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La Corte d’Appello di Catanzaro dichiara illegittima la detenzione imposta alla Humanity 1 nel dicembre 2023
Dopo tre anni di procedimenti giudiziari, la Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato illegittima la detenzione imposta alla Humanity 1 nel dicembre 2023. La Corte ha respinto la tesi del governo italiano secondo cui il capitano non avrebbe rispettato le istruzioni della cosiddetta Guardia Costiera libica, stabilendo che tali istruzioni erano illegittime. La Corte ha affermato che un ordine che abbia per effetto il respingimento delle persone in Libia non è mai vincolante e pertanto una nave che si rifiuta di eseguire tale ordine non può essere sanzionata. Nella sentenza del 23 settembre 2026, la Corte d’Appello ha dichiarato illegittima la detenzione imposta alla Humanity 1 nel dicembre 2023 e ha stabilito che il salvataggio di 46 persone a rischio di annegamento è stato condotto nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale e del diritto europeo. La sentenza rafforza la posizione giuridica di SOS Humanity e dell’alleanza Justice Fleet, che ritengono la cosiddetta Guardia Costiera libica un attore illegittimo in materia di ricerca e soccorso. “Questa importante sentenza ribadisce chiaramente che la Libia non è un luogo sicuro, quando invece un’operazione di soccorso può concludersi solo in un tale luogo. Il mancato rispetto di ordini illegittimi impartiti da soggetti marittimi che violano la legge, costringendo le persone in pericolo a tornare in Libia invece di soccorrerle, non è punibile”, afferma Cristina Cecchini, avvocata di SOS Humanity, che insieme all’avv. Giulia Crescini difende la ONG in tribunale. Facendo riferimento alla sentenza n. 101/2025 della Corte Costituzionale italiana, il Tribunale di Catanzaro ha affermato che un salvataggio in mare si considera concluso solo quando i sopravvissuti vengono sbarcati in un luogo sicuro, dove la loro vita e i loro diritti fondamentali siano tutelati. Gli ordini che violano tale obbligo non sono vincolanti. “Questa decisione ha il grande merito di applicare i principi della sentenza della Corte Costituzionale italiana sulle sanzioni alle ONG impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso (SAR) del maggio 2025. Si tratta di un prezioso precedente per i procedimenti in corso e per eventuali futuri fermi, che dimostra come il diritto internazionale e i diritti umani siano alla base di qualsiasi giurisdizione”, aggiunge Giulia Crescini. “La sentenza chiarisce che un tribunale deve valutare se le persone soccorse sarebbero realisticamente sbarcate in un luogo sicuro, in linea con il diritto marittimo”. Il 30 novembre 2023, l’equipaggio della Humanity 1 aveva soccorso 46 persone in pericolo. Successivamente, la nave era stata fermata, in base alla legge Piantedosi: il governo italiano aveva falsamente accusato il capitano di non aver rispettato gli ordini delle autorità marittime libiche e di aver contribuito a creare una situazione di pericolo. SOS Humanity aveva immediatamente presentato ricorso contro la decisione; il Tribunale di Crotone aveva tuttavia respinto il ricorso, ritenendo che la cosiddetta Guardia Costiera libica stesse effettuando i soccorsi in modo corretto e concordando sul fatto che la Humanity 1 avesse contribuito a creare la situazione di pericolo. “Si tratta di un’altra sentenza che conferma il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, per i quali le organizzazioni di ricerca e soccorso si battono nel Mediterraneo centrale. Ancora una volta, una decisione giudiziaria dimostra che i fermi amministrativi previsti dal decreto-legge Piantedosi sono punitivi e illegali”, afferma Janna Sauerteig, responsabile dell’Advocacy di SOS Humanity. Redazione Italia
October 8, 2026
Pressenza
Frontex usa i droni di Leonardo per favorire i respingimenti illegali in Libia
