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Pedofili cannibali sono a piede libero, mentre attivisti umanitari sono in galera. Chiediamoci il motivo e chi comanda
Pedofili cannibali sono a piede libero, mentre attivisti umanitari sono in galera. Chiediamoci il motivo e chi comanda… Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato l’Epstein Files Transparency Act. Un giudice federale ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di produrre i documenti non censurati. Il Dipartimento di Giustizia si è rifiutato di consegnare i documenti Epstein nonostante l’ordine del giudice. La scadenza era il 2 luglio 2026. Come persona che lavora nel campo dei diritti umani, non ho mai visto niente di simile ai documenti Epstein nei miei 15 anni di carriera. Ci sono 3 milioni di fascicoli di prove documentate su uomini potenti che hanno stuprato Cannibalizzato Trattato Filmato Terrorizzato Torturato Ucciso Bambini di 13, 14, 15 anni! Ricordate: questa è solo una parte dei documenti. Questo è solo ciò che erano disposti a rendere pubblico. Nessun arresto o indagine. ZERO. Abbiamo chiesto al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di consegnare l’intero fascicolo Epstein ai Relatori Speciali delle Nazioni Unite e ai comitati indipendenti dell’ONU per le indagini, poiché si tratta di un caso internazionale di crimini contro l’umanità. Ma l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, il massimo funzionario ONU in materia di diritti umani, non si è nemmeno preoccupato di avviare un’indagine o di ascoltare la nostra richiesta al Dipartimento di Giustizia, né ha proferito una sola parola riguardo alla più grande rete di traffico di esseri umani della storia moderna. I pedofili di Epstein stanno indagando sui fascicoli di Epstein. Ci chiediamo perché nessuno sia stato arrestato. Jeffrey Epstein ha in video tutti i principali politici e miliardari mentre compiono atti terribili su un bambino o su più persone. Migliaia di persone sono state arrestate per aver criticato il sionismo. Migliaia di persone sono state arrestate per post sui social media. Nessuno è stato arrestato per aver violentato dei bambini. Il caso Epstein non riguarda solo una “lista”. Riguarda bambini violentati da uomini potenti e un sistema che ha permesso loro di restare impuniti. In definitiva, il sistema mondiale è diventato così corrotto che credo sia giunto il momento di ripulire tutto e ricominciare da capo. Il caso Epstein riguarda la protezione dei bambini. Non esiste una causa più nobile. Se le persone non riescono a unirsi contro gli abusi e le violenze sui minori, non c’è speranza per l’umanità. Non capisco come mai non stiamo assistendo a una rivoluzione globale. Mohamad safa Direttore esecutivo e rappresentante principale del PVA presso le Nazioni Unite
July 27, 2026
InfoPal
Il Repubblicano che ha osato sfidare il Sistema Epstein viene travolto
Di Pino Cabras. Appena ieri, con buona pace degli incredibili Donaldolatri che anche in Italia diffondono la fandonia secondo cui Trump appoggia Bibi il genocida e il suo staterello per volerli in realtà sconfiggere in base a un mirabolante e machiavellico Super-Piano segreto, la realtà materiale ci ha detto che The Donald si mobilita al massimo per far fuori chi vuole sconfiggere la politica scendiletto del suo governo nei confronti della rete Epstein. Prendete il caso di Thomas Massie. Per anni Thomas Massie ha rappresentato una rarità nella politica statunitense: un deputato repubblicano capace di mantenere una linea autonoma anche contro il proprio partito. Eletto senza interruzioni alla Camera dal Kentucky dal 2012, si è costruito la reputazione di parlamentare insofferente alle discipline di scuderia e disposto a contestare apertamente presidenti, vertici repubblicani e gruppi di pressione influenti. Negli ultimi tempi il suo nome era tornato sotto i riflettori soprattutto per la battaglia sulla vicenda Jeffrey Epstein. Massie aveva chiesto con forza la desecretazione completa dei documenti legati al caso e aveva accusato il Dipartimento di Giustizia di opacità e reticenze. Le sue critiche non avevano risparmiato nemmeno Pam Bondi, allora alla guida del dicastero, considerata troppo prudente nella gestione di un dossier che continua a scuotere la politica americana. Ma quella posizione gli ha attirato nemici potenti. Donald Trump ha deciso di appoggiare apertamente il suo sfidante alle primarie repubblicane del Kentucky, Ed Gallrein, sostenuto a sua volta da giganteschi e soverchianti finanziamenti provenienti dall’area pro-Israele e dall’apparato dell’establishment conservatore. La competizione si è trasformata in una macchina da guerra elettorale dai costi enormi, tanto da essere indicata come una delle primarie più onerose mai viste nello Stato. Una “character assassination in onda 24 ore su 24 con spot da lavaggio del cervello, colpi bassi, insinuazioni calunniosissime permanenti e a raffica contro il bersaglio. Alla fine Massie è stato sconfitto. E il significato politico della sua caduta va ben oltre una semplice competizione interna al Partito Repubblicano. Per molti osservatori, il caso rappresenta un avvertimento rivolto a chiunque tenti di scavare troppo a fondo nel sistema di relazioni, protezioni e interessi che ruotano attorno allo scandalo Epstein. Il sottotesto che emerge è inquietante: chi rompe certi equilibri viene rapidamente isolato e neutralizzato.
