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‘Il trauma della guerra’ e l’incubo della leva obbligatoria
L’assemblea nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e il convegno, intitolato ‘Il trauma della guerra’, organizzato dal coordinamento insieme all’Associazione Scuola e Società, in svolgimento a Torino nelle date di giovedì e venerdì 17-18 aprile prossimi focalizzeranno l’attenzione sui nessi tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi nella prospettiva che in Europa venga reintrodotta la leva obbligatoria. «In queste stesse giornate il tema della leva sarà di stretta attualità in quanto, come noto, uno dei tasselli della deriva autoritaria in atto nel paese sarà la nuova legge di riforma della Difesa annunciata per marzo – spiega Teresa Silvestrini, referente de La Scuola di Pace del Piemonte – Forse il governo ne sta rinviando la presentazione per la concomitanza con il referendum costituziolale e a causa della guerra contro l’Iran e il Libano, che prevederà nuove forme di reclutamento nell’esercito e comporterà una ulteriore militarizzazione della società con la creazione di riservisti. Come ha infatti affermato il generale di Corpo d’armata Generale Carmine Masiello: “Se si va in guerra non è l’esercito che combatte, è l’Italia!”. E purtroppo gli eventi recentissimi sembrano confermarlo, come ha dimostrato la vicenda degli elicotteri militari USA atterrati in Sicilia, nel Parco delle Madonie, senza aver chiesto il permesso e avuto l’autorizzazione». IL TRAUMA DELLA GUERRA Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi giovedì 17 aprile 2026 – dalle 8.30 alle 17 Torino – Fabbrica delle “e”, corso Trapani 91/b Il convegno è aperto a tutta la cittadinanza e gratuito. Inoltre rientra nell’ambito della formazione docente: il personale scolastico è esonerato dal servizio per tutta la giornata, ai sensi del CCNL vigente; per l’iscrizione del personale a tempo indeterminato è attivato il modulo sulla Piattaforma Sofia (codice 104005); chi è residente fuori dalla provincia di Torino potrà partecipare da remoto collegandosi sulla piattaforma Zoom (il link alla connessione sarà inviato all’indirizzo e-mail fornito all’atto dell’iscrizione); per iscrizioni e informazio rivolgersi a info.scuola.societa@gmail.com. Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
Scuola, pace e conflitti: a Milano la presentazione dell’Osservatorio contro la militarizzazione
Venerdì 13 marzo alle ore 17.00, presso la Biblioteca della Nonviolenza Attiva di via Mazzali 5 a Milano, si è svolta la presentazione dell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università. All’incontro sono intervenute Roberta Leone, presidente dell’Osservatorio, ed Elena Abate, referente per Milano. L’iniziativa è stata l’occasione per illustrare le attività dell’Osservatorio, nato con l’obiettivo di monitorare e denunciare la crescente presenza di logiche e strutture militari all’interno del sistema educativo, promuovendo allo stesso tempo una cultura della pace e della nonviolenza. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti armati, il lavoro dell’Osservatorio mira a difendere il ruolo della scuola e dell’università come luoghi di formazione critica e democratica. Durante l’incontro Roberta Leone ha presentato anche due volumi pubblicati da Aracne Editrice che raccolgono gli atti dei convegni promossi dall’Osservatorio. Il primo è “Scuole e Università di pace: fermiamo la follia della guerra” (2026), che analizza il fenomeno della militarizzazione dell’istruzione e le sue implicazioni culturali e politiche. Nel volume si osserva come negli ultimi anni si sia registrata «una vera e propria escalation del processo di militarizzazione dei luoghi della formazione», accompagnata dal tentativo di legittimare una presunta “cultura della difesa” o “cultura della sicurezza” all’interno della scuola.  Il secondo libro, “Comprendere i conflitti, educare alla pace” (2025), raccoglie invece gli interventi del primo convegno nazionale dell’Osservatorio e propone una riflessione sul ruolo dell’educazione nella comprensione dei conflitti contemporanei. Tra i contributi si sottolinea come la presenza crescente degli apparati militari nei luoghi dell’istruzione rischi di normalizzare la guerra: «la scuola va alla guerra e la guerra ed i suoi apparati di morte entrano sempre di più nelle scuole italiane».  Attraverso saggi di studiosi, docenti e ricercatori, i due volumi affrontano temi che vanno dal rapporto tra industria bellica e università alla diffusione di una cultura militarista nella società. Allo stesso tempo propongono percorsi educativi alternativi fondati sulla pedagogia della pace, sul dialogo e sulla comprensione dei conflitti. La presentazione alla Biblioteca della Nonviolenza Attiva ha offerto quindi l’occasione per conoscere più da vicino il lavoro dell’Osservatorio e per rilanciare il dibattito sul ruolo delle istituzioni educative nella costruzione di una società fondata sulla pace, sulla democrazia e sulla partecipazione critica. Tiziana Volta
March 14, 2026
Pressenza
9-13 febbraio: per la libertà di insegnamento
ripreso da « Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università». Con link al Appunti resistenti per la libertà di insegnamento . Settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento 9-13 febbraio. Dalla crisi internazionale dei diritti alle piazze A dicembre insegnanti, studenti e studentesse di 500 scuole, aderendo a una proposta didattica di Docenti per Gaza, hanno partecipato a
February 3, 2026
La Bottega del Barbieri
‘Giornata della Memoria’ 2026: rassegna di iniziative e interventi
