Tag - articolo 11 della costituzione

Le prospettive per il monitoraggio dei traffici di armi nel porto di Genova
ALL’INCONTRO PUBBLICO IN SVOLGIMENTO NELLA SERATA DI MERCOLEDÌ 8 SETTEMBRE PROSSIMO PARTECIPA LA CONSIGLIERA COMUNALE PROMOTRICE DELL’ISTITUZIONE DELL’ENTE CITTADINO PREPOSTO ALLA VIGILANZA. L’INIZIATIVA È COORDINATA DA THE WEAPON WATCH E CALP DI GENOVA IN COLLABORAZIONE CON LA IV MARCIA MONDIALE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA. Nell’occasione saranno illustrate le prospettive per la creazione dell’Osservatorio Consiliare permanente per la Trasparenza, la Sostenibilità Etica e la Sicurezza dei Lavoratori del Porto di Genova, ovvero del centro cittadino preposto alla sorveglianza dei trasporti e traffici d’armi, un ente di cui Genova sarebbe la prima città italiana a disporre. La sua realizzazione è stata pianificata accogliendo le istanze di molte associazioni cittadine, in particolare delle rappresentanze sindacali dei camalli, cioè degli addetti alla movimentazione delle merci dalle e sulle navi che approdano alle banchine della città ligure, da tanti anni impegnati al monitoraggio dei transiti di armi, materiali bellici e dual-use nel porto di Genova. Il 27 ottobre 2025 la consigliera comunale capogruppo di AVS, Francesca Ghio, eletta nel 2022 nella lista Europa Verde con Sansa e Linea Condivisa, aveva presentato una mozione per l’attuazione del progetto spiegando: “È doveroso che le istituzioni diano risposte concrete a tutti i cittadini scesi in piazza chiedendo di interrompere la deriva bellicista che ha infettato anche il porto di Genova, diventato protagonista di un’economia di guerra che va ripudiata, come ordina la Costituzione”. La proposta aveva raccolto molti consensi, tra cui del sindaco di Genova, Silvia Salis, e la commissione formata per istituire l’avanguardistico Osservatorio si è riunita per la prima volta il 15 luglio scorso. Si prevedeva che, dopo aver ascoltato i pareri degli esperti e dei referenti delle associazioni, tra cui Emergency, CALP e The Weapon Watch, i membri della commissione avrebbe deliberato sull’approvazione del testo elaborato allo scopo e nell’occasione presentato da Francesca Ghio precisando: “L’attacco normativo sono l’articolo 11 della Costituzione e le leggi vigenti in materia, ovvero in merito alla produzione, all’esportazione e al transito di armi nel territorio nazionale”. Carlo Tombola di The Weapon Watch aveva specificato i riferimenti giuridici, la Legge 185/1990, il Trattato internazionale sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT) del 2013 e un precedente giuridico: “Una recente sentenza del TAR relativamente ai traffici nel porto di Ravenna ha sancito che cittadini e residenti hanno il right to know, il ‘diritto a sapere’, cosa transita e sbarca dove loro abitano. L’Osservatorio premetterà ai genovesi di disporre delle informazioni in mano agli enti competenti, ovvero autorità portuale, capitaneria e dogane, su queste questioni che li riguardano, ovvero su caratteristiche e destinazione dei materiali bellici che gli armatori trasportano e gli operatori del porto caricano sulle e scaricano dalle navi che attraccano a Genova”. Invece, i rappresentanti dei partiti di centro-destra (Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati) hanno ostacolato la delibera chiedendo, e ottenendo, la sospensione anzi tempo della seduta poiché un rappresentante del CALP aveva protestato contro il loro ostruzionismo attuato accampando una serie di pretesti sull’iter procedurale della votazione. * 16.07.2026 – Il CALP reagisce alle tergiversazioni e viene accusato Dopo questa vicenda, l’attuazione del progetto dipende da molte questioni, che Francesca Ghio e i referenti di CALP e The Weapon Watch spiegheranno ai partecipanti dell’incontro pubblico in svolgimento nella serata di martedì 8 settembre, alle h 21, nel Circolo ARCI Barabini di Trasta (salita Ca’ dei Trenta 3 – cancello 5). Maddalena Brunasti
September 6, 2026
Pressenza
La seconda tappa del confronto: con i referenti di associazioni, comitati e partiti