May 20, 2026
InfoPal
Analisi dettagliata degli Epstein Files su cannibalismo, satanismo ed Epstein in vita: le anomalie che potrebbero far crollare l’Occidente
Pubblichiamo questa inchiesta de La Luce dello scorso marzo, per ricordare che il caso degli Epstein files non è affatto risolto, ma è ormai quasi insabbiato. Si tratta del peggior caso mondiale ramificato di pedosatanismo, che coinvolte personalità politiche, di Stato, del mondo economico, della Cultura, dello Spettacolo, ecc. Media egemonici e Poteri stanno tentando di mettere sotto silenzio i crimini compiuti da una piovra mafiosa tentacolare internazionale, che ha alle spalle il Mossad e altri servizi di intelligence. Di Mose Bei. Il rilascio massiccio di documenti relativi al caso Jeffrey Epstein, avvenuto il 30 gennaio 2026 da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense, ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate nella cronaca nera internazionale oltre che aprire un vaso di Pandora che potrebbe portare alla fine dell’Occidente per come lo conosciamo visto il coinvolgimento massiccio della élite politica ed economica di questa parte del mondo. Tra le migliaia di pagine della “Epstein Library” – come è stata ribattezzata online la vasta collezione di file – emergono elementi che hanno alimentato sospetti oltre le gravissime ed evidenti prove di pedofilia, tortura, stupro e traffico di essere umani, in particolare intorno a temi estremi come il cannibalismo, i riti sacrificali e profanazioni durante abusi. Sebbene questi materiali non costituiscano prove definitive che spetterà ai giudici definire, la loro natura inquietante e il peso degli elementi a disposizione solleva interrogativi legittimi sul reale livello di depravazione nella cerchia di Epstein. In questo articolo, analizziamo i passaggi più controversi, basandoci su ricostruzioni pubbliche e verifiche indipendenti, mantenendo un approccio equilibrato: non si tratta di conclusioni assolute, ma di anomalie reali che meritano attenzione, soprattutto considerando il contesto di un’inchiesta che ha già rivelato abusi sistematici. Cannibalismo. Il riferimento più diretto e sconvolgente al cannibalismo si trova nel file EFTA00147661, un riassunto di un’intervista FBI con un soggetto al momento non identificato. Qui, vengono formulate accuse esplicite che collegano Epstein e il suo entourage a pratiche di cannibalismo e sacrifici rituali. Si tratta di un’allegazione grave, che tocca corde profonde di orrore e che ha immediatamente catturato l’attenzione dei media e delle comunità online. Questo documento da solo non rappresenta una conclusione legale assoluta, bensì un resoconto di testimonianze che nel contesto più largo dei Files deve essere valutato con cura. In un contesto giornalistico, questo lo rende il punto lessicalmente più forte, ma non l’unico dal punto di vista probatorio. Chi testimonia accuse simili, come quelle attribuite a un testimone legato alla CIA menzionato in discussioni pubbliche, lo fa spesso in situazioni di alto rischio, e la gravità delle affermazioni solleva dubbi su quanto possa essere rimasto nascosto nelle indagini federali e cosa potrebbe portare il testimone in questo e molteplici altri a inventare tali accuse al cospetto degli investigatori. Passando a elementi testuali più ambigui ma altrettanto disturbanti, una catena di email con oggetto “Re: Cream cheese baby” – documentata nei file EFTA02440165 e EFTA02440166 – ha generato speculazioni virali. Le frasi estrapolate includono espressioni come “Lol, I don’t know if cream cheese and baby are on the same level” e “there are millions of babies, very little good vegetable cream cheese“, che suonano bizzarre e potenzialmente allusive a temi macabri. Nello stesso scambio, però, compaiono riferimenti prosaici a bagel e a un cream cheese vegetariano acquistato da TooJay’s a Lake Worth, in Florida. Questo contrasto crea un’ambiguità che non può essere risolta facilmente: da un lato, lo scambio appare come un codice o un umorismo nero; dall’altro, potrebbe essere solo un dialogo surreale tra conoscenti. Non è autosufficiente come prova di pratiche cannibalistiche, ma la sua stranezza –  amplificata dalla frequenza con cui simili elementi emergono nei documenti – contribuisce a un quadro narrativo che suggerisce rischi reali di comportamenti