“Sono riuscito a segnalare posizione alla Guardia Costiera libica”. Frontex non si nasconde più e rivendica la sua partecipazione nei respingimenti illegali verso la Libia. A pagarne le conseguenze le circa 65 persone catturate dalle milizie libiche e riportate nei lager libici. La comunicazione è arrivata dal drone Falcon01, che da marzo sorvola il Mediterraneo, senza che i suoi tracciati siano visibili. È gestito da Frontex e costruito da Leonardo, la più grande azienda italiana produttrice di armi. Questo sistema illegale è finanziato interamente anche grazie ai contributi degli italiani. L’azienda a partecipazione statale Leonardo produce droni che facilitano i respingimenti delle milizie libiche, anch’esse finanziate dall’Italia: oltre 1 miliardo di euro dal 2017 ad oggi. Quando il governo lamenta mancanza di fondi per migliorare la sanità pubblica, costruire nuove scuole o frenare il rincaro dei carburanti, consigliamo di iniziare a tagliare i finanziamenti a chi schiavizza, uccide e traffica esseri umani. Sea Watch
September 27, 2026
Pressenza
Guardia Costiera libica, ancora spari contro le navi delle ONG e respingimenti illegali
Da quando sabato scorso il Ministro Piantedosi ha ribadito che le milizie libiche sono “autorità competenti”, queste si sono impegnate per mostrare la loro vera natura. L’ultimo episodio è di ieri, quando una motovedetta libica ha di nuovo aperto il fuoco in acque internazionali. Ieri il nostro aereo Seabird 3 ha sorvolato un gommone con circa 40 persone senza salvagente. Mentre l’ONG MVLouiseMichel arrivava per offrire aiuto, la cosiddetta Guardia Costiera libica era in procinto di effettuare un respingimento illegale. Due persone sono cadute in mare. Invece di recuperarle, la motovedetta libica classe Bigliani donata dall’Italia nel 2017, si è avvicinata alla Louise Michel e ha sparato due colpi d’arma da fuoco. L’equipaggio della ONG non è rimasto ferito, ma le due persone erano ancora in acqua, al buio, a un passo dall’annegamento. Seabird 3 ha dovuto ripetere più volte via radio la richiesta di non ignorare le due persone in mare, ma solo al calare della notte sono state recuperate. Per loro e altre 38 persone, però, il destino è stato il respingimento illegale nei lager dei trafficanti libici. Dal 2023, a 275mila persone è stato impedito di raggiungere le coste italiane. Per il governo Meloni questo è il “successo” della partnership con le autorità libiche, ma la realtà è quella che abbiamo visto ieri. Questo è il vero prezzo della propaganda sui confini chiusi. Sea Watch
August 27, 2026
Pressenza
“Non avvicinatevi o spariamo!” La denuncia di Sea-Watch
“Non avvicinatevi o giuro su Dio che vi spariamo”. La voce proviene direttamente da quella che, secondo il governo italiano, è “l’autorità competente” dei soccorsi nel Mediterraneo. La minaccia era rivolta all’equipaggio di una delle nostre navi, mentre si trovava in acque internazionali. Il 22 agosto Aurora era in acque internazionali, pedinata come accade spesso da un’imbarcazione libica “Made in Italy”. Quando ha raggiunto un natante in pericolo, ha trovato una seconda nave libica, che stava prendendo a bordo le persone. Appena Aurora si è avvicinata la nave si è identificata come Guardia Costiera libica e ha iniziato a minacciare l’equipaggio di aprire il fuoco, se non si fosse allontanata. Ci siamo così lasciati alle spalle quello che è tutt’altro che un “soccorso”. Queste persone sono destinate a tornare nei lager libici, dove subiscono torture e abusi e dai quali possono uscire a mezzo di estorsione violenta per tentare nuovamente la traversata. Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: “Questo è il ciclo di abusi che l’Italia sta finanziando, proteggendo e armando questi criminali e permettendo a chi lucra sulla pelle delle persone migranti di estorcere e abusare la stessa persona più volte, arricchendo il business dei trafficanti. Quelli che minacciano di aprire il fuoco contro le nostre navi sono gli stessi soggetti con cui l’Italia ci chiede di collaborare. Noi però, a differenza del governo italiano, ci atteniamo al diritto internazionale e non cooperiamo con i criminali.” Sea Watch
