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ELECTRIC FUNERAL – Un’analisi approfondita dei circuiti della megamacchina
> Da Green Anarchy, n°15 Inverno 2004 In un mondo dominato da un’unica superpotenza, esiste un solo obiettivo privilegiato per chi non è soddisfatto dello status quo. Le infrastrutture critiche costituiscono la categoria di obiettivi più importante all’interno di tale obiettivo privilegiato, e l’infrastruttura elettrica è senza dubbio la più vulnerabile tra le infrastrutture critiche. Tenente colonnello Bill Flynt, Ufficio per la Sicurezza Interna Siamo nel 2004 e il pianeta è sotto l’assalto di una megamacchina sterminatrice che segue la propria logica tecnologica di autoannientamento. Questa struttura di potere ormai monolitica, con la sua vasta rete di maglie amministrative e reti militari, è l’inconscio suicida della storia patriarcale che si avvia verso l’Armageddon: il finale fiammeggiante e intriso di sangue del patologico istinto di morte della civiltà. Due mondi, in netto contrasto tra loro, sono entrati in violenta collisione: le acque correnti della vita libera e i pozzi stagnanti e avvelenati della civiltà tecno-industriale. Una tempesta si sta addensando e, dal rantolo di morte della nostra epoca, sta sorgendo un’ondata di nuova vita: nuovi movimenti di resistenza antiautoritaria che stanno prendendo coscienza dell’orrore e della disperazione della nostra condizione, movimenti pronti a lanciarsi in una guerra aperta contro il sistema tecno-industriale e la sua traiettoria omnicida. Questi nuovi movimenti – nati da una speranza di liberazione nell’ora più buia della nostra Terra – hanno ispirato milioni di persone in tutto il mondo e si sono opposti al sistema con una ferocia che non si vedeva in questo paese da decenni. Ma una cosa che sembra mancare a molti di questi nuovi movimenti ribelli è una strategia d’insieme, una strategia che miri e che possa portare al crollo della Macchina della Morte. Se siamo d’accordo sul fatto che il nostro obiettivo sia quello di mettere fuori uso la Megamacchina, allora dobbiamo esaminare attentamente l’anatomia fisica dell’Ordine Meccanicistico e individuare le azioni che possiamo intraprendere per «livellare il campo di gioco». Le macchine, le istituzioni e la “realtà” stessa sono costruzioni sociali e sono quindi suscettibili di decostruzione. La civiltà in cui viviamo (o, per essere più precisi, di cui siamo prigionieri) è una Civiltà Elettrica e ci sembra ovvio che la rete elettrica offra ovunque un punto debole ai sabotatori. Ammettiamolo: l’ora dell’ultimo giudizio si avvicina, il Moloch si nutre delle vittime della guerra in maniera difficile da immaginare, la struttura genetica della vita stessa viene manipolata dai mercanti di morte della scienza e stiamo finendo l’aria da respirare… Le nostre tattiche DEVONO diventare più aggressive se vogliamo abbattere – fisicamente – questo sistema marcio e trascinare via il suo cadavere putrido dalla scena mondiale una volta per tutte. L’Italia negli ‘80: emerge una strategia Questi scritti sono apparsi a Palermo in solidarietà con delle azioni in cui sono stati segati i tralicci dell’ENEL a Caorso e Montalto (linea centrale). Si tratta degli ultimi esempi di una serie di atti di sabotaggio che da tempo vengono compiuti in tutta Italia. Perché la polizia e la magistratura stanno scatenando una reazione così sproporzionata a questo tipo di azioni? A nostro avviso queste azioni dirette, che chiunque può compiere in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, li spaventano forse più della formazione stessa di un gruppo armato. Questo perché il gruppo armato specifico è controllabile grazie al programma e alla logica a cui aderisce, mentre la diffusione di atti di sabotaggio mette in difficoltà la struttura del potere perché chiunque può compiere tali atti. Basta procurarsi un seghetto e scegliere un traliccio. Questo non piace ai Verdi, ai pacifisti o agli ambientalisti perché tali azioni minano il loro lavoro di politici che tendono a omogeneizzare il movimento alla loro pratica di dissenso platonico. Riaffermiamo il nostro antagonismo e disprezzo nei confronti degli alti sacerdoti dell’ecologia. Per noi antagonisti l’azione diretta è un attacco contro le strutture che producono energia nucleare. Gruppo anarchico di Palermo, 1987 Alla fine degli anni ’80 in Italia si combatteva un’infuocata battaglia (e lo intendiamo letteralmente) contro la costruzione di centrali nucleari e contro le industrie e i think tank responsabili della produzione di questa tecnologia. Da una parte della lotta c’erano tutte le varie forze politiche riformiste (Verdi, Partito Comunista, ambientalisti, pacifisti) che proponevano leggi e referendum antinucleari e che cercavano di collocare la lotta su un piano istituzionale, pienamente integrato nella logica governativa/parlamentare. Ma una componente altrettanto importante della lotta era costituita da una confederazione informale di anarchici insurrezionalisti, libertari e compagni non allineati che operavano al di fuori e contro il quadro istituzionale e che concretizzavano la loro resistenza, non solo con blocchi alle centrali nucleari, ma come un attacco generalizzato all’energia atomica. Nel 1986 si giunse a un bivio cruciale nella lotta, quando gli anarchici – frustrati dai subdoli «giochetti» dei riformatori del nucleare – iniziarono a sviluppare un movimento autonomo e radicale contro il progetto nucleare. Come affermò all’epoca il gruppo editoriale di “ProvocAzione”: “Alle montagne di carta straccia prodotte da chi sostiene e pratica i referendum parlamentari, noi proponiamo l’azione diretta, unica possibilità di trasformare realmente questa società perché indica la necessità dell’attacco contro le strutture di dominio (comprese quelle nucleari) e gli obiettivi a cui mirare. I nostri alleati e complici sono gli antagonisti e i ribelli, perché vogliono vivere, non vegetare, ribellandosi e prendendo in giro i riformisti che predicano la sopravvivenza». Fu in questo contesto sociale che cominciarono ad emergere nuove ed efficaci strategie contro l’energia nucleare e la rete elettrica stessa… -Il 12 luglio 1987, un traliccio dell’alta tensione dell’ENEL (Ente Nazionale per Energia Elettrica) a Cosenza, in Italia, fu segato alla base. Dopo aver segato i tralicci, gli ignoti autori dell’azione notturna li fecero cadere, mettendo fuori uso una linea elettrica da 150 mila volt. Lo stesso destino toccò a un altro traliccio dell’ENEL nella zona del Brasimone il 9 settembre 1987. Anche quel traliccio, che alimentava il reattore nucleare Pec, fu sabotato da ignoti che lasciarono un volantino sul posto: “No alle centrali nucleari e a carbone, no alla guerra, no ai padroni dell’energia”. – L’8 marzo 1988, un gruppo autodenominatosi «Rivoluzionari Antinucleari» attaccò un altro traliccio dell’alta tensione in Italia. Ecco un estratto del loro comunicato: L’8 marzo abbiamo abbattuto un traliccio dell’alta tensione nella provincia di Cosenza. In questo modo intendiamo colpire la banda infame dell’ENEL, protagonista del progetto atomico in Italia e all’estero. Non deleghiamo a nessuno la nostra libertà di controllare le nostre vite e vogliamo distruggere quella che ci hanno imposto. La miseria del lavoro