devianti, spingendo a chiedersi se dietro battute apparentemente innocue non si celino verità più oscure. Un filone ancora più esteso riguarda il “jerky“, termine che compare ripetutamente nei documenti, tanto da diventare un vero e proprio leitmotiv dopo la pubblicazione dei Files del 30 gennaio. Tra i file più citati vi sono EFTA01885404 e EFTA02701476, che descrivono email relative all’invio di jerky (dunque, carne essiccata) a un laboratorio per test sul valore nutrizionale. La quantità di riferimenti – non limitata a uno o due documenti, ma sparsa in molteplici comunicazioni – e il quantitativo di jerky in questione ha aumentato i sospetti: perché testare in laboratorio con cura della carne essiccata in tali quantità e con tale insistenza? Le verifiche pubbliche, tuttavia, indicano che queste email potrebbero riferirsi a semplice carne essiccata di manzo, come spiegato dallo chef Francis Derby, che avrebbe prodotto carne essiccata di manzo per Epstein. Derby, incidentalmente, ha poi lavorato come executive chef al ristorante newyorkese The Cannibal Beer & Butcher – un dettaglio che online è stato usato per rafforzare insinuazioni, ma che in realtà deriva dal soprannome sportivo del ciclista Eddy Merckx, “The Cannibal”, e non ha legami diretti con pratiche illecite. Nonostante queste spiegazioni alternative, la massa di riferimenti al jerky rimane rilevante: la frequenza non prova un codice cifrato, ma in un caso come quello di Epstein, dove abusi sessuali sono già accertati, tali anomalie invitano a non sottovalutare il potenziale di crimini più estremi – soprattutto considerando la forza probatoria degli elementi cumulativi analizzati fin ora dai Files. Profanazione simbolica e ritualistica e contraddizioni sulla morte di Epstein. Oltre a questi nuclei principali, emergono piste aggiuntive che, pur essendo più fragili, aggiungono strati di inquietudine al dibattito. Il primo elemento, è il presunto riferimento al culto di Baal, una divinità cananea associata storicamente a sacrifici umani, inclusi quelli di bambini, spesso evocata in contesti occulti. Il fulcro di questa speculazione è un documento del 2009, un memo interno di JPMorgan (citato in vari file EFTA, come EFTA01234567), che mostra una richiesta di bonifico per oltre migliaia di dollari a un conto bancario apparentemente etichettato come “Baal.name”, seguito da “Wachovia Bank”. Molti utenti online e media alternativi hanno interpretato “Baal” come un omaggio deliberato alla divinità, legandolo agli abusi accertati su minori e a presunti riti sacrificali sull’isola di Epstein, dove strutture come un “tempio” con cupola blu e bianca sono state paragonate a siti di culto antichi. Tuttavia, opinioni alternative indicano semplicemente la possibilità di un errore di scansione o OCR, dove “Baal.name” è una distorsione di “Bank name”, un campo standard per il nome della banca. Il dubbio rimane in quanto non si tratta solo del problema con il nome di un conto bancario: le teorie si estendono a email ambigue su “sacrifici” e profanazioni religiose, come quelle menzionate in testimonianze su abusi con elementi simbolici, amplificando un quadro di depravazione che, pur non provato, si intreccia con le accuse di traffico umano e rituali estremi già emerse dai documenti. Uno di questi elementi riguarda un estremo episodio di profanazione simbolico-religiosa durante abusi, collegato online ai file EFTA00878421 e EFTA01860044. Secondo i file EFTA in question, una vittima avrebbe espresso fiducia in “Gesù” come figura protettiva, solo per vederla sfruttata da abusatori che si travestivano o evocavano tale immagine durante la violenza. Similmente, un’apparente contraddizione medica solleva dubbi sulla morte di Epstein: nel file EFTA00432804, Epstein confermerebbe di non avere più la prostata, mentre il referto autoptico in EFTA00063517 descrive una “prostata ingrossata”. Questa forte incongruenza – dibattuta online come possibile indizio di una “morte finta” – merita chiarimenti. In aggiunta, troviamo il caso menzionato da analisti sul tatuaggio mancante sul braccio di Epstein nelle foto delle autposie, basata su confronti tra foto del corpo e descrizioni di Epstein vivo, rimane nel regno della speculazione social. Epstein avrebbe infatto avuto un tatuaggio sul braccio all’atezza del bicipite ma questo