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Roma in movimento per la pace: dal 17 settembre al 3 ottobre arriva la 4ª Marcia Mondiale
Dal 17 settembre al 3 ottobre 2026, Roma si trasforma in una delle capitali globali della mobilitazione pacifista ospitando le tappe della 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. L’iniziativa internazionale punta a costruire un’alternativa concreta alla militarizzazione e alla guerra attraverso un fitto programma diffuso sul territorio capitolino. Il percorso ha ricevuto il patrocinio dell’Assessorato alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale e il supporto accademico di atenei quali la Sapienza, Link Campus, UPEACE e RUNIPACE. Circa cinquanta organizzazioni locali e nazionali hanno aderito alla manifestazione per stimolare il dibattito pubblico sulla riduzione delle spese militari e sulla giustizia sociale. Il Programma degli eventi romani 17 settembre: La presentazione alla città Il percorso si apre ufficialmente con la conferenza stampa di presentazione dei dettagli del programma, ospitata presso la sala stampa dell’Ordine dei Giornalisti a Roma. 21 settembre: Apertura e collegamento globale In occasione della Giornata Internazionale della Pace, la sede della University for Peace delle Nazioni Unite (UPEACE) ospita l’apertura formale delle attività romane con una conferenza stampa. Successivamente è previsto un tavolo di confronto interreligioso e un collegamento simultaneo in diretta con altre otto città sparse nei vari continenti. Al termine, un corteo raggiungerà la Basilica di Santa Maria Maggiore per portare omaggio alla tomba di Papa Francesco. 26 settembre: Sport, riflessione geopolitica e cultura La mattina vede la pace mettersi in movimento da Ponte Milvio: alle 9:30 partono i camminatori e i canoisti lungo il Tevere, seguiti alle 10:30 dai ciclisti. I tre flussi convergono a Piazza del Popolo alle 12:00 per un flash mob collettivo. Il pomeriggio si sposta a Palazzo Valentini con il seminario economico e politico “Agenda 2030 versus Prontezza 2030 – Sviluppo sostenibile o economia di guerra: su quale futuro l’UE intende investire?”, promosso dall’Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà OdV. Il panel analizza l’impatto del riarmo sui bilanci di sanità e istruzione, basandosi sulle teorie di “pace positiva” di Johan Galtung. Tra i relatori figurano: Giorgio Parisi (Premio Nobel per la Fisica): il ruolo della scienza e dell’intelligenza artificiale. Sergio Bellucci (UPEACE): i rischi legati ai sistemi d’arma autonomi. Stefania Maurizi (Giornalista): lo stato delle armi nucleari statunitensi in Italia. Alessandro Giannì (Greenpeace Italia) e Gaetano Benedetto (WWF): l’interconnessione tra crisi climatica, guerre e Green Deal. Cinzia Pettini (Emergency) e Antonella Trocino (Comitato Promotore): le mobilitazioni civili e le politiche di transizione ecologica giusta. La sera, dalle 18:00 alle 22:00, il Parco delle Stelle di Largo Settimio Passamonti a San Lorenzo ospita la Festa dell’Inter-Cultura 2026 “Alla scoperta dell’Umano”, curata da Energia per i Diritti Umani APS e Diritti al Cuore ODV. L’evento a ingresso gratuito offre mostre sui costruttori della nonviolenza, performance e giochi aperti alla cittadinanza. 2 ottobre: Le scuole in Campidoglio In concomitanza con la Giornata Internazionale della Nonviolenza indetta dall’ONU, la piazza del Campidoglio si riempie con gli studenti delle scuole romane. Guidati dal team di Scuole in Marcia, i ragazzi partecipano a un’iniziativa pubblica culminante nella composizione coreografica del simbolo della nonviolenza.   Il Festival della Nonviolenza Attiva (2-3 ottobre) Dal Campidoglio le attività si spostano nello spazio ExtraLibera di via Stamira 5 per la terza edizione del Festival della Nonviolenza Attiva. L’evento, promosso da Energia per i Diritti Umani APS con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, si sviluppa per la prima volta su due intere giornate a ingresso libero. Il cuore del festival è strutturato attorno a cinque panel tematici specialistici: Migrazioni (Venerdì 2 ottobre, 18:00-20:00): focus sul governo dei flussi e sulla scomposizione dei linguaggi emergenziali. Pace e disarmo (Sabato 3 ottobre, 10:00-12:00): transizione dall’economia bellica alla società della cura. Genere e nonviolenza (Sabato 3 ottobre, 10:00-12:00): confronto tra soggettività plurali e pratiche di