salariato, la morte nucleare, la crescente militarizzazione del nostro territorio e della società stessa sono le prigioni che si definiscono socialdemocrazia. L’incubo nucleare è un efficace strumento di polizia per terrorizzare la popolazione, creando quello stato di impotenza e delega necessario per continuare a governarci. La complicità dei partiti politici, con parole, giochi di potere e dolci illusioni attraverso i referendum, sta chiaramente cercando di uccidere la lotta antinucleare e seppellirla in un campo istituzionale. Noi lo rifiutiamo. La farsa della Conferenza Nazionale sull’Energia convocata dall’ENEL e dal Governo mostra la chiara volontà di far sembrare una scelta decisa da tempo come qualcosa da discutere in Parlamento. Diffondiamo il sabotaggio su tutto il territorio, colpendo le strutture che stanno portando avanti tali progetti di morte. -Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1988 furono abbattuti altri due tralicci: uno nella zona di Settebagni, vicino a Roma, e un altro nella zona di Cosenza. Il sabotaggio fu rivendicato con una lettera inviata all’agenzia di stampa Ansa, nella quale alcuni compagni anonimi si dichiararono contrari alle centrali nucleari. -Il 13 aprile 1988, giorno in cui il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio concesse un provvedimento di sospensione all’ENEL, che chiedeva di poter riprendere i lavori alla centrale nucleare di Montalto di Castro, si verificarono tre attentati attacchi con ordigni contro l’industria nucleare. Durante la notte, bombe carta esplosero in un laboratorio di ricerca dell’ENEL e in due aziende: la Carlo Gavazzi Control, che fabbricava condensatori, e la Passoni e Villa, che produceva componenti elettrici ed elettronici. Gli attacchi furono rivendicati da compagni anarchici in un volantino che giunse all’agenzia di stampa ANSA e a Radio Popolare a Milano il giorno successivo. Circa una settimana dopo, il 19 aprile, un’altra bomba antinucleare scoppiò presso l’agenzia di telecomunicazioni FITRE a Milano. Questo attacco era firmato con una A cerchiata. – Il 9 giugno 1988, una linea elettrica principale del comune di Vicenza fu distrutta da un incendio. Su «Sicilia Libertaria» fu pubblicato un volantino riguardante l’attacco a questa linea elettrica: Abbiamo sabotato un traliccio dell’alta tensione sopra Crotone1, dove le fabbriche riversano nuvole tossiche, inquinamento, sfruttamento, prodotti tanto inutili quanto velenosi. LA MAFIA DEL CAPITALE E I SUOI STATI STANNO METTENDO IN ATTO LA DISTRUZIONE ASSOLUTA DELLA VITA SULLA TERRA! I loro complici sono i politici, i partiti, i sindacati, gli “uomini di cultura”, gli “scienziati”. I complici forzati del proprio sterminio sono le persone corrotte e soggiogate dai miti del “benessere”, della “merce”, della “civiltà”, del “progresso”. Noi lottiamo per liberarci da questa prospettiva imminente. Ciò potrà avvenire seriamente solo dopo l’eliminazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente. Quindi stiamo attaccando con il sabotaggio, con il rifiuto del consumismo e dello spreco, e diciamo: fermate immediatamente ogni tipo di produzione industriale e di combustione (traffico, riscaldamento, industria) che sia anche solo leggermente inquinante, e tutti gli altri processi di saccheggio dell’ambiente che sono altrettanto stupidi e omicidi. -E infine, il 15 ottobre 1988, nella zona montuosa del «Noce», in provincia di Catanzaro, un traliccio dell’ENEL da 150 mila kilowatt fu parzialmente segato. Alla base del traliccio, i Carabinieri trovarono un dispositivo temporizzato e alcuni volantini che gli ignoti sabotatori avevano lasciato sul posto. Da allora, gli attacchi alle infrastrutture elettriche sembrano essere diventati una tattica privilegiata dagli anarchici in Italia. Negli anni ’90 – parallelamente alla diffusione fulminea di computer e telefoni cellulari – si è assistito a un approfondimento della critica e a un ampliamento della prassi che ha preso di mira l’intera rete elettrica in cui siamo intrappolati. Le torri per le trasmissioni ad alta frequenza e i ripetitori cellulari sono ora bersagli comuni del sabotaggio rivoluzionario, poiché diventa sempre più evidente che il nostro pianeta si sta trasformando in un campo elettromagnetico onnipervasivo e letale, dove emissioni invisibili e correnti silenziose e cancerogene attraversano quotidianamente i nostri corpi. Voi avete il potere, ma noi abbiamo la notte In Nord America si sono verificati anche diversi casi degni di nota in cui i radicali hanno colpito le infrastrutture elettriche “dove fa male”, sebbene siano stati più sporadici e maggiormente censurati dallo Stato. Tuttavia, frammenti di folklore radicale relativi a questi episodi sopravvivono nella “tradizione orale” di certi circoli anarchici, e il ricordo di queste ribellioni non è stato completamente soffocato da decenni di propaganda di regime. Uno degli episodi più interessanti (e conosciuti) di sabotaggio elettrico in Nord America si è verificato durante il cosiddetto “Trouble on the Prairie” scoppiato negli anni ’70, durante le “guerre energetiche” tra le comunità agricole del Minnesota e le aziende elettriche sia pubbliche che private. Ad esempio, a Lowry, nel Minnesota, un gruppo di cittadini denominato «Assemblea Generale per Fermare la Linea Elettrica» si organizzò per impedire la realizzazione di una «servitù di passaggio» per una linea elettrica che attraversava i loro terreni agricoli rurali. La comunità decise di ricorrere a una «strategia diversificata»: furono organizzate manifestazioni e inviate lettere di protesta ai rappresentanti dello Stato, ma il progetto per la centrale elettrica andò comunque avanti. A quel punto furono distrutte le fondamenta e i materiali da costruzione, e i trattori tirarono giù decine di tralicci man mano che venivano eretti. Alla fine fu chiamata la Polizia di Stato, furono effettuati degli arresti e le centrali elettriche e le linee elettriche furono infine costruite e rese operative. Ma nel loro manifesto del 1981, la comunità di Lowry discusse di come il loro scontro con il governo avesse dissipato molte illusioni che un tempo nutrivano riguardo alla “democrazia”: Stiamo sopravvivendo. Non ci siamo lasciati fermare quando siamo stati ripetutamente e vergognosamente traditi dai politici. Continuiamo a sopportare le ferite inflitte da una sfilza di burocrati incompetenti che agiscono in collusione con le aziende elettriche. Non siamo stati sconfitti quando giudici insensibili hanno continuato a decidere che il tempo e il denaro delle compagnie elettriche fossero più importanti della verità, e persino più importanti della loro stessa legge. La forza bruta combinata dell’FBI, della BCA2, della polizia statale e locale e degli eserciti privati assoldati dalle aziende elettriche non è stata abbastanza forte da distruggerci. E siamo sopravvissuti alle menzogne, alle minacce, alle intimidazioni, agli inganni e alla distruzione arrogante che le stesse aziende elettriche hanno scagliato contro di noi. La linea è entrata in esercizio commerciale due anni fa e noi siamo ancora qui! Non era mai successo prima… Il 3 luglio 1981, nei pressi di Moab, nello Utah, alcuni sabotatori abbatterono un traliccio della Utah Power and Light che sosteneva linee