“Globalizzazione, fenomeni migratori e diritti umani”, incontro ad Arese (Milano)
Non solo Iran, Libano, Palestina: anche dal Mar Mediterraneo quasi ogni giorno
arriva un tragico bollettino di guerra. I naufragi si susseguono a ritmo
incalzante, tanto che nei primi tre mesi di quest’anno si calcola che le vittime
abbiano superato quota 750 (ma potrebbero essere ancora di più) a fronte di una
stima di 1.330 morti registrati nell’intero 2025. Non solo: questa ecatombe è
ancora più agghiacciante se si considera che nel primo trimestre 2026 gli arrivi
si siano ridotti del 50-60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Tutto ciò è stato ricordato in apertura dell’incontro “Globalizzazione, fenomeni
migratori e diritti umani”, organizzato da Anpi Arese con il sostegno
dell’amministrazione comunale e della Rete per la pace. Importanti i relatori:
Paolo Pobbiati, ex presidente di Amnesty International Italia, Giorgio Del
Zanna, esponente della Comunità di Sant’Egidio e docente di storia contemporanea
alla Cattolica e Luca Radaelli, HR manager del progetto Sar di Emergency.
Proprio Pobbiati in apertura ha confessato che non avrebbe voluto parlare di
cifre, ma non ha potuto evitarlo per dare un’idea delle dimensioni della piaga
delle morti in mare. “È importante ricordare sempre che si tratta di uomini,
donne e bambini costretti ad affrontare una vera e propria odissea nella
speranza di costruire un futuro accettabile per sé e le loro famiglie. Dobbiamo
raccontare le loro storie per far comprendere a tutti che sono persone proprio
come noi, con il solo ‘torto’ di essere nati dalla parte sbagliata del mondo, in
un Paese in guerra o devastato da inondazioni o siccità o governato da un regime
che perseguita i dissidenti, gli omosessuali, le donne.
Ricordo solo due storie di persone che ho conosciuto: un ragazzo fuggito
dall’Eritrea a 18 anni per evitare il ‘servizio militare a vita’ imposto dallo
Stato e il padre di quattro figlie, scappato dall’Afghanistan per offrire loro
una possibilità di vita e libertà”.
Pobbiati ha poi parlato delle pessime novità normative che si concretizzeranno
tra due mesi in Unione Europea e in Italia. Il regolamento sui respingimenti che
entrerà in vigore prevede infatti la possibilità di deportare i migranti
provenienti da Paesi considerati “sicuri” (Tunisia, Egitto e Bangladesh tra
questi) negli Stati di provenienza o anche in altri senza neppure esaminare
l’eventuale richiesta di asilo. A ciò si aggiunge l’estensione della “detenzione
amministrativa” nei Cpr da 18 a 24 mesi e anche per famiglie con bambini e
minori non accompagnati (vedi sul tema l’intervista alla presidente di Amnesty
Italia Alba Bonetti). In Italia si parla addirittura della possibilità per il
governo di attuare il blocco navale.
Uno spiraglio di speranza è stato aperto dall’intervento di Giorgio Del Zanna,
che ha parlato dei “corridoi umanitari” realizzati negli ultimi dieci anni dalla
Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con altre realtà della società civile.
“Sfruttando una possibilità prevista dall’Unione Europea, dal 2016 a oggi siamo
riusciti a portare in Italia circa seimila persone, offrendo loro percorsi di
integrazione per trovare lavoro e casa e costruirsi una nuova vita nel nostro
Paese. Certo, si tratta di una goccia nell’oceano, ma il nostro scopo è anche
dimostrare che il modello funziona per poterlo proporre su una scala molto più
ampia. Sarebbe un vantaggio per tutti – italiani e non – se i soldi che oggi
vengono usati per respingere o limitare i movimenti dei migranti fossero invece
destinati all’accoglienza e alla promozione della convivenza. Dobbiamo
sostituire la paura con la conoscenza reciproca: la diffidenza verso gli
‘stranieri’ (presentati come criminali o comunque potenziale minaccia) viene
alimentata a scopo elettorale. Ma la stragrande maggioranza di queste persone
lavora nelle nostre case, nei campi e nei cantieri, paga le tasse e vuole solo
vivere in pace e in armonia con i suoi vicini. È importante quindi creare
occasioni di incontro in un clima di festa e serenità: è così che si crea
comunità e si superano i pregiudizi, e lo dico per esperienza”.
Non meno coinvolgenti le parole di Luca Radaelli. “Mercoledì la Life Support di
Emergency ha salvato 71 migranti che viaggiavano a bordo di un gommone
sovraffollato, che non avrebbe potuto affrontare la traversata del Mediterraneo,
e che è stato avvistato direttamente dal ponte di comando della nostra nave: a
bordo dell’imbarcazione in pericolo c’erano anche 17 minori, di cui 11 non
accompagnati. I migranti, che hanno riferito di essere partiti dalle coste
libiche di Garabulli, sono originari di Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso,
Guinea Conakry, Camerun e Ciad, Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni
di diritti e insicurezza alimentare. Ebbene, il governo italiano ci ha assegnato
La Spezia come porto di sbarco. Questo significa tre giorni di navigazione,
l’allontanamento forzato della nostra nave dalla zona del Mediterraneo – dove in
questo periodo c’è estremo bisogno di vigilanza – e altre sofferenze inutili per
decine di persone già provate da un viaggio che spesso dura anni. Per non
parlare del fatto che ci viene imposto di avvisare la cosiddetta Guardia
Costiera libica, con il rischio che le sue motovedette ci sparino addosso e
riportino i naufraghi in Libia, dove vengono sottoposti alle peggiori torture,
stupri ed estorsioni con il beneplacito del nostro governo, interessato solo a
dichiarare che grazie a lui meno ‘stranieri’ sono arrivati sulle nostre coste.
Non importa se il motivo è che sono morti ammazzati o annegati”.
Ai tre interventi è seguito un vivace dibattito e la serata si è conclusa con
l’impegno comune a riflettere e sensibilizzare le persone su questo tema sempre
di drammatica attualità.
Claudia Cangemi