Laurent Galandon, Michaël Crouzat / Crescere tra le rovine
“L’11 marzo 2011, al largo del Giappone, ha luogo un violento terremoto
sottomarino. Lo tsunami generato dalla scossa devasta circa 600 km di costa.
Questa catastrofe naturale ne provoca un’altra, causata dall’uomo: il guasto nel
sistema di raffreddamento della centrale nucleare di Fukushima. Questo fatto
innesca diverse esplosioni e il rilascio massiccio di sostanze radioattive
nocive. Una parte della popolazione della prefettura di Fukushima viene allora
evacuata. Ancora oggi, le conseguenze di questi eventi drammatici sono
numerose.”
Così si apre Ritorno a Tomioka, fumetto francese di Laurent Galandon e Michaël
Crouzat portato in Italia dai tipi di ReNoir Comics. Un fumetto occidentale
dallo stile manga chiaramente ispirato ai film Ghibli con cui è cresciuto e
cresce tutt’oggi chi è appassionato di animazione, “Ritorno a Tomioka” è una
storia coinvolgente ed emozionante, ispirato al tema della famiglia e del
coraggio, e non c’è da stupirsi che l’anno scorso abbia vinto il premio Fauve
Jeunesse al Festival international de la bande dessinée d’Angoulême, il più
importante festival dedicato ai fumetti al mondo.
La storia si svolge a Minamisōma, nella prefettura di Fukushima, nel giugno
2013. Due anni dopo gli eventi del devastante tsunami che ha causato un rilascio
di sostanze radioattive in tutta la prefettura, seguiamo le avventure di una
sorella e di un fratello, Akiko e Osamu. I due, poco più che studenti delle
medie rimasti orfani dei genitori a seguito della catastrofe, vivono con
l’adorata nonna, unica adulta rimastagli. Akiko cerca di rimanere positiva,
dedicandosi alla propria giovane carriera di influencer di cosmesi emergente;
Osamu invece si è chiuso in sé stesso, coltivando rapporti solamente con degli
Yokai, spiritelli giapponesi dispettosi o benevoli alla bisogna, che solo lui è
in grado di vedere.
Ritorno a Tomioka si presenta subito come una storia di crescita e di
avventura, sullo sfondo di rovine circondate dalla natura, che richiama alla
memoria Stand By Me di Rob Reiner (il film tratto dal racconto Il corpo di
Stephen King). La nonna dei protagonisti, infatti, stanca e provata dagli ultimi
anni di vita, muore nel sonno. Rimasti soli, i due fratelli dovrebbero essere
affidati alla cugina Sanae e al suo fidanzato, il pedante Seiichi, ma Osamu si
rifiuta di andare con loro, non prima di aver messo a riposo, come da
tradizione, le ceneri della nonna nel cimitero di famiglia nella città che dà il
titolo all’opera, Tomioka.
Il problema è che Tomioka, situata nelle vicinanze della centrale nucleare, è
una delle zone con i più alti livelli di radiazione. Per i bambini andare lì
sembra impossibile, contro ogni logica; ma, pur di onorare l’amata nonna, Osamu
fugge di casa, avviandosi da solo, e seguito poi dalla sorella, verso il luogo
di riposo che la donna merita nell’abbandonata fattoria di famiglia, accanto
alle ceneri del marito e ai propri cari animali. Il pretesto della trama,
tipico di queste storie di avventura e indipendenza giovanile, serve a
raccontare la crescita emotiva di due giovani orfani che hanno solo l’altro a
cui aggrapparsi in un momento disperato della propria vita, da cui possono
provare a emergere solo con le proprie forze.
A questo, Galandon e Crouzat aggiungono, con sapiente maestria, degli strumenti
per esplorare la psicologia dei due giovani protagonisti, nel caso di Akiko
abbiamo il suo telefono, con il quale la giovane mostra la propria voglia di
aprirsi al mondo e rimanere in contatto con le altre persone, che troverà un
importante risvolto nell’epilogo della storia. Per il chiuso Osamu, invece,
abbiamo appunto gli Yokai, che sembrano tradurre i veri pensieri del ragazzo più
che agire come veri e propri spiriti: dal piccolo spirito pigro e indolente, a
quello sboccato e dispettoso, essi forniscono al lettore ulteriore materiali per
capire i veri sentimenti del giovane protagonista.
A completare il cast troviamo personaggi come Natsuo, un solitario allevatore di
animali, e l’ancora vivo Naoto Matsumura, un contadino che, senza muoversi dalla
zona delle radiazioni, si è preso cura, sin dai primi giorni del disastro di
Fukushima di più di cinquecento animali, compreso uno struzzo. Abbiamo poi
Sanae, cugina dei protagonisti, che cerca amorevolmente allontanare dai guai,
e Seiichi, il suo fidanzato, un moralista insofferente verso la sofferenza di
Akiko e Osamu, che si rivela il classico ometto spaventato di qualsiasi cosa su
cui non riesca a esercitare una forma di autorità; infine il capo della polizia
locale, un uomo ligio alle tradizioni ma sensibile e comprensivo, che rispetta
la volontà dei due giovani di onorare la propria nonna e, con essa, la vita che
hanno dovuto abbandonare in seguito al disastro di due anni prima.
Ritorno a Tomioka non è solamente una storia di crescita ma anche fumetto con
una chiara impronta ambientalista che, siamo certi, renderebbe orgoglioso il
buon Hayao Miyazaki: il sentimento ecologista e di opposizione al nucleare
emerge anche nei dialoghi dei personaggi: “Sa, signor [Seiichi], è facile
mentire sulla radioattività. Non si vede, non si sente… Ma le farfalle, loro,
parlano. Dall’incidente nucleare, nascono atrofizzate, hanno un tasso di
mortalità elevato o vengono al mondo con anomalie morfologiche”, come dice il
capo della polizia di fronte ai discorsi sulla regolamentazione del nucleare di
Seiichi, che vorrebbe invece pensare solo alla crescita e “al futuro del paese”.
Il principale simbolo che si presenta nel corso della storia, però, è lo Yokai
Hoshakai, le cui brillanti fiamme verdi e la natura distruttiva costituiranno la
più grande prova che il giovane Osamu si troverà ad affrontare per crescere e
iniziare a superare la tragedia che gli è capitata. Un messaggio di speranza
che, attraverso i protagonisti, invita chi legge, a “lottare perché catastrofi
del genere non si ripetano mai più”. Un messaggio da apprezzare e comprendere in
tutta la sua potenza emotiva se si seguirà Akiko e Osamu in viaggio verso
Tomioka, leggendo la loro storia.
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da Pulp Magazine.