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Palestina in Sardegna: al via la decima edizione
Il 17 e il 18 luglio, al Lazzaretto di Sant’Elia a Cagliari, due giornate dense di appuntamenti e incontri per far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura palestinese e, allo stesso tempo, promuovere un confronto con le espressioni artistiche e culturali della Sardegna. CAGLIARI, 10 luglio 2026 – Ritorna Palestina in Sardegna, rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV con il patrocinio del Comune di Cagliari. Giunta alla X edizione, il 17 e 18 luglio, nello spazio del Lazzaretto in via dei Navigatori n.1 a Cagliari, due giornate dense di appuntamenti e incontri per far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura palestinese e, allo stesso tempo, promuovere un confronto con le espressioni artistiche e culturali della Sardegna. Quest’anno due ospiti d’eccezione: Yousri Alghoul, scrittore, saggista e attivista culturale palestinese, nato nel 1980 nel campo profughi di Al-Shati a Gaza City, laureatosi all’Università di al‑Azhar di Gaza, sopravvissuto al genocidio e Samih Almadhoun, giovane musicista di Gaza, di recente uscito dalla Striscia, studente del Conservatorio che per la prima volta si esibirà a Cagliari. “Anche in questa decima edizione gli obiettivi della rassegna sono quelli di far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura araba, palestinese nello specifico – spiega Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione-. Nelle due giornate si terrà una breve rassegna letteraria con presentazione di testi di autori arabi e di scrittori e saggisti che hanno scritto sulla Palestina e sul Medio Oriente, un’anteprima della proiezione di un film del cinema arabo palestinese, uno spettacolo di teatro e un concerto musicale con artisti locali. Vogliamo approfondire alcuni temi della letteratura e del cinema palestinese, che in questo momento storico ci ricordano, con la forza delle testimonianze in prima persona di autori e registi, di cui alcuni scampati al massacro, cosa significhi vivere a Gaza, con un genocidio in corso, sotto l’offensiva coloniale di Israele: la rassegna è un’occasione per riflettere su cosa stia accadendo impedendoci così di distogliere lo sguardo in segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese”. Il programma delle due giornate Si parte Venerdì 17 luglio 2026, alle ore 18.30, con l’introduzione alla rassegna con Fawzi Ismail e la presentazione del libro Hanno ucciso habibi, di Shrouq Aila,  a cura di Ibtissam Jayed. Shrouq Aila, giornalista pluripremiata, ci racconta cosa vuol dire vivere ancora a Gaza attraverso la sua storia, quella di una donna che cerca di crescere una figlia da sola, nella morsa della carestia e sotto il fuoco degli incessanti bombardamenti israeliani. Hanno ucciso habibi è anche la testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane incrollabile. Le letture di brani scelti sono a cura Guido Cadoni.  Alle 19.30 presentazione del libro La Rosa di Gaza, incontro con uno degli autori, Luca Crastolla che dialoga con Aldo Nicosia, scrittore e docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Bari e inoltre membro della giuria al Festival del Cinema Africano di Verona e all’International Festival of Documentary di Khourigba, in Marocco. Il volume dà voce a dieci donne palestinesi – studentesse, professioniste, madri – che narrano dall’interno l’esperienza quotidiana dell’assedio, della guerra e della sopravvivenza. A seguire, la presentazione del libro Nel dolore di Gaza alla presenza dell’autore Yousri Alghoul che dialoga con Claudia Ortu, docente di lingua inglese all’università di Cagliari.  