elettriche da 345.000 volt, a sette miglia a sud del secondo Round River Rendezvous annuale organizzato da Earth First! Nessuno è mai stato arrestato per questa azione, né per una simile avvenuta un anno prima in Colorado, in cui 3,2 miglia di linee elettriche furono abbattute dopo che i loro supporti furono segati, costando alla Colorado Ute Electric Association 270.000 dollari in spese di riparazione. Ci sono alcuni altri casi di sabotaggio elettrico avvenuti negli anni Novanta di cui siamo a conoscenza, ma purtroppo questa pratica non ha ancora preso piede in Nord America (lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questo argomento). Nel 1990, dopo le celebrazioni della Giornata della Terra, individui sconosciuti che si facevano chiamare Earth Night Action Group hanno compiuto due attacchi consecutivi a Freedom, in California, segando prima due pali della luce in legno e poi abbattendo una torre di trasmissione in acciaio appartenente alla Pacific Gas and Electric Company. Ciò ha causato un’enorme interruzione di corrente che ha lasciato senza elettricità i residenti della contea di Santa Cruz per 10-18 ore. E nel febbraio 1996, sono state utilizzate bombe artigianali per attaccare un sistema SCADA3 di una centrale idroelettrica in Oregon. Sabotaggio: la via del successo La natura imperialista della rete elettrica è stata da tempo riconosciuta e contrastata anche dalle comunità indigene, ma i limiti di spazio ci impediscono di approfondire questo argomento in modo troppo dettagliato. Tra i numerosi esempi di resistenza indigena all’avanzata del mondo elettrico vi è la lotta degli indigeni venezuelani contro l’azienda statale «Electrificación del Caroni» (EDELCA). Alla fine degli anni ’90, la Federazione Indigena dello Stato di Bolívar, che comprende le comunità Pemon e altri gruppi nativi, ha protestato contro la costruzione di una linea elettrica, temendo che avrebbe portato a nuovi insediamenti minerari, turismo e urbanizzazione nelle loro terre ancestrali. Quando le loro proteste furono ignorate, la gente iniziò ad abbattere i tralicci destinati a trasportare l’elettricità dalla diga di Guri, nel sud-est del Venezuela, al nord del Brasile. L’EDELCA segnalò almeno quattro episodi di sabotaggio nel settembre del 2000, compreso uno in cui sette tralicci furono abbattuti durante la notte. Silenziare le telecomunicazioni: un dialogo con il problema Il grandioso progetto che è il cyberspazio si fonda sulle realtà concrete di ciò che è necessario per sostenerlo. I mondi artificiali e virtuali di Internet sono completamente interconnessi con l’Ordine Elettrico che permea tutto ciò che esiste, e dipendono ancora da temi antichi e ricorrenti che legano la “salute” diagnostica della civiltà alle sue fonti di energia, alla guerra e allo sfruttamento ecologico. Nel suo insieme, questa infrastruttura rappresenta e sostiene materialmente lo spettacolo dell’immaterialità ultraterrena, dipendendo al contempo da un assemblaggio fisico di cavi, spine e prese, linee di distribuzione e pali, trasformatori e centrali elettriche. Senza queste estensioni – e senza elettricità – il cyberspazio cesserebbe di esistere, e così anche la nuova economia globale, poiché dipende dall’energia elettrica, dai media e dalla tecnologia per funzionare. Data la portata dell’industria delle telecomunicazioni (in particolare di Internet) e la sua criticità per le altre infrastrutture, è facile notare come la vulnerabilità dei sistemi di comunicazione delle informazioni potrebbe paralizzare anche la struttura di potere più “impermeabile”. Un guasto alla rete di AT&T4, ad esempio, avrebbe sicuramente ripercussioni sul settore aereo, che sarebbe costretto a sospendere le operazioni poiché le torri di controllo non potrebbero comunicare tra loro. I virus informatici – un’altra forma di guerra elettronica – potrebbero essere facilmente diffusi con l’intento di danneggiare i computer collegati in rete su scala globale, compresi i servizi bancari elettronici e i mercati azionari. In effetti, basta guardare all’esercito statunitense per avere un’idea di quanto possa essere efficace la guerra elettrica. In Serbia, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno testato un missile da crociera “a grafite”, in cui contenitori di nastro di grafite esplodevano formando grandi reti di nastri sopra le linee elettriche, che poi causavano un cortocircuito nella rete elettrica provocando picchi di tensione e archi elettrici. Nelle guerre del Golfo e in Serbia, le “bombe intelligenti” a guida elettronica hanno individuato centrali elettriche e strutture di telecomunicazione tramite software di intelligenza artificiale (AI) e sistemi di posizionamento globale (GPS), in modo da neutralizzare il comando elettrico delle forze nemiche. Come ci hanno dimostrato i recenti conflitti tra Stati-nazione, il primo passo per sconfiggere l’avversario consiste nel mettere fuori uso o distruggere le sue fonti di energia artificiale. Oltre alle rivolte ai margini dei vertici economici mondiali, forse è giunto il momento che gli anarchici cerchino modi per rendere inoperante la civiltà industriale staccando la spina alla sua rete elettrica (si consiglia ai liberali che amano i loro computer e le opportunità di “networking” che presumibilmente ci offrono di riflettere sulla radice greca della parola “cyber” – kybernan – che significa controllare o governare). Un oggetto da distruggere Potrebbe darsi che, in futuro, la gente guardi indietro all’Impero americano, all’impero economico e all’impero militare, e dica: «Non si erano resi conto che stavano costruendo l’intero impero su fondamenta fragili. Avevano sostituito quelle fondamenta, fatte di mattoni e malta, con bit e byte, e non le avevano mai rinforzate. Per questo, un giorno un nemico è riuscito a presentarsi e a far crollare l’intero impero». Questo è il timore. Richard Clarke, capo del Comitato Consultivo Presidenziale sulle Infrastrutture Critiche La sola rete di trasmissione elettrica degli Stati Uniti conta 204.000 miglia di linee di trasmissione gestite da quattro reti regionali distribuite in tutto il Nord America: Western Interconnection, Eastern Interconnection, Electricity Reliability Council of Texas e Provincia del Québec. La rete ha una capacità di generazione di 800.000 megawatt ed è suddivisa nei settori della produzione, della trasmissione e della distribuzione di energia elettrica. Questi settori comprendono una rete nazionale di 5.000 centrali elettriche alimentate a gas naturale, energia nucleare, energia idroelettrica (dighe), petrolio e carbone, nonché una rete fisica di oltre 4.000 miglia di gasdotti, raffinerie, sistemi di comunicazione e sottostazioni. La struttura di base di un sistema di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica è costituita da un sistema di generazione, un sistema di trasmissione, un sistema di sottotrasmissione, un sistema di distribuzione e un centro di controllo. In genere, la comunicazione tra il sistema del centro di controllo e le apparecchiature sul campo avviene tramite reti di comunicazione di proprietà delle aziende elettriche. Oggi, la maggior parte di queste reti si basa sulla tecnologia a microonde analogica e digitale, sebbene linee dedicate, costituite da linee elettriche, satelliti