liberazione. Ambiente e conflitti (Sabato 3 ottobre, 14:30-16:00 – Aula D. Dolci): approfondimento su crisi ambientale e giustizia climatica. Educazione nonviolenta (Sabato 3 ottobre, 16:00-18:00 – Aula M. Montessori): il ruolo della comunità educante nei modelli relazionali. All’interno del festival trova spazio anche la fiera editoriale Eirenefest, interamente focalizzata sulle presentazioni librarie e gli incontri con autori che trattano i temi della pace e dei diritti umani, con la media partnership di Pressenza. Per informazioni o per inviare l’adesione formale come realtà collaboratrice, è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email: info@festivalnonviolenza.it. Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
August 20, 2026
Pressenza
EireneFest Casale Monferrato: appuntamento con Claude AnShin Thomas
Un attivista per la nonviolenza tra i più celebri al mondo, il monaco buddhista zen nel primo fine settimana di luglio sarà ospite del Centro Zen dell’Acero Rosso a Casorzo Monferrato, dove si terrà un ritiro di meditazione. Prima, mercoledì 1° luglio, dialogherà con i partecipanti all’incontro sul tema “Fare pace con la propria irrequietezza”. L’evento è incluso nel ciclo intitolato Un libro o due al mese per parlare di pace e svolto nella rassegna di EireneFest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza. Nato nel 1947, come tanti giovani americani della sua generazione Claude AnShin Thomas ad appena 17 anni si è arruolato volontario ed è andato a combattere la guerra in Vietnam, dove ha compiuto numerose missioni in cui sono morte tante persone e sono stati distrutti molti villaggi, e al ritorno in patria ha cominciato a combattere di nuovo… Devastato da stress post-bellico e rimorsi, ha affrontato la dipendenza dalle droghe, l’indigenza e la disperazione e ha vinto la battaglia contro l’autodistruzione praticando la meditazione. Impegnato a offrire agli altri il proprio supporto e assistenza a senza tetto, carcerati, drogati e disagiati, da molti anni testimonia che la nonviolenza insegna a trasformare la cultura della violenza in cultura della pace. In particolare lo ha dimostrato con i pellegrinaggi che lo hanno reso famoso: da Auschwitz a Hiroshima e Nagasaki, una camminata iniziata nel dicembre 1994 e conclusa nell’agosto 1995; nel 1998 la marcia da New York alla California; nel 1999 e ancora nel 2002 in Europa, ai campi di battaglia della seconda guerra mondiale e ai campi di prigionia e di sterminio; nel 2004 dal Massachusetts al Ground Zero di New York e poi al Memorial dei Veterani del Vietnam di Washington; nel 2007 lungo il confine tra USA e Messico. Nell’incontro a Casale Monferrato, racconterà di queste proprie esperienze che ha anche descritto in due libri: Alle porte dell’Inferno – Il percorso di un soldato alla guerra alla pace pubblicato nel 2004 e Una volta ero un soldato – Dall’orrore del Vietnam all’incontro con il buddhismo edito nel 2023. Redazione Piemonte Orientale
June 25, 2026
Pressenza
Eirenefest 2026 a Trieste: si tirano le somme della seconda edizione
L’edizione di Eirenefest 2026 a Trieste si è tenuta il 6 e 7 giugno presso il parco di San Giovanni. È stato il libro Cronache da un paese interrotto. Diario di un prof in Palestina di Roberto Cirelli ad aprire gli appuntamenti di Eirenefest all’interno di Bioest 2026. Un’apertura particolarmente significativa in un momento in cui la tragedia che colpisce la popolazione palestinese continua a interrogare le coscienze e a richiedere spazi di informazione, ascolto e confronto. La presentazione ha offerto uno sguardo sulla vita quotidiana nei territori palestinesi, andando oltre la cronaca del conflitto e restituendo centralità alle persone, alle relazioni e all’esperienza educativa raccontata dall’autore. A rendere ancora più intenso l’incontro è stata la presenza di un giovane di Hebron, che ha portato la propria testimonianza diretta sulle condizioni di vita nella sua città, permettendo al pubblico di confrontarsi con una realtà spesso raccontata solo attraverso numeri, dichiarazioni ufficiali o immagini di guerra. L’incontro ha confermato uno degli obiettivi fondamentali di Eirenefest: dare spazio alle voci dei popoli coinvolti nei conflitti e favorire una cultura della pace fondata sulla conoscenza reciproca e sull’ascolto delle esperienze concrete. Lo stesso filo conduttore è emerso nell’incontro Cammini di pace: libri, passi, dialoghi