Alla cerimonia celebrata al Parlamento europeo ha partecipato Tatiana Bucci e si è esibita Noa, che ha interpretato La vita è bella. Amnesty International Italia ha ricordato il ruolo di Raphael Lemkin nella definizione del concetto di genocidio e, così, nella estensione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio e messo a disposizione degli insegnanti molti materiali didattici. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha promosso Parole che restano, una campagna nazionale per le scuole. In una scuola di Acerra è stata inaugurata la mostra HeART of Gaza – L’arte dei bambini dal genocidio. Il massacro del popolo palestinese è stato ricordato anche nel centro di Milano. Invece al Liceo Righi di Roma una squadra di agenti della DIGOS ha ‘identificato’ gli studenti che contestavano come era stata organizzata la lectio magistralis tenuta dalla presidente della UCEI / Unione delle comunità ebraiche in Italia, a cui il presidente della FCEI / Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha inviato una lettera che la sollecita a ricordare “i cammini, ora paralleli, ora comuni, di ebrei e protestanti nella storia del nostro Paese, dai ghetti e dalle discriminazioni all’emancipazione, dalla Resistenza alla Repubblica con le sue libertà”. Sul significato della Giornata della Memoria nel presente hanno focalizzato l’attenzione Peppe Sini al Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera e don Aldo Buonaiuto nell’editoriale pubblicato su In Terris.   COMUNICATI   * Parlamento europeo La presidente, Roberta Metsola, ha aperto la cerimonia per commemorare la Giornata Mondiale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto che si celebra ogni anno il 27 gennaio per ricordare la liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz nel 1945. “Oggi l’antisemitismo si diffonde più velocemente che mai, amplificato online e trasformando vecchie menzogne in realtà mortali. Ricordare l’Olocausto significa affrontare l’odio ovunque si manifesti, prima che gli sia consentito di mettere nuovamente radici. Perché se vogliamo che l’espressione significhi veramente qualcosa, allora dovrebbe guidare le scelte che facciamo oggi e l’Europa che scegliamo di costruire insieme”, ha dichiarato la presidente Metsola. Al suo intervento è seguito un intermezzo musicale: Beautiful That Way (La vita è bella) di Nicola Piovani eseguito dalla cantante Noa. Quindi è intervenuta Tatiana Bucci, che ha condiviso la storia della sua famiglia – sua madre, sua zia, la sorella Andra e il cugino Sergio – deportati nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel marzo 1944, spiegando come l’essere scambiate per gemelle abbia contribuito a salvare lei e sua sorella Andria, insieme a Sergio, dalle camere a gas. I tre bambini trascorsero insieme dieci mesi a Birkenau: “Mi abituai subito a quella vita e capii di essere ebrea ascoltando parlare le guardie e che noi ebrei eravamo destinati a quella vita, che non era vita, ma morte”, ha ricorda la signora Bucci. La seconda volta in cui la vita delle sorelle fu risparmiata avvenne quando una guardiana le avvertì di non rispondere quando sarebbero state presto interrogate se qualcuno volesse ricongiungersi con le proprie madri. Passarono l’informazione anche a Sergio, che però non resistette e rispose positivamente. Fu quindi deportato in un altro campo, dove subì esperimenti e venne poi “brutalmente ucciso, appeso ai ganci da macellaio”. Prima di riunirsi con i genitori in Italia nel dicembre 1946, dopo la liberazione Tatiana e Andra furono mandate in un orfanotrofio in Inghilterra. A Roma diversi genitori mostrarono alle due sorelle fotografie dei loro bambini dispersi, nella speranza che le due ragazzine potessero riconoscerne qualcuno. Tatiana comprese in seguito che si trattava di tutti bambini uccisi dopo il rastrellamento del 16 ottobre 1943 nel ghetto ebraico di Roma: “Da allora, e soprattutto al giorno d’oggi, il mio desiderio è che tutti i bambini del mondo possano avere la vita che io ho potuto vivere dopo la guerra, e poter invecchiare come ho fatto io», ha commentato concludendo che, nonostante tutto, «la vita è bella». Dopo il suo intervento, i deputati hanno osservato un minuto di silenzio e la cerimonia è terminata con l’esecuzione musicale di “Kaddish” di Maurice Ravel. La registrazione dell’evento è disponibile online sul Multimedia Centre del Parlamento europeo.   * Amnesty International Italia La presidente, Alba Bonetti, ha diffuso questa dichiarazione: > «È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: l’ammonimento di Primo Levi si è > scolorito nelle nostre coscienze, a lungo fiduciose nel sistema di protezione > costruito poco alla volta dopo la Seconda guerra mondiale. Un sistema > incardinato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nelle > convenzioni e nei trattati internazionali a quella ispirati, inclusa la > Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, > adottata dalle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948, un giorno prima della > votazione sulla Dichiarazione. Una coincidenza che non credo casuale. Gli > Stati, ispirati dal motto Never again, lavorarono per mettere le basi > necessarie a evitare il ripetersi di tragedie immani quali la Shoah e per > garantire la pace attraverso il diritto. Tuttavia, in particolare dall’inizio > di questo secolo, abbiamo assistito al moltiplicarsi di crisi che hanno > progressivamente delegittimato il diritto internazionale, la giustizia > internazionale e diffuso in modo sempre più pervasivo la logica dei doppi > standard: le regole valgono oppure no a seconda di quale stato le viola o > ritenga conveniente farle valere. > > Tutte queste violazioni dei diritti umani hanno causato e causano vittime e > sofferenze inenarrabili nel mondo. In questa epoca oscura brillano ancora > motivi di speranza: la Corte internazionale di giustizia sta esaminando due > casi di violazione della Convenzione contro il genocidio. > > Il 27 gennaio celebriamo la Giornata della memoria ricordando sei milioni di > ebrei uccisi dai criminali nazisti con il contributo di altri paesi, tra cui > l’Italia. Invito tutte e tutti a ricordare e a rammentare, a richiamare al > cuore e alla mente, l’avvertimento ancora attuale di quella tragedia. Non un > atto di memoria che guarda solo, e doverosamente, al passato. Anche un atto di > memoria che, con le parole di Levi, si proietta sul nostro presente > sollecitando quello che ciascuna e ciascuno di noi, a sua misura, può fare per > contrastare le violazioni dei diritti umani. Come fece Raphael Lemkin > (1900-1959), avvocato ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah, in cui invece > trovarono la morte quarantanove dei suoi familiari. Consulente al processo di > Norimberga, dedicò il resto della sua vita a definire il concetto di genocidio > e a costruire attorno ad esso il consenso della comunità internazionale: se > oggi disponiamo della Convenzione contro il genocidio, lo dobbiamo in gran > parte a lui”. Per l’occasione, Amnesty International Italia ha messo a disposizione degli insegnanti una serie di materiali didattici: “I racconti e le memorie degli eventi, conservati e trasmessi attraverso la tradizione orale dei sopravvissuti, prendono vita in albi illustrati, fumetti e libri per l’infanzia, diventando uno strumento efficace per ricordare e onorare le vittime ebree dello sterminio nazista. Tra le tante storie la vicenda