre 1,1 miliardi di euro, mentre il restante 5% del mercato esaminato, con un valore di 64,3 milioni di euro, è polverizzato su 70 operatori economici. Il principale aggiudicatario è la CAMST SOC. COOP. A R.L. (19,8%), seguita dalla VIVENDA S.P.A. (15,3%), e, con analoghe quote (oltre l’11%), dalla CIRFOOD S.C. e dalla DUSSMANN SERVICE S.R.L. I servizi di ristorazione domandati agli operatori economici del mercato dalle stazioni appaltanti campionate si contraddistinguono, in generale, per l’attenzione richiesta all’aggiudicatario sui temi della sostenibilità ambientale, dell’inclusività (mediante menu a carattere religioso/etico o vegetariano/speciale/leggero), e del miglioramento qualitativo. Meno frequentemente l’accento è, invece, posto sui menu sociali e solidali. I servizi si caratterizzano, inoltre, per la preparazione dei pasti presso la cucina esterna (con successiva veicolazione dei pasti), la proprietà del centro di produzione dei pasti della società e la sua manutenzione ordinaria e sanificazione, generalmente, posti a carico dell’operatore economico. I servizi di mensa scolastica domandati agli operatori prevedono, nella maggior parte dei casi analizzati, l’utilizzo delle attrezzature di proprietà della stazioni appaltanti e, indipendentemente dal soggetto proprietario, la loro manutenzione, sia ordinaria sia straordinaria, è tendenzialmente a carico dell’operatore economico. Di norma, i servizi sono connotati dal legame fresco-caldo, dal confezionamento del menu ordinario in multiporzioni con scodellamento e dalla distribuzione dei pasti al tavolo nel refettorio. Inoltre, di regola, l’erogazione del servizio ricomprende le attività di allestimento del tavolo, di rigoverno post consumo, di sanificazione e derattizzazione/disinfestazione dei locali di refezione. Sul fronte dei prezzi unitari dei pasti (pranzo) nelle scuole primarie, questa ristretta indagine conoscitiva evidenzia una marcata variabilità, con un ampio range di prezzo che varia da 2,88 euro a 8,03 euro e un prezzo medio di 5,05 euro (Qui per scaricare la ricerca dell’ANAC: https://www.anticorruzione.it/-/news.04.06.2025.indagine-ristorazione-mense-scolastiche#p1). Intanto, nei giorni scorsi un’indagine Coldiretti/Ixe’ ha rilevato che il 40% degli alunni e degli studenti italiani acquista abitualmente prodotti come snack dolci e salati e bevande energetiche per fare merenda a scuola, con un impatto potenzialmente devastante sulla loro crescita e sulla loro salute. Non solo, l’indagine evidenzia anche che nelle mense scolastiche, soprattutto in quelle gestite da grandi appalti industriali, vengono serviti cibi ultra-formulati, spesso per ragioni di costo, conservazione e praticità. Questi alimenti subiscono numerosi processi industriali e contengono additivi, conservanti, coloranti, emulsionanti e ingredienti artificiali che li rendono poco salutari, soprattutto per i bambini. Si va dai bastoncini di pesce industriali, che spesso contengono più panatura e additivi che vero pesce, alle polpette con carne ricostituita e aromi artificiali, fino al purè liofilizzato. Ma ci sono anche formaggini fusi spesso addizionati con sali di fusione e conservanti, pane in cassetta pieno di conservanti, dolci come merendine, budini pronti, biscotti confezionati ricchi di zuccheri, oli vegetali raffinati (spesso palma), aromi e coloranti. Senza dimenticare i piatti pronti surgelati. Non sorprende, sottolinea Coldiretti, che solo un genitore italiano su tre (32%) sia pienamente soddisfatto della qualità del cibo servito nelle mense scolastiche. “Ancora più impattante sulla salute delle giovani generazioni, si legge nel Report, sono i distributori automatici con il loro carico di prodotti ultra-formulati. Secondo un’analisi della Fondazione Aletheia sulla base di un’indagine del sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, la categoria di prodotto più presente nelle “macchinette” onnipresenti nelle scuole italiane sono gli snack dolci (nel 77% dei casi analizzati) davanti a snack salati (76%) mentre la presenza di yogurt o latte è appena del 2% e quella della frutta all’1%. Un fenomeno che mette a rischio la salute delle giovani generazioni e dinanzi al quale occorre intervenire da subito, anche per rispondete al grido d’allarme che viene dalle famiglie italiane, sempre più preoccupate per il futuro dei propri figli”. Qui il Manifesto di Coldiretti per l’educazione alimentare nelle scuole: https://www.coldiretti.it/wp-content/uploads/2025/06/manifesto-EDUCAZIONE-ALIMENTARE-35×50-PRIMA-VERSIONE-1.pdf. Giovanni Caprio
June 23, 2025
Pressenza
Le tariffe delle mense scolastiche e gli investimenti PNRR nell’VIII° report di Cittadinanzattiva
