L’Italia delle professioni invecchia e i giovani pagano il conto
In cinquant’anni l’età mediana della popolazione è salita da 33 a 49 anni, i
giovani si sono dimezzati e gli over 65 sono raddoppiati. Questo squilibrio
demografico si riflette direttamente sulla libera professione: meno ingressi,
più pensionamenti, percorsi più lenti. Le nuove generazioni faticano a entrare,
mentre la platea dei professionisti si sposta verso età sempre più mature,
ampliando la distanza tra giovani e senior lungo tutto il ciclo di vita.
È quanto emerge dal rapporto “Generazioni a confronto tra demografia e redditi”,
realizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni e curato da Ludovica Zichichi,
Camilla Lombardi e Alessia Negrini. La ricerca rivela che nel 2025 i lavoratori
dipendenti under 35 rappresentano il 24% del totale, mentre tra i liberi
professionisti scendono al 16% e tra gli altri indipendenti al 15%. L’età
mediana dei professionisti raggiunge i 50 anni tra gli uomini e 46 tra le donne
che, pur essendo mediamente più giovani, stanno rapidamente convergendo verso le
fasce più mature. Il lavoro dipendente mantiene una struttura più equilibrata
grazie a canali di ingresso più standardizzati, mentre la libera professione
richiede tempi di avviamento più lunghi, stabilità economica iniziale e reti
consolidate, condizioni che favoriscono le generazioni più mature e rendono più
selettivo l’ingresso dei giovani. Il rapporto tra under 35 e over 55 evidenzia
un ricambio generazionale già debole nel 2015 e ulteriormente peggiorato nel
2025. Tra gli uomini la presenza dei giovani resta strutturalmente bassa; tra le
donne il vantaggio iniziale si riduce fino a scendere, a partire dal 2022, sotto
la soglia della parità.
“Nel lavoro dipendente, si legge nel Rapporto, si osserva un processo di
invecchiamento contenuto e relativamente uniforme, che riflette comunque il più
ampio cambiamento della struttura demografica della popolazione. L’età mediana
passa da 44 anni nel 2015 a 46 anni nel 2025, con differenze di genere limitate:
uomini e donne partono da un livello simile e presentano nel 2025 uno scarto
ridotto, con le donne leggermente più mature. Anche il rapporto giovani/maturi
diminuisce nel tempo, coerentemente con l’invecchiamento generale, ma resta su
livelli prossimi alla parità per entrambi i sessi e mostra differenze di genere
contenute. Il comparto mantiene, quindi, una struttura per età relativamente
bilanciata. Il quadro muta significativamente nel lavoro indipendente e in
particolare tra i liberi professionisti. L’età mediana risulta più elevata e
differenziata per sesso: nel 2025 raggiunge i 50 anni tra gli uomini e i 46 tra
le donne. Tale divario riflette una diversa stratificazione temporale
dell’ingresso nella professione, con una componente femminile mediamente più
giovane in quanto più recentemente inserita. Guardando al rapporto tra giovani e
maturi, il quadro appare ancora più chiaro. Tra i liberi professionisti il
ricambio è già debole nel 2015 e peggiora nel 2025, con un numero di giovani
nettamente inferiore a quello dei lavoratori più maturi.”
Parallelamente all’invecchiamento degli occupati, cambia la distribuzione dei
redditi lungo il ciclo di vita. Se nel 1987 i giovani tra 25 e 34 anni
percepivano redditi pari al 97% della media complessiva, nel 2022 scendono al
78%: quasi 20 punti percentuali di reddito persi in 35 anni. La tradizionale
curva “a campana” si abbassa nelle età iniziali e si sposta in avanti nelle fasi
centrali, segnalando una maturità economica più tardiva e un avvio professionale
più ripido. Nel lavoro indipendente le differenze sono ancora più marcate: alla
fine degli anni ’80 i giovani autonomi guadagnavano il 20% in più dei senior,
mentre nel 2022 guadagnano il 16% in meno. L’analisi evidenzia un divario
generazionale persistente: i giovani restano stabilmente sotto la fascia
mid‑career (35–54 anni), i senior sopra, con una distanza che nel lavoro
autonomo continua ad ampliarsi. Le nuove generazioni faticano a entrare nella
libera professione, le opportunità di progressione economica sono più lente, i
redditi iniziali più bassi e la distanza dai senior tende ad ampliarsi
soprattutto dopo la crisi del 2008, che ha colpito in modo asimmetrico le
generazioni più giovani, prive di posizioni consolidate. Le differenze di genere
si intrecciano con quelle generazionali, con le giovani donne che mostrano
divari leggermente inferiori rispetto ai giovani uomini, ma solo perché l’intera
distribuzione dei redditi femminili è più compressa. Non è un vantaggio, bensì
un segnale di fragilità strutturale.
“Le pari opportunità non rappresentano un semplice vessillo da esibire”, ha
sottolineato Raffaele Loprete, delegato di Confprofessioni a Giovani, Pari
opportunità e Politiche Gender Gap. “Sono un principio di governo, una leva di
politica economica, una responsabilità verso la comunità nazionale. Un Paese che
valorizza il merito, che offre ai giovani le condizioni per costruire il proprio
futuro e che consente alle donne di esprimere pienamente il proprio talento è un
Paese che cresce, innova e si rafforza. In definitiva, è un Paese migliore”.
E Giulia Maddalena, coordinatrice della Consulta Giovani di Confprofessioni, ha
aggiunto: “Partendo da questi dati, la Consulta avvierà nelle prossime
settimane, in collaborazione con l’Osservatorio delle Libere Professioni, una
ricerca dal titolo <Il lavoro che vorrei>, rivolta a laureandi e neo laureati,
con l’obiettivo di capire quali caratteristiche del lavoro orientino le scelte
delle nuove generazioni. Siamo convinti che questo sia il punto di partenza
necessario per formulare proposte concrete: servono azioni mirate a ridurre i
divari generazionali e di genere, per non perdere una generazione di nuovi
liberi professionisti”.
Qui il Rapporto:
https://confprofessioni.eu/wp-content/uploads/2026/07/Generazioni-a-confronto-tra-demografia-e-redditi_7-luglio-2026-2.pdf
Giovanni Caprio