Tag - casa de las américas

Messaggio di Abel Prieto, presidente della Casa de las Américas a Cuba, a chi si sta mobilitando per il suo Paese
Sono Abel Prieto, vi parlo da Cuba, dalla Casa de las Américas. Attraverso l’amico Chema Sánchez, un fratello, voglio far arrivare questo messaggio alle tante persone degne che stanno difendendo Cuba, che si stanno mobilitando per Cuba in questi momenti così difficili per noi, di tanto pericolo per il nostro popolo. Voglio dirvi che oggi (ieri per chi legge) il nostro Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza e si è riferito con grande dettaglio a questa questione. Mi permetto di raccomandare alle persone interessate di leggere quello straordinario discorso, che si trova su tutte le pagine cubane. Lì c’è un riassunto formidabile del tipo di dramma che il nostro popolo sta vivendo e della quantità di violazioni del diritto internazionale, della quantità di regole che il governo Trump sta infrangendo con questo assedio petrolifero, che è una punizione medievale, equivalente a un blocco navale contro Cuba. E attraverso il progetto di soffocare la società cubana si sta applicando una punizione collettiva contro tutto il nostro popolo. Questo si manifesta anche in dati davvero commoventi. La mortalità infantile, che prima di questa fase così dura era arrivata a essere una delle nostre conquiste — 4 bambini ogni 1.000 nati vivi — oggi è salita a 9,2 ogni 1.000 nati vivi. La cifra dei bambini che muoiono dopo la nascita è raddoppiata. Questo è molto doloroso, molto amaro per noi. I nostri medici, le nostre infermiere, stanno compiendo davvero un’impresa quotidiana per salvare vite senza medicinali, molte volte senza elettricità. Anche un’altra scena che ha circolato sui social ci turba e ci addolora: una sala operatoria e i medici che, con le torce dei telefoni cellulari, illuminano la stanza affinché l’operazione chirurgica possa terminare. Decine di migliaia di cubani stanno aspettando di essere operati, finché non ci saranno condizioni adeguate nei diversi ospedali per poter intervenire chirurgicamente. Una medicina gratuita e universale di altissima qualità, dimostrata sia a Cuba che fuori da Cuba, che stanno cercando di accerchiare. Il nostro popolo ha reagito con molta forza, profondamente offeso da questa recente iniziativa così grottesca e offensiva del governo Trump, associata al tentativo di processare il generale d’esercito Raúl Castro per un fatto accaduto trent’anni fa, del quale in realtà tutta la responsabilità ricade sul governo statunitense di quell’epoca. Perché Cuba aveva denunciato ripetutamente le violazioni del proprio spazio aereo da parte di quell’organizzazione chiamata Hermanos al Rescate, terroristi travestiti da persone altruiste. Ma la reazione del nostro popolo è stata estremamente ferma. Si sono svolte manifestazioni in tutte le province. Lo stesso Primo Maggio è stato un momento straordinario, di grande sostegno alla Rivoluzione. E prima del Primo Maggio si è svolto un processo convocato dalla società civile cubana chiamato “Mi Firma por la Patria”. Più di 6 milioni e 300 mila cubani maggiorenni hanno firmato il loro impegno a difendere la Rivoluzione, difendere la nostra opera, difendere l’opera di Fidel e di Raúl. E come ha detto molte volte Díaz-Canel: Cuba è un popolo di pace, ma se ci aggrediranno ci sarà combattimento e la parola resa non esiste per noi. Cuba non vi tradirà mai. Aiutateci nella mobilitazione, aiutateci nella difesa della verità su Cuba, aiutateci a denunciare questo crimine. Un forte abbraccio. Traduzione a cura di Cuba Mambí, gruppo d’azione internazionalista.   Redazione Italia
May 28, 2026
Pressenza
La Casa de las Américas all’Avana, un centro di politica e cultura di portata universale