e fibre ottiche svolgano certamente il loro ruolo. Queste apparecchiature sul campo, denominate Unità Terminali Remote (RTU), fungono da centro di smistamento per i dati in entrata. I sistemi di controllo digitale, come gli SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition Systems), supervisionano e regolano infrastrutture reali quali gasdotti, raffinerie di petrolio e reti elettriche. Esistono quattro o cinque aziende, tre delle quali europee, che producono il software SCADA ampiamente utilizzato nel settore dell’energia elettrica. La maggior parte dei sistemi SCADA utilizza software operativo Microsoft, il che significa che possono essere manipolati da remoto e che i loro utenti hanno, in sostanza, un bersaglio dipinto sulla fronte. I trasformatori, le torri per le microonde e le sottostazioni di trasmissione si trovano spesso in zone isolate e disabitate. Le sottostazioni elettriche sono quasi sempre protette solo da un lucchetto sul cancello d’accesso. Una volta all’interno, un sabotatore esperto potrebbe distruggere un’intera sottostazione. Le linee elettriche ad alta tensione sono sostenute da imponenti tralicci, costruiti su fondamenta in cemento ma non progettati per resistere ad atti di sabotaggio. Ogni traliccio ha da quattro a otto gambe, fissate alle fondamenta in cemento con bulloni massicci. Chiavi inglesi, cannelli ossidrilici ed esplosivi sarebbero sufficienti a compromettere l’integrità dell’intera struttura; molte di queste linee elettriche attraversano zone desolate e vengono ispezionate solo una volta alla settimana da squadre di manutenzione, solitamente in elicottero. Probabilmente ciò che rende la rete elettrica un bersaglio così allettante è il fatto che sta già cadendo a pezzi, da sola! Il blackout del 1996 sulla costa occidentale, che ha colpito 4 milioni di persone dalla Columbia Britannica al Messico (comprese alcune zone degli Stati Uniti che si estendono dall’Oregon al Wyoming), è stato causato dal cedimento delle linee di trasmissione della Bonneville Power Administration (BPA) sui rami degli alberi. Allo stesso modo, il 28 settembre 2003, un albero sradicato dalle tempeste in Svizzera è stato ritenuto responsabile della paralisi delle forniture elettriche in tutta Italia, dopo aver reciso una linea elettrica vitale che attraversava le Alpi. L’intero territorio italiano, insieme ad alcune zone della Svizzera e dell’Austria, è stato colpito dal blackout. E, naturalmente, l’enorme blackout dello scorso agosto nel Nord-Est e in alcune zone dell’Ontario, durato diversi giorni, è stato il singolo più grande blackout nella storia degli Stati Uniti. Le forti interconnessioni tra i vari settori industriali hanno permesso anche ai ribelli non umani di sferrare colpi efficaci contro l’Impero: nel 1986, in California, un castoro abbatté strategicamente un albero dello spessore di 25 centimetri in modo che cadesse su una linea elettrica principale. Di conseguenza, 400 residenti di Cottage Grove e diverse industrie rimasero senza elettricità per 3 ore (il sabotatore vittorioso non fu mai catturato!). Nel 1987, a Ft. Pierce, in Florida, due attacchi di meduse (considerate ingiustamente da molti come una delle specie più ignobili della Terra) alla centrale nucleare di St. Lucie causarono due arresti separati (il primo attacco di meduse bloccò il sistema di raffreddamento alimentato dall’oceano della centrale, mentre il secondo coprì il sistema di filtraggio dell’acqua: la perdita finanziaria complessiva per la Florida Power and Light, Co. è stata di oltre 1 milione di dollari). E a New York, ogni anno si spendono migliaia di dollari per sostituire i cavi della TV via cavo che vengono usati dai roditori per affilarsi i denti, con grande costernazione degli appassionati del piccolo schermo. Luci spente! Con l’avanzare della tecnologia, cresce anche la sua dipendenza da altri settori: alcune infrastrutture dipendono da altre, e quando si verifica un’interruzione imprevista della capacità di trasmissione elettrica, la produzione di energia elettrica deve essere immediatamente sospesa. Altrimenti, la produzione del generatore verrebbe reindirizzata e sovraccaricherebbe le linee di trasmissione rimanenti, causando “oscillazioni di tensione” che si propagherebbero attraverso la rete elettrica e ne metterebbero fuori uso porzioni significative. Pertanto, un attacco ben pianificato che paralizzi le principali strutture energetiche potrebbe ostacolare gravemente la distribuzione del gas naturale e potrebbe facilmente portare a guasti a cascata della rete elettrica e del sistema di telecomunicazioni. I costi legati al blackout avvenuto negli Stati Uniti nell’agosto 2003 sono attualmente stimati a 700 milioni di dollari e continuano a crescere. Una settimana dopo l’interruzione di corrente negli Stati Uniti, i ribelli separatisti georgiani hanno messo fuori servizio la centrale idroelettrica di Inguri (nella zona del conflitto tra Georgia e Abkhazia), quando due tratti di una linea elettrica da 500.000 volt sono stati danneggiati dai colpi di un’arma automatica. Di conseguenza, la centrale idroelettrica di Inguri si è spenta automaticamente, lasciando tutta la Georgia senza elettricità. Inoltre, l’efficacia del sabotaggio infrastrutturale non è sfuggita agli insorti iracheni, che compiono regolarmente attacchi alle infrastrutture petrolifere, vanificando direttamente i tentativi di “ricostruzione” della coalizione e minando i finanziamenti per l’insediamento di un regime fantoccio sostenuto dalla CIA. A Bassora, i circuiti sotterranei di proprietà della Bechtel Corporation vengono regolarmente attaccati da persone che vi versano addosso del gas e danno fuoco al combustibile. Allora benvenuti nella Terra Desolata! È ora di ricominciare da capo… è ora di riconquistare il paradiso terrestre che i nostri antenati un tempo conoscevano… le profezie si stanno avverando mentre un ciclo volge al termine… riscaldamento globale, piogge acide, grave riduzione dello strato di ozono… i segni dei tempi sono ovunque, quindi assicuriamoci di essere pronti… a distruggere la Megamacchina prima che possa essere riparata… quando le linee elettriche crolleranno e le strade si disintegreranno… ci fonderemo con le piogge battenti e ci muoveremo per distruggere lo Stato! The Havoc Mass 1. NDT Questa incongruenza geografica riflette un’evidente ignoranza dell’autore nei confronti della geografia italiana. Ma questo piccolo errore a nostro parere non toglie valore al testo e al suo evidenziare l’efficacia di una strategia d’attacco alle infrastrutture e gli antecedenti storici nelle pratiche anarchiche. Ad una più approfondita ricerca storiografica il compito di ricostruire correttamente questo intenso periodo di lotta in Italia. ↩︎ 2. NDT Probabilmente ci si riferisce alla Bureau of Criminal Apprehension, un’agenzia statale incaricata di assistere le forze dell’ordine locali nelle indagini penali e negli arresti. ↩︎ 3. NDT Supervisory Control And Data Acquisition, un sistema utilizzato per monitorare e controllare a distanza i macchinari industriali. ↩︎ 4. NDT American Telephone and Telegraph. ↩︎
DI TRALICCI E ORO NERO
> Da Brughiere, 17.04.2026 «Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945) E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.