August 26, 2026
Pressenza
Da Il Giornale una campagna diffamatoria travestita da inchiesta
Per aver soccorso 166 persone, i libici ci hanno sparato addosso, le autorità italiane ci hanno indagato e ora la stampa di destra ci diffama. Rispondiamo con una diffida e chiediamo che sia fatta giustizia contro i veri trafficanti. Il Giornale oggi riporta in prima pagina una ricostruzione diffamante, falsa e strumentalizzata a fini politici del soccorso operato da Sea-Watch 5 lo scorso 11 maggio, pubblicando illegalmente materiale coperto dal segreto di indagine. Sea-Watch ha inviato una diffida al quotidiano a pubblicare ulteriori contenuti lesivi della reputazione dell’organizzazione e del suo capitano, basati su circostanze false e allusive, il cui contenuto è tratto da documenti coperti dal segreto d’indagine. Ma cosa è accaduto davvero? Nelle prime ore del mattino dell’11 maggio 2026, l’equipaggio della Sea-Watch 5 ha avvistato all’orizzonte un’imbarcazione in difficoltà e, dopo aver informato come di consueto le autorità competenti, ha proceduto al soccorso. Una volta affiancata l’imbarcazione a doppio ponte l’equipaggio ha verificato che a bordo c’erano 90 persone: due prive di sensi, diverse gravemente debilitate e alcune intrappolate sottocoperta. A bordo non c’era nessun dispositivo di soccorso o strumentazioni per la navigazione. Il team di soccorso si è trovato di fronte uomini a volto coperto, un pericolo grave sia per l’equipaggio, sia per le persone appena tratte in salvo. I presunti trafficanti sono rimasti sull’imbarcazione e se ne sono andati. Un aereo di Frontex ha ripreso dall’alto il soccorso, ma nel momento decisivo è scomparso. Ciò che è successo subito dopo non è stato infatti filmato: dopo pochi minuti l’equipaggio della Sea-Watch 5 e le persone appena soccorse sono stati bersaglio di colpi d’arma da fuoco da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica. Le autorità sono state informate in ogni fase, come avviene per ogni situazione di questo tipo: gli incontri con miliziani incappucciati sono già stati documentati in passato, da Sea-Watch e da altre ONG che operano nel Mediterraneo centrale. Ogni informazione e materiale è sempre stato consegnato con trasparenza alle autorità competenti, anche per fornire i necessari elementi di indagine. Le navi della società civile non sono, infatti, organismi di polizia, mentre hanno il dovere, sempre rispettato, di soccorrere chiunque sia in pericolo in mare e metterne al corrente le autorità competenti. Una fotografia pubblicata due mesi dopo, non solo non è una notizia, ma costituisce una grave violazione del lavoro d’indagine della Procura. L’inchiesta giornalistica pubblicata oggi da Il Giornale, oltre a violare il segreto delle indagini e i diritti della persona indagata, concentra tutta la sua attenzione su chi ha fatto solo il suo dovere nel soccorrere persone in difficoltà, senza nessuna parola sui presunti trafficanti e sui possibili collegamenti con la cosiddetta Guardia Costiera libica. Ci auguriamo che la Procura indaghi per smantellare le reali reti di tratta di esseri umani, offrendo massima collaborazione agli inquirenti. Non ci facciamo intimidire dagli scandali costruiti a tavolino su falsità e diffamazioni: continueremo a salvare quelle vite che le politiche italiane ed europee continuano a mettere a rischio quando non a sacrificare. “Quella portata avanti dai giornali di destra e rafforzata dalle dichiarazioni di esponenti politici è una narrazione che serve a mascherare non solo l’assenza di una reale volontà politica di contrastare le reti criminali, ma anche il fatto che gli accordi con la Libia si fondino su rapporti con milizie e individui accusati dei più gravi crimini internazionali”, dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. “Si tratta di un