non appare visibile in una foto dell’autopsia. In effetti, i documenti EFTA confermano l’esistenza del tatuaggio attraverso evidenze dirette, come una deposizione del 2017 nel file EFTA00003517, dove Epstein si mostra in foto con un tatuaggio in stile filo spinato sul braccio superiore sinistro, ottenuto da giovane. Inoltre, email del settembre 2010 sparse nel DataSet 3 indicherebbero che Epstein esplorò opzioni per la rimozione del tatuaggio, inclusi appuntamenti, il che potrebbe spiegare la sua assenza in immagini successive, sebbene non sia confermata l’effettiva esecuzione della procedura. Foto nei file lo ritraggono a torso nudo con il tatuaggio chiaramente visibile, ad esempio nel sopra menzionato EFTA00003517 (immagine comunque non datata con Epstein su un divano). Questi dettagli provengono da fonti ufficiali di tribunale e DOJ, non da mere speculazioni, ma esperti forensi e l’autopsia del Chief Medical Examiner di NYC negano tatuaggi al momento della morte, attribuendo avvistamenti passati a ombre, sporco o alterazioni fotografiche. Riguardo alle foto del corpo, i file EFTA ne includono diverse grafiche post-mortem, rilasciate il 30 gennaio 2026 nel dump DOJ, come parte di rapporti FBI declassificati e file medici: ad esempio, EFTA00134598 mostra il corpo su una barella durante CPR con frattura della cartilagine tiroidea, EFTA00161494 ritrae la scena della cella e ferite al collo senza tatuaggio visibile sul braccio esposto, EFTA00133623 presenta close-up autoptici con timeline, e il rapporto esteso in EFTA00063517 descrive dettagli come una prostata ingrossata senza menzionare tatuaggi. Queste immagini, sono redatte per privacy e accessibili su justice.gov/epstein/files con verifica, ma le indagini FBI, DOJ e NYC confermano il suicidio per impiccagione senza prove di manipolazioni. Il crollo dell’Occidente? In ultima analisi, i file Epstein del 2026 non lasciano spazio a dubbi: già le prove accertate di pedofilia sistematica, tortura, stupro e traffico di esseri umani rivelano un’élite occidentale che ha volutamente promosso e facilitato crimini gravissimi, protetta da un intreccio di potere politico ed economico che ha infettato le istituzioni più alte. Ma le dimensioni extra emerse – accuse di cannibalismo, profanazioni ritualistiche e riferimenti occulti come quello al culto di Baal –  amplificano questa depravazione a livelli inimmaginabili, erodendo ulteriormente la legittimità di un sistema elitario che appare sempre più come un castello di carte marcio dall’interno. Tali rivelazioni non solo alimentano un’ondata di delegittimazione globale, ma pongono un rischio concreto di collasso per l’intero apparato politico-economico occidentale, esposto alla furia pubblica e alle divisioni interne. E tutto questo mentre a Washington circolano ipotesi inquietanti: che l’aggressione contro l’Iran sia stata orchestrata da alleanze israeliane contro Trump, sfruttando i legami di Epstein con il Mossad come leva di ricatto – una minaccia calcolata per trascinarlo in guerra o accelerare il crollo dell’Occidente, trasformando un scandalo privato in una crisi geopolitica irreversibile. Se questi fili si confermassero, non sarebbe solo la fine di un’era, ma l’implosione di un mondo costruito su segreti inconfessabili.
May 20, 2026
InfoPal
Intervista all’ambasciatore dell’Iran a Roma, S.E. Mohammad Reza Sabouri: “Siamo l’unica forza rimasta a contrastare l’egemonia dei malvagi e dei seguaci di Epstein”
A cura di Angela Lano. Abbiamo intervistato l’ambasciatore dell’Iran a Roma, Sua Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, sulla guerra non provocata contro Tehran da parte della Classe/Coalizione Epstein e dei suoi epigoni in tutto l’Occidente, Italia compresa. Angela Lano: Gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra della “coalizione di Epstein” contro l’Iran e sulla reazione dell’Iran. Come valuta questa attenzione internazionale verso ciò che sta accadendo? S.E. Mohammad Reza Sabouri: L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein. Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità. A.L.: Alcuni analisti ritengono che Israele abbia ricattato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tramite i file di Epstein per trascinarlo in una guerra contro l’Iran. Qual è la sua opinione in merito? M.R.S.: L’emergere di tali ipotesi è coerente con i fatti e con le dinamiche in corso. Uno degli slogan elettorali dell’attuale presidente degli Stati Uniti era evitare la guerra e opporsi al coinvolgimento americano nei conflitti in Medio Oriente. Tuttavia, vediamo che gli Stati Uniti sono entrati in guerra contro l’Iran, un grande Paese della regione, rimanendo impantanati nel conflitto. Inoltre, Trump aveva posto lo slogan “America First” al centro dei suoi programmi politici ed economici, mentre ora osserviamo che esso si è trasformato in “Israel First”. A.L.: Russia, Cina e i Paesi membri dei BRICS Plus stanno sostenendo Teheran? Questo sostegno è di tipo logistico, strategico o militare? M.R.S.: Negli ultimi anni, Russia e Cina hanno firmato accordi strategici a lungo termine con l’Iran. Questi due Paesi sono partner strategici dell’Iran e in passato vi sono state collaborazioni su diversi temi, inclusi quelli militari. È evidente che tali cooperazioni continuano. A.L.: Dal punto di vista geopolitico e anche spirituale, possiamo dire che l’Iran stia combattendo la “madre di tutte le battaglie” contro l’imperialismo genocida USA-Israele? Una lotta che non riguarda solo l’Asia occidentale ma il mondo intero? M.R.S.: Come già accennato, nella guerra attuale la Repubblica Islamica dell’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia dei soggetti più aggressivi, e ciò ha generato il sostegno dell’opinione pubblica globale alla resistenza iraniana. Il mondo ha visto i crimini del regime sionista e il pieno sostegno degli Stati Uniti al genocidio a Gaza. Anche dal punto di vista geopolitico, l’Iran ha sempre resistito al dominio nella regione, e l’attuale aggressione mira proprio a instaurare tale dominio, trovando però la resistenza iraniana. A.L.: Le persone comuni vedono l’Iran come una civiltà millenaria impegnata a combattere contro la barbarie occidentale, fatta di oppressione, guerre di saccheggio, 500 anni di genocidi e totalitarismo. Qui in Brasile è una percezione diffusa e abbastanza forte. M.R.S.: Un elemento fondamentale è la continuità storica della civiltà iraniana. Nel corso dei millenni, la cultura e la civiltà iraniana hanno resistito a diversi tipi di invasioni e aggressioni, rafforzando le proprie radici. Questa storia dimostra la capacità di resistenza contro le aggressioni esterne. L’aggressione attuale, che prende di mira personalità, abitazioni civili, scuole femminili e ospedali, non è diversa, dal nostro punto di vista, dalle invasioni mongole dei secoli passati. La risposta dell’Iran è la stessa: resistenza, e la civiltà iraniana sopravvivrà. A.L.: Lo stretto di Hormuz è l’elemento principale e il centro nevralgico della guerra in corso. Stati Uniti e Israele vogliono coinvolgere anche parte dell’Europa. M.R.S.: A causa delle condizioni imposte dall’aggressione americana e del regime sionista, il traffico marittimo nello stretto di Hormuz avviene in condizioni particolari. Lo stretto non è chiuso, ma nessun Paese costiero, incluso l’Iran, può permettere il libero passaggio di navi nemiche che rafforzino azioni ostili. Le nostre forze armate controllano il traffico, mentre i Paesi non coinvolti nell’aggressione possono transitare previa autorizzazione. Qualsiasi collaborazione con gli aggressori sarà oggetto di una risposta adeguata. A.L.: L’Occidente pagherà un prezzo economico ed energetico elevato per l’avventurismo militare USA-Israele. Quali sono le sue previsioni? M.R.S.: La situazione attuale va oltre un semplice conflitto regionale. Le azioni di Stati Uniti e Israele hanno reso l’intera regione instabile. Sebbene l’Iran non abbia mai chiuso lo stretto di Hormuz, il timore del conflitto ha scoraggiato il transito di petroliere e navi commerciali. In passato, l’Iran garantiva la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico, mentre la presenza militare americana ha aumentato l’insicurezza. Ciò ha generato una crisi nei mercati energetici globali, potenzialmente più grave di quelle del 1973, della rivoluzione iraniana del 1979 e dell’invasione del Kuwait del 1990. Le conseguenze economiche non resteranno limitate alla regione. Alcuni analisti parlano di uno “tsunami inflazionistico”. I prezzi di petrolio e gas sono già aumentati sensibilmente, e ulteriori attacchi contro l’Iran potrebbero spingerli ancora più in alto, con ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini in tutto il mondo. La stabilità economica dipende dalla fine delle aggressioni e dal rispetto del diritto internazionale. A.L.: L’Italia aveva ottimi rapporti con il mondo islamico, ma negli ultimi 25 anni è diventata un Paese le cui istituzioni sono islamofobiche, suprematiste e repressive verso i musulmani. Dal punto di vista geopolitico è suicida, oltreché illogico. Come lo spiega? M.R.S.: Iran e Italia hanno relazioni storiche e tradizionali di lunga data. Civiltà antiche, posizioni equilibrate e complementarità economica hanno rafforzato i legami tra Teheran e Roma. Tuttavia, le sanzioni illegittime contro l’Iran, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare e la loro violazione del diritto internazionale, insieme all’allineamento dell’Italia a tali politiche, hanno indebolito le relazioni bilaterali. Oggi potrebbe essere un momento decisivo per i Paesi europei, inclusa l’Italia, per adottare politiche indipendenti basate su interessi comuni, evitando escalation e instabilità. L’Europa affronta il più grande rischio per la sicurezza dalla Seconda guerra mondiale, a causa dell’unilateralismo americano e della politica “Israel First”. Evitare questo rischio richiede un impegno concreto per il diritto internazionale. A.L.: Israele starebbe censurando le informazioni sui bombardamenti iraniani. Non è contraddittorio per un Paese che si definisce l’unica “democrazia” del Medio Oriente? M.R.S.: Rivendicare la democrazia da parte di un regime con caratteristiche razziste e responsabile di uno dei peggiori genocidi recenti a Gaza è una tragica ironia. Ancora più grave è il sostegno occidentale. Tuttavia, non è possibile ingannare a lungo l’opinione pubblica mondiale: chi cerca la verità riconosce la censura mediatica e le perdite subite dal regime sionista. La capacità difensiva dell’Iran ha inflitto danni significativi. A.L.: I Paesi arabi della regione, nati dagli accordi coloniali Sykes-Picot e sede di basi americane, appaiono più fragili rispetto all’Iran. Verrà disegnata una nuova mappa dell’Asia occidentale? M.R.S.: L’Iran rispetta l’integrità territoriale dei Paesi vicini e punta a rafforzare la cooperazione regionale. Negli ultimi anni, ha dimostrato questo impegno attraverso il miglioramento delle relazioni bilaterali. Rimane fedele al principio di buon vicinato, e le sue azioni militari sono rivolte contro le forze americane considerate aggressori presenti nella regione. A.L.: L’Occidente, in generale, non ha una reale comprensione dell’Islam e in particolare dello sciismo. Il concetto di martirio, che anche nel primo cristianesimo aveva un significato molto profondo, è un elemento centrale nel pensiero filosofico-religioso e anche militare. Può spiegare questo aspetto? M.R.S.: Una delle ragioni della situazione attuale nelle relazioni internazionali è la mancanza di attenzione verso la spiritualità e i valori umani, che ha portato gli Stati Uniti e i loro alleati a perseguire politiche di dominio. In contrasto con questa situazione, il concetto di martirio nello sciismo ha mantenuto un ruolo centrale nella Repubblica Islamica dell’Iran in quanto Paese legato ai valori spirituali. Il concetto di martirio propone l’idea che perdere la vita nel perseguimento dei valori e delle cose sacre rappresenti di per sé una vittoria. Questo è stato dimostrato dai nostri leader e dal nostro popolo durante questa guerra: essi sacrificano la propria vita per difendere i valori religiosi e nazionali e per resistere al dominio. A.L.: Nonostante tutti gli sforzi di Israele e degli Stati Uniti per creare una “rivoluzione colorata” o un cambio di regime, l’unità nazionale dell’Iran resta solida. Come spiegherebbe questo fenomeno a un pubblico occidentale? M.R.S.: Questo è uno degli effetti e delle manifestazioni dell’essere un’antica  civiltà. Gli Stati Uniti e il regime sionista non comprendono questo aspetto, e ciò ha portato a errori di calcolo. Il popolo iraniano, pur avendo opinioni diverse su alcune questioni, in vari momenti storici si è sempre unito di fronte a qualsiasi aggressione esterna, mantenendo coesione e unità. L’unità e la solidarietà contro l’aggressione di Saddam Hussein, durante la guerra dei 12 giorni e nell’attuale aggressione, sono esempi di questo fenomeno nella storia contemporanea.