[Meuse (Bure), Francia]: Azione diretta contro Cigéo e il suo mondo di merda!
> Da Indymedia Lille, 30.03.26 Nella notte tra il 28 e il 29 marzo, degli atti di resistenza hanno infiammato il territorio della Meuse, da decenni preda degli avvoltoi del nucleare, in risposta alla chiamata per una “primavera nera” e a un’offensiva contro Cigéo. Con le nostre azioni, esprimiamo anche la nostra solidarietà a/lle nostri/e compas in Germania, che stanno attualmente subendo un’importante ondata repressiva a seguito di coraggiosi attacchi contro l’industria nucleare nel loro territorio. I nostri pensieri e le nostre azioni sono rivolti anche ai/lle compas della Greci prigionieri/e per il caso di Ambelókipi e in memoria del combattente anarchico armato Kyriakos Xymitiris. Quella notte, a Demange-aux-Eaux, sono apparsi messaggi di rabbia e di avvertimento: “Treni nucleari: valle minacciata!”; mentre delle civette dispettose hanno sabotato l’alimentazione elettrica della stazione atmosferica di Houdelaincourt, vicino a Bure, con il fuoco: un impianto dell’ANDRA, tra i più moderni di Francia, definito “di eccellenza”, che lo scorso autunno ha aderito al Global Atmospheric Watch, un progetto scientifico internazionale di monitoraggio che mira a farci credere che i nucleocrati si preoccupino dell’evoluzione del clima e che la scienza ci salverà. Ai camici bianchi piace osservare e misurare le catastrofi che essi stessi provocano. Queste azioni si inseriscono quindi nella lotta contro il progetto di smaltimento sotterraneo delle scorie nucleari denominato Cigéo, una gigantesca discarica sotterranea destinata a seppellire, sotto strati di negazione, i rifiuti più pericolosi della storia umana. Ma, contrariamente a quanto i suoi promotori disonesti cercano di farci credere, Cigéo non è una proposta scientifica per la “gestione” delle scorie atomiche, bensì un’impresa di propaganda per giustificare e legittimare il proseguimento di quest’industria particolarmente letale. Dopo averli gettati nell’Oceano Atlantico e aver pensato di lanciarli nel cuore del Sole, i nucleocrati continuano a venderci il sogno marcio di un’energia “verde” la cui produzione sarebbe controllata dall’inizio alla fine. Ma il loro sogno è sempre stato un incubo e ora è il momento di svegliarsi. La lotta contro il progetto Cigéo rappresenta un punto importante, seppur non l’unico, nella resistenza alla nuclearizzazione della Francia e del mondo. È davvero necessario ricordare ancora una volta le devastazioni passate e presenti di questa follia? Oppure dobbiamo continuare a mettere in guardia sulle catastrofi che la bomba atomica e le centrali nucleari non mancheranno di provocare? Ma se scegliamo di lottare, o almeno di opporci, contro il regime dell’Atomo, non significa che siamo favorevoli alle pseudo-alternative proposte dai tecnocrati della stessa specie: eolico, solare, idrogeno, idroelettrico o altre calamità tecnologiche. Nessuna forma di produzione energetica industriale può essere compatibile con una vita dignitosa e in armonia con la natura se l’estrazione mineraria ne costituisce il cuore pulsante. Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a tutte le persone che si oppongono a uno o più aspetti della società industriale. Se scegliamo di lottare contro il nucleare, questa volta nella Meuse e a valle della catena, è perché pensiamo che esso incarni la forma più avanzata e esemplare della catastrofe che stiamo vivendo. Che racchiuda nel suo funzionamento la maggior parte dei problemi della società moderna, portandoli all’estremo: estrattivismo, colonialismo, corsa al potere, specializzazione e regime degli esperti, centralizzazione, dipendenza tecnologica, distruzione dei territori e così via. Nonostante ciò, ci saranno sempre quelli che ci considereranno dei teppisti e inviteranno alla democrazia e all’impegno civico. Eppure, abbiamo deciso di attaccare ancora una volta le infrastrutture nucleari per affermare che questo modo di agire non solo è necessario per sperare di potercene un giorno sbarazzare, ma soprattutto che è possibile farlo, anche in un territorio militarizzato e sotto stretta sorveglianza. Non si tratta di pretendere di poter smantellare qui e ora la società industriale nel suo insieme, ma di continuare a far esistere una critica radicale, di perpetuare una cultura di resistenza e di condividere conoscenze pratiche offensive nel cuore della notte, allo stesso modo in cui ci trasmettiamo le conoscenze necessarie per una vita di sussistenza inscindibile da un futuro desiderabile. Voi avete il potere, noi abbiamo la notte!
[Bourges, Francia]: Attacchi incendiari coordinati contro la rete elettrica del distretto militare
> Da Attaque, 07.04.26 Aggiornamento dell’8 aprile: è uscita la rivendicazione (a seguire, estratti degli articoli della stampa di regime) DI FRONTE ALLE GUERRE TRA STATI: INSUBORDINAZIONE E SABOTAGGIO! da Indymedia Lille, 08.04.26 Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori. Le guerre sono l’atto di nascita degli Stati, i loro arsenali e i loro eserciti sono la loro carta d’identità e il loro biglietto da visita. Per gli Stati, la corsa al potere militare è una questione di sopravvivenza, in cui attacco e difesa si confondono, e dove sono sempre le popolazioni a pagarne il prezzo. Le armi non vengono prodotte per le parate del 14 luglio, ma per essere vendute e utilizzate. Questo paese di merda è comunque il secondo esportatore mondiale di tecnologie di morte che fornisce a una sessantina di Stati. Questa militarizzazione genera ovunque obbedienza, conquiste, massacri, stupri, reclusioni e distruzioni. Guerra e Pace sono le false alternative di una strategia di continuità di tutti i poteri: asservire e appropriarsi di tutto ciò che possono ridurre a risorse. Questa cruda realtà viene quotidianamente velata da una propaganda tanto sottile quanto grossolana. Ogni campo manipola gli stessi fili: “l’altro è una minaccia”, “l’altro è un mostro”, “i nostri valori e la nostra causa sono gli unici giusti”, “stiamo solo rispondendo a un’aggressione”. Noi siamo tra coloro che vogliono smantellare i miti che legano gli oppressi ai loro oppressori. Dal fronte alle retrovie, lo sforzo bellico si basa sulla nostra adesione e sulla nostra mobilitazione di massa, proprio come in questo complesso militare-industriale. Qui e altrove, ognuno, attivamente o passivamente, ha la propria parte di responsabilità nel fatto che questa macchina da guerra continui a funzionare. Eppure, lontani dalle gerarchie virili e dal loro fetore disciplinare, cosa ci impedisce di lanciarci, un bel mattino, in una lotta di logoramento contro tutte le guerre e le loro cause, le dominazioni? Opporsi ai fautori di guerra è sempre possibile e assolutamente necessario, quindi disertiamo tutti i ranghi e avanziamo! -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da Ici (ex France Bleu) / martedì 7 aprile 2026 […] Un’azione coordinata che, a quanto pare, mirava all’industria della difesa, molto presente a Bourges. Tre siti sono stati colpiti da questi incendi intorno alle 4 del mattino. Si tratta di una stazione di