Una famiglia ha speso in media nell’anno scolastico che si avvia a conclusione 85 e 86 € al mese per la mensa di un figlio iscritto rispettivamente alla scuola dell’infanzia e alla primaria. Si tratta di 4,25 e 4,30 € a pasto. La regione mediamente più costosa è l’Emilia-Romagna con 108 € mensili (lo scorso anno era la Basilicata), mentre quella più economica è, come nell’anno scolastico precedente, la Sardegna con 61 € nell’infanzia e 64 € per la primaria. Anche in quest’anno scolastico si è dovuto registrare un incremento delle tariffe, pur se alquanto contenuto (circa l’1%), con importanti variazioni però a livello regionale: la Sicilia registra un’importante crescita del costo a carico delle famiglie sia nella scuola dell’infanzia (+13% circa) che in quella primaria (oltre l’8%), mentre per la Basilicata si segnala una riduzione significativa di circa il 6% sia nell’infanzia che nella primaria. A livello di singoli capoluoghi di provincia, sono le famiglie di Barletta a spendere di meno per il singolo pasto (2 € sia per l’infanzia che per la primaria), mentre per l’infanzia si spende di più a Torino (6,60 € a pasto) e per la primaria a Livorno e Trapani (6,40 €). Fra le città metropolitane si conferma il dato positivo di Roma che rientra nella classifica delle meno care, con un costo a pasto per la famiglia “tipo” di circa 2,60 € in entrambe le tipologie di scuola. Sono alcuni dei dati dell’VIII^ Indagine sulle mense scolastiche di Cittadinanzattiva. Come si sa, sono molteplici i vantaggi per le famiglie di un territorio avere la mensa scolastica. Innanzitutto, perché una corretta alimentazione è alla base della crescita e dello sviluppo psicofisico di bambini e ragazzi e dunque la mensa può garantire a tutti gli alunni che possono accedervi pasti sani ed equilibrati indipendentemente dalle possibilità territoriali, economiche, organizzative delle famiglie di origine. Secondo gli ultimi dati ISTAT di marzo 2025 relativi alla condizione di vita delle famiglie e dei bambini nel nostro Paese, il 23,1% delle persone è a rischio povertà o esclusione sociale e la percentuale sale al 25,6% per le famiglie in cui è presente almeno un minore (un dato stabile rispetto allo scorso anno, quando era al 25,5%). Purtroppo, però, il rischio povertà o esclusione sociale aumenta al crescere del numero dei minori presenti in famiglia. Infatti, tra le famiglie con un solo minore circa due su dieci (22,9%) sono a rischio povertà o esclusione sociale, mentre tra le famiglie con 3 o più figli minori il rischio povertà o esclusione sociale riguarda più di 4 famiglie su 10 (42%), con una crescita di circa 5 punti percentuali rispetto al 2023 (era il 37,1%). Tra le famiglie con tre o più minori, invece, cresce la percentuale di quanti si trovano in grave deprivazione materiale e sociale, 10,4% nel 2024 contro il 9,5% nel 2023, La mensa, dunque, rappresenta una conquista irrinunciabile, soprattutto a favore delle fasce meno abbienti della popolazione. Una conquista ancora remota però per tante realtà territoriali. Il Report in premessa sottolinea infatti ancora una volta le carenze strutturali relative alle mense scolastiche. “Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dall’Istat, relativi all’anno scolastico 2022-2023, il 34,54% (33,6% nell’anno precedente), cioè poco più di un edificio su tre, sarebbe dotato di mensa scolastica. Le mense esistenti, però, non sono distribuite in modo omogeneo nel Paese: nelle Regioni del Sud poco più di un edificio su cinque dispone di una mensa scolastica (22% al Sud, 21% nelle Isole) e la quota scende al 15,6% in Campania e al 13,7% in Sicilia. La differenza con le regioni del Centro (Umbria, Marche, Toscana, Lazio) e del Nord (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto) è molto evidente: 41,2% e 43,1% rispettivamente sono gli edifici dotati di mensa scolastica presenti in queste aree geografiche. La regione con un numero maggiore di mense è la Valle d’Aosta (72%), seguita da Piemonte (62,4%), Toscana (59,6%) e Liguria (59,1%)”. E il PNRR solo in parte riuscirà a sanare queste carenze: dalla piattaforma Regis, a dicembre 2024 risulta che, complessivamente, con il PNRR sono stati finanziati 961 interventi. Per colmare il divario territoriale circa il 58% dei fondi sarebbe dovuto andare alle regioni del sud, ma, osservando le graduatorie finali, si evidenzia come le Regioni del Sud e delle Isole prevedono complessivamente 489 interventi, pari al 50,88% del totale. In termini di risorse economiche, però, al Sud e alle Isole vanno complessivamente il 37% delle risorse impiegate, al Nord il 48%, al Centro il 15%. Poco più della metà degli interventi, 516, pari al 54%, prevede la costruzione di nuove mense, di cui 228 (44%) al Sud e nelle isole. Negli altri casi si tratta, dunque, di interventi di ampliamento, messa in sicurezza, efficientamento energetico, manutenzione, ecc. di mense preesistenti. Cittadinanzattiva avanza alcune proposte: realizzare un’indagine conoscitiva e promuovere un tavolo permanente sulla ristorazione scolastica; riconoscere le mense scolastiche come servizio pubblico essenziale e nel frattempo impedire qualsiasi forma di esclusione dai bambini le cui famiglie siano in condizioni di povertà; aumentare e rendere stabile il fondo per il contrasto alla povertà alimentare a scuola; predisporre un piano quinquennale, successivo al PNRR per costruire nuove mense e arrivare a garantire il tempo pieno, a partire dalla scuola primaria e soprattutto nelle aree del Sud, in quelle interne e ultra-periferiche del Paese; favorire la diffusione delle Commissioni Mensa con la presenza al loro interno di almeno un genitore di bambini che utilizzano le diete speciali; rendere gli studenti protagonisti dell’educazione alimentare, dei corretti stili di vita e contro lo spreco; eliminare dai distributori automatici a scuola il cibo spazzatura, ed inserire solo prodotti freschi e naturali, possibilmente locali. Qui per approfondire e scaricare l’indagine: https://www.cittadinanzattiva.it/notizie/17124-viii-indagine-sulle-mense-scolastiche-circa-85-euro-il-costo-medio-mensile-servono-piu-risorse-contro-la-poverta-alimentare.html. Giovanni Caprio
May 20, 2025
Pressenza