March 25, 2026
InfoPal
Intervista all’ambasciatore dell’Iran a Roma, S.E. Mohammad Reza Sabouri: “Siamo l’unica forza rimasta a contrastare l’egemonia dei malvagi e dei seguaci di Epstein”
A cura di Angela Lano. Abbiamo intervistato l’ambasciatore dell’Iran a Roma, Sua Eccellenza Mohammad Reza Sabouri, sulla guerra non provocata contro Tehran da parte della Classe/Coalizione Epstein e dei suoi epigoni in tutto l’Occidente, Italia compresa. Angela Lano: Gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra della “coalizione di Epstein” contro l’Iran e sulla reazione dell’Iran. Come valuta questa attenzione internazionale verso ciò che sta accadendo? S.E. Mohammad Reza Sabouri: L’Iran è oggi l’unica forza rimasta a contrastare l’espansione del male. Non è uno slogan: nella pratica, l’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia degli individui più malvagi e dei seguaci di Epstein. Ci troviamo di fronte agli autori e ai sostenitori del genocidio. È evidente che l’opinione pubblica mondiale comprenda bene questa realtà e riconosca la legittimità dell’Iran di fronte al fronte del male. Le manifestazioni contro la guerra in diverse città del mondo testimoniano questa legittimità. A.L.: Alcuni analisti ritengono che Israele abbia ricattato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tramite i file di Epstein per trascinarlo in una guerra contro l’Iran. Qual è la sua opinione in merito? M.R.S.: L’emergere di tali ipotesi è coerente con i fatti e con le dinamiche in corso. Uno degli slogan elettorali dell’attuale presidente degli Stati Uniti era evitare la guerra e opporsi al coinvolgimento americano nei conflitti in Medio Oriente. Tuttavia, vediamo che gli Stati Uniti sono entrati in guerra contro l’Iran, un grande Paese della regione, rimanendo impantanati nel conflitto. Inoltre, Trump aveva posto lo slogan “America First” al centro dei suoi programmi politici ed economici, mentre ora osserviamo che esso si è trasformato in “Israel First”. A.L.: Russia, Cina e i Paesi membri dei BRICS Plus stanno sostenendo Teheran? Questo sostegno è di tipo logistico, strategico o militare? M.R.S.: Negli ultimi anni, Russia e Cina hanno firmato accordi strategici a lungo termine con l’Iran. Questi due Paesi sono partner strategici dell’Iran e in passato vi sono state collaborazioni su diversi temi, inclusi quelli militari. È evidente che tali cooperazioni continuano. A.L.: Dal punto di vista geopolitico e anche spirituale, possiamo dire che l’Iran stia combattendo la “madre di tutte le battaglie” contro l’imperialismo genocida USA-Israele? Una lotta che non riguarda solo l’Asia occidentale ma il mondo intero? M.R.S.: Come già accennato, nella guerra attuale la Repubblica Islamica dell’Iran rappresenta una barriera contro l’egemonia dei soggetti più aggressivi, e ciò ha generato il sostegno dell’opinione pubblica globale alla resistenza iraniana. Il mondo ha visto i crimini del regime sionista e il pieno sostegno degli Stati Uniti al genocidio a Gaza. Anche dal punto di vista geopolitico, l’Iran ha sempre resistito al dominio nella regione, e l’attuale aggressione mira proprio a instaurare tale dominio, trovando però la resistenza iraniana. A.L.: Le persone comuni vedono l’Iran come una civiltà millenaria impegnata a combattere contro la barbarie occidentale, fatta di oppressione, guerre di saccheggio, 500 anni di genocidi e totalitarismo. Qui in Brasile è una percezione diffusa e abbastanza forte. M.R.S.: Un elemento fondamentale è la continuità storica della civiltà iraniana. Nel corso dei millenni, la cultura e la civiltà iraniana hanno resistito a diversi tipi di invasioni e aggressioni, rafforzando le proprie radici. Questa storia dimostra la capacità di resistenza contro le aggressioni esterne. L’aggressione attuale, che prende di mira personalità, abitazioni civili, scuole femminili e ospedali, non è diversa, dal nostro punto di vista, dalle invasioni mongole dei secoli passati. La risposta dell’Iran è la stessa: resistenza, e la civiltà iraniana sopravvivrà. A.L.: Lo stretto di Hormuz è l’elemento principale e il centro nevralgico della guerra in corso. Stati Uniti e Israele vogliono coinvolgere anche parte dell’Europa. M.R.S.: A causa delle condizioni imposte dall’aggressione americana e del regime sionista, il traffico marittimo nello stretto di Hormuz avviene in condizioni particolari. Lo stretto non è chiuso, ma nessun Paese costiero, incluso l’Iran, può permettere il libero passaggio di navi nemiche che rafforzino azioni ostili. Le nostre forze armate controllano il traffico, mentre i Paesi non coinvolti nell’aggressione possono transitare previa autorizzazione. Qualsiasi collaborazione con gli aggressori sarà oggetto di una risposta adeguata. A.L.: L’Occidente pagherà un prezzo economico ed energetico elevato per l’avventurismo militare USA-Israele. Quali sono le sue previsioni? M.R.S.: La situazione attuale va oltre un semplice conflitto regionale. Le azioni di Stati Uniti e Israele hanno reso l’intera regione instabile. Sebbene l’Iran non abbia mai chiuso