Le complicità del mondo militare nelle stragi che hanno insanguinato l’ItaliaIn occasione della ricorrenza della strage di Bologna del 2 agosto 1980,
vogliamo proporre una breve rassegna dei casi in cui si sono verificate
complicità delle Forze Armate, dei servizi d‘intelligence e del sistema militare
in generale nelle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese.
La storia d’Italia è stata segnata da gravi episodi di terrorismo e stragi,
spesso ordite da ambienti di estrema destra, in cui le indagini giudiziarie, le
sentenze e i lavori delle Commissioni Parlamentari d’Inchiesta hanno accertato
forme di complicità, depistaggio o coinvolgimento di esponenti del mondo
militare e dei servizi di sicurezza (spesso legati a strutture parallele come
l’organizzazione Gladio/Stay Behind).
Di seguito viene riportata una tabella sintetica con le principali stragi e i
relativi elementi di coinvolgimento o complicità emersi e documentati in maniera
ufficiale dal mondo militare e d’intelligence.
StrageElementi di complicità, coinvolgimento o depistaggio militareStrage di
Portella della Ginestra (1 maggio 1947)Elementi dei servizi di sicurezza e
dell’intelligence militare (allora SIM) furono accusati di legami con la banda
Giuliano per contrastare l’avanzata delle sinistre, con omissioni e depistaggi
successivi sui mandanti politici.Strage di Piazza Fontana (12 dicembre
1969)Sentenze definitive hanno accertato il ruolo centrale dei vertici del SID
(Servizio Informazioni Difesa), guidati dal generale Gianadelio Maletti e dal
capitano Antonio Labruna, nel proteggere e favorire la fuga all’estero di
terroristi neri responsabili dell’attentato, come Giovanni Ventura e Marco
Pozzan.Strage di Peteano (31 maggio 1972)Le indagini del giudice Felice Casson
accertarono che l’esplosivo (C4) usato per la bomba proveniva dal deposito
segreto di Nascia (struttura Gladio/Stay Behind). Alti ufficiali dell’Arma dei
Carabinieri (tra cui il generale Donato Loprete e il colonnello Dino Mingarelli)
e dei servizi furono condannati per aver depistato le indagini accusando
falsamente la malavita locale.Strage della Questura di Milano (17 maggio
1973)Gianfranco Bertoli, l’attentatore anarco-individualista (in realtà
infiltrato e informatore dei servizi), risultò avere legami con ambienti legati
al SIFAR/SID. Le indagini evidenziarono omissioni nel controllo dei suoi
spostamenti prima dell’attentato.Strage di Piazza della Loggia (28 maggio
1974)Le sentenze di condanna del 2015 e del 2017 hanno confermato il ruolo
di Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo ma contemporaneamente
informatore “Fonte Tritone” dei servizi segreti militari (SID). Il SID era a
conoscenza dei preparativi della strage ma non intervenne per bloccarla.Strage
del treno Italicus (4 agosto 1974)La Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla
Loggia P2 ha evidenziato come la pianificazione dell’attentato fosse legata ad
ambienti eversivi della destra protetti da frange deviate dei servizi di
sicurezza militari, i quali operarono per occultare le responsabilità.Strage di
Bologna (2 agosto 1980)Sentenza definitiva per depistaggio per i vertici
del Sismi (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare): il generale
Pietro Musumeci, il colonnello Giuseppe Belmonte e il direttore generale
Giuseppe Santovito (tutti iscritti alla P2) piazzarono valigie piene di
esplosivo e armi su un treno a Taranto per sviare le indagini verso una fittizia
pista internazionale.Strage di Ustica (27 giugno 1980)Le inchieste giudiziarie
(in particolare le ordinanze del giudice Rosario Priore) e le sentenze civili
hanno accertato che i vertici dell’Aeronautica Militare Italiana attuarono un
sistematico “muro di gomma”, distruggendo tracciati radar (tra cui quelli di
Marsala e Licola), falsificando i registri di volo e occultando informazioni
sulla presenza di caccia alleati nel cielo del disastro per nascondere lo
scenario di guerra aerea.
Citiamo a parte il disastro aereo dell’Istituto Salvemini (6 dicembre 1990), in
quanto in quel caso si trattò di un incidente aereo. Si trattava di un aereo in
avaria dell’Aeronautica Militare italiana fuori controllo che precipitò e si
schiantò contro l’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (Bologna), causando
la morte di 12 persone e il ferimento di altre 88 persone. Ma ci sembra comunque
doveroso citarlo per far comprendere i rischi dell’attività militare per la vita
delle persone e per la società.
È questa complicità conclamata e passata in giudicato legata agli ambienti
militari che ci pone qualche perplessità in relazione, ad esempio,
all’affidamento dell’insegnamento dell’educazione civica e dell’educazione alla
legalità nelle scuole alla Forze Armate. Sapendo poi che i nostri militari sono
impegnati in missioni di guerra all’estero senza discussione parlamentare e non
in “difesa della Patria” (ex art. 52 Costituzione), ma in difesa degli
“interessi” nazionali/privati (clicca qui per la notizia), allora ciò pone
ulteriori problemi nell’ingresso dei militari all’interno delle nostre scuole.
Qui, tuttavia, ci siamo limitati alle complicità delle Forze Armate, ma ci
sarebbe da scrivere anche in relazione alle Forze dell’Ordine. Magari
prossimamente dedicheremo un articolo anche a questo tema.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Pubblicato anche su www.pressenza.it.
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