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Nuovo Report Mil€x su industria delle armi e politica
Cinque anni dopo il rapporto “Defence Industry Influence in Italy – Analisi dell’influenza dell’industria della difesa sull’agenda politica italiana“, l’Osservatorio Mil€x pubblica l’aggiornamento “L’influenza dell’industria militare sull’agenda politica italiana della difesa: nuovi elementi e dinamiche“. Il risultato di questo momento di verifica è chiaro: i cinque percorsi di influenza indebita individuati nel 2021 (lobbying, fondazioni politiche, think tank, porte girevoli, finanziamento della politica) non sono stati né fermati né presidiati. Nessuna delle misure di controllo raccomandate è diventata legge. E il problema si aggrava proprio ora, perché la posta economica in gioco è ai massimi storici. Più risorse, meno trasparenza. La spesa militare italiana diretta prevista per il 2026 tocca il record di 33,9 miliardi (+45% sul decennio), con oltre 13 miliardi di investimenti in armamenti e programmi per più di 130 miliardi nei prossimi quindici anni. A questa crescita reale se ne aggiunge una “gonfiata”: dopo le sollecitazioni NATO il governo comunica cifre più alte (fino al 2,8% del PIL) allargando con voci indefinite ciò che conta come “difesa e sicurezza”, e verso il vertice di Ankara si prepara ad annunciare altri 17 miliardi senza dettagli. La “torta” complessiva cresce così in modo surrettizio, con meno visibilità su cosa contenga. Le porte girevoli, in tutte le direzioni. Il quinquennio offre la casistica più eloquente di sempre: il generale Graziano (ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, oggi defunto) alla presidenza di Fincantieri; l’ammiraglio Credendino, da capo della Marina a presidente di Orizzonte Sistemi Navali; il generale Carta, dall’intelligence esterna alla presidenza di Leonardo. E, in senso inverso, il passaggio più diretto: Guido Crosetto, già presidente dell’associazione industriale del settore (AIAD), diventato Ministro della Difesa. Gli altri percorsi, tutti aperti. L’Italia continua a non avere una legge sul lobbying dopo oltre cinquant’anni e più di cento tentativi. I flussi dall’industria verso fondazioni e think tank restano opachi: le stesse risposte di Leonardo agli azionisti critici (Fondazione Finanza Etica e Rete Pace Disarmo) documentano finanziamenti ricorrenti agli istituti che alimentano il dibattito pubblico sulla difesa e analisi prodotte “a uso interno” per la Farnesina tramite la fondazione Med-Or. Sull’export, mentre le autorizzazioni sono passate da circa 8 miliardi nel 2024 a 11,1 nel 2025 (+87% nel quadriennio), la revisione della legge 185/90 rischia di ridurne la trasparenza (l’opposto di quanto servirebbe). Le quattro richieste a Parlamento e governo esplicitate nel nuovo Report: 1. Una disciplina vincolante delle porte girevoli, sul modello della “proposta di legge Galli” mai approvata: almeno tre anni di stop tra funzioni pubbliche rilevanti e incarichi nell’industria, con vigilanza indipendente ed estensione esplicita a membri di governo e Parlamento 2. Ricostruire la trasparenza della spesa: costi reali dei programmi, calcolo verificabile della quota di PIL comunicata alla NATO, stop all’arretramento sulla trasparenza dell’export di armi 3. Chiudere i canali ancora aperti: legge sul lobbying con registro obbligatorio, autorità indipendente sul procurement militare, trasparenza sui flussi verso fondazioni e think tank 4. Restituire al Parlamento piena sovranità sugli acquisti di armamenti: decisioni vincolanti, informate e con potere di intervento anche sulle fasi successive, superando l’attuale parere iniziale quasi solo formale (e automatico), mentre in questa legislatura sono già stati approvati decine di programmi per decine di miliardi senza alcuna possibilità di verifica successiva Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle scelte di difesa, ma di garantire che vengano prese alla luce del sole, dai rappresentanti dei cittadini e nell’interesse pubblico. In una fase di riarmo senza precedenti, tenere sotto controllo questi canali non è meno urgente di prima: lo è molto di più. Il testo integrale dell’analisi è disponibile su www.milex.org.   MIL€X - Osservatorio sulle spese militari italiane
July 6, 2026
Pressenza
Gentiloni esce da Bruxelles e diventa lobbista per la European House Ambrosetti
E’ il meccanismo delle famose “revolving doors” (“porte girevoli”): la facilità con cui si entra nelle istituzioni europee e si esce verso multinazionali, gruppi bancari e altri soggetti privati. Accade infatti di frequente che politici al termine del proprio mandato scelgano di ricollocarsi nel mercato privato – spesso molto più redditizio – diventando efficaci lobbisti grazie alle proprie conoscenze e influenza. Dopo la fine del mandato a Bruxelles di commissario per gli Affari Economici sotto la guida di Ursula von der Leyen, l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è diventato membro della società di consulenza che organizza anche il Forum Ambrosetti. Finita la sua esperienza a Bruxelles, Gentiloni ha già trovato e accettato l’offerta di chi gli ha prospettato una carriera da lobbista. Come rivelato da Euractiv, l’esponente del Pd è diventato nuovo membro della European House Ambrosetti, società di consulenza e think tank finanziario, economico ed industriale che, tra le altre cose, organizza anche il famoso Forum Ambrosetti di Cernobbio. Lo stipendio sarà inizialmente di 30mila euro all’anno per rivestire il ruolo di speaker e consulente. Non è inusuale che politici e funzionari che hanno ricoperto ruoli di spicco all’interno delle istituzioni europee finiscano per ricevere incarichi per società o gruppi di pressione interessati a influenzare le decisioni dell’Unione. Ma a destare stupore e proteste è la rapidità con la quale l’ex commissario Gentiloni ha accettato il nuovo incarico. Le regole delle istituzioni di Bruxelles prevedono non a caso che gli ex commissari non possano svolgere attività di lobbying sulle istituzioni nelle quali hanno lavorato precedentemente per un periodo di almeno due anni dalla fine del loro mandato, oltre al divieto di rivelare al nuovo datore di lavoro informazioni acquisite durante il proprio impiego in Ue. Il Comitato Etico Indipendente della Commissione Ue ha espresso un primo parere sostenendo che il mandato di Gentiloni da commissario porterà con ogni probabilità dei vantaggi al suo nuovo datore di lavoro. Sebbene le condizioni imposte per assumere il nuovo incarico sono abbastanza semplici da rispettare (1), non è difficile comprendere che questi principi, per quanto giusti, non traccino dei confini così marcati tra ciò che è consentito e cosa non lo è, detto poi che i controlli sono praticamente inattuabili. Non sono mancate le proteste di Daniel Freund, europarlamentare tedesco dei Verdi che si è contraddistinto negli anni per le sue campagne in favore di una maggiore trasparenza delle istituzioni europee. L’eurodeputato ha definito “completamente assurda” la nuova posizione lavorativa di Gentiloni che, sostiene, non sarebbe dovuta essere approvata nel corso del periodo di due anni di stop previsto dalle regole europee. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/15/paolo-gentiloni-lobbista-ambrosetti-news/7988984/ (1) I suoi contatti con gli ex colleghi della Commissione verranno gestiti con “particolare cura” e rimarrà il divieto di fare attività di lobbying su qualsiasi argomento di cui si è occupato nel corso del suo mandato al Berlaymont Lorenzo Poli
May 19, 2025
Pressenza