lo stretto di Hormuz, il timore del conflitto ha scoraggiato il transito di petroliere e navi commerciali. In passato, l’Iran garantiva la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico, mentre la presenza militare americana ha aumentato l’insicurezza. Ciò ha generato una crisi nei mercati energetici globali, potenzialmente più grave di quelle del 1973, della rivoluzione iraniana del 1979 e dell’invasione del Kuwait del 1990. Le conseguenze economiche non resteranno limitate alla regione. Alcuni analisti parlano di uno “tsunami inflazionistico”. I prezzi di petrolio e gas sono già aumentati sensibilmente, e ulteriori attacchi contro l’Iran potrebbero spingerli ancora più in alto, con ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini in tutto il mondo. La stabilità economica dipende dalla fine delle aggressioni e dal rispetto del diritto internazionale. A.L.: L’Italia aveva ottimi rapporti con il mondo islamico, ma negli ultimi 25 anni è diventata un Paese le cui istituzioni sono islamofobiche, suprematiste e repressive verso i musulmani. Dal punto di vista geopolitico è suicida, oltreché illogico. Come lo spiega? M.R.S.: Iran e Italia hanno relazioni storiche e tradizionali di lunga data. Civiltà antiche, posizioni equilibrate e complementarità economica hanno rafforzato i legami tra Teheran e Roma. Tuttavia, le sanzioni illegittime contro l’Iran, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare e la loro violazione del diritto internazionale, insieme all’allineamento dell’Italia a tali politiche, hanno indebolito le relazioni bilaterali. Oggi potrebbe essere un momento decisivo per i Paesi europei, inclusa l’Italia, per adottare politiche indipendenti basate su interessi comuni, evitando escalation e instabilità. L’Europa affronta il più grande rischio per la sicurezza dalla Seconda guerra mondiale, a causa dell’unilateralismo americano e della politica “Israel First”. Evitare questo rischio richiede un impegno concreto per il diritto internazionale. A.L.: Israele starebbe censurando le informazioni sui bombardamenti iraniani. Non è contraddittorio per un Paese che si definisce l’unica “democrazia” del Medio Oriente? M.R.S.: Rivendicare la democrazia da parte di un regime con caratteristiche razziste e responsabile di uno dei peggiori genocidi recenti a Gaza è una tragica ironia. Ancora più grave è il sostegno occidentale. Tuttavia, non è possibile ingannare a lungo l’opinione pubblica mondiale: chi cerca la verità riconosce la censura mediatica e le perdite subite dal regime sionista. La capacità difensiva dell’Iran ha inflitto danni significativi. A.L.: I Paesi arabi della regione, nati dagli accordi coloniali Sykes-Picot e sede di basi americane, appaiono più fragili rispetto all’Iran. Verrà disegnata una nuova mappa dell’Asia occidentale? M.R.S.: L’Iran rispetta l’integrità territoriale dei Paesi vicini e punta a rafforzare la cooperazione regionale. Negli ultimi anni, ha dimostrato questo impegno attraverso il miglioramento delle relazioni bilaterali. Rimane fedele al principio di buon vicinato, e le sue azioni militari sono rivolte contro le forze americane considerate aggressori presenti nella regione. A.L.: L’Occidente, in generale, non ha una reale comprensione dell’Islam e in particolare dello sciismo. Il concetto di martirio, che anche nel primo cristianesimo aveva un significato molto profondo, è un elemento centrale nel pensiero filosofico-religioso e anche militare. Può spiegare questo aspetto? M.R.S.: Una delle ragioni della situazione attuale nelle relazioni internazionali è la mancanza di attenzione verso la spiritualità e i valori umani, che ha portato gli Stati Uniti e i loro alleati a perseguire politiche di dominio. In contrasto con questa situazione, il concetto di martirio nello sciismo ha mantenuto un ruolo centrale nella Repubblica Islamica dell’Iran in quanto Paese legato ai valori spirituali. Il concetto di martirio propone l’idea che perdere la vita nel perseguimento dei valori e delle cose sacre rappresenti di per sé una vittoria. Questo è stato dimostrato dai nostri leader e dal nostro popolo durante questa guerra: essi sacrificano la propria vita per difendere i valori religiosi e nazionali e per resistere al dominio. A.L.: Nonostante tutti gli sforzi di Israele e degli Stati Uniti per creare una “rivoluzione colorata” o un cambio di regime, l’unità nazionale dell’Iran resta solida. Come spiegherebbe questo fenomeno a un pubblico occidentale? M.R.S.: Questo è uno degli effetti e delle manifestazioni dell’essere un’antica  civiltà. Gli Stati Uniti e il regime sionista non comprendono questo aspetto, e ciò ha portato a errori di calcolo. Il popolo iraniano, pur avendo opinioni diverse su alcune questioni, in vari momenti storici si è sempre unito di fronte a qualsiasi aggressione esterna, mantenendo coesione e unità. L’unità e la solidarietà contro l’aggressione di Saddam Hussein, durante la guerra dei 12 giorni e nell’attuale aggressione, sono esempi di questo fenomeno nella storia contemporanea.
March 25, 2026
InfoPal