SOS Humanity: governo tedesco e UE complici dei crimini commessi dalla Guardia Costiera libicaL’alto funzionario libico Khaled Mohamed Ali El-Hishri è accusato di crimini
contro l’umanità e crimini di guerra: dopo 15 anni di indagini della CPI sulla
Libia, è la prima udienza presso la Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia
contro un dirigente del famigerato carcere di Mitiga a Tripoli in cui rifugiati
e migranti intercettati in mare della sedicente Guardia Costiera libica vengono
arbitrariamente detenuti, torturati e sfruttati.
L’organizzazione di ricerca e soccorso SOS Humanity critica il governo
tedesco per essere complice di questi gravi crimini fornendo sostegno
finanziario e politico ai responsabili tramite l’Unione Europea.
SOS Humanity mette in luce l’incoerenza delle azioni del governo tedesco:
all’inizio di maggio 2026, per la prima volta, il Ministero federale
dell’Interno ha alzato il livello di sicurezza 2 alla zona di ricerca e soccorso
libica per le navi battenti bandiera tedesca. Secondo una dichiarazione
del Ministero, ciò era dovuto al pericolo rappresentato da soggetti libici.
Tuttavia, il governo tedesco si rifiuta di dichiarare che la Libia non è un
luogo sicuro per le persone in cerca di protezione che sono state soccorse in
mare (cfr. la risposta all’interrogazione parlamentare del partito Alleanza 90/I
Verdi dell’11 marzo 2026). Il governo guidato da Friedrich Merz
ha invece modificato, lo scorso anno, il mandato relativo alla partecipazione
dell’esercito federale tedesco alla missione IRINI
dell’UE, ammettendo implicitamente l’addestramento della Guardia Costiera
libica.
«Il governo tedesco tradisce le evidenti contraddizioni della sua politica: da
un lato sostiene soggetti criminali e quindi violazioni sistematiche dei diritti
umani; dall’altro, riconosce la pericolosità e i crimini commessi proprio da
quegli stessi soggetti, alla cui perseguibilità contribuisce consegnando El
Hishri alla Cpi – spiega Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity
– L’esercito federale tedesco non deve addestrare la cosiddetta Guardia Costiera
libica, che costringe le persone in cerca di protezione nei campi di detenzione.
La Germania si sta rendendo complice dei crimini ora all’esame della Corte
penale internazionale».
Secondo l’esperienza delle organizzazioni di soccorso in mare,
l’aggressività degli attori libici in Libia e nel Mediterraneo non è
più rivolta solo contro i profughi. In diverse occasioni, infatti, le
motovedette della Guardia Costiera libica, finanziata dall’UE, hanno aperto il
fuoco con munizioni contro navi di soccorso delle ONG; l’episodio più recente
riguarda la Sea-Watch 5, l’11 maggio 2026. L’equipaggio e le 90 persone soccorse
sono stati minacciati di essere rapiti e ricondotti in Libia.
«Molti di noi sono stati intercettati in mare, rispediti in Libia, detenuti
senza alcuna accusa, torturati, ridotti in schiavitù, violentati o reclutati con
la forza da milizie che operano all’interno di un sistema da tempo noto alla
comunità internazionale – afferma David Yambio, direttore esecutivo
dell’organizzazione Refugees in Libya – Il fatto che El Hishri debba ora
rispondere dei propri crimini dinanzi alla Corte penale internazionale
rappresenta un passo importante verso il riconoscimento della responsabilità
penale. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare che la responsabilità non si
limita ai singoli autori, ignorando che è il sostegno dell’UE alle autorità
libiche che rende possibili questi crimini ancora oggi”.
SOS Humanity lancia una petizione per richiamare l’attenzione su queste
contraddizioni e per protestare contro la proroga da parte del governo tedesco
del mandato IRINI dell’esercito federale.
> L’UE e i suoi Stati membri sono complici di gravi violazioni dei diritti umani
> in Libia: fino al 2028, sostengono il regime di frontiera libico con almeno 84
> milioni di euro, inclusi l’addestramento e l’equipaggiamento della cosiddetta
> guardia costiera libica, palesemente infiltrata da milizie. Questa forza
> intercetta persone in difficoltà in mare nel Mediterraneo e le rimpatria
> illegalmente in Libia. Lì, i richiedenti asilo rischiano detenzioni
> arbitrarie, torture, stupri, estorsioni, schiavitù e lavori forzati.
>
> La violenza della cosiddetta guardia costiera libica colpisce principalmente
> le persone in fuga dalle persecuzioni, ma anche gli operatori umanitari: si
> verificano ripetute minacce, attacchi e bombardamenti contro navi di soccorso
> civili nel Mediterraneo centrale, e questo accade anche con imbarcazioni
> finanziate dall’UE.
>
> In quanto maggiore contributore netto all’UE, la Germania partecipa a questa
> politica e non esclude più esplicitamente l’addestramento della cosiddetta
> guardia costiera libica da parte di soldati tedeschi. In un periodo in cui i
> diritti umani sono sempre più minacciati a livello globale, è necessaria una
> posizione chiara: la Germania non deve partecipare all’addestramento o al
> sostegno di gruppi che utilizzano in modo dimostrabile la violenza contro i
> richiedenti asilo e gli operatori umanitari. Il principio è: proteggere le
> persone, non addestrare le milizie!
>
> Noi chiediamo:
>
> * Prevenire la complicità tedesca nelle violazioni dei diritti umani: la
> Germania deve escludere esplicitamente dal proprio mandato l’addestramento
> della cosiddetta guardia costiera libica. È necessario un impegno chiaro:
> le forze armate tedesche non devono mai addestrare soggetti che commettono
> crimini contro l’umanità.
> * Fermare l’addestramento della cosiddetta guardia costiera libica da parte
> dell’UE: il governo tedesco deve adoperarsi a livello europeo per la
> cessazione e la completa eliminazione dell’addestramento della cosiddetta
> guardia costiera libica dall’operazione militare europea EUNAVFOR MED
> IRINI.
> * Salvare vite umane invece di sigillare le frontiere: il governo tedesco
> deve adoperarsi presso la Commissione europea per operazioni di soccorso in
> mare finanziate e coordinate dall’UE e per la creazione di rotte sicure
> verso l’Europa per i rifugiati. Fino ad allora, è chiamato a opporsi con
> fermezza a qualsiasi forma di ostruzionismo o criminalizzazione del
> soccorso civile in mare, ad esempio da parte dei governi europei.
Redazione Italia