Il libro, scritto durante una delle fasi più violente e distruttive dell’offensiva coloniale contro la popolazione palestinese della Striscia, non si presenta come un diario né come una cronaca ordinata degli eventi, ma come un insieme di testimonianze che nascono dall’esperienza vissuta e la trasformano in parola e immagine. Chiude la serata alle 21.30 la proiezione del film To a Land Unknown di Mahdi Fleifel, regista danese-palestinese diplomatosi nel 2009 presso la National Film & TV School del Regno Unito. Il film, dopo la presentazione nella Quinzaine a Cannes, ha collezionato 30 premi internazionali girando 150 festival in 60 paesi diversi. Ha ricevuto attestazioni di stima da personalità come Ken Loach, e lodi per come descrive in maniera schietta e diretta la condizione esistenziale di individui che si trovano a veder vacillare la loro stessa identità, sospesi in un limbo senza patria e senza destinazione conosciuta Sabato 18 luglio aprirà la rassegna, alle ore 18.30, la presentazione del dossier “Soffocare la macchina bellica”  a cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. A seguire, la presentazione del libro Il segreto dell’olio e della spada, di Walid Daqqa a cura di  Aldo Nicosia che dialoga con Omar Suboh. Il volume riunisce due racconti, scritti in carcere dal martire palestinese Walid Daqqa (1961-2024): Il segreto dell’olio, 2018 e Il segreto della spada, 2021. I segreti contenuti nell’olio e nella spada diventano chiavi per la conoscenza delle radici culturali e dell’identità, da trasmettere alle nuove generazioni. Con i due racconti, Daqqa esprime la creatività di una fiction che mima la vita, e viceversa, ed afferma così la resistenza palestinese all’occupazione e al genocidio in corso. Alle 20 va in scena il monologo teatrale liberamente tratto dal libro Su Pessotimista di M. Bakri con Guido Cadoni, giornalista e conduttore televisivo. Su Pessotimista è la traduzione in sardo campidanese realizzata da Michele Zurru, con la supervisione di Wasim Dahmash, saggista, docente e traduttore dall’arabo all’italiano, del monologo teatrale al-Mutasha’il di Mohammad Bakri, a sua volta ispirato al celebre personaggio creato dallo scrittore palestinese Emil Habibi nel romanzo Il pessotimista. In questo monologo dissacrante e beffardo, il pessottimista racconta le strane avventure che lo hanno portato a vivere come quei palestinesi invisibili, rimasti in Palestina, che fingono di essere docili e ingenui, passano la vita a sopportare e a barcamenarsi, ma alla fine dovranno fare i conti con la ribellione dei figli. Come tutti gli anni, sarà possibile, con una sottoscrizione di 15 euro, (prenotazione whatsapp entro il 16 luglio al numero 333 260 2120) partecipare alla cena degustazione palestinese accompagnati dalla ISLA SOUND Dj Set & SISTA NAMELY e note di Gaza con l’Oud di Samih Al Madhoun. Chiude la rassegna il concerto di Dr.Drer & Crc Posse che presentano il nuovo disco “Fogu”, metafora del fuoco per rappresentare l’energia di cui ha bisogno la Sardegna per risollervarsi. La rassegna è patrocinata dal Comune di Cagliari; la Direzione artistica musicale è di Fabrizio Lai. Redazione Sardigna
July 14, 2026
Pressenza
Cagliari, nel Parco di Monte Claro vandalizzata la targa che ricorda le vittime del massacro di Sabra e Shatila
Cagliari: la memoria vandalizzata, un’intimidazione in piazza, un contesto che non possiamo ignorare. Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità. Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando “terroristi di Hamas go home”, fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l’intervento di altri passanti si sono allontanate. Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l’arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo – secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio – gruppi legati a riservisti dell’esercito israeliano, ospitati in resort dell’isola sotto scorta delle forze dell’ordine italiane. Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo. Attivisti manifestano all’aeroporto di Cagliari-Elmas (foto di “Potere al popolo!” – Cagliari) Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l’eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l’umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale. Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili. Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandier Redazione Cagliari
July 9, 2026
Pressenza