di pace, dedicato al tema del cammino come pratica di pace e di trasformazione sociale. Partendo dal libro Un mondo pellegrino. In viaggio lungo la Via Francigena di Roberto Montella, il pubblico è stato accompagnato in una riflessione sul cammino come esperienza di incontro tra persone e culture diverse. L’esperienza del Cammino Valle dei Monaci, presentata da Flavio Boscacci, ha evidenziato come la valorizzazione del territorio possa diventare occasione di partecipazione civica e costruzione di comunità, mentre il riferimento al PeaceWalk to Jerusalem ha allargato lo sguardo alle iniziative internazionali che utilizzano il cammino come strumento di dialogo e riconciliazione. Particolare interesse ha suscitato anche la presentazione dell’opuscolo in preparazione La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza nella mia città. Note per un percorso locale per una trasformazione globale. La proposta invita cittadini, associazioni, scuole e realtà territoriali a tradurre i valori della Marcia Mondiale in iniziative concrete capaci di rendere la nonviolenza una presenza stabile nella vita quotidiana delle comunità. L’idea è semplice ma ambiziosa: costruire la pace non soltanto attraverso grandi mobilitazioni internazionali, ma anche attraverso relazioni, progetti e pratiche condivise nei luoghi in cui viviamo. Nel corso dell’incontro è stato inoltre annunciato un progetto editoriale particolarmente atteso: la pubblicazione in lingua italiana del libro di Valentina Otmačić dedicato all’esperienza della Scuola di Pace di Mrkopalj, nata durante le guerre balcaniche degli anni Novanta. Per molti partecipanti si è trattato di un gradito ritorno. Già durante la prima edizione di Eirenefest a Bioest, nel 2025, era stata infatti presentata la versione in lingua inglese dell’opera, suscitando notevole interesse per la sua capacità di raccontare come, anche nel pieno di un conflitto, sia possibile creare spazi di educazione, dialogo e convivenza. La futura edizione italiana consentirà ora di far conoscere questa significativa esperienza di pace a un pubblico ancora più ampio. L’incontro successivo ha riguardato il libro “Partigiani della pace” di Laura Tussi e  Fabrizio Cracolici, Alessandro Capuzzo ha dialogato con gli autori. Il sabato si è concluso con le canzoni del narratore errante Angelo Maddalena e con il “dialogo musicale” di Alessandro Capuzzo con l’albero di kako sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki, attraverso uno strumento che ha registrato gli impulsi elettrici dell’albero stesso su una foglia. La domenica si è aperta nuovamente con “il dialogo musicale” di Alessandro Capuzzo, questa volta però con altro albero di fronte alla sede di Radio Fragola. E’ seguito poi l’incontro “Il ripudio delle guerre e i tribunali”, che ha visto un dialogo con la presidente di Magistratura Democratica Silvia Albano, per approfondire il rapporto tra diritto e costruzione della pace in un contesto internazionale segnato da riarmo e conflitti. L’iniziativa conclude un percorso di sensibilizzazione sul disarmo nucleare comprendente il convegno e la manifestazione-corteo del 5 e 6 giugno, a Pordenone e Aviano, contro la presenza delle armi nucleari alla base aerea. Presenza che la mattina del 15 giugno verrà posta in discussione al Tribunale di Pordenone, ove di tratterà dalla denuncia per la presenza illegale delle bombe alla base aerea.. Al dialogo con la presidente di Magistratura Democratica hanno partecipato: l’avvocato Ugo Giannangeli estensore della denuncia e impegnato contro il genocidio in Palestina e l’avvocato Pierumberto Starace patrocinante in aula dei 22 denuncianti. Ha moderato l’incontro Alessandro Capuzzo di Tavola Pace FVG. E’ stato ricordato che presso lo studio di Franco Basaglia nel Parco dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste è stato messo a dimora un albero di Kako discendente da una pianta sopravvissuta all’Olocausto atomico di Nagasaki. Redazione Friuli Venezia Giulia
June 11, 2026
Pressenza
A Roma il Festival della Nonviolenza Attiva: due giorni per costruire insieme una cultura di pace