vecchio copione”, continua Linardi. “Da anni si susseguono indagini che impiegano risorse pubbliche per cercare di dimostrare faziosamente l’esistenza di una collusione delle ONG con i trafficanti. Una collaborazione inesistente e che infatti non è mai stata appurata. Al contrario, prominenti pronunce dei tribunali competenti, fino alla Cassazione, hanno riconosciuto il valore giuridico e morale dell’intervento della società civile nel rispetto dell’obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale.” Mentre stampa ed esponenti governativi si affaccendano a fare propaganda sul soccorso in mare, la società civile continua a colmare il colpevole vuoto istituzionale creato da politiche di abbandono e respingimento sistematico. Politiche fondate sulla cooperazione con quegli stessi attori criminali che si afferma di voler combattere e che, nei fatti, alimentano la tratta di esseri umani invece di contrastarla. Sea Watch
July 16, 2026
Pressenza
Migranti, crisi dello stato di diritto. Denuncia di SOS Humanity
In vista della Giornata Mondiale del Rifugiato di domani, SOS Humanity mette in guardia da una crescente crisi dello Stato di diritto nelle politiche migratorie dell’UE. In una dichiarazione congiunta firmata da 275 organizzazioni tedesche, l’organizzazione di ricerca e soccorso chiede che l’umanità, la dignità e i diritti umani dei migranti e dei rifugiati siano rispettati in un momento in cui l’Europa sta chiudendo le frontiere a chi cerca protezione. Nel loro “Memorandum per una solida protezione dei rifugiati”, le organizzazioni, tra cui i promotori Diakonie, Pro Asyl, Paritätischer Wohlfahrtsverband, Arbeiterwohlfahrt, Amnesty International e Handicap International, si uniscono per sostenere l’aspirazione universale di tutti gli esseri umani a una vita all’insegna della sicurezza e della dignità. Anche SOS Humanity esprime la propria preoccupazione riguardo alla Dichiarazione di Chişinău sulla migrazione e i diritti umani. Adottata da tutti i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa il 15 maggio 2026, essa rischia ulteriormente di minare la protezione dei rifugiati in Europa, mettendo a confronto i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo con gli interessi di sicurezza. «La Dichiarazione di Chişinău, così come la recente riforma del Sistema europeo comune di asilo (GEAS), stanno accelerando quello che percepiamo come un indebolimento dello Stato di diritto nel settore della migrazione», afferma Marie Michel, esperta di politica presso SOS Humanity. «Da molti anni l’equipaggio a bordo della nostra nave di soccorso Humanity 1 è testimone di violazioni del diritto internazionale commesse nel Mediterraneo dalle milizie libiche sostenute dall’UE – una conseguenza diretta dell’esternalizzazione della gestione delle frontiere dell’Unione. La cosiddetta Guardia Costiera libica intercetta illegalmente le persone in fuga e le costringe con la forza a tornare in Libia, il Paese da cui sono fuggite – un atto esplicitamente vietato dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Con il nuovo Patto europeo sulla migrazione, la speranza dei richiedenti protezione di poter vivere in sicurezza dopo aver attraversato l’inferno in Libia verrà ora amaramente tradita. Dopo aver raggiunto l’Europa rischiando la vita in mare, le persone in movimento avranno un accesso molto limitato a una valutazione individuale e adeguata delle loro richieste di asilo. Inoltre, si ritroveranno spesso nuovamente in stato di detenzione, comprese le famiglie con bambini piccoli. In vista del 75° anniversario della Convenzione di Ginevra, dobbiamo affermare che il diritto individuale all’asilo è sotto attacco in Europa.” Per dimostrare le violazioni dei diritti umani commesse in mare e in Libia, SOS Humanity raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti a bordo della nave di soccorso Humanity 1. Ne è un esempio Raheem*, originario del Sudan: «In Libia ho subito violenze, percosse