Nell’agenda di incontri legata alla missione all’Avana nell’ambito del Convoy “Nuestra America” per Cuba, non poteva mancare quello con uno dei luoghi culturali più importanti non solo di Cuba. Tra le primissime istituzioni culturali fondate dalla Revolución, istituto culturale tra i più importanti dell’intero continente americano, la Casa de las Américas, all’Avana, fu istituita appena quattro mesi dopo il trionfo della Rivoluzione, il 28 aprile 1959, con la finalità di sviluppare ed espandere le relazioni socioculturali con i popoli dell’America Latina e del mondo intero. Essa è, infatti, un’istituzione culturale con ispirazione, come vedremo, universale. La sua storia è segnata da alcune tra le più grandi personalità della storia americana del XX secolo. Fu inaugurata il 4 luglio 1959, con una cerimonia presieduta dal leggendario Ministro dell’Istruzione, Armando Hart Dávalos, nell’edificio dell’ex Casa de la Cultura. Quando, dopo la Revolución, tutti i governi dell’America Latina, ad eccezione del Messico, su pressione statunitense interruppero le relazioni con Cuba, l’istituzione contribuì in modo determinante a mantenere in vita i legami culturali tra Cuba e il resto del continente. Essa non solo diffuse l’opera della Rivoluzione ma in particolare facilitò la conoscenza e la visita a Cuba di molti intellettuali che vennero in contatto con la nuova realtà del paese. Si trattò di un cimento marxista, fidelista e martiano. Come scrisse Armando Hart Dávalos in uno splendido saggio su “José Martí: un punto di riferimento attuale per il movimento internazionale dei lavoratori”, «la sua idea di politica era strettamente legata al sentimento umano. Era politico perché profondamente umanista, ed era umanista perché profondamente politico. Tale idea costituisce una delle eredità più belle che ci ha trasmesso. Per capire le concezioni di Martí, bisogna contare su un radicale pensiero democratico, il suo latino-americanismo e il suo senso universale». «È evidente che Martí non è rimasto indifferente al grande dibattito di idee intorno agli ideali dei lavoratori e del socialismo. Riferendosi specificamente all’ideale socialista, aveva mostrato grande ammirazione e rispetto «per quelli che cercano, per ogni dove, un segnale più giusto nell’ordine della giustizia nel mondo», specialmente «per quelli che si sollevano in nome degli interessi dei poveri». Secondo l’eroe nazionale di Cuba, infatti, Marx meritava onore perché si era messo al fianco dei deboli. Per lui non è stato solo «colui che ha smosso in maniera gigantesca la collera dei lavoratori europei», bensì un «osservatore profondo delle ragioni della miseria umana». […] Egli riuscì a porre il problema dei lavoratori e della disuguaglianza sociale con termini radicali e coerenti. È chiaro che la ricerca della soluzione di tale problema è un punto centrale del suo insieme di ideali». La stessa figura di Armando Hart (1930-2017) è una delle figure imprescindibili della storia cubana: intellettuale e politico, tra i principali organizzatori della rivoluzione nelle città, è stato poi Ministro dell’Istruzione (1959-1965) e Ministro della Cultura (1976-1997). Come ricorda il Granma, fu «interprete creativo delle idee di Fidel, svolse un ruolo decisivo nella trasformazione delle caserme in scuole, nella riforma delle università, … nello sviluppo della Campagna di Alfabetizzazione nel 1961». Haydée Santamaría, eroina della lotta rivoluzionaria, ha diretto la Casa de las Américas dalla sua fondazione nel 1959 fino alla sua morte nel 1980, imprimendo al suo sviluppo un tratto fondamentale e determinante. Autentica leggenda della Rivoluzione, Haydée Santamaría (1922-1980), è stata una rivoluzionaria e intellettuale, eroina di Cuba. Il 26 luglio 1953 partecipò all’assalto alla caserma Moncada, per il quale fu imprigionata insieme a Melba Hernández. Dopo il suo rilascio, entrò a far parte della Direzione Nazionale del Movimento 26 Luglio. Sostenne il distaccamento guerrigliero guidato da Fidel Castro sulle montagne della Sierra Maestra, e le fu affidato da Fidel il compito di reperire fondi e unire i rivoluzionari all’estero. Tornò a Cuba dopo il trionfo della Rivoluzione e lavorò al Ministero dell’Istruzione; poi, come direttrice della Casa de las Américas, influenzò in modo determinante lo sviluppo culturale del paese. La Casa de las Américas deve il suo status proprio alla sua visione lucida e profonda, insieme internazionalista e latino-americanista. La Casa de las Américas ospita oggi cinque dipartimenti: Teatro, Musica, Arti Visive, Biblioteca e il Centro di Ricerca Letteraria. Fondato nel 1967, il Centro di Ricerca Letteraria ha due linee di lavoro fondamentali: l’organizzazione del Premio Letterario “Casa de las Américas” e lo studio e divulgazione della letteratura del continente. Il centro organizza conferenze, corsi e colloqui internazionali, nonché la “Settimana dell’Autore”, dedicata, ogni anno, a un importante scrittore latinoamericano. Pubblica inoltre antologie, saggi e testi critici; fornisce consulenza alla Rivista “Casa de las Américas” e alle edizioni “Casa” fondate nel 1960, subito dopo il trionfo della Rivoluzione; inoltre, in collaborazione con l’Unione degli Scrittori e degli Artisti di Cuba (Uneac), pubblica la rivista di teoria culturale “Criterios”. Gestisce l’Archivio della Parola, che conserva le registrazioni di oltre mille voci di personalità di spicco della letteratura, delle arti e della politica. Già da questi brevi cenni si comprende l’importanza della cultura e dell’editoria a Cuba: a Cuba non esiste un’editoria privata, ma sono innumerevoli le case editrici espressione delle mille articolazioni sociali, culturali e accademiche del paese. La Biblioteca José Antonio Echeverría della Casa de las Américas fu fondata nel settembre del 1959 con la conferenza “La politica culturale della rivoluzione cubana”, tenuta dal Ministro degli Esteri Raúl Roa García. Tra le sue collezioni si annoverano oltre 126 mila volumi, 136 mila fascicoli di periodici, in particolare della seconda metà del XX secolo, e oltre 3000 fascicoli su personalità e argomenti relativi all’America Latina. Raúl Roa García è stato il leggendario Cancelliere della Dignità. È ricordato per il suo impegno nella lotta per l’indipendenza dei popoli di Asia, Africa e America Latina. Fu alla presidenza della I Conferenza Tricontinentale, tenutasi all’Avana nel gennaio 1966, a proposito della quale, dichiarò: «La Conferenza Tricontinentale ha cristallizzato la solidarietà del movimento di liberazione nazionale in Africa, Asia e America Latina, ha definito una linea comune nella lotta frontale contro l’imperialismo, il colonialismo e il neocolonialismo e ha forgiato con vigore l’unità strategica e tattica nella lotta, attingendo alla ricca esperienza dei popoli partecipanti». La sua battaglia diplomatica più eclatante fu senza dubbio il dibattito alle Nazioni Unite durante la fallita invasione di Playa Giron, in cui denunciò con vibrante fermezza l’aggressione criminale. «Accuso solennemente il Governo degli Stati Uniti dinanzi alle Nazioni Unite e alla coscienza del mondo di aver scatenato una guerra di invasione contro Cuba per impadronirsi delle sue risorse, terre, fabbriche e infrastrutture e riportarla al suo vergognoso status di satellite dell’imperialismo nordamericano». E dichiarò: «Un grido unanime scuote oggi tutta Cuba, risuona in tutta la nostra America e riecheggia in Asia, Africa ed Europa. La mia piccola ed eroica patria sta rivivendo la classica lotta tra Davide e Golia. Soldato di questa nobile causa in prima linea nelle relazioni internazionali, permettetemi di diffondere questo grido nell’austero Areopago delle Nazioni Unite: Patria o morte! Vinceremo!». Nel tempo dell’assedio statunitense contro Cuba, parole di formidabile attualità. Gianmarco Pisa
March 23, 2026
Pressenza