A seguito del precedente, il Coordinamento Nazionale No Riarmo organizza l’incontro online a cui intervengono Michele Lucivero dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Rosa Siciliano, direttrice editoriale di Mosaico di pace, la rivista mensile promossa da Pax Christi Italia, Paolo Ferrero, direttore del periodico mensile “Su la testa. Argomenti per la rifondazione comunista” e Marta Collot, co-portavoce nazionale di Potere al Popolo. L’iniziativa li coinvolge, anche insieme ai rappresentanti di altre associazioni e altri comitati e partiti, per ragionare insieme sulle rispettive posizioni e proposte in merito a: * come costruire un movimento di massa unitario e plurale per l’Italia fuori della guerra e contro il riarmo; * come contribuire a dare al movimento contro la guerra e il riarmo una rappresentanza politica in Parlamento. Per intervenire: https://us02web.zoom.us/meeting/register/N–8wYzoRpW5gulhMzwb4w. Dopo l’iscrizione, si riceverà una e-mail di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione. Se non si riceve il link di iscrizione, segnalare il disguido a articolo11@art11.it. All’iniziativa svolta il 26 agosto scorso Andrea Catone ha spiegato le finalità del Coordinamento Nazionale NO Riarmo costituito l’anno scorso sull’onda della petizione contro il decreto di sostegno militare all’Ucraina: “L’incontro di oggi si iscrive nella nostra azione per dare vita a un movimento di massa contro la guerra, esaminare la possibilità di dargli rappresentanza politica in Parlamento e, a tal fine, costruire il massimo di unità possibile, nel massimo di chiarezza e determinazione. Riteniamo che Fuori l’Italia dalla guerra sia l’obiettivo realisticamente unificante su cui può convergere un reale movimento di massa, quanto mai necessario in questa situazione, non limitato a generose e coraggiose avanguardie”. “Fuori l’Italia dalla guerra è l’obiettivo immediato e la discriminante essenziale”, ha affermato Andrea Catone: > Nella situazione attuale, che vede ogni giorno, ogni ora l’escalation bellica > contro la Russia, alimentata sempre più massicciamente dalla UE e dal Regno > Unito che, pur fuori UE, è oggi il leader della strategia militare contro la > Russia, non sono ammissibili ambiguità o mezze misure: o si rivendica e si > agisce di conseguenza per l’immediata uscita dell’Italia dalla guerra, o si è > per la prosecuzione della guerra, a fianco dei guerrafondai, i quali in gran > parte si dichiarano fautori di “una pace giusta e duratura”, ottenibile a loro > dire con l’intensificazione della guerra alla Russia per indurla a trattative. > Questa strada ha portato in oltre 4 anni di guerra solo all’intensificazione e > alla escalation. > > Giorno dopo giorno la “guerra mondiale a pezzi” si amplia e si intensifica. I > pezzi di questa guerra si ricongiungono. Il governo Zelensky, che a fine > febbraio invocava l’aggressione militare di USA e Israele contro l’Iran, > fornisce supporto e tecnologie militari ai paesi arabi del Golfo alleati di > USA e Israele. > > Il carattere fondamentale di questa guerra mondiale è costituito, al di là > delle peculiarità delle diverse situazioni locali, dallo scontro tra > imperialismo occidentale – USA, NATO, UE, G7, Israele – volto a mantenere un > ordine mondiale basato sullo scambio ineguale, il neocolonialismo, lo > sfruttamento e il dominio economico-finanziario e politico-militare sul Sud > globale, con la pretesa di essere l’unica forma di libertà e democrazia al > mondo, da un lato, e, dall’altro, i Paesi che chiedono un diverso ordine > mondiale, economico-sociale e politico, basato su coesistenza pacifica, > rapporti paritari reciprocamente vantaggiosi, riconoscimento della pluralità > di storie, culture, sistemi politici ed economici delle diverse civiltà. È ciò > che viene sintetizzato spesso nella formula dello scontro tra mondo unipolare > e mondo multipolare. > > La guerra è oggi la questione principale e prioritaria che abbiamo di fronte. > Non una questione tra le tante, ma la questione delle questioni. > > La guerra sovradetermina tutte le altre questioni, dalla politica economica, > che si indirizza sempre più verso il riarmo a detrimento della spesa