di Emanuele di Porto, bambino di nove anni che durante la razzia del ghetto di Roma si salva prendendo una circolare che per tre giorni lo porterà in giro per la città grazie alla solidarietà di un gruppo di tranvieri romani, ha dato vita allo splendido albo illustrato: Il bambino del tram di Isabella Labate, edito da Orecchio Acerbo e patrocinato da Amnesty International Italia. I bambini del ghetto di Roma prelevati dalle loro case e deportati ad Auschwitz furono 207, nessuno fece ritorno. Sono sempre le storie le protagoniste del percorso educativo per la scuola secondaria di secondo grado La persecuzione degli ebrei, che ripercorre secoli di oppressioni, dal Medioevo fino alla notte dei cristalli, per arrivare perfino ai libri per l’infanzia degli anni 30’, in cui gli stessi bambini diventarono oggetto della propaganda del regime nazista. Storie che risultano imprescindibili per comprendere che il futuro nasce dalla conoscenza del passato, per riconoscere le ragioni personali alla base dei comportamenti discriminatori e sottolineare l’importanza della responsabilità delle singole persone nei confronti del gruppo e della comunità. Affinché la Storia non si ripeta”.   * IL “PONTE TRA MEMORIA E FUTURO” ACERRA – Il 2° Circolo Didattico Don Peppe Diana ha promosso una giornata di riflessione dal forte valore civile ed educativo dal titolo “Lo Stato siamo noi: un ponte tra Memoria e Futuro”, ribadendo il ruolo della scuola come presidio di coscienza democratica e luogo in cui la Storia non si subisce, ma si costruisce. Il messaggio della comunità scolastica è chiaro: non siamo semplici spettatori della Storia, ma custodi attivi della Memoria. Ricordare non è un esercizio rivolto al passato, ma un atto di responsabilità nel presente. Per questo il percorso educativo proposto agli alunni si fonda sui confini che diventano cooperazione, attraverso lo studio degli articoli della Costituzione, bussola di dignità e libertà, capace di collegare la tragedia della Shoah alle vittime di ogni guerra nel mondo e al ricordo indelebile dell’Eccidio di Acerra del 1943. Cuore della giornata è stato il dibattito pubblico in cui lo storico Franco Mennitto (ANPI) ha richiamato le radici della memoria civile del territorio, collegando l’Eccidio di Acerra alle grandi tragedie del Novecento e alle responsabilità educative del presente. L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione tra il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), il Comitato Cilento per la Palestina e la Rete Interistituzionale della Memoria e del Territorio, che unisce scuole, Comune e associazioni in un’alleanza educativa fondata sulla dignità umana e la cui referente, Concetta Cantore, ha guidato gli interventi sottolineando come il senso della Memoria sia trasformare il “Mai più” in un principio universale, «Onorare la Memoria oggi significa riconoscere il dolore dell’altro, abbattere i confini invisibili e scegliere ogni giorno da che parte stare», e focalizzato l’attenzione sul valore psicologico del disegno come strumento di elaborazione del trauma nei bambini. Nell’occasione infatti è stata inaugurata la mostra “HeART of Gaza – L’arte dei bambini dal genocidio”, visitabile fino al 6 febbraio nell’Aula Magna della scuola (via dei Mille 2, dal lunedì al venerdì dalle ore 9:15 alle 13:15 e dalle 14:00 alle 16:00), dove i disegni dei bambini palestinesi si affiancano ai Diari della Memoria realizzati dagli alunni delle scuole di Acerra, creando un dialogo tra generazioni che riconosce la Memoria come bene comune. Un percorso che invita a ricordare e, soprattutto, a scegliere da che parte stare, perché ogni bambino merita un mondo libero dall’oppressione e dove poter crescere e splendere nella propria luce. La mattinata si è aperta con l’esibizione della Fenix Children Orchestra diretta dal M° Enzo Sirletti, affiancato dalle professoresse di musica Simona Piscino e Martina Riemma, che ha eseguito Fenix Love Song, simbolo di cooperazione e democrazia. Sono seguiti i saluti istituzionali della Dirigente Scolastica, Raffaela Fedele, e della Preside dell’Istituto capofila, Scuola Secondaria di Primo Grado Gaetano Caporale, con la referente Flavia Rapido, insieme agli interventi delle Assessore comunali Milena Petrella (Politiche scolastiche), Milena Tanzillo (Legalità) e Francesca La Montagna (Pari Opportunità).   * MAI PIÙ VUOL DIRE MAI PIÙ MILANO, piazza Duomo – Nel pomeriggio, dalle 17.45 alle 19, al presidio silenzioso autoconvocato che da oltre sette mesi ogni giorno protesta contro il massacro del popolo palestinese i partecipanti hanno manifestato per affermare: “Mai più vuol dire mai più, in nessun luogo, per nessun@. Nel giorno in cui ricordiamo la fine di un genocidio, i nostri occhi saranno ancora rivolti a un altro genocidio che è ancora in corso. Ogni giorno. Ogni giorno ricordiamo, ogni giorno scegliamo da che parte stare” [ANBAMED].   * LA LECTIO MAGISTRALIS DELLA… DIGOS ROMA, Liceo “A. Righi” – La scuola che già si era resa protagonista di atti intimidatori nei confronti di un docente che ebbe l’ardire, nella propria ora di lezione (di storia), di introdurre termini quali genocidio, apartheid, sionismo, colonialismo di insediamento, ecc. per fare un excursus storico sulla Palestina e che ha chiuso le porte allo storico Ilan Pappé e ad altri relatori, dopo aver rimosso una bandiera palestinese e le foto di Gaza ha fatto intervenire 15 agenti della Digos, che circolavano tra i corridoi e hanno ripreso con telecamere e/o cellulari studenti e studentesse, per consentire a  alla presidente della UCEI / Unione delle comunità ebraiche in Italia, Noemi Di Segni, di tenere una lectio magistralis insieme a funzionari del MIM, l’associazione sionista che non perde occasione per etichettare come antisemita qualsiasi critica antisionista o allo stadio di Israele. L’avviso sul registro che annunciava la conferenza era stato dato venerdì (ultimo giorno di scuola della settimana) e poteva essere letto solo dalle classi coinvolte. La stragrande maggioranza dei docenti non è stata invece informata. Una trentina di studenti e studentesse nella pausa della ricreazione ha chiesto di entrare in aula magna, ma anche se c’era abbondanza di posti a sedere è stato vietato loro l’ingresso: gli studenti e le studentesse hanno di conseguenza urlato degli slogan pro-Palestina mentre la Polizia li ha circondati immediatamente e ripresi con le proprie telecamere. [Giornata della Memoria sionista al Liceo “Righi” di Roma: testimonianze di studenti e studentesse / OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ].   * I CAMMINI, ORA PARALLELI, ORA COMUNI Alla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (UCEI), Noemi Di Segni, si è rivolto il pastore Daniele Garrone, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), con una lettera in cui ha richiamato “la necessità di avere consapevolezza critica della storia e di tener viva la memoria” e che ciò è “tanto più necessario in un tempo in cui, anche nel nostro Paese, cresce vistosamente il numero di episodi di antisemitismo, non solo verbale”. «La drammaticità della situazione ci impegna a vigilare perché questa recrudescenza dell’odio anti-ebraico non sia accolta con indifferenza, assuefazione, sottovalutazione, riserve (‘non sono antisemita, ma …’) o addirittura ‘compresa’, ma denunciata e combattuta. Il nostro impegno è anche motivato dalla consapevolezza del peso che ‘discorsi cristiani’ hanno avuto nell’insegnamento del disprezzo nei confronti degli ebrei”, ha scritto Garrone, che ha concluso la lettera ricordando il forte legame “che, qui in Italia, si è sviluppato nei cammini, ora paralleli, ora comuni, di ebrei e protestanti nella storia del nostro Paese, dai ghetti e dalle discriminazioni all’emancipazione, dalla Resistenza alla Repubblica con le sue libertà”.   * PAROLE CHE RESTANO Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che considera la Giornata della Memoria un momento centrale del calendario civile italiano ed europeo, non soltanto come occasione di commemorazione, ma come spazio pubblico di riflessione critica sul rapporto tra storia, responsabilità e diritti, il 27 gennaio 2026 ha focalizzato l’attenzione sul modo in cui il passato viene conosciuto, narrato e trasmesso chiamando in causa la qualità della memoria collettiva e il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche. Il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, ha dichiarato: > Il tema La Memoria scritta della Shoah invita a riportare al centro > dell’attenzione le fonti, i documenti, i diari, le testimonianze personali, la > letteratura e la poesia come fondamento della conoscenza storica. La memoria > non è un dato spontaneo né un semplice esercizio emotivo: essa si costruisce > attraverso la scrittura, la conservazione delle tracce e il lavoro di studio > che consente di sottrarre il passato alla semplificazione e alla rimozione. In > questo senso, la dimensione documentaria rappresenta anche un presidio > essenziale contro il negazionismo e contro le forme più sottili di distorsione > della storia. > > In Italia, la legge n. 211 del 2000 richiama la Shoah, le leggi razziali, la > persecuzione dei cittadini ebrei, la deportazione e la morte di uomini e donne > italiani, nonché il ricordo di quanti si opposero al progetto di > annientamento. Resta tuttavia significativa l’assenza di un riferimento > esplicito al fascismo e al ruolo svolto dallo Stato italiano nella costruzione > e nell’attuazione delle politiche razziali. Questa lacuna segnala una > difficoltà ancora aperta nell’assunzione piena delle responsabilità storiche e > rende ancora più necessario un lavoro rigoroso sulle fonti, capace di > restituire concretezza alle scelte politiche e amministrative che resero > possibile la persecuzione. > > La persecuzione antiebraica in Italia non fu un evento improvviso né > unicamente l’effetto dell’occupazione tedesca dopo il 1943. Essa si sviluppò > progressivamente all’interno di un preciso quadro istituzionale, attraverso > decisioni legislative e pratiche amministrative che trovarono nel regime > fascista il proprio riferimento. Le leggi razziali del 1938 tradussero > l’antisemitismo in norma dello Stato, ridefinendo l’appartenenza alla comunità > nazionale ed escludendo gli ebrei dalla vita civile, economica e sociale. Dopo > l’8 settembre 1943, la collaborazione della Repubblica sociale italiana con le > autorità naziste rese possibile l’arresto e la deportazione di migliaia di > persone, con il coinvolgimento diretto di apparati e funzionari italiani. È > proprio la memoria scritta a consentire oggi una ricostruzione puntuale di > questi processi, sottraendoli all’astrazione e restituendo loro volti, nomi e > responsabilità. > > Nell’occasione il CNDDU ha promosso la campagna nazionale per le scuole Parole > che restano, un percorso pensato per coinvolgere studenti e studentesse in > un’esperienza attiva e partecipata di confronto con la memoria scritta della > Shoah, valorizzando la lettura critica dei testi, l’analisi dei documenti e la > riflessione sul linguaggio. Parole che restano nasce dall’idea che siano > proprio le parole – quelle dei diari, delle lettere, delle leggi, delle > testimonianze – a costruire il ponte tra il passato e il presente, rendendo > visibili i processi attraverso cui i diritti possono essere progressivamente > negati. La campagna mira a rafforzare il ruolo della scuola come luogo di > costruzione della coscienza civile, superando una didattica puramente > celebrativa e promuovendo percorsi capaci di integrare storia, educazione > linguistica ed educazione ai diritti umani. Attraverso il lavoro sui testi, > gli studenti sono chiamati a interrogarsi non solo su ciò che è accaduto, ma > anche su come è stato raccontato, giustificato o contestato. In un tempo > segnato dalla diffusione di linguaggi semplificati e polarizzanti, educare > alla responsabilità delle parole significa anche fornire strumenti per > riconoscere stereotipi, generalizzazioni e nuove forme di antisemitismo. Nel > contesto internazionale del 2026, attraversato da guerre e crisi umanitarie, > la Giornata della Memoria assume un valore particolarmente delicato. Il > riconoscimento della sofferenza delle popolazioni civili richiede attenzione e > sensibilità, ma anche rigore nell’uso del passato. La memoria della Shoah non > può essere sovrapposta meccanicamente al presente né trasformata in uno > strumento di contrapposizione politica. Preservarne la specificità storica è > una condizione necessaria per mantenere aperto uno spazio di confronto > pubblico responsabile e rispettoso. > > Ricordare il 27 gennaio significa oggi tenere insieme memoria scritta, > responsabilità storica e impegno educativo. Significa nominare senza ambiguità > colpe e complicità, comprese quelle italiane, senza rimozioni né > autoassoluzioni. Ma significa anche investire sulla scuola come luogo in cui > il passato non viene evocato per chiudere il discorso sul presente, bensì per > renderlo più consapevole, più critico e più attento alla tutela