e ogni forma di ingiustizia e oppressione durante la detenzione. Sono salito su un’altra imbarcazione e mi sono diretto in mare per la terza volta. Avevo deciso che dovevo raggiungere l’Europa – il luogo in cui i diritti umani sono riconosciuti e dove tutte le componenti della società sono rispettate indipendentemente dalle differenze di colore, religione o etnia». Dal 2016 l’Unione Europea sostiene la cosiddetta Guardia Costiera libica – che è infiltrata da milizie brutali – al fine di tenere i rifugiati lontani dalle coste europee. Tuttavia, l’escalation di violenza contro le persone in fuga attraverso il Mediterraneo e il trattamento profondamente disumano riservato a centinaia di migliaia di richiedenti asilo bloccati in Libia vengono in gran parte ignorati nel dibattito pubblico europeo, nonostante la responsabilità condivisa dell’UE. *Il nome è stato cambiato per motivi di protezione.   Redazione Italia
June 19, 2026
Pressenza
41 navi di soccorso fermate per 1.075 giorni in base alla legge Piantedosi
Dall’entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi il 2 gennaio 2023, le autorità italiane hanno emesso ordini di fermo nei confronti di 41 navi di soccorso umanitario, per un totale di 1.075 giorni – quasi tre anni. Il blocco delle navi di soccorso nei porti da parte dell’Italia ha impedito loro di assistere le persone in pericolo nel Mediterraneo centrale, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria nella regione. La Justice Fleet, un’alleanza di 13 organizzazioni di ricerca e soccorso, considera la legge del governo italiano di estrema destra uno strumento di sabotaggio sistematico delle operazioni civili di ricerca e soccorso, che mette in pericolo la vita delle persone in movimento. Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), più di 6.490 persone sono annegate o sono scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo. Solo nel 2026, cinque navi di soccorso civili sono state bloccate nei porti dal governo italiano, mentre nel primo trimestre del 2026 più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando, nel 2014, l’OIM ha iniziato a registrare i decessi e le persone disperse. La Justice Fleet critica le politiche italiane che ostacolano le navi di soccorso per aver contribuito al disastro umanitario in corso e all’aumento del numero di vittime ai confini dell’Europa. «È scandaloso che, invece di intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di ricerca e soccorso non governative», afferma Wasil Schauseil, portavoce della Justice Fleet. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta semplicemente alla morte di più persone, è chiaro e semplice. Chiediamo che la legge Piantedosi venga immediatamente abrogata e che venga rispettato il diritto internazionale.» In base alla legge Piantedosi, il governo italiano di estrema destra impone fermi e multe alle navi di soccorso quando queste presumibilmente disobbediscono agli ordini italiani, anche quando tali ordini violano il diritto internazionale o richiedono la collaborazione con attori violenti come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Negli ultimi anni, i tribunali italiani hanno ripetutamente ribadito il ruolo salvavita della ricerca e soccorso civile e hanno chiarito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono attori di soccorso legittimi e che ottemperare alle loro istruzioni viola il diritto internazionale. In due casi di fermo basati sul fatto che le navi avessero interrotto le comunicazioni con le autorità libiche, i tribunali italiani si sono già pronunciati in loro favore. Nell’ambito di un nuovo disegno di legge sull’immigrazione che attua i regolamenti del sistema europeo comune di asilo, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni sta preparando una disposizione volta a impedire alle navi delle ONG di entrare nelle acque italiane qualora fossero ritenute una «grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale». La Justice Fleet avverte che tali dichiarazioni sullo stato di emergenza sono state strumentalizzate in passato e potrebbero servire a bloccare illegittimamente le navi di soccorso. Nel novembre 2025, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno costituito l’alleanza Justice Fleet, sostenuta da una rete di organizzazioni della società civile. Il loro obiettivo è proteggere il diritto internazionale contestando i fermi illegali delle navi di soccorso in Italia e l’esternalizzazione da parte dell’Europa delle operazioni di ricerca e soccorso ad attori illegittimi e violenti in Libia. Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
Crosetto ministro dell’ipocrisia
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto oggi si vanta dell’Italia che salva vite in mare. Peccato che dimentichi di dire che il suo governo ha approvato il decreto Piantedosi, che blocca le navi delle ONG, le multa, le manda nei porti più lontani possibile e le criminalizza per aver salvato persone invece di obbedire alla Guardia Costiera libica,  quella stessa che ci spara addosso e riporta le persone in fuga nei lager libici. Mentre il governo italiano ostacola i soccorritori civili, nel Mediterraneo centrale si muore a ritmi record: solo nei primi due mesi del 2026, +150% di morti rispetto all’anno scorso. Dal 2014 a oggi: più di 20.000 persone morte o disperse nel Mediterraneo. Vantarsi dei salvataggi mentre si fermano le navi e si accusano i capitani che salvano non è orgoglio nazionale. Crosetto ministro dell’ipocrisia. Sea Watch
May 21, 2026
Pressenza
SOS Humanity: governo tedesco e UE complici dei crimini commessi dalla Guardia Costiera libica
L’alto funzionario libico Khaled Mohamed Ali El-Hishri è accusato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra: dopo 15 anni di indagini della CPI sulla Libia, è la prima udienza presso la Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia contro un dirigente del famigerato carcere di Mitiga a Tripoli in cui rifugiati e migranti intercettati in mare della sedicente Guardia Costiera libica vengono arbitrariamente detenuti, torturati e sfruttati. L’organizzazione di ricerca e soccorso SOS Humanity critica il governo tedesco per essere complice di questi gravi crimini fornendo sostegno finanziario e politico ai responsabili tramite l’Unione Europea. SOS Humanity mette in luce l’incoerenza delle azioni del governo tedesco: all’inizio di maggio 2026, per la prima volta, il Ministero federale dell’Interno ha alzato il livello di sicurezza 2 alla zona di ricerca e soccorso libica per le navi battenti bandiera tedesca. Secondo una dichiarazione del Ministero, ciò era dovuto al pericolo rappresentato da soggetti libici. Tuttavia, il governo tedesco si rifiuta di dichiarare che la Libia non è un luogo sicuro per le persone in cerca di protezione che sono state soccorse in mare (cfr. la risposta all’interrogazione parlamentare del partito Alleanza 90/I Verdi dell’11 marzo 2026). Il governo guidato da Friedrich Merz ha invece modificato, lo scorso anno, il mandato relativo alla partecipazione dell’esercito federale tedesco alla missione IRINI dell’UE, ammettendo implicitamente l’addestramento della Guardia Costiera libica.  «Il governo tedesco tradisce le evidenti contraddizioni della sua politica: da un lato sostiene soggetti criminali e quindi violazioni sistematiche dei diritti umani; dall’altro, riconosce la pericolosità e i crimini commessi proprio da quegli stessi soggetti, alla cui perseguibilità contribuisce consegnando El Hishri alla Cpi – spiega Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity – L’esercito federale tedesco non deve addestrare la cosiddetta Guardia Costiera libica, che costringe le persone in cerca di protezione nei campi di detenzione. La Germania si sta rendendo complice dei crimini ora all’esame della Corte penale internazionale».  