trasformazione a La Chapelle Saint-Ursin, a poche centinaia di metri dal produttore di munizioni KNDS, di un trasformatore a Saint-Florent sur Cher, non lontano da Subdray, dove ha sede il costruttore di missili MBDA, e di un traliccio a Bourges, vicino all’altro stabilimento MBDA. È lì che è stata scoperta la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da France Info, martedì 7 aprile 2026 «Fatti coordinati e di particolare gravità». Rimane l’incomprensione [mah? Più chiaro di così… NdAtt.] nel dipartimento del Cher, questo martedì 7 aprile, dopo la scoperta di danni molto ingenti alle infrastrutture elettriche. Durante la notte, diversi incendi hanno colpito le infrastrutture a Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher, come riferito dalla prefettura in un comunicato. A La Chapelle-Saint-Ursin è stata incendiata una sottostazione dell’alta tensione, un sito strategico poiché alimenta le fabbriche dell’industria degli armamenti situate nelle vicinanze. Secondo una fonte della polizia citata dall’AFP, su uno dei siti vandalizzati è stato ritrovato uno striscione con la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- L’éveil de la Haute-Loire, martedì 7 aprile 2026 Martedì 7 aprile 2026, diversi incendi dolosi hanno colpito impianti elettrici a Bourges, in Chemin de Villeneuve, e a La Chapelle-Saint-Ursin, in Avenue de l’Europe. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe di trasformatori elettrici. Diversi testimoni hanno riferito di aver notato «archi elettrici» intorno alle 4 di martedì mattina. È stata rinvenuta una scritta: “Azioni contro la guerra”. Da notare che gli stabilimenti delle aziende produttrici di missili KNDS (ex Nexter Munitions) e MBDA si trovano nelle vicinanze. Secondo quanto comunicato martedì mattina dalla prefettura del Cher, il costo dei danni ammonterebbe a diversi milioni di euro. La durata prevista dei lavori di ripristino «potrebbe essere di diversi mesi». […] Si stima che 3.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente in diversi comuni, in particolare a Bourges, Trouy, Marmagne e La Chapelle-Saint-Ursin. Enedis ha ripristinato provvisoriamente l’alimentazione. […]
AI MIGLIORI MANCA OGNI CONVINZIONE
> Da Warrior Up, 08.05.25 Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito sulle azioni contro le infrastrutture. * Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che nella rivista precede l’articolo qui tradotto. -------------------------------------------------------------------------------- Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni. Anzi, lo incoraggiamo vivamente. Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile. Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che sia l’unica lotta che conti. Non crediamo, tuttavia, che ciò possa o debba accadere domani. Non sosteniamo l’uso della violenza contro queste sottostazioni. Qui cercheremo di essere estremamente chiari. -------------------------------------------------------------------------------- PERCHÉ NON DOVRESTE INTERVENIRE CONTRO LE SOTTOSTAZIONI Nel mese di aprile del 2013, un gruppo di individui coraggiosi e determinati, ancora non identificato, è riuscito a infiltrarsi in una sottostazione cruciale della Pacific Gas and Electric (PG&E), situata in California. L’attacco è avvenuto nel cuore della notte, quando il gruppo è entrato in una sala sotterranea della sottostazione Metcalf della PG&E e ha tagliato i cavi in fibra ottica. Successivamente, il gruppo ha iniziato a sparare sulla sottostazione per venti minuti, riuscendo a mettere fuori uso diciassette trasformatori prima dell’arrivo della polizia. Per un’analisi più approfondita dei loro metodi e strumenti, si prega di leggere l’articolo seguente intitolato “COS’È SUCCESSO A METCALF”. Sebbene l’attacco non sia riuscito a causare un blackout, ha comunque costituito il “più significativo atto di terrorismo interno che abbia mai coinvolto la rete elettrica” negli Stati Uniti, secondo l’ex commissario della Federal Energy Regulatory Commission (FERC), Jon Wellinghoff. Questo gruppo era disciplinato e aveva pianificato tutto nei minimi dettagli. Probabilmente disponevano di una radio sintonizzata sulle frequenze della polizia. Hanno tagliato prima i cavi in fibra ottica per impedire alla centrale di comunicare o di allertare la compagnia elettrica. Ciò significa che disponevano di informazioni riservate e che uno dei loro membri lavorava per la compagnia elettrica o aveva una formazione in ingegneria elettrica. Disponevano di armi, munizioni e addestramento all’uso delle armi da fuoco. Non hanno fatto alcun clamore prima dell’evento. Non è mai stata trovata alcuna prova. Nessun manifesto. Le forze dell’ordine e i funzionari governativi non sono riusciti a infiltrarsi in questo gruppo, il che significa che probabilmente non hanno comunicato in modo sostanziale tramite Internet. La squadra di Metcalf sapeva bene cosa stava facendo. L’hanno fatto in modo eccezionale, eppure hanno fallito. Nonostante tutta la loro preparazione, diligenza, determinazione e intelligenza, non sono riusciti a provocare nemmeno un blackout locale nella Silicon Valley. Al contrario, le loro azioni hanno richiamato l’attenzione a livello nazionale sulla fragile infrastruttura elettrica del Paese. Sono state costituite commissioni. Sono state approvate leggi. Sono state messe in atto misure di sicurezza. Il sistema ha riconosciuto la minaccia e ha adottato misure per rafforzarsi. Noi riteniamo possibile una rivoluzione. Abbiamo stilato questa lista e diffuso queste informazioni nel mondo perché ne siamo convinti. Non è impossibile abbattere il sistema, ma sarà incredibilmente difficile. Non esiste una singola organizzazione, figuriamoci la rete di organizzazioni esistenti oggi, che sarebbe in grado di causare anche un singolo blackout. L’operazione dovrebbe essere condotta con estrema precisione, se non tutta in una volta, almeno nell’arco di pochi giorni. Dovrebbe essere abbastanza rapida da costringere le forze dell’ordine e l’esercito a sparpagliarsi nel tentativo di mitigare il caos causato dai primi blackout, ed essere troppo dispersi per riuscire a interrompere efficacemente quelli successivi.Ciò richiederebbe reti di comunicazione radio robuste, sicure e criptate, una presenza su Internet pressoché nulla, addestramento, disciplina, coraggio, un’enorme quantità di tempo, denaro e risorse, oltre a una determinazione incrollabile a compiere un’azione che porterà inevitabilmente alla morte e alla sofferenza di molte migliaia di persone. Un eventuale fallimento porterebbe a un rafforzamento del sistema. Verrebbero approvate altre leggi. Verrebbero messe in atto ulteriori misure di sicurezza. I laboratori e le fabbriche sfornerebbero altre soluzioni hi-tech per “risolvere” la nostra “crisi energetica”. Se catturati, i responsabili trascorrerebbero il resto della loro vita in prigione. La rivoluzione verrebbe soffocata per un’altra generazione o più e tutto il lavoro svolto e i progressi compiuti per la sua realizzazione sarebbero stati vani. Il fallimento non è un’opzione. Al momento, il fallimento è l’unico esito possibile. Semplicemente, non siamo preparati. Il successo, tuttavia, è altrettanto spaventoso. Gli effetti terribili di un blackout a livello nazionale non possono essere sottovalutati. Gli ospedali crollerebbero. Coloro che dipendono dai sistemi di supporto vitale correrebbero un pericolo immediato: neonati in terapia intensiva, pazienti anziani, malati di cancro, pazienti gravemente feriti… migliaia di persone morirebbero quasi all’istante. Coloro che dipendono dalle infrastrutture mediche per sopravvivere, come i diabetici e i malati di cancro, morirebbero poco dopo, in ondate successive di tragedia. Collasso finanziario. Totale e completo. Ogni dollaro non presente in mano verrebbe perso. I risparmi di una vita spazzati via. Milioni di persone precipiterebbero nella povertà, non riuscendo a sfamarsi o a trovare un riparo. In un tale scenario, la polizia e l’esercito tenterebbero probabilmente di mantenere il controllo della situazione. È improbabile che ci riescano, ma il loro intervento provocherebbe un numero elevato di morti per mano dello Stato. Raffinerie, impianti chimici e silos missilistici rappresenterebbero tutte minacce evidenti e immediate per l’ambiente a seguito del collasso della rete elettrica. Ci vorrebbero anni per sanarne gli effetti. Sistemi fognari, semafori, acqua corrente. Tutto sparirebbe. La capacità di trovare o purificare l’acqua potabile verrebbe negata a tutti, tranne che ai più preparati. Le malattie si diffonderebbero. L’agricoltura industriale, su cui tutti noi, assurdamente, facciamo affidamento, si fermerebbe. Nessun trasporto di merci. Nessuna comunicazione o movimento tra coltivatori, trasportatori e venditori. Fame, saccheggi, rivolte e l’ascesa di centri di potere autoritari locali sarebbero inevitabili. Per non parlare degli innumerevoli animali che soffriranno e moriranno. Le vacche da latte, i cui corpi sono stati modificati geneticamente in modo da produrre ventotto volte la quantità di latte che potrebbe mai essere consumata dai loro piccoli, dipendono da macchinari che pompano il latte (e il sangue e il pus) nei frigoriferi americani. Senza queste macchine, le mucche si gonfieranno, si infetteranno e moriranno. Questo è solo un esempio, ovviamente, fornito semplicemente per sottolineare gli innumerevoli modi inimmaginabili in cui il crollo del sistema porterebbe al caos, all’agonia e alla morte. Non esiste uno scenario in cui il bilancio delle vittime, sia umane che animali, non sia nell’ordine dei milioni. Si tratterebbe del singolo evento causato dall’uomo con il maggior numero di vittime. Questo non può e non deve essere preso alla leggera. Naturalmente, pur credendo che un mondo in cui sia possibile liberarsi dalla schiavitù tecnologica valga ampiamente il costo, non riteniamo che esista un’organizzazione che possa ragionevolmente essere chiamata a sostenere anche solo un centesimo di tale costo oggi o nel prossimo futuro. La stessa rete che si preparerebbe a provocare caos e distruzione deve anche essere pronta a organizzare e difendere le proprie comunità locali. Deve inoltre essere disposta e preparata a guidare una rivoluzione anti-tecnologica. Deve aver compreso e messo in pratica i principi e le tattiche contenuti in Anti-Tech Revolution: Why and How di Ted Kaczynski, incluso lo sviluppo e la diffusione di un mito rivoluzionario, un sistema di credenze fondamentali su cui le persone possano gettare le basi e che comunichi chiaramente una comprensione del mondo e un nuovo rapporto con esso. Ci sarà molta resistenza e la capacità di organizzare, guidare e ispirare le persone sarà la qualità più importante di un’organizzazione anti-tecnologica. Se ciò che state leggendo è che una rivoluzione anti-tecnologica, che inizia con l’annientamento della rete energetica degli Stati Uniti, è impossibile senza lo sviluppo e il mantenimento di una rete di organizzazioni, allora state leggendo questo saggio correttamente. Questa è una chiamata all’azione. Solo che non si tratta dell’azione che forse vi aspettavate. Se ci organizziamo adesso, se lo facciamo sul serio, se creiamo questa rete e la aiutiamo a crescere, se facciamo tutto nel modo assolutamente giusto, allora la rivoluzione è possibile. Ma anche in quel caso sarà difficile. Incredibilmente difficile. Ma ne vale la pena. Ne varrà sempre la pena. Pubblichiamo questa lista per dimostrare che il sistema non è invincibile. Pubblichiamo questa lista affinché, qualunque forma assumano queste organizzazioni in futuro, si consolidi almeno in parte la rete dei rivoluzionari anti-tecnologici. C’è ancora tanto lavoro da fare. 1. Organizzatevi. Formate piccoli gruppi affidabili di persone di cui potete fidarvi a livello locale. 2. Stabilite metodi di comunicazione che non si basino su Internet e che siano impermeabili alla sorveglianza. Esplorate la tecnologia radio. 3. Trovate altri gruppi. Create una rete e comunicate regolarmente e in modo intelligente. 4. Investite nel materiale adeguato. 5. Allenatevi. In questo articolo, analizzeremo come un gruppo altamente organizzato ed efficiente sia quasi riuscito a provocare un blackout nella Silicon Valley. Ancora una volta. Hanno fallito. Sebbene la loro azione fosse onorevole e, a nostro avviso, giustificata, dobbiamo sottolineare ancora una volta che la pubblicazione di queste informazioni non significa che stiamo incitando alla violenza contro queste o altre sottostazioni. Farlo ora porterebbe solo a un fallimento totale e assoluto. Se sostenete la causa anti-tecnologica e credete veramente nella libertà dalla schiavitù tecnologica, allora capite che questa non è un’opzione. Quindi lo ripetiamo: NON TENTATE DI SABOTARE NESSUNA DI QUESTE SOTTOSTAZIONI! -------------------------------------------------------------------------------- UN’ANALISI DELL’ATTACCO ALLA SOTTOSTAZIONE DI METCALF DEL 16 APRILE 2013 Ricostruzione della cronologia, della metodologia, delle indagini e dei danni provocati LUOGO/DATA: * La sottostazione di Metcalf si trova alle porte di San José, in California, nella piccola località non incorporata di Coyote. * È circondata da una recinzione metallica e raggiungibile solo da due strade: la Monterey Highway e la Metcalf Road. Queste due strade si incrociano proprio di fronte alla sottostazione. La struttura è di proprietà e gestita dalla Pacific Gas and Electric (PG&E). Questa stazione fornisce molta energia alla regione della Silicon Valley. * L’attacco è avvenuto il 16 aprile 2013, un giorno dopo l’attentato alla maratona di Boston. Non ci sono prove che questi eventi siano collegati, ma sembra che la squadra potesse aver atteso un’adeguata distrazione mediatica e sia riuscita a mobilitarsi entro un giorno dall’attentato. CRONOLOGIA: * 00:58 – I cavi di telecomunicazione in fibra ottica vengono tagliati in una sala sotterranea vicino alla sottostazione, non lontano dalla US Route 101, appena fuori San Jose, lungo la Monterey Highway e la Coyote Ranch Road. Questo atto ha interrotto non solo alcuni servizi di telefonia fissa e mobile nella zona, ma ha anche messo fuori uso il sistema di emergenza 911 della