dei diritti e > della dignità di ogni essere umano. È in questa tensione tra conoscenza > storica e coscienza civile che la Giornata della Memoria può continuare a > parlare alle nuove generazioni e interrogare il nostro tempo. > >   * “CONTRO TUTTE LE GUERRE, LE UCCISIONI, LE PERSECUZIONI, LE DEVASTAZIONI” Al Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera di Viterbo si è tenuto un incontro in ricordo delle vittime della Shoah. Nel corso dell’iniziativa sono stati letti e commentati alcuni breni dei testi di Primo Levi e di altre ed altri testimoni e studiosi della Shoah e il responsabile della storica struttura nonviolenta viterbese ha affermato: > Come a molti della mia generazione è capitato anche a me di conoscere alcuni > sopravvissuti dei campi di sterminio, e alla loro scomparsa di provarne non > solo un lutto immedicabile ma anche un sentimento di cui si è in imbarazzo a > dire: il sentimento che con la morte dei testimoni della Shoah passasse a noi > che li abbiamo ascoltati, che abbiamo parlato ed anche lottato con loro, che > abbiamo letto ed amato le loro opere, il compito di farci messaggeri di quanto > ci hanno raccontato, testimoniato, insegnato. Ecco, l’ho detto pur sapendo > l’incolmabile sproporzione tra il racconto del testimone e il racconto di chi > il testimone ha ascoltato e ci ha condiviso qualcosa o molte cose. Per questo > per me il Giorno della memoria non è uno dei tanti riti civili cui si > partecipa con maggiore o minor convinzione, e sempre con un’interiore amarezza > nel percepire quanto di superficiale, stereotipato e fin consumista vi sia > sovente nelle celebrazioni ufficiali; è anche questo, ma è anche molto di più, > ed ancora una volta mi è difficile dire cosa. È il rinnovarsi di un dolore > dalle molte sfaccettature: l’orrore per la Shoah, il dolore infinito per tutte > le vittime, certamente; ma anche il ricordo di persone da cui ho molto > imparato e che so che non vedrò mai più; e il timore che la loro scomparsa > contribuisca a cancellare non solo la memoria di quanto accaduto, ma anche il > loro insegnamento e il loro appello all’impegno intellettuale, morale e civile > affinché l’orrore non torni a prevalere. In questi anni in cui la guerra è > tornata a divampare finanche nel cuore d’Europa, in cui si sono dati pogrom e > atti di genocidio, in cui il razzismo, il militarismo e il fascismo sono al > potere in tanta parte del mondo, in cui uno stoltissimo e scelleratissimo > riarmo ci avvicina ogni giorno di più al baratro della distruzione > dell’umanità, in cui il trionfo di stupidità, avidità e violenza divora > incessantemente quest’unico mondo vivente, ebbene, il Giorno della memoria è > un appello alla lotta nonviolenta contro tutte le guerre, le uccisioni, le > persecuzioni, le devastazioni; è un appello alla lotta nonviolenta in difesa > dei diritti umani di tutti gli esseri umani; è un appello alla lotta > nonviolenta in difesa di quest’unico mondo vivente unica casa comune > dell’umanità intera.   * LA MEMORIA CI CONSERVA UMANI Nell’editoriale intitolato pubblicato su In Terris, don Aldo Buonaiuto ha osservato: > “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a riviverlo”, recita la > frase incisa in trenta lingue sul monumento nel lager di Dachau. Non potrebbe > esserci base più solida e imperitura per fondare l’impegno delle istituzioni e > di ciascuno di noi affinché la consapevolezza di un abominio che non può > essere dimenticato resti viva nella coscienza personale e collettiva. Solo > così sapremo combattere i germi dell’antisemitismo e di ogni altra di forma di > razzismo. Oggi più che mai, infatti, è soltanto la memoria a proteggere il > nucleo di umanità che può impedirci di precipitare nuovamente nella barbarie. > > “Nessuno andrà perduto – assicura Leone XIV – La preziosa fragile memoria > umana restituisce dignità”. Da un trentennio l’Assemblea generale dell’ONU ha > istituito una giornata internazionale per commemorare la Shoah, cioè lo > sterminio del popolo ebraico e di tutti i deportati nei campi nazisti. Secondo > lo scrittore Primo Levi, sopravvissuto all’inferno di Auschwitz e autore del > fondamentale libro-testimonianza Se questo è un uomo, comprendere è > impossibile “ma conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può > ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate. Anche > le nostre”. Ogni anno il 27 gennaio si commemora la liberazione del campo di > concentramento di Auschwitz, paradigma di tutti i campi di sterminio della > Germania e dell’Europa dell’Est. Una colossale macchina di morte consegnata e > messa in funzione per distruggere definitivamente il popolo ebraico e > cancellare ogni traccia della sua presenza nel mondo. Olocausto, deportazioni, > discriminazioni sembrano pagine oscure di passato e invece ricordare serve ad > affrontare con maggior consapevolezza il presente e a costruire un futuro di > fraternità sulle orme dell’enciclica Fratelli tutti. > > “La memoria è ciò che fa forte un popolo perché la fa sentire radicato in un > cammino, in una storia – ha testimoniato e insegnato con il suo esempio papa > Francesco – La memoria ci fa capire che non siamo soli”. Le Nazioni Unite > richiamano l’urgenza di ricordare la profonda ferita inferta alla comunità > ebraica e i pericoli che si nascondono. Il fenomeno del razzismo e > dell’antisemitismo prolifera nella cultura del complottismo che riemerge con > forza nei periodi di crisi. Tutti noi rechiamo ancora le cicatrici individuali > e collettive che testimoniano drammaticamente quali sciagure sia capace di > compiere l’uomo quando abbandona la strada della convivenza e della > solidarietà. > > “L’Europa della pace, della democrazia, della libertà, del rispetto delle > identità culturali è stata la grande risposta agli orrori del Novecento. Una > lezione terribile che richiama le nostre coscienze”, avverte il presidente > della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. Solo ricordando il punto più > basso e malvagie dell’inciviltà si può abbattere per sempre l’odio che è > origine della crudeltà. La Shoah, infatti, rappresenta l’abisso più profondo e > oscuro mai toccato nella storia. Una voragine di abiezione che non deve mai > essere derubricata a pericolo scampato. Purtroppo nessun passato è troppo buio > per tornare. Quindi quella odierna non è soltanto una ricorrenza in cui > meditare sopra una delle più grandi tragedie dell’umanità ma un invito, > costante e stringente, all’impegno e alla vigilanza. > > Dal Pontefice e dal Capo dello Stato arriva l’esempio di come non possiamo > limitarci a guardare una fotografia che sbiadisce con il trascorrere del > tempo, ma c’è bisogno di favorire specialmente nelle nuove generazioni un > sentimento civile, energico e impegnativo. Una passione autentica per tutto > quello che concerne l’amicizia tra i popoli, il diritto, il dialogo, > l’eguaglianza, la libertà, la democrazia. Man mano che viene meno la viva voce > dei testimoni e di chi è stato direttamente coinvolto nei terrificanti > avvenimenti di otto decenni fa è nostro dovere far riecheggiare il grido > d’aiuto dei capri espiatori e delle vittime di qualunque sopraffazione. > Rendere onore a milioni di esseri umani brutalmente uccisi senza alcuna pietà > nella barbarie dell’Olocausto vuol dire accendere un faro su discriminazioni > che passano inosservate nell’indifferenza. > > La memoria ci conserva umani / IN TERRIS. LA VOCE DEGLI ULTIMI Redazione Italia
January 28, 2026
Pressenza
Il 4 Novembre non è la nostra festa
NO al 4 novembre Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. IL 4 NOVEMBRE NON È LA NOSTRA FESTA Anzitutto rifiutiamo il binomio unità nazionale e forze armate che riteniamo fuorviante rispetto al dettato costituzionale. Per la Costituzione infatti l’unità nazionale è quella della Repubblica fondata sul lavoro (art.1), e la sicurezza è soprattutto legata al ripudio della guerra come offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di soluzione delle controversie internazionali (art. 11) Il 4 novembre fu la data dell’armistizio alla fine della prima Guerra Mondiale in cui l’Italia intervenne come aggressore, agitando questioni irredentiste che si sarebbero potute affrontare per altra via, che non la sanguinosissima guerra causa di stragi immani e atroci sofferenze dei popoli italici e di quello sardo. Pertanto vediamo nel 4 novembre una giornata per commemorare i caduti della I Guerra Mondiale; così come i feriti, i soldati che furono sparati dai carabinieri fucilieri perché indietreggiavano davanti alla morte certa tra le esplosioni, il fuoco dei lanciafiamme e i colpi di mitraglia e di cannone, e coloro che ebbero il coraggio della diserzione. Vediamo nel 4 novembre una giornata per riaffermare il NO alla guerra, no all’orrore dei conflitti armati e la denuncia di ogni trionfalismo con annessa la celebrazione di valori militari. Nella legge che il 1° marzo 2024 ha istituito il 4 novembre come giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, è dedicata particolare attenzione alla scuola. (art. 2, Per celebrare la Giornata … gli istituti scolastici di ogni ordine e grado …, possono promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e testimonianze sui temi dell’Unità nazionale, della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica). Quest’anno sarà consegnata a una scuola di ogni capoluogo di provincia una bandiera italiana con cerimonia e presenza di autorità militari. Il preavviso sarà talmente ridotto da rendere impossibile la consultazione collegiale, cosa invece prevista negli ordinamenti della scuola pubblica. La scuola sarà resa semplice esecutrice di una decisione del ministero della difesa, come se fosse un’accademia militare. Da vari anni a questa parte i militari entrano nelle classi per trattare le tematiche più varie, spiegare quanto i valori militari siano attuali e apprezzabili, e per informare gli studenti di come sia possibile intraprendere una carriera militare. E’ assolutamente necessario invece informare le giovani generazioni sulle immani sciagure che la guerra ha comportato nella storia contemporanea anche per il nostro paese, e sugli effetti ancora più catastrofici che può portare nel prossimo futuro – anche se vari pronunciamenti a livello europeo e nella NATO dicono che dobbiamo prepararci ad un conflitto e dobbiamo destinare sempre più ingenti risorse di quello che riusciamo a produrre (frutto in buona parte dell’impegno delle classi lavoratrici) al RIARMO. Il sintomo di questa allarmante congiuntura si nota anche nell’ipertrofia del settore bellico della nostra produzione industriale – in calo in tutti gli altri settori, e di industrie come la fabbrica di bombe RWM nell’Iglesiente, impegnata a fare profitti astronomici e a cercare di espandersi contro le norme edilizie e di tutela ambientale. Intendiamo invece rivolgere l’attenzione al percorso che bisogna intraprendere per evitare guerre, come quella in Ucraina, e genocidi. È anzitutto inaccettabile che il diritto internazionale sia valido sino a pag.2, come espresso proprio dal ministro degli esteri Taviani davanti alla belligeranza genocida dello stato di Israele. Infatti malgrado la tregua, a Gaza continuano le distruzioni e i massacri, e la pratica di aggressione, sfratto, appropriazione di terre, omicidio, detenzione amministrativa, contro i palestinesi in Cisgiordania. Davanti a questi crimini è chiaro che il popolo palestinese deve opporre resistenza, e da parte nostra riteniamo urgentissimo il boicottaggio economico, militare e accademico di Israele. È indispensabile denunciare l’ulteriore tentativo di questo governo di instaurare un clima liberticida tramite il ddl Gasparri che accomuna antisemitismo e antisionismo. E che ci sia la precisa volontà di imbavagliare le voci critiche è confermato nello stop ministeriale inferto al convegno di aggiornamento per i docenti “La scuola non si arruola” indetto proprio per il 4 novembre dal CESTES e dall’Osservatorio contro la militarizzazione. 4 Novembre, concentramento in piazza Gramsci a Cagliari, dalle ore 16:00       Cagliari Social Forum, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Comitato sardo di solidarietà per la Palestina     Redazione Sardigna
November 2, 2025
Pressenza
MIM, ovvero ‘Ministero dell’istruzione e del Merito’, anzi no: ‘della Mitarizzazione’