No a informazioni distorte sui Cpr, no al tentativo di normalizzare dei lager
Pubblichiamo il Comunicato dell’Assemblea No CPR Macomer. Ci giunge notizia attraverso i quotidiani locali di una velina della questura di Oristano nella quale si tenta di normalizzare il Cpr attraverso una serie di informazioni distorte e tendenziose, tese a rappresentare questa struttura per quella che non è. Riteniamo necessario puntualizzare una serie di fatti, alfine di restituire una informazione corretta al pubblico riguardo che cosa è il Cpr e come mai ci si finisce dentro. Riteniamo tuttavia che dovrebbero essere i giornali a svolgere questo lavoro, la provenienza di una informazione da una questura non esime dal lavoro di elementare fact checking delle informazioni. 1. Nel Cpr non ci si finisce perché condannati per “violenza sessuale, furto e resistenza”, come per qualsiasi altro reato. Nel Cpr ci si finisce perché non si ha un permesso di soggiorno, a prescindere da qualsiasi altra cosa. La questura cerca di vendere al pubblico il fatto che in questi lager per migranti ci si finisca perché si è cattive persone, ma la verità è che può finirci chiunque, purché sia uno straniero privo di documenti di soggiorno. La persona in questione non è nel Cpr perché “pericolosa socialmente” ma perché sudanese. Un italiano che avesse la stessa storia criminale alle spalle non finirebbe mai in un Cpr, e nemmeno un cittadino comunitario, o uno straniero con i documenti di soggiorno in regola. Dobbiamo ricordare alla questura di Oristano che il luogo deputato alla detenzione delle persone per crimini passati in giudicato è il carcere, e solo il carcere. Sostenere che lo sia anche il Cpr è una pura e semplice menzogna. 2. Attraverso il concetto di “pericolosità sociale” si giustificano provvedimenti arbitrari della questura che avvengono in un quadro di lesione dello stato di diritto e delle garanzie giuridiche, e in particolare del diritto alla difesa. Questi provvedimenti inoltre sono in totale contrasto con la funzione costituzionale di rieducazione che viene assegnata alla pena. 3. Il Cpr funziona per legge come luogo deputato al riconoscimento e al rimpatrio delle persone soggette a un decreto di espulsione. La persona in oggetto è conosciuta alle forze dell’ordine e non può essere rimpatriata. Infatti il Sudan è nel pieno di una guerra civile ferocissima ed è il luogo della peggiore crisi umanitaria in corso oggi nel mondo. Il provvedimento in oggetto è quindi meramente punitivo e privo di qualsiasi logica apprezzabile. 4. Il Cpr è un luogo di tortura psicologica, di abusi fisici, di violazione dei diritti umani fondamentali. In cinque anni di lavoro abbiamo raccolto un’infinità di testimonianze e documenti relativi a quanto siano pessime e indegne di un essere umano le condizioni di vita nel Cpr. Testimonianze di pestaggi, abuso di psicofarmaci, cibo avariato, condizioni igienico-sanitarie precarie, violazioni del diritto alla salute e all’assistenza dell’avvocato, si sono susseguite invariate per anni. Da anni le istituzioni responsabili di questa situazione cercano di giustificare gli abusi con la giustificazione falsa che le loro vittime sono dei criminali. È ora di finirla. Chiunque siano le persone rinchiuse, fossero anche le peggiori al mondo, non c’è giustificazione per l’abominio rappresentato dai Cpr. TUTTI I CPR DEVONO CHIUDERE! COMINCIAMO DA MACOMER! 18 giugno 2026 Assemblea No CPR Macomer Movimento Antifascista Oristanese Campagna LasciateCIEntrare Associazione Amicizia Sardegna Palestina Redazione Sardigna
June 18, 2026
Pressenza
L’ennesima invasione d’Israele
Stamattina all’aeroporto di Cagliari Elmas (foto facebook) Proteste a Cagliari per l’arrivo di voli charter da Tel Aviv: tra turisti, anche soldati?, di Pierpaolo Loi (ripreso da pressenza.com) In mattinata all’aeroporto di Cagliari – Elmas sono atterrati quattro voli provenienti da Tel-Aviv: alle 8.45, alle 11.35, alle 12.50 e alle 14.30. Scrive l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina in un breve comunicato: “Pare che
A Cagliari, sei mesi di Presidio permanente per la Palestina
