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Necropolitica dei campi: corpi, diritto e morte nei C.C.A.C. del Mar Egeo
«Dopo essere rimasto bloccato per sette anni e dopo molti rifiuti, capisco profondamente questo dolore. Ci sono stati momenti in cui la vita sembrava senza senso. Vedi amici andarsene. Persone che sono arrivate, hanno ottenuto i loro documenti e sono andate avanti, mentre tu rimani in un vicolo cieco. L’attesa, l’incertezza, il silenzio sul tuo futuro ti distruggono lentamente dentro. Molte persone non muoiono solo durante il viaggio. Molte muoiono psicologicamente dopo il loro arrivo, dimenticate in sistemi che le tengono in attesa per anni. Quante altre vite devono andare perdute prima che qualcosa cambi? Le persone non chiedono lusso. Chiedono dignità, sicurezza e libertà di movimento. Riposa in pace, José non ti dimenticheremo 1» Così scrive R. amico di José Kiesse. José Kiesse, 44 anni, congolese, è morto suicida a Lesbo il 22 febbraio 2026. Chiamarlo suicidio, senza fare riferimento al dispositivo che lo ha prodotto, è però una forma di complicità linguistica. A decidere che ‘doveva’ morire è stata la necropolitica dei Close Control Access Centres (C.C.A.C.) greci impregnata di razzismo neocoloniale: gestione differenziale delle vite, produzione gerarchica di chi può vivere e chi deve morire, spazi di confinamento che sono ‘mondi di morte’ 2, dove la gestione politica dell’attesa prolungata diventa strumento di annientamento. PH: fytilia.lesvos Dopo sei anni dietro il filo spinato, arriva il rigetto definitivo della domanda d’asilo, una sentenza esistenziale dopo un processo di logoramento sistematico, di consumo della vita. Restrizione geografica, campi chiusi e iper-sorvegliati, svuotamento e riutilizzo del diritto come strumento di deterrenza. La Dichiarazione UE-Turchia del 2016 3 ha aperto la strada alla normalizzazione della deportazione. La Legge 5226 di settembre 2025 4, che, tra l’altro, criminalizza l’ingresso irregolare completa il quadro: non più soggetti di diritto, ma corpi colpevoli per esercitare il loro diritto di movimento. José era arrivato a Lesbo, nel Mar Egeo: non solo un’isola, ma un avamposto militarizzato, una zona di sorveglianza della mobilità umana. La frontiera qui non è linea ma spazio diffuso, infrastruttura che cattura, immobilizza, rende invisibili. Da subito, José è stato intrappolato in questa zona grigia dove lo stato di diritto si sospende, generando soggettività precarie. Sopravvissuto all’inferno di Moria, la ‘tomba dei diritti umani’ 5, dove la negazione della dignità è struttura, dopo l’incendio del 2020, José è stato trasferito a Kara Tepe e poi a Mavrovouni, dove l’architettura della detenzione gli ha tolto la vita. Architettura che cresce sull’isola di Lesbo e che, dal campo di Pagani del 2009 fino ai dispositivi detentivi successivi, si sta oggi compiendo nella realizzazione C.C.A.C. di Vastria. PH: CPT Aegean Migrant Solidarity (Vastria) Il report di Community Peacemakers Teams How to Build a Detention Centre: The Case of Vastria in Lesvos 6, lo descrive con chiarezza: Vastria segna il passaggio da centri di detenzione caotici a un’infrastruttura detentiva pensata fin dall’inizio come tale. Isolata. Chiusa. Iper-sorvegliata. Una combinazione di monitoraggio biometrico, restrizione geografica e accesso limitato a ONG, avvocati e personale medico. Situato a circa 30 km, nel cuore di una foresta vergine di pini ad alto rischio di incendio, il sito non è neutro: è una scelta politica. Isolare per rendere invisibile la precarizzazione esistenziale delle persone, la loro trasformazione in corpi ‘scartabili’, in un regime di frontiera paradossalmente ossessionato dalla produzione di dati e dal risk profiling. 