sociale, > alla militarizzazione delle menti, delle scuole e della società. > > Oggi si richiede una fondamentale scelta di campo. > > Insieme con le manifestazioni di indignazione, protesta e condanna del > genocidio, occorre operare politicamente per ottenere risultati concreti, > trasformando la protesta in rivendicazione politica determinata, puntuale, > chiara e non ambigua. Come cittadini poniamo al parlamento e al governo del > nostro Paese una richiesta precisa che si esprime nello slogan: Fuori l’Italia > dalla guerra!. Interruzione immediata di ogni sostegno economico, militare, > politico, diplomatico all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Interruzione > di ogni rapporto politico-diplomatico, militare, economico-finanziario con lo > stato genocida e terrorista di Israele. Nessun sostegno all’aggressione di USA > e Israele contro l’Iran, rifiuto di aderire alle sanzioni illegali imposte > dagli USA. Nessun sostegno alle aggressioni USA, economiche e militari ai > Paesi dell’America Latina per rimettere sotto il loro tallone di ferro i > movimenti di emancipazione, dal Venezuela a Cuba, assediata da un embargo > pluridecennale. > > Il Coordinamento nazionale NORIARMO lavora, nel massimo di cooperazione e > dialogo costruttivo con gli altri coordinamenti, comitati, associazioni, per > dar vita a un movimento unitario e plurale che abbia come obiettivo > discriminante e unificante, senza ambiguità o mezze misure, quello del Fuori > l’Italia dalla guerra!. > > Su questo siamo impegnati a lavorare proponendo e costruendo > comitati/coordinamenti unitari nei territori. Il radicamento territoriale è > fondamentale per lo sviluppo di un movimento di massa reale. I comitati > territoriali possono dar vita ad iniziative locali – manifestazioni, presidi, > ecc. – che possono convergere in giornate nazionali di mobilitazione contro la > guerra. > > Proprio perché ci poniamo sul terreno della lotta politica concreta contro la > guerra, non possiamo ignorare il terreno della rappresentanza politica nel > parlamento nazionale poiché, anche se è in atto da anni l’attacco alla > centralità del Parlamento stabilita dalla Costituzione antifascista del > 1948, è lì che si decidono ancora le cose. > > Per questo, non possiamo non porci la questione delle prossime elezioni > politiche. > > In merito alla questione fondamentale della guerra, constatiamo che vi è qui > un falso bipolarismo. In sede italiana e nelle votazioni del parlamento > europeo il Partito democratico ha approvato tutte le mozioni di sostegno > militare, economico, politico, ideologico all’Ucraina contro la Russia. Sulla > questione fondamentale della guerra contro la Russia le posizioni di PD e FdI > convergono. Si può notare anzi che nei grandi media vicini al PD prevale una > posizione più oltranzista di quella della leader di FdI, che nell’ultimo > incontro dei “Volenterosi”, ha rifiutato formalmente l’invio di militari e di > missili in Ucraina. > > Occorre fare della questione della guerra il tema principale della campagna > elettorale, quello su cui si devono misurare effettivamente le forze in campo. > > Come operiamo per la costruzione di un movimento di massa reale e unitario, > senza ambiguità, per l’Italia fuori della guerra, così auspichiamo la > costruzione di un ampio schieramento di forze – unitario e plurale – che possa > dare al nostro Paese una rappresentanza politica al movimento contro la > guerra. > > Le direttrici di fondo del suo programma da cui discendono fondamentali scelte > di politica economica, sociale, culturale si possono individuare nei due > pilastri della Costituzione antifascista di democrazia economico-sociale del > 1948, col suo fondamentale articolo 11, e della fuoriuscita dell’Italia dalla > guerra e dal sistema di guerra. > > Ci auguriamo che questi incontri con rappresentanti di associazioni, partiti, > comitati, movimenti che si schierano contro la guerra possano favorire la > costruzione di una coalizione di forze politiche, sociali, sindacali, > culturali sulla base di questi due fondamentali pilastri. Oggi i poteri > finanziari e militari dell’imperialismo stanno spingendo il mondo verso la > catastrofe. Oggi abbiamo l’imperativo morale oltre che politico di fermarli, > dotandoci degli strumenti più adeguati allo scopo. Diretta in streaming sul canale https://www.youtube.com/@ComitatoArticolo11 Redazione Italia