Dal 31 ottobre del 2025 al 28 aprile del 2026 (ieri è stato il ), sei mesi di presidio per la Palestina a Cagliari. Sotto il sole cocente o la pioggia a dirotto, il presidio è stato presente in piazza Yenne tutte le sere nei giorni feriali, la domenica e i giorni festivi. Una continuità, forse non immaginabile, grazie alla costanza di diverse persone che hanno dedicato il loro tempo a riempire uno spazio cittadino con le bandiere della Palestina, per denunciare il genocidio di Gaza e la tregua di pace fasulla, durante la quale continuano le uccisioni da parte dell’IDF, la carestia e la mancanza di cure a causa dell’imbarco a cui è sottoposta la Striscia. Ma il presidio ha dato voce anche ad altri popoli sottoposti all’offensiva di Israele e degli Usa: Libano, Siria, Iran, il popolo kurdo del Rojava; e da parte degli States anche del Venezuela e di Cuba. Nella giornata di ieri, 28 aprile (180° giorno di presidio),  in coincidenza con la ricorrenza di Sa Die de sa Sardigna, giorno di festa per il popolo sardo, in piazza Yenne e in altre piazze cittadine si sono svolte delle manifestazioni. Il presidio è iniziato come di consueto alle ore 19:00 e proseguito fino alle 20:00, allietato dal suono dell’organetto e di altri strumenti della musica popolare con i quali dei bravi musicisti hanno eseguito diverse tipologie di balli sardi. La partecipazione di molte persone (una quarantina) è stata motivata in particolare dalla solidarietà che si è voluta esprimere nei confronti di Hussam Abu Safiya, medico palestinese, pediatra e direttore dell’ospedale Kamala Adwan di Gaza, incarcerato senza accuse; molti i cartelli con la richiesta della sua liberazione. Un gruppo di donne e di uomini in abbigliamento nero per sottolineare l’ingiustizia che subiscono i detenuti e le detenute nelle carceri israeliane. In questi sei mesi, il presidio per la Palestina ha dato voce non solo ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania e ad altri popoli opressi  nel mondo, ma anche al popolo della pace, che vuole il disarmo, la dismissione delle basi militari della Sardegna e la riconversione della fabbrica di morte RWM presente nel territorio dei comuni di Domusnovas, Iglesias e Musei. Il Presidio cagliaritano per la Palestina ripudia la guerra (art. 11 della Costituzione Italiana), come sta scritto nello striscione cucito a mano, che in occasione della grande manifestazione NO KINGS ha sfilato per le vie di Roma e il 25 aprile per le strade di Cagliari.     Pierpaolo Loi
April 29, 2026
Pressenza
Cagliari: mobilitazione per il Libano
L’altro ieri, giovedì 9 aprile 2026, si è svolta a Cagliari una manifestazione di solidarietà con la popolazione libanese, sottoposta il giorno precedente a un bombardamento indiscriminato da parte di Israele con palazzi distrutti insieme ai suoi abitanti. “Una tempesta di bombardamenti devastanti”, ha definito l’attacco il Presidente Mattarella, ma senza una condanna esplicita del governo Netanyahu. Il sit-in di protesta, organizzato dal “Comitato sardo di solidarietà con la Palestina” e dalla “Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che hanno aderito alla chiamata nazionale, dalle 18:30 alle 21:00 è stato organizzato in piazza Yenne, dove quotidianamente dal 31 ottobre 2025 è presente il presidio per la Palestina. «Trovarsi in piazza- recita il volantino diffuso – oggi significa: – RIFIUTARE l’alleanza con chi tradisce ogni principio; – STARE dalla parte dell’umanità; – RIFIUTARE il silenzio e la complicità». Dalle ore 18:30, la piazza si è riempita di attivisti/e con le bandiere della Palestina, del Libano, dell’Iran e di Cuba. Alle 19:00 sono iniziati gli interventi. Per primo è intervenuto Egidio, un ottantenne esperto di questioni internazionali relative al petrolio, essendo stato un tecnico che ha lavorato nelle diverse piattaforme estrattive sparse per il globo. Il suo intervento, anche a nome del “Presidio permanente per la Palestina” e per tutti i popoli oppressi nel mondo, è stato appassionato e si è incentrato sulla necessità di interrompere la