240.100 metri quadrati, che classificheranno le persone in (1) popolazione generale, (2) categorie speciali e (3) centro di detenzione pre-rimpatrio, inglobando – dentro quello che formalmente è un centro di identificazione – una struttura analoga ai CPR italiani. Approfondimenti/CPR, Hotspot, CPA GRECIA. IL CLOSED CONTROLLED ACCESS CENTRE (CCAC) DI VASTRIA Un modello della politica migratoria europea Maria Giuliana Lo Piccolo 2 Settembre 2025 A seconda della classificazione si è più o meno disposable 7, più o meno deportable 8. Si consolida così la svolta carceraria nelle politiche di gestione della mobilità: la deportazione verso un Paese terzo può essere preparata, organizzata ed eseguita senza mai uscire dal campo. Il carattere allarmante di questa svolta emerge chiaramente osservando le statistiche sulla detenzione e i rimpatri in Grecia. Secondo la Policy Note: Deportation and Immigration Detention Statistics in Greece, 2025 9, pubblicata a marzo 2026 da Refugee Support Aegean, nel 2025 su 26.527 decisioni della polizia ellenica, 11.877 sono state decisioni di rimpatrio ai sensi della Legge 5226/2025, trasponendo la Direttiva Rimpatri, mentre 14.650 rimpatri sono stati effettuati ai sensi della Legge greca 3386/2005 10, in circostanze che sollevano dubbi di conformità al diritto UE. Le principali nazionalità coinvolte erano Afghanistan, Egitto, Siria, Albania e Sudan. Le stesse per cui, paradossalmente, il tasso di riconoscimento dello status di rifugiato è più alto in Grecia. In totale, 5.738 cittadini di Paesi terzi sono stati rimpatriati, di cui 2.464 con rimozioni forzate. Spostandosi all’interno del panorama europeo, il CCAC di Vastria si configura come un dispositivo pienamente coerente – e, in alcuni aspetti, anticipatore – degli sviluppi normativi a livello UE. Il 26 marzo 2026, il Parlamento europeo ha approvato l’avvio dei negoziati con il Consiglio UE sul cosiddetto Regolamento Rimpatri, destinato a riformare e sostituire la Direttiva Rimpatri 2008/115/CE. Le linee guida emerse prevedono un rafforzamento strutturale del paradigma delle espulsioni: estensione dei tempi di trattenimento fino a 24 mesi, ampliamento degli obblighi di cooperazione del soggetto destinatario del rimpatrio, compressione delle garanzie procedurali e, soprattutto, apertura alla possibilità di trasferimenti verso Paesi terzi tramite i cosiddetti return hubs. Notizie/Regolamenti UE/CPR, Hotspot, CPA IL PARLAMENTO EUROPEO DÀ IL VIA LIBERA AL REGOLAMENTO SULLE DEPORTAZIONI Cosa è in gioco nelle fasi finali dei negoziati 11 Marzo 2026 La necropolitica dei campi non si limita più a governare l’attesa della decisione sulla domanda d’asilo o la predisposizione del rimpatrio in caso di diniego. Essa si estende oltre la giurisdizione europea, integrando la detenzione interna con infrastrutture extraterritoriali. Nella traiettoria segnata da questa necropolitica, il suicidio di José Kiesse risponde pienamente al potere dei campi di decidere chi è ‘sacrificabile’. José trattenuto a Lesbo è stato espropriato del suo progetto di vita e costretto a un rischio di morte insostenibile. Pronunciare il suo nome è un atto di resistenza contro l’esposizione sistemica alla morte prematura e la minaccia costante di rimozione coercitiva che divora silenziosa le vite nei C.C.A.C. È ricordarlo contro la violenza razzista e neocoloniale del dispositivo dei campi. 1. Testimonianza di R. amico di José Kiesse. Fonte: Faseismos kai Frijes ↩︎ 2. Mbembe, A. (2019). Necropolitics. Duke University Press ↩︎ 3. CPT (2026). Ten Years of the EU-Turkey Deal, a Decade of Systemic Harm ↩︎ 4. Legge 5226/2025 ↩︎ 5. Per ulteriori informazioni, guardare: Atreconomia, (2025).‘ The Ashes of Moria’ . ↩︎ 6. CPT, (2025). ‘How to Build a Detention Centre: The Case of Vastria in Lesvos’ ↩︎ 7. Secondo N. De Genova, disposability indica la produzione di condizioni alla frontiera in cui lo Stato può disporre della vita delle persone migranti, esponendole a un rischio sistemico di morte prematura e configurando una condizione razzializzata. (De Genova, N., & Roy, A. (2020). Practices of illegalisation. Antipode, 52(2), 352-364). ↩︎ 8. Secondo N. De Genova, deportability indica la minaccia costante di rimozione coercitiva, ovvero di essere fisicamente espulsi dallo spazio dello Stato nazionale, una vera e propria espulsione dalla vita e dal diritto di vivere. (Ibidem). ↩︎ 9. R.S.A., (2026). Deportation and immigration detention statistics in Greece in 2025 A constant practice of deprivation of refugees’ liberty’ ↩︎ 10. Legge 3386/2005 ↩︎
Il caso Aegean Boat Report e l’arresto di Tommy Olsen