regione. Per compiere l’azione sono stati utilizzati potenti tronchesi, rendendo più difficile la successiva riparazione. * 01:07 – Altri cavi utilizzati da Level 3 Communications vengono tagliati in un’altra stanza sotterranea vicino alla sottostazione di Metcalf, causando la perdita del servizio Internet per i clienti della zona. Per accedere a entrambi questi vani sotterranei, i responsabili devono rimuovere due coperchi di tombini. Si ipotizza che almeno due persone siano coinvolte in questa parte dell’attacco. * 1:31 – Le telecamere di sorveglianza vicino alla sottostazione di Metcalf registrano dei bagliori di luce che gli investigatori ritengono siano una torcia puntata verso obiettivi specifici. Le telecamere, però, sono rivolte verso l’interno, quindi non è possibile vedere nessuno nelle riprese. Nei minuti successivi, nelle riprese sono visibili diverse scintille e lampi causati da colpi d’arma da fuoco. L’attacco è iniziato sul serio. * Gli uomini armati hanno sparato al trasformatore per 19 minuti, utilizzando più di 120 colpi di munizioni. Molti colpi hanno mancato il bersaglio, ma molti altri l’hanno colpito, colpendo punti specifici nei blocchi di trasformatori e distruggendo almeno 10 trasformatori in una zona e tre in un’altra. Al termine dell’attacco, 17 trasformatori sono stati distrutti. * 01:37 – PG&E riceve gli allarmi dai sensori di movimento posizionati lungo la recinzione. * 01:41 – Il Dipartimento dello sceriffo della contea di Santa Clara riceve una chiamata al 911 da un dipendente della centrale elettrica Metcalf Energy, situata proprio lungo la strada della sottostazione. Questo dipendente aveva ancora copertura cellulare, il che significa che il taglio iniziale dei cavi in fibra ottica non aveva interrotto completamente il servizio. Il dipendente segnala degli spari. * 01:45 – I trasformatori della sottostazione Metcalf iniziano a surriscaldarsi. Dopo essere stati crivellati di fori di proiettile, i trasformatori hanno perso circa 52.000 galloni di olio di raffreddamento. Questo fa scattare una serie di allarmi presso un centro di controllo PG&E situato a 90 miglia di distanza. Di conseguenza, PG&E è in grado di deviare l’energia attraverso altre sottostazioni e prevenire gravi blackout. * 1:50 – un altro bagliore, simile a quello di una torcia agitata, è visibile nelle riprese delle telecamere di sicurezza. Questo sembra segnare la fine dell’attacco. Da questo momento in poi, non vengono sparati altri colpi. * 1:51 – meno di un minuto dopo la fine dell’attacco, arrivano gli agenti di polizia. Gli agenti trovano i cancelli del luogo ancora chiusi. * 3:15 – un tecnico della PG&E arriva alla sottostazione per valutare i danni. INDAGINI * Gli investigatori hanno rinvenuto oltre 100 bossoli, appartenenti a un’arma calibro 7,62×39 mm, probabilmente un SKS o una variante dell’AK. * Non sono state rinvenute impronte digitali su nessuno dei bossoli o dei proiettili; Non sono state trovate impronte di scarpe né tracce di pneumatici di un potenziale veicolo utilizzato per la fuga. Gli investigatori non sono riusciti a individuare alcuna prova dell’arrivo o della partenza degli uomini armati nelle riprese video. * Gli investigatori ritengono che siano state utilizzate almeno due armi, con un massimo di quattro armi impiegate durante la sparatoria. * I colpi di arma da fuoco erano diretti alle alette di raffreddamento dei trasformatori, il che ha causato la fuoriuscita dell’olio di raffreddamento e il loro surriscaldamento. * Ciò ha causato danni irreparabili ai trasformatori e ha attirato meno attenzione, dato che le alette di raffreddamento perdevano silenziosamente. Se gli uomini armati avessero preso di mira sezioni diverse dei trasformatori, il danno avrebbe potuto provocare un vasto incendio o esplosioni. * Gli uomini armati sembravano esperti nel tiro, dato che avevano sparato da una distanza di circa 25 metri. * Nella zona sono stati rinvenuti piccoli cumuli di pietre, il che indica che gli uomini armati avevano visitato il luogo in precedenza per segnare le loro posizioni di tiro. * Si ritiene inoltre che abbiano utilizzato visori notturni. * Il taglio dei cavi in fibra ottica indica che gli uomini armati conoscevano la disposizione sistematica della sottostazione di Metcalf, basata su sistemi SCADA (Supervisory Control & Data Acquisition) e non su reti cellulari come fanno altre. Gli aggressori sono stati in grado di eliminare qualsiasi sistema di allarme precoce che avrebbe allertato i centri di controllo della PG&E dei guasti ai trasformatori. DANNI * La riparazione dei danni alla sottostazione ha richiesto 27 giorni e ha avuto un costo di 15,4 milioni di dollari. Ciò ha causato fluttuazioni nel livello di energia elettrica disponibile per i residenti della zona, non solo nella parte meridionale di San Jose, ma anche a Gilroy e Morgan Hill. Nel piazzale da 500 kV della sottostazione, 10 trasformatori sono stati danneggiati, 7 nel piazzale da 230 kV e 6 interruttori automatici nel piazzale da 115 kV. È stato inoltre riferito che a seguito dei colpi di proiettile sono fuoriusciti 52.000 galloni di olio minerale, utilizzato per il raffreddamento. * I danni all’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica sono stati riparati entro 24 ore. AT&T ha avuto sei cavi tagliati e ha dovuto installare nuovi cavi per aggirare l’area colpita. Level 3 Communications ha avuto un cavo tagliato che è stato riparato entro 10 ore. * L’attacco non ha causato gravi interruzioni alla rete elettrica, poiché i funzionari sono riusciti a deviare l’energia intorno alla sottostazione di Metcalf, aumentando la produzione delle centrali elettriche nella Silicon Valley e chiedendo ai residenti di ridurre il consumo energetico fino a mezzanotte per compensare i danni alle infrastrutture. * Se l’attacco fosse stato sferrato in pieno inverno o in piena estate, avrebbe potuto causare blackout in tutta l’area di San Jose. * John Wellinghoff, presidente della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC), ritiene che una replica su larga scala dell’attacco potrebbe causare blackout in gran parte del Paese e potenzialmente mettere fuori uso la rete elettrica statunitense. Ha dichiarato inoltre che l’America è del tutto impreparata ad affrontare attacchi fisici, avendo trascorso gli ultimi anni ad adattarsi alla minaccia emergente degli attacchi informatici, sottovalutando però le vulnerabilità fisiche della rete elettrica. UN ALTRO ATTACCO * Il 27 agosto 2014, nel cuore della notte, la sottostazione di Metcalf è stata nuovamente attaccata. Un numero indeterminato di individui ha tagliato le recinzioni e ha saccheggiato gli uffici del sito, rubando oggetti, documenti e fascicoli relativi alla manutenzione della sottostazione. Tra questi c’era una copia dei piani per migliorare e prevenire il verificarsi di un disastro simile all’attacco del 2013. Queste copie non sono mai state recuperate. Il sistema di allarme, installato da poco, non si è attivato durante quest’attacco né ha allertato le autorità. Non sono state registrate immagini degli intrusi dalle telecamere di sorveglianza.