catena che fomenta le guerre e che parte anche dal territorio sardo in cui sono presenti le basi militari, nelle quali le guerre si preparano e si testano nuovi armamenti, come nel caso della RWM-Rheinmtall fabbrica di bombe e droni. La non collaborazione con l’economia bellicista diventa essenziale per impedire le guerre: lottare per la riconversione della fabbrica di morte e per la chiusura delle basi Nato; chiudere i nostri i porti allo stoccaggio e transito di armi verso Paesi in guerra, per mero profitto, in dispregio della legge n. 185 del 1990. Ha preso poi la parola Fawzi Ismail, presidente dell’”Associazione Amicizia Sardegna Palestina”, che senza mezzi termini ha dichiarato: “L’attacco al Libano è stato fatto con la complicità del governo italiano. Se il governo sionista riesce a compiere questo genocidio è perché nessuno lo ferma”. Nel suo intervento, ha messo in risalto come l’obiettivo di Israele con questo bombardamento – il più ingente attacco coordinato contro il Libano dal 1982, nel quale sono stati colpiti più di 150 siti in appena 10 minuti, causando almeno 300 morti e oltre 1.000 feriti, senza contare chi è ancora disperso sotto le macerie – «non era colpire le postazioni militari in Libano: era pura cattiveria genocida contro una popolazione inerme». In spregio, inoltre, alla tregua tra Usa e Iran ottenuta con l’intermediazione del Pakistan. Si profila un nuovo genocidio in Libano dopo quello perpetrato nella Striscia di Gaza. La gente – ha poi affermato – sembra s’interessi solo dell’aumento della benzina alla pompa, ma non si sofferma sulle cause determinate dall’attacco portato da Israele e Stati Uniti all’Iran, un Paese sovrano, calpestando il diritto internazionale. «A noi non interessa il petrolio – ha ribadito – ma salvare vite umane». Tra i diversi interventi, mi ha colpito quello di Ibrahim, libanese, con familiari abitanti nella zona sottoposta all’attacco dell’Idf. Ha detto che il Libano dal punto di vista geografico è una striscia di terra grande come metà della Sardegna (divisa in verticale), ma con una alta densità abitativa. Con molta pacatezza ha messo in evidenza la disumanità e la mancanza di ogni giustificazione di questo attacco criminale. Ha letto, inoltre, alcune frasi della lettera inviatagli da una parente, che mettono l’accento sulla disumanità nei confronti dei bambini e delle bambine, vittime innocenti che non ricevono alcuna considerazione. In conclusione, il senso della partecipazione a questo sit-in di protesta è stato espresso dalle parole di Giovanni, un esponente di Potere al Popolo – Cagliari: «Siamo qui per condannare la totale incapacità delle nostre cosiddette democrazie a contrastare la barbarie della bestia sionista. Il genocidio va avanti con il supporto materiale e politico delle nostre istituzioni». E noi non siamo esenti da responsabilità, siamo convolti in prima persona. È necessario interrompere la “filiera della guerra di cui Israele si nutre”, che è presente nel nostro territorio attraverso l’industria delle armi, le basi militari e la nostra indifferenza. Di fronte all’immobilità del governo in primis, solo la protesta può servire a cambiare qualcosa.» L’appello finale è stato quello di riportare in piazza le persone come nelle grandi manifestazioni di fine estate e inizio autunno del 2025, che hanno visto a Cagliari partecipare decine di migliaia di persone. La mobilitazione continua stasera alle ore 19:00 al “Presidio per la Palestina” in piazza Yenne contro il blocco a Cuba e in solidarietà con la popolazione cubana, in adesione alla Manifestazione Nazionale odierna a Roma.     Pierpaolo Loi
April 11, 2026
Pressenza
Sardegna: non siamo in guerra, “siamo” la guerra
Noi in retrovia: il caso Sardegna Un veloce dossier su recenti e attuali traffici e movimenti guerreschi dal Porto di Cagliari a Capo Frasca, a Decimomannu e a Quirra   Denuncia Il porto di Cagliari pare venga usato per attività illecite La normativa italiana, a partire dalla legge 185/90, vieta esplicitamente l’esportazione di armamenti verso Paesi in guerra o responsabili