«Da oltre 8 anni, Aegean Boat Report lavora senza sosta per documentare le violazioni dei diritti umani, monitorare le persone in pericolo e fornire prove indipendenti quando le autorità non riescono a proteggere coloro che cercano rifugio». È da queste parole che emerge con chiarezza il senso di un lavoro che, oggi, è finito sotto attacco diretto. Tommy Olsen è il fondatore di Aegean Boat Report (ABR), l’organizzazione che dal 2015 documenta in modo indipendente ciò che accade nel Mar Egeo. Le autorità greche hanno emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto europeo: è l’ultimo passo di un lungo tentativo di mettere a tacere chi osserva, registra e denuncia. Lunedì 16 marzo, la polizia norvegese lo ha arrestato nella sua casa di Tromsø, la città più grande della Norvegia settentrionale a 350 chilometri a nord del Circolo polare artico. Un tribunale norvegese ha successivamente stabilito che potesse essere estradato in Grecia, decisione contro la quale ha presentato ricorso, ed è stato posto in custodia cautelare. È stato successivamente rilasciato il 20 marzo in attesa dell’udienza di appello, ma rimane a rischio di estradizione. Se estradato, potrebbe subire una detenzione preventiva fino a 18 mesi 1. ✍️ Firma la petizione e chiedi alle autorità norvegesi di non estradare Tommy Olsen! Olsen, è perseguito dalle autorità greche insieme a un difensore greco per i diritti umani, Panayote Dimitras, fondatore del Greek Helsinki Monitor (GHM), con accuse infondate legate al loro attivismo a supporto delle persone in movimento che cercano rifugio in Grecia 2. Dimitras è stato incriminato per aver inviato informazioni alle autorità greche riguardo l’arrivo di persone sulle isole di Kos e Farmakonisi, nel luglio 2021, un’operazione di routine per facilitare le richieste d’asilo. Nonostante ciò, il tribunale ha imposto misure preventive severe: divieto di lasciare la Grecia, obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità, cauzione di 10.000 euro e divieto di svolgere qualsiasi attività del GHM, compreso comunicare con le persone appena arrivate. «Migliaia di persone contattano Aegean Boat Report per chiedere assistenza, sia dopo aver raggiunto le isole greche, sia in situazioni di difficoltà nel Mar Egeo. In caso di pericolo per la vita umana, trasmettiamo immediatamente tutte le informazioni pertinenti alle autorità competenti. A causa di questo lavoro, siamo diventati un bersaglio», denuncia ABR. Questo non è l’unico procedimento giudiziario nei suoi confronti. «Negli ultimi anni – spiega Elena Kaniadakis sul Manifesto 3 – le procure di diverse isole dell’Egeo hanno avviato cinque indagini su Olsen: quattro sono state archiviate. Nell’ultimo caso, quello di Kos, è stato disposto il rinvio a giudizio». PH: Moriabevegelsen «Per anni ho documentato e pubblicato prove di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in movimento nell’Egeo», spiega l’attivista norvegese. «Queste includono respingimenti violenti, espulsioni illegali, abusi e azioni che hanno messo a rischio innumerevoli vite. Le prove sono numerose. Eppure non c’è stata alcuna assunzione di responsabilità. L’Europa ha troppo spesso distolto lo sguardo in nome della protezione delle frontiere». «Le accuse mosse contro di me – continua Olsen – sono: partecipazione e appartenenza a un’organizzazione criminale; favoreggiamento dell’ingresso nel territorio greco di cittadini di paesi terzi, presumibilmente commesso in modo ripetuto, da due o più persone, a scopo di lucro e nell’ambito di un’attività professionale; favoreggiamento del soggiorno illegale o della permanenza di cittadini di paesi terzi, presumibilmente a scopo di lucro e in modo ripetuto. Nessuna di queste accuse è vera. Non ho visto alcuna prova credibile a sostegno di esse». Il Ministro greco delle Migrazioni e dell’Asilo, Thanos Plevris 4, ha definito, nelle scorse ore, “ipocrite” organizzazioni come Amnesty International Grecia, accusandole di denunciare violazioni del diritto internazionale mentre chiederebbero di ignorare mandati legittimi della giustizia greca. «L’inasprimento delle disposizioni relative alle ONG nell’ultimo disegno di legge, che l’opposizione non ha sostenuto, si sta rivelando “imprescindibile” per garantire il rispetto della legge», minaccia Plevris. Chi è Thanos Plevris Ministro della Migrazione dal 28 giugno 2025, è noto per posizioni estremiste e dichiarazioni apertamente razziste. Celebre, e inquietante, la frase: «La sicurezza delle frontiere non può esistere senza vittime, per essere chiari, se non ci sono morti». La sua nomina segna la continuità e, per certi versi, la radicalizzazione della linea di Voridis Il Ministro fa riferimento al nuovo disegno di legge nel quale