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa propone di ‘ribattezzare’ così il Ministero denominato pria MIUR, cioè “dell’Università e della Ricerca”, e con il Decreto-Legge n° 173 dell’11 novembre 2022 “dell’Istruzione e del Merito”. Il Ministero dell’Istruzione e del “Merito” ha recentemente agito, per la prima volta nella storia d’Italia in questi termini, un dispositivo censorio e repressivo contro un ente accreditato CESTES / Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali (afferente al sindacato di base USB): la “sospensione” con minaccia di revoca dell’accreditamento di un corso di formazione per docenti per “non conformità” alle linee guida ministeriali. Il corso in questione, organizzato in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, era incentrato sulla didattica della pace, l’analisi della militarizzazione in corso nella scuola italiana e gli strumenti per riconoscerla consapevolmente, passando per il pensiero decolonizzato in vari ambiti disciplinari. Ai docenti quindi viene imposto indirettamente di conformarsi al pensiero che oggi va per la maggiore, a sinistra come e soprattutto a destra, secondo cui vuole la pace deve prepararsi alla guerra. Mentre il MIM con un atto di censura senza precedenti vieta il convegno nazionale sul 4 novembre che l’Osservatorio aveva organizzato insieme al CESTES, di fatto demolendo il diritto alla formazione del personale scolastico, leggiamo sul sito del Ministero della Cultura dell’apertura gratuita nella data in questione di diversi musei nella nostra città [Pisa]. L’evento viene presentato come  la “grande occasione per visitare gratuitamente il patrimonio dei musei statali” pisani, quali il Museo Nazionale di Palazzo Reale, Le navi antiche di Pisa e la Certosa Monumentale di Calci [4 Novembre 2025 – Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate presso i Musei nazionali di Pisa]. Con un incredibile gioco di prestigio il 4 novembre diventa così da una parte uno strumento potente e chiaro di repressione del dissenso e di restrizione degli spazi di libertà di pensiero e di formazione, dall’altro un mezzo di propaganda delle forze armate proprio sul terreno culturale. Da una lato quindi un messaggio di “generosità” elargita dall’alto in realtà funzionale alla celebrazione di una data che per noi è tutt’altro che una festa, dall’altro la mano dura contro chi da anni si oppone alla cultura della guerra e delle armi nelle scuole. La presunta “non conformità” del corso di formazione è in buona sostanza puramente strumentale, poiché le ragioni reali di quanto successo risiedono nella necessità da parte del Governo di tacitare con tutti i mezzi le voci, fortunatamente sempre più numerose, che si oppongono alla militarizzazione di scuola e università. Dal canto nostro pertanto rilanciamo le iniziative organizzate [in tutta Italia e] nella nostra città e invitiamo docenti, famiglie, studenti e studentesse ad affiancarci in questa opera di resistenza quotidiana e a disertare tutte le iniziative connesse con la celebrazione della giornata del 4 novembre. Ricordiamo infine che il convegno organizzato dall’Osservatorio, pur non essendo coperto dalla possibilità di usufruire dei permessi per la formazione, sarà ugualmente in piedi, perché noi il convegno lo facciamo lo stesso. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa   Redazione Toscana
November 2, 2025
Pressenza
Donne in Nero di Piombino: no alla celebrazione del 4 novembre all’insegna di L. 27/2024 e DDL “Gasparri”
“Noi non festeggeremo la giornata del 4 novembre perchè…”, spiega il gruppo femminile della città portuale maremmana costantemente mobilitato contro la guerra e contro il traffico d’armi presentando il documento in cui proclama: > In previsione della giornata dedicata alle celebrazioni delle forze armate, il > gruppo delle “donne in nero” di Piombino vuole richiamare l’attenzione al > preoccupante incremento delle spese militari effettuato dal Governo italiano. > > La legge n. 27 del 1° marzo 2024 celebra le Forze Armate come portatrici di > valori di pace, sicurezza ambientali, cura e soccorso ai rifugiati e ai > profughi, sollecitando le scuole a promuovere iniziative che le vedano > protagoniste verso i loro studenti. > > A questa legge, di per sé insidiosa per l’autonomia scolastica, si affianca la > proposta del c.d. DDL Gasparri che mira a fare coincidere la definizione di > antisemitismo con quella di antisionismo: definizione da anni voluta > dall’HIRA, un organismo che lavora per diffondere i c.d. valori israeliani nel > mondo ma contestata anche all’interno delle Nazioni Unite. Il decreto, qualora > fosse approvato, causerebbe una gravissima limitazione ai diritti di > espressione, di critica, di assemblea e di mobilitazione. > > In Italia e in Europa si sono diffusi venti di vendetta e di guerra. > > Piombino è diventato suo malgrado il crocevia di gas e armi che regolarmente > transitano dentro il nostro porto: due facce della stessa medaglia, ossia la > guerra per commissione fra Europa e Russia. > > Ma la sciagurata voglia di guerra delle classi dirigenti politiche italiane ed > europee non corrisponde alla volontà di pace dei propri popoli. > > La spasmodica ricerca della costruzione del nemico Russia non corrisponde agli > interessi del popolo italiano né di quello europeo. > > Oggi ci mobilitiamo insieme a numerose organizzazioni, fra le quali la Rete > Scuole di Piombino contro le guerre e l’Osservatorio contro la > militarizzazione delle scuole e delle università, affinchè il 4 novembre sia > un momento di riflessione e diffusione di un messaggio alternativo alla > narrazione militarista. > > Crediamo che i ragazzi e le ragazze abbiano il diritto di pensare ad un mondo > senza guerre e senza armi, in cui il sacrificio della propria vita e > l’annientamento del nemico siano considerati un disvalore. > > Qualunque guerra, produce soltanto odio, distruzione e morte. > > Solo la giustizia sociale crea e alimenta la pace fra i popoli. > > Celebriamo un 4 novembre che scelga di camminare su strade di pace: gli > eserciti non possono essere un simbolo di pace, né di cura, né di tutela > ambientale. «Noi non festeggeremo la giornata del 4 novembre perchè crediamo che le forze armate non debbano essere titolari di alcuna festa perchè non possono essere simbolo né di pace né di tutela né di cura, come invece la legge 27 del 2024 vorrebbe far credere. Il momento storico e politico che stiamo attraversando è estremamente delicato ed è per questo che dobbiamo ribadire, con determinazione, i valori fondanti del vivere civile, primo fra tutti il RIFIUTO DELLA GUERRA, il RIFIUTO DELL’IDEA DEL NEMICO. Abbiamo un solo pianeta sul quale vivere: cerchiamo allora di averne cura, lavorando alla continua ricerca del rispetto fra tutti gli esseri viventi». – Donne in nero, Piombino / 27 ottobre 2025 Redazione Italia
October 28, 2025
Pressenza
Buona riuscita del minuto di silenzio nelle scuole per ricordare le vittime del genocidio in Palestina