Il 2 e 3 ottobre 2026, presso ExtraLibera in Via Stamira 5, panel, incontri, presentazioni di libri, laboratori, spettacoli ed eventi per celebrare la Giornata Internazionale della Nonviolenza. Guerre, militarizzazione, arretramento democratico, frammentazione sociale e normalizzazione della violenza stanno segnando sempre più profondamente la vita quotidiana in ogni parte del mondo. Di fronte a questo scenario, cresce la necessità di costruire spazi di incontro, confronto e azione collettiva capaci di generare alternative concrete. Nasce da questa esigenza il Festival della Nonviolenza Attiva, in programma il 2 e 3 ottobre 2026 a Roma, presso ExtraLibera, in Via Stamira 5, in occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, celebrata ogni anno il 2 ottobre. Il Festival sarà uno spazio aperto di partecipazione, riflessione e proposta, rivolto a persone, associazioni, scuole, movimenti e realtà sociali che credono nella possibilità di trasformare i conflitti attraverso pratiche di dialogo, solidarietà, giustizia sociale e nonviolenza attiva. Nel corso delle due giornate avranno luogo quattro panel tematici dedicati ad alcune questioni centrali del nostro tempo: migrazioni, educazione alla pace, disarmo e ruolo delle donne come costruttrici di pace. Saranno momenti di approfondimento e dialogo con attivisti, studiosi, operatori sociali e rappresentanti del mondo associativo. All’interno del Festival troverà spazio anche Eirenefest, il Festival del libro per la pace e la nonviolenza, con presentazioni di libri, incontri con autori, autrici ed editori indipendenti impegnati nella diffusione di una cultura di pace e nonviolenza. Il Festival della Nonviolenza Attiva si collega inoltre alla 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, mobilitazione internazionale che, tra il 21 settembre e il 4 ottobre 2026, metterà in relazione città, gruppi e iniziative impegnate nella costruzione di una cultura di pace e nonviolenza. L’evento è promosso da Energia per i Diritti Umani APS, con il sostegno del fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese e con il patrocinio del Comune di Roma. Informazioni utili Festival della Nonviolenza Attiva ExtraLibera – Via Stamira 5, Roma Orari 2 ottobre: dalle ore 16.00 alle ore 23.00 3 ottobre: dalle ore 10.00 alle ore 23.00 L’ingresso è libero e aperto a cittadine e cittadini, associazioni, scuole, movimenti e a tutte le persone interessate a contribuire alla costruzione di una società più giusta, solidale e nonviolenta. Per informazioni e aggiornamenti sul programma: festivalnonviolenza.it Per aderire: https://www.festivalnonviolenza.it/adesioni/ Email: info@festivalnonviolenza.it Telefono: +39 06 89479213   Adesioni al 6 giugno 2026: ABC Ass Beni Comuni S. Rodotà Amnesty International Ass Umanista Atlantide CESC Project CIPSI CISDA Diritti al Cuore ODV Emergency ENGIM Compagnia teatrale Il Cantastorie La Comunità per lo Sviluppo Umano Le Danze di Piazza Vittorio Associazione Multimage APS Pressenza Scout Resistenti RESQ . People saving people. Energia per i Diritti Umani
June 8, 2026
Pressenza
Eirenefest Firenze: “Ritrovare il Senso”, laboratorio al Giardino Olistico
Un  anticipo di Eirenefest Firenze si è svolto sabato 23 maggio al Giardino Olistico al Giardino dell’Anconella. Quest’anno la terza edizione del Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza che si svolgerà in vari punti della città dal 20 Settembre al 4 Ottobre avrà alcune date di anticipazione nella convinzione della necessità di diffondere sempre più la cultura della nonviolenza. Nel primo anticipo del 2026, un gruppo di adulti e bambini ha partecipato al laboratorio “Ritrovare il senso – laboratorio sulle virtù per riumanizzare l’educazione”, facilitato da Jaqueline Mera e Stefano Colonna della Corrente Pedagogica Umanista Universalista e autori del libro Guida per la pace e la nonviolenza di prossima pubblicazione in Italia. Attraverso dinamiche esperienziali ispirate alla Pedagogia dell’Intenzionalità, momenti di relazione, gioco e attività artistiche, i partecipanti hanno lavorato con creatività e complementarietà sulle proprie virtù e sulle possibilità di un’educazione più umana e nonviolenta, in un clima di allegria, ascolto e distensione. Durante l’evento ha funzionato un banchino di esposizione dei libri della Multimage inerenti le tematiche della pedagogia umanista e nonviolenta. Il Comitato promotore ricorda che c’è tempo per fare proposte per Eirenefest Firenze fino al 30 luglio di quest’anno attraverso il seguente modulo https://docs.google.com/forms/d/1b6oFMlUzaTt7sQOx4pnXA7ofqhbLtelN87gAxrQprVg/edit Foto del Giardino Olistico Redazione Toscana
May 24, 2026
Pressenza
Eirenefest: a San Giovanni Valdarno un book party per la pace e la nonviolenza
La seconda serata del terzo Eirenefest valdarnese si è svolta a San Giovanni presso la sede di Nanda&Friends ed ha avuto come tema un book party. Il book party è un’attività consolidata che consiste in un cerchio di persone che condividono dei libri e le loro letture. Da ogni lettura possono scaturire commenti, dibattiti, riflessioni, una ulteriore lettura. La serata di venerdì 22 Maggio aveva come tema la pace e la nonviolenza e questo ha prodotto in un pubblico vario, attento e dialogante letture di vario genere, testi poetici, cronache, testimonianze, interviste e perfino la lettura della Bibbia in un clima affettuoso di scambio e relazione.   Redazione Toscana
May 23, 2026
Pressenza
Inizia in Valdarno la terza edizione locale di Eirenefest, Festival del libro per la Pace e la Nonviolenza
Inizia oggi martedì 12 Maggio con un testo estremamente significativo per il momento, L’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo, la terza edizione valdarnese di Eirenefest, Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza. Alessandro de Pascale, redattore dell’Atlante, lo presenterà alle 21 alla Biblioteca Le Fornaci a Terranuova Bracciolini. Il festival continuerà poi, secondo uno stile consolidato, in varie sedi della vallata, situata tra le province di Firenze ed Arezzo, secondo il seguente calendario: 22 Maggio h. 21 San Giovanni Valdarno Associazione Nanda & Friends, Corso Italia 211 Book Party sulla pace e la nonviolenza: porta il tuo libro preferito e leggilo agli altri 26 Maggio h. 21 San Giovanni Valdarno Associazione Nanda & Friends, Corso Italia 211 Café la Paz: quattro chiacchiere con Borges, il Che e Silo; ricostruire lo storico caffè di Buenos Aires dove si incrociavano scrittori, intellettuali, rivoluzionari durante il periodo della dittatura. 3 Giugno h. 18,30 Associazione Circuito Corto Via Petrarca 172 Incisa Valdarno Presentazione del libro di Paola Carta, Frontiere Visibili e invisibili  alla presenza dell’Autrice, introduce Olivier Turquet 6 Giugno h. 17 Aia di Ramarella,  Via Poggio Bagnoli 7, SP18, 52019 Laterina Pergine Valdarno  Laboratorio di disegno creativo e letture tratte dal libro Anche gli alberi nascono da un sogno con gli autori Rebecca Fabbroni e Michele Fabbricatore. Redazione Toscana
May 12, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo: Pace, dalla Parola ai fatti
Incontro un po’ diverso, questo, dalle tradizionali presentazioni di libri. Il bresciano don Fabio Corazzina, figura di riferimento del pacifismo cattolico e già coordinatore nazionale di Pax Christi, ha dialogato attorno al suo libro Pace, dalla Parola ai fatti (Paoline Editoriale Libri, 2025) con il cantautore Alessandro Sipolo che ha intrecciato le parole del libro con la risonanza musicale di alcune sue canzoni. L’incontro – introdotto da Rosita Poloni, coordinatrice dell’associazione italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam – si è svolto nell’ambito di EireneFest Bergamo, il 28 Aprile, nel suggestivo chiostro di Santa Marta.  Pace, dalla Parola ai fatti, già dal titolo interroga la realtà e le Scritture, la fede e la testimonianza, la necessità e il bene: “tutto quello di cui abbiamo bisogno per capire la pace e i suoi contrari è scritto in molte pagine della Bibbia che in questo libro funzionano come da specchio per i nostri giorni”.  Quasi un reading musicale in quattro movimenti e un controcanto (da seguire e gustare con il video al link sotto riportato): a partire da alcuni brani del Primo e del Nuovo Testamento e da alcuni testimoni del nostro tempo, la parola pace è “declinata” come liberazione, resistenza, riconciliazione, accoglienza, nonviolenza, convivialità, legalità, disobbedienza, impegno politico e alleanza educativa. Le riflessioni seguono un percorso tortuoso, spesso difficile, controcorrente (anche la pace ha un prezzo), non consolatorio e forse nemmeno pacificato. Don Fabio richiama quattro elementi fondamentali, che attraversano quella conversione evangelica che può generare rapporti e relazioni di pace: “tu non uccidere, rispondi al male con il bene, ama anche il tuo nemico, perdona… il Vangelo non è una pia esortazione per anime belle”. La canzone “Gagiò romanò” racconta la storia, raccolta anni fa da Alessandro in Franciacorta, di un obiettore totale, un renitente alla leva bresciano, aggregatosi, negli anni ‘70 a un gruppo di giostrai rom per sfuggire al servizio militare. Un istintivo del rifiuto delle armi senza compromessi, come ne L’uomo in rivolta di Albert Camus, “il ribelle, l’insorto rivendica per tutti e per tutte la libertà che vorrebbe per se”, dunque – propone Sipolo – “forse anche la sua scelta, per quanto violenta, può essere legittima e non possiamo non essere solidali con quei popoli, che anche oggi invasi e colonizzati, hanno diritto di insorgere”. È possibile immaginare una resistenza nonviolenta? Oppure è possibile giustificare una resistenza violenta? Nella sacra scrittura è giustificabile il tirannicidio? Sicuramente – osserva Corazzina –  nella Bibbia è facile trovare pagine che lo giustificano, tuttavia la “Parola” rimane una bussola fondamentale per orientarsi. Ad esempio, l’inizio del libro dell’Esodo si svolge sotto il segno delle donne che salvano la vita, due levatrici (Esodo 1, 15-17), Sifra e Pua, prime obiettrici di coscienza che si sono ribellate al potere del Faraone, “con intelligenza creativa e metodo nonviolento ci tramandano che la vita è più potente di qualsiasi ordine di sopprimere la vita.”  La nonviolenza e la resistenza nonviolenta: è una questione di testimonianza individuale o una scelta di popolo e di comunità? Se, in nome della fede (o di alcuni valori), è chiesto a qualcuno di testimoniare profeticamente la nonviolenza è un fatto, se invece la nonviolenza è un processo, un percorso affrontabile come comunità e come popolo, allora si apre tutta un’altra stagione: “non quella degli eroi ma la stagione di un popolo che si assume la responsabilità di una scelta e di un modello nonviolento di pensiero e azione.”  Per il sacerdote bresciano, se si vuole passare attraverso il riferimento evangelico, “non può esistere la possibilità di giustificare l’omicidio e nemmeno il tirannicidio. Come resistere al male e al potere che opprime, rimane una questione aperta alla coscienza delle persone credenti e non credenti.” Se saremo disposti a superare quest’ostacolo allora potremo incamminarci verso quella parola e cominciare a darle il giusto significato. Come si fa a porre limite allo strapotere dei tiranni e un argine a chi vuole negare la possibilità di una svolta? quale legalità e rispetto del diritto internazionale, di quale sicurezza abbiamo bisogno? Nel dialogo Corazzina cerca di sbrogliare la matassa: se i diritti delle persone (diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla scuola, alla parola, alla libertà…) dipendono dal potere di turno è un bel problema, ma se i diritti sono legati alla dignità e alla vita delle persone questo allora apre delle potenzialità”. E qui intravede due derive: “da un lato i potenti di turno si arrogano il potere di definire e di dare i diritti (a qualcuno sì e a qualcuno no) attraverso decreti-leggi dove non c’è più la persona al centro”; dall’altro queste stesse leggi non cadono dal cielo, sono frutto di un processo democratico, dove il concetto di “potere” (legislativo) ci fa sentire “impotenti” (incapaci di generare un’umanità nuova) perché lo abbiamo delegato a qualcuno.  “Ho conosciuto il cristianesimo della crociata e quello della croce”, riprende Sipolo, dove anche oggi si legittima la guerra con il “Dio è con noi”, così per la corsa al riarmo per difendere l’Europa, nata da un’idea di pace. Corazzina reagisce affermando che esiste anche il cristianesimo della resurrezione: “scegliere la nonviolenza, l’equità, la solidarietà, la legalità, la fraternità e il disarmo come unica via per un’incarnazione della giustizia”, e che il “fondamentalismo cristiano nell’America di Trump non ha niente più a che fare con il vangelo”. Forse, anche in questo tempo, occorre essere un po’ eretici. Come cristiani e operatori di pace dobbiamo invertire la rotta, riprende don Fabio, proporre prospettive diverse per costruire un progetto di pace che deve smascherare la logica del riarmo: “Non è vero che chi spende di più è più sicuro” e le risorse destinate agli armamenti finiscono inevitabilmente per penalizzare le spese destinate alla scuola e alla salute, che stanno alla base di una convivenza pacifica. Purtroppo, per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU nei Paesi occidentali abbiamo investito soltanto un centesimo di quanto abbiamo speso per le armi”. La fatica è quella dell’azione quotidiana, dell’incontro con l’altro e della scelta disobbediente. Quali forme di disobbedienza mettere in atto per provare a dire un “no!” a beneficio della collettività? Si può iniziare un nuovo cammino solo dalla fiducia, dall’ascolto, dal coraggio e dalla speranza di trovare positività laddove tutti vedono cattiveria, dalla capacità di riconoscere la profezia dove prevale il “buonsenso”, dalla certezza della primavera dopo l’inverno, dalla potenza del seme che muore per dare nuova vita. Solo allora si saprà cogliere la pace.  Link alla registrazione video:  https://www.youtube.com/watch?v=Xa468JQn_WU   Per consultare i testi completi delle canzoni di Alessandro Sipolo: https://www.alessandrosipolo.com/testi Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo: l’attualità di Don Milani
Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 1° maggio 2026 è stato presentato l’edizione critica, curata da Sergio Tanzarella, ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, del volume Lorenzo Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, Il Pozzo di Giacobbe, 2025. Ha dialogato con l’autore Battista Villa, coordinatore del Punto pace Pax Christi di Bergamo.  Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà». Don Milani, con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, rispondono così: «Avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo» usando, «con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi». Piovono da ogni parte lettere anonime di ingiurie e di minacce a don Lorenzo. Denunciato da un gruppo di ex combattenti per incitamento alla diserzione e vilipendio delle forze armate, Milani è rinviato a giudizio con Luca Pavolini, vicedirettore della rivista “Rinascita” che aveva pubblicato la Lettera ai cappellani. Non va al processo perché gravemente malato di linfoma, ma durante l’estate del 1965 prepara e invia una memoria difensiva – la Lettera ai giudici – in cui indica la necessità di disobbedire alle leggi ingiuste e battersi per cambiarle obbedendo solo alla propria coscienza. L’epilogo della vicenda è noto: don Milani viene assolto in primo grado, il pm ricorre in appello e chiede 4 anni per il prete. Nell’ottobre 1967 Pavolini viene condannato, il reato di Milani invece è «estinto per morte del reo» avvenuta a giugno dello stesso anno. Tuttavia, le carte del processo sono tra le “fonti meno conosciute e citate da parte di coloro che celebrano Milani senza Milani.” Tanzarella, che si era occupato dell’intero epistolario milaniano per l’Opera Omnia (Mondadori, 2017), ha voluto dedicarsi in particolare a queste due Lettere per la loro estrema attualità: sono lettere, scrive, “che fanno paura perché scardinano tutta la retorica militaresca e celebrativa della nostra storia nazionale”. Non solo, allora come oggi risultano scomode e per questo subiscono una sorta di rimozione dalla produzione milaniana.  Nel libro si ricostruisce così il contesto storico-politico, la genesi delle lettere, il loro impatto pubblico, inoltre si può comprendere la complessa e impegnativa preparazione della Lettera ai giudici. Grazie alla ricerca sulle fonti, che Tanzarella richiama nel libro assieme alla corrispondenza che intercorre nel tempo intercorso tra le due lettere (da febbraio ad ottobre 1965), sappiamo della rete di solidarietà e di consulenza che si attiva attorno a don Milani, il quale si era rivolto al giurista Arturo Carlo Jemolo, ad Aldo Capitini e a Giorgio Peyrot della Tavola Valdese per comporre e organizzare le strategie difensiva che avrà poi come risultato la Lettera ai giudici.  Come per Esperienze pastorali, anche se in tempi più stretti, il lavoro di perfezionamento (il “metodo Milani”) è un continuo rimando ai lettori per migliorare il testo, documentatissimo ma accessibile (primato della comunicazione),  perché i veri destinatari della lettera non sono i giudici ma tutti i cittadini. È in questa luce che per Milani anche la storia nazionale deve essere riscritta. Non è più possibile arroccarsi nelle celebrazioni di caduti e di vittorie, accettare l’ideologia della retorica militaresca – che si rinnova anche in ambienti ecclesiali (la Militia Christi, le preghiere dell’alpino e del bersagliere o il culto e le simbologie del Milite Ignoto) – e la propaganda sempre più pervasiva dei valori bellicisti nei luoghi della formazione (vedi l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università). Nel presente di guerra in cui si ipotizza di ripristinare il servizio militare, questi due testi di don Lorenzo Milani, datati 1965, assumono rinnovata attualità e forza persuasiva: “Abbasso tutte le guerre”. Redazione Italia