September 6, 2026
Pressenza
Ricchiuti (Pax Christi Italia) a Schlein (PD): «La politica agisca per la pace»
Nella lettera aperta pubblicata il 22 agosto scorso il presidente del movimento pacifista cattolico esorta la segretaria del partito e i politici italiani: «Una coalizione progressista
dovrebbe prendere le distanze dal riarmo». Pax Christi Italia venne fondata nel 1954 “per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana”, il futuro papa Paolo VI. Al suo primo presidente, Mons. Rossi, sono succeduti dal 1959 Mons. Castellano e dal 1968 Mons. Bettazzi“, che nel 1976 scrisse al segretario del PCI (Partito Comunista Italiano), Enrico Berlinguer. “ PREPARARE LA PACE, NON LA GUERRA” A cinquant’anni dalla storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, si rivolge alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con una nuova Lettera aperta, pubblicata da Avvenire. Lettera che per la verità si rivolge anche a quanti, segretari di partito e parlamentari, nelle diverse forze politiche vogliano contribuire a riflessioni e decisioni che costruiscano concretamente percorsi di pace. Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione: se l’Italia «ripudia la guerra», quali conseguenze concrete deve avere oggi questo principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa? Monsignor Ricchiuti pone alla leader del PD alcune domande precise: una coalizione democratica e progressista * può prendere le distanze dalle politiche di riarmo? * può investire con maggiore decisione nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta? * è disposta a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta? La lettera richiama anche una delle emergenze più nuove e inquietanti: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Da qui la richiesta di una legislazione europea e internazionale vincolante che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte. Non una polemica di parte, dunque, ma l’invito ad aprire un confronto politico: è possibile sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa? Cinquant’anni dopo Bettazzi, la domanda torna alla politica con parole nuove, ma con la stessa radicalità: «Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».   https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204   Pax Christi Italia
August 24, 2026
Pressenza
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: conoscerla serve a difenderci
Recentemente viene citata spesso, purtroppo soprattutto nel segnalare le violazioni. In questi giorni l’ONU ha divulgato la fotografia che mostra alcuni manoscritti elaborati tra il 1945 e il 1948 e un video che spiega come è stata concepita e scritta. “Redatta da rappresentanti delle nazioni con diverse formazioni giuridiche e culturali, provenienti da tutte le regioni del mondo – evidenzia l’ONU nella pagina online in cui sono raccolti i materiali documentali e informativi – ha stabilito, per la prima volta, i diritti umani fondamentali da tutelare universalmente”. Composto dal preambolo, che specifica il contesto storico e le finalità del proclama, presupposti cui fa riferimento la Carta (Statuto) dell’ONU promulgata due anni prima, nel 1946, e sintetizza i principi etici e giuridici enunciati, e da 30 articoli che precisano i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali e culturali riconosciuti a ciascuna persona, nessuna esclusa, e della cui tutela, o violazione, sono responsabili tutti gli Stati e ogni loro governo e istituzione, il testo è stato tradotto in 555 lingue nazionali, idiomi etnici e dialetti ed è disponibile anche nell’audio-lettura in italiano. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu approvata dall’Assemblea Generale con la delibera della Risoluzione A/RES/217(III)[A], votata il 10 dicembre 1948. Ad esprimersi a favore furono 48 degli allora 58 stati-membri dell’ONU: Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania (Myanmar), Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, India, Iran, Iraq, Islanda, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Regno Unito (Gran Bretagna), Repubblica Dominicana, Siam, Siria, Svezia, Turchia, Uruguay, Venezuela e USA. Delle altre 10 delegazioni, due – Honduras e Yemen – non parteciparono alla riunione ed 8 – Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Yugoslavia, Polonia, Sud Africa, Ucraina e URSS – si pronunciarono con l’astensione. In Italia, la cui ammissione all’ONU venne decretata il 14 dicembre 1955 e ratificata con la Legge n° 848 del 17 agosto 1957 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il seguente 25 settembre, il rispetto dei diritti umani enunciati nella Dichiarazione Universale è prioritario e cogente: nell’Articolo 11 della Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948, è espressamente indicato che lo Stato italiano “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” e di recente, nel 2018, nell’introduzione al testo ufficiale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani edito a cura dell’Ufficio comunicazione istituzionale e dell’Ufficio delle informazioni parlamentari, dell’archivio e delle pubblicazioni del Senato è stato ribadito che “Le norme che compongono la Dichiarazione sono ormai considerate, dal punto di vista sostanziale, come principi generali del diritto internazionale e come tali vincolanti per tutti i soggetti di tale ordinamento”. Maddalena Brunasti
August 10, 2026
Pressenza
Coordinamento Nazionale No NATO: Verso l’assemblea del 4 luglio a Roma – alcune riflessioni e alcuni degli interventi che ospiteremo
L’assemblea dal titolo “Articolo 11 della Costituzione, violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità…applichiamolo dal basso con la mobilitazione!” che si terrà il prossimo 4 luglio a Roma, presso gli spazi dello Spin Time, è di particolare importanza alla luce degli ultimi avvenimenti. In particolare a seguito della notizia che oltre 500 sono i voli partiti dalle basi USA e NATO in Italia a sostegno degli attacchi (che possiamo definire terroristici) degli USA e dello Stato sionista d’Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran, iniziati lo scorso 28 febbraio. 500 voli in nome degli “accordi USA-Italia” del 1954 e il cui contenuto è ancora secretato dopo 72 anni: nonostante il Ministro della Difesa Crosetto si affretti a dire che “nessun governo italiano li ha mai messi in discussione”, resta il fatto che nessun cittadino italiano hai mai saputo realmente cosa i governi DC hanno sottoscritto, bypassando il Parlamento italiano e ogni tipo di discussione pubblica, con gli imperialisti USA nel 1954. E’ ora di farla finita con questo teatrino. I 500 voli dichiarati dal segretario della NATO Mark Rutte partiti dall’Italia a sostegno dei bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione del 1948. Se questi voli sono partiti per ossequio agli accordi segreti USA-Italia del 1954, allora significa che anche questi accordi violano apertamente l’articolo 11 della Costituzione. È ora di desecretarli e poi di farne carta straccia, così come bisogna fare carta straccia di ogni accordo che offre copertura e legittima il traffico di armi e ogni tentativo di istituzionalizzare il progetto della nuova leva obbligatoria, in tutte le forme in cui cercano di farne propaganda! Interverranno all’assemblea: – Stefania Ascari, parlamentare del M5S; – Gianni Lannes, giornalista d’inchiesta; – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; – Confederazione Unitaria di Base; – Sindacato Sociale di Base; – Coordinamento per l’Unità dei Comunisti; – CRED – Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia; – Partito Comunista di Unità Popolare; – Partito dei CARC; – La Città Futura; – Tavolo “uniti contro la guerra” Napoli; – Antudo Palermo. Altri in attesa di conferma.   Telegram: https://t.me/CoordNazNoNATO Contatto mail: coordinamentonazionalenonato@proton.me Facebook: Coordinamento Nazionale No Nato Redazione Romagna
June 29, 2026
Pressenza
Articolo 11 della Costituzione e violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità, applichiamolo dal basso con la mobilitazione
Qualche settimana fa avevamo annunciato la promozione di un’assemblea nazionale per il prossimo 20 giugno presso lo Spine Time. Ad oggi abbiamo diverse risposte di adesione ma visto l’importanza dei temi che vogliamo discutere abbiamo deciso di POSTICIPARE L’ASSEMBLEA A SABATO 4 LUGLIO, confermando luogo e orario (Spine Time, Via di Santa Croce in Gerusalemme, Roma, ore 14.30). Non cambiano i temi che ci spingono a promuovere questa assemblea e che qui di seguito ribadiamo con forza. La decisione è conseguente a due opportunità che abbiamo deciso di cogliere per rendere l’assemblea nazionale uno strumento ulteriore di coordinamento delle forze e dei singoli che lottano contro la III Guerra Mondiale e che vogliono trovare la forza nell’unità, nel coordinamento. La prima opportunità di fare l’assemblea il 4 luglio è legata al fatto che saremo direttamente collegati con l’11ª Conferenza internazionale anti-imperialista e al contro vertice Nato organizzato dalla Piattaforma Antimperialista Mondiale in Turchia. La lotta contro la NATO è una lotta che riguarda noi in Italia ma che accomuna tutti i popoli sottoposti alla sua occupazione. Lo scambio d’esperienza tra tutti i popoli che lottano contro la NATO siamo certi che rafforzerà il contenuto dell’assemblea e la prospettiva della nostra lotta. La seconda opportunità di fare l’assemblea il 4 luglio attiene al fatto che il mese di giugno è costellato di assemblee, iniziative di forze politiche e sindacali di cui condividiamo lo spirito di lotta contro le politiche di asservimento agli imperialisti USA-NATO e UE: in particolare ci riferiamo a quella promossa da Potere al Popolo il 14 giugno e quella da “Agorà” il 27 giugno. A entrambe parteciperemo e porteremo il nostro contributo e rilanceremo la assemblea del 4 luglio sull’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. Da sempre il nostro intento è quello di favorire la costruzione del fronte di lotta contro la guerra, nello spirito che ci contraddistingue: aggregare e coordinare quello che già si muove in un unico fronte di lotta. La spirale della Terza guerra mondiale avanza e con essa il coinvolgimento del nostro paese e la complicità dell’Italia con i crimini di guerra di USA e sionisti. In maniera sempre più aperta e smaccata, l’articolo 11 della Costituzione italiana viene violato nello spirito e nella lettera dalle scelte politiche della classe dominante che vuole sempre più il nostro paese intruppato nella guerra. Non solo la difesa quindi, ma l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione sono una responsabilità che non può essere più elusa. Non è più sufficiente denunciare che le autorità del paese e il governo Meloni, più alacremente dei governi che lo hanno preceduto, viola l’articolo 11 della Costituzione: si tratta oggi di individuare le campagne, le iniziative e le attività che in maniera sempre più coordinata, facendo fronte comune, dobbiamo mettere in campo per valorizzare la ricchezza del movimento popolare contro la guerra che è vivo e vegeto nel paese e la sua iniziativa quotidiana dal basso. Si tratta oggi di passare dal concepirsi come soggetti che denunciano il cattivo presente e la spirale della guerra mondiale, al concepirsi come capaci di non dipendere dal governo Meloni per rendere effettiva l’attuazione di tutte quelle iniziative e attività che oggi servono a rendere concreta l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. In ogni città e provincia esistono esperienze di resistenza e lotta contro la guerra mondiale, variamente declinate, con capacità ed esperienza, con storia e legami con i settori popolari della società. Tutte queste esperienze sono significative e importanti, possono esserlo ancora di più se via via convergono verso l’obiettivo di attuare la lettera e lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, di farne pratica di lotta e mobilitazione, collante del fronte delle forze popolari necessario a cambiare il corso delle cose in senso alternativo alla guerra imperialista. Dalla lotta contro la leva obbligatoria alla lotta contro le installazioni USA e NATO in Italia coperte dal segreto e dall’impunità, fino alla lotta contro il riarmo, la conversione bellica e per l’obiezione di coscienza nei luoghi di lavoro, dobbiamo operare affinché sempre di più i vari fronti di lotta confluiscano nel fare dell’obiettivo dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione non solo un principio etico e morale da rivendicare al governo Meloni, ma un obiettivo pratico da conseguire che contribuisce a dare un nuovo, diverso, alternativo indirizzo politico del paese. Invitiamo quindi a partecipare all’assemblea del 4 luglio a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me Non dobbiamo aspettarci che siano Meloni, i suoi soci e gli affaristi della guerra ad attuare l’articolo 11 della Costituzione. Animiamo, sviluppiamo e rilanciamo un fronte di lotta per mettere in campo tutte le iniziative necessarie per attuarlo! Redazione Romagna
June 12, 2026
Pressenza
Assemblea nazionale, violazione dell’articolo 11 della costituzione da parte del governo Meloni e delle sue autorità
Assemblea nazionale, 20 giugno 2026 ore 14.30, Spin Time (Roma) La spirale della Terza guerra mondiale avanza e con essa il coinvolgimento del nostro paese e la complicità dell’Italia con i crimini di guerra di USA e sionisti. In maniera sempre più aperta e smaccata, l’articolo 11 della Costituzione italiana viene violato nello spirito e nella lettera dalle scelte politiche della classe dominante che vuole sempre più il nostro paese intruppato nella guerra. Non solo la difesa quindi, ma l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione sono una responsabilità che non può essere più elusa. Non è più sufficiente denunciare che le autorità del paese e il governo Meloni, più alacremente dei governi che lo hanno preceduto, viola l’articolo 11 della Costituzione: si tratta oggi di individuare le campagne, le iniziative e le attività che in maniera sempre più coordinata, facendo fronte comune, dobbiamo mettere in campo per valorizzare la ricchezza del movimento popolare contro la guerra che è vivo e vegeto nel paese e la sua iniziativa quotidiana dal basso. Si tratta oggi di passare dal concepirsi come soggetti che denunciano il cattivo presente e la spirale della guerra mondiale, al concepirsi come capaci di non dipendere dal governo Meloni per rendere effettiva l’attuazione di tutte quelle iniziative e attività che oggi servono a rendere concreta l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. In ogni città e provincia esistono esperienze di resistenza e lotta contro la guerra mondiale, variamente declinate, con capacità ed esperienza, con storia e legami con i settori popolari della società. Tutte queste esperienze sono significative e importanti, possono esserlo ancora di più se via via convergono verso l’obiettivo di attuare la lettera e lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, di farne pratica di lotta e mobilitazione, collante del fronte delle forze popolari necessario a cambiare il corso delle cose in senso alternativo alla guerra imperialista. Dalla lotta contro la leva obbligatoria alla lotta contro le installazioni USA e NATO in Italia coperte dal segreto e dall’impunità, fino alla lotta contro il riarmo, la conversione bellica e per l’obiezione di coscienza nei luoghi di lavoro, dobbiamo operare affinché sempre di più i vari fronti di lotta confluiscano nel fare dell’obiettivo dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione non solo un principio etico e morale da rivendicare al governo Meloni, ma un obiettivo pratico da conseguire che contribuisce a dare un nuovo, diverso, alternativo indirizzo politico del paese. Invitiamo quindi a partecipare all’assemblea del prossimo 20 giugno a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me Non aspettiamoci che siano Meloni, i suoi soci e gli affaristi della guerra ad attuare l’articolo 11 della Costituzione. Animiamo, sviluppiamo e rilanciamo un fronte di lotta per mettere in campo tutte le iniziative necessarie per attuarlo! Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza
Il muro del no: da piazza Barberini a Roma parte la riscossa costituzionale e pacifista
Con i seggi chiusi e la vittoria del NO che si assesta sopra il 53%, Piazza Barberini, a Roma, è diventata il baricentro naturale per le realtà che hanno dato anima alla campagna referendaria. In piazza si sono dati appuntamento i rappresentanti delle forze politiche, delle realtà sociali e delle sigle sindacali che hanno tenuto in piedi il fronte del rifiuto, dando vita a un presidio denso e partecipato che si è poi mosso in corteo lungo via Sistina. La manifestazione, arrivata a Piazza del Popolo tra fumogeni e fuochi d’artificio, segna il passaggio dalla conta dei voti a una prospettiva politica più profonda: la difesa della Carta è oggi a tutti gli effetti una battaglia collettiva e trasversale. Foto di Rete No Bavaglio Questo esito referendario non è un freddo dato statistico, ma il naufragio di un azzardo autoritario. Dietro questa riforma si legge chiaramente un disegno eversivo, portato avanti da una destra che ha tentato di piegare la Costituzione nata dalla Resistenza a logiche di potere assoluto, muovendosi in subalternità al modello Trump e a una concezione padronale dello Stato. Il tentativo di scardinare l’equilibrio dei poteri per imporre una deriva punitiva e antidemocratica ha urtato contro il muro dei cittadini consapevoli. La sconfitta del governo è non solo politica, ma anche culturale e morale: il Paese ha ribadito che la sovranità non è una delega in bianco per smantellare diritti pagati col sangue. Il ragionamento che muove la piazza, però, non si ferma alla celebrazione, ma guarda al domani, spinto dalle aspettative enormi nate da questo voto. La vittoria del NO ha rimesso in moto una parte di Paese che per troppo tempo si era sentita ai margini o ignorata, restituendo concretezza all’idea di azione collettiva. L’obiettivo adesso è trasformare questo cartello referendario in una coalizione politica capace di sfidare la destra alle prossime elezioni. Non serve una semplice somma di simboli, ma un polo unitario costruito dal basso, che sappia tradurre i cardini costituzionali — lavoro, giustizia sociale, pace e antifascismo — in un programma di governo alternativo, non solo alla destra, ma anche alle precedenti esperienze di centrosinistra. C’è bisogno di una casa politica per quella marea umana che ha respinto con forza la riforma costituzionale sulla giustizia del governo Meloni e che ora pretende risposte vere e concrete contro l’arroganza di una maggioranza che mette a rischio la tenuta sociale e la pace nel nostro Paese. In questa cornice, la difesa della democrazia interna è tutt’uno con la lotta alla deriva bellicista. Non esiste piena attuazione della Costituzione se il Paese scivola verso l’economia di guerra e il riarmo, tagliando sanità, welfare e scuola pubblica. Per questo, la vittoria nelle urne è anche la base necessaria per la mobilitazione internazionale della rete “No Kings” di sabato 28 marzo. Un appuntamento che va allargato e condiviso con quella parte della società civile non militante che, pur non partecipando ai circuiti politici, esprime nei sondaggi un’opposizione netta alla guerra e al riarmo. Solo intercettando questo sentire comune sarà possibile strutturare un movimento di massa duraturo. Scendere in piazza per la pace oggi significa rivendicare l’Articolo 11 della Costituzione come bussola viva e attuale, cercando una convergenza larga per imporre un’Italia che torni a essere presidio di diplomazia. La vittoria referendaria è stata la prima barriera, ma la sfida vera è appena cominciata. La piazza di ieri ha mostrato un’Italia che non si piega; quella di sabato prossimo dovrà dimostrare che questa stessa Italia sa dialogare con ogni istanza di pace per proporre un progetto globale diverso. Il messaggio deve arrivare forte e chiaro: riscossa costituzionale e riscossa pacifista sono due facce della stessa medaglia. Dalle urne alle strade, la resistenza alla destra eversiva va avanti, senza fare passi indietro finché la Costituzione non tornerà a essere l’unica regola del gioco e la pace l’unica scelta possibile.   Giovanni Barbera
March 24, 2026
Pressenza