Il primo giorno di scuola di quest’anno si è aperto con un gesto semplice, ma profondamente significativo: un minuto di silenzio per ricordare le vittime del genocidio in Palestina e riflettere sullo scolasticidio in corso. Sulla base dei dati da noi raccolti, l’iniziativa ha avuto un’adesione straordinaria: 92 scuole, per un totale di 4.384 classi e circa 97.200 studenti (stimando 20 studenti per classe), hanno segnalato di aver osservato il minuto di silenzio interamente. Inoltre, 251 scuole in tutto il Paese hanno segnalato di aver partecipato, con approvazione dei Collegi docenti o per iniziativa spontanea di docenti o studenti, al minuto di silenzio: possiamo dunque affermare con certezza che oltre 100.000 studenti hanno preso parte all’iniziativa, ma sicuramente le cifre sono molto più alte. Le scuole si sono destate da un lungo torpore nel quale più vent’anni di politiche di tagli, precarizzazione e misure vessatorie hanno progressivamente spinto il mondo dell’istruzione, soffocandone la voce e la partecipazione alla vita sociale e politica del Paese. Questo risveglio arriva in un momento cruciale: mentre la stretta sulla libertà di insegnamento rischia di farsi ancora più feroce con il DDL 1627 (noto come “decreto Anti Pro-Pal” o “decreto Gasparri”); mentre gli Uffici Scolastici Regionali invitano le dirigenze a non promuovere iniziative in favore della Palestina in nome di una presunta “equidistanza”; mentre in città come Milano e Brescia le questure negano il diritto all’istruzione a studenti che manifestano in piazza; mentre alcune dirigenze sanzionano le assenze per sciopero di studenti che hanno animato le piazze di queste settimane. Eppure, le scuole hanno alzato la testa. Un rinnovato movimento è nato e non potrà essere fermato per decreto. Vogliamo ringraziare tutte e tutti coloro che hanno partecipato e che hanno avuto fiducia in questa iniziativa: chi ha portato la Palestina nelle proprie classi, chi ha condiviso un momento di riflessione collettiva, chi ogni giorno si impegna per un’educazione libera, critica e solidale. Un ringraziamento particolare va al corpo docente e a agli studenti che occupano con consapevolezza, si autoformano e costruiscono insieme spazi di pensiero e confronto. Siamo una marea di persone consapevoli, e questa marea, fatta di solidarietà, memoria e libertà, non si arresterà. Scuola per la pace Torino e Piemonte Docenti per Gaza Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università La Scuola per la pace Torino e Piemonte
October 17, 2025
Pressenza
Studenti e insegnanti alla mobilitazione dell’8 ottobre: tante voci in un coro unanime
Mentre si diffondeva il manifesto dei dirigenti scolastici, a Casale Monferrato si svolgeva un incontro pubblico sul tema LA MILITARIZZAZIONE DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ e tra gli striscioni esposti al presidio di Novara spiccava uno con scritto SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLA GUERRA. Intanto, si prepara la mobilitazione globale SINDACATI PER LA PACE, organizzata in concomitanza con la SETTIMANA PER IL DISARMO. “Dopo la recente repressione, in acque internazionali, della missione civile e umanitaria della Flotilla, riteniamo sia giunto il momento di dare pubblicamente voce al nostro sdegno – è proclamato nel documento, firmato da 250 dirigenti scolastici campani e aperto all’adesione di tutti gli altri di tutta Italia – Perché a Gaza sta morendo l’Occidente con la sua civiltà. Perché le ragioni dell’umano prevalgano sempre sulla barbarie, continueremo a lavorare nelle scuole che dirigiamo promuovendo innanzitutto lo sviluppo del pensiero critico e l’educazione alla cittadinanza attiva”. A Napoli gli studenti hanno occupato tre isitituti e il manifesto elaborato dai dirigenti delle scuole campane fa eco alla protesta dei giovani affermando che la scuola italiana la scuola “trova nella Costituzione il suo faro e i suoi valori di riferimento”, che il proprio lavoro li impegna a formare persone “consapevoli, capaci di leggere il presente e comprendere la complessità del mondo, persone che non perdano mai la speranza nella nostra umanità” e “che non perdano la fiducia nella conoscenza e nella democrazia e siano in grado di schierarsi a favore dei diritti, della dignità umana e della pace”. Di queste responsabilità degli educatori e dei docenti nel presente l’8 ottobre hanno parlato le torinesi Alessandra Alberti, referente della Rete Università per la Pace e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e rappresentante del sindacato di base CUB Scuola Università e Ricerca, e Maria Teresa Silvestrini, insegnante di scienze umane e filosofia all’Istituto Einstein di Torino e referente della Scuola per la Pace, intervenendo all’incontro pubblico svolto a Casale Monferrato (AL) sul tema LA MILITARIZZAZIONE DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ, prima del ciclo di 6 conferenze nel programma di attività esperienziali, didattiche e formative PACIF I CARE : COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI. Casale Monferrato, AL / 8 OTTOBRE 2025 – Mirella Ruo, Maria Teresa Silvestrini e Alessandra Alberti al tavolo della conferenza Contemporaneamente, a Novara nel presidio di sostegno per gli equipaggi della Freedom Flotilla Coalition sequestrati dalla marina militare israeliana in violazione dei principi e delle norme di diritto internazionale veniva esposto lo striscione con scritto SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLA GUERRA. E l’8 ottobre alle sedi locali della CGIL veniva recapitata la lettera del segretario generale, Maurizio Landini, per la partecipazione degli italiani allo sciopero del 25 ottobre prossimo e, dal 24 al 31 ottobre, alla settimana di mobilitazione globale SINDACATI PER LA PACE indetta, in occasione della Settimana ONU per il disarmo, dall’ITUC CSI IGB / International Trade Unions Confederation che aggrega 340 rappresentanze nazionali e 191 MILIONI di lavoratori di 169 stati. MANIFESTO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI Le sottoscrizioni al possono venire inviate alla casella di posta elettronica dspergaza@libero.it * Gaza, 250 presidi campani firmano contro il genocidio: “Sta morendo la civiltà dell’Occidente” / IL FATTO QUOTIDIANO – 7 OTTOBRE 2025 * Gaza, protesta nelle scuole a Napoli e duecento presidi firmano per la Palestina / LA REPUBBLICA – 7 OTTOBRE 2025   “La militarizzazione della scuola e della società”, conferenza a Casale Monferrato / PRESSENZA – 7 OTTOBRE 2025   ‘Democrazia al Lavoro’: piattaforma manifestazione nazionale 25 ottobre 2025 / CGIL – 8 OTTOBRE 2025 La CGIL aderisce alla campagna del sindacato mondiale “Unions for Peace” – Mobilitazione globale dal 24 al 31 ottobre 2025 / CGIL – 8 OTTOBRE 2025   Maddalena Brunasti
October 9, 2025
Pressenza