Secondo l’esperienza delle organizzazioni di soccorso in mare, l’aggressività degli attori libici in Libia e nel Mediterraneo non è più rivolta solo contro i profughi. In diverse occasioni, infatti, le motovedette della Guardia Costiera libica, finanziata dall’UE, hanno aperto il fuoco con munizioni contro navi di soccorso delle ONG; l’episodio più recente riguarda la Sea-Watch 5, l’11 maggio 2026. L’equipaggio e le 90 persone soccorse sono stati minacciati di essere rapiti e ricondotti in Libia.  «Molti di noi sono stati intercettati in mare, rispediti in Libia, detenuti senza alcuna accusa, torturati, ridotti in schiavitù, violentati o reclutati con la forza da milizie che operano all’interno di un sistema da tempo noto alla comunità internazionale – afferma David Yambio, direttore esecutivo dell’organizzazione Refugees in Libya – Il fatto che El Hishri debba ora rispondere dei propri crimini dinanzi alla Corte penale internazionale rappresenta un passo importante verso il riconoscimento della responsabilità penale. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare che la responsabilità non si limita ai singoli autori, ignorando che è il sostegno dell’UE alle autorità libiche che rende possibili questi crimini ancora oggi”.  SOS Humanity lancia una petizione per richiamare l’attenzione su queste contraddizioni e per protestare contro la proroga da parte del governo tedesco del mandato IRINI dell’esercito federale.  > L’UE e i suoi Stati membri sono complici di gravi violazioni dei diritti umani > in Libia: fino al 2028, sostengono il regime di frontiera libico con almeno 84 > milioni di euro, inclusi l’addestramento e l’equipaggiamento della cosiddetta > guardia costiera libica, palesemente infiltrata da milizie. Questa forza > intercetta persone in difficoltà in mare nel Mediterraneo e le rimpatria > illegalmente in Libia. Lì, i richiedenti asilo rischiano detenzioni > arbitrarie, torture, stupri, estorsioni, schiavitù e lavori forzati. > > La violenza della cosiddetta guardia costiera libica colpisce principalmente > le persone in fuga dalle persecuzioni, ma anche gli operatori umanitari: si > verificano ripetute minacce, attacchi e bombardamenti contro navi di soccorso > civili nel Mediterraneo centrale, e questo accade anche con imbarcazioni > finanziate dall’UE. > > In quanto maggiore contributore netto all’UE, la Germania partecipa a questa > politica e non esclude più esplicitamente l’addestramento della cosiddetta > guardia costiera libica da parte di soldati tedeschi. In un periodo in cui i > diritti umani sono sempre più minacciati a livello globale, è necessaria una > posizione chiara: la Germania non deve partecipare all’addestramento o al > sostegno di gruppi che utilizzano in modo dimostrabile la violenza contro i > richiedenti asilo e gli operatori umanitari. Il principio è: proteggere le > persone, non addestrare le milizie! > > Noi chiediamo: > > * Prevenire la complicità tedesca nelle violazioni dei diritti umani: la > Germania deve escludere esplicitamente dal proprio mandato l’addestramento > della cosiddetta guardia costiera libica. È necessario un impegno chiaro: > le forze armate tedesche non devono mai addestrare soggetti che commettono > crimini contro l’umanità.  > * Fermare l’addestramento della cosiddetta guardia costiera libica da parte > dell’UE: il governo tedesco deve adoperarsi a livello europeo per la > cessazione e la completa eliminazione dell’addestramento della cosiddetta > guardia costiera libica dall’operazione militare europea EUNAVFOR MED > IRINI.  > * Salvare vite umane invece di sigillare le frontiere: il governo tedesco > deve adoperarsi presso la Commissione europea per operazioni di soccorso in > mare finanziate e coordinate dall’UE e per la creazione di rotte sicure > verso l’Europa per i rifugiati. Fino ad allora, è chiamato a opporsi con > fermezza a qualsiasi forma di ostruzionismo o criminalizzazione del > soccorso civile in mare, ad esempio da parte dei governi europei. Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza