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Giovedì 13 agosto: dall’aeroporto all’amicizia che nasce dalle macerie
Tra voli in arrivo e in partenza per Tel Aviv, giovedì 13 agosto, come già altri giovedì, si è svolto il Sit-in in aeroporto organizzato dal Comitato Sardo di Solidarietà per la Palestina. Bandiere palestinesi, cartelli, e slogan intonati da più di una decina di attiviste e attivisti accorsi da più parti della Sardegna, sia con mezzi propri che in treno. Tante le persone in aeroporto che hanno espresso la loro solidarietà, tra cui una signora ebrea statunitense: “Noi a New York siamo molto d’accordo con voi! Anche noi manifestiamo!” (che ci ha tenuto anche a scattare una foto da condividere con chi manifesta in America) e una famiglia dal Marocco che, dopo aver raccontato di aver visitato zone di mare e siti archeologici nella nostra isola, ha offerto cornetti di pasticceria a tutte le persone partecipanti al sit-in facendoli portare in mano alla loro figlia in tenera età, mentre la madre la invitava a intonare insieme: “Free Free Palestine!” E oltre le dimostrazioni solidali anche qualche cenno di dissenso: “Ci sono sempre – dice Sandro – noi continuiamo a manifestare contro il genocidio, esprimendo con forza la contrarietà all’arrivo di soldati e soldatesse israeliane nella nostra terra sarda.” E a tal proposito ricordiamo anche l’esposto presentato alla Corte Penale Internazionale dell’Aja i primi giorni di giugno 2026 da parte del Comitato Costituzione Attiva – Sassari. Tutti i giorni sentiamo e vediamo notizie al TG, interviste in giornali cartacei o online… E quando a parlarcene è un nostro amico, tutto assume uno spessore e una vividezza unici. Questa è la storia di Andrea e Mahmoud, un’amicizia nata nel web, che palpita e accompagna tutt’ora i passi di vita di entrambi. La sera di giovedì 13 ho incontrato di nuovo Andrea al 287° giorno del Presidio Stabile per la Palestina in Piazza Yenne a Cagliari, denominata anche “Piazza dell’Indignazione” (contro tutte le guerre, contro il genocidio in atto in Palestina e contro tutte le violenze inferte ai popoli fino ad oggi).  Il Presidio vuole essere solidale con tutti i popoli che subiscono oppressioni che minano i Diritti Umani fondamentali sanciti nella DUDU (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) ed è aperto a tutte le persone, gruppi e movimenti che solidarizzano con questi valori tutti i giorni, in questo periodo estivo dalle ore 19 alle 20. Andrea è uno dei suoi più affezionati frequentatori e gli chiedo come ha saputo del Presidio. A: Partecipo a manifestazioni a Cagliari dal 2023. Ero a conoscenza della causa per la Palestina già in precedenza perché conosco persone di origine palestinese e qualche giornalista. In piazza Yenne ho riconosciuto alcuni volti visti durante altre manifestazioni e mi sono incuriosito. Dopo una breve chiacchierata ho capito che poteva essere una buona opportunità per fare qualcosa per le persone che stanno soffrendo l’attuale situazione a Gaza e non solo. E tra le persone che stanno soffrendo mi hai accennato al tuo amico palestinese… Come siete entrati in contatto? A: Sono entrato in contatto con Mahmoud per puro caso attraverso Instagram. Mi è apparsa una sua story. Di solito racconta la sua situazione e cerca qualche aiuto monetario sia per la sua famiglia che per la sua carriera da giornalista. Vorrebbe proseguire in Europa coi suoi studi. A Gaza è impossibile… Inizialmente ero scettico. In seguito Mahmoud mi ha inviato un suo video in cui mi salutava chiamandomi col mio nome e mi mostrava i ruderi della sua casa. Era difficile anche solo capire che parte della casa fosse e pure la strada era quasi un tutt’uno con il bailamme di macerie sovrapposte. Da quel momento ci siamo un po’ raccontati a vicenda le nostre vite e ho capito che avevo di fronte una persona che non stava né strumentalizzando né nascondendo alcunché. Per testimoniare il suo stato di vita, condiviso con il resto della popolazione a Gaza, Mahmoud mi ha inviato questo scritto: «Una testimonianza di dolore e sfollamento: quando la vita cambia in un istante. Mi chiamo Mahmoud, ho ventinove anni e porto sulle spalle la responsabilità di una famiglia numerosa composta da undici persone. Nel corso della mia vita ho affrontato molte avversità, ma la paura e il terrore vissuti circa un mese fa non hanno eguali rispetto a qualsiasi cosa avessi mai conosciuto o provato prima. Mahmoud davanti alle macerie del suo quartiere a Gaza (foto inviata da Mahmoud) Ci siamo svegliati terrorizzati dal rombo di veicoli militari che irrompevano nel nostro quartiere; li vedevamo spostare blocchi di pietra gialla e tracciare segni davanti a casa nostra, tra l’intenso fuoco delle armi e i bombardamenti che facevano tremare la zona. Il nostro quartiere è stato dichiarato “zona militare” ed è stato ordinato l’evacuazione immediata. Ci siamo ritrovati a lasciarci tutto alle spalle e a fuggire per salvarci la vita. Un’area svuotata: noi siamo fuggiti, e così hanno fatto tutti i nostri vicini. Non è rimasto nessuno; il luogo dove avevamo trascorso i giorni più felici si è trasformato in una landa desolata, avvolta nel silenzio e nella distruzione. Il dolore dello sfollamento: oggi viviamo senza una casa, privi di un rifugio stabile o di un luogo che ci protegga, affrontando privazioni insopportabili. Il dolore della guerra: questa guerra ha logorato i nostri corpi e ha stravolto l’essenza stessa delle nostre vite e delle nostre anime, senza lasciare nulla intatto. Nonostante la crudeltà, lo sfollamento e l’amarezza, questa storia resta una testimonianza dell’enormità dell’ingiustizia che abbiamo subito; la voce della verità e della sofferenza continua a raccontare ciò che ci è accaduto». Quello che mi ha colpito di più è la grande resilienza di Mahmoud e la sua famiglia di fronte a una situazione inumana. Mahmoud si preoccupa sempre nelle nostre discussioni di non appesantirle e cerca di non lamentarsi o si scusa se lo fa. Si dispiace se gli altri si preoccupano per la sua condizione. Riesce a mantenere la sua gentilezza e mitezza anche di fronte alla completa distruzione e abuso che ogni giorno deve affrontare. Trova nel contatto umano a distanza una fonte inestimabile che spesso dimentichiamo nelle nostre vite sicure e lontane da orrori che nessuno dovrebbe subire. Andrea, se potessi affacciarti a nuovi orizzonti, cosa vorresti vedere? A: Vorrei che Mahmoud riuscisse a lasciare la gabbia di morte che è Gaza ora! Spero che tutta la popolazione che vive nella Striscia di Gaza, Cisgiordania e Libano, riottenga tutte quelle libertà, tanto scontate per noi italiani quanto importanti per la vita. Spero che l’Europa mostri il vero grande progetto che era quando è stata fondata, alla fine di una guerra che non ha risparmiato nessuno, senza barricarsi fra confini illusori e auto-sabotaggi per gli interessi di pochi. Vorrei partecipare e vedere crescere un progetto che potrebbe essere il nucleo nascente di un intero mondo coeso e in pace. E anche Ennio, partecipante al sit-in della mattina e assiduo frequentatore del Presidio la sera, condivide: E: Io non vorrei più vedere la Sardegna complice nella preparazione delle guerre. Le persone si sono assuefatte all’idea che bisogna prepararsi a combattere il nemico, dimenticando che siamo tutti a rischio estinzione nel pianeta Terra. Vorrei vedere scoppiare la Pace, innanzitutto nelle coscienze della gente! Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo! diceva Gandhi e diciamo noi adesso. Grazie! Articolo partecipato con Andrea e Mahmoud, Ennio e Sandro.     Redazione Sardigna
August 17, 2026
Pressenza
Al Poetto con le bandiere della Palestina per ricordare che il genocidio continua
A leggere i commenti al breve articolo de L’Unione Sarda del 30 luglio 2026, “Cagliari, marcia per la Palestina al Poetto: «A chi è in spiaggia ricordiamo che il genocidio continua»”, si potrebbe pensare che il gruppo di persone, che hanno sfilato dalle ore 9:00 alle 12:00 lungo la spiaggia affollata, abbiano perso del loro tempo prezioso. In realtà, una ventina di persone si sono radunate in “Piazza degli Arcipelaghi” – Lungomare Poetto – e poi hanno percorso la spiaggia del Poetto dalla 1^ fermata fino all’ex Ospedale Marino e ritorno, portando ciascuna una bandiera della Palestina. A questa camminata hanno partecipato attivisti e attiviste del “Comitato sardo di solidarietà con la Palestina”, di “Cagliari Social Forum” e del “Presidio stabile per la Palestina – Cagliari” che ogni giorno manifesta in piazza Yenne, dalle ore 19:00 alle ore 20:00, dal 31 ottobre 2025 ininterrottamente. Sfilare sventolando le bandiere palestinesi in spiaggia ha voluto significare prendere consapevolezza che il genocidio in Palestina, a Gaza e in Cisgiordania, non è concluso: nonostante la così detta tregua, Gaza continua ad essere bombardata e ogni giorno si contano i morti, oltre alle morti per fame e malattie direttamente collegate alla militarizzazione del territorio e all’impossibilità di far pervenire aiuti adeguati alla popolazione. Intanto, in Sardegna arrivano turisti israeliani con voli charter diretti Tel Aviv – Cagliari-Elmas. È molto probabile che tra loro ci siano anche soldati e soldatesse che vengono a “decomprimersi” dopo aver partecipato a massacri di palestinesi, in specie di bambini e bambine. Questa manifestazione assolutamente nonviolenta è una delle tante che da alcune settimane si svolgono anche all’aeroporto di Cagliari in concomitanza con gli arrivi da Tel – Aviv. Poiché ero anch’io tra coloro che hanno partecipato alla manifestazione, posso assicurare che molte persone, che ci hanno visto sfilare e innalzare le bandiere della Palestina, ci hanno mostrato il loro assenso; alcune si sono avvicinate e hanno conversato con noi e sfilato per un breve tratto; con altre ci siamo trattenuti a spiegare il motivo della nostra marcia sulla battigia del Poetto. (Foto di Pierpaolo Loi) Durante il tragitto si è declamato lo slogan “Free, free Palestine!” e “Palestina libera!”. Anche diversi bambini delle colonie giornaliere presenti in spiaggia hanno chiesto di poter sventolare la bandiera, (qualcuno confondendola con quella italiana) e hanno ripetuto in coro “Free, free Palestine!”. C’è stata anche qualche sporadica manifestazione di dissenso come nel caso di un anziano che mi ha detto: «Voi siete in favore dei terroristi di Hamas». Un luogo comune, frutto della propaganda e della narrazione che un’informazione di parte semina quotidianamente. Palestina libera!     Pierpaolo Loi
August 1, 2026
Pressenza
“Un muro di coscienza” per contrastare il silenzio sul genocidio in Palestina: flashmob all’aeroporto di Cagliari-Elmas
Giovedì scorso, 23 luglio 2026, una trentina di attivistƏ e un pianista hanno manifestato all’aeroporto di Cagliari-Elmas, durante la partenza del volo Cagliari-Tel Aviv.  Maria Elisabetta Pini è un’ttivista del “Comitato sardo di solidarietà per la Palestina” e fa parte del gruppo variegato di persone che dal 31 ottobre 2025, ogni giorno, animano il presidio per la Palestina, in piazza Yenne a Cagliari, denominata da allora “Piazza dell’Indignazione”. Si è resa disponibile per questa breve intervista e la ringraziamo vivamente. Maria Elisabetta Pini Da quando si è saputo degli arrivi di turisti israeliani in Sardegna, ci sono state diverse manifestazioni per denunciare la presenza di eventuali militari che hanno partecipato alla guerra genocidiaria contro la popolazione di Gaza.Com’è nata l’idea del flashmob in aeroporto? I flashmob sono uno strumento molto efficace per attrarre l’attenzione. L’idea è nata dal nostro compagno, l’importante pianista Peter Waters, che da mesi diceva di voler suonare in aeroporto per denunciare prima il genocidio, sempre in atto, e ora la nostra ulteriore complicità con l’apertura del collegamento diretto tra Tel Aviv e Cagliari. Questo collegamento porta soprattutto cittadini israeliani in Sardegna per le vacanze. Molti di loro possono essere complici o addirittura esecutori di omicidi, torture, stupri. Non è banale riempire l’Isola di potenziali criminali per dare loro sostegno e riposo, in modo che poi possano ricominciare a trucidare persone che hanno la sola colpa di essere nate in una terra che qualcun altro vuole. Come si è svolto il flashmob e come hanno reagito le persone in partenza? Il flashmob è stato realizzato da circa 30 persone. Peter Waters suonava il pianoforte, pezzi classici e improvvisazioni, davvero meravigliose. Raggiunto il culmine, intonava a voce: Palestina Libera! a cui tuttƏ, schieratƏ, rispondevamo a tono Free free Palestine!. Noi eravamo schieratƏ davanti alle partenze, uno a fianco dell’altra, a distanza di circa un metro e mezzo, ognunƏ con una bandiera e dei volantini, fermi e ferme, decisi e coordinate. Un muro, ma un muro permeabile attraverso cui le persone potevano passare, entrando in contatto con la nostra voce, con la nostra protesta, ricordando la Palestina e le responsabilità dei nostri governi.   Il silenzio è stato interrotto soltanto dalla musica del maestro Peter Waters al pianoforte e dai cori concordati o anche da approvazioni e contestazioni? La musica, la voce di Peter, i nostri cori di risposta, eravamo un organismo che funzionava e dava a tuttƏ molta energia. Siamo statƏ in realtà aggreditƏ da alcune persone, sionisti e sioniste, aggressioni verbali, minacce, sputi. Ma la nostra reazione è stata davvero non solo corretta ma anche energica: rimanere fermi e alzare la nostra voce per dire solo Free free Palestine!; queste persone sono state prontamente allontanate dalla polizia tra la riprovazione generale. C’è un legame tra il flashmob attuato, il presidio per la Palestna di Cagliari e l’iniziativa del “Giovedì Bianco”? Certamente, il “Giovedì Bianco” è uno strumento per unire le lotte, nato perché i diversi gruppi e le diverse sensibilità possano, attraverso le azioni fatte di giovedì, moltiplicare l’effetto delle azioni fatte. Sono previsti altri flashmob all’aeroporto nelle prossime settimane? L’iniziativa di giovedì ci ha davvero entusiasmato: molte delle persone in viaggio ci hanno ringraziato, hanno fatta propria l’azione e sono partite intenzionate ad agire. Sicuramente sarà rifatta, un giovedì delle prossime settimane, a sorpresa. WhatsApp Video 2026-07-24 at 23.10.30 Pierpaolo Loi
July 25, 2026
Pressenza
Aeroporto di Cagliari, 4 giugno 2026: protesta di attivisti e attiviste pro Palestina
Pubblichiamo i comunicati dell’Associazione Sardegna Palestina sui voli Tel-Aviv – Cagliari del 4 giugno 2026. Oggi all’aeroporto di Cagliari nuovi voli di andata e ritorno da quel paese, dove è comune inneggiare a stupri di guerra e impiccagioni, dove si arrestano i bambini, anche quelli piccoli. I cari ospiti, alcuni dei quali potrebbero essere tra quelli che si divertivano ad ammazzarli, i bambini, saluteranno la nostra isola dopo la vacanzina di riposo ristoratore, altri invece arriveranno. Noi saremo ad accoglierli. Chissà se questa volta la polizia avrà la felice intuizione di identificare gli ospiti, magari per sapere se per caso sono pericolosi ricercati, invece di chiedere i documenti a noi… che tanto ci conoscono benissimo. Pare che per tutta l’estate potremo trovarceli accanto, i pericolosi ricercati: al mare, al ristorante, ad un concerto all’Arena del Forte… Aeroporto di Cagliari, oggi 4 giugno Non vogliamo i criminali sionisti in Sardegna Alle partenze e agli arrivi da e per Tel Aviv ci siamo fatti sentire: cartelli, bandiere palestinesi, slogan. La maggior parte di loro fingeva di non vederci, manifestando grande distacco, altri si sono lasciati andare mimando l’atto di sgozzare o dicendo “we will kill them all”. Alle partenze, prima dei controlli, la fila di tutti i turisti è stata bloccata per farli passare, anche lì corsia preferenziale. Attivisti/e pro Palestina all’aeroporto di Cagliari-Elmas, 4 giugno 2026 (foto tratte da video dell’Associazione Amicizia Sardegna Palestina, rielaborate da Pierpaolo Loi) Durante tutta la mattina, altri turisti, il personale ci davano supporto, sorrisi e ringraziamenti…diversi tipi di umanità. Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina, in collaborazione con “Giovedì Bianco”   Redazione Cagliari
June 7, 2026
Pressenza
Cagliari: mobilitazione per il Libano
L’altro ieri, giovedì 9 aprile 2026, si è svolta a Cagliari una manifestazione di solidarietà con la popolazione libanese, sottoposta il giorno precedente a un bombardamento indiscriminato da parte di Israele con palazzi distrutti insieme ai suoi abitanti. “Una tempesta di bombardamenti devastanti”, ha definito l’attacco il Presidente Mattarella, ma senza una condanna esplicita del governo Netanyahu. Il sit-in di protesta, organizzato dal “Comitato sardo di solidarietà con la Palestina” e dalla “Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che hanno aderito alla chiamata nazionale, dalle 18:30 alle 21:00 è stato organizzato in piazza Yenne, dove quotidianamente dal 31 ottobre 2025 è presente il presidio per la Palestina. «Trovarsi in piazza- recita il volantino diffuso – oggi significa: – RIFIUTARE l’alleanza con chi tradisce ogni principio; – STARE dalla parte dell’umanità; – RIFIUTARE il silenzio e la complicità». Dalle ore 18:30, la piazza si è riempita di attivisti/e con le bandiere della Palestina, del Libano, dell’Iran e di Cuba. Alle 19:00 sono iniziati gli interventi. Per primo è intervenuto Egidio, un ottantenne esperto di questioni internazionali relative al petrolio, essendo stato un tecnico che ha lavorato nelle diverse piattaforme estrattive sparse per il globo. Il suo intervento, anche a nome del “Presidio permanente per la Palestina” e per tutti i popoli oppressi nel mondo, è stato appassionato e si è incentrato sulla necessità di interrompere la catena che fomenta le guerre e che parte anche dal territorio sardo in cui sono presenti le basi militari, nelle quali le guerre si preparano e si testano nuovi armamenti, come nel caso della RWM-Rheinmtall fabbrica di bombe e droni. La non collaborazione con l’economia bellicista diventa essenziale per impedire le guerre: lottare per la riconversione della fabbrica di morte e per la chiusura delle basi Nato; chiudere i nostri i porti allo stoccaggio e transito di armi verso Paesi in guerra, per mero profitto, in dispregio della legge n. 185 del 1990. Ha preso poi la parola Fawzi Ismail, presidente dell’”Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che senza mezzi termini ha dichiarato: “L’attacco al Libano è stato fatto con la complicità del governo italiano. Se il governo sionista riesce a compiere questo genocidio è perché nessuno lo ferma”. Nel suo intervento, ha messo in risalto come l’obiettivo di Israele con questo bombardamento – il più ingente attacco coordinato contro il Libano dal 1982, nel quale sono stati colpiti più di 150 siti in appena 10 minuti, causando almeno 300 morti e oltre 1.000 feriti, senza contare chi è ancora disperso sotto le macerie – «non era colpire le postazioni militari in Libano: era pura cattiveria genocida contro una popolazione inerme». In spregio, inoltre, alla tregua tra Usa e Iran ottenuta con l’intermediazione del Pakistan. Si profila un nuovo genocidio in Libano dopo quello perpetrato nella Striscia di Gaza. La gente – ha poi affermato – sembra s’interessi solo dell’aumento della benzina alla pompa, ma non si sofferma sulle cause determinate dall’attacco portato da Israele e Stati Uniti all’Iran, un Paese sovrano, calpestando il diritto internazionale. «A noi non interessa il petrolio – ha ribadito – ma salvare vite umane». Tra i diversi interventi, mi ha colpito quello di Ibrahim, libanese, con familiari abitanti nella zona sottoposta all’attacco dell’Idf. Ha detto che il Libano dal punto di vista geografico è una striscia di terra grande come metà della Sardegna (divisa in verticale), ma con una alta densità abitativa. Con molta pacatezza ha messo in evidenza la disumanità e la mancanza di ogni giustificazione di questo attacco criminale. Ha letto, inoltre, alcune frasi della lettera inviatagli da una parente, che mettono l’accento sulla disumanità nei confronti dei bambini e delle bambine, vittime innocenti che non ricevono alcuna considerazione. In conclusione, il senso della partecipazione a questo sit-in di protesta è stato espresso dalle parole di Giovanni, un esponente di Potere al Popolo – Cagliari: «Siamo qui per condannare la totale incapacità delle nostre cosiddette democrazie a contrastare la barbarie della bestia sionista. Il genocidio va avanti con il supporto materiale e politico delle nostre istituzioni». E noi non siamo esenti da responsabilità, siamo convolti in prima persona. È necessario interrompere la “filiera della guerra di cui Israele si nutre”, che è presente nel nostro territorio attraverso l’industria delle armi, le basi militari e la nostra indifferenza. Di fronte all’immobilità del governo in primis, solo la protesta può servire a cambiare qualcosa.» L’appello finale è stato quello di riportare in piazza le persone come nelle grandi manifestazioni di fine estate e inizio autunno del 2025, che hanno visto a Cagliari partecipare decine di migliaia di persone. La mobilitazione continua stasera alle ore 19:00 al “Presidio per la Palestina” in piazza Yenne contro il blocco a Cuba e in solidarietà con la popolazione cubana, in adesione alla Manifestazione Nazionale odierna a Roma.     Pierpaolo Loi
April 11, 2026
Pressenza
Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra
Noi in retrovia: il caso Sardegna Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra   Denuncia Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili