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[INTERNAZIONALE] AGOSTO NERO. Appello per un mese di azione e di propaganda per lx compagnx Lupi, Tortuga e Belén.
da Informativo Anarquista, 8.07.26 AGOSTO NERO 2026 Chiamata per un mese di azione e propaganda per lx compagnx Lupi, Tortuga e Belén. «Non c’è lotta senza sangue, senza prigione, senza clandestinità, senza morte… devi sempre avere questa certezza. (…) Parlare di morte e chiudersi nel dolore, parlare delle vite di chi se ne è andato, sapere che conoscono il loro sangue, abbiamo innacquato il cammino della lotta e continuare è il miglior tributo a tutti coloro che non ci sono più… il resto sono solo scuse» Marcelo Villarroel, prigioniero anti-autoritario. (Intervista pubblicata per la chiamata per l’Agosto Nero 2025) «Nella maggior parte dei giorni di violenza (…) sono stati esposti brochure o tele relative a cause anarchiche. Nella manifestazione di ieri, persone incappucciate tenevano striscioni con la scritta ‘Agosto Negro’ e il nome di tre persone legate ad atti criminali violenti, e persino al posizionamento di ordigni esplosivi.» Il bastardo J. Bellolio (Riferendosi all’azione incendiaria della scuola superiore Lastarria del 13/08/2025). In agosto 2024, tre compagnx anarchicx morirono in diverse circostanze in maniera repentina e accidentale, dopo questi fatti, ci siamo posti la sfida di moltiplicare le loro idee, le loro storie di combattimento, quei contributi genuini che hanno assunto nella vita con impegno, solidarietà, serietà e volontà. Così, torniamo a rilanciare un appello per un Agosto Nero. Vogliamo che Luciano Balboa “Lupi”, Luciano Pitronello “Tortuga” e Belén Navarrete continuino a essere presenti nell’azione e nella propaganda, così come nelle risposte date l’anno scorso da persone anonime e affini in diversi territori. Questo appello nasce a sua volta con l’intenzione di (ri)vitalizzare campagne anarchiche in tempi di avanzata feroce e devastante del capitale, condanne più severe contro lx nostrx compagnx imprigionatx, altrx ricercatx e catturatx e il potere che cerca di divorare le nostre vite in modi diversi giorno dopo giorno. Non arrendersi, non fermarsi, continuare contro tutti i pronostici sono e saranno sempre le opzioni degne da prendere. Da diversi angoli, luoghi e prigioni, lx compagnx ci mostrano che è sempre possibile e che, con ciò che hanno a disposizione, cercano la distruzione di questo mondo come lo conosciamo, insieme ai suoi valori marci e ai suoi rapporti di dominazione. Con la cura di te e il carattere necessario, solx e/o con x tuoi parenti e complici, non startene fuori da questa chiamata! Questo potrebbe essere un buon momento per fare qualcosa di anarchico! Ogni giorno può esserlo. Che la morte dex nostrx compagnx sia un ulteriore impulso nelle nostre vite, nelle nostre decisioni e volontà in conflitto contro questo mondo marcio. PER UN AGOSTO NERO! LUPI, TORTUGA E BELÉN PRESENTI NEL CAOS E NELL’ANARCHIA! NULLA È FINITO, TUTTO CONTINUA!
ALCUNE RIFLESSIONI, E UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE, IN SOLIDARIETÀ ALLX COMPAGNX ARRESTATX E INQUISITX NELL’OPERAZIONE DEL 16 GIUGNO
da Brughiere Sono passati dieci giorni da quando, all’alba, in varie parti dello stivale, compagnx si svegliavano con i colpi degli sbirri alle porte ed alle barricate; dieci giorni da quando hanno sigillato col cemento il Bencivenga; dieci giorni in cui si è dormito poco, bestemmiato molto, pensato e riflettuto. Abbiamo bisogno di trasformare l’universo di emozioni e sensazioni che abbiamo dentro attraverso le parole; abbiamo bisogno di ritrovarci nel calore della solidarietà, di un agire concreto che spezzi il dispositivo più atroce della repressione: l’isolamento. Vogliamo altresì ambire a riflessioni ed analisi che siano all’altezza dei tempi davvero complessi e gravi che stiamo vivendo per provare a farne, invece, un momento propizio. Anche se con la fretta dell’ennesima ghigliottinata alle nostre relazioni di complicità, avvertiamo la priorità di far uscire qualche concetto che, a caldo, consideriamo cardine per la lettura di questa ennesima indagine antianarchica. Ci troviamo di fronte ad un copione che mescola vecchi e nuovi strumenti repressivi in un contesto connotato da profondi mutamenti sociali ma, esistendo tante e più approfondite analisi sul presente che viviamo oggi, vogliamo concentrarci non tanto sul tratteggiare il contesto-mondo nel quale viene calata dal dominio questa operazione, quanto più cosa questa operazione ci dice del mondo. Gli ingredienti che vengono citati ripetutamente, al fine di persuadere un GIP a firmare la carcerazione dex nostrx compagnx, parlano del contesto di alcune lotte che si sono sviluppate, in italia, negli ultimi anni. E da qui cerchiamo di partire. Ci riferiamo principalmente alla lotta contro al 41bis che, in qualche forma, secondo chi scrive, ha trovato dei rapporti di continuità nelle mobilitazioni per la Palestina, sviluppatesi con forti connotati antiautoritari (nel primo caso squisitamente anarchici) e che, crediamo, sia importante rivendicare come un tassello del nostro presente di conflitto. Di quei giorni e mesi di rabbia e azione non devono essere le carogne di tribunali, giornali o caserme a parlare per noi, ma quando lo fanno, citandoli esplicitamente come movente della repressione, ci sembra che sia fondamentale soffermarsi sul portato che ha avuto ed avrà, ciò che abbiamo messo, e che metteremo, in campo. Forse non c’è stato il tempo (o la voglia) di analizzare approfonditamente quello che si è giocato in quelle strade e in quelle piazze ma l’operazione repressiva del 16 giugno muove i suoi passi anche da lì e quindi ci pare sensato interrogarci sul perchè. Il potere parte dalla necessità che lx anarchicx devono essere isolatx, mistificatx, sbattutx sui giornali quando lx si arresta, e poi ritornare nel dimenticatoio della storia. Così, in parte, lo stato riesce a gestire l’esistenza di un’idea-pratica che porterà alla sua distruzione ed estinzione della sua ragion d’essere: il dominio. Quando lx anarchicx invece non sono più alienx ma sono presenti nello spazio pubblico e i loro slogan sono sulle bocche di persone “insospettabili” o quando nelle manifestazioni di massa alcuni temi e pratiche dell’anarchismo si diffondono, ecco che lo stato decide di dare un segnale più forte di altri. La repressione non serve, infatti, solo a tentare di spezzare dei legami consolidati, fiaccare animi e corpi, diffondere allarme tra lx nemichx dell’ordine, ma anche a dissuadere potenziali complici da unirsi ax “cattivx maestrx”. La grandinata di denunce e arresti e misure preventive nei confronti di quellx che si definiscono attivistx è lì a testimoniare che, certo, questo governo è più zelante di altri nel reprimere fino al semplice dissenso, ma questa furia castigatrice ci dice anche che il leviatano deve colpire per mantenersi in vita, scagliandosi sempre più spesso e sempre più violentemente contro lx proprx oppositricx. È la logica stessa della guerra: prosegue solo se hai nemici sempre freschi da combattere e da dare in pasto alla parte di popolazione soggiogata dai rigurgiti patriottici. Fortunatamente esistono ancora – e sempre esisteranno – minoranze agenti che non solo disertano l’arruolamento patriottico delle coscienze, ma cercano anche di sabotarlo. In questo senso leggiamo lo sgombero di un luogo storico del movimento anarchico, della controcultura, dell’opposizione alla vita metropolitana mercificata: ci tolgono gli spazi perchè è nell’attarversarli assieme (siano essi piazze, squat, cascine, montagne) che si creano legami e possibili cospirazioni. Ci tolgono i nostri luoghi anche per farla finita con la nostra storia, che così come la questione palestinese ci dice, è visceralmente connessa ai territori che abitiamo, in cui lottiamo. In ogni contesto di guerra la compressione dello spazio pubblcio deve essere massima, figuriamoci sopportare l’esistenza di un’isola di alterità così sfacciata com’è sempre stato il Bencivenga. E se di guerra si parla è perchè tutto nell’azione della repressione parla il linguaggio bellico: la prova muscolare d’irruzioni sbirresche coi passamontagna calati in faccia; l’apposizione, a mo di sfregio fascista, del tricolore sulla porta appena murata del Benci, che cosa sono se non una diapositiva della guerra che, a macchia di Leonardo è già in atto contro chi sceglie la via della ribellione o percorre, per moto centrifugo della storia, il grande esodo dell’esclusione dai privilegi? E cosa è stata la celebrazione dei giochi di Milano-Cortina, contro i quali l’azione di sabotaggio dei treni di cui si parla nell’indagine si è scagliata come un fulmine, se non una gigantesca e multimilionaria parata di guerra? (che trova nell’ostentata presenza delle truppe ICE il suo apice) Il fatto che lo stato, nelle sue stesse vene o arterie – le infrastruttre di trasporti e telecomunicazioni – possa essere ostacolato, indebolito, sabotato, rallentato, è intollerabile per un istituzione totalitaria che si identifica, al netto dei formalismi democratici-liberali, essenzialmente con la sua stessa tensione alla guerra, esterna come interna. Guerra non dichiarata che chiamiamo normalità. Le armi che si dispiegano in questo stillicidio contro la ribellione e l’alterità, allo stato attuale dell’organizzazione sociale, non sono più rappresentate dal plotone d’esecuzione che si schiera d’innanzi allx condannatx, piuttosto un dedalo di sofisticati tranelli e tagliole che prendono il nome di leggi. Con questo non vogliamo dire che la legge sia uno strumento repressivo nuovo (è purtroppo vecchio quanto l’autorità) ma che assistiamo ad una forma di pan-penalizzazione e pan-normatività, nel contesto italiano, che ci attanaglia, e questa particolare forma di repressione causa tutta una serie di specifiche conseguenze in noi che la subiamo e vi resistiamo. Inoltre l’arsenale dello stato italiano si è incredibilmente arricchito di nuovi strumenti repressivi negli ultimi anni (senza mai tralasciare di oliare struttre ben rodate e indispensabili come, appunto, il 41bis) e questo, si badi bene, non lo imputiamo alla natura fascista dei governanti attuali: mai come oggi ci permettiamo di dire che democrazia e fascismo sono esattamente due facce della stessa medaglia, intercambiabili e possibilmente coesistenti. Un articolo, tra gli altri, che questa indagine scaglia sul capo dex nostrx compagnx, e che ha giustificato l’arresto di due di loro (arresto che, a parità di condizioni, solo un anno fa non sarebbe avvenuto) che ci pare necessiti un’urgente presa in carico da parte nostra è il 270quinques terzo. Il così detto “terrorismo della parola”. Se infatti sono anni, decenni, che ci confrontiamo con accuse legati ai reati associativi (270bis) il fatto di punire la semplice detenzione di materiale cartaceo o virtuale che possa essere considerato da lor signori come terrorista, apre la porte a scenari di arresti (in flagranza!) facilissimi per i nostri repressori. Il 270quinques terzo, a differenza del secondo (autoaddestramento) a detta dex legali, è estremamente ostico da smontare in sede processuale perchè non vi è la necessità da parte del PM di dimostrare alcuna intenzionalità nel “passare all’azione”: il semplice fatto di possedere uno scritto incriminato può condurci in galera. Questa legge sembra fatta proprio apposta per un movimento, come quello anarchico, dove gli scritti hanno sempre avuto grande e numeroso risalto sia nella crescita individuale, sia nella propaganda. Queste le suggestioni che abbiamo ritenuto, dopo confronti tutti da approfondire, di condividere per tracciare un minimo comune terreno di azione e di discorso sul quale vogliamo chiamare la mobilitazione per la solidarietà a chi è statx arrestatx, perquisitx, inquisitx, imprigionatx in casa propria. Sentiamo forte in questo momento la spinta a fare sì che la repressione non sia mai e poi mai vissuta come una questione privata (benchè si parli di un contesto che non è quello anarchico, il suicidio di due attivisti per la Palestina, a Torino, posti agli arresti domiciliari, ci dà un sanguinario polso della situazione) e vogliamo, in chiusura di questo testo, chiamare alla mobilitazione in solidarietà ax compagnx colpitx nell’operazione del 16 giugno. Proprio per uscire dall’angolo, proprio per riportare nella dimensione pubblica il fatto che c’è un mondo che si sta disfacendo e del quale possiamo accelerare la caduta, costruendo nel mentre quel sogno difficilissimo e irrinunciabile che è l’anarchia. Nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame, facciamo quindi sentire forte la solidarietà ax nostrx compagnx ostaggx dello stato: ognunx nei modi che riterrà opportuno, come sempre diciamo, per uscire dall’angolo della presa male e rilanciare la nostra voglia di ribaltare questo dannato presente. La libertà è possibile e tangibile, nella lotta per la liberazione. Solidarietà e complicità con lx arrestatx, perquisitx, inquisitx del 16 giugno! Nico, Micol, Pietro, Giu, Luna, Bibi, Toni, Ste liberx subito! Tuttx liberx, fuoco a tribunali e galere! Alcunx compagnx solidalx Di seguito diffondiamo gli estremi del conto sul quale versare benfit e contributi economici per l’operazione del 16 giugno: D’ORA IN AVANTI FATE RIFERIMENTO SOLO A QUESTO CONTO. Giovanna di Romano IT67E3608105138259570159586 Numero Carta PostePay 5333174809836489 Questi, al momento gli indirizzi disponibili dex compagnx: scriviamo loro, non facciamolx sentire solx nè isolatx Andrea Toniolo (Toni): C.C. di Rossano – Contrada ciminata. 87064 – Corigliano Rossano (CS) Francesco Benedetti (Bibi): C.C di Rossano – Contrada ciminata. 87064 – Corigliano Rossano (CS) Micol Marino: C.C. Rebibbia femminile – Via Bartolo Longo 92 00156 – Roma (RM) Stefano Marri: C.C. di Terni – Strada delle campore 32 05100 – Terni (TR) Pietro Rosetti: C.C di Terni – Strada delle Campore  32 05100 – Terni (TR) Nico Aurigemma: C.C. di Ferrara – Via arginone 327 44122 – Ferrara (FE) -------------------------------------------------------------------------------- Arnau è ancora a Regina Coeli in attesa di trasferimento. L’indirizzo per scrivergli per il momento resta: Arnau Vallet Casadevall Regina Coeli, via della Lungara 29 00165 Roma
[ATENE, GRECIA]: DISTRUTTA TELECAMERA AI
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Ieri mattina (25/5) abbiamo notato che stavano installando una telecamera di sorveglianza fuori dal liceo locale. Così, la sera stessa, non appena l’installazione è stata completata (non era ancora stata collegata alla rete elettrica), abbiamo deciso di passare all’azione. Così abbiamo distrutto la telecamera, l’abbiamo imbrattata con vernice spray e abbiamo attaccato adesivi contro l’IA e la sorveglianza in generale. In una zona dove per anni non c’erano telecamere statali a sorvegliarci e quelle private esistenti erano posizionate in punti che non ci riguardavano, abbiamo pensato che fosse meglio lasciare le cose come stavano. L’azione, come si vede nel video, è stata semplice e molto breve, quindi invitiamo altri gruppi e individui di tutti i quartieri a resistere alla diffusione dell’IA e dei dispositivi di sorveglianza. SE NON HAI NULLA DA NASCONDERE ALLO STATO E ALLE AZIENDE, SEI GIÀ MORTO BASTA CON IL CONTROLLO Anarchici della zona di Acharnon, Atene
[Santiago, Cile]: Sabotaggio contro l’azienda di autobus RED in memoria dex compagnx cadutx
> Da Contra info, 22.05.26 22 MAGGIO GIORNO DEL CAOS PROCURA KE VIVA LA ANARQUÍA PUNKI MAURI PRESENTE «Brucia la merce, rompi le gabbie che ti rinchiudono giorno dopo giorno». – Mauricio Morales – Questa notte, sotto la luce della luna, abbiamo deciso di agire individualmente e di ricordare i nostri compagni con un’azione. Oggi, 22 maggio, a 17 anni dalla tua scomparsa, rivendichiamo il tuo nome. Mauricio Morales, il compagno morto in seguito all’attivazione anticipata dell’ordigno esplosivo che aveva come obiettivo la scuola della gendarmeria [corpo militare che gestisce le carceri cilene, NdT]. Maggio si tinge di nero e ricordiamo anche Vicente Nicosia, anarchico a cui l’11 maggio un autobus della RED [Red Metropolitana de Movilidad, ex Transantiago, il trasporto pubblico della metropoli di Santiago, NdT] ha strappato la vita; il responsabile del fatto ha reagito immediatamente dandosi alla fuga. Irrompiamo nella quotidianità di questa fredda mattina con rispetto per i familiari e gli amici, per agire in rappresaglia contro la (STU), l’azienda che gestisce la linea dell’autobus 107. Abbiamo sabotato un mezzo che effettuava lo stesso percorso che ha causato la morte del nostro compagno. Con questo vogliamo chiarire che l’impunità del responsabile avrà le sue conseguenze. Non ci sarà riposo senza vendetta e non ci sarà azione senza risposta. “Javier Recabarren, compagnx anarchico e antispecista, muore il 18 marzo 2015 dopo essere stato investito da un autobus della compagnia Transantiago. Lo stesso caso si verifica l’11 maggio 2025, quando il compagno Vicente Nicosia perde la vita per mano di un maledetto autista che si dà alla fuga. Mauri, Vicente e Javier ci accompagnano nella nostra azione contro i vostri macchinari. I/le miex mortx vivono nel fuoco che brucia i vostri prodotti”. -CHE L’ANARCHIA NON MUOIA IN BOCCA, MA PRENDA FORMA NELLE MANI ATTIVE- -------------------------------------------------------------------------------- ATTACCO INCENDIARIO CONTRO UN AUTOBUS DELLA RED NEI PRESSI DELL’USACH IN MEMORIA DI MAURI > Da Informativo Anarquista, 28.05.26 Martedì scorso, 26 maggio, un gruppo di compagnx anarchicx, uscitx bardatx dall’Università di Santiago (USACH), ha eretto delle barricate e ha dato fuoco a un autobus della linea RED intercettato in via Matucana, nell’ambito del Maggio Nero in memoria di Mauricio Morales.
[Parigi, Francia]: Attacco contro i complici dell’ICE
> Da Indymedia Nantes, 20.05.26 Tra l’8 e il 15 maggio abbiamo condotto diverse azioni a Parigi (graffiti, scritte con l’acido e vetri rotti) contro i complici dell’ICE: Capgemini, Palantir e Parrot Drones. Dalla sua creazione nel 2003 per mano di George W. Bush, l’ICE (l’agenzia federale responsabile del controllo dell’immigrazione e delle dogane) terrorizza le persone immigrate negli Stati Uniti, braccandole nei luoghi di lavoro, per strada e a casa, sequestrandole, rinchiudendole, torturandole, uccidendole e deportandole in massa. Con ogni nuovo governo, sia esso democratico o repubblicano, il budget e la gamma di strumenti a sua disposizione sono aumentati costantemente fino a raggiungere diverse decine di miliardi di dollari durante il secondo mandato di Trump. Solo nel 2025, l’ICE ha espulso oltre mezzo milione di persone dal territorio statunitense. Di fronte alla caccia quotidiana, ai sequestri in strada, agli scandali dei bambini rinchiusi in gabbie e delle famiglie separate e a molte altre violenze istituzionalizzate e quotidiane, le pratiche di autodifesa e resistenza si sono moltiplicate negli Stati in cui opera l’ICE. Gli/le abitanti dei quartieri presi di mira si organizzano per avvertire i/le vicini/e dell’arrivo delle pattuglie e delle retate, si aiutano a vicenda per evitare che le persone più vulnerabili escano di casa, si oppongono fisicamente agli arresti, manifestano davanti ai centri di detenzione e attaccano i veicoli e gli agenti. Questo movimento di resistenza si è ampliato quando, lo scorso gennaio, gli agenti dell’ICE hanno ucciso Renee Nicole Good e Alex Pretti in Minnesota. Da allora, si sono moltiplicate le azioni anche contro le aziende che traggono profitto dalla fascistizzazione in atto, fornendo all’agenzia veicoli, edifici, armi, software e tutti gli altri strumenti indispensabili per il suo operato. Questi appelli all’azione vanno oltre i soli Stati Uniti, poiché le aziende collaborazioniste sono presenti in tutto il mondo. Da un lato, aziende americane di sorveglianza come Palantir aprono i loro uffici in Europa per lavorare a stretto contatto con i servizi di intelligence locali. Dall’altro lato, multinazionali francesi come Capgemini, da oltre dieci anni, accumulano decine di milioni di euro grazie alla loro collaborazione con l’ICE. Mentre i media sembrano perdere progressivamente interesse per queste mobilitazioni, nove persone, coinvolte in una manifestazione contro il centro di detenzione dell’ICE a Prairieland e dichiarate colpevoli in un caso di terrorismo montato ad arte, attendono ancora la sentenza che stabilirà la durata delle pene detentive che dovranno scontare. Qui a Parigi, in molti/e ci siamo ritrovati/e spinti/e dal desiderio di dimostrare solidarietà a chi resiste all’ICE in modo concreto e pertinente: attaccando i complici dell’ICE ovunque si trovino. Siamo anche preoccupati/e per l’ascesa del fascismo intorno a noi e non abbiamo dubbi sul fatto che le tecnologie attualmente al servizio dell’ICE saranno utilizzate anche dai fascisti francesi, dato che sono già impiegate dal potere in carica (ad esempio, in Francia, Palantir rinnova il suo contratto con la DGSI e Capgemini aiuta a rintracciare i disoccupati). Agire contro i complici di Trump significa quindi anche agire contro la fascistizzazione in Francia. Per tutti questi motivi, tra l’8 e il 15 maggio, abbiamo colpito tre aziende presenti a Parigi: Capgemini, Palantir e Parrot Drones. * Palantir Technologies: oltre a fornire all’ICE software per rintracciare gli immigrati, questa azienda, specializzata in strumenti di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale, sta attualmente collaborando con lo Stato israeliano nella sua guerra genocida. Palantir ha diverse sedi registrate a Parigi. Ci siamo diretti/e all’edificio degli uffici «F-hive» (5, rue Charlot, 3° arrondissement), uno degli indirizzi associati all’azienda, e abbiamo inciso con l’acido sulle loro vetrate: «Palantir collaborazionista, Fuck ICE» e altri slogan. * Capgemini: al centro dello scandalo della complicità francese con l’ICE, questo altro gigante della tecnologia ha stipulato, dal 2007, contratti per decine di milioni di euro con l’agenzia. Da gennaio, i suoi dirigenti promettono di vendere la filiale «Capgemini Government Solutions» coinvolta, ma ad oggi non abbiamo alcuna notizia di questa vendita e non abbiamo alcuna intenzione di aspettare che l’azienda si arricchisca ancora di più sulle spalle dei deportati. Nel cuore del 13° arrondissement, in rue Jean-Antoine de Baïf 6-8, abbiamo visitato “Future4Care”, un acceleratore di start-up nel campo della digitalizzazione della sanità (ovvero la sorveglianza digitale dei pazienti), co-gestito da Capgemini, Orange, Sanofi e Generali. Inizialmente abbiamo imbrattato le vetrine dell’edificio, ma, poiché i nostri messaggi venivano cancellati rapidamente, qualche giorno dopo siamo tornati/e con dei martelli e abbiamo rotto diverse finestre vicino all’ingresso. * Parrot Drones: quest’altra azienda, come suggerisce il nome, produce i droni utilizzati dall’ICE al confine con il Messico e ha sede al terzo piano dell’edificio al 174-178 di Quai de Jemmapes, nel X arrondissement. Abbiamo imbrattato la sua facciata sia in alto che al piano terra con le scritte: “Fuck Drones, Fuck ICE, Parrot collaborazionista, fuoco alle frontiere”. Per questa serie di azioni, abbiamo privilegiato le aziende che operano nel campo delle tecnologie di sorveglianza, in particolare i software basati sull’IA e i droni, un settore chiave coinvolto nel controllo delle frontiere, nella repressione statale e nelle guerre genocidarie. In realtà, sono molti gli attori che collaborano con l’ICE: pensiamo a Thales, Deloitte, Enterprise, ecc. Gioiamo nel vedere iniziative simili in altre parti della Francia, come a Lione lo scorso aprile. Con l’avvicinarsi dell’estate, invitiamo i nostri compagni e le nostre compagne a moltiplicare e intensificare le azioni contro i complici della sorveglianza, dell’ascesa del fascismo e del razzismo di Stato. Dimostriamo loro che non li dimentichiamo. Impediamo ovunque il loro lavoro mortale e roviniamo la loro partenza per le vacanze, per preparare un caloroso rientro! Vendetta per Renee Nicole Good, Alex Pretti, le decine di morti in detenzione e tutti/e coloro che sono stati/e deportati/e dall’ICE. Libertà per i 9 di Prairieland e per tutti/e! ICE out of everywhere! P.S. Ecco il link per informarsi sul caso Prairieland e sostenere gli/le imputati/e: https://prairielanddefendants.com/
[DANIMARCA ]: CHIAMATA ALL’AZIONE CONTRO LA FIERA INTERNAZIONALE DEL DRONE IN DANIMARCA, AD ODENSE!
> Da Duk Dig, 27.04.26 Il 3 e 4 giugno 2026 all’aeroporto Hans Christian Andersen, i cosiddetti “attori globali” e le startup locali si incontreranno per mettere in mostra i loro ultimi giocattoli mortali. Queste persone che “fanno solo il loro lavoro” stanno realizzando macchine basate su “tecnologie dual use”. Questa tecnologia ti rende dipendente dal suo utilizzo nella vita quotidiana, ma può anche distruggere quella stessa vita a discrezione di chi la controlla. Possono provare a far finta di tenere un incontro confortevole nel cuore della Fortezza Europa, ma siamo in tanti a vivere all’interno delle mura e a prendere di mira le torri di guardia! I droni non sono giocattoli, sono proprio le macchine che terrorizzano e uccidono innumerevoli persone nelle guerre imperiali che affliggono i nostri tempi. Le persone che hanno vissuto sotto la presenza dei droni diventano caute e addirittura spaventate dai cieli azzurri e limpidi, le condizioni perfette per gli attacchi dei droni. I droni volano attraverso la Palestina occupata trasportando armamenti assistiti dall’IA mentre riproducono suoni di bambini che piangono, solo per sparare ai soccorritori in arrivo. Lo stesso data center che fornisce fidanzate virtuali e pornografia deepfake può fornire informazioni critiche a militari lontani. Le nostre gioie e paure umane più semplici diventano campi di battaglia. La tecnologia dell’intelligenza artificiale affonda le sue radici nell’eugenetica, considerando il corpo umano e l’esperienza umana come una macchina complessa che può essere compresa, classificata, migliorata e, in ultima analisi, dominata (in attesa dello sterminio). Il sistema perfetto diventa l’immagine speculare dell’uomo perfetto: un uomo bianco. Basta dare un’occhiata all’elenco dei relatori del Drone Show per vedere questi Super-uomini! Un fatto poco noto è che Odense ha grandi aspirazioni di diventare la capitale europea dei droni. Invitando aziende militari e tecnologiche e ricercatori, offre ai nostri nemici la possibilità di rafforzare le loro reti di distruzione e bellicismo. Nel parco giochi danese dei droni, vogliono mettersi in mostra e gioire di questi giocattoli ronzanti e sfreccianti che sono i sogni bagnati dei tech-bros e delle élite patriarcali. Chiamiamo una settimana internazionale di azione a partire dal 1° giugno per ostacolare e prendere di mira le aziende e le istituzioni coinvolte nella tecnologia dei droni, nella sorveglianza e nello sviluppo dell’IA! Vi invitiamo ad attaccare gli ingegneri di questi disastri! Molte delle aziende danesi hanno sedi in diverse parti del Paese, tre università danesi sono fortemente coinvolte e ci sono forniture fondamentali necessarie per ospitare un evento così imponente a Odense. Siamo convinti che la semplice protesta abbia ormai fatto il suo tempo e che l’azione diretta sia necessariaper fermare questa macchina! Traiamo ispirazione da tutti i piccoli gruppi di azione in tutto il mondo che illuminano la notte e si riprendono il cielo! Ci sono due eventi sociali che speriamo qualcuno rovini a questi colletti bianchi: l’incontro di networking presso il birrificio capitalista Anarkist: 2 giugno, dalle 18:30 alle 22:00, Albanigade 20, 5000 Odense C E la cena di IDS After Hours networking. Unitevi a loro per un’esclusiva cena di networking al G.A.S.A., Middelfartvej 9M, 5000 Odense C, il 3 giugno 2026, dalle 19:00 alle 22:00. Qui abbiamo raccolto gli attori locali della Danimarca, ma ci sono molti altri obiettivi in tutto il mondo. Con oltre 100 espositori e 1000 operatori del settore presenti alla fiera, potrete scegliere con piacere la vostra avventura locale. Organizzatori: Odense Robotics [Odense Robotics è una rete di aziende e organizzazioni danesi che promuovono l’innovazione e la crescita nel settore della robotica, dell’automazione e dei droni.] UAS Denmark Testcenter [UAS Denmark Test Center è un centro internazionale di test per droni con sede all’aeroporto Hans Christian Andersen di Odense. 1900 km² di spazio aereo sopra terra e mare, accesso a laboratori e officine, in particolare all’SDU Dronetestcenter] Partner, sponsor ed espositori: Ministero della Difesa danese [maddai!] Ministero degli Affari Esteri [chi l’avrebbe mai detto?] Invest in Odense [Mette in contatto le imprese locali con gli investitori. Dalla robotica, droni, automazione, alle scienze della vita e delle biotecnologie.] BlueTech Center [Centro di sviluppo e innovazione marittima gestito da C.C. Jensen, SIMAC, Svendborg Kommune ed Erhvervshus Fyn, a Svendborg, Fyn.] CenSec [Centro danese di innovazione per la difesa, lo spazio e la sicurezza.] SDU UAS Center [L’SDU UAS Test Center è stato fondato dall’Università della Danimarca Meridionale e conduce ricerche sulle tecnologie dei droni e sulle loro future applicazioni.] DTU [Durante l’evento parlerà della propria ricerca sulla macchina killer. L’Università Tecnica della Danimarca, spesso indicata semplicemente come DTU, è un’università politecnica e una scuola di ingegneria, specializzata nella ricerca sull’intelligenza artificiale, la sorveglianza ed altro.] Università di Aarhus [Anch’essa parlerà del proprio coinvolgimento durante l’evento. L’Università di Aarhus è un’università pubblica di ricerca.] Trafikstyrelsen [L’agenzia governativa danese responsabile della regolamentazione, della pianificazione e della sicurezza relative al trasporto pubblico in Danimarca.] Alcuni relatori locali Sapient Perception ApS, precedentemente nota come Apex Imaging ApS Relatore: Lau Nørgaard Indirizzo: Trekronergade 17, 2500 Copenaghen MyDefence A/S Relatore: Nicolai Søndergaard Laugesen Sede centrale: Bouet Møllevej 5, Nørresundy Skypuzzler ApS Relatore: Sebastian Babiarz Indirizzo: Østergade 16, 4°, 1100 Copenaghen Dansk Erhverv Forsvar Indirizzo: Børsgade 4, 1215 Copenaghen EIFO [Export- and Investment Fond Denmark] Indirizzo: Haifagade 3, 2150 Copenaghen Danish Defence ApS Indirizzo: Carlsensvej 4, 4600 Køge Svendborg Søfartskole Relatore: Thomas Gulløv Longhi Indirizzo: Overgade 6A, 5700 Svendborg Trasporti: Nessun trasporto pubblico per l’aeroporto, bus navetta per i partecipanti al mattino e alla sera. Operatore sconosciuto. Hotel convenzionati: Hotel Knudsens Gaard Milling Hotel Ansgar First Hotel Grand Odense Comwell H.C. Andersen Odense Hotel Odeon
Una spina nel fianco
> Riceviamo e diffondiamo Manifesto apparso nella notte a Cremona. Una spina nel fianco. Il silenzio è pericolo, il buio inebria il rischio. È l’angoscia a generare il vuoto, la sensazione di trovarsi sul ponte dove si guarda giù e si nota l’abisso, dove non si distoglie lo sguardo dal baratro che si apre davanti al mondo: ma è proprio in momenti come questi che si tende a sentirsi vivi, senza mediatori di ogni risma. Strepiti di industrie o stillicidio di dispositivi, come il chiacchiericcio democratico, sono insopportabili perché l’immaginazione, la sedizione, la sensibilità, la riflessione e il sogno ad occhi aperti vengono appiattiti e sostituiti dal continuo bombardamento di informazioni, messaggi, suoni da notifica, imposizioni a consumare e richiami all’ordine della guerra. La megamacchina fagocita, la schiavitù dormiente indossa invisibili catene e la sentita impotenza asseconda continui massacri e genocidi. La catena di comando può esistere solo grazie alla gerarchia. La gerarchia si basa sulla netta distinzione e separazione tra chi esegue e chi ordina. L’anello debole di questa catena è la comunicazione fra di essi, materializzata da sinistri strateghi e armatissimi soldati. Interrompendo questa, nulla più potrebbe continuare. Disertare lo scontro frontale e colpire ai fianchi permette di sottrarsi alle logiche simmetriche della guerra, sempre svantaggiose per chi insorge. Quando si batte il passo con gli ordini è sempre un corpo sociale o una massa di persone che obbedisce, quando invece subentra il desiderio di rottura con il potere, i piccoli gruppi e gli individui possono agire in maniera libera, colpendo dove più li aggrada, rispondendo soltanto alla loro coscienza e alle loro idee. Pensare al potere e alla sua tracotanza come qualcosa di monolitico e inesorabile non permette agli individui di concepire degli attacchi che possono aprire brecce e crepe nel tempo dell’oppressione, ma esse potrebbero fare immaginare ciò che pare impossibile ora. E se un blackout ponesse le basi per esprimere le proprie tensioni ribelli? E se il silenzio del potere facesse sentire solo il rumore del caos? E se una vetrina sfondata generasse l’idea di bruciare tutti i soldi di questo mondo? E se un traliccio di alta tensione cadesse e il buio delle necropoli rendesse possibile l’aura dei sogni reconditi mai espressi? Il decadimento e la morte di questa società possono far nascere qualcosa di tutt’altro. Pensiamo ad un cancro, un insieme di cellule informi e non codificabili dal sistema stesso, le quali non collaborano e si oppongono al suo regolare funzionamento. Il carcinoma trova sulla sua strada i linfonodi, i quali lo bloccano e come servi, uniti nell’organicità e comunicanti fra loro proteggono il sistema. Talvolta, per via di un malfunzionamento, il cancro si diffonde come disordine e non permette più al Leviatano di mantenersi. E se si immaginasse il linfonodo come un’antenna, una telecamera, uno smartphone, un registratore, un datacenter o un traliccio che raccoglie, controlla e scambia una quantità enorme di dati e informazioni, le cellule cancerose, anonime e anomale, incarnerebbero ciò che porta morte al sistema. Se la notte prendesse le sembianze dello stupore e la solitudine della luna incendiasse le idee chiare, per infliggere il silenzio a questa società dell’orrore basterebbero solo qualche conoscenza, strumenti alla portata di chiunque e tante meravigliose collere senza capi né servi. anonime e anomale.
Per Sara e Sandrone
> Da Il Rovescio, 23.03.26 Riportiamo la traduzione di un manifesto dall’Europa del Nord. Perché la morte in azione di due compagni non smetta mai di spronarci ad agire ora per l’anarchia… Fino all’ultimo istante. > “che mille mani impugnino le armi, anche soltanto per ricordarli…” -------------------------------------------------------------------------------- “Amare. Essere amati. Non dimenticare mai la propria insignificanza. Non abituarsi mai alla violenza indicibile e alla volgare disparità della vita che ci circonda. Cercare la gioia nei luoghi più tristi, inseguire la bellezza là dove si nasconde. Non semplificare mai quello che è complicato e non complicare quello che è semplice. Rispettare la forza, mai il potere. Soprattutto osservare. Sforzarsi di capire. Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare.” Arundhati Roy Il 20 marzo 2026 abbiamo ricevuto la terribile notizia che due compagni anarchici, Sara e Sandrone, sono rimasti uccisi in un’esplosione vicino a Roma. In questo momento di dolore pensiamo ai nostri compagni, a chi era loro vicino, a chi li conosceva e mandiamo un abbraccio dal Nord. Non ci sarà nessuna ricetta, nessuna soluzione, nessuna cura facile, e non ne vogliamo. Vogliamo che questo mondo smetta di girare e di pretendere che la sua miseria chiamata normalità sia accettabile. Così com’era inaccettabile per i nostri compagni vivere in pace con un mondo pieno di guerre ed oppressione. Le cicatrici che lascerà questo momento rimarranno. Facciamo sì che i momenti di bellezza e di gioia che abbiamo condiviso fianco a fianco nelle nostre lotte non siano dimenticati. Cerchiamo di concepire la nostra esistenza in quanto anarchici come una forma di vendetta sovversiva contro questo mondo. Con tutto ciò di cui abbiamo bisogno per continuare ad attaccare ancora ed ancora lungo il nostro viaggio: solidarietà, amore, mutuo aiuto e violenza rivoluzionaria. Per Sara e Sandrone Per l’anarchia Anarchic* dal Nord