May 4, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo 2026: riflessioni sul pacifismo
Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 24 aprile 2026 si è presentato il libro di Roberto Della Seta, Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa, Mimesis edizioni, 2025. Quando e come sono nati i movimenti pacifisti? Hanno ancora la valenza originaria assoluta e universale? Roberto Della Seta, già presidente nazionale di Legambiente, autore di saggi sulla storia dei pensieri, dei movimenti ambientalisti e sulla storia delle idee nel ’900, ha scritto una storia del pacifismo avvincente e complessa che è stata presentata ad EireneFest Bergamo, nell’ambito della 67° Fiera dei Librai in corso sul Sentierone cittadino. L’incontro è stato coordinato Dario Acquaroli, membro della Presidenza delle Acli di Bergamo Nel 1907 al congresso della pace di Monaco è stata enunciata la prima definizione di pacifismo: «Il pacifismo è l’unione di tutti gli uomini e le donne di ogni nazionalità che ricercano i mezzi per sopprimere la guerra, per aprire un’era senza violenza e per risolvere attraverso il diritto le controversie internazionali». L’idea di pace precede questo fatto, si sviluppa nei secoli, per assumere una fisionomia più specifica nel ‘700 (Per la pace perpetua di Kant è del 1795) per poi prendere forma in occidente con dottrine pacifiste in un quadro storico globale, per nulla lineare, che attinge a diverse tradizioni culturali e filosofiche (non solo occidentali). Una prima doppia ispirazione del pacifismo saranno nell’800 Thoreau e Tolstoj (un americano e un russo), due intellettuali impegnati in prima persona con scelte radicali ma con una diversa interpretazione pratica: il “pacifismo assoluto” di Tolstoj e il “pacifismo possibilista” di Thoreau. Della Seta ricostruisce con un’indagine accurata queste due anime del pacifismo ante-litteram (fondamentale anche per l’influenza che entrambi avranno su Gandhi) come la prova iniziale di un pacifismo che nasce come una parola plurale. Queste due posizioni, animate da una comune sensibilità umanitaria e universalista, sono rimaste in campo fino all’intervallo tra le due guerre mondiali, dove si affianca una posizione di tipo nuovo che in parte risponde a sollecitazioni opposte: non lasciarsi coinvolgere in guerre “altrui” perché “non sono fatti nostri”. Prende così forma un “nazional-pacifismo” – oggi si potrebbe dire un pacifismo “sovranista” – che negli anni ’30 del secolo scorso ha visto molti nazionalisti francesi, inglesi e americani opporsi nel nome della pace alla prospettiva di una guerra contro i fascismi. L’odierno pacifismo “sovranista” emerso con forza negli orientamenti di opinione in Europa e negli Stati Uniti di fronte alla guerra tra Russia e Ucraina, «è un sentimento alimentato da un desiderio di pace sempre più radicato nella mentalità contemporanea, lo stesso al quale da sempre fanno appello i movimenti pacifisti, ma è largamente sconnesso dalla radice umanitaria e cosmopolita da cui il pacifismo è nato». Questo estremo “strabismo” si può ancora definire pacifista? Della Seta ci invita a interrogare il pacifismo non come dogma astratto ma come un campo di battaglia politico, etico e culturale, dove la pace e la giustizia si confrontano non solo con le guerre ma anche con le diverse sfaccettature delle nostre stesse idee. Non ritiene di appartenere al paradigma di un “pacifismo assoluto”: ci sono dei casi in cui la guerra non può essere evitata e cita come esempio la scelta controcorrente di Alexander Langer che, per tentare di fermare il genocidio della popolazione musulmana in Bosnia (durante l’assedio di Sarajevo), si fa promotore di un’ingerenza umanitaria con un intervento militare sotto l’egida delle Nazioni Unite. Se vogliamo guardare all’oggi, il pacifismo – osserva l’autore – rischia di continuare a leggere le guerre attuali con occhiali ormai obsoleti, e di privarsi della visione di quel pacifismo possibilista «che si interroghi su come quel sogno di un’Europa pacifica, unita e solidale tratteggiato più di ottant’anni fa in piena guerra mondiale nel Manifesto di Ventotene e poi divenuto almeno parzialmente realtà, possa sopravvivere agli odierni scenari globali». Redazione Italia
May 3, 2026
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