si prevede che la semplice appartenenza a un’ONG iscritta nel registro possa trasformare reati minori, come l’agevolazione del soggiorno irregolare, in reati gravi punibili con fino a 10 anni di carcere e multe fino a 10.000 euro. Anche l’apertura di un procedimento penale può comportare la cancellazione dell’organizzazione, in contrasto con principi fondamentali dello stato di diritto. «Il disegno di legge non è una misura isolata – sottolinea il Legal Centre Lesvos – ma parte di una strategia sistematica del Ministero della Migrazione volta a criminalizzare la migrazione e a smantellare la solidarietà, attuata, tra l’altro, attraverso la Legge 5226/2025 di settembre, che criminalizza il soggiorno irregolare, e attraverso il perseguimento incessante dei difensori dei diritti umani». Approfondimenti IN GRECIA VIENE PREVISTO IL CARCERE PER I RICHIEDENTI ASILO IN RIGETTO Analisi della nuova legge che penalizza e criminalizza l'ingresso e il soggiorno nel Paese Giulia Stella Ingallina 22 Ottobre 2025 «Dopo cinque anni di raccomandazioni costanti da parte della Commissione europea 5, del Consiglio d’Europa 6 e delle Nazioni Unite 7 per porre fine alle restrizioni arbitrarie sul lavoro delle organizzazioni della società civile che sostengono i rifugiati e i migranti», sostengono in una dichiarazione congiunta 8 80 organizzazioni internazionali e greche, «il Ministero continua a colpire le organizzazioni ritenute scomode esclusivamente per svolgere il loro lavoro». Esemplare in questo senso è il caso ERCI a Lesbo, un processo durato sette anni contro 24 operatori umanitari minacciati di pene fino a 20 anni per aver soccorso persone in mare: la loro assoluzione completa ha evidenziato come si sia trattato di una deliberata campagna di vessazione giudiziaria contro la società civile. Notizie GRECIA. ASSOLTI A LESVOS 24 OPERATORI UMANITARI IMPEGNATI NEL SOCCORSO IN MARE Una sentenza contro la criminalizzazione della solidarietà Ludovica Mancini 19 Gennaio 2026 In questo contesto legislativo e politico si colloca il mandato d’arresto europeo nei confronti di Tommy Olsen e le misure restrittive contro Panayote Dimitras: il rischio è che chi documenta ciò che accade alle frontiere e sostiene le persone in movimento venga trattato come un criminale, trasformando il confine in uno spazio di eccezione in cui il diritto si piega fino a scomparire e il dissenso viene messo a tacere. A spiegare quanto tutta questa vicenda sia ingiusta, con parole semplici ma potenti, è la figlia quindicenne di Tommy Olsen durante un presidio di solidarietà che si è svolto il 22 marzo davanti al municipio di Tromsø 9: «Ho solo 15 anni e non so molto di leggi o politica. Ma conosco la differenza tra giusto e sbagliato. Papà è una persona che tiene davvero alle persone in difficoltà e ai loro diritti. Fare la cosa giusta dovrebbe ripagare». 1. Per approfondire la vicenda: Norway: Do not extradite NGO worker: Tommy Olsen, Amnesty International (23 marzo 2026) ↩︎ 2. Per approfondire: Greece: Migrant Rights Defenders Face Charges, Human Right Watch (26 gennaio 2026) ↩︎ 3. La persecuzione a Tommy Olsen arriva fino alla Norvegia: la Grecia chiede l’arresto, Il Manifesto (13 febbraio 2026) ↩︎ 4. Thanos Plevris (Αθανάσιος Πλεύρης, nato 1977) è un politico e giurista greco appartenente al partito Nuova Democrazia, nominato nel 2025 Ministro per la Migrazione e l’Asilo in seguito a un rimpasto di governo del primo ministro Kyriakos Mitsotakis. È noto per le sue posizioni conservatrici e per il ruolo centrale nella politica migratoria greca. Come Ministro della Migrazione, Plevris incarna la linea dura del governo Mitsotakis su sicurezza dei confini e controllo dei flussi, influenzando il dibattito greco ed europeo sulla politica migratoria (Fonte: Kathimerini) ↩︎ 5. Leggi il documento della Commissione UE ↩︎ 6. Leggi il documento del Consiglio d’Europa ↩︎ 7. Leggi il documento delle Nazioni Unite ↩︎ 8. Joint Civil Society Statement on the Migration Ministry bill, Refugee Suppot Aegean (20 gennaio 2026) ↩︎ 9. Il presidio era promosso da Moriabevegelsen (Movimento Moria) un movimento di attivismo sociale nato in Norvegia che si occupa di sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica su questioni legate ai diritti umani, in particolare dei bambini e delle persone costrette